Il blog CARAVAGGIO400, fondato nel 2009 da Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico in occasione del quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ha l'intenzione di attivare e creare un punto di approfondimento e discussione sull'opera di uno dei più grandi maestri della pittura seicentesca di cui far conoscere principalmente la sua opera e la sua arte ancor più che la sua vita e biografia, su cui troppo spesso si è concentrata l'attenzione dei media trascurando l'innovazione e il genio del grande pittore. Invitiamo tutti gli studiosi, appassionati e chiunque voglia dare un suo contributo ad inserire commenti e inviare segnalazioni a questo blog.

31 mar 2018

"Il 'Caravaggio della Mafia' non è stato distrutto", ora in versione integrale in italiano, di Carole Blumenfeld e Michele Cuppone


La confessione di un pentito di Cosa nostra davanti alla commissione parlamentare antimafia conduce sulla pista del Caravaggio rubato. L'articolo, contenente informazioni inedite, apriva il numero 1 di "The Art Newspaper Daily" ed è stato ripubblicato poi su “The Art Newspaper Russia”. Per la prima volta, viene ora riprodotto integralmente in italiano da “About Art online”.

La prima pagina de "L'Ora" di lunedì 20 ottobre 1969, dedicata al furto della Natività









Nella notte tra venerdì 17 e sabato 18 ottobre 1969, sparisce la Natività con i santi Lorenzo e Francesco, una tela di Caravaggio di circa 3 metri di altezza per 2 di larghezza conservata nell'Oratorio di San Lorenzo a Palermo. Da allora "il Caravaggio della mafia", una delle opere più ricercate al mondo assieme al Picasso di Rio de Janeiro, ha fatto versare fiumi di inchiostro. Leonardo Sciascia, d’altronde, ha dedicato al soggetto il suo libro postumo Una storia semplice (1989). Per alcuni la tela sarebbe stata mangiata dai topi dopo essere stata lasciata negligentemente in un granaio. Per altri, sarebbe stata fatta a pezzi ... Il giornalista britannico Peter Watson, autore del libro The Caravaggio Conspiracy (1984), racconta peraltro che aveva ottenuto un appuntamento con un mercante per esaminare il quadro, ma che il terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980 avrebbe sconvolto i suoi programmi … Tra collaboratori di giustizia e scrittori, tutti hanno voluto dare la propria versione
La speranza di ritrovare un giorno il Caravaggio era in parte affievolita quando Francesco Marino Mannoia aveva dichiarato il 5 novembre 1996, durante il processo al senatore Giulio Andreotti, di aver egli stesso partecipato al furto e distrutto il quadro che aveva considerevolmente danneggiato, avendo ben poca dimestichezza nel maneggiare le opere d’arte! 
Cinque decenni dopo i fatti, Mannoia, sempre sotto arresto, ha dichiarato di aver inventato di sana pianta questo racconto. Un colpo di scena che segue un altro, altrettanto importante. Un pentito di Cosa nostra, un certo Gaetano Grado, oggi settantenne, membro della famiglia di Santa Maria di Gesù, è stato interrogato dalla commissione parlamentare antimafia – una commissione dai poteri giudiziari – e ha descritto con precisione le circostanze in cui fu coinvolto nell'affare. La sua testimonianza è considerata particolarmente attendibile, poiché da quando ha deciso di collaborare con la giustizia, si dimostra molto loquace e un certo numero di informazioni si sono rivelate esatte, dalle più sordide alle più rivoltanti, come gli investimenti della mafia nelle imprese di Silvio Berlusconi
Secondo Grado, appena la sparizione del quadro fu annunciata dalla stampa, lunedì 20 ottobre, i vertici di Cosa nostra l'avrebbero incaricato di mettere le mani sulla tela. In meno di una settimana, particolare inedito, egli ritrovò i quattro ladri – una nuova informazione pubblicata qui poiché si parla spesso di due ladruncoli –, dei teppistelli locali che sono stati ora tutti identificati e interrogati cinque decenni dopo i fatti. La Natività fu consegnata prima a Stefano Bontade, poi a Gaetano Badalamenti. A partire dalla fine del mese di ottobre 1969, Cosa nostra si diede da fare per cercare un acquirente e a negoziare il prezzo. Il quadro trovò una persona interessata in Svizzera, o quanto meno grazie a un intermediario svizzero. Grado ha appena descritto nel minimo dettaglio alla commissione antimafia l’incontro con un mercante elvetico il cui nome gli sfugge – ammesso che l’abbia mai saputo –, ma di cui avrebbe riconosciuto il ritratto, un individuo morto da tempo. Il quadro avrebbe seguito il canale abituale utilizzato dalla mafia per le sue operazioni illecite in direzione della Confederazione elvetica. Così, sei mesi dopo il furto, il Caravaggio, venduto, lasciò "integro" la Sicilia [...]

