6 gen 2016

"Caravaggio. La Natività di Palermo: un quadro del 1600 o 1609?", di Michele Cuppone


Un Dossier per la prima volta esamina tutti gli aspetti legati alla realizzazione della Natività con i santi Lorenzo e Francesco, trafugata dall'oratorio di San Lorenzo a Palermo, attestandone la datazione al 1600.





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La recente collocazione sull'altare dell'Oratorio di San Lorenzo a Palermo di una riproduzione hi-tech della Natività con i santi Lorenzo e Francesco di Caravaggio, rubata nel 1969, ha permesso di recuperare in qualche modo la straordinaria unità del contesto artistico, storico, architettonico e religioso.
Se solo poche voci isolate avanzano perplessità sulla legittimità dell'operazione – il precedente vuoto faceva comunque riflettere su quanto resta ancora da fare in termini di tutela del patrimonio culturale –, la stampa nazionale e internazionale plaude all'unisono all'evento (analogamente a quanto fatto in occasione dell'inverosimile ritrovamento dei resti mortali di Merisi), riportando altresì pedissequamente l'informazione, attinta da comunicato stampa, che il quadro originale si trovava in Oratorio sin dal 1609, supposto anno di realizzazione in un soggiorno di Caravaggio in città mai documentato.
Eppure almeno dal 2011 si sono succedute diverse e in parte indipendenti scoperte che portano ad affermare che la Natività fu dipinta in realtà a Roma, nel 1600, e da lì spedita in Sicilia.

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3 commenti:

  1. Andrea Dusio10/01/16, 08:56

    Non le sfuggirà Prosperino, nel postare questo ricco dossier del Cuppone, che alla data del 1600 l'esperienza del Caravaggio nell'approntare una pala d'altare fosse piuttosto limitata. Se ci teniamo al catalogo delle opere certe abbiamo solo il San Paolo Converso Odescalchi, essendo perduto (in Siviglia o Sicilia o altrove) il suo pendant. Non un esito brillantissimo, quello, tanto che molti ritengono sia stato rigettato dalla committenza (ci manca la prova decisiva che le cose fossero andate davvero così, d'accordo). Il dipinto già all'Oratorio di San Lorenzo rappresenta invece una risoluzione del problema della pala d'altare particolarmente brillante, e con una composizione di numerose figure, quale il Caravaggio avrebbe tentato solo negli anni successivi. Il Cuppone, che lei forse conoscerà e con cui avrà avuto modo di confrontarsi in merito anche a questi temi, si sofferma giustamente sulle dimensioni del dipinto commissionato dal Nuti, congruenti con quelle del quadro palermitano (non alla perfezione, e pazienza). Meno lo studioso si è soffermato sul formato, da cui forse avrebbe potuto ricavare deduzioni non assimilabili alla sua ipotesi. Ma tant'è, in attesa del "documento decisivo" abbiamo una nuova data-1600-che pone il dipinto di Palermo come un esito avanzatissimo del Caravaggio in merito alla questione della pala d'altare. Così brillante da chiedersi come mai in momenti successivi sia inciampato in diverse occasioni in evidenti incertezze compositive. Ma davanti a una così formidabile infilata di indizi vien da rimuovere persino il luogo comune secondo cui la loro somma non fanno lo straccio di una prova. Congratulazioni a Cuppone che in assenza e di documenti e e dello stesso dipinto camminando sul filo del nulla ha saputo così brillantemente reinventarne l'esegesi

