Il blog CARAVAGGIO400, fondato nel 2009 da Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico in occasione del quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ha l'intenzione di attivare e creare un punto di approfondimento e discussione sull'opera di uno dei più grandi maestri della pittura seicentesca di cui far conoscere principalmente la sua opera e la sua arte ancor più che la sua vita e biografia, su cui troppo spesso si è concentrata l'attenzione dei media trascurando l'innovazione e il genio del grande pittore. Invitiamo tutti gli studiosi, appassionati e chiunque voglia dare un suo contributo ad inserire commenti e inviare segnalazioni a questo blog.




A cura di Michele Cuppone, Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico (pagina Fb a cura di Claudio Ferranti )

11 nov 2019

Vittorio Sgarbi: La "Natività" di Caravaggio non è perduta per sempre

La tela, trafugata nel 1969, probabilmente è ancora intatta. Cosa si fa per recuperarla?



Da molti anni si parla del furto più clamoroso e più doloroso che sia mai stato compiuto: la Natività di Caravaggio dall'Oratorio di San Lorenzo a Palermo. Studiosi, magistrati, carabinieri, poliziotti, narratori si sono esercitati su questo furto, sulla responsabilità della mafia, sulla distruzione del quadro, senza mai trovare una pista e avere una certezza sul suo destino.
Essendo a Palermo, una leggenda prevalente fu che si sia trattato di un furto di mafia. Piace molto crederlo, ma nel 1969 gli stessi studi sul Caravaggio erano arretrati, e ancora nella fase romantica della grande riscoperta storica, dovuta soprattutto a Roberto Longhi che era vivo al tempo del furto (morirà nel 1970). Come sappiamo poco della scomparsa del dipinto, sappiamo infatti poco anche della sua esecuzione, che non sembra più risalire al soggiorno siciliano di Caravaggio nel 1609. È Giovanni Pietro Bellori che lo dice eseguito per la compagnia dei Bardigli e dei Cordiglieri. Più recentemente Alfred Moir, seguito da Maurizio Calvesi, arretra l'esecuzione del capolavoro al tempo d'oro di Caravaggio, a Roma nel 1600, quando Fabio Nuti gli commissiona un dipinto di palmi 12 per 7 o 8, misure sostanzialmente congruenti con quelle del quadro. L'ipotesi è confermata, al di là dello stile e delle caratteristiche tecniche della tela, più vicini ai quadri dipinti a Roma che non a quelli siciliani di Siracusa e Messina, dagli approfondimenti convincenti di Michele Cuppone. La tesi, accolta dai più attenti studiosi, porta ad escludere che Caravaggio sia stato a Palermo durante il soggiorno siciliano, raggiungendo Napoli e poi Porto Ercole direttamente da Messina.
Il furto si consumò nella notte fra il 17 e il 18 ottobre, senza alcuna difficoltà, in assenza di qualsiasi misura di sicurezza, da parte di ragazzi improvvisati e inesperti. Fu scoperto solo alle 3 del pomeriggio del giorno successivo e, da allora, non si è avuta nessuna notizia attendibile sul suo destino. Essendo in perfette condizioni di conservazione, dopo il restauro del 1951 che ci ha lasciato anche le buone fotografie a colori da cui è stata derivata la replica eseguita da Adam Lowe, su richiesta dei due miei assessori a Salemi, Peter Glidewell e Bernardo Tortorici, così ben condotta da ingannare l'ignaro visitatore, è difficile pensare che chi l'ha rubata, tagliandola con una lametta dal telaio, e pure arrotolandola dal verso sbagliato, cioè quello del colore, l'abbia ammalorata al punto da rovinarla. Questo rende poco credibile una prima versione che la dice seppellita nelle campagne di Palermo, insieme a cinque chili di cocaina e ad alcuni milioni di dollari, dal narcotrafficante Gerlando Alberti, da me interrogato in carcere. Tra l'altro, nel luogo indicato dal pentito Vincenzo La Piana, nipote di Alberti, la cassa di ferro con la tela non fu trovata. Nel 1980 lo studioso giornalista Peter Watson disse di essere in contatto con un mercante di arte che gli propose il dipinto a Laviano, in provincia di Salerno. Ma l'incontro con i ricettatori, la sera del 23 novembre di quell'anno, coincise con il terremoto dell'Irpinia, e dunque saltò.
In questa confusione di notizie, devastante fu la millantata e imprecisa confidenza a Giovanni Falcone del pentito Francesco Marino Mannoia, che disse di essere uno degli autori materiali del furto e che l'opera si sarebbe danneggiata, al punto di suggerirne la distruzione. Ma, nonostante l'ignoranza, anche l'ultimo mafioso ne avrebbe salvato alcune parti, fra i tanti personaggi, magari tagliandola. Il Nucleo tutela patrimonio artistico dei Carabinieri accertò poi che il furto di cui parlava Mannoia riguardava un altro quadro [...]

