21 ago 2012

E' appena uscito "Il demone all'ombra di Caravaggio" romanzo di Nicoletta Retico ambientato tra i quadri del Caravaggio


Un libro di narrativa, storia, teatro, poesia e opera d’arte insieme. I soggetti dei quadri di Caravaggio, le cui immagini a colori rielaborate artisticamente dall’autrice ingemmano alcune pagine, prendono vita e si raccontano, tessendo trame tra le quali spunta la leggenda del pittore più famoso dal XVIII secolo ad oggi: Michelangelo Merisi.
Caravaggio non lasciò che poche parole autografe, per lo più risultanti dai processi o riportate dai biografi suoi contemporanei. Non aveva bisogno di parole, la pittura era divenuta la sua lingua, facendo propria la lezione di Annibale Carracci che asseriva che i pittori dovessero parlare solo con le mani. Così nei suoi dipinti condensò, insieme al proprio rivoluzionario pensiero, trame di racconti e drammi teatrali, ritraendo modelli presi dalla strada, amici pittori e prostitute, che più volte entrarono e uscirono dal suo studio e dalle sue tele per inscenare altri personaggi, assumere pose diverse e raccontare ogni volta una nuova vicenda.
Qui dentro protagoniste sono le loro storie, quelle dei modelli che, raccontandosi, rivelano a tratti anche brani della leggendaria vita del pittore, illuminandone i momenti bui, intersecando le loro esistenze di bari, osti, commedianti, zingare, cortigiane e garzoni con quelle di personaggi illustri (Beatrice Cenci, Galileo Galilei, Giordano Bruno, papi, cardinali, marchesi, cavalieri,…) e con la grande storia di quel secolo incredibilmente denso di eventi e cambiamenti epocali in ogni ambito, il 1600, che tra queste pagine scoprirete essere quanto di più simile al nostro.

Da questo romanzo è germinata la sceneggiatura teatrale in tre atti dal titolo “Il Cavaliere, la Morte e il Tempo” il cui copione è stato elaborato con Massimo d’Alessandro.

Al momento il libro è disponibile sul sito editoriale del gruppo L'Espresso - La Repubblica  www.ilmiolibro.it e presso le librerie Feltrinelli.  Da settembre l'autrice inizierà le presentazioni, il cui calendario sarà visibile sul suo sito www.nicolettaretico.it

08 ago 2012

MINA GREGORI, TRA CARAVAGGIO E GIACOMO CERUTI (intervista di Egizio Trombetta dal "Giornale dell'arte")

Professoressa Gregori, durante la recente conferenza stampa di Leno di presentazione della scoperta nel fondo Peterzano di cento disegni attribuiti a Caravaggio, finita in polemica nei confronti del giornalista de «La Stampa» Marco Vallora, lei è stata menzionata da Maurizio Bernardelli Curuz, uno dei due scopritori [conAdriana Conconi Fedrigolli, Ndr]. 

Sono completamente al di fuori di questo episodio. Consiglio a tutti di polemizzare in modo pacifico e di avere dei dialoghi più che delle polemiche. Possiamo anche avere delle opinioni diverse che possono essere utili a capire meglio il problema, ma non creare delle risse. 

Lei ha affermato: «Il realismo rappresentato dalle serpi aggrovigliate sulla testa di Medusa mostra chiaramente il carattere inquieto di Caravaggio». C'è sempre tanta passione quando si discute sul pittore. L'inquietudine di Caravaggio sembra trasmettersi a tutti coloro che se ne occupano. Perché? 

Ma perché era un pittore che si mise contro a quella che fu la cultura tradizionale. Quindi fu già in polemica, fu in polemica vivente. E certamente l’inquietudine viene trasmessa. 

Il 6 agosto dello scorso anno ci lasciava il professor Maurizio Marini… 

Era un uomo che amava moltissimo questo soggetto, ha dedicato tutta la sua vita e ha fatto un libro di riferimento per tutti, grazie a tutto quello che ha raccolto, notizie, elementi sulle opere di Caravaggio. Questa sua dedizione noi non possiamo dimenticarla, .....  CONTINUA A LEGGERE L'INTERVISTA SU "IL GIORNALE DELL'ARTE"

07 ago 2012

Il San Francesco ‘dal’ Caravaggio nel Museo dei Cappuccini (di Michele Cuppone dal Giornale dell'Arte)

(foto Michele Cuppone) 