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  2. Non sfuggirà che alla data del 1600 (poniamo 31 dicembre) tra le pale d'altare realizzate — a parte quella Nuti (che comunque pala d'altare era certamente per dimensioni notevoli e quantità inusuale di testimoni all'atto di commissione) e l'esperienza dei laterali Contarelli (diciamo anche tre e non due, includendo la redazione sottostante alla 'Vocazione') —, NON vi era ancora il 'San Paolo converso' Odescalchi, commissionato sì a fine settembre 1600, ma consegnato e pagato l'anno successivo (novembre 1601).
    Sicilia o Siviglia, è la confusione fatta da Mancini, e già abbondantemente risolta, sui quadri dipinti per il priore della Consolazione, NON c'entrano i quadri Cerasi.
    Dirò una cosa banale: bisogna documentarsi bene prima di scrivere (speravo che il commento alla recensione sui Petrignani avesse insegnato qualcosa, evidentemente no). Basta anche un Marini in casa, che ormai in libreria ti viene tirato appresso a 15 euro; su Sicilia/Siviglia, vedi da ultimo il volume "L'essercitio mio è di pittore" (Baroncelli), che qualcuno qui ha dimostrato di non conoscere o meglio, diciamola tutta, di snobbare, tanto da averne fatto una recensione ... senza nemmeno averlo sfogliato ma solo basandosi sulla recensione che ne fece il più informato Fabio Isman (!). Se questo è il metodo ... meglio dedicarsi ad altro (suggerisco di scrivere sulla ristorazione o sul pallone, con tutto il rispetto per certe passioni).
    La 'Natività', nella sua iconografia piuttosto convenzionale da sacra conversazione, rappresenta 7 figure (animale incluso) in posa statica e comunque senza che l'una si 'intrecci' con l'altra, quando la 'Vocazione' già ne raffigurava altrettante e complicando anche la composizione, e allo stesso modo il 'Martirio' addirittura ne rappresentava già 13 (la redazione sottostante, almeno 9).
    Vi è sempre uno scarto tra le misure effettive e quelle previste in documenti di commissione o persino registrate in inventari, questo è arcinoto. Nel caso specifico il documento Nuti addirittura, più prudentemente, ci ripete due volte "in circa" sia sull'altezza (che poi coinciderà al centimetro!) che sulla larghezza, che guarda caso per un qualche motivo è indicata già con molta approssimazione (7/8 palmi "in circa": alla fine ne risulteranno comunque meno di 9).
    Il formato del quadro, che è impaginato 'alla romana' (quasi un horror vacui), è sensibilmente inferiore alle tre pale autenticamente siciliane di Siracusa e Messina, vedi nel dossier le foto pazientemente inserite nella stessa scala (1 pixel=1 cm per tutti i quadri). Emblematica quella sui supporti utilizzati.
    [continua]

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  3. [segue]
    Documento decisivo in attesa di essere ancora reperito, secondo un'idea propria di chi ingabbiato mentalmente in una tradizione consolidata ma che non è vangelo, non può certo essere il documento di commissione, già reperito – attestato che sia quello del 5 aprile 1600 (peccato per la mancanza di chiare indicazioni iconografiche, ma si parla di "figure").
    Non abbiamo ora una nuova data-1600-: se ne parlava così puntualmente già nel 1982 (Moir), ma i sospetti risalgono già agli anni '20 del Novecento (Mauceri).
    Non si può parlare di assenza di documenti: questo può dirlo solo chi si informa sbrigativamente, e a quanto pare già prevenuto, dal web (o da operette tipo quella di Dario Fo). Il dossier fa anche lo sforzo di inserire tramite link (vedi e-book) i documenti e le fonti più importanti o trascurate, proprio per venire incontro alla pigrizia di studiosi della domenica (mattina). Condivido pertanto l'averlo definito un ricco dossier, salvo non averne compreso poi molte delle tante acquisizioni contenute (e in molti casi oggettivamente incontrovertibili).
    Non è una novità che si studino dipinti senza averli mai visti dal vivo, ma se qualcuno non se n'è curato più di tanto altri sono andati a cercarli in giro per musei e mostre, in Europa e non solo. Comunque qui la mancata visione diretta è tristemente giustificata dal furto del 1969.
    Il nulla è rappresentato piuttosto da affermazioni del tipo:
    «il dipinto palermitano [continuerà] a essere una realizzazione-non so se siciliana o napoletana-che si situa tra la seconda parte del 1608 e il 1609, certamente dopo Messina e Siracusa ma prima delle opere che lo accompagneranno nella feluca. E questo mi basta».
    (tratta da quella recensione-della-recensione a "L'essercitio ...", di cui sopra).
    Qualcuno evidentemente si accontenta di quel che si sa già (allora chiudiamo biblioteche e non facciamo più ricerca, sappiamo già tutto e ci basta?), arrivando a sostenere senza pudore che la 'Natività' può essere stata dipinta anche a Napoli nel 1609 dopo aver lasciato la Sicilia.
    Il Nulla.

    M.C.

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