9 nov 2019

"Caravaggio: dentro e intorno": seminari con Rossella Vodret, Alessandro Zuccari, Stefano Causa e Francesco Zucconi a Udine

Ciclo di Seminari della Fondazione Ado Furlan Caravaggio: dentro e intorno nell'ambito del corso del dottorato di ricerca storia dell'arte, cinema, media audiovisivi e musica, coordinato dal prof. Alessandro Del Puppo.


7 nov 2019

Sgarbi risponde alle nuove ipotesi iconografiche sulla "Natività" di Palermo: «Quello non è Satana che tenta san Giuseppe»

Il critico d’arte: il pastore è solo un ignorante invitato a comprendere l’identità divina di Gesù

Vittorio Sgarbi risponde all'ipotesi lanciata dal teologo don Mario Torcivia, nell'ambito del convegno "Caravaggio#50", di vedere nel pastore della Natività di Palermo un richiamo a una figura che tenta il san Giuseppe di spalle. Il Giornale di Sicilia del 6 novembre ha dedicato un'intera pagina al tema, prima intervistando Torcivia e poi chiedendo a Vittorio Sgarbi un'opinione, che si riporta a seguire.
Si ringrazia l'autrice Antonella Filippi per aver messo a disposizione i materiali.


Non vedo alcuna possibilità di introdurre nella «Natività» caravaggesca elementi di tentazione. E perché poi? Sarebbe l’unica iconografia cervellotica in cui uno sconosciuto è un tentatore. Al contrario, è un’esegesi divina: si invita un pastore ignorante a cercare di comprendere il mistero della fede e dell’identità divina di Gesù». Vittorio Sgarbi non è d’accordo con l’interpretazione che propone il pastore/demonio tentatore.
Perché no?
«Mi sembra un’interpretazione priva di ogni fondamento. San Giuseppe è la parte più originale del dipinto per ché si mostra di spalle, in una maniera fotografica alla Cartier-Bresson, fautore dell’istante decisivo. E, indicando orgogliosamente il bambino, sembra dire: Guarda, cosa abbiamo fatto. Il suo dialogo con un vecchio pastore con la barba e il cappellaccio tutto può essere meno che un’allegoria del demonio o della tentazione».
Ma allora chi è l’uomo col cappellaccio e cosa ha a che fare con la scena della natività?
«È un uomo semplice, un pellegrino che arriva a cui, ripeto, san Giuseppe mostra il bambino. È una persona che potrebbe non sapere di cosa sia successo e viene richiamato da san Giuseppe alla maestà divina. Quindi è esattamente l’opposto, è un dialogo rovesciato: è ostentazione alta e spirituale di un neonato, mentre il vecchio con aria meditativa appoggia la testa al bastone e guarda. Accanto a lui potrebbe esserci, nonostante la tunica complessa, san Francesco che prega, concentrato: inserire il demonio tra lui e san Giuseppe è un’idea priva di supporto, di cui non s’avverte neppure la necessità. La presenza di due santi, san Lorenzo e san Francesco indica una accentuazione di spiritualità, l’elemento negativo non serve».
C’è una particolarità che la sorprende in questo sventurato dipinto?
«L’unica cosa che stupisce, ed è davvero sorprendente, è la nuca di Giuseppe con i capelli corti e bianchi, unica traccia per intendere che san Giuseppe è più vecchio della Vergine. È però evidente che lui sta lì, accoccolato, e il gesto della mano è un invito a guardare e a capire».
Neppure la possibilità che in quel quadro ci possano essere san Rocco o san Giacomo e non un semplice pastore la entusiasma?
«È evidente che essendo un’adorazione, almeno un pastore era necessario. San Lorenzo e san Francesco, legati all’oratorio, hanno preso il posto dei due pastori, dunque almeno un pastore era d’obbligo. Un bambino appena nato non suscita stupore o meraviglia – ne nascono sempre – è proprio l’esegesi di Giuseppe che fa intendere al pastore di essere davanti a qualcosa di straordinario che meritava la chiamata dell’angelo che indica il rapporto tra il bambino e il cielo. Siamo di fronte a una scena di natività, cercare un ulteriore significato sarebbe deviante. Tentare chi, poi? Nessuno ha mai tentato San Giuseppe».
È pur vero che generare alla sua età…
«Ma che gli vuoi dire? Quello è un mistero divino».