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"L'ultimo Caravaggio: a Milano una mostra spettacolare e provocatoria che mette Caravaggio all'angolo", di Federico Giannini

Recensione della mostra 'L'ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri' a Milano, Gallerie d'Italia di piazza Scala, dal 30 novembre 2017 all'8 aprile 2018


Non si commetta l’errore di farsi trarre in inganno dal titolo: la mostra L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri non solo ha poco a che fare col grande Michelangelo Merisi (Milano, 1571 - Porto Ercole, 1610), ma addirittura si domanda, come sostanziale premessa, se sia possibile delineare una storia dell’arte del Seicento che prescinda da Caravaggio. In altri termini: fin dove si spinse l’influenza di Caravaggio sull’arte del diciassettesimo secolo? Si possono trovare aree rimaste impermeabili alle sconvolgenti novità introdotte dal genio lombardo? Per rispondere a queste domande, l’esposizione curata da Alessandro Morandotti, e allestita presso le Gallerie d’Italia di piazza Scala a Milano, prende le mosse dall’ultimo dipinto di Caravaggio, il Martirio di sant’Orsola, eseguito a Napoli per un committente di Genova, e seguendo le tracce lasciate da questa estrema prova dell’artista nato a Milano, parte per un interessante viaggio che porta il visitatore dapprima all’ombra del Vesuvio e quindi sulle sponde del mar Ligure al fine di ripercorrere gli spunti caravaggeschi a Napoli e Genova e per analizzare fino a che segno affascinarono gli artisti locali, e se viceversa ce ne furono altri restii ad accoglierli. La storia dell’arte italiana s’intreccia dunque con la storia dell’arte locale e non solo, dacché la mostra (che, occorre sottolinearlo, si concentra per la più parte sulla situazione genovese che su quella napoletana, cui è dedicata soltanto una sezione: Genova è invece presente in tutto il percorso), focalizzando la propria attenzione anche sulle vicende della collezione Doria, entra contemporaneamente nella storia del gusto e nella storia del collezionismo
Sussistono dunque tutti i presupposti per un’esposizione dal taglio originale, che osserva la storia dell’arte del Seicento con la lente d’ingrandimento, e che certo è molto più genovese che milanese, per quanto tra gli obiettivi figuri anche quello (ottimamente raggiunto) d’analizzare i legami che Milano intrattenne con Genova nel trentennio che la mostra prende in esame, ovvero quello che va dall’anno della scomparsa di Caravaggio, il 1610, fino al 1640, anno in cui, scrive Morandotti nel catalogo, il capoluogo ligure conobbe una “fiammata caravaggesca che investe la città a partire dalle stanze di Palazzo Spinola”: questo perché proprio nel 1640 giunsero a Genova tre capolavori di Matthias Stomer (Amersfoort?, 1600 circa - Sicilia?, dopo il 1650), che secondo il curatore “scuotono la città degli artisti come il quadro di Caravaggio non era riuscito a fare”. È vero che l’eco del Martirio di sant’Orsola, opera destinata alla collezione genovese di Marco Antonio Doria (Genova, 1572 - 1651), passò pressoché inavvertita, ma è altrettanto vero che Genova conobbe una certa diffusione del caravaggismo, cui giovarono la presenza stessa di Caravaggio in città nell’estate del 1605, oltre all’arrivo di alcuni importanti artisti influenzati dalla sua lezione, tra i quali Orazio Gentileschi, Simon Vouet [...]

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30 mar 2018

La "Natività" del Caravaggio si trova forse in Giappone? Parla il comandante del reparto "Tutela Patrimonio Culturale"

Nuovi particolari sul furto della Natività di Caravaggio: sarebbe stata venduta nei Paesi dell'Est asiatico



Secondo quanto affermato dal tenente colonnello Nicola Candido, Comandante del reparto operativo Carabinieri "Tutela Patrimonio Culturale", nel corso di un'intervista rilasciata a TVSvizzera.it, la Natività di Palermo del Caravaggio sarebbe stata "commercializzata forse anche in Giappone ... Paesi dell'Est asiatico"
Questo è quanto di particolarmente inedito emerge dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia (Gaetano Grado?), fra quelli recentemente interrogati a tal proposito. "Le investigazioni hanno subito recentemente una sorta di accelerazione, dovuta anche all'impulso che è stato dato dalla Commissione parlamentare antimafia" – come riconosce il tenente colonnello Candido, il quale aggiunge che "sono stati fatti ulteriori approfondimenti in Italia e all'estero".
A quanto pare "un commerciante di origine svizzera (...) sarebbe appunto venuto, all'epoca dei fatti o immediatamente dopo, in Italia, in Sicilia, per trattare l'acquisto della tela". Della tela, peraltro, "non si è in grado di poter affermare in che condizioni sia, però la versione che ci viene fornita, in relazione appunto al commerciante svizzero, è [che] sarebbe stata, a seguito appunto dell'acquisto, frazionata in più parti".

