25 mag 2017

Visita-incontro "Caravage", a cura di Michele Cuppone. Posti esauriti ma sarà riproposta prossimamente



La Libreria Stendhal comunica che, nonostante sia stato già esteso il numero inizialmente previsto di partecipanti, sono chiuse le prenotazioni per la visita-incontro "Caravage", a cura di Michele Cuppone e in programma per sabato 27,
Non c'è dunque possibilità di inserimenti in lista d'attesa.
Dato comunque il riscontro ottenuto dall'iniziativa, si informa che la stessa verrà riproposta prossimamente.

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Capolavori a Taormina, per Rodolfo Papa l'"Ecce Homo" è un’opera controversa del catalogo caravaggesco

Lo storico e filosofo dell’arte Rodolfo Papa spiega le origini del dipinto in esposizione a Palazzo Corvaja: «Calvesi non lo assegna a Caravaggio e per Mia Cinotti e Hibbard è forse una copia. Io tendo a rileggere molte opere riassegnando titolo e significato». «"L’Annunciata" e "Ritratto di ignoto marinaio" di Antonello da Messina invece due perle assolute dell'arte italiana»


[...] Dal Seppellimento di Santa Lucia all’Ecce Homo: a suo avviso perché non è arrivata l’opera più importante? 
«Bisogna dire che effettivamente non era il caso di spostare e trasportare la grande tela del Seppellimento di Santa Lucia, sia per il pericolo che l’opera avrebbe potuto correre nel trasporto che e nella esposizione in mostra. L’opera effettivamente non è in buone condizioni e si sarebbe rischiato molto. La proposta di Vittorio Sgarbi di portare il G7 anche ad Ortigia sarebbe stata comunque una splendida idea». 

Cosa ne pensa della soluzione trovata in extremis di compensare il diniego al prestito del Caravaggio siracusano con l’avvenuto arrivo a Taormina di quello genovese? 
«Su questo punto le cose si complicano poiché il dipinto, l’Ecce Homo, di Palazzo Rosso, in realtà è un’opera controversa del catalogo caravaggesco, in quanto molti non sono d’accordo nell’inserirla nell’elenco delle opere certamente autografe. Calvesi non lo assegna a Caravaggio e per Mia Cinotti e Hibbard è forse una copia. Io stesso ho sempre nutrito delle difficoltà nell’ascriverlo all’elenco delle tele autografe, ma si sa, io tendo a ridurre moltissimo questo elenco e a rileggere molte opere riassegnando titolo e significato». 

Ma allora perché è stata portata quest’opera a Taormina? 
«Probabilmente per l’influenza di Longhi su parte della storiografia attuale. Roberto Longhi identificò questo dipinto con una opera conservata nei depositi di Palazzo Rosso, con il dipinto a cui faceva riferimento G.P. Bellori ed interpretando «fu portato in Ispagna» con una estensione di senso di tipo geopolitico, pensando alla relazione della corona spagnola con la Sicilia. Da quel momento in poi il dipinto è stato percepito come “siciliano”, ecco il perché di questa scelta». 

La mostra ha anche altri dipinti importanti in esposizione. 
«La mostra a Palazzo Corvaja a Taormina, espone le famosissime opere di Antonello Da Messina, il Ritratto d’uomo del Museo Mandralisca di Cefalù e l’Annunciata conservata a Palazzo Abatellis a Palermo. Due perle assolute dell’arte italiana che da sole varrebbero il viaggio in Sicilia, se la Sicilia non fosse quell’immenso scrigno di opere d’arte qual è [...]

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16 mag 2017

"Il Caravaggio errante". Incontro sul Seppellimento di santa Lucia presso palazzo Bellomo



Siracusa. La questione non si chiude con un «no», punto e basta. Dopo il parere negativo della Soprintendenza al prestito de «Il seppellimento di Santa Lucia» al G7 di Taormina, non si spengono i riflettori su un dipinto che è stato oggetto negli anni di attenzioni troppo discontinue. E dire che si tratta di un capolavoro dell’ultimo Caravaggio. 
A tenerli accesi è proprio «Il Giornale dell’Arte». Dopo aver accolto la dichiarazione del restauratore Franco Fazzio che ha ricordato la segnalazione che fece ben dodici anni fa di una macchia sospetta sul retro della tela, rilevata in occasione della campagna di indagini diagnostiche condotte dal Centro per il Restauro di Palermo, abbiamo ritenuto, infatti, che non fosse più rinviabile un momento di confronto e di divulgazione col fine di tenere alta la sorveglianza sullo stato conservativo del dipinto. Immediata la risposta di Lorenzo Guzzardi, direttore della Galleria regionale di Palazzo Bellomo, dove il quadro, di proprietà del Fec, era stato a lungo esposto (dal 1983 al 2006), il quale ha organizzato una conferenza, dal titolo suggestivo «Il Caravaggio errante» (sottotitolo: «Storie di conservazione e fruizione del seppellimento di S. Lucia di Caravaggio»), per il 18 maggio prossimo, in occasione della Giornata Internazionale dei Musei promossa dall’Icom. Un argomento che veste a pennello il tema dell’edizione di quest’anno: «Musei e storie controverse. Raccontare l’indicibile nei musei». Per Guzzardi «il momento di confronto può essere l’occasione per fare il punto non solo sulla salvaguardia, ma anche sulla valorizzazione del dipinto caravaggesco». Da sempre, infatti, la sua collocazione ha visto contrapposti i fautori delle musealizzazione, che lo vorrebbero ricondurre al Bellomo, e quanti ne sostengono, invece, una ricollocazione nel luogo originario, nella chiesa di Santa Lucia al Sepolcro, nel quartiere della Borgata, per la quale fu realizzato nel 1608 dal Merisi in fuga da Malta. 
Qui, nel 2014, la Soprintendenza, sotto la direzione dell’architetto Aldo Spataro, aveva portato a termine il restauro del catino absidale, intervento che sarebbe dovuto servire a stabilire le linee guida di un altro da estendere all’intero monumento. Ancora oggi non lo si è fatto. Sussistono, dunque, le condizioni per riportare il dipinto nella chiesa, che vi aveva fatto ritorno per un breve periodo? [...]