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5 nov 2019

"La Deposizione di Caravaggio: il sepolcro, due piante, una morta e l’altra fogliata, e la pietra che riproduce quella dell’altare", di Andrea Lonardo


N.B. Le tre notazioni fortemente proposte da questo articolo si devono ad un dialogo con la storica dell'arte Sara Magister che le ha suggerite



1/ Il vano della tomba nella Deposizione di Caravaggio
Se si guarda la Deposizione di Caravaggio dal vero ai Musei Vaticani, ecco che appare sulla sinistra, in alto, il vano della tomba. I personaggi dipinti da Caravaggio stanno trasportando il Cristo nella tomba che non è in basso, bensì oltre la testa del Cristo. La pietra su cui stanno camminando è quella che sigillerà tale sepolcro: non è dunque, assolutamente una “pietra dell’unzione”.

2/ Le due piante
Lo spazio che si apre in basso è, dunque, pensato dal Merisi non come sepolcro, ma come campo antistante. Lì vi ha dipinto due piante e non una sola, come afferma invece chi non ha mai visto il quadro da vicino.
A destra sta una pianta ormai morta, con foglie reclinate, a sinistra, invece, una pianta ben viva, vigorosa. Le due piante sono evidentissime anche nella copia ottocentesca che è nella Chiesa Nuova a sostituire la tela originaria prima derubata dai rivoluzionari francesi e poi trasferita in Vaticano.
Il segno, pur essendo semplice, è chiarissimo e conforme all’iconografia tradizionale del sepolcro e della resurrezione. Con la morte di Cristo si sta passando dalla morte alla vita – si pensi solo ai rami secchi e poi fogliati della Resurrezione di Piero della Francesca.
Il riferimento a tale tradizione onnipresente nell’arte anteriore a Caravaggio è assolutamente indubitabile poiché il sudario/sindone del Cristo, splendido nella sua luce bianca, tocca la pianta viva.

3/ La pietra tombale e la pietra d'altare
Un ulteriore elemento appare decisivo se appena si guarda l’opera non nella sua sistemazione museale, bensì nel vivo della Cappella Vittrici per la quale è stato concepito dal Merisi. Il critico d’arte abitualmente afferma che lo sguardo di Nicodemo (o di Giuseppe d’Arimatea, poco importa) è rivolto allo spettatore per invitarlo ad “entrare” nel quadro stesso, poiché si dimentica che l’opera è posta su di un altare.
Se si osserva la copia che è nella Chiesa Nuova, esattamente dove era la tela originaria del Caravaggio, ci si accorge che lo sguardo non invita ad entrare nel quadro, bensì nella celebrazione liturgica che si svolge sull’altare che è appena sotto la tela.
Solo una critica d’arte che prescinda dalla visione reale e viva delle opere e dal loro contesto può pensare che il principale intento di essa sia entrare nella “scena”. Ma tale critica ha perso la sua scientificità, proprio perché non utilizza il contesto storico e architettonico, bensì separa l’opera dal suo tempo
Il braccio stesso del Cristo che pende come peso morto si rivela, allo stesso tempo, un segnale indicatore: la mano invita a guardare all’eucarestia che viene consacrata appena sotto. 
La grande lastra che chiuderà per tre giorni il sepolcro, a sua volta, non è semplicemente se stessa, ma rimanda alla pietra dell’altare che è a pochi centimetri. Nell’altare della Cappella Vittrici la pietra d’altare è di un unico blocco, come un parallelepipedo, in tutto simile a quella del dipinto
Il sacrificio che si è compiuto una volta per sempre e che è rappresentato nella tela, si compie ogni volta che il sacerdote celebra la messa su quella stessa pietra ormai divenuta altare
La tela è pensata per essere contemplata non solo quando la Cappella Vittrici fosse vuota, ma soprattutto quando le persone vi si fermavano a lungo, per l’intera celebrazione, con il sacerdote che eleva l’ostia consacrata.