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24 mar 2018

Come riconoscere Caravaggio? ‘Questa’ diagnostica non basta più! Il parere di Roberta Lapucci

Nuova intervista su About Art online a studiosi caravaggisti, parla Roberta Lapucci


-La prima domanda che vorrei porti riguarda questo sviluppo molto rilevante che stanno prendendo le indagini diagnostiche nella lettura delle opere caravaggesche, di cui ultimo importante esempio è l’esposizione che ha chiuso recentemente i battenti a Palazzo Reale Dentro Caravaggio, ideata e curata da Rossella Vodret; certamente hai visto la mostra e letto il catalogo, dunque cosa ne pensi? 
R: Prima di risponderti vorrei se mi consenti fare una veloce cronistoria riguardo alle mostre e alla diagnostica, perché in verità già dopo la prima famosa esposizione del 1951, anch’essa tenutasi com’è noto a Milano a Palazzo Reale, si era arrivati ad una impasse che spinse Roberto Longhi a porre il problema di analizzare le incisioni come metodo complementare per iniziare a riconoscere le opere di Caravaggio. Il passaggio successivo, certamente quello più importante se non vogliamo considerare le analisi che si venivano conducendo su singole opere, come ad esempio nel caso delle tele di San Luigi dei Francesi o della Medusa degli Uffizi, fu l’esposizione The Age of Caravaggio (Caravaggio e il suo tempo), che si svolse nel 1985 tra Napoli e New York, e che è stata fondamentale per far prendere coscienza del fatto che si dovesse valorizzare anche la lettura ‘tecnica’ nello studio dei dipinti del Merisi; partendo da lì, in effetti, Maurizio Marini e Mia Cinotti – due fra i più grandi esegeti dell’opera del genio milanese oggi scompars – iniziarono ad inserire delle cospicue parti dedicate al restauro nelle loro monografie; ecco quindi che i primi anni ’80 sono stati decisivi, davvero uno snodo basilare per virare verso un approccio compendiario dalla diagnostica allo stile e all’iconografia, e non a caso le indagini diagnostiche furono inserite anche nella mostra. E, se posso dirlo, anche la mia tesi di dottorato nacque da qui. 
–Cioè? Di cosa trattava la tua tesi e con chi la realizzasti? 
R: Il titolo, che riassume il contenuto, era La tecnica del Caravaggio: materiali e metodi, la sostenni alla Sapienza di Roma con Corrado Maltese, Maurizio Calvesi e Mina Gregori. Aggiungo che mi ero laureata con Ugo Procacci con una tesi prettamente documentaria e che per due anni dopo il dottorato sono stata diretta da Paola Barocchi alla Scuola Normale Superiore di Pisa per progetti di catalogazione informatica museale. 
–Accidenti, un bel biglietto da visita! 
R: Si, ho avuto la fortuna di avere maestri eccellenti, non potevo chiedere di più. Dopo la tesi di dottorato venne la mostra del 1991, Come nascono i capolavori, curata da Mina Gregori, dove ebbi un parte di rilievo e dove per la diagnostica proposi un metodo basilare di lettura (una scheda di rilevamento strato per strato, arricchita dai parametri tecnici) che è ancor oggi in uso. In seguito ci sono state altre iniziative ad opera di storici dell’arte di grande rilievo in Italia, come Claudio Strinati, Rossella Vodret, nonché di storici applicati allo studio della tecnica come Marco Cardinali e Maria Beatrice De Ruggieri, per un periodo insieme con Claudio Falcucci, o anche di esperte di restauro come Valeria Merlini e Daniela Storti insieme a Bruno Arciprete, Carlo Giantommasi, Donatella Zari. Tutto ciò lo rammento perché da qui ha preso corpo uno sviluppo considerevole di questo tipo di approccio metodologico, con una serie di iniziative su singole opere e studi molto approfonditi. C’era però un limite, e cioè che tutto quanto veniva studiato e riscontrato avveniva su singoli dipinti e raramente si potevano effettuare dei confronti incrociati. Il lavoro svolto rimaneva fine a sé stesso. Questo, possiamo dire, fino al 2010 quando, in occasione della grande esposizione romana del Quattrocentenario della morte dell’artista, il Comitato Nazionale finanziò ulteriori analisi scientifiche; avrebbero dovuto essere pubblicati degli studi a riguardo, tra cui i miei sull’ottica, ma non se ne è fatto più nulla per mancanza di fondi [...]

