20 mar 2012

L’occhio di Caravaggio secondo Clovis Whitfield. Il genio visto sotto un’altra luce (di Michele Cuppone)

L’occhio di Caravaggio, l’ultima fatica editoriale di Clovis Whitfield in cui mette a punto e amplia i suoi lunghi studi caravaggeschi, è appunto, come viene presentato, un ritratto fuori dai clichè dell’artista. Non l’ennesima monografia, ma una pubblicazione sui generis, con impianto saggistico e per temi, linguaggio semplice (intoppi nella lettura – e, per i più pignoli, qualche lieve ma tollerabile imprecisione nei dati oggettivi, probabilmente ascrivibili a fasi redazionali e di traduzione – non intaccano la sostanza) e tono persino colloquiale anche per i paragoni moderni e, naturalmente, di impronta british.
L’eclettico e anticonformista professore e antiquario londinese, italiano di adozione, ha un approccio tutto suo: appare slegato da scuole di pensiero, rilegge attentamente fonti e documenti comunque sostenendo longhianamente che sono le opere stesse i documenti primari, analizza scrupolosamente ogni elemento di valutazione, dimostra una vasta cultura con approccio scientifico strictu sensu (pur dichiarandosi in premessa cauto anche sull’interpretazione delle più immediate evidenze diagnostiche).

Assai aggiornato, fino alle ultime novità, si può sostenere volenterosamente che egli abbia letto pressoché tutto (!), della sconfinata bibliografia caravaggesca (ma sul citato Bassani-Bellini resta in generale una necessità di piena e utile verifica); ed estende pure le sue letture alla trattatistica protoscientifica e inerente la filosofia naturale. Per giungere, in definitiva, ad ipotesi anche forti e singolari, ma sempre motivate e documentate, eccettuando qualche passaggio in cui denota una più disinvolta sicurezza. Il tutto, inscritto in una rete di legami, pur non necessariamente sempre significativi, che delineano un fitto tessuto sociale e di rapporti di natura intellettuale.
Talvolta gli stessi concetti vengono ribaditi, e alcuni argomenti risultano di maggior interesse per l’autore, come ad esempio l'ottica (che qui rientra in maniera preponderante nel tema della tecnica pittorica), coerentemente del resto con il titolo del volume; l’eventuale pratica di lenti e specchi può comunque essere approfondita altrove (sono qui ignorati i più completi studi ‘nostrani’).
Più originali, nella ricchezza di ipotesi e nuove considerazioni di cui ora si potrà tener conto, gli spunti – alcuni trattati anche separatamente in appendice – su originali e copie (e repliche presso gli stessi collezionisti della prima ora), precisazioni su committenze e percorsi collezionistici (in particolare intorno ai Giustiniani), letture iconografiche (il San Giovannino dei Capitolini ritenuto un Coridone), l’ipotetica applicazione in campo decorativo (cui si allaccia un accenno a Prospero Orsi, qui identificato con il ‘Maestro della natura morta di Hartford’).

Di indubbio interesse e fascino, un quesito su tutti pare non possa tenersi fuori dal vivo e continuo dibattito attributivo: i quattro ‘Suonatori di liuto’. Per l’autore, sarebbe il dipinto ex-Badminton la prima versione dipinta per Del Monte (e non il quadro di collezione Salini, qui relegato a copia). Il ricco apparato iconografico che accompagna l’elegante volume ne fa apprezzare la qualità e i dettagli – tra cui gli studiati riflessi nella caraffa e la rugiada sui fiori, descritti dal Baglione e presenti solo in tale versione – portando il lettore ad aggiungere da sé l’esame stilistico, poiché risulta così evidente anche un nitore eccezionale, finanche sospetto, mai altrimenti visto nella produzione caravaggesca.
I giochi, sono nuovamente sparigliati, e si può tornare a discutere nella vicenda artistica del lombardo. Ma del resto, su Caravaggio non è mai detta l’ultima parola.

Michele Cuppone (Roma, 9 marzo 2012)
L’occhio di Caravaggio di Clovis Whitfield, Paul Holberton, Londra 2011 (distribuito in Italia da Officina Libraria, Milano), 280 pp., 175 ill. a colori (48 €)


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