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30 ott 2019

Settimana caravaggesca, nuovo appuntamento annuale nella programmazione del Museo di Messina


Il Museo Regionale di Messina, nella nuova direzione all’arch. Orazio Micali, ha presentato la sua programmazione per il prossimo triennio.
Tra le novità, è stata annunciata la Settimana Caravaggesca. Essa si svolgerà annualmente nella settimana del giorno 29 settembre in cui ricorre la nascita di Michelangelo Merisi da Caravaggio. Primo appuntamento 28 settembre-4 ottobre 2020. Una settimana in cui saranno organizzati eventi di vario genere: aperture serali, incontri, biglietti differenziati e giornate di studio. Le aperture serali saranno accompagnate da eventi musicali e/o recitativi; da aperitivi o cena a tema; da performance teatrali; proiezioni; letture e lezioni di esperti sulla vita e le opere di Caravaggio; sui luoghi e gli accadimenti nei mesi che Caravaggio trascorse a Messina e in Sicilia (fonte: l'Eco del Sud).


29 ott 2019

Vittorio Sgarbi: “la Natività di Caravaggio non è stata rubata dalla mafia. E presto riapparirà”


In occasione del cinquantesimo anno dal furto della Natività di Caravaggio dall’oratorio di San Lorenzo a Palermo (era la notte tra il 17 e il 18 ottobre del 1969), pubblichiamo un video che include un intervento dello storico dell’arte Vittorio Sgarbi sulle circostanze del furto. Le dichiarazioni non erano ancora state prese in considerazione dalla stampa: il video è tratto da un paio di incontri organizzati da Panorama d’Italia: I tre Caravaggio, del 27 settembre del 2018 (Roma, chiesa di San Luigi dei Francesi), e Alla scoperta dei tesori nascosti di Palermo, del successivo 10 ottobre (Palermo, Real Teatro Santa Cecilia).
Secondo Sgarbi, il furto della Natività non sarebbe da attribuire alla mafia, come si è sempre creduto. Il celebre storico dell’arte e personaggio televisivo cita fonti anonime che avrebbero segnalato che l’opera non è stata rubata dalla mafia, e che non è neppure andata distrutta. Inoltre, durante il suo intervento, Sgarbi si schiera a favore dell’ipotesi che vuole il dipinto eseguito da Caravaggio a Roma (attorno al 1600) e non in Sicilia.
Nella Natività, ha sottolineato Sgarbi durante l’incontro del Real Teatro Santa Cecilia, vediamo un “Caravaggio euforico, nel pieno della gloria, con una richiesta che gli viene dalla Sicilia di inviare, come avrà inviato per via di nave, questo capolavoro in cui si vede il san Lorenzo bellissimo con la sua dalmatica a richiamare l’oratorio, e poi il tema della Natività con una delle figure più incredibili che la pittura abbia mai concepito, cioè un san Giuseppe con i capelli bianchi corti e forse anche dei tatuaggi, che sembra David Bowie”.
“Io non ho mai visto una figura così”, ha aggiunto Sgarbi, “perché non lo vedi di faccia, ti gira le spalle, ha i capelli tagliati corti, tutti bianchi ma è sicuramente non un vecchio e, preso atto che dovrebbe essere la figura di san Giuseppe, è tra le figure più originali e anomale di questa figura che normalmente viene rappresentata con la barba, con un uomo anziano, secondo le categorie... poi ha, vedete, dei pantaloni attillati come dei collant, si vede male perché la fotografia non voleva richiamare il dipinto di Caravaggio ma gli stucchi di Serpotta”. Di seguito, il video con le dichiarazioni sulla Natività (qui invece il link per il video integrale dell’incontro di Roma) e le trascrizioni delle affermazioni di Sgarbi sul furto del dipinto.
“A Siracusa [...] farà il quadro più terribile, più tragico, in cui sentiamo che il Male è più forte del Bene, che è il Seppellimento di santa Lucia, un’opera formidabile, del 1608, che credo sia la più terribile delle opere di Caravaggio. Nel frattempo aveva dipinto, da Roma, l’opera che ha una leggenda, di cui l’ultimo film di Andò parla, che è il... furto del 1969 della Natività per l’oratorio di San Lorenzo. Di una cosa possa darvi, da oggi, dopo un incontro che ho fatto, una certezza: che Rosy Bindi [fino al 22 marzo 2019 Presidente della Commissione parlamentare antimafia, ndr] ha sempre torto, e che il furto della Natività non si deve alla mafia. Non solo, ma che il dipinto esiste e fra poco potrà riapparire. Non rubato dalla mafia: il dipinto leggendario della mafia, di Totò Riina, era una bugia che le varie Commissioni hanno perpetrato. Io oggi ho incontrato una persona che mi ha dato dei segnali che mi confortano a pensare non solo che l’opera non è stata distrutta, come qualche pentito ha detto, ma che non è stata rubata dalla mafia [...]