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15 mag 2017

Caravaggio e la camera ottica. Sperimentazioni a cura di Roberta Lapucci in Tasmania


Presso il MONA (Museum of Old and New Art) di Hobart, Tasmania, è in corso la seconda parte di “Hounds in the Hunt. Optical aids in Art” (Segugi a caccia. Ausili ottici nell’arte), iniziative organizzate da David Walsh, fondatore del Museo, e da Jarrod Rawlings, che ne è il direttore. 
La prima mostra di questa serie, nel 2016, ha visto Tim Jenison e Jonathan Janson sperimentare con un “reflective mirror" e con tecniche prospettico-geometriche, in camera oscura, per riprodurre le opere di Vermeer. Le loro ricerche sono confluite in un volume corposo e raffinato, edito a cura del museo. Quest’anno è la volta di Roberta Lapucci che, all'interno di una camera oscura/spazio espositivo e davanti al pubblico, ha eseguito vari tipi di proiezioni ottiche, relative alla genesi delle opere di Caravaggio. Insieme a queste sperimentazioni, che la studiosa ha svolto per 15 giorni e che ora sono esposte nel filmato di sala, sono presenti nel museo, in un set di studio di artista, due pittori che ancora stanno eseguendo, sulla base degli abbozzi a biacca proiettati, le stesure a olio e a vernice necessarie per completare tre opere
Linda Kay Papadakis, MA Painting della scuola SACI di Firenze, dal 16 aprile al 10 maggio, eseguirà il San Giovannino Capitolino (dettaglio) e la Cena in Emmaus di Londra (dettaglio). 
Johannes Verhoeff, pittore tasmano, dal 10 maggio al 10 giugno, eseguirà due versioni della perduta Fillide: una come la si vede nella nota fotografia del dipinto, andato disperso nel 1945 a Berlino, e una "senza le deformazioni provocate dai sistemi ottici", ovvero come la modella davvero doveva apparire. Tale immagine è stata elaborata digitalmente e corretta sulla base delle ottiche utilizzate da Lapucci per la sperimentazione in camera oscura.

01 mag 2017

Visita-incontro "Caravaggio" con Michele Cuppone, sabato 27 maggio a Roma presso la Libreria Stendhal


Sabato 27 maggio alle ore 15:00 si terrà, presso e a partire dalla Libreria Stendhal in piazza San Luigi dei francesi 23 a Roma, la visita-incontro "Caravage", a cura di Michele Cuppone.
Sarà l'occasione per conoscere da vicino il volume Caravage (Place des Victoires), edizione francese, economica e riccamente illustrata, di Caravaggio Vero, a cura di Claudio Strinati e per la direzione scientifica dello stesso Michele Cuppone, che è anche autore della biografia dell'artista pubblicata all'interno.
L'opera bibliografica verrà presentata nell'ambito di una visita guidata itinerante (in italiano), fra i luoghi romani di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.

Con "tre salti" intorno a piazza Navona è possibile ripercorrere l’intera vicenda romana di Caravaggio, dagli esordi come collaboratore di bottega, alla prima commissione pubblica in San Luigi dei Francesi, al delitto alla Pallacorda che lo costrinse all'esilio dall'Urbe. Passando per le chiese che conservano i suoi dipinti e per i luoghi in cui abitò e che sempre frequentò: proprio in quest'area della città si concentravano i suoi più importanti collezionisti, estimatori e conoscenti. Senza contare che fu questo il teatro stabile del quotidiano e spesso irrequieto vissuto, come ricordano fonti e documenti, alcuni di fresca scoperta.

Ingresso e partecipazione sono gratuiti ed è vivamente consigliata la prenotazione.

