18 lug 2017

A Otranto la mostra "Caravaggio e i caravaggeschi nell’Italia meridionale dalla collezione della Fondazione Longhi"

Caravaggio e i caravaggeschi nell’Italia meridionale dalla collezione della Fondazione Longhi Otranto, Castello Aragonese 11 giugno – 24 settembre 2017 



Dopo lo straordinario successo della mostra dedicata a Steve McCurry nell’estate 2016, il Comune di Otranto e Civita Mostre organizzano, dall’11 giugno al 24 settembre 2017, nei suggestivi ambienti del Castello Aragonese una mostra dedicata a Caravaggio e ai pittori caravaggeschi che hanno operato nell’Italia meridionale. Tutte le opere esposte provengono dalla Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi, che custodisce il lascito di quello che è stato il più importante storico dell’arte italiano ma anche uno straordinario collezionista. 
Roberto Longhi (Alba 1890 – Firenze 1970) è una delle personalità più affascinanti della storia dell’arte del XX secolo. Alla pittura del Caravaggio (Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, Milano 1571 – Porto Ercole 1610) e ai suoi seguaci, i cosiddetti caravaggeschi, ha dedicato una vita di studi, a partire dalla tesi di laurea sul Caravaggio del 1911. Si trattò, a quella data, di una scelta pioneristica, tanto all’epoca il pittore era uno dei “meno conosciuti dell’arte italiana”. Longhi seppe da subito riconoscere la portata rivoluzionaria della pittura del Merisi, così da intenderlo come “il primo pittore dell’età moderna”. 
Nella sua dimora fiorentina – villa Il Tasso –, oggi sede della Fondazione che gli è intitolata, raccolse un numero notevole di opere dei maestri di tutte le epoche, che furono per lui occasione di ricerca e di studio. Tra queste il nucleo più importante e significativo è senza dubbio quello che comprende le opere del Caravaggio e dei caravaggeschi, formatosi attorno al Ragazzo morso da un ramarro del Merisi, da lui acquistato verso il 1928. Il dipinto, che risale all’inizio del soggiorno romano di Caravaggio, all’incirca nel 1596-1597, colpisce innanzitutto per la resa del brusco scatto con cui il giovane si ritrae improvvisamente per il morso di un ramarro, quasi come in una istantanea fotografica, ma anche per la “diligenza” con cui ha reso il brano della natura morta con la caraffa e i fiori, un genere pittorico riportato a dignità autonoma proprio dal Caravaggio. 
Nella mostra, curata da Maria Cristina Bandera, direttrice scientifica della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi, accanto al Caravaggio sono esposti i dipinti dei suoi seguaci meridionali o attivi nell’Italia del Sud, che fanno parte della stessa collezione e offrono una efficace testimonianza del significato storico della sua pittura. Grandi capolavori possono ritenersi cinque tele che raffigurano gli Apostoli, del giovane Jusepe de Ribera e la Deposizione di Cristo di Battistello Caracciolo, il principale caravaggesco napoletano. Il profondo radicamento dell’esempio del maestro nell’arte napoletana è attestato dal David di Andrea Vaccaro e dal drammatico San Girolamo del Maestro dell’Emmaus di Pau. Nelle opere di Matthias Stom, a lungo attivo in Sicilia, si materializza una perfetta sintesi tra la cultura nordica di partenza – legata al caravaggismo olandese – e la pittura italiana. Sono inoltre presentate inoltre opere di Lanfranco, del Maestro dell’Annuncio ai pastori, di Filippo Napoletano e di Giacinto Brandi. Il percorso si conclude con due capolavori di Mattia Preti, l’artista che più di ogni altro contribuisce a mantenere per tutto il Seicento la vitalità della tradizione caravaggesca. 
Nell’ambito della mostra è infine prevista la proiezione del film di Mario Martone dal titolo Caravaggio. L'ultimo tempo (durata 40‘), realizzato nel 2004, nel quale il grande regista ricostruisce, con dettagli dei dipinti e immagini girate delle periferie napoletane, la vicenda artistica ed umana del Caravaggio nei suoi ultimi anni, vissuti nell’Italia meridionale. 
La mostra, unitamente a quella di Roberto Cotroneo, sarà accessibile al pubblico con il biglietto di ingresso del Castello Aragonese, che consente di visitare tutti gli ambienti della fortezza, dai sotterranei agli allestimenti dedicati alla storia della città.

Fonte: comunicato stampa

15 lug 2017

"Caravaggio raddoppia. La mostra a Palazzo Barberini", di Emilio Negro e Nicosetta Roio

Recensione alla mostra caravaggesca in corso presso Palazzo Barberini, aperta fino a domenica 16 luglio.


