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"Miti e realtà nel Matteo di Caravaggio", di Pietro Caiazza

L'eminenza della fonte non giustifica un'errata lettura iconografica

matteo
Su L’Espresso del 20 gennaio 2015 Sandro Magister ha rilanciato la tesi dell'identificazione del Matteo nella Vocazione del Caravaggio in San Luigi de’ Francesi a Roma col giovane chino sul tavolo a contare i soldi. La tesi risale al 1985, anno in cui A. Prater, con un articolo in «Pantheon» XLIII (1985), pp. 70-74, (che a sua volta riprendeva una nota di A. De Marco in «Iris» I/1982, pp. 5-7), propose che l’uomo barbuto al centro del tavolo non indicasse con la mano sinistra sé stesso, bensì il giovane alla sua destra sul lato corto del tavolo.
Già allora fu evidente che si trattava di un’idea poco fondata, ed il dibattito successivo (raccolto poi nel volumetto Caravaggio. Dov’è Matteo?, Milano 2012) non ha potuto che confermarne l’astrusità, se consideriamo che la lettura, ora di nuovo avanzata, contrasta da una parte con la realtà del dipinto, e dall’altra con l’esegesi dei Vangeli, con la traccia iconografica precisata dal cardinale Contarelli, con la dottrina della Grazia ed infine con il pensiero religioso del Caravaggio, che, crediamo, è sostanzialmente inconciliabile con tale lettura. Avevo già segnalato l’assurdità di quella tesi in un mio breve intervento su Caravaggio400 del 18 giugno 2013 (con relativo corredo iconografico), e mi riprometto di ritornare sul problema in modo più ampio ed organico in distinta sede
Per ora mi limito a ribadire qui una sola osservazione - non fatta da altri - e cioè che il dito indice ed il dorso della mano sinistra dell’uomo barbuto sono in ombra rispetto alla luce che viene proprio dalla sua sinistra, e precisamente questo non consente di ipotizzare che il dito sia puntato a 45° verso il giovane chino sui soldi (perché in tal caso il dorso ed il dito della mano dovrebbero essere in piena luce: e Caravaggio non era uomo da commettere errori così evidenti). Il dito dell’uomo barbuto è dunque “angolato” verso il suo stesso petto e non già verso il giovane ricurvo sui soldi: e pertanto, l’uomo barbuto indica sé stesso, ed è egli dunque Matteo. C’è peraltro, nel dipinto, un altro particolare evidentissimo dal quale si comprende che Matteo deve essere l’uomo barbuto, come ho rilevato nel mio contributo in Caravaggio Vero, Bologna 2014, a cui per ora rimando [...]

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CARAVAGGIO SUPERSTAR: una riflessione sul Quarto Centenario della morte (di Gerardo Pecci)

Già da diversi anni m’interesso di Michelangelo Merisi da Caravaggio. Ora siamo a un appuntamento imperdibile (forse cruciale?) dal punto di vista degli studi sul grande artista lombardo: l’anniversario del quattrocentesimo anno dalla morte. Da più parti il nome di questo “scellerato” e sublime artista aleggia a caratteri cubitali: nelle patinate pagine delle riviste di storia dell’arte, nelle pagine dei periodici e quotidiani del mondo, e d’Italia in particolare, su siti web e nelle pubblicazioni più o meno credibili e scientifiche di gente che intende sfruttare il “marchio Caravaggio” sperando di vendere e guadagnare. Siamo appena alla fine di gennaio e già circolano nuove e diverse monografie su quest’artista, che fino a pochi decenni orsono era quasi del tutto sconosciuto, almeno fino a quando Roberto Longhi, Mina Gregori, Ferdinando Bologna, Vincenzo Pacelli, e poi Maurizio Calvesi, e di seguito tanti altri, ne mettevano a fuoco la personalità e il valore. ....... LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

RAGGIUNTI E SUPERATI I 400 MEMBRI DEL NOSTRO GRUPPO FACEBOOK!


Ci eravamo posti l'obiettivo di raggiungere i 400 membri del nostro gruppo FaceBook per l'inizio del 2010 e festeggiare così con una "coincidenza numerica" i 400 anni della ricorrenza, ma questo numero è stato già superato e quindi vogliamo ringraziare sinceramente tutti coloro che stanno partecipando alla nostra iniziativa incitando tutti ad una sempre maggiore e continua diffusione e partecipazione!

Ci sta balenando l'idea di organizzare un incontro a Roma di tutti i membri del gruppo e chiunque altro vorrà partecipare probabilmente nel periodo in cui ci sarà la mostra monografica alle Scuderie del Quirinale

Una giornata interamente dedicata al Merisi. La cosa è complessa da organizzare per un gruppo come il nostro, totalmente autofinanziato e nato per "germinazione spontanea" da  appassionati senza "sponsor" ufficiali o Istituzionali.  Ma cominciamo lo stesso a lavorarci sopra... sono ben accettati commenti, idee e segnalazioni.

Grazie ancora a tutti. Continuiamo così, facendo nostro il motto del Caravaggio e dei suoi compagni di avventura:  ...nec spe, nec metu... (...senza speranza, senza paura...)

Nicoletta Retico e Massimo D'Alessandro (Fondatori del Progetto Culturale CARAVAGGIO400)

NEL SEGNO DI CARAVAGGIO

21 dicembre: IL LINK ALLA PUNTATA DI TV7 (RAIUNO) CON IL SERVIZIO SULLA RICERCA DELLE SPOGLIE DI CARAVAGGIO A PORTO ERCOLE. 