Di tanto in tanto, una buona notizia caravaggesca e per la capitale in particolare. Con l’apertura del nuovo Museo dei Cappuccini si rende finalmente visibile il «San Francesco in meditazione»troppo a lungo celato tra le mura conventuali dell’Immacolata Concezione in via Veneto, se si eccettuano rare uscite per mostre. L’opportunità dunque ben si contestualizza in un percorso che muove all’insegna dei valori di cultura e spiritualità francescana attraverso documenti e testimonianze di varia natura – manufatti artistici, volumi a stampa e manoscritti, paramenti liturgici e arredi sacri, semplici oggetti di uso quotidiano, pressoché tutto realizzato dagli stessi frati – avvalendosi pure di innovativi mezzi multimediali e interattivi (pur non sempre pertinenti e taluni perfezionabili) specie laddove si ripercorre la storia dell’Ordine con maggiore riguardo alla Provincia Romana, nel solco di un messaggio sempre attuale rinnovatosi sino ai nostri giorni grazie anche a figure come San Pio da Pietrelcina e Padre Mariano da Torino. Forte elemento di richiamo resterà certo la suggestiva Cripta, singolare architettura che un (altro) genio «stravagante» ideò con i resti mortali dei frati, ora accessibile solo entro il percorso museale, ma recuperandone il corretto senso di percorrenza. Il visitatore, nell’itinerario cadenzato dalle sezioni espositive, può cogliere in definitiva quei principi di pauperismo e religiosità cappuccina ben esemplificati ..... CONTINUA A LEGGERE SUL "GIORNALE DELL'ARTE"

04 ago 2012

Il bel libro di Anna Maria Panzera, "Caravaggio, Giordano Bruno e l'invisibile natura delle cose" ora disponibile anche in versione EBOOK




Oltre alla versione cartacea è da oggi disponibile anche la versione in formato EBOOK su vari siti (amazon, bookrepublic, bol, ibs, etc.) il bel libro di Anna Maria Panzera, "Caravaggio, Giordano Bruno e l'invisibile natura delle cose". Di seguito i links ali sto Amazon:


Caravaggio, Giordano Bruno e l'invisibile natura delle cose (formato cartaceo)

Caravaggio, Giordano Bruno e l'invisibile natura delle cose (formato ebook)

“Se per Bruno e Caravaggio immaginare, vedere esteriore e visione interiore erano la vita stessa, come e in che misura ciò avvenne? Il libro della Panzera è la risposta a tale quesito”, afferma il professor Claudio Strinati, autore di una delle due prefazioni assieme al filosofo Michele Ciliberto, per il quale l’autrice si avvicina a “un tema antico con occhi nuovi”.  Indagata nelle sue più profonde motivazioni etiche, estetiche ed epistemologiche, la questione del rapporto tra il pensiero di Giordano Bruno e l’arte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, forse tra le più dibattute dell’intera storia dell’arte italiana, si dipana in 180 pagine chiare ed intense. Un rapido affresco storico introduce il volume che si addentra poi nelle opere degli autori, cercandone i punti di contatto, “ma sempre restituendoli alle rispettive identità”, dice nell’introduzione Anna Maria Panzera che intitola il secondo, fondamentale capitolo “Vedere e dipingere: vista degli occhi e visione interiore”.  Caravaggio e Giordano Bruno non hanno lasciato reciproche testimonianze di una conoscenza o una vicinanza reciproca. Entrambi condussero una vita singolare, in epoche che si sfiorano. Esistenze strettamente legate alle loro opere. “La storia li ha trattati da eretici - scrive l’autrice - li ha anche temporaneamente disdegnati, poi rivalutati, infine trasformati in miti”.

“E’ la valorizzazione della tematica dell’ombra e dell’umbratilità”, la suggestione più importante del libro di Anna Maria Panzera, per Ciliberto secondo il quale l’aggancio tra le due geniali personalità si trova nel distacco che l’autrice opera tra Caravaggio e la nuova scienza galileiana e nell’evidenza della distanza di Giordano Bruno dall’ideologia dell’Umanesimo.  Tra continui rimandi storici e filosofici, “Caravaggio, Giordano Bruno e l’invisibile natura delle cose”, che si avvale di un cospicuo apparato iconografico dei quadri del Merisi citati, pone in contrappunto dipinti e scrittura, a iniziare dall’incredibile “Canestra di frutta” dell’artista lombardo e da quello che ne “Il Candelaio” dice il Nolano di sé.  “Giordano Bruno fece della fantasia una struttura della conoscenza - scrive a conclusione del libro Anna Maria Panzera -; per Michelangelo Merisi essa fu la struttura stessa dell’esistenza. Furono un’onda di piena. Il mondo, per un po’ di tempo, dovette dimenticarsi di loro”.