Nel tedio favorito dal solleone di questo rovente inizio d’estate 2017, nonostante l’ormai cronica limitatezza delle risorse disponibili per qualsivoglia manifestazione espositiva di buon livello, è arrivata la fresca novità di una mostra singolare dedicata a Caravaggio nel patrimonio artistico del F.E.C. Il Doppio e la Copia. L’esposizione curata da Giulia Silvia Ghia e Claudio Strinati è aperta al pubblico a Roma dal 22 giugno, dal martedì alla domenica, dalle ore 8.30 alle 19, e chiuderà i battenti il 16 luglio prossimo
La rassegna, che conta pochi dipinti – per l’esattezza quattro – riveste però un’importanza inversamente proporzionale al numero esiguo; è ospitata nelle sale di Palazzo Barberini, cioè nella dimora istituzionale di una delle più belle, ricche ed invidiate Gallerie Nazionali d’Arte Antica. Si tratta infatti dell’ex splendida residenza di Papa Urbano VIII (al secolo Maffeo Barberini), che fu riedificata nel cuore della Capitale su progetti di Carlo Maderno, Francesco Borromini e Gian Lorenzo Bernini; la medesima reggia da fiaba da cui Audrey Hepburn, indimenticabile protagonista femminile di Roman Holiday, fuggiva nottetempo per esigenze cinematografiche per andare ad assaporare la mejo dolce vita capitolina, vagabondando per la Città Eterna nascosta in un’Ape, alla guida di una Vespa e a piedi. 
Andrà ricordato che la sigla F.E.C. corrisponde al benemerito Fondo per gli Edifici di Culto con sede presso il Ministero dell´Interno, da dove viene gestito con estrema oculatezza un ingente patrimonio artistico, distribuito su tutto il territorio peninsulare, e composto da più di ottocento basiliche, chiese, cappelle e beni immobiliari di vario genere, tra i quali innumerevoli opere d’arte, per lo più sconosciute al pubblico. L’esposizione di Palazzo Barberini vuole dunque festeggiare degnamente i trent’anni della gloriosa istituzione, i cui albori risalgono addirittura alle prime leggi di tutela che vennero promulgate dal Regno d´Italia.
La rassegna presenta perciò alcune opere appartenenti al F.E.C. di considerevole valore culturale poiché legate al nome del sommo Michelangelo Merisi da Caravaggio, ossia due San Francesco in meditazione, l’uno proveniente dalla chiesa di San Pietro di Carpineto Romano (attualmente in deposito presso la Gallerie Nazionali di Arte Antica di Palazzo Barberini), l’altro dal Museo dei Cappuccini (proveniente dalla Chiesa dell’Immacolata Concezione, meglio conosciuta a Roma come la Chiesa dei Cappuccini), e due Flagellazioni di Cristo, quella di San Domenico Maggiore a Napoli (in deposito a Capodimonte) e la sua copia della medesima chiesa partenopea. 
L’incontro ravvicinato tra dipinti che solitamente sono distribuiti in sedi differenti e lontane l’una dall'altra, dà un’occasione irripetibile a tutti i “caravaggio-dipendenti” sparsi nel mondo per avere agio di confrontare da vicino questo nucleo di opere importanti, poste eccezionalmente l’una accanto all'altra, così da potersi cimentare sul campo sdrucciolevole del più sottile attribuzionismo caravaggesco.
È ovviamente altrettanto interessante il catalogo della mostra, edito da Gangemi Editore e curato da Giulia Silvia Ghia e Claudio Strinati, che ha consentito ad un pool di storici dell’arte, esperti di varie discipline e technical art history – comprendente Bruno Arciprete, Marco Cardinali, Claudia Castagnoli, Dora Catalano, Laura Caterina Cherubini, Michele Cuppone, Maria Teresa de Falco, Maria Beatrice De Ruggieri, Giulia Silvia Ghia, Carlo Giantomassi, Alessandra Imbellone, Ida Maietta, Giuseppe Porzio, Claudio Strinati, Francesco Vernicchi e last but not least Rossella Vodret – di studiare non solo le quattro opere presenti in mostra, ma anche le loro molteplici connessioni con la sublime arte caravaggesca, utilizzando ampiamente i risultati ottenuti con le più evolute indagini di laboratorio. 
I saggi all’interno del catalogo, seguendo il loro ordine di apparizione a stampa, sono innanzitutto quello opportunamente introduttivo della curatrice dell’esposizione, Giulia Silvia Ghia, dal titolo Il senso della mostra; poi l’intenso Riflessioni sull’iconografia dei capolavori esposti di Claudio Strinati, che confuta con sottile acume, mescolato ad un’asprigna punta di “amarezza”, le più scontate letture iconografiche e propone, “seppure in senso lato”, un novello legame tra l’invenzione figurativa caravaggesca del Ragazzo che sbuccia un frutto e quella dell’“amleticamente atteggiato” S. Francesco in meditazione; segue “Il San Francesco in piedi del Caravaggio” nello spoglio tra fonti antiche e moderne di Michele Cuppone (che è anche il curatore della bibliografia in catalogo), in cui viene giustamente rivendicata l’importanza dei librai di piazza Navona e delle antiche guide di Roma, che riservano ancora qualche sorpresa anche per la sterminata bibliografia merisiana, dandoci così conferma di come lo studioso abbia ben meritato i galloni della credibilità scientifica guadagnati anche sul campo della ricerca storico-artistica; “Copiare da altre pitture”. Metodi di copiatura nel Seicento secondo la letteratura artistica e qualche verifica sulle opere di Caravaggio e dei Caravaggeschi è il titolo dello studio approfondito di Maria Beatrice De Ruggieri, una disamina scrupolosa sui differenti metodi di ricopiatura e le tracce che essi hanno lasciato sui dipinti; conclude la serie di saggi quello di Marco Cardinali, ovvero Le copie da Caravaggio tra connoisseurship, critica d’arte e technical art history – su cui aleggia lieve lo spirito di Maurizio Marini –, da segnalare per la lucida meticolosità della ricerca ben condotta e che, nonostante la complessità del tema trattato, coinvolgere il lettore con una suspense incalzante, degna di un bravo giallista epigono di Mikey Spillane [...]