NEL SEGNO DI CARAVAGGIO: commenti e impressioni sulla ricerca dei resti mortali di Caravaggio (di Nicoletta Retico)

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Non credo ci sia al momento artista più ammirato e analizzato, più leggendario e misterioso di Michelangelo Merisi da Caravaggio. E pensare che in fondo, di quattro secoli di storia dell’arte intercorsi tra lui e noi, è solo da uno che è stato “scoperto”, dato che l’attenzione e gli studi su di lui sono iniziati solo nei primi decenni del ‘900.   E’ Caravaggio l’artista più mediatico o mass-mediale, per dirla in termini attuali, nel senso che i media sono ormai da tempo scatenati alla ricerca dei frammenti dell’affascinante e intricato mosaico della sua esistenza, sempre meno attenti alla sua arte.

E quando di mezzo ci sono sesso e ambiguità, soldi ed eccessi, omicidi e risse, inseguimenti e minacce, evasioni impossibili e fughe ricorrenti, protettori potenti e persecutori temibili, fede ed eresia, chiesa secolare e ragion di stato, inquisizione e corruzione, esoterismo e sette, segreti e misteri, criminali e cavalieri, processi e condanne, vendetta e giustizia, indulti e leggi ad hoc ed ora persino trafugamenti ad opera della mafia e confessioni di pentiti, ecco che il personaggio diventa assolutamente contemporaneo e come tale viene trattato relativamente alle sue vicende: alla stregua di un caso di cronaca nera, le cui indagini sono parallele e in alcuni punti fin troppo simili a quelle di tanti nostri protagonisti di vicende politiche e giudiziarie, che ogni giorno riempiono pagine di quotidiani e riviste, programmi tv, salotti e tribunali. 


E allora via a “Caravaggio - Cold Case”: caso irrisolto ma che ancora si deve provare a risolvere. “Caravaggio - X-File”: un uomo scomparso misteriosamente nel nulla! “Caravaggio – Chi l’ha visto”: alla ricerca di testimoni che ne diano notizia. “Caravaggio - Enigma”: fu forse omicidio di stato? “Caravaggio - Doctor House”: per scoprire da quale di tre terribili malattie fu consumato. “Caravaggio - Angeli e Demoni”: vittima di un intricato piano ordito dal Vaticano? “Caravaggio – Blu notte”: ricostruzione degli ultimi giorni, fino a quando fu giustiziato da sicari inviati da un boss maltese anziché siciliano. “Caravaggio - C.S.I.”: sulla scia del mistero del suo seppellimento, alla ricerca delle sue ossa per analizzarne il d.n.a. e scoprire la causa mortis. “Caravaggio - “Porta a Porta”: come fare di lui l’uomo nero, processarlo in diretta e sviare l’attenzione dalla sua arte.

Facendo leva sulla leggenda nera, ecco che Caravaggio il rivoluzionario dell’arte diventa invece l’artista maledetto, e un turbine di studiosi, giornalisti e persino forze dell’ordine si scatenano alla caccia di antichi referti medici, atti di morte, cripte, ossa, abiti crociati, documenti, inventari, testamenti e quadri.



Noi di Caravaggio400 non possiamo restare a guardare. La nostra mission (per niente impossible) è promuovere la sua arte, per questo l’accento sulle sue opere, gli studi fin qui condotti, la storiografia e la critica, le conferenze, i restauri, le pubblicazioni, le mostre e gli eventi a lui correlati sono ogni giorno curati e messi in evidenza, proprio per non smarrire il senso della sua arte, che desta grande meraviglia e davanti alla quale non bisogna perdere la capacità di stupirsi e restare incantati. Non vogliamo che la sua importanza come pittore passi in secondo piano per gli episodi biografici.

Oggi, purtroppo, siamo abituati a farci influenzare più dal noir e dal giallo che ruotano intorno a Caravaggio, mentre dovremmo soffermarci sulle emozioni trasmesse da tutte le intense cromie, i contrasti di luce/ombra, i significati reconditi e le pose ardite dei soggetti nelle sue tele. Sono loro che, dopo quattro secoli, continuano a raccontarci una storia, la vera storia di un grande artista che bruciò di passione per la pittura e coltivò il suo talento ardentemente, inseguendo un sogno, quello di esplicitare il proprio genio ed entrare nella leggenda. Inseguito ogni giorno dallo spettro della propria morte, la esorcizzò sulla tela e visse dipingendo per travalicare il tempo e divenire immortale.

E poi, semplicemente, fu a Porto Ercole che Caravaggio, come tutte le leggende e i miti, andò incontro al proprio destino e morì.

Per non sottrarmi sdegnosamente alla sua storia personale, dopo aver letto più di una sua biografia, anch’io due mesi fa sono andata a Porto Ercole e lì ho scritto qualche pagina di diario, un divertissement che pubblico qui ed ora semplicemente per schiudere anche le pagine del nostro blog alle riflessioni e non certo per una caccia al corpo, invitando chi segue appassionatamente Caravaggio a dire la propria, correggere eventuali imprecisioni riportate di biografia in biografia, aggiungere un commento.

Porto Ercole, 4 ottobre 2009

La notizia del possibile ritrovamento della tomba di Caravaggio a Porto Ercole mette in moto la mia curiosità e mi spinge a compiere un piccolo viaggio. In fondo non conosco molto la zona dell’Argentario e quale occasione più stimolante che ripercorrere quello che potrebbe essere stato l’ultimo tragitto di Caravaggio? Non per fare chissà quali scoperte, quanto piuttosto per lasciar emergere le mie domande lungo il cammino, inseguendo un pensiero più che un indizio.

