22 feb 2010

Caravaggio e la falsa Maddalena (di Tomislav Mrkonjic, dal blog "SOTTOOSSERVAZIONE")

Nuova lettura di un celebre quadro commissionato dalla famiglia Aldobrandini

di Tomislav Mrkonjic - Scriptor dell’Archivio Segreto Vaticano

In coincidenza col iv centenario della morte di Caravaggio (1571-1610), il libro appena pubblicato da Pietro Caiazza (Caravaggio e la falsa Maddalena, Salerno, Arci Postiglione, 2009, pagine 216, euro 20) propone una interpretazione nuova del quadro finora intitolato Marta e Maddalena, dipinto da Caravaggio a Roma negli ultimi anni del Cinquecento, e dal 1974 esposto al Detroit Institute of Arts.

Sebbene il volume sia dedicato agli interrogativi specificamente connessi con questa opera e con le circostanze storiche coeve, l’autore non manca di accennare al problema più generale relativo al significato complessivo dell’opera del pittore lombardo e alle interpretazioni che di essa sono state proposte. In tal senso, il pericolo maggiore e tuttora attuale per la lettura dell’intera produzione di Caravaggio consiste per l’autore nei tentativi di “confessionalizzare” a tutti i costi la sua pittura e di presentare l’artista come adepto della linea borromaica della Riforma cattolica (Maurizio Calvesi) ... CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO SUL BLOG "SOTTOOSSERVAZIONE" 

1 commento:

  1. Fabio Scaletti06/03/10, 11:37

    Ho letto con grande interesse questo libro, che in sostanza propone di “sconsacrare” il soggetto del quadro oggi a Detroit, passando da una “Marta e Maddalena” a un “Ritratto di sposa fedele/Olimpia Aldobrandini”. Si deve ammettere che, di fronte all’analisi approfondita, talvolta certosina, ma sempre precisa e chiara condotta dall’autore, molti storici del Caravaggio possano avere la tentazione di modificare in tal senso la relativa scheda dei loro cataloghi ragionati (io stesso l’ho pensato per una prossima edizione del mio), senonché ci si scontra (o almeno io mi scontro) con una sola, cruciale e mi pare insormontabile, obiezione, di carattere storico-documentario. Caiazza sostiene che Caravaggio non avrebbe mai potuto ideare un’iconografia della “Marta che rimprovera e converte la Maddalena” tanto rivoluzionaria, priva dei connotati canonici. E allora come è possibile che persone di quegli anni, come risulta ripetutamente dagli inventari, abbiano intitolato quel dipinto proprio in quel modo, cioè riferendosi all’episodio evangelico delle due sorelle? Ovvero, al contrario, se la tela, come crede Caiazza, raffigura Donna Olimpia Aldobrandini, committente della tela stessa nonché sorella del potentissimo “Cardinal Nepote”, come è possibile che i redattori di quegli inventari (il primo dei quali scritto quando la dama era ancora viva e vegeta, anzi aveva da poco lasciato la residenza che ospitava il quadro, dunque da qualcuno che con ogni probabilità la conosceva direttamente, come ammette lo stesso autore) hanno equivocato un soggetto tanto facile da azzeccare essendo assimilabile a un ritratto? Oltre tutto di un personaggio così importante (la nipote del papa) e quindi comunque noto? Il tutto quando, per giunta, lo stesso Caiazza dichiara giustamente che il Merisi, fedele al suo realismo, non idealizzava i modelli, stravolgendone i connotati?
    Un altro, ma meno fondamentale sul fronte caravaggesco, rilievo deve essere avanzato. Caiazza, per delineare un confronto storico-artistico con la “gravidanza” di Donna Olimpia, è certo che la donna rappresentata nel celebre "Ritratto dei coniugi Arnolfini" di Van Eyck sia incinta, ma non c’è bisogno di “arrampicarsi sugli specchi” o di “fare filosofia” per affermare il contrario visto che basta ascoltare quello che dicono gli storici della moda: “Si è spesso pensato che la donna fosse in stato interessante, ma questo effetto è ottenuto semplicemente rialzando la gonna sul davanti dato che la quantità di tessuto impiegata per l’abito rende impossibile camminare” (J. Anderson Black e M. Garland, Storia della moda, 1994, p. 134).
    Fabio Scaletti

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