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14 lug 2017

Michele Placido racconterà in tv la storia turbolenta di Caravaggio

Il grande pittore Caravaggio e la sua vita avventurosa raccontati in una serie tv diretta da Michele Placido e Gabriele Mainetti ("Jeeg Robot")


Michele Placido racconterà in tv la storia turbolenta di Caravaggio
La vita turbolenta di Caravaggio, il grande pittore del Seicento, arriva sul piccolo schermo in una serie televisiva diretta da Michele Placido e da Gabriele Mainetti, regista dell'acclamato film "Jeeg Robot". Si tratta di una grande produzione, che in dodici puntate racconterà l'arte e gli eccessi dell'artista, capace di creare opere grandiose e al tempo stesso di inimicarsi i potenti. 
E chi interpreterà il ruolo dell'artista maledetto? «Ci piacerebbe un attore italiano per il ruolo di Caravaggio. Alessandro Borghi per me sarebbe l'ideale», ha dichiarato all'ANSA Michele Placido, che ha da poco ricevuto il prestigioso Premio Believe Stanislavskij al 39° Moscow International Film Festival. Placido ha poi continuato: «Questo progetto prevede per ora solo registi italiani, molto richiesti oggi anche dagli americani dopo il successo di "Romanzo criminale" e quello di Cattleya con "Gomorra"... Caravaggio rappresenta in fondo la trasgressione assoluta di un genio che non poteva sottostare ai canoni di una certa Chiesa e del suo potere ecclesiastico... Era un ribelle che viveva la sua vita d'artista, ma che di notte diventava un trasgressore». Ancora non si sa su quale rete o piattaforma andrà in onda la serie.


11 lug 2017

"Caravaggio il mistero dei doppi e delle copie", di Fabio Isman oggi su Il Messaggero

Oggi, martedì 11 luglio 2017, su Il Messaggero - Cronaca di Roma, Fabio Isman recensisce la mostra Caravaggio nel patrimonio del FEC. Il Doppio e la Copia, fino al 16 luglio presso a Palazzo Barberini





LA MOSTRA
Una piccola ma interessante mostra affronta, a Palazzo Barberini fino al 16 luglio, due tra le maggiori questioni di Caravaggio, il pittore che, più di qualunque altro, è oggi un «feticcio»: i «doppi», cioè le non poche volte in cui l’artista replica se stesso, e le copie più precoci dei suoi capolavori; Merisi non ha mai avuto una bottega, né quindi collaboratori o allievi, quindi, tra queste, molte restano anonime. «Ripete, volutamente, i suoi soggetti più indovinati specialmente da giovane, quando più aveva bisogno di quattrini», spiega Giulia Silvia Ghia, che è la curatrice dell’esposizione; e «in tante sue opere, si avverte una profonda amarezza di fondo», le fa eco Claudio Strinati