Alla luce del documento che fa risalire la morte del Merisi (per malattia) a Porto Ercole il 18 luglio 1610, fugando gli ultimi dubbi su data e luogo, il primo interrogativo è: che ci faceva lì il pittore più braccato del momento? Biografi suoi contemporanei concordano nel fatto che egli s’imbarcò su una feluca a Napoli all’inizio di luglio 1610 con alcuni dei suoi ultimi dipinti, destinati al cardinale Scipione Borghese che stava intercedendo presso il papa per il suo perdono; partì sperando di poter rientrare presto a Roma, per tornare ad essere il pittore più celebre e remunerato dell’Urbe. Non essendogli ancora pervenuta alcuna garanzia di grazia, timoroso di essere arrestato o, peggio, raggiunto dai sicari maltesi che ancora aveva alle calcagna, Caravaggio invece che al porto di Roma sbarcò prudentemente a Palo (vicino Ladispoli), o forse fu fatto sbarcare a forza. Lì fu subito messo agli arresti nella fortezza situata sul mare, pare per errore, e rilasciato dopo almeno due giorni e solo dopo il pagamento di un’ingente somma. A quel punto poteva dirigersi verso Roma, in fondo alcune fonti riportano che aveva con sé un salvacondotto che gli aveva dato il cardinale Ferdinando Gonzaga partendo da Napoli, magari poteva intanto mettersi al riparo presso committenti e protettori (ne aveva sia tra nobili che ecclesiastici) e aspettare che la situazione volgesse finalmente a suo favore. Invece quel pittore scelleratissimo che fece? Prese la via opposta e s’incamminò da solo o al più con un servitore, sotto il sole cocente di luglio, probabilmente senza quasi più averi né armi.

Torno alla domanda iniziale: perché andare a Porto Ercole? Se la feluca su cui erano imbarcate le sue robbe e i dipinti non lo aveva aspettato e aveva proseguito la navigazione, raggiungerla per recuperarli era la sua priorità. Senza quelli il rientro a Roma sarebbe avvenuto più in sordina, perché senza sfoggi della sua arte ultima, né doni da offrire al papa o a chi aveva operato per il suo ritorno. Forse sapeva o pensava che l’imbarcazione avrebbe proseguito la navigazione, magari fino a Genova, e dunque avrebbe sostato in altri porti per scaricare merci e imbarcare viveri, oppure se ne poteva essere tornata a Napoli. Qualunque fosse la direzione, doveva cercare di imbarcarsi in un porto sicuro e ben frequentato dalle imbarcazioni. Civitavecchia (che tra l’altro viene inizialmente menzionata dal biografo contemporaneo Mancini, ma poi corretta in Porto Ercole) era vicinissima, ma forse proprio per questo troppo pericolosa. Porto Ercole dovette sembrargli più sicura, anche per il fatto di essere notoriamente presidio spagnolo e dunque fuori delle giurisdizioni romana e maltese. Così iniziò il cammino (le biografie coeve lo raccontano a piedi), che immagino fosse avvenuto vicino la costa, ma non troppo: quel tanto che gli bastava per scorgere il mare alla ricerca della feluca, se questa aveva proseguito a nord, ma sufficientemente vicino alla boscaglia per tenersi al riparo da brutti incontri e dal sole a picco di luglio.

Impensabile immaginare Caravaggio arrancare sulla sabbia per un centinaio di chilometri, come qualche biografia suggerisce, in condizioni così avverse e imprudenti. Tra la linea di costa e la via Aurelia avrà superato il castello di Santa Severa, poi Santa Marinella, Civitavecchia, Tarquinia, Gravisca e Vulci, per giungere attraverso la maremma grossetana fino ad Ansedonia e da lì imboccare l’antica via che attraversa il tombolo della Feniglia. E se, come me, percorrete a piedi questo tragitto guidati da un archeologo che conosce la zona, raccoglierete elementi e testimonianze che solo un esperto cercatore di tracce riesce a scorgere: di questo originario percorso rimangono indizi ancor oggi, visibili nel piano ribassato del calpestio che attraversa l’area protetta del parco.

Insomma, in questo antico tratto, tra pini e cespugli di macchia mediterranea, l’ombra e il riparo dagli sguardi per Caravaggio erano garantiti. Forse non altrettanto la difesa dalle temibili zanzare locali (che ancor oggi affliggono visitatori e abitanti dell’Argentario!), considerato che la zona era una grande palude non ancora bonificata. E qui Michelangelo, tra viaggio e soste, passò alcuni giorni, debilitato magari dai morsi della fame o più probabilmente da quelli degli insetti. Forse contrasse la malaria, o una febbre tifoide e si ammalò gravemente. E’ possibile che qualche viandante lo trovasse a terra esanime e lo trasportasse al più vicino ricovero, il nosocomio di S. Maria Ausiliatrice, dove venne assistito probabilmente dalla confraternita di S. Sebastiano di Porto Ercole che si occupava di soccorrere i pellegrini. A meno che lui al porto non ci fosse giunto da sé, sperando di trovarvi la “sua” feluca o magari per tentare di imbarcarsi su una delle tante galee nel tentativo di raggiungerla; ma vi arrivò in condizioni terribili e fu comunque ricoverato, per poi morire dopo pochi giorni. Non doveva essere del tutto privo di conoscenza al suo arrivo, o forse recava ancora con sé il salvacondotto, altrimenti come avrebbero potuto sapere il suo nome tanto da annotarlo sul foglio recentemente ritrovato? Strano il fatto che non venne trascritto sul registro! E poi, se la sua fama era giunta fin lì, come mai non avevano mandato immediata notizia a Roma della sua morte?