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23 mar 2018

"Caravaggio e i letterati", convegno di studi interdisciplinare il 20 e 21 aprile a Roma


Venerdì 20 e sabato 21 aprile si svolgerà, presso la Biblioteca Hertziana a Roma, il convegno di studi interdisciplinare "Caravaggio e i letterati", organizzato da Sybille Ebert-Schifferer e Laura Teza in collaborazione con l'Università di Perugia.
Il convegno prevede interventi di: Giacomo Berra, Francesco Porzio, Laura Teza, Maria Cristina Terzaghi con Giuseppe Andolina, Stefano Pierguidi, Patrizia Tosini, Helen Langdon, Marco Pupillo, Emilio Russo, Sonia Maffei, Massimo Moretti, Herald Hendrix, Massimiliano Rossi.
Le giornate saranno articolate nelle seguenti sezioni: I La giovinezza, II La poetica della giovinezza e III Lo sguardo dei letterati - presiedute, rispettivamente, da Sybille Ebert-SchiffererSebastian Schütze Alessandro Zuccari.

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21 mar 2018

"Palermo, l’arte al tempo della guerra. E il Caravaggio rubato che (già) non c’era", di Michele Cuppone

Una mostra sull'arte durante la guerra a Palermo è occasione per ripercorrere la storia della 'Natività' di Caravaggio in quegli anni e in quelli immediatamente successivi, nonché la storia di Filippo Meli, il sacerdote che se ne prese cura fino al 1965



È stata prorogata fino all’8 aprile la mostra fotografica e documentale La Guerra dell’Arte, a Palermo presso il Convento della Real Magione. Il titolo, che parafrasa “L’arte della guerra” di Sun Tzu, stigmatizza come le opere d’arte abbiano da sempre combattuto per poter giungere, illese, sino ai giorni nostri. Come scrive il curatore Attilio Albergoni, “le fotografie esposte provengono da vari archivi esteri e nazionali ma sembrano immagini scattate da un solo uomo, quasi che la guerra a Palermo fosse vissuta da un essere solo”.
Ed è davvero toccante ciò che si presenta agli occhi del visitatore e che resta impresso nel ‘catalogo’ (fuori commercio) realizzato dalla Regione Siciliana, per i tipi di Navarra Editore. Il capoluogo isolano fu particolarmente martoriato dalle incursioni aeree avvenute nel corso del 1943, e se il ‘tributo’ in termini di vite umane e più in generale per la città fu ingente, molte opere d’arte poterono d’altro canto salvarsi grazie a una lungimirante operazione di prevenzione. Esemplare è la foto dell’oratorio del Rosario in San Domenico, dove si vede la ben collaudata opera di puntellamento, consolidamento e messa in sicurezza di statue e pavimentazione attraverso assi di legno e sacchi di sabbia. La pala d’altare del Van Dyck risulta assente; così come altri dipinti, sculture e vari oggetti di pregio provenienti dal territorio e che furono portati in un ricovero – i più in località San Martino delle Scale, alle pendici dei monti che circondano la città.
Questa foto mi ha riportato alla mente una lettera consultata giusto un anno fa, custodita presso l’Archivio Storico della Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Palermo (class. II D.75, prot. 217 del 5-2-1948). A scrivere, all’allora soprintendente alle Gallerie della Sicilia Filippo Di Pietro, è il rettore dell’oratorio di San Lorenzo, don Filippo Meli. Eccone il contenuto:


Palermo 
3 febbr. 1948 
Egr. Prof. Di Pietro, 
Le comunico che da parte di Sua Em. il Sig. Cardinale Ruffini è stato restituito il dipinto del Caravaggio a questo Oratorio di San Lorenzo. La prego quindi di esser gentile ad inviare due persone capaci per potere rimettere a posto dovuto il suddetto prezioso dipinto – perché non voglio responsabilità. 
Con molti distinti ossequi
Suo dev.mo 
Sac. Filippo Meli

Mi sono sempre chiesto il motivo per cui la Natività, come si deduce, era stata temporaneamente fuori dalla sua dimora abituale, dove vi faceva rientro in quei primi mesi del 1948. Una mostra? Non poteva essere: il quadro fu esposto soltanto a Milano nel 1951 e a Parigi nel 1965. Ecco ora che, ricollegando i dati disponibili e approfondendo il tema (vedi La protezione del patrimonio artistico nazionale dalle offese della guerra aerea, Firenze 1942, p. 339), tutto diventa più chiaro. La tela, durante la guerra, fu spostata in luogo più sicuro e non senza difficoltà, legate al suo alloggiamento nella cornice con angeli in stucco del Serpotta (da cui, come visto, la richiesta di “persone capaci”). Sarebbe poi tornata in situ – dopo un passaggio presso l’Arcivescovado – una volta terminati i restauri dell’oratorio (che subì danni nel bombardamento del 15 febbraio 1943). Restauri, che dovevano fare i conti con la lunga e più generale ricostruzione del centro cittadino.
Tornando alla lettera, da essa emerge tutta la premura da parte di Meli per il “prezioso dipinto” che, come rettore di San Lorenzo, in lui trovò un geloso custode (fino alla morte avvenuta nel 1965). Meli, è ricordato anche come infaticabile studioso e ricercatore – fu lui peraltro a ritrovare il documento con cui Paolo Geraci si impegnava a dipingere una copia della Natività, identificata molti anni dopo nell’ufficio del prefetto a Catania (e cui ora si aggiunge un’altra copia: se ne parla nel fascicolo 9 della rivista “Valori Tattili”) [...]