COMPARAZIONI 
La mostra celebra i 30 anni del Fondo per gli edifici di Culto del Ministero dell’Interno: si occupa delle chiese frutto delle soppressioni già risorgimentali; «sono circa 830, con decine di migliaia di opera d’arte», dice Angelo Carbone, il prefetto che lo dirige. Ci sono luoghi comela Minerva e Santa Maria del Popolo a Roma; a Firenze, Santa Maria Novella; l’abbazia di Farfa; la Martorana a Palermo; Santa Chiara a Napoli. E proprio dal Fec provengono tre delle quattro opere allineate l’una vicina all’altra, per permetterne le comparazioni: i due «San Francesco in meditazione», di Carpineto Romano e della chiesa romana dei Cappuccini, a via Veneto; la «Flagellazione di Cristo» del museo di Capodimonte, e la copia, sempre napoletana, della chiesa di San Domenico Maggiore, da dove proviene anche la versione originale.
Per l’occasione, sono stati esaminati, anche con qualche sorpresa: a destra della «Flagellazione », in origine Caravaggio aveva pensato, e finito di dipingere, un frate domenicano; perché l’ha sostituito? Una tela di riuso, o qualcosa altro che non sapremo mai? E dei due «San Francesco», la preferenza va da tempo (lo dimostra Rossella Vodret) a quello di Carpineto, saltato fuori nel 1968; però non dal 1908, come si credeva, ma dal 1750 come ha scoperto Michele Cuppone, si credeva l’altro quello «vero». «E la copia anonima della Flagellazione», spiega Giulia Ghia, «è stata eseguita grazie a dei lucidi; quindi, permessa dai proprietari»; avveniva spesso: dava maggiore importanza al dipinto originale. 

NEL MONDO 
Di «doppi» caravaggeschi conosciamo almeno i «San Giovanni» (a Stoccolma e Palazzo Corsini); i «San Giovannino» (Doria Pamphilj e Capitolini: questa è la prima scoperta di Sir Denis Mahon, Anni 50, nell’ufficio dell’allora sindaco di Roma; celiava: «L’unica che ho fatto con i piedi sollevati da terra», era appesa quasi al soffitto); i due «Ragazzo morso dal ramarro» (Fondazione Longhi di Firenze e National Gallery di Londra); i tre «Suonatore di liuto»; le due «Flagellazione» (Cleveland e Vienna); e gli scudi della «Medusa» (Firenze, e raccolta privata: «Recentemente, in Umbria, ne ho vista un’altra», dice Cuppone) [...]


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04 lug 2017

"La pallacorda fra Vaticano, Caravaggio e Quirinale", di Egizio Trombetta



È certo che Caravaggio giocasse, come scriveva il biografo fiammingo Karel van Mander fra il 1600 e il 1601: "quando ha lavorato per un paio di settimane se ne va a spasso se ne va a spasso per un mese o due con lo spadone al fianco e un servo di dietro, e gira da un gioco di palla all’altro, molto incline a duellare e a far baruffe…". Anche altre fonti autorevoli lo confermano, come quella del noto biografo barocco Giovanni Pietro Bellori (Cfr. Vite dei pittori, ed architetti moderni, p. 215 ) "Venuto però a rissa nel gioco di palla a corda con un giovane suo amico, battutosi con le racchette, e prese l’armi, uccise il giovane, restando anch’egli ferito". Poi quella di Sandro Corradini (Cfr. Caravaggio materiali per un processo, pp. 71-72.): "la rissa fu per giuditio dato sopra un fallo, mentre si giocava alla racchetta" Anche nella biografia di Gaspare Celio, di recente individuata da Riccardo Gandolfi troviamo scritto: "Ma pigliandola nel gioco della palla con un certo Ranuccio da Terni, e venendo a costione seco, cagione che ne haveva havuta una racchettata esso Michele, ne restò occiso esso Ranuccio". E’ noto dunque che un incontro di tennis o meglio di pallacorda cambiò per sempre la vita di Michelangelo Merisi a seguito del quale uccise Ranuccio Tomassoni, uomo influente e ben introdotto coi Farnese. Era il pomeriggio del 28 maggio 1606, il pittore lombardo e Ranuccio Tomassoni duellano alla pallacorda, almeno in un primo momento solo con racchetta ma poi l’incontro degenera in rissa. Ma quali sarebbero le motivazioni di questa rissa? Negli ultimi anni sono state ipotizzate varie versioni, ho preferito però far chiarezza interpellando probabilmente lo studioso più autorevole che c’è a riguardo della vita di Caravaggio, Monsignor Sandro Corradini. Da anni dedica moltissime ore ogni settimana negli archivi di stato per far emergere dettagli ancora ignoti a riguardo della vita del pittore milanese. Lo chiamo al telefono e manco a dirlo, si trovava proprio in archivio [...]

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