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27 ott 2019

"Caravaggio#50: le novità emerse dal convegno scientifico sulla Natività di Palermo", di Michele Cuppone




Caro direttore,
sebbene, come sai, con qualche titubanza iniziale, accolgo il tuo cortese invito a rilasciare un breve resoconto del convegno scientifico dedicato alla Natività di Caravaggio nel 50° del furto, tenutosi nell’oratorio di S. Lorenzo a Palermo il 14 ottobre scorso. All’incontro organizzato da Bernardo Tortorici, moderato da Maurizio Vitella e introdotto da padre Giuseppe Bucaro, sono intervenuti, oltre allo scrivente, Francesca Curti e Giovanni Mendola. Ciò che mi ha convinto a tornare sul tema sono state, al solito, le novità; diverse delle quali discendenti da un costruttivo dialogo fra relatori e pubblico. Esse hanno potuto precisare utilmente anche precedenti osservazioni dello scrivente; tra cui alcune annotazioni di carattere iconografico, pubblicate proprio su About Art, che già smentivano l’ipotesi in controtendenza di John T. Spike di identificare san Giuseppe nella figura in piedi con il bastone.
La prima novità del convegno, frutto di un’osservazione condivisa nella stessa giornata da chi scrive con Francesca Curti, è stata poi presentata e ben illustrata da quest’ultima. Si riporta di seguito il relativo passaggio, originariamente inserito all’interno dell’analisi dei vari soggetti che, fra Roma e Palermo, ruotarono attorno alla commissione formalmente avviata da Fabio Nuti per il quadro della Natività: «È anche interessante il fatto che gli interessi di Fabio Nuti (del banco Nuti-Spennazzi), che lavorava a Napoli e aveva una sede a Salerno, non erano soltanto rivolti verso Roma o la Toscana, ma evidentemente anche verso la Sicilia. Lo dimostra un documento trovato da Giovanni Mendola, risalente all’8 marzo 1601, che attesta transazioni con il mercante Cesare de Avosta, confrate della compagnia di San Francesco (la quale aveva sede nell’oratorio di S. Lorenzo). E c’era poi anche questa singolare coincidenza, che forse coincidenza non è, che anche Cesare de Avosta, pur vivendo a Palermo, era originario di Salerno. E credo che questo collegamento sia molto rilevante, sempre per indirizzare appunto verso una commissione palermitana del quadro ‘Nuti’». In definitiva, proprio Cesare de Avosta potrebbe essere stato fra i principali tramiti, da Palermo, per raggiungere Caravaggio, attraverso il mercante Fabio Nuti il quale aveva vissuto e aveva ancora occasione di recarsi a Roma; e potrebbe così spiegare meglio l’iter di questa commissione.
Più spazio necessitano le colte riflessioni di don Mario Torcivia, prete della Chiesa di Palermo e Ordinario di Teologia spirituale presso lo Studio Teologico S. Paolo (Catania), intervenuto dal pubblico. La prima appunto è sull’identificazione del pastore e di san Giuseppe. Con riferimento all’icona della Natività di Rublëv, per Torcivia: «La Natività ha a che vedere solo con Maria, intorno alla quale ci sono gli angeli, i Magi in cammino, i pastori. E poi, in basso, sono scritte le due affermazioni teologiche fondamentali – Gesù Cristo è vero Uomo e vero Dio – una delle quali è ripresa da Caravaggio. Inizio con le due levatrici, che Caravaggio non rappresenta. Una delle tentazioni è: “Non è vero Uomo”. Ma se ci sono le levatrici (secondo la tradizione, Zelomi/Eva e Salome sono i loro nomi), allora è vero Uomo, perché stanno facendo il bagno al bimbo. Ma ecco la seconda tentazione. Il pastore che dialoga con san Giuseppe, nella tradizione iconografica cristiana, è Tirso – che poi è il bastone di Dioniso, dei satiri e dei