Nell’Urbe l’annuncio della fine di Caravaggio arriva dieci giorni dopo, non per comunicazione diretta, ma attraverso un portavoce della corte di Urbino, cui tre giorni dopo fa eco un altro comunicato da Napoli, che vuole il pittore morto sulla via di ritorno a Roma da Porto Ercole, mentre l’indulto, secondo alcune fonti mai comprovate, era ormai predisposto. Scipione Borghese chiede dettagli della tragedia, vuole essere certo della perdita di tanto talento che sapeva al sicuro a Napoli. Il clamore è enorme, dispacci e lettere partono da e per Roma, chiedono notizie e prove certe.

A questo punto mi chiedo, come mai nessuno reclamò il corpo di Michelangelo? E’ vero che si trattava pur sempre di un uomo accusato di omicidio, ma se era ormai pronta la grazia non doveva essere più un problema e poi molte persone influenti erano legate a lui. In primis la famiglia Colonna che, fin dalla sua nascita, lo aveva seguito e sempre tolto dai guai: fu la Marchesa Costanza a mandarlo dai suoi parenti Doria a Genova quando Caravaggio aggredì il notaio Pasqualone, fu nuovamente lei a dargli riparo nei feudi a sud di Roma quando uccise Ranuccio Tomassoni, sempre lei a ospitarlo poi a Napoli quando era in fuga e ad affiancargli suo figlio Fabrizio quando andò a Malta. E a ospitarlo nuovamente a Chiaia di Napoli di ritorno dalla Sicilia e prima del suo ultimo viaggio. Perché, se gli era così profondamente legata, tanto da sfidare le ire papali nel proteggerlo, non avrebbe dovuto dargli sepoltura più degna anziché lasciarlo in una fossa comune? Anche i vari cardinali che Michelangelo aveva dalla sua parte avrebbero potuto ottenerne le spoglie, non certo per tumularle nel Pantheon ma almeno per poter incidere il suo nome illustre su una lapide. Forse qualcuno negò questo privilegio, ma chi? Solo il papa, il gran Cavaliere dell’ordine di Malta o un potente persuaso dalla famiglia Tomassoni (che era pur sempre legata ai Farnese) potevano esprimere un decisivo veto in tal senso; nessun altro gli era così avverso.

Un’ipotesi suggestiva potrebbe essere che invece qualcuno magari contravvenne a quel divieto e reclamò le sue spoglie, pagando il dovuto e comprando il necessario silenzio, e ora il corpo di Michelangelo giace chissà dove, magari proprio a Roma dove così ardentemente voleva tornare. Non avendo lasciato discendenti noti, l’unica analisi del DNA possibile, qualora si ritrovassero resti attribuibili a lui, sarebbe su genitori, fratelli o nipoti di cui è ben identificata la sepoltura. Quanto al ricordo della dott.ssa Anastasia riportato nell’articolo precitato, riguardo uno scheletro sepolto sotto la chiesa di S. Erasmo con indosso la veste con la croce maltese, c’è da discutere, perché Caravaggio lasciò Malta nell’autunno del 1608, scappando di prigione dopo essere stato spogliato dell’abito ed espulso dall’ordine con l’accusa di essere “membrum putridum et foetidum”; difficile che potesse sfoggiare impunemente il vestito da cavaliere dell’ordine dopo che, scappato di prigione calandosi con una fune, si era imbarcato per Siracusa, per andarsene dopo qualche tempo a Messina, poi a Palermo e ripartire alcuni mesi dopo per Napoli (dove venne gravemente ferito da presunti sicari maltesi davanti una locanda). Da qui si mise di nuovo in viaggio via mare, sbarcò e fu incarcerato a Palo, per poi giungere a piedi fino a Porto Ercole. E’ vero che orgogliosamente, fino all’ultimo, continuava a fregiarsi del titolo di cavaliere impropriamente, ma tra i tanti viaggi e peripezie, e soprattutto alla fine, con il caldo di luglio, difficile che andasse in giro indossando l’importante abito. A meno che questo, come un dono simbolico, non gli fosse stato portato da qualcuno (o qualcuna) come ultimo omaggio per avvolgerne il corpo. Ipotesi comunque poco convincenti.

Dei dipinti sulla feluca le notizie pervenute sono oscure; fonti tramandano che furono riportati là dove erano partiti, ossia a Chiaia di Napoli dalla marchesa Colonna, o forse i quadri nominati nei documenti erano altri che Caravaggio le aveva lasciato in custodia, ossia due raffigurazioni di S. Giovanni e una Maddalena. Per certo si sa che la loro esistenza alimentò una feroce disputa tra creditori, sedicenti eredi, nobili protettori, priorato maltese e cardinali. Alla fine un S. Giovanni Battista andò a Scipione Borghese, cui era stato destinato sin dall’inizio (e ora fa bella mostra di sé nella Galleria Borghese).

A Porto Ercole il vecchio ospedale è stato trasformato nel tempo in abitazione. Per quanto riguarda il presunto luogo di sepoltura del pittore, sembra che nel 1956 i (possibili) resti dall’antico cimitero siano stati traslati nella chiesa di S. Erasmo, strana operazione considerato che normalmente accadeva l’inverso: al tempo di Caravaggio i deceduti venivano immediatamente sepolti sotto il pavimento della chiesa, secondo la consuetudine dell’epoca. Le botole di pietra, oggi ancora visibili lungo la navata centrale, sono sei e tutte delle stesse dimensioni, grandi abbastanza per calare i cadaveri nei sotterranei. Sull’altare maggiore, invece, ci sono quattro lastre tombali datate nel XVII secolo, una recante uno stemma, le altre intitolate a capitani e nobili spagnoli stanziati a Porto Ercole durante il presidio.

