05 nov 2015

"Sgarbi, Cappelletti, Benedetti. I tre noti storici dell'arte ricordano il loro amico Maurizio Marini". Interviste di Egizio Trombetta


Di Egizio Trombetta –  In occasione della presentazione del libro Una vita per la storia dell’arte, Scritti in memoria di Maurizio Marini (evento avuto luogo lo scorso 8 ottobre a Palazzo Corsini in Roma) abbiamo chiesto di ricordare Maurizio Marini a tre noti storici dell’arte: Vittorio Sgarbi, Francesca Cappelletti e Sergio Benedetti. Nella versione audio delle interviste, proposta unitamente a questo testo, vengono proposte anche gli interventi di Vittorio Sgarbi e Francesca Cappelletti. 



04.11.2015 - ROMA. Palazzo Corsini - Intervista a Vittorio Sgarbi:   Se la sente di offrirmi un ricordo personale riferito a Maurizio Marini? “Per me l’intimità è un concetto abbastanza poco intimo, io sono molto pubblico. Siamo stati insieme per esempio a Malta perché lui sosteneva, in modo sempre un po’ enfatico, l’autografia di Caravaggio di un quadro di Cremonini. Il quadro era bello, ma forse era Cecco del Caravaggio. Dicevo prima (durante la conferenza n.d.r.), della sua generosità attributiva che secondo me era anche in malafede nel senso nobile. Nel senso che lui amava esagerare quasi sapendolo. Eravamo andati sull’aereo di Cremonini e facemmo una bella giornata a Malta. Si vedeva il suo rapporto fisico con le opere d’arte. Le opere esposte le guardavamo con la passione con cui si guarda una bella donna in cui si vede una bellezza evidente e vivente” Dunque Marini era di manica larga sulle attribuzioni? Beh, è vero. Andrebbero riprese un 50% delle sue attribuzioni e delle sue perizie. La sua era un’esagerazione ma non sbagliando in maniera clamorosa. Diceva delle cose che erano plausibili ma non erano certe, da questo punto di vista lui è stato molto largo, ma può essere considerata persino una cosa positiva perché c’era dietro un pensiero logico e coerente. Si riconosce in lui come temperamento? Abbastanza, nell’esuberanza e nel desiderio si. Io sono più cagacazzi perché io voglio che le opere siano… ecco, sono meno generoso.    

Intervista a Francesca Cappelletti:  Avrai sicuramente degli aneddoti da raccontarmi su Marini, giusto? “Si, certo, ogni volta che mi vedeva mi diceva sempre che io e Laura Testa gli avevamo fatto cambiare le bozze del libro perché trovando quei documenti Mattei di cui avevamo già parlato, con la datazione dei quadri 1602/1603 lui aveva dovuto rivedere tutto l’ordine che aveva messo dei dipinti. Te lo diceva sempre scherzando, diceva sempre: ”Mannaggia a voi, mannaggia a voi [...]

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1 commento:

  1. Andrea Dusio14/11/15, 19:13

    Vittorio che è incapace di non dire la verità sostiene esattamente la cosa che ho sempre detto io, e che ha poi procurato quella vergognosa reazione di Marini in una trasmissione televisiva: il 50% delle sue attribuzioni erano delle totali panzanate, così iperboliche che solo i fessi e i tappezzieri potevano crederci

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