[NEW: i posti sono esauriti]

Per prenotazioni e contatti:
06-68307598

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"Il perduto San Matteo del Caravaggio? Forse non fu dipinto per la Cappella Contarelli", di Federico Giannini e Ilaria Baratta

Nuove scoperte sul San Matteo del Caravaggio, che non sarebbe stato dipinto per la Cappella Contarelli. L'opera è andata dispersa nel 1945


Era il maggio 1945 quando, in una Berlino a onor di cronaca ormai liberata, le truppe sovietiche appiccavano fuoco al Flakturm Friedrichshain, benché ancora oggi si racconti di una responsabilità imputabile ai bombardamenti degli Alleati. Era questo, paradossalmente, il deposito dove, durante il secondo conflitto mondiale, si  era pensato di mettere in sicurezza decine e decine di opere d’arte dal Kaiser Friederich Museum
Leggere ancora oggi l’elenco dei quadri distrutti (ma ci piacerebbe pensare più ottimisticamente che siano stati trafugati, e che un domani qualcuno possa tornare alla luce) fa quanto meno raggelare. Rubens, Goya, van Dyck, Andrea del Sarto: sono solo alcuni autori degli oltre quattrocento dipinti dispersi. Fra questi, spiccavano ben tre Caravaggio, provenienti dalla collezione Giustiniani, i cui eredi se ne disfecero nel 1815 pur di recuperare liquidità, vendendoli al re di Prussia: il poco studiato Cristo nell’Orto degli ulivi, il Ritratto della cortigiana Fillide (modella di cui si è pensato, forzatamente, fosse amante dello stesso Merisi e che avesse posato anche in altri quadri) e, certamente il più apprezzato e noto fra tutti, il San Matteo e l’angelo. Quest’ultimo, come racconta il biografo Giovan Pietro Bellori, era collocato sull’altare della cappella Contarelli in San Luigi dei francesi, e fu rifiutato per mancanza di “decoro” e in particolare per quei “piedi rozzamente esposti al popolo”, con il santo che sembra un povero analfabeta, guidato letteralmente nella scrittura del Vangelo dalla mano dell’angelo. Tanto da essere sostituito dal più composto dipinto che tutt’oggi ammiriamo in chiesa. 
Ma davvero andò così? La leggenda del “pittore maledetto” è estremamente affascinante e dura da scalfire. Eppure sembra più plausibile che, dato anche il formato pressoché quadrato e poco adatto a una pala d’altare (e l’altezza sensibilmente minore rispetto alla seconda versione), assieme all’assenza di documenti relativi (altrimenti sempre reperiti per gli altri lavori di Caravaggio nella cappella Contarelli) il San Matteo mai mise “piede” sull’altare. Piuttosto, l’opera deve essere stata commissionata direttamente come quadro “da stanza” dal marchese Vincenzo Giustiniani. Quest’ultimo, da lì a qualche anno, vi affiancò nella sua ricca galleria raffigurazioni degli altri tre evangelisti, per mano di altri celebri artisti: Guido Reni (San Luca), Domenichino (San Giovanni) e Francesco Albani (San Marco). Dell’intero ciclo è sopravvissuto il solo San Giovanni, andato a finire, e tutt’ora visibile, alla National Gallery di Londra. Degli altri due si era persa ogni traccia, finché recentemente il rettore di San Luigi dei francesi, monsignor François Bousquet, ha segnalato la presenza di un ciclo di quattro evangelisti appesi nella controfacciata della chiesa di Saint-Martin presso il borgo francese di Pauillac, nome che finora nulla avrebbe detto ai più. Due di questi dipinti sono copie dei già noti Matteo e Luca di Merisi e Domenichino, da cui si può dedurre, anche dalla lettura stilistica, che i restanti siano anch’essi copie degli altri due quadri mancanti all’appello, la cui iconografia era completamente ignota. 
Con questa bella scoperta devono ora fare i conti le ricostruzioni cromatiche del caravaggesco San Matteo, tutte diverse ed elaborate con vari mezzi a partire da una semplice foto in bianco in nero, fino all’ultima del pittore Antero Kahila, che rispetto all’originale comunque si discosta in sostanza per il solo colore del mantello (rosso anziché aranciato). Il copista, oltre ad aver approfondito la tecnica di Merisi, si era anche documentato sulle descrizioni letterarie primonovecentesche dei vari studiosi che, ognuno ricorrendo a modo suo alle sfumature della propria lingua, avevano descritto i colori del dipinto disperso: la storia dell’arte, si sa, non è una scienza esatta (e le scoperte portano talvolta a rivedere quanto più di acquisito si credeva già). Ad ogni modo la copia di Kahila, olio su tela a dimensioni naturali, resta un pezzo di forte impatto emotivo, al di là della storia struggente del prototipo, ed è attualmente in esposizione fino ai primi di maggio a Roma presso Villa Lante al Gianicolo, villino rinascimentale oggi sede dell’Accademia di Finlandia. Di tutti questi temi si parlerà in tale sede in un simposio ideato da Michele Cuppone che, il 3 maggio a partire dalle 18, vedrà dibattere studiosi di livello internazionale [...]

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