Nella boscaglia della Feniglia c’è un cippo marmoreo, posto per commemorare il quarto centenario della nascita di Caravaggio. La data erronea della nascita nel 1573, ossia due anni dopo, si basa probabilmente sulla poesia composta da Marzio Milesi, amico del pittore, che gli attribuisce 37 anni alla morte. Lo stesso errore è riportato nella targa bronzea posta all’interno della porta antica di Porto Ercole. Qualche anno fa è stato trovato l’atto di nascita di Michelangelo, che mette in luce la vera data: 29 settembre 1571.

Recentemente all’ingresso del paese è stato posto un monumento commemorativo, in cui gli emblemi caravaggeschi sono ben leggibili: la spada, il mantello, la croce maltese e la grata del carcere, simboli della romanzesca vita del pittore, che oltre all’amore per la pittura era mosso da un’indole inquieta e da una sorte spesso avversa, che lo portò qui a finire i suoi ultimi giorni da fuggitivo, mentre si consumava dal desiderio di tornare a Roma in trionfo. A Porto Ercole Caravaggio morì solo, perseguitato e senza più gloria, forsei redento dall’accusa d’omicidio solo post mortem.

Quel che è assolutamente certo è che a Porto Ercole, come a Roma e in tante altre parti d’Italia e del mondo, il quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi sarà celebrato degnamente. Mentre le grandi città si contendono i quadri per le mostre, a Porto Ercole si preparano all’evento iniziando i casting alla ricerca dei modelli che interpretino i personaggi dei quadri del Maestro, per un interessante progetto di arte fotografica.

Chissà quali sorprese ci riserverà questo 2010, tutto nel segno di Caravaggio…

Nicoletta Retico (Responsabile Progetto Culturale CARAVAGGIO400)

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Il nostro gruppo Facebook CARAVAGGIO400 ha raggiunto i 300 membri! Stiamo crescendo con il gruppo e vogliamo continuare a crescere. Iscrivetevi e partecipate anche attivamente con notizie, commenti, critiche e impressioni. In ogni caso tutte le notizie saranno riportate sia sul gruppo Facebook che su questo blog. Grazie a tutti per l'attiva partecipazione e cerchiamo di raggiungere i 400 membri per l'inizio del 2010 come augurio per il Quarto Centenario del grande Michelangelo Merisi da Caravaggio!

Prime conclusioni alla chiusura del convegno: "La Natività del Caravaggio: 40 anni dal furto"

COMUNICATO STAMPA - 20/10/2009

In occasione del recente Convegno internaionale che si è svolto presso la Sala Gialla del Palazzo dei Normanni di Palermo dal titolo Caravaggio La luce dell’Ombra, si conclude il percorso “Il Genius Loci oltre la tela” dedicato all’artista ed alla sua opera della “Natività” realizzata nel 1609 per la Compagnia di S. Francesco nell’Oratorio di S. Lorenzo.

L’unico assente, l’opera, rubata il 17 ottobre 1969 ma non per questo l’interesse sull’argomento e sulla speranza di ritrovare la famosa tela, inserita dalla FBI tra le dieci ricercate più importanti del pianeta, è diminuito. Infatti ancora oggi nuove scoperte sono state fatte sotto l’aspetto iconografico che danno una nuova lettura artistica all’opera d’arte che per quattrocento anni aveva celato la vera identità del Pastore raffigurato accanto a S. Francesco. “Tutto è iniziato – dichiara Gippetto- fin dal primo momento che vidi la tela, e mi chiesi perché Caravaggio aveva rappresentato di spalle S. Giuseppe e chi era il suo misterioso interlocutore? Dopo varie ipotesi e due anni di studi sono arrivato alla conclusione che il Pastore che poteva stare in piedi accanto a S. Francesco e davanti la Sacra Famiglia non poteva essere altro che un altro Santo. Dal tipo di abbigliamento, è S. Giacomo con la sua inconfutabile veste da pellegrino. La conferma l’ho avuta –continua Gippetto-quando guardando i decori eseguiti nel 1699 da Giacomo Serpotta all’interno dell’Oratorio di S. Lorenzo in Palermo, mi accorsi che nella “folla” di statue e scene di virtù, nell’arco trionfale davanti a dove stava il quadro (prima del furto), Serpotta aveva messo non a caso, a sinistra la Carità ed a destra l’Ospitalità, ispirandosi alla scena del quadro. Come sappiamo nella iconografia religiosa la carità viene rappresentata da S. Francesco così come l’ospitalità viene raffigurata da S. Giacomo. Allora perché S. Giuseppe di spalle con la mano indica il bambino appena nato ai due Santi? Grazie a l’unica foto a colori realizzata da Enzo Brai poco prima del furto, si vede chiaramente che il dito indice della mano di S. Giuseppe che indica il Bambino, ha una piccola ferita. Prendendo in prestito un principio della Geometria che dice: per un punto passano infinite rette, per due punti passa una ed una sola retta. Infatti prolungando con una semiretta la proiezione del dito vediamo che indica la parte destra del torace del Bambino dove troviamo la ferita del costato come a presagire quale sarà il suo destino sulla Croce, inoltre, considerato che la Madonna nella Santa Notte non ricevette ne Carità ne tanto meno Ospitalità in nessuna locanda, S. Giuseppe quasi con ira dice ai due Santi: “Guardate come hanno trattato il Salvatore appena nato, a terra, come un guscio di tellina”   (Extroart - Ufficio Stampa - ufficiostampa@extroart.org)
Link FaceBook all'evento
La manifestazione è stata organizzata dalla Fondazione EXTROART nel Progetto "WANTED ...presi per il verso giusto" che ha lo scopo di far conoscere e riconoscere le opere d'arte trafugate per riportarle nella loro legittima collocazione per la pubblica fruizione e che si adopera incessantemente già da oltre un decennio, attraverso una vera e propria campagna pubblicitaria, finalizzata alla diffusione della conoscenza delle opere d'arte trafugate e della loro illecita commercializzazione. Link al sito ufficiale
E' stato anche recentemente pubblicato un romanzo dal titolo "Caro Vincenzo" di Antonio Amico (A & B editrice)
Il quadro rubato è inserito nella "FBI TOP TEN ART CRIMES", in testa alle più importanti opere d'arte trafugate in tutto il mondo.