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20 mar 2018

Presentazione de "Il mistero dell'angelo perduto", il 24 marzo a Palermo


Paolo Jorio e Rossella Vodret
Il mistero dell'angelo perduto

Con gli autori interverranno
Gioacchino Barbera
Sergio Bonanzinga
Gianfranco Marrone

Sabato 24 marzo ore 11:30
Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino
Piazzetta Antonio Pasqualino, 5 (trav. Via Butera), Palermo

19 mar 2018

A Palermo il 23 marzo presentazione del catalogo "Suggestioni caravaggesche", con Rossella Vodret e Giuseppe Porzio



Venerdì 23 marzo 2018 ore 16.00
Palermo, Palazzo Steri / Sala delle Capriate

Presentazione del catalogo

SUGGESTIONI CARAVAGGESCHE
dai depositi di Palazzo Abatellis. Una storia non semplice
a cura di Giacchino Barbera ed Evelina De Castro

e del dipinto "Venere e Amore" di Giovanni Ricca dopo il restauro

Introduce
Maria Concetta Di Natale
Direttore del Dipartimento Culture e Società, Università di Palermo

Intervengono
Rossella Vodret, già Soprintendente per il Polo Museale Romano e curatrice della mostra "Dentro Caravaggio", Milano, Palazzo Reale
Giuseppe Porzio, Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"

18 mar 2018

"Arcimboldo e Caravaggio: un possibile apprendistato?", un saggio di Giacomo Berra

Presentiamo il contributo di Giacomo Berra: Le teste ‘composte’ e ‘reversibili’ dell’Arcimboldo e la nascita della natura morta, in Arcimboldo, catalogo della mostra (Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini, 20 ottobre 2017 – 11 febbraio 2018), a cura di S. Ferino-Pagden, Milano, Skira, 2017, pp. 120-127. 


Questo saggio riprende e amplia un saggio dello stesso studioso pubblicato (in giapponese e in inglese) nel catalogo della mostra su Arcimboldo a Tokyo del 2017: Arcimboldo: Nature into Art, catalogo della mostra (Tokyo, The National Museum of Western Art, 20 giugno – 24 settembre 2017), a cura di S. Ferino-Pagden e S. Watanabe, Tokyo, The National Museum of Western Art et al., 2017, pp. 183-187 (testo in giapponese), pp. 230-232 (testo in inglese).
(Fonte: About Art online)

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16 mar 2018

A Ferrara incontro sul restauro del "Suonatore di liuto" dell'Hermitage, il 21 marzo

Durante l'incontro si esporranno i risultati delle più recenti indagini diagnostiche per il restauro dell'opera


Il restauro del Suonatore di liuto di Caravaggio
Relatore: Kamila Kalinina, Restauratrice Museo Hermitage
Mercoledì 21 marzo alle 15:30, presso il Salone del Restauro, dei Musei e delle Imprese Culturali 2018 (Fiera di Ferrara).

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12 mar 2018

Disponibile online la recensione a "Operazione Caravaggio" pubblicata su "ArtItalies", di Michele Cuppone



Disponibile online la recensione – pubblicata sul numero 23 di ArtItalies. La revue de l'AHAI (Association des historiens de l'art italien) – di Michele Cuppone a Operazione Caravaggio. Il volume, a firma di autori vari fra cui Claudio Strinati, è dedicato alla recente ricostruzione della perduta Natività di Palermo, installata nell'oratorio di San Lorenzo alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. 
La recensione è occasione per sviluppare una suggestione dell'autore, già anticipata sugli schermi di TV2000 (link), il quale si interroga sull'identificazione dei personaggi raffigurati e in particolare sul cosiddetto san Francesco. Sono inoltre posti all'attenzione del lettore alcuni dettagli iconografici mai (o poco) notati del dipinto – di cui restano almeno due foto a colori degli anni '60 del Novecento (Archivio Scala ed Enzo Brai); fra questi, il pizzetto e i capelli ricci di san Lorenzo e, per san Giuseppe, una leggera stempiatura e i capelli bianchi (ma talvolta ritenuti biondi per via del generale tono giallastro di alcune riproduzioni), come emerge ancora meglio dalla copia eseguita da Paolo Geraci nel 1627-1628. Copia cui adesso si può affiancare un'altra, finora rimasta ignota negli studi caravaggeschi e di autore e ubicazione sconosciuti, pubblicata nel fascicolo 9-2017 di Valori Tattili.


