15 mag 2017

Caravaggio e la camera ottica. Sperimentazioni a cura di Roberta Lapucci in Tasmania


Presso il MONA (Museum of Old and New Art) di Hobart, Tasmania, è in corso la seconda parte di “Hounds in the Hunt. Optical aids in Art” (Segugi a caccia. Ausili ottici nell’arte), iniziative organizzate da David Walsh, fondatore del Museo, e da Jarrod Rawlings, che ne è il direttore. 
La prima mostra di questa serie, nel 2016, ha visto Tim Jenison e Jonathan Janson sperimentare con un “reflective mirror" e con tecniche prospettico-geometriche, in camera oscura, per riprodurre le opere di Vermeer. Le loro ricerche sono confluite in un volume corposo e raffinato, edito a cura del museo. Quest’anno è la volta di Roberta Lapucci che, all'interno di una camera oscura/spazio espositivo e davanti al pubblico, ha eseguito vari tipi di proiezioni ottiche, relative alla genesi delle opere di Caravaggio. Insieme a queste sperimentazioni, che la studiosa ha svolto per 15 giorni e che ora sono esposte nel filmato di sala, sono presenti nel museo, in un set di studio di artista, due pittori che ancora stanno eseguendo, sulla base degli abbozzi a biacca proiettati, le stesure a olio e a vernice necessarie per completare tre opere
Linda Kay Papadakis, MA Painting della scuola SACI di Firenze, dal 16 aprile al 10 maggio, eseguirà il San Giovannino Capitolino (dettaglio) e la Cena in Emmaus di Londra (dettaglio). 
Johannes Verhoeff, pittore tasmano, dal 10 maggio al 10 giugno, eseguirà due versioni della perduta Fillide: una come la si vede nella nota fotografia del dipinto, andato disperso nel 1945 a Berlino, e una "senza le deformazioni provocate dai sistemi ottici", ovvero come la modella davvero doveva apparire. Tale immagine è stata elaborata digitalmente e corretta sulla base delle ottiche utilizzate da Lapucci per la sperimentazione in camera oscura.

1 commento:

  1. Molto interessante, mi sarebbe piaciuto vederle in azione. Mi sono chiesta spesso quale debito abbiano i pittori del passato con la camera ottica (v. ad es. Bellotto e Canaletto) e con la fotografia.
    Personalmente non amo usare copiare dalle foto, tuttavia devo ammettere che molti sanno sfruttare le fotografie in un modo molto personale. Purtroppo le foto le usano anche nei licei artistici sostituendole alla copia del vero. Gli "antichi" facevano la loro brava gavetta nelle accademie e quando arrivavano a servirsi dei supporti fotografici erano già maestri nella pittura tradizionale.
    O no? Mi piacerebbe un confronto su questo tema che trovo molto ma molto interessante.

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