RESTAURO APERTO del dipinto di Caravaggio "Adorazione dei pastori" alla Camera dei Deputati

La Camera dei deputati ospita i lavori di restauro del dipinto di Caravaggio "Adorazione dei pastori". L’opera, giunta a Montecitorio dal Museo Regionale di Messina, viene restaurata da Valeria Merlini e Daniela Sarti, sotto la direzione di Gioacchino Barbera, e l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro grazie al contributo di Fastweb. I lavori di restauro, che si svolgono nei locali del "Punto Camera", sono visibili al pubblico, il mercoledì e il venerdì, dalle 15,00 alle 17,00. Le visite si possono prenotare accedendo al sito di FASTWEB.
L'interessante articolo di Goffredo Silvestri da "LA REPUBBLICA"


COMMENTI IN RETE:
18/09/09: Lazzaro senza resurrezione. Per l’anno di Caravaggio restaurano l’opera sbagliata. Giuseppe Basile direttore dell’Istituto Centrale di Restauro si chiede perché venga restaurato da privati L’Adorazione, che non ne ha bisogno, e non la Resurrezione, che ne avrebbe bisogno. E spiega il perché:le celebrazioni... Leggi tutto l'articolo di Stefano Miliani da "L'UNITA'"


17/09/09: Messina. La notizia sembra ottima: il Ministero per i Beni culturali ha deciso di dare il via al restauro dell'«L'adorazione dei pastori» di Caravaggio, del Museo Regionale di Messina. Alla spesa penserà uno sponsor prestigioso: la Camera dei Deputati. Il 2010 sarà l'anno di Caravaggio (quarto centenario dalla morte), e si preparano convegni, eventi e grandi mostre. Michelangelo Merisi è da tempo icona mediatica planetaria, dunque l'anniversario è un'occasione speciale per associare il suo nome a quello della Camera: il «ritorno d'immagine» è assicurato, basta sponsorizzare un restauro... ...Viene annunciato un lavoro «lungo e complesso», eppure dalle relazioni scientifiche pubblicate dall'Istituto superiore per la conservazione e il restauro (Iscr), che da tempo studia il dipinto, «L'adorazione» non ne ha affatto bisogno. Le sue condizioni sono buone (ancora validi, si afferma, gli ottimi restauri degli anni Cinquanta). Basterebbe una «revisione», un intervento leggero...  Leggi tutto l'articolo di Edek Osser su "ilgiornaledell'arte.com"

IL QUADRO E' ATTUALMENTE IN ESPOSIZIONE ALLA MOSTRA CARAVAGGIO-BACON

Al via le celebrazioni ufficiali per Caravaggio - Istituto il COMITATO UFFICIALE PER LE CELEBRAZIONI

(Fonte AGM-LSP) "La Borghese ha battuto tutti sui tempi", ha detto la soprintendente del Polo museale romano Rossella Vodret, tra i maggiori esperti di Caravaggio, che ha presentato i momenti clou dei prossimi mesi.Le attività, che partiranno a febbraio, sono coordinate, ha spiegato la Vodret, dal Comitato Nazionale per il IV centenario della morte di Caravaggio appena istituito e presieduto dallo storico dell'arte Maurizio Calvesi. Per quanto riguarda le mostre, dopo la Borghese, sarà la volta, sempre a Roma, della monografica allestita dal 18 febbraio alle Scuderie del Quirinale, mentre a Firenze Palazzo Pitti ospiterà una rassegna su Caravaggio e i caravaggeschi. E se a Milano si svolgerà un convegno internazionale proprio nel giorno del compleanno di Michelangelo Merisi (il 29 settembre), a Roma ci sarà quello che chiuderà le celebrazioni. Nel frattempo, ha concluso la Vodret, saranno pubblicati la monumentale raccolta dei documenti relativi a Caravaggio e tre volumi "in cui si farà giustizia di tutte le dubbie attribuzioni degli ultimi anni".


Il Comitato Nazionale per le celebrazioni è stato istituito in vista del IV centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571-1610), che cade nel 2010. Grazie al fiorire degli studi, le vicende biografiche del Merisi sono ormai in gran parte ricostruite, tuttavia gli stereotipi che lungo il tempo sono stati formulati su di lui rischiano non di rado di ridurne la complessa personalità alla tanto facile quanto impropria immagine di "pittore maledetto" (peraltro presa in prestito dai "poeti maledetti" di fine Ottocento). Il centenario, pertanto, giunge come occasione opportuna per ridefinire, attraverso iniziative di alto livello scientifico, il reale profilo umano ed artistico del maestro lombardo e per offrire momenti di approfondimento e di riflessione sulla sua straordinaria produzione pittorica.

