22 set 2010

Esposizione del quadro "ECCE HOMO" di Caravaggio in Piemonte (2 ottobre-30 gennaio)

Caravaggio in Piemonte. Luce e ombre dal seicento - Castello di Miradolo 2 ottobre 2010 – 30 gennaio 2011

La Fondazione Cosso esporrà, per la prima volta in Piemonte, la tela raffigurante l’Ecce Homo, unica opera attribuita a Caravaggio presente sul territorio. La tela sarà accompagnata da copie coeve da originali del Merisi arrivate in Piemonte tra il XVII e il XX secolo, omaggi all’opera ancor più che all’operare del grande maestro lombardo. Tutti i dipinti presenti in mostra saranno corredati da indagini radiografiche al fine di permettere ai visitatori un raffronto diretto tra l’operare di Caravaggio e quello, ben diverso, dei suoi seguaci e copisti. L’intera esposizione sarà accompagnata da accurati apparati espografici che offriranno ai visitatori approfondimenti didattici.  Sono stati numerosi, in Italia e all’estero, gli eventi celebrativi del quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (1571-1610). La Fondazione Cosso vuole inserirsi in queste celebrazioni con una mostra che si occupi di evidenziare la grande differenza tecnica ed esecutiva tra l’opera del Merisi e quella di un suo copista, anche se coevo. L’Ecce Homo, l’unica opera attribuita a Caravaggio presente sul territorio piemontese, sarà esposta accanto a una sua importante copia seicentesca conservata in Liguria, ad Arenzano, nota da tempo agli studiosi. Dell'Ecce Homo si conoscono quattro versioni: tre in collezioni private – Torino, New York e Barcellona – e una presso il Santuario del Gesù Bambino di Praga di Arenzano.  Tra gli storici dell’arte il dibattito sull’autenticità degli Ecce Homo noti è ancora acceso. Pico Cellini e Maurizio Marini hanno sempre sostenuto l’autografia della versione di New York, mentre Gianni Papi di quella di Arenzano. Gli studi radiografici condotti dal GRADOC (Gruppo di ricerca, Analisi e Documentazione per l'opera di Caravaggio) hanno portato la massima esperta italiana di Caravaggio, Mina Gregori ad affermare l’autenticità della copia torinese per le caratteristiche uniche della pittura di Caravaggio che emergono...  ACCEDI AL SITO WEB DELLA FONDAZIONE PER MAGGIORI INFORMAZIONI SULLA MOSTRA.

1 commento:

  1. Fabio Scaletti28/07/11, 16:57

    Esaminando il Répertoire des tableaux vendus en France au XIX siècle: 1801-1810 (a cura di B. Peronnet e B.B. Fredericksen, The J. Paul Getty Trust, 1998, p. 263) apprendo che il 20 luglio 1802 fu venduto (lotto 0023) a un prezzo significativamente piuttosto elevato (2.400 franchi) dalla famiglia Montaleau a tale Neveu, con un’attribuzione a “Caravage (Michel Ange de)”, “un grand tableau de galerie, offrant le sujet de Saint Pierre crucifié. Il est représenté dans le milieu du sujet, au moment où les bourreaux, après l’avoir attaché sur la croix, sont dans l’action de la lever. Cette composition capitale et traitée avec l’énergie et la force de coloris de cette grande Ecole, offre à ceax qui en recherchent les productions, une occasion favorable pour s’en procurer una de caractére le plus imposant”, indicando il supporto, “sur toile”, e le dimensioni in centimetri, “haut de 233, large de 200”. Dalla precisa descrizione e dalle dimensioni non si può non connettere questa opera con la pala d’altare realizzata dal Merisi per la cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo, di cui sarebbe evidentemente una copia (non essendoci allo stato attuale elementi per pensare a una replica autografa). Essa potrebbe semmai essere ipoteticamente identificabile con il dipinto, di incerta provenienza (in mostra, cfr. P. Caretta e P. Nesta in AA.VV., Caravaggio in Piemonte, 2010, pp. 48-50 e scheda a p. 70), dal 1856 nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano a Novalesa (Torino), vista anche la perfetta identità della misura dell’altezza (233 cm, per la diversa larghezza di circa una spanna si può presumere una decurtazione o una imprecisione inventariale). Dalle fonti antiche sappiamo altresì che il duca di Béthune, ambasciatore francese a Roma e tutore del Caravaggio, aveva anch’egli un “grand tableau original dudit Michel Lange de Caravage, représentant le Crucifiement de Saint Pierre, enchâssé aussi de bois doré ” (v. J.P. Babelon, Gazette des Baeux Arts, vol. 111, 1988, pp. 33-38), parimenti da considerare copia della pala Cerasi nonostante pure qui l’esplicita intestazione al maestro lombardo, magari proprio lo stesso quadro finito nell’Ottocento prima sul mercato e poi nella chiesa novalesana, dove è tuttora. Fabio Scaletti

    RispondiElimina