25 mag 2016

"Punti di vista: il san Pietro crocifisso di Michelangelo e Caravaggio, i laici, il clero e l'eucarestia", di Andrea Lonardo


Antefatto 
Dopo aver guidato un gruppo di sacerdoti nella visita della Paolina, mi viene offerto il dono di concelebrare nella Cappella stessa. Mentre il celebrante predica, levo lo sguardo. Pietro mi sta guardando mentre viene crocifisso. Non me ne accorgo da critico d’arte, ma da concelebrante. Non stavo studiando quel quadro, semplicemente l’ho guardato distrattamente, perché la mente era rivolta ad ascoltare le parole dell’omelia. Non c’è dubbio. Pietro guarda verso l’altare, verso chi celebra, verso l’eucarestia. Solo al termine della messa vado vicino. Le sue pupille sono rivolte indietro. Fissano l’altare. In fondo è normale che un critico d’arte non si accorga del particolare. Perché è un laico e guarda l’affresco dal suo punto di vista, che è quello del fedele seduto nella navata. Ma Michelangelo dipinge quell’affresco pensando all’eucarestia e al papa che la celebra. Continuando a fissare entrambi gli affreschi dall’altare ci si accorge poi che quello è il punto di vista corretto per contemplare entrambi gli affreschi. Anche l’affresco della Conversione di Paolo deve essere visto da quel punto peculiare di vista [...]

Antefatto 
Il giorno dopo aver scoperto che Pietro guarda verso il cuore della cappella, verso l’eucarestia, telefono al parroco di Santa Maria del Popolo. Sono sicuro prima di sapere la sua risposta. Lo prego – ci conosciamo bene – di andare nella Cappella Cerasi, di mettersi di spalle all’altare e di dirmi se Pietro fissa l’altare ed il tabernacolo. E, se possibile, di scattare una foto da quell’angolatura. Sono sicuro della risposta. Mi ritelefona dopo pochi minuti: “Come facevi a saperlo? È vero, guarda verso l’altare, non me n’ero mai accorto. Tutte le guide ripetono accompagnando i gruppi che Pietro crocifisso è posto da Caravaggio in quella postura per guardare chi entra nella Cappella. Non è così, guarda l’eucarestia”.
La Crocifissione di Pietro della Cappella Cerasi mostra da sola che senza una forzatura ideologica non si può presentare il Caravaggio come un pittore che avrebbe ignorato la tradizione pittorica precedente. Il Merisi, nel dipingere il martirio di Pietro cita l’affresco di Michelangelo nella Cappella Paolina e fa voltare anche lui, come il grande maestro che portava il suo stesso nome di Battesimo, lo sguardo di Pietro verso l’eucarestia. Anche per Caravaggio il punto di vista è determinante: Pietro non si volge a chi entra nella Cappella, bensì al sacerdote che consacra l’eucarestia.
Questo solo particolare basterebbe a screditare chiunque ripeta che il realismo è l’unica chiave di lettura dell’opera di Caravaggio. La pittura del Merisi è, infatti, impastata di simbolismo e riflette continuamente l’oggettività della fede cristiana, come nell’altare e nel fonte battesimale del Martirio di San Matteo, dove i neofiti si affollano nudi per il Battesimo appena ricevuto ed un ministrante in vesti liturgiche bianche fugge impaurito, così pure nella luce di grazia che accompagna la Vocazione di Matteo e, prima ancora, la Maddalena penitente.
Dalla Contarelli alla Cerasi è la stessa luce che manifesta la chiamata di Paolo – resa ancora più simbolicamente con la scomparsa della figura del Cristo – ed è la stessa realtà sacramentale testimoniata dallo sguardo di Pietro che non ha altro da contemplare prima di morire che il Cristo nascosto nell’eucarestia consacrata sull’altare.
Nella rappresentazione di Pietro, Caravaggio è debitore a Michelangelo, ne avverte il debito e lo dichiara, mentre a suo modo cerca di superarlo ...

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Leggi un precedente articolo di Pietro Caiazza sullo stesso tema, pubblicato su Caravaggio400

1 commento:

  1. Pietro Caiazza30/05/16, 07:46

    «Resto molto sorpreso per il fatto che il Lonardo giunge con quasi un anno di ritardo a notare quanto io per primo avevo argomentatamente segnalato in “CARAVAGGIO400” fin dal luglio del 2015 con un contributo specifico («Caravaggio e gli occhi di Pietro morente») tuttora consultabile nella BIBLIOTECA ON LINE di tale blog, e che comparve contemporaneamente anche altrove (ancorché con qualche correzione da me non autorizzata). Il Lonardo inoltre proietta – a posteriori, e senza dimostrazioni convincenti – anche lo sguardo del Pietro michelangiolesco della cappella Paolina in Vaticano verso il relativo altare, mentre esso prima del mio contributo era uniformemente (e autorevolmente) inteso come rivolto al Papa che entrava nella cappella, ma non verso l’altare: il che dimostra, probabilmente, che il mio contributo è stato foriero di qualche ripensamento non secondario (cfr il contributo proprio del Lonardo in Michelangelo da Caravaggio che fa a Roma cose meravigliose, Città del Vaticano 2014, pp. 129-136). In ogni caso, a me pare che il Lonardo sia in errore quando sostiene che il Pietro della Crocifissione del Caravaggio guardi verso l’altare della cappella Cerasi e verso l’Eucarestia. In realtà (cfr la mia fig. 1 nel contributo indicato) lo sguardo di Pietro morente qui corre molto più in alto dell’altare (anche al momento dell’Elevazione) e si sviluppa tutto in linea orizzontale - e non già obliqua verso il basso - e pertanto quello sguardo è vòlto verso l’immagine dell’Assunta che si trova giustappunto nella parte più alta del dipinto del Carracci posto sopra l’altare. Dimostra chiaramente ciò anche un disegno di Gherardo delle Notti (1590-1636) oggi ad Oslo, e da me richiamato specificamente nel lavoro citato (figg. 7-8). Peraltro, già tre anni fa avevo provato a spiegare in modo più completo le ragioni profonde di questo fondamentale particolare (coniugato anche con la Conversione di Paolo nella medesima cappella Cerasi) nel mio Un genio tra Riforma e Controriforma, Salerno 2013, pp. 91-122, che conto di ripubblicare in tempi brevi.»
    Pietro Caiazza

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