28 feb 2017

Giornata di studi "Nuova luce sulla natura morta caravaggesca" alla Galleria Borghese




GIORNATA DI STUDI 
Roma, Galleria Borghese, 6 marzo 2017 
ore 15.30 · 19.00 

La Galleria Borghese, nell'ambito della mostra “L'origine della natura morta in Italia. Caravaggio e il Maestro di Hartford” in corso fino al 12 marzo 2017, ha organizzato per lunedì 6 marzo una giornata di studi al fine di approfondire aspetti e problematiche legati al tema della natura morta caravaggesca, dalle sue origini nel contesto romano della fine del Cinquecento fino ai successivi sviluppi nei primi tre decenni del Seicento. 
Il catalogo dell'esposizione, ricco di contributi scientifici dei maggiori esperti sull'argomento, non ha potuto ospitare tutte le novità storico-critiche emerse con la preparazione della mostra. La giornata di studi, coordinata dai curatori di mostra e catalogo Anna Coliva e Davide Dotti, si annuncia pertanto come l'occasione per presentare in anteprima scoperte e novità
Saranno proposte nuove attribuzioni, resi noti i risultati di indagini condotte sui vetri e sulle ceramiche presenti nelle tele del Maestro di Hartford, ipotizzate nuove identificazioni di opere citate nel “sequestro Borghese”. Sarà inoltre l’occasione per avanzare considerazioni inedite sul rapporto tra il Maestro di Hartford e altri pittori di natura morta attivi a Roma tra il primo e il secondo decennio del Seicento, nonché per discutere i risultati delle indagini diagnostiche condotte per la prima volta su varie opere esposte in mostra. 

Gli interventi, della durata di circa trenta minuti ciascuno, saranno tenuti da: 

Giulia Palloni 
Dallo studio anatomico alla vanitas. Dal sequestro della raccolta del Cavalier d’Arpino: due ipotesi identificative 

Alberto Cottino 
Un caso interessante. Il Maestro delle mele rosa tra caravaggismo e vasi a grottesche 

Franco Paliaga 
Considerazioni sul Maestro di Hartford e sul Pensionante del Saraceni 

Silvia Ciappi 
Immagini di vetri nella natura morta del primo Seicento a Roma. Tradizione e novità 

Laura Laureati 
Michelangelo Cerquozzi 

Davide Bussolari 
Risultati delle indagini diagnostiche sulle nature morte caravaggesche Al termine degli interventi è previsto un dibattito aperto al pubblico

Al termine degli interventi è previsto un dibattito aperto al pubblico.
Ingresso libero

27 feb 2017

A lezione con Caravaggio: Alessandro Zuccari parla del Convegno del Primo Marzo all'Università di Roma

"Era tempo di riportare la discussione su Caravaggio a livelli scientifici": le anticipazioni dell'ideatore del Convegno che impegnerà studiosi italiani e internazionali il 1° marzo all'Università di Roma sulla cronologia del primo periodo romano di Caravaggio (di Pietro di Loreto) 




Alessandro Zuccari (Roma, 1956) è Professore Ordinario di Storia dell'Arte Moderna alla Sapienza Università di Roma. Numerose sono le sue pubblicazioni su artisti e movimenti di varie epoche storiche, dal Quattrocento al Settecento. Risale al 2011 il suo ultimo volume su Caravaggio ("Caravaggio controluce" ed Skira) che raccoglie molti degli interventi svolti nel corso del tempo sulla vicenda umana ed artistica del genio lombardo. E' l'ideatore della Giornata di Studio intitolata Sine ira et studio. Per la Cronologia del giovane Caravaggio (estate 1592 - estate 1600) promossa dal Dottorato di Ricerca in Storia dell'arte della Sapienza Università di Roma, con la collaborazione scientifica del Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Roma Tre e della Bibliotheca Hertziana – Max Planck Institut für Kunstgeschichte.

