16 feb 2010

Un dipinto enigmatico... "Davide e Golia con dispuntante" (di Giulio Torta)

Questo dipinto raffigurante "Davide e Golia con Disputante" è un’Opera Caravaggesca di eccezionale qualità, del primissimo ’600. Essa porta con se uno strascico di fastidio, da circa quattrocento anni ... tanto fastidio, in quanto esprime una cappa di irriverenza formale, che ancora oggi si trasforma in tensione, in illogicità assoluta. Un pittore che dipinge con tale maestria, da risultare un grande "imitatore" di Caravaggio, si perde poi dipingendo un soggetto surreale... Strano, molto strano. Un Maestro di tale spessore, dipinge agli albori del ’600 una scena fuori da ogni logica, scavalcando tutti i criteri formali della Pittura senza farsi capire, anzi, sembra che forse non voglia essere capito. La figura di un uomo che parla e gesticola verso la scena raffigurante Davide con la testa di Golia. Chi avrebbe potuto dipingere quest’Opera nel periodo di Caravaggio? (come confermato dalla Spettrografia Raman quest’Opera risulta esser stata eseguita tra la fine del 500’ ed il primissimo 600’) Forse qualcuno è in grado di dare una risposta esauriente, logica, motivata e seria... Credo che non vi è risposta logica e questo Dipinto resta ancora un grande MISTERO: a meno che non consideriamo... alcune "curiosità" degne di riflessione e di approfondimenti. Osservando Il "ritratto" a sinistra, raffigurante il "Disputante", esso ci risulta illogico e totalmente incomprensibile..... LEGGI TUTTO L'ARTICOLO SU CARAVAGGIO400.ORG

1 commento:

  1. Fabio Scaletti17/02/10, 10:55

    Per quanto sottovalutato, questo quadro non è del tutto sconosciuto agli studi caravaggeschi. Di esso mi sono occupato nel mio catalogo ragionato delle opere di autografia controversa di prossima pubblicazione, con una specifica scheda. Riproduco qui di seguito la parte dedicata al dipinto nel saggio introduttivo del catalogo.

    In tema di varianti, più che di copie, si deve dire che c’è in una collezione privata siciliana un quadro, il David e Golia con astante (1610, cm 125 x 94 – l’altezza originaria è però di 123 cm – D28), che è (o è tenuto) fuori dai circuiti accademici e istituzionali degli studi caravaggeschi. Dando per scontato che, nel parlarne, non ci si trovi invischiati in un caso di moderno falso d’autore o in una machiavellica montatura (e allora ogni discorso cadrebbe), l’ostracismo che lo ha colpito (specie dopo il recente e rinnovato tentativo di attribuirlo al Lombardo a onta dell’etichetta di “Maestro del David” apposta su di esso nel 2001 da Gianni Papi nel solco del longhiano “anonimo caravaggesco napoletano”) non sembra giustificato dai fatti, almeno nei termini di una interdizione alla discussione (altro problema è l’effettiva ammissione nell’ensemble degli autografi, ostacolata dal tipo del pastore e dal capoccione che questi artiglia, troppo debordante per i criteri abituali del Caravaggio). A parere di chi lo autentica, esso avrebbe dalla sua i dati di laboratorio, che avrebbero evidenziato una conduzione pittorica tipica (soluzioni a risparmio e approccio di getto) e rilevanti modifiche: le maggiori un viso femminile, poi ricoperto, con i tratti di Fillide Melandroni, tra le modelle preferite del Nostro, e una mano destra del David che, per una svelatura, pare avere due medi (proprio ultimamente una campagna di indagini ha permesso a Roberta Lapucci di notare che nel Bacco della Galleria degli Uffizi “la superficie svelata lascia trasparire un sesto dito”, in AA.VV., Nuove scoperte sul Caravaggio, 2009). Il dipinto sarebbe una palpitante versione di una composizione da inviare in regalo alla corte papale per impetrare il perdono (rimpiazzata o preannunciata dal David con la testa di Golia oggi alla Galleria Borghese, che ha lo stesso formato e gli stessi natali partenopei), e finita poi nelle mani dei Colonna e in seguito, prima dell’attuale sede, nella raccolta Dragonetti de Torres (un inventario dei primi del ’900 elencherebbe due “Caravaggio” con tale provenienza). Il quadro è in effetti choccante a causa di quel “terzo incomodo”, sovrapposto alla suddetta donna, che spariglia una scena biblica classica e che sarebbe l’autoritratto del Merisi, una presenza extra che, se non è rarissima, specie dopo Caravaggio – si vedano i dipinti di Bartolomeo Manfredi (Parigi, Louvre) e di Tommaso Donini/Luini (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica) – lo è in quei termini autobiografici, quasi spirituali. L’artista, quindi, avrebbe stavolta prestato il proprio ben noto sembiante a due volti, quello della vittima Golia e quello dell’astante (o “disputante” come viene chiamato) che se ne sta lì a contemplare e commentare, anziché a festeggiare, la vittoria di David. Appetitosa la circostanza che esista in Africa (National Gallery, Harare, Zimbabwe, cm 128 x 93) una copia priva del disputante e attribuita a Carlo Sellitto, il quale avrebbe riprodotto il presunto prototipo supplendo la figura del defunto maestro con una spada cavallerescamente adagiata di traverso in segno di cordoglio, mentre va presa con il beneficio d’inventario l’idea che la cornice “di palmi 5 e 4” menzionata in una quietanza di quegli anni sia stata costruita per un “Davide e Golia con ritratto del Maestro Merisi” – descrizione che in effetti si confà più a questa opera che alla versione Borghese – dal momento che lo stesso documento, secondo altri (v. Marini, Caravaggio pictor praestantissimus, 2001, p. 567), riporterebbe una meno dimostrativa “altra cornice per il quadro di David con la testa del Gigante Golia”.
    Fabio Scaletti

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