21 set 2012

IL CARAVAGGIO DISTENEBRATO DA FABIO SCALETTI (Recensione del libro di Michele Cuppone)

Orientarsi tra gli scaffali in libreria in cerca di una valida monografia caravaggesca, nel miglior compromesso tra divulgazione e scientificità, non è cosa di immediata soluzione. Ma senza dubbio la scelta è premiata tirando fuori il “Caravaggio” di Fabio Scaletti (Greco & Greco).
Subito evidente il taglio originale nel formato snello ma denso di contenuti, e in un'agile lettura anche per l'assenza di note, che d’altro canto non dà conto dei vasti e lunghi studi di base (comunque poi richiamati in bibliografia). Presente peraltro un contributo inatteso su abiti e tessuti nei quadri, osservati nelle loro molteplici valenze.
Il cuore del lavoro è costituito dalle schede, che in una pagina ciascuna condensano esemplarmente, distenebrando (per usare un termine qui ricorrente e caratterizzante), vicende storiche, disamine tecnico-stilistiche, letture iconografiche e simboliche. Ognuna si allaccia alla precedente anche per rimarcarne la successione cronologica, con passaggi narrativi consoni allo Scaletti scrittore, ma che mai assumono toni e derive tipici delle biografie romanzate. E i quadri sono sempre, anche in via ipotetica, legati alla vicenda umana.  L’autore si vorrebbe considerare ancora un restrizionista (e a ragione) con 76 capolavori selezionati, non senza strizzare l’occhio ..... CONTINUA A LEGGERE LA RECENSIONE SU CARAVAGGIO400.ORG

1 commento:

  1. Fabio Scaletti25/09/12, 15:04

    Ringrazio Michele Cuppone per aver scelto, letto e commentato (benevolmente) la mia monografia sul Caravaggio, di cui ha sottolineato le caratteristiche letterarie e scientifiche con intelligenza, chiarezza e completezza, cogliendo spesso nel segno, ossia illustrando correttamente i propositi sottesi al testo e il punto di vista dell’autore su varie questioni (rimarcandone, ciò che mi fa più piacere, l’indipendenza da “scuole” di pensiero). Restano ovviamente dei distinguo, ad esempio sul versante delle opere che potremmo definire di frontiera, quelle cioè di autografia controversa, attribuite ma non ancora accettate concordemente come autografi (effettivamente, come notato dal recensore, il mio attuale argomento preferito, stante il catalogo ad hoc che ho ormai ultimato e che spero finalmente di veder nascere l’anno prossimo). Autografi nel cui corpus da un lato mantengo la "Chiamata dei santi Pietro e Andrea" delle collezioni reali inglesi per livello inventivo, qualità stilistiche, autorevolezza documentaria e solidità scientifica e, dall’altro, inserisco, come ho argomentato di recente su una rivista d’arte, la "Medusa" cosiddetta Murtola, prima versione di quella degli Uffizi, pur mancando in questo caso, almeno parzialmente, il supporto degli archivi, mentre mi riprometto di rimeditare sull’autografia del "San Giovanni Battista" di Toledo, che con ogni probabilità è tra quelle opere che il recensore considera “assai problematiche”. Si tratta comunque di normali divergenze tra studiosi, che sono il sale, anzi direi il lievito, delle ricerche, che appunto meglio crescono quando esiste un confronto di idee caravaggescamente leale nello spirito e con i dati di fatto.

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