29 ago 2016

Un nuovo Caravaggio? Il ritratto dell’uomo che difese Beatrice Cenci

Il giurista Prospero Farinacci in un dipinto che porterebbe la firma di Michelangelo Merisi è stato presentato dalla rivista «Artibus et Historiae»



Nel febbraio 1638, nell’Inventario della collezione romana del marchese Vincenzo Giustiniani, era citato «Un Ritratto del Farinaccio Criminalista depinto in tela da testa si crede di Michelang.o da Caravaggio con cornice in noce». Se ne erano perdute le tracce. 

Sei storici dell’arte non hanno dubbi 
Ora la prestigiosa rivista internazionale «Artibus et Historiae», fondata e diretta da Józef Grabski, pubblica una ricerca su: «Il Ritratto riscoperto di Prospero Farinacci di Caravaggio». Lo firmano gli storici dell’arte Marco Cardinali, Beatrice De Ruggieri, Giorgio Leone, Wolfgang Prohaska, Matthias Alfeld e Koen Janssens. La tela, 61 centimetri per 40,5 ma tagliata ai lati, rappresenta un uomo di mezza età in un profilo di tre quarti: pressoché calvo, naso aquilino, barba grigia e baffi più scuri. Porta la toga nera dei giudici romani, ripiegata sulla spalla sinistra. Il quadro fu acquistato nei tardi anni ‘90 in Gran Bretagna. La superficie annerita, a tratti corrosa, una estesa rete di screpolature. Fu restaurato a Windsor da Thérèse Prunet Brewer e rintelato da Paul Ackroyd alla National Gallery di Londra. 

L’ipotesi sin dalle prime analisi tecniche 
L’ipotesi Caravaggio nasce fino dalle prime analisi tecniche di Nicholas Eastaugh. Ai raggi X emerge il dipinto sottostante di una donna a mezzo busto, forse la Madonna: un velo sul capo e le spalle, il petto serrato dall’attillata gamurra che era un vestito in uso nel Seicento. Nei primi anni romani Caravaggio lavorò nella bottega del siciliano Lorenzo Carli che si dedicava a «copie di devotione». Il 10 aprile 1597 fu compilato l’Inventarium omnium et singolorum bonorum del defunto Laurentiis de Caris. Caravaggio avrebbe portato con sé e riusato alcune tele. Come il ritratto della donna, dipinto nello stesso anno. In seguito è stata impiegata una tecnica di investigazione scientifica molto sofisticata, lo scanner a raggi fluorescenti MA-XRF che permette attraverso un’analisi non invasiva la mappatura di ogni singolo pigmento. Sulla superficie due leggeri strati marrone contengono ruvidi grani di piombo bianco, ocra gialla e rossa, cristalli di ferro e manganese, alluminio silicato. 

Le analogie con «San Giovanni Battista» e «Ragazzo morso dal ramarro» 
Sono forti le analogie con il «Ragazzo morso dal ramarro» della National Gallery di Londra e i «San Giovanni Battista» romani, alla Pinacoteca Capitolina e alla Galleria d’Arte antica di Palazzo Corsini. Per tecnica e luminosità il Ritratto riscoperto si apparenta a quello di Maffeo Barberini, cardinale e poi papa Urbano VIII, nella collezione Corsini di Firenze. L’occhio sinistro del giudice rivela un’anomalia, una strizzatura della palpebra e della pupilla che gli dà un aspetto enigmatico. Farinacci fu aggredito in una notte del 1582 da alcuni facinorosi e il globo oculare rimase menomato, come appare nel busto marmoreo della tomba in San Silvestro al Quirinale. «Artibus et Historiae» ospita in proposito la perizia medica di due professori di Oftalmologia di Parigi, Serge Morax e Isabelle Badelon. Giulio Mancini, storico d’arte dell’epoca, testimonia che «il nostro eminentissimo juris-consulto Prospero Farinacci, esso vivente, si fece ritraher sfrigiato e senz’un occhio». 

Il giurista senza scrupoli 
Di lui si conoscono altre due immagini: il ritratto di mano del Cavalier d’Arpino intorno al 1607, dove l’occhio sinistro è in ombra totale, e l’incisione in legno di Lorenzo Crasso del 1666 nel libro «Elogii d’huomini letterati». Farinacci (1544-1618) era famoso per l’estrema durezza delle sentenze ma anche per la mancanza di scrupoli. Fu accusato di vanità e corruzione, sospeso dall’ufficio, imprigionato per questioni d’armi. Ma protetto da Clemente VIII Aldobrandini uscì indenne nel 1595 anche da un’imputazione di pederastia, che comportava la pena di morte. Estinta ogni «infamiae maculam», fu restituito a onori e dignità. Fu anche ma senza successo l’avvocato difensore di Beatrice Cenci, accusata di parricidio e decapitata di spada l’11 settembre 1599 in piazza Castel Sant’Angelo. Era presente Caravaggio e insieme a lui Orazio Gentileschi con la figlioletta di sei anni Artemisia.

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