11 lug 2017

"Caravaggio il mistero dei doppi e delle copie", di Fabio Isman oggi su Il Messaggero

Oggi, martedì 11 luglio 2017, su Il Messaggero - Cronaca di Roma, Fabio Isman recensisce la mostra Caravaggio nel patrimonio del FEC. Il Doppio e la Copia, fino al 16 luglio presso a Palazzo Barberini





LA MOSTRA
Una piccola ma interessante mostra affronta, a Palazzo Barberini fino al 16 luglio, due tra le maggiori questioni di Caravaggio, il pittore che, più di qualunque altro, è oggi un «feticcio»: i «doppi», cioè le non poche volte in cui l’artista replica se stesso, e le copie più precoci dei suoi capolavori; Merisi non ha mai avuto una bottega, né quindi collaboratori o allievi, quindi, tra queste, molte restano anonime. «Ripete, volutamente, i suoi soggetti più indovinati specialmente da giovane, quando più aveva bisogno di quattrini», spiega Giulia Silvia Ghia, che è la curatrice dell’esposizione; e «in tante sue opere, si avverte una profonda amarezza di fondo», le fa eco Claudio Strinati

COMPARAZIONI 
La mostra celebra i 30 anni del Fondo per gli edifici di Culto del Ministero dell’Interno: si occupa delle chiese frutto delle soppressioni già risorgimentali; «sono circa 830, con decine di migliaia di opera d’arte», dice Angelo Carbone, il prefetto che lo dirige. Ci sono luoghi comela Minerva e Santa Maria del Popolo a Roma; a Firenze, Santa Maria Novella; l’abbazia di Farfa; la Martorana a Palermo; Santa Chiara a Napoli. E proprio dal Fec provengono tre delle quattro opere allineate l’una vicina all’altra, per permetterne le comparazioni: i due «San Francesco in meditazione», di Carpineto Romano e della chiesa romana dei Cappuccini, a via Veneto; la «Flagellazione di Cristo» del museo di Capodimonte, e la copia, sempre napoletana, della chiesa di San Domenico Maggiore, da dove proviene anche la versione originale.
Per l’occasione, sono stati esaminati, anche con qualche sorpresa: a destra della «Flagellazione », in origine Caravaggio aveva pensato, e finito di dipingere, un frate domenicano; perché l’ha sostituito? Una tela di riuso, o qualcosa altro che non sapremo mai? E dei due «San Francesco», la preferenza va da tempo (lo dimostra Rossella Vodret) a quello di Carpineto, saltato fuori nel 1968; però non dal 1908, come si credeva, ma dal 1750 come ha scoperto Michele Cuppone, si credeva l’altro quello «vero». «E la copia anonima della Flagellazione», spiega Giulia Ghia, «è stata eseguita grazie a dei lucidi; quindi, permessa dai proprietari»; avveniva spesso: dava maggiore importanza al dipinto originale. 

NEL MONDO 
Di «doppi» caravaggeschi conosciamo almeno i «San Giovanni» (a Stoccolma e Palazzo Corsini); i «San Giovannino» (Doria Pamphilj e Capitolini: questa è la prima scoperta di Sir Denis Mahon, Anni 50, nell’ufficio dell’allora sindaco di Roma; celiava: «L’unica che ho fatto con i piedi sollevati da terra», era appesa quasi al soffitto); i due «Ragazzo morso dal ramarro» (Fondazione Longhi di Firenze e National Gallery di Londra); i tre «Suonatore di liuto»; le due «Flagellazione» (Cleveland e Vienna); e gli scudi della «Medusa» (Firenze, e raccolta privata: «Recentemente, in Umbria, ne ho vista un’altra», dice Cuppone) [...]


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