Aperta la mostra CARAVAGGIO-BACON (Galleria Borghese, Roma) fino al 24 gennaio 2010


1° ottobre 2009: conferenza stampa di presentazione della mostra "CARAVAGGIO-BACON" - IMPRESSIONI


L’inedita esposizione, organizzata da MondoMostre e curata da Anna Coliva, direttrice della Galleria, e da Michael Peppiat, biografo di Francis Bacon, abbina tredici dipinti del grande maestro naturalista e diciassette dall’artista contemporaneo. Ospitati nelle varie sale, tra i noti capolavori del museo, le opere invitano lo spettatore a essere lette nell’unico linguaggio possibile, quello dell’emozione. E in effetti, appena entro a vedere la mostra, mi emoziono. Percorro le sale assecondando subito il richiamo più forte, quello dell’affezione, alla ricerca dei tredici dipinti di Caravaggio, due dei quali ammirati solo nei libri perché, per quanti viaggi ho fatto e musei ho visitato, non ero mai stata a Messina a vedere la Resurrezione di Lazzaro, né a New York, da dove proviene la Negazione di Pietro. Sono incantata. Solo compiuto questo primo percorso dedicato, torno sui miei passi per vedere l’intero allestimento. E accolgo senza riserve tutto il turbamento che le tele possenti di Bacon mi proiettano. Niente a che vedere con l’eloquenza della luce, il fascino delle tenebre e la drammaticità dell’arte caravaggesca. Penso che nessun approccio storico-artistico o ricerca di contaminazioni sia qui ed ora possibile; solo nella suggestione inquietante e rivoluzionaria si può leggere un filo conduttore tra i due artisti. Entrambi intensi, tormentati e a tratti “maledetti”. Entrambi fortemente figurativi, profondi indagatori di un’umanità angosciata che sente di non avere scampo, che non intravede riscatto né salvezza. Entrambi ossessionatI, chi dalla morte e chi dal disfacimento della carne. Al di là della tecnica, senza confronto, profondamente diversi anche nel modus operandi: Caravaggio dipingeva solo dal vero i suoi modelli, Bacon preferiva le fonti fotografiche. E poiché Bacon non si ispirò mai dichiaratamente a Caravaggio, né un confronto stilistico tra i due è pensabile, ne consegue che in questa mostra il vero protagonista è lo spettatore che, interagendo con le opere e la scenografica cornice della Galleria Borghese, assume in piena libertà su di sé il compito di sentire, cogliere, decifrare ed emozionarsi davanti alle intense o angustiate esistenze dei personaggi ritratti. A lui la scelta di accogliere questa coabitazione di soggetti sospesi tra il tormento interiore e lo strazio visibile, il dramma e l’horror vacui, o decidere da che parte voltare lo sguardo, cosa selezionare. Sta a lui soltanto. I dipinti non si fronteggiano, non dialogano, non si contendono la scena. Ognuno ha il suo spazio e vive di luce propria. E’ la prima volta che numerose opere di Bacon giungono a Roma; questo accade in occasione dei cento anni dalla sua nascita e, secondo Peppiat, è il modo migliore di ricordarlo. L’accostamento ai capolavori del Merisi giunge ad un passo da un’altra ricorrenza importante, che il sito e blog “Caravaggio400” è nato per celebrare: il quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi, che avrà un 2010 dedicato interamente a lui con mostre e convegni, in tutta Italia e anche all’estero. Tre grandi esposizioni sono state oggi annunciate dalla sovrintendente Vodret: negli Stati Uniti, in Cina e in Giappone. Eventi davvero unici.

Uscendo dalla mostra e tornando a casa a scrivere le mie impressioni, penso a cosa mi risuona dentro della visione di queste trenta opere. E in effetti, ad ascoltare bene, la traccia che ha lasciato è più un suono che un’immagine. E’ un urlo. Un memento sonoro che dai quadri di Bacon grida la pena di chi non riesce a morire, perché condannato a decomposizione eterna, mentre dalle tele di Caravaggio continua a invocare di non voler morire mai…



Nicoletta Retico (Responsabile Progetto Culturale CARAVAGGIO400)


























Nella foto di sinistra Anna Coliva in una delle sale della Mostra durante un'intervista. Nella foto di destra, ai lati i due curatori della Mostra, Anna Coliva e Michael Peppiat; al centro Rossella Vodret, Soprintendente al Polo Museale di Roma.

IL SITO UFFICIALE DELLA MOSTRA a cura della Fondazione IBM Italia
dal blog ENGRAMMI di Tommaso Evangelista un primo articolo ed un commento dopo la conferenza stampa

Alla GALLERIA NAZIONALE DI ARTE MODERNA di Roma è stata anche inaugurata un'opera coreografica multimediale in continuo movimento tra scultura, pittura, video arte e danza dello scultore e videoartista Peter Welz e del coreografo William Forsythe dedicata a Francis Bacon, visibile fino al 25 ottobre 2009.


IL SERVIZIO DI SKY TG24


Video di un'intervista a Francis Bacon del 1966 (da Youtube)

Scoperto l'unico ritratto contemporaneo del Caravaggio

In occasione dell’anniversario della nascita di Michelangelo Merisi, il Caravaggio, il Gruppo Watching The Sky, composto da artisti, studiosi d’arte ed esperti informatici, annuncia di aver scoperto un ritratto inedito del pittore nato a Caravaggio il 29 settembre del 1571. «Si tratta, probabilmente, dell’unico ritratto a lui contemporaneo - dichiarano Roberto Malini e Dario Picciau, fondatori dell’associazione culturale - perché fino ad oggi la fisionomia del maestro era nota grazie al ritratto che Ottavio Leoni realizzò a memoria nel 1621, undici anni dopo la morte dell’artista. Alcuni storici dell’arte, con i quali concordiamo, ritengono che il Caravaggio eseguì alcuni autoritratti, che possiamo ammirare nel celebre "Bacchino malato" e nel "Davide e Golia". In quei dipinti, tuttavia, il volto del pittore si cela dietro le fattezze del dio del vino e del gigante biblico»... Leggi tutto l'articolo sull'"Eco di Bergamo.it"