Ha rilasciato per News-Art alcune importanti dichiarazioni in anteprima 

-La prima domanda riguarda le motivazioni del convegno che peraltro appare tutto interno alla dibattutissima questione relativa all'anno in cui Caravaggio approdò a Roma, e la cosa non è di poco conto dal momento che una data piuttosto che un'altra farebbe rivedere anche la cronologia delle opere; tu pensi che il convegno riuscirà a sciogliere questa “vexata quaestio”? 
-R: Innanzitutto va detto che il Convegno nasce come una provocazione che il titolo stesso indica, cioè riportare in sede scientifica la discussione sulla vicenda umana e artistica di Caravaggio che troppo spesso invece ha preso e prende ancora strade poco idonee che non consentono un approccio obiettivo; naturalmente discutere di Caravaggio vuol dire anche affrontare temi di tipo trasversale e la scelta di concentrarci sugli aspetti cronologici risponde alla necessità di dare un taglio unitario alla discussione; questo per un motivo di carattere contingente, vale a dire la constatazione che nelle recenti esposizioni tutta la produzione del primo Caravaggio a Roma si sposta e potremmo dire galleggia tra date le più diverse, con l'ovvio disorientamento dei non addetti ai lavori; inoltre, affrontare questo tema della prima fase romana dell'artista vuol dire necessariamente entrare anche nel merito di un determinato ambiente, dei vari contatti e delle proposte culturali che Caravaggio recepisce e riformula in una maniera del tutto originale. 

-Da questo punto di vista che importanza può assumere, nel tentativo appunto di delineare le tappe della sua prima produzione e della sua affermazione, il rilievo – già noto, ma da ultimo ripreso e approfondito dal compianto Giorgio Leone in una recente pubblicazione – relativo alla immagine della Vergine che – secondo le indagini diagnostiche – compare sotto la Buona Ventura dei Musei Capitolini? Questo non porterebbe a confortare la tesi dell'arrivo a Roma del Merisi a ridosso del 1596 e non prima? 
-R: E' vero che le indagini diagnostiche svolte recentemente hanno consentito di individuare il soggetto che era stato dipinto sotto la Buona Ventura e che certamente raffigura una Madonna col Bambino dormiente davanti, rappresentata probabilmente come la ‘sposa' del “Cantico dei cantici” come alcune stampe, che io stesso avevo individuato tempo fa, documentano con tanto di citazione dal “Cantico” stesso e che in ogni caso corrispondono al tipo di produzione iconografica possiamo dire seriale tipica della bottega di Lorenzo Carli, il modesto pittore noto come “Il siciliano” presso il quale Caravaggio inizialmente lavorò. Tuttavia questo non vuol dire necessariamente che la stesura di questa immagine sottostante la Buona Ventura sia stata opera di Caravaggio; certamente è un'ipotesi molto interessante ma sulla quale è necessario discutere ed approfondire e mettere a confronto le varie opinioni. L'idea della presenza dell'artista a Roma a ridosso del 1596 è legata come si sa al rinvenimento di documenti di grande importanza che testimoniano il rapporto del Caravaggio con Lorenzo Siciliano al tempo della Quaresima del '96, che evidentemente era iniziato in precedenza. Questo però non implica che quel dipinto sottostante sia stato realizzato in quell'anno; si tratta di dati interessanti che certo aiutano a ricomporre una successione cronologica e, per ritornare al significato del Convegno, inevitabilmente, come dicevo, intrecciano vari livelli di lettura. In particolare, quello biografico, quello dei rapporti con la bottega e i committenti, quello iconografico e, perché no?, quelli stilistici, ed è questo a mio parere il punto fondamentale della discussione attraverso cui si dovrebbe riuscire a creare una sorta di consenso o quanto meno dei punti fermi dai quali partire per cercare di ricostruire una base comune. Non si riuscirà a creare una unanimità? E' probabile, ma non è questo lo scopo e però quanto meno credo di potrà realizzare un vero momento di chiarificazione, interrompendo in modo chiaro una deriva di letture caravaggesche fuori da ogni traccia di scientificità. 