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"Le mani di Caravaggio e dei ‘suoi’: una tecnica fu alla base della rivoluzione artistica", di Clovis Whitfield

Caravaggio, from Prosperino to Finson and Vinck 

Caravaggism is a unique phenomenon, the man represented a disruptive force in an industry the saw an exponential rise in production due to the inspiration of his example. We can see the proliferation of chiaroscuro pictures, the export of new imagery to the four corners of Europe, and many of these have very little to do with the technique that was at the foundation of this artistic revolution. Much of this activity was indeed attributed to Caravaggio himself, in the form of blame, when the idea of choosing subjects from life came to be thought of as evidence of his being unable to be creative or to use imagery as a vehicle for narrative, a kind of carelessness that started with still-life, tavern scenes, lowlife and sordid scenes and went on to paintings of battles and other iconography that has little to do with his work itself. But the promotion that his dealers and friends undertook, when he was present and active, has hardly been addressed, still less the extent to which the replicas and copies had the impact of the inventions themselves. It had the force of advertising, and the promotion generated even more attention than the artist could have done by himself. 
For most of modern interest has concentrated on the few originals themselves, and not so much on their impact in their own time. The Caravaggesque is a phenomenon that starts, it would seem, more in the second decade of the century, with the host of Northern artists to whom the idea of painting directly (without conventional preparation or even apprenticeship) from life coincided with a generation of patrons who were struck by the possibility of visualising stories from the Bible as if they had happened in front of them. They were also struck by the force of capturing impressions of surfaces and materials, both new and old, rather than inventing such effects from their imagination. The vagaries of Caravaggio’s existence did not always allow him to complete a task, and there some hints that another hand – likely Prospero’s – is behind some details, like the carafe of flowers in the Corsini Portrait of Maffeo Barberini, the comb and ointment jar in the Detroit Martha reproving Mary for her Vanity, the violin in the Metropolitan Musicians, even maybe features like the carpet in the National Gallery Supper at Emmaus [...]

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8 mar 2018

Convegno "Evidenza Caravaggio": presentazioni e brochure con elenco dei conferenzieri

La scuola Studio Arts College International (SACI), nella figura del suo Presidente Steven Brittan, è lieta di ospitare la presentazione del Convegno Evidenza Caravaggio, nella sede di Palazzo dei Cartelloni, rinomata dimora storica, che anticamente accoglieva la famiglia della Monna Lisa e che in seguito divenne sepolcro civile di Galileo. 
L’iniziativa sarà presentata ufficialmente nei seguenti luoghi: alla SACI di Firenze dove si svolgerà la premiere (marzo); presso la sala stampa della Camera dei Deputati, a Roma, dove verrà fatto un secondo lancio dell’evento (maggio) e infine presso la Regione Umbria (settembre). 
Il convegno si svolgerà a Monte Santa Maria Tiberina, in due giornate di studio nei giorni 6 e 7 Ottobre 2018; è coordinato e diretto scientificamente dalla Dr. Roberta Lapucci (Capo Dipartimento del settore di Conservazione delle opere d’arte e della archeologia della SACI, restauratrice privata e PhD in storia dell’arte, nonché esperta del Caravaggio), con il valido aiuto di Antonio Vignali (Art Advisor). 
Si svolge grazie a una fruttuosa collaborazione della scuola con la Libera Accademia di studi caravaggeschi Francesco Maria Cardinal del Monte che ospiterà il Convegno in Ottobre presso un’altra prestigiosa sede, la Sala Francesco Maria Cardinal del Monte, al Palazzo Museo Bourbon del Monte a Monte Santa Maria Tiberina (PG), residenza del Reggente dell’antico Marchesato. 
Il presidente onorario della Libera Accademia, Massimo Gazzarri, ha voluto proporre per le giornate di studio che si terranno in Ottobre, un nuovo taglio, rispetto a quello trattato nelle precedenti edizioni (coordinate da Maurizio Marini e Pierluigi Carofano), dando maggiore peso agli aspetti più tecnico/scientifici, coinvolgendo e dando più spazio ai giovani. 
Il Sindaco Letizia Michelini, sempre attenta alla valorizzazione culturale del proprio territorio, ha accettato ed accolto tale proposta, con l’entusiasmo e la professionalità che da anni contraddistingue la propria amministrazione nell’essere parte attiva all’organizzazione di giornate di studio legate al mondo caravaggesco. 
Per questo sono stati inseriti nell’elenco dei conferenzieri metà studiosi affermati e metà giovani dottorandi o specializzandi di università italiane e americane, che forniranno nuova linfa vitale con indagini molto approfondite su temi specifici. 
Per il programma e l’elenco dei conferenzieri si veda l’allegata brochure
La presenza della scuola SACI prevede, oltre all’ospitalità della premiere, anche una attiva partecipazione a questa iniziativa: 
-con la progettazione della veste grafica degli impaginati, realizzata grazie all’inventiva degli studenti del Programma di Graphic Design, mediante un concorso, del quale è risultata vincitrice Shannon Pallatta; con la sempre vigile supervisione della direttrice e docente del MFA Program in Communication Design, Camilla Torna
-con la partecipazione di docenti, assistenti e studenti del Master program in Art History, in qualità di conferenzieri al Convegno. 
Il titolo Evidenza ha una duplice valenza
- la prima indicazione è rivolta al fatto che oggi è possibile osservare a livello più approfondito le opere d’arte, grazie all’ausilio delle moderne macchine digitali ad altissima definizione e delle più sofisticate strumentazioni tecnologiche; viene affrontato anche il problema di come riusciremo a dialogare e poi a dirigere e guidare l’ormai prossimo avvento delle nuove intelligenze artificiali che saranno in grado di elaborare una mole di dati di gran lunga superiore a quelli che può gestire il cervello umano, che però dovrà creare ed organizzare i pattern matematici (algoritmi) di riferimento per l’analisi
- il secondo significato della parola deriva dalle esperienze dei due curatori scientifici, entrambi esperti e testimoni in Tribunale, per casi giudiziari legati al mondo della storia dell’arte; evidenza forensica quindi, cioè un approccio che mira a scartare nei nostri giudizi sulle opere, ciò che non è dimostrabile con prove assolute e inconfutabili, come avviene nei Processi. 
Il messaggio è quindi di vedere di più e di inserire nelle griglie solo le cose attendibili, nel pronunciare i giudizi sulle opere d’arte, siano essi di natura tecnica, stilistica o documentaria
Le suddette iniziative saranno arricchite da una degustazione di prodotti locali, offerti grazie alla collaborazione di due istituzioni, Slow Food Umbria e Cedocup (Centro nazionale di documentazione della cucina popolare), in questa sede rappresentati dal Dr. Sergio Consigli, che vogliono mantenere vive le tradizioni storiche del territorio umbro. 