IO CARAVAGGIO: eventi, visite e incontri nel comune di Caravaggio dal 23 settembre al 4 ottobre

IO CARAVAGGIO: Il lato scuro del Barocco. Caravaggio: la realtà in un fotogramma. (A cura di L. Argentino e V.M. Carminati)

Comune di Caravaggio (BG) - dal 23 settembre al 4 ottobre 2009



18 febbraio - 13 giugno 2010: Caravaggio in mostra alle Scuderie del Quirinale (Roma)

La mostra, ideata per celebrare il IV centenario della morte del grande artista e posta sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, nasce su impulso della Soprintendenza Speciale per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Roma. Il progetto espositivo presentato intende richiamare ancora l'attenzione del pubblico e della critica sul celeberrimo, e celebratissimo, “genio lombardo” secondo un'ottica radicalmente innovativa e aggiornata. In anni recenti l'abbondante messe di ricerche, studi e interventi sulle vicende biografiche e artistiche del Merisi – senza dimenticare il cospicuo numero di mostre ruotati intorno al suo nome – ha confermato il generale, costante e crescente interesse intorno alla tormentata leadership del pittore, tanto che si è venuto via via alimentando uno stimolo profondo a intraprendere una nuova e ambiziosa – pur nella sua “semplicità” di base – iniziativa espositiva. Da qui la scelta di strutturare la mostra secondo un criterio espositivo filologicamente rigoroso, che dia luogo a un percorso sintetico, non antologico, pur tuttavia fondato sulla presentazione di opere “capitali”. Opere tra le più rappresentative dell’artista lombardo come il Bacco dagli Uffizi, Davide con la testa di Golia dalla Galleria Borghese, I musici dal Metropolitan, la Cena di Emmaus dalla National Gallery di Londra, costituiranno, nella loro presentazione contestuale, una sorta di omaggio all'unicità di Caravaggio, a conclusione dell'anno dedicato alle sue celebrazioni. Il ricorso alle fonti letterarie e ad un’immensa mole di materiale documentario, hanno permesso una severa indagine critica dei dipinti, la loro esatta collocazione cronologica, la provenienza e sistemazione originaria, così come quella successiva attraverso l'individuazione dei diversi passaggi di proprietà. Altri documenti, riguardanti i collegamenti, la relazione tra Caravaggio e i suoi committenti, così come con le personalità più significative del suo tempo, hanno condotto a una disamina critica approfondita sul piano culturale del pittore e sulle valenze intrinseche della sua complessa opera.La scelta di privilegiare l'autografia sicura dei dipinti ha indotto a escludere la produzione variamente riferita alla sua “bottega” - tenendo sempre presente quanto il termine sia improprio quando si parla del metodo di lavoro del maestro lombardo - , così come sono state poste a margine, ma sarebbe meglio dire che sono state lasciate momentaneamente in sospeso, le “ulteriori versioni” e le questioni su cui la critica si è più volte confrontata, continuando probabilmente a farlo usque ad infinitum con pareri non sempre concordi. Ne scaturisce quindi un percorso coerente e circostanziato che getta una nuova luce sui diversi momenti del sofferto iter evolutivo del linguaggio del Merisi, tutto svolto in profondità, e che esalta l'eccezionalità e unicità della sua opera. La mostra vuole così porsi come un nuovo e appassionato momento di riflessione critica, un ulteriore tentativo di penetrare l'essenza dell'arte del pittore, “terribilmente naturale”, il suo rivoluzionario e sbalorditivo criterio di naturalismo, la sua ostinata, seppure dialettica, deferenza al vero, irriducibile a schemi e a scuola, solitaria nella sua grandezza e poesia. (fonte: sito web MONDOMOSTRE)

Bergamo celebra Caravaggio: l'evento del 2010 firmato da Sgarbi

Si preannuncia l’evento artistico bergamasco del 2010, non l’ennesima selezionata esposizione dedicata a Michelangelo Merisi da Caravaggio, né la solita mostra celebrativa che ripercorre vita e opere di un artista. Non a caso dietro a «Gli occhi di Caravaggio» - questo il titolo proposto - c’è lo storico dell’arte Vittorio Sgarbi, che curerà l’evento con altri conoscitori della cosiddetta pittura della realtà come Mina Gregori. Leggi tutto l'articolo (Fonte: L'Eco di Bergamo)

Nasce il blog CARAVAGGIO400

Nel 2010 ricorrerà il quattrocentenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio. E' un'occasione importante per ricordare il grande maestro e celebrarlo nel migliore dei modi. E' un'occasione per far conoscere la sua opera e la sua arte ancor più che la sua vita e biografia, su cui troppo spesso si è concentrata l'attenzione dei media trascurando l'innovazione e il genio del grande pittore. Il blog "CARAVAGGIO 400" nasce con l'intenzione è di attivare e creare un punto di approfondimento e discussione sulla sua opera e di informazione sulle mostre, manifestazioni e celebrazioni che ci auguriamo siano numerose e stimolanti, per un 2010 dedicato ad uno dei più grandi maestri della pittura seicentesca. Invitiamo tutti gli studiosi, appassionati e chiunque voglia dare un suo contributo ad inserire post e commenti e inviare segnalazioni a questo blog.

(Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico, curatori del blog "Caravaggio 400" e Fondatori dell'Associazione Culturale CARAVAGGIO400 - mail: info@caravaggio400.org)