-Puoi anticipare qualcosa a questo riguardo? In particolare sulle novità, che si annunciano piuttosto importanti e di notevole rilievo, riguardanti la biografia di Gaspare Celio finora inedita? 
-R: Posso solo dire che Riccardo Gandolfi ha recuperato il manoscritto autografo delle Vite dei Pittori scritte da Gaspare Celio: un documento importante, che ci mette di fronte ad una datazione precisa e che presenta alcuni elementi biografici inerenti Caravaggio che definirei asciutti ma di estrema chiarezza e non pienamente in accordo con le altre fonti, e che dunque certamente meritano un attento esame. 

-Non puoi anticipare altro per il lettori di News-Art? 
-R: Cosa posso anticipare che però non danneggi l'intervento del relatore? Posso solo rilevare che Gaspare Celio è la fonte di Bellori e che le novità riguardano Caravaggio molto giovane, nel periodo lombardo, milanese, diciamo così, ed investono la delicata e mai completamente chiarita fino ad oggi questione del primo omicidio; insomma, diciamo che Celio è la prima fonte inedita al riguardo e possiamo riassumere che siamo di fronte ad una sorta di nuovo testimone oculare.

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18 feb 2017

Recensione di "Da Caravaggio. Il San Giovanni Battista Costa e le sue copie. Atti della giornata di studio", di Michele Cuppone


Escono nel giro di un anno, grazie anche a una veste editoriale snella in forma di fascicolo, gli atti della giornata di studio tenutasi a Empoli l’11 aprile 2015, i cui lavori furono aperti da Mina Gregori e presieduti da Bruno Santi e che vide la partecipazione di specialisti e studiosi di respiro internazionale. Da Caravaggio. Il San Giovanni Battista Costa e le sue copie prendeva le mosse dal restauro della copia, custodita presso la chiesa di S. Stefano degli Agostiniani, dell’omonimo quadro caravaggesco del Nelson-Atkins Museum di Kansas City. Ma appunto, illustrate le novità storico-documentarie e tecnico-diagnostiche sulla versione concittadina, si ricollegava all’originale e alle altre copie note, purtroppo non tutte di facile fruizione e studiate come ora quella in oggetto, per estendere lo sguardo su altri aspetti di particolari interesse e fascino. Gli atti, vedremo meglio, si sono arricchiti di un ulteriore contributo rispetto ai già molteplici contenuti del simposio: se molto sapevamo o pensavamo di sapere del prototipo merisiano, questa pubblicazione riserva sorprese anche su di esso
Non possiamo non condividere l’opinione diffusa, con cui apre Nicole R. Myers, secondo cui il Battista Costa è il Caravaggio di qualità più elevata, per non dire il più bello, tra quelli conservati in America. In una lussureggiante vegetazione che è una convenzionale trasfigurazione del deserto in cui predicò il santo, non priva di valenze simboliche anche per la presenza del verbasco, fa bella mostra di sé, riparato sotto una quercia, un prestante e scapigliato ragazzotto dallo sguardo più torvo che meditativo, che Merisi ha ammantato di porpora e pelle animale aggiungendovi poi una croce di canne, il tutto bastevole a dare la parvenza di un giovane Battista a quello che altrimenti potrebbe apparire il vivace e originale ritratto di un suo conoscente. Quanto ci tenesse Ottavio Costa ai tre quadri del milanese in suo possesso, lo sappiamo bene dalle disposizioni testamentarie in cui raccomandava agli eredi di non alienarne nessuno, specie la Giuditta (il terzo è il San Francesco di Hartford). Eppure fu lo stesso, geloso banchiere a permettere che ne venissero tratte precocemente delle copie; per lo meno ciò accadde con il San Francesco da cui si ricavò la copia ora ai Musei Civici di Udine, e con il San Giovanni destinato all’omonimo oratorio della natia Conscente ma che, proprio per il suo valore tanto estetico quanto certamente affettivo, Ottavio decise di tenere per sé e sostituire con una copia, attualmente al Museo Diocesano di Albenga. 
Non è dato sapere in quali occasioni furono realizzate le altre versioni che, ricordiamo, sono quella di Capodimonte in cui Roberto Longhi inizialmente ravvisò l’originale, prima che questo fosse individuato in Inghilterra, e, molto meno note (così anche per alcuni relatori del convegno), una in collezione Kenmore a San Francisco e da ultimo una passata in asta presso Sotheby’s a Londra nel 2010. E poi naturalmente questa di Empoli su cui ci si sofferma negli atti [...]