baccanti – che è la personificazione del diavolo, che si presenta come pastore: ecco perché è vestito con le pelli. E non è il pastore che adora perché, se fate caso, anche in Caravaggio, Giuseppe guarda Tirso. Entrambi però sono fuori dall’evento Natività – nella Natività di Caravaggio c’è Maria, il Bambino e poi ci sono i due santi la cui presenza appare scontata: Lorenzo (per l’oratorio di S. Lorenzo) e, anche qui, con un punto interrogativo, ‘Francesco’ (per la compagnia di San Francesco) – ma il punto è che Tirso tenta Giuseppe sulla divinità. Se le levatrici ci dicono che il bimbo è veramente Uomo (il bagno), il pastore-diavolo Tirso (con il bastone, che Caravaggio riprende) tenta dicendo: “Ma com’è possibile che una vergine partorisca un figlio e com’è possibile che tu, anziano, possa essere fecondo? Tu sei come questo bastone, che rimane secco”. A questa tentazione, risponde la tradizione cristiana – qui, in Caravaggio, però assente – che raffigura il bastone che fiorisce, il bastone gigliato di Giuseppe. Quindi, Giuseppe sta in basso, per i fatti suoi, e non guarda Maria perché, ripeto, nell’evento Natività, Giuseppe non c’entra; è un personaggio marginale. Diventa però ‘centrale’ perché sta dicendo, attraverso la tentazione che subisce da parte di Tirso, “No, realmente il bimbo è vero Dio”. Il pastore che dialoga con Giuseppe è pertanto Tirso, per cui Caravaggio è perfettamente inserito nella tradizione iconografica cristiana, che poi abbiamo perso, e che è rimasta solo nelle icone orientali; ma lì è chiarissimo».
Ancora, don Mario, sull’identificazione di san Francesco e, di conseguenza, sulla datazione del quadro: «Anche a me non convince pensare che il personaggio orante sul fondo sia san Francesco. Di sicuro, il dipinto non è stato fatto a Palermo, per un semplice motivo. Perché se fosse stato fatto qui a Palermo … guardate il san Francesco del Serpotta sulla sommità dell’arco trionfale: quello è l’abito dei Conventuali. Ora, non c’è nessuna famiglia francescana che fa dipingere qualcosa per sé, che non faccia raffigurare Francesco secondo i suoi abiti, nel colore e nella forma. Dunque, in alto, sull’arco, c’è l’abito dei Conventuali, e lo possiamo vedere ancora oggi indossato dai frati dell’adiacente Basilica di S. Francesco d’Assisi. Quello di Caravaggio non è un abito dei Conventuali: quello è un abito o degli Osservanti, o dei Riformati, o degli Alcantarini (ma non dei Cappuccini). Ma, mentre sono convinto su Tirso, questa di Francesco è un’ipotesi: per me, non è lui» [...]

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26 ott 2019

In primavera il progetto espositivo di Vittorio Sgarbi con il Mart per il "Seppellimento di santa Lucia"


Vittorio Sgarbi: «Plaudo all’ottima iniziativa promossa dalla Presidenza della Regione Sicilia con la Provincia Autonoma di Trento. La collaborazione tra i nostri territori, caratterizzati dalle analoghe prerogative statutarie, consentirà uno straordinario esempio di buone pratiche per la cultura italiana. In particolare a Siracusa sarà possibile tornare a vedere il capolavoro di Caravaggio in condizioni ideali grazie all’impegno di cui si farà carico il Mart - Il museo d’Arte Moderna di Trento e Rovereto - per produrre non solo una grande mostra per la valorizzazione del Seppellimento di Santa Lucia, ma attivando operazioni di conservazione, restauro, ossia contribuendo ai compiti di tutela che apprezzeremo per tanti anni a venire con la restituzione dell’opera nella possibilità della migliore fruizione. Si aggiunga che il progetto espositivo trentino prevede un notevole raffronto con l’opera di un