Segreterie del Convegno
Per Monte Santa Maria Tiberina, Sergio Consigli: info@montesantamariatiberina.org - tel. 075 8571003 
Per la scuola SACI, Anne Pellegrini: anne@saci-florence.edu - tel. 055 289948

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7 mar 2018

Auguri a Mina Gregori, una vita per l'arte


Un grande augurio alla Professoressa Mina Gregori che oggi festeggia il suo compleanno. Una vita per l'arte, soprattutto di Caravaggio! A lei si devono attribuzioni e scoperte tra le più importanti del Maestro.

5 mar 2018

"Il 'Caravaggio della Mafia' non è stato distrutto", di Carole Blumenfeld e Michele Cuppone su The Art Newspaper Daily

La confessione di un pentito di Cosa nostra davanti alla commissione parlamentare antimafia porta sulla pista del Caravaggio rubato. L'articolo, contenente informazioni inedite, apre il primo numero di "The Art Newspaper Daily" 
[NEW: l'articolo è stato ora ripubblicato nell'edizione russa "The Art Newspaper Russia"]


Nella notte tra venerdì 17 e sabato 18 ottobre 1969, sparisce la Natività con i santi Lorenzo e Francesco, una tela di Caravaggio di circa 3 metri di altezza per 2 di larghezza conservata nell'Oratorio di San Lorenzo a Palermo. Da allora "il Caravaggio della mafia" ha fatto versare fiumi di inchiostro [...].
La speranza di ritrovare un giorno il Caravaggio era in parte affievolita quando Francesco Marino Mannoia aveva dichiarato di aver egli stesso partecipato al furto e distrutto il quadro già molto danneggiato [...].
Recentemente, Mannoia, sempre sotto arresto, ha dichiarato di aver inventato di sana pianta questo racconto. Un primo colpo di scena che segue un'altro, altrettanto importante. Un pentito di Cosa nostra, un certo Gaetano Grado oggi settantenne, membro della famiglia di Santa Maria di Gesù, è stato interrogato dalla commissione parlamentare antimafia  una commissione dai poteri giudiziari – e ha descritto con precisione le circostanze in cui fu coinvolto nell'affare [...]
Secondo Grado, appena la sparizione del quadro fu annunciata dalla stampa, lunedì 20 ottobre, i vertici di Cosa nostra l'avrebbero incaricato di mettere le mani sulla tela. In meno di una settimana, particolare inedito, egli ritrovò i quattro ladri – una nuova informazione pubblicata qui perché si parla spesso di due ladruncoli –, dei teppistelli locali che sono stati tutti identificati e interrogati cinque decenni dopo i fatti. A partire dalla fine del mese di ottobre 1969, Cosa nostra si diede da fare per cercare un acquirente e a negoziare il prezzo. Il quadro trovò una persona interessata in Svizzera, o quanto meno grazie a un intermediario svizzero [...]. Così, sei mesi dopo il furto, il Caravaggio, venduto, lasciò "integro" la Sicilia [...]