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15 feb 2017

Giornata di studio sulla "Giuditta" di Tolosa: comunicato stampa e relazione di Keith Christiansen



Si è tenuta alla Pinacoteca di Brera lunedì 6 febbraio una giornata di studi dedicata a Caravaggio, autore al centro del Terzo Dialogo “Attorno a Caravaggio” svoltosi nel museo dal 10 novembre 2016 al 5 febbraio 2017. Un dialogo che ha visto “La Cena in Emmaus” del maestro Michelangelo Merisi a confronto con altri cinque dipinti con attribuzioni a Caravaggio variamente accolte, contestate o assegnate ad altri pittori suoi contemporanei: tra questi tre opere di Louis Finson e il dipinto Giuditta e Oloferne recentemente individuato a Tolosa, attribuito a Caravaggio e molto discusso dalla critica
All’incontro hanno partecipato un gruppo di specialisti e di conservatori nazionali e internazionali riunitosi in mattinata per la presentazione di alcune relazioni e nel pomeriggio, davanti alle opere, per uno scambio di idee e opinioni basate sulla comparazione tra la tela di Tolosa e la copia già nota che si conserva a Napoli nella raccolta Intesa Sanpaolo esposta a Palazzo Zevallos. 
Come ha ribadito il direttore James Bradburne, il dialogo e la giornata di studi – quest’ultima annunciata alla stampa sin da novembre – portano avanti l’idea di un museo vivo: “un museo che sia anche un laboratorio per fare nuove scoperte, a prescindere il risultato raggiunto. Un museo che crei le condizioni e le opportunità per la conoscenza, con gli esperti che poi fanno le scoperte scientifiche”. 
I risultati del dibattito e dell’esame delle opere, contenuti nella relazione di Keith Christiansen, hanno potuto tracciare nuove ipotesi sul quadro di Tolosa, possibili proprio mettendo a confronto idee e opinioni diverse e grazie a una conoscenza diretta e approfondita del dipinto, decisiva anche per l’identificazione del suo ‘vero’ autore.
(Fonte: comunicato stampa)

link e rassegna stampa:

(di Carole Blumenfeld, Le Journal des Arts, 15/2/2017)

(di Pierluigi Panza, Il Corriere della Sera, 16/2/2017)


09 feb 2017

Giornata di studi "Sine ira et studio. Per la cronologia del giovane Caravaggio: estate 1592-estate 1600", l'1 marzo a Roma



Sine ira et studioPer la cronologia del giovane Caravaggio: estate 1592 - estate 1600. Opinioni a confronto 

Roma, 1 marzo 2017 ore 9
Città Universitaria, Piazzale Aldo Moro, 5 
Aula magna del Rettorato e Aula I della Facoltà di Lettere e Filosofia




