18 lug 2010

EBOLI - Mostra sul Caravaggio - 3° incontro: Luci ed ombre di un artista errante (dal blog di Massimo DelMese)

Il dardo colpisce, penetra con violenza, la mano non lo ferma. E il colore si disgrega,diventa grumo doloroso di ombre e luci che avvolgono i personaggi, estremo testamento della luce caravaggesca.

Pecci: “Forse. Il senso del dipinto è nel fato che è ineluttabile: quello che è scritto nel destino succederà inevitabilmente”. Currò: “Il Martirio di S. Orsola si discosta dai tratti dolci e dalla ideale bellezza di molte altre opere del Maestro”.

EBOLI - Continua il successo della Mostra sul Caravaggio allestita sul Nuovo Elaion e curata da Mariano Pastore. Il secondo incontro è stato interessantissimo, la relazione, “Caravaggio. Ritorno a Eboli”, dopo una breve introduzione di Carmelo Currò è stata tenuta dal Professor Gerardo Pecci.  La mostra sta registrando un successo di pubblico e un interesse non indifferente verso il Caravaggio, verso le sue opere che hanno attraversano tutta l’Italia, verso la sua vita, il suo personaggio, il contesto di quel particolare periodo storico e verso le sue tecniche pittoriche che hanno affascinato ed affascinano generazioni intere. Le motivazioni del successo oltre ai 68 dipinti in copia esposti nella sala delle Conferenze del Nuovo Elaion, sta anche nelle esposizioni dei relatori e così nella sua introduzione, Carmelo Currò, prima di cedere la parola al Prof. Gerardo Pecci, si è soffermato sui pericoli delle attribuzioni affrettate e contestate. Infatti, il dipinto ebolitano attribuito a Caravaggio, rimane a suo avviso ancora solo attribuito. – “E’ indubbio come esistano documenti che parlano dell’opera commissionata all’Artista dalla famiglia Doria. Ma di quale dipinto, in realtà, si parla? Di quello che è stato conservato ad Eboli o di un altro cui fanno riferimento le carte, e che è andato disperso? Mentre è indubbio, infatti, che esistono le carte volenterosamente ritrovate, l’attribuzione degli storici dell’arte è ancora dubbia, dal momento che riguardo al pittore del “Martirio di S.Orsola” si è parlato di un caravaggesco o addirittura di Mattia Preti..... CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO SUL BLOG DI MASSIMO DELMESE

4 commenti:

  1. Currò: “Il Martirio di S. Orsola si discosta dai tratti dolci e dalla ideale bellezza di molte altre opere del Maestro”. Ma Currò conosce il Caravaggio? Parla di "ideale bellezza", di "tratti dolci", forse non sa che la pittura di Caravaggio è tutt'altra cosa dalla ricerca di ideali bellezze e di tratti dolci...Altro che ideali bellezze! Caravaggio dipingeva la realtà anche nei suoi aspetti più brutali e vivi. Ed è normale che nell'ultima opera da lui dipinta non vi sia alcun accenno a ideali bellezze, mai esistite nell'opera del Grande Maestro Merisi.L'idealità estetica non è cifra stilistica caravaggesca, chi ritiene ciò vuol dire che non conosce e non ha mai conosciuto la pittura del Merisi.

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  2. Ma Currò come si permette di negare la verità della paternità dell'opera di Merisi IL MARTIRIO DI SANT'ORSOLA? Cose da pazzi! Negare l'evidenza storica! Ha fatto bene Pecci a precisare in merito, così almeno impara la lezione.

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  3. Ma chi è questo personaggio che si permette di contestare la verità storica, contestando la paternità, che è certa, dell'ultimo dipinto di Caravaggio?

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  4. La presunzione della negazione di un'opera certa del Caravaggio oltre al fatto che m'indigna, mi fa riflettere su tutti quegli peseudointellettuali che hanno considerato il Caravaggio come cavallo da battaglia da spremere a piacimento, per dare questo o quel giudizio, questa o quella attribuzione, questa o quella lettura iconologica e iconografica.Considerare Caravaggio come "occasione" per esternare le proprie virtù declamatorie o attribuzionistiche ci offre lo spunto per riflettere meglio e più a fondo sulla correttezza degli studi e sull'umiltà che sempre dovrebbe presiedere il vero spirito di ricerca. Negare la paternità di un'opera di Caravaggio che è chiaramente autentica è un'offesa che non può essere tollerata, non può essere accettata, specie se a parlare non è uno storico dell'arte o uno studioso di Caravaggio. Fare dell'ignoranza una virtù è sterile esercizio di conoscenze mai possedute e di contenuti mai meditati. Currò fa parte di questa schiera di pseudointellettuali che fanno pena e fanno male alla verità storica perchè diffondono contenuti non aderenti alla storicità dei fatti.

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