04 lug 2017

"La pallacorda fra Vaticano, Caravaggio e Quirinale", di Egizio Trombetta



È certo che Caravaggio giocasse, come scriveva il biografo fiammingo Karel van Mander fra il 1600 e il 1601: "quando ha lavorato per un paio di settimane se ne va a spasso se ne va a spasso per un mese o due con lo spadone al fianco e un servo di dietro, e gira da un gioco di palla all’altro, molto incline a duellare e a far baruffe…". Anche altre fonti autorevoli lo confermano, come quella del noto biografo barocco Giovanni Pietro Bellori (Cfr. Vite dei pittori, ed architetti moderni, p. 215 ) "Venuto però a rissa nel gioco di palla a corda con un giovane suo amico, battutosi con le racchette, e prese l’armi, uccise il giovane, restando anch’egli ferito". Poi quella di Sandro Corradini (Cfr. Caravaggio materiali per un processo, pp. 71-72.): "la rissa fu per giuditio dato sopra un fallo, mentre si giocava alla racchetta" Anche nella biografia di Gaspare Celio, di recente individuata da Riccardo Gandolfi troviamo scritto: "Ma pigliandola nel gioco della palla con un certo Ranuccio da Terni, e venendo a costione seco, cagione che ne haveva havuta una racchettata esso Michele, ne restò occiso esso Ranuccio". E’ noto dunque che un incontro di tennis o meglio di pallacorda cambiò per sempre la vita di Michelangelo Merisi a seguito del quale uccise Ranuccio Tomassoni, uomo influente e ben introdotto coi Farnese. Era il pomeriggio del 28 maggio 1606, il pittore lombardo e Ranuccio Tomassoni duellano alla pallacorda, almeno in un primo momento solo con racchetta ma poi l’incontro degenera in rissa. Ma quali sarebbero le motivazioni di questa rissa? Negli ultimi anni sono state ipotizzate varie versioni, ho preferito però far chiarezza interpellando probabilmente lo studioso più autorevole che c’è a riguardo della vita di Caravaggio, Monsignor Sandro Corradini. Da anni dedica moltissime ore ogni settimana negli archivi di stato per far emergere dettagli ancora ignoti a riguardo della vita del pittore milanese. Lo chiamo al telefono e manco a dirlo, si trovava proprio in archivio [...]

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