La giornata di studi mette a centro le più recenti acquisizioni sulla cronologia del giovane Caravaggio, dal Mondafrutto degli esordi romani ricondotto all’ambito dell’Accademia degli Insensati, alla Natività di Palermo riposizionata nel 1600, dando comunque spazio a più voci. 
Su tutto, forse merita maggiore attenzione la ritrovata biografia di Gaspare Celio, autore attendibilissimo per le opere a lui contemporanee, delle quali però sono taciute quelle che gli erano meno congeniali: non è ricordato quasi nessuno dei caravaggeschi e lo stesso Caravaggio; o perlomeno così si credeva finora.
Non meno importanti sono poi gli interventi di carattere metodologico su documenti e fonti, affidati a professionisti di tale ambito specifico.
Infine, sempre sul fronte cronologico, si segnalano le ricerche che portano a slegare il primo San Matteo e l'angelo dal documento di commissione del 1602 (da riferire piuttosto alla seconda versione) e, per contro, a legare a un documento Costa di quello stesso anno la Giuditta e Oloferne, come avvalorato da recenti e indipendenti studi.
L'evento è promosso dal Dottorato di ricerca in Storia dell’arte della Sapienza Università di Roma con la collaborazione del Dipartimento di Studi umanistici dell’Università di Roma Tre e della Bibliotheca Hertziana – Max Planck Institut für Kunstgeschichte. Moderano Sybille Ebert-SchiffererSebastian Schütze, Claudio Strinati e Alessandro Zuccari.
Relatori: Michele Di Sivo, Riccardo Gandolfi, Giacomo Berra, Lothar Sickel, Orietta Verdi, Laura Teza, Rossella Vodret, Alessandro Zuccari, Massimo Moretti, Stefania Macioce, Francesca Cappelletti, Maria Cristina Terzaghi, Gianni PapiSybille Ebert-Schifferer, Francesca Curti.


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07 feb 2017

"Il barocco napoletano conquista la Germania", recensione di Riccardo Lattuada della mostra al Museo di Wiesbaden


Ci vorrà un po' di tempo per metabolizzare i contenuti specifici delle 576 pagine di catalogo della mostra Caravaggios Herben, Barock in Neapel, aperta fino al 12 febbraio nel Museo di Wiesbaden, curata da Peter Forster, Elisabeth Oy-Marra, Heiko Damm, e corredata da un gran numero di sezioni e saggi specifici. Un fatto, però, non è in discussione: si tratta del più vasto e articolato sforzo negli ultimi quindici anni di restituire la civiltà artistica napoletana in quelli che furono due dei suoi tre secoli di maggior splendore, e cioè il Sei e il Settecento. Ed è uno sforzo interamente concepito e progettato fuori di Napoli, e - con poche eccezioni - da un'équipe non italiana, ma prevalentemente tedesca. La mostra di Wiesbaden ripete in buona parte e attualizza con buon equilibrio l'impianto del progetto sulla mostra del Seicento napoletano a Capodimonte (1984-85), e cioè di quello che - a prescindere dall'avanzamento successivo degli studi specifici - è stato il vero lascito di Raffaello Causa alla attuale visione storiografica sul Barocco del Meridione continentale d'Italia. 
Ben 14 saggi in catalogo vanno dallo sviluppo urbano della città alla rivolta di Masaniello del 1647, al passaggio di Caravaggio; e si prosegue con la transizione dalla tarda Maniera al Caravaggismo per poi andare ai due grandi protagonisti/rivali emiliani della decorazione barocca, Domenichino e Lanfranco, andando avanti con Jusepe de Ribera, Salvator Rosa e Francesco Solimena; e con i disegni e le nature morte. Molto ci sarebbe da discutere su questa struttura, che poggia su un perno robusto nella parte dedicata alla prima metà del Seicento per indebolirsi sempre più, e addirittura quasi scomparire in quelle successive, scontando in ciò il gap di studi che ancora caratterizza la conoscenza dei percorsi dei molti artisti anche gli stessi scultori e architetti - che si posizionarono a Napoli al di fuori della triade aurea di Mattia Preti, Luca Giordano e Francesco Solimena. Dunque si ricade in una visione per la quale sotto le insegne della koinè di Caravaggio sempre buona a fini di marketing - ricadono anche personalità artistiche come Francesco Solimena, Paolo de Matteis e persino Gennaro Greco e Francesco de Mura (morto nel 1782!). Artisti che con Caravaggio, con la sua tradizione e il suo seguito non ebbero mai alcun rapporto
Si sa che le categorie storiografiche sono come grandi scatole in cui si tende a mettere molte cose accomunate da caratteri che in una certa fase appaiono unificanti; e si sa che non di rado accade che qualche decennio dopo sia necessario tirare di nuovo tutto fuori e rassettare non solo i caratteri, ma anche la periodizzazione, etc.; tutte cose che, per la verità, in Italia sono anche state pensate e scritte negli ultimi vent'anni anche in grandi mostre in cui non c'era solo il puro accumulo di materiali, per pregevoli che fossero (per la verità a Napoli non è mancato neanche questo tipo di esposizioni). In ciò il telaio della mostra di Wiesbaden non appare esattamente roccioso, a prescindere dalla qualità dei singoli apporti. 
La forza della rassegna è invece nelle 212 opere in esposizione, perlopiù dipinti e disegni provenienti da collezioni principalmente mitteleuropee e tedesche, ma anche da non pochi musei e collezioni internazionali. Qui e là ci si imbatte in attribuzioni discutibili ma resta una magnifica parata, che un pubblico non specializzato non ha mai visto in Italia, specie i disegni. Una bella mano l'ha data Capodimonte con ben 20 dipinti, altri 2 provengono dal Museo di San Martino, ma a Wiesbaden non hanno allestito una mostra di giro, e chi può faccia un salto in Germania; ne vale ampiamente la pena.