"La Medusa? Caravaggio ne dipinse due!", di Fabio Scaletti


Non progettando preliminarmente su carta la composizione, la qual cosa deve essere ribadita con fermezza, è possibile che Caravaggio, in rare occasioni, svolgesse la sua attività pittorica in due fasi, entrambe direttamente al cavalletto, abbozzando nella prima l’idea che aveva in mente e perfezionando il lavoro nella seconda, con il risultato di avere due manufatti autografi, entrambi completi, ma il primo più accidentato e ricco di rilevanti modifiche, quasi “impressionistico”, il secondo più accurato e con minori variazioni, come a dire a regola d’arte, e questa speciale circostanza poteva capitare soprattutto quando l’esecuzione comportava delle particolari difficoltà, come nel caso della pittura condotta su un supporto anomalo quale uno scudo dalla superficie convessa. 
Questo è accaduto allorché Michelangelo Merisi (1571-1610) decise di dipingere, su una “rotella”, cioè uno scudo circolare da parata, un soggetto classico come la decapitazione di Medusa (la Gorgone che pietrificava con lo sguardo, uccisa da Perseo con l’ausilio di uno specchio), dando vita a due opere distinte ma simili, la Testa di Medusa oggi in collezione privata di Milano (olio su tela applicata su scudo di pioppo, diametro cm 48), qui in esame, e la Testa di Medusa della Galleria degli Uffizi (olio su tela applicata su scudo di pioppo, diametro cm 55), capolavoro celebrato dell’artista lombardo, a Firenze dal 1598, in sostanza da quando fu creato. 
L’esemplare milanese, introdotto nel circuito critico nella seconda metà degli anni Novanta da Maurizio Marini, che, tramite una serie di pubblicazioni, ne ha comprovato l’autografia, accettata da Denis Mahon (comunicazioni scritte del 2002 e del 2003), Mina Gregori, massima esperta italiana del Merisi, e da altri studiosi come Federica Gasparrini, Claudio Strinati e Sergio Benedetti, è la prima versione, mentre l’esemplare fiorentino diventa di conseguenza la redazione finale, predisposta dal Caravaggio per il proprio mecenate, cardinal Francesco Maria del Monte, che intendeva donarla al granduca di Toscana Ferdinando I de’ Medici, di cui era ambasciatore presso la corte pontificia [...]

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2 mar 2018

A Città del Messico ciclo di conferenze legato alla mostra "Caravaggio. Una obra, un legado"

Ciclo di conferenze legato alla mostra in corso "Caravaggio. Una obra, un legado", presso il Museo Nacional de Arte di Città del Messico


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Incontro con Rossella Vodret a Roma il 15 marzo


Giovedì 15 Marzo, ore 11.00 – Aula Moscati, Macroarea di Lettere e Filosofia – Via Columbia, 1 

Giovedì 15 Marzo nell’ambito degli convegni organizzati dal Dottorato di ricerca in Beni Culturali, Formazione e Territorio dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” avrà luogo l’incontro con l’esperta Rossella Vodret, intitolato “Dentro Caravaggio, Il contributo della diagnostica alla storia dell’arte”. Rossella Vodret è stata Soprintendente Speciale per il Polo Museale Romano e autrice di più di trecento pubblicazioni tra libri, saggi, articoli scientifici e schede di catalogo relative alla pittura del XVII secolo. È stata anche la curatrice della mostra “Dentro Caravaggio”, ospitata all’interno del Palazzo Reale di Milano e svoltasi dal 29 Settembre 2017 al 4 Febbraio 2018. Una mostra innovativa in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo che ha voluto raccontare da una prospettiva nuova gli anni della straordinaria produzione artistica di Caravaggio, attraverso le indagini diagnostiche e le nuove ricerche documentarie che hanno portato a una rivisitazione della cronologia delle opere giovanili. 
La diagnostica artistica è la nuova frontiera della ricerca per la storia dell’arte perché si basa su analisi scientifiche in grado di fornire informazioni non desumibili ad occhio nudo sulla tecnica esecutiva di un artista. In questo caso la diagnostica è stata applicata a venti capolavori caravaggeschi corredati dalle rispettive immagini radiografiche. Gli strumenti utilizzati per le analisi tecniche hanno compreso le radiazioni elettromagnetiche percepibili alla vista (macrofoto, microfono, foto a luce radente), e quelle impercettibili (raggi X, radiazioni infrarosse e ultraviolette), ma anche le metodologie di tipo chimico-fisico per le analisi dei pigmenti. 
Il dibattito sarà presieduto da Franco Salvatori, Direttore del Dipartimento di Storia, Patrimonio Culturale, Formazione e Società dell’Università “Tor Vergata”e introdotto da Giovan Battista Fidanza, professore di Storia dell’arte moderna presso il nostro Ateneo (fonte: Università degli Studi di Roma "Tor Vergata").