Il blog CARAVAGGIO400, fondato nel 2009 da Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico in occasione del quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ha l'intenzione di attivare e creare un punto di approfondimento e discussione sull'opera di uno dei più grandi maestri della pittura seicentesca di cui far conoscere principalmente la sua opera e la sua arte ancor più che la sua vita e biografia, su cui troppo spesso si è concentrata l'attenzione dei media trascurando l'innovazione e il genio del grande pittore. Invitiamo tutti gli studiosi, appassionati e chiunque voglia dare un suo contributo ad inserire commenti e inviare segnalazioni a questo blog.




A cura di Michele Cuppone, Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico (pagina Fb a cura di Claudio Ferranti )

29 mag 2019

Tutto sull'Ecce Homo di Caravaggio. Ecco di cosa si è discusso al convegno di Genova

Un sunto del convegno “Intorno all'Ecce Homo di Caravaggio di Palazzo Bianco” che si è tenuto mercoledì 22 maggio 2019 a Genova, a Palazzo della Meridiana


Opera tra le più complesse della produzione di Caravaggio (Michelangelo Merisi; Milano, 1571 - Porto Ercole, 1610), riscoperta solo nel Novecento, capace di animare appassionate discussioni tra chi ne assegna l’autografia al grande maestro lombardo e chi invece è scettico e non si spinge ad attribuirla alla sua mano: è l’Ecce Homo conservato a Genova, a Palazzo Bianco, e fino al 24 giugno protagonista della mostra Caravaggio e i Genovesi. Committenti, collezionisti, pittori, allestita presso Palazzo della Meridiana nel capoluogo ligure (a questo link è possibile leggere la nostra recensione, dove i lettori troveranno anche un breve riassunto delle principali posizioni in merito all’attribuzione, e le tappe salienti della sua riscoperta). Mercoledì, proprio a Palazzo della Meridiana, l’Ecce Homo è stato protagonista di un convegno, intitolato Intorno all’Ecce Homo di Caravaggio di Palazzo Bianco, a cura di Anna Orlando (che è anche curatrice dell’esposizione), organizzato per fare il punto della situazione sull’avanzamento degli studi attorno all’importante dipinto.
Dopo i saluti istituzionali di Davide Viziano, presidente dell’Associazione degli Amici di Palazzo della Meridiana, di Barbara Grosso, assessore alla cultura del Comune di Genova, e di Ilaria Cavo, assessore alla cultura della Regione Liguria, la parola è andata a Cristina Bonavera, restauratrice, autrice dell’ultimo intervento sull’Ecce Homo, risalente al 2003 e quasi dimenticato fino a quest’anno. “Quando abbiamo iniziato il nostro intervento di restauro”, ha riferito Bonavera, “il dipinto si trovava in cattivo stato di conservazione: era stato sottoposto a due precedenti interventi di restauro, uno settecentesco, durante il quale era stato decurtato lungo i bordi nelle parti più rovinate, e uno nel 1954 eseguito da Pico Cellini e condotto sotto la direzione di Roberto Longhi e Caterina Marcenaro. Longhi e Marcenaro decisero di riportare il dipinto alle dimensioni originali della copia conservata al Museo Regionale di Messina, così se prima l’opera misurava 118 x 96 cm, in seguito fu ampliata lungo i bordi alle dimensioni attuali, che sono di 128 x 103 cm. Prima del nostro intervento di restauro il dipinto presentava lacerazioni dovute ai danni subiti sia nel restauro precedente sia ai bombardamenti che colpirono la Regia Scuola Navale di Palazzo Giustiniani Cambiaso, dove il dipinto era conservato durante la seconda guerra mondiale”.
Prima di iniziare il restauro, ha ricordato Bonavera, “sono state eseguite indagini diagnostiche per meglio approfondire sia la conoscenza dei materiali e degli strati dell’opera, sia lo stato di conservazione (quindi per meglio affrontare l’intervento di restauro), e anche per una più approfondita conoscenza della tecnica dell’artista. Queste analisi ci rivelano gli elementi della tecnica pittorica di Caravaggio: abbozzi di colore, incisioni, pentimenti, sovrapposizioni di campiture pittoriche e tecnica di preparazione a risparmio. Soprattutto nelle radiografie si nota in corrispondenza della spalla e del braccio la riduzione operata dallo stesso artista che ha steso pennellate più scure lungo il braccio e la spalla per coprire e correggere una sua prima stesura. Quello che noi vediamo intorno alla spalla del Cristo è un abbozzo di colore bianco: sappiamo che Caravaggio non disegnava ma tracciava dei veloci abbozzi di colore a pennello, direttamente sulla preparazione, fissando i punti principali della composizione. Altra caratteristica dei dipinti di Caravaggio sono i pentimenti: questa sua tecnica così veloce e così immediata comportava dei ripensamenti e delle correzioni, che si possono vedere nella radiografia ma anche a occhio nudo. Altri elementi tipici del pittore si osservano nel copricapo di Pilato che sovrasta il vestito del manigoldo a fianco. Una delle caratteristiche di Caravaggio era infatti la sovrapposizione di campiture pittoriche: in questo caso, prima era stata realizzata la figura del manigoldo e in seguito la figura di Pilato. Dalla radiografia vediamo anche come il perizoma di Cristo sia stato realizzato più stretto e più a contatto col fianco, e la parte che cade è coperta dal manto della figura di Pilato. Nel dipinto troviamo anche incisioni: oltre a stendere le campiture pittoriche, Caravaggio fissava la preparazione incidendola, o col retro del pennello o con delle punte. Longhi dice che le incisioni servivano a Caravaggio per riposizionare i modelli dopo la posa, perché usava dipingere dal vivo e quindi aveva bisogno di fissare punti di riferimento per riposizionare le figure negli stessi punti. Tornando all’intervento, dopo aver eseguito il fissaggio della pellicola pittorica e aver tolto il dipinto dal telaio è stata eseguita la disinfestazione contro gli insetti xilofagi, quindi è stata realizzata la pulitura: si è optato per una pulitura più superficiale che non ha asportato completamente le ridipinture” [...]