Fonte: Il Mattino


03 feb 2017

"La conversione di un cavallo": 23 Tableaux Vivants dalle opere di Michelangelo Merisi detto Caravaggio - Museo Diocesano di Napoli

Torna in un nuovo allestimento al Museo Diocesano di Napoli il suggestivo spettacolo di Ludovica Rambelli composto da "tableaux vivants" dei quadri di Caravaggio.

Lo spettacolo si terrà due domeniche al mese, alle ore 10:30, 11:30 e 12:30 nelle seguenti date:  8 e 22 Gennaio / 5 e 19 Febbraio / 5 e 19 Marzo / 2 e 23 Aprile / 7 e 21 Maggio / 4 e 18 Giugno / 2 e 16 Luglio - A questo link è possibile acquistare i biglietti

Regia: Ludovica Rambelli, aiuto regia: Dora De Maio, in scena: Serena Ferone, Andrea Fersula, Ivano Ilardi, Chiara Kija, Laura Lisanti, Antonella Mauro, Paolo Salvatore, Claudio Pisani

"La conversione di un cavallo" è un lavoro di estrema semplicità e insieme di grande impatto emotivo costruito con la tecnica dei tableaux vivants: sotto gli occhi degli spettatori si compongono 21 tele di Caravaggio realizzate con i corpi degli attori e l’ausilio di oggetti di uso comune e stoffe drappeggiate. Un solo taglio di luce illumina la scena come riquadrata in una immaginaria cornice, i cambi sono tutti a vista, ritmicamente scanditi dalle musiche di Mozart, Bach, Vivaldi, Sibelius.

Questo lavoro nasce nel 2006, per un progetto didattico della Facoltà di Architettura Luigi Vanvitelli: dopo il primo esito fu chiara la sua forza scenica, e da allora ha visto molte e diverse forme. È stato ospite del Museo di Capodimonte in più di un occasione, del Maggio dei Monumenti per le edizioni del 2008, 2009, 2010, 2011 e in giro per l’Italia in musei, gallerie, piazze, sacrati conservando sempre la sua suggestione, e la sua magia per un pubblico tanto più attento e complice, quando non avvertito della epifania di un lavoro semplice, rigoroso, artigianale.

Nel 2008 è stato anche realizzato un video dello spettacolo a cura di Massimo D'Alessandro che ha partecipato a numerose manifestazioni culturali e festival di video arte ottenendo ottimi risultati di critica e pubblico. E' possibile visualizzare un trailer del video del 2008 cliccando qui


Thyssen-Bornemisza, futuro incerto per la collezione della baronessa Cervera



Forse la ricchezza è fonte di infelicità, come sosteneva Seneca. La preoccupazione maggiore del barone Hans Heindrich von Thyssen-Bornemisza (1921-2002), poco prima della sua scomparsa, era quella di evitare che i conflitti tra gli eredi portassero alla dispersione della sua formidabile collezione d'arte. Per questo, l'accordo trovato con il governo spagnolo nel 1993 per l'acquisizione di 800 opere per la “cifra di favore” di 350 milioni di dollari da destinare a Palacio Villahermosa, sede del nascente omonimo Museo Thyssen-Bornemisza, nel centro di Madrid, a due passi dal Museo del Prado, sembrava aver messo al sicuro da inevitabili smembramenti una collezione stimata all'epoca da Sotheby's 2 miliardi di dollari. Oggi, solamente il ritratto di Caravaggio della cortigiana Fillide Melandroni nelle vesti di Santa Caterina d'Alessandria, dono del pittore alla bella prostituta, varrebbe oltre 100 milioni di euro.
Nel 2004, altre 200 opere d'arte, ereditate dalla quinta moglie del barone, Carmen Cervera Thyssen-Bornemisza, entrarono a Palacio Villahermosa a seguito di un loan agreement firmato con il Ministero spagnolo della Educazione, della Cultura e dello Sport, ad integrazione della già stupefacente raccolta permanente.
La baronessa iniziò a concedere in prestito parte della sua collezione al Museo Thyssen-Bornemisza a partire dal 1999, con un contratto di prestito a lungo termine della durata di 11 anni, alla scadenza del quale propose allo Stato di acquistare la raccolta, ma non se ne fece nulla. Da allora il prestito si è rinnovato di anno in anno sino ad oggi, o meglio sino al 30 gennaio scorso, data esatta della scadenza dei termini di rinnovo. L'intesa tra la collezionista, che ora richiede clausole contrattuali più flessibili in caso prestito o di vendita delle opere, e il Ministero, non è stata ancora raggiunta [...]

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L'"incoronazione di spine" ora a Vicenza torna a Prato?

Dopo aver acquisito la Cassa di risparmio di Prato, la Banca Popolare di Vicenza si “dimenticò” di restituire tre capolavori portati in Veneto per una mostra. Ora la firma dell’accordo per la restituzione


Ultimamente quando si parla di banche i termini che corrono sono sempre più cose come bail-in, crediti deteriorati o fondi di risoluzione? Beh, in qualche caso capita che si dibatta di Tonalismo veneto, Rinascimento, Barocco. Succede sull’asse Vicenza-Prato, e ad essere coinvolte sono per l’appunto due banche, la Banca Popolare di Vicenza e la Cassa di risparmio di Prato: quest’ultima acquisita nei primi Anni Zero dall’istituto vicentino, che ne aveva rilevato sportelli, passività, attività e beni. E qui nasce la diatriba artistica: perché fra questi beni c’erano anche capolavori assoluti come il Crocifisso con cimitero ebraico di Giovanni Bellini, la Coronazione di Cristo di Caravaggio e la Madonna con Bambino di Filippo Lippi. 

UN BRACCIO DI FERRO DURATO SEI ANNI 
Nel 2011, ai tempi della presidenza di Gianni Zonin, i tre dipinti erano stati trasferiti a Vicenza in occasione della mostra Capolavori sacri e profani: ma poi la nuova proprietà si era “dimenticata” di rispedirli a Prato, nella prestigiosa sede di Palazzo degli Alberti già sede della banca di Prato, dove normalmente erano esposti assieme ad altri grandi dipinti su tavola del ‘400 e ‘500, oltre a opere di scuola toscana del ‘600. Da lì ha avuto inizio un braccio di ferro durato sei anni alimentato anche da amministratori e politici, con interpellanze ed appelli pubblici, come quello all’allora ministro Massimo Bray. Ora giunge la firma dell’accordo: con l’impegno a "riportare le opere a Prato, non appena ciò dovesse diventare possibile in considerazione dei vincoli normativi”. I pratesi si quieteranno? 

Fonte: Artribune

02 feb 2017

Caravaggio, a Sansepolcro il "Ragazzo morso da un ramarro", in mostra dall'11 febbraio al 4 giugno

L'opera, proveniente dalla Fondazione Roberto Longhi, sarà esposta dall'11 febbraio al 4 giugno in occasione di una mostra dedicata al grande storico dell'arte


È uno dei dipinti più famosi e celebrati di Caravaggio. Il Ragazzo morso da un ramarro, conservato presso la Fondazione Roberto Longhi di Firenze, è in partenza per Sansepolcro (Arezzo), dove sarà esposto dall'11 febbraio al 4 giugno in occasione della mostra "Nel segno di Roberto Longhi. Piero della Francesca e Caravaggio", curata da Maria Cristina Bandera e dedicata al grande storico dell'arte scomparso nel 1970. 
L'iniziativa, ospitata presso il Museo Civico e organizzata da Civita, fa seguito al ritorno a Sansepolcro della Madonna della Misericordia, parte centrale del Polittico di Piero oggetto di un discusso prestito a Milano durante le passate festività natalizie, e presenta un inedito accostamento fra i due grandi maestri "che a prima vista - riconosce l'amministrazione biturgense, promotrice dell'esposizione - potrebbe sembrare azzardato. Eppure, le motivazioni emergono se si guardano i due artisti, tra loro così lontani e diversi, nel segno di Roberto Longhi. Entrambi, infatti, furono studiati e riscoperti dallo storico dell'arte già a partire dai suoi anni formativi". 
Del Caravaggio, in particolare, Longhi fu scopritore moderno, lucido studioso e collezionista, tanto da acquisire intorno al 1928, il Ragazzo morso da un ramarro. La tela, dipinta verso il 1595, è certamente uno dei più significativi capolavori giovanili dell'artista, che con i suoi dettagli di natura morta e straordinari effetti di luce coglie, quasi come in un'istantanea fotografica, il momento un cui il giovane si ritrae improvvisamente per il morso dell'animale. Su Piero della Francesca Longhi scrisse invece, nel 1927, una monografia tuttora imprescindibile, anticipata dal saggio del 1914 Piero dei Franceschi e lo sviluppo della pittura veneziana, che inquadrava il pittore non solo nella sua "ascendenza" fiorentina, ma anche e soprattutto nella sua "discendenza" veneziana, quella di Antonello da Messina e di Giovanni Bellini. Ecco allora, in un'ideale apertura della mostra, proprio il Polittico della Misericordia, mentre la tavola di Ercole de’ Roberti Ritratto di giovane, proveniente da una collezione privata, suggerirà la "discendenza, per quanto evoluta e ormai incrociata di veneto", del profilo del giovane da quelli di Piero, come riconobbe Longhi nel volume Officina ferrarese del 1934. Accanto al Caravaggio, alla tavola di de' Roberti e al Polittico saranno poi esposti documenti provenienti dall'archivio, dalla biblioteca e dalla fototeca della Fondazione Longhi. Il catalogo della mostra, edito da Marsilio, comprenderà saggi di Maria Cristina Bandera e di Mina Gregori e un'antologia di brani di Roberto Longhi sulle opere esposte.