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1 commento:

  1. Michele Cuppone29/05/19, 11:48

    Lodevole iniziativa quella di Anna Orlando, mi riferisco in particolare alla riuscita mostra, che ha trovato un utile momento di confronto nella giornata di studi, in particolare sul dipinto di Palazzo Bianco.
    Non entrerò nel merito dell'attribuzione - che ne esce consolidata - dell''Ecce Homo', se nemmeno tutti gli studiosi invitati a prendere parte al relativo dibattito, tra cui attivi caravaggisti, hanno voluto esplicitare la propria opinione in merito (il che potrà anche apparire singolare), e a ogni modo gli elementi per valutare la questione sono sotto gli occhi di tutti.
    Mi interessava invece soffermarmi sulla pista che vorrebbe legare in qualche modo la tela in oggetto al genovese Giannettino Doria; il quale, divenuto arcivescovo di Palermo, fece il suo ingresso in città nel maggio 1609, proprio quando Caravaggio si trovava in Sicilia (a Messina fino almeno al 10 giugno, ma io credo ben oltre, tanto fu prolifica in città la sua produzione, purtroppo quasi tutta dispersa). La suggestione - sarò impopolare - è oggi rilanciata con una sospetta dose di campanilismo (innegabilmente vi sono coinvolti diversi studiosi di area ligure). A ben vedere però tale idea risulta piuttosto inconsistente: comunque non è documentato alcun rapporto personale tra il prelato e Merisi. Per di più, è scarsamente probabile che quest'ultimo sia passato mai da Palermo, come narrava Baglione; il quale è fonte quanto meno parziale sul soggiorno siciliano dell'artista, in quanto non conosce nulla in particolare sulle permanenze a Siracusa e Messina (biografi più tardi, si rifaranno in qualche modo a lui - tranne il palermitano Gallo e il messinese Grosso Cacopardo).
    Tralasciamo la svista evidente in catalogo di Lauro Magnani, che parla della 'Resurrezione di Lazzaro' di Messina come dipinto «palermitano». E bene, l'unico serio motivo per ipotizzare un passaggio di Caravaggio da Palermo poteva essere la realizzazione in quella città della dispersa 'Natività'. Ma il dipinto è stato ricondotto opportunamente alla produzione romana, sulla base di documenti vecchi e nuovi, fonti trascurate e altre rilette criticamente, stringenti confronti iconografico-compositivi e stilistici e, non ultimo, oggettivi dati tecnico-diagnostici. Insomma tanti indizi che fanno una prova, parafrasando quanto giustamente ricordato dall'amica Maria Cristina Terzaghi in occasione della giornata di studi (citando a sua volta Ginzburg).
    Per cui, in definitiva, non si vede più, oggi, motivo per continuare a immaginare un coinvolgimento di Giannettino Doria per quanto riguarda l''Ecce Homo'. A rilevarsi «fragile» pertanto è tale pista e non, come è stato detto da un relatore (anche questo non è trascritto su FsA), la ricostruzione di una genesi romana per la 'Natività', che anzi in termini relativi abbonda di prove. Essa di fatto è sempre più accolta dagli studiosi, ma come avviene per tutte le novità c'è sempre chi si trincera dietro la tradizione, direi più per presa di posizione (il che, se mi si consente osservare, non risulta poi essere proprio un atteggiamento scientifico ...).
    A ogni modo di nuovo complimenti ad Anna Orlando per averci regalato questa mostra che ora si arricchisce di un'interessante copia, e il relativo catalogo con le sue tante acquisizioni e il cui valore è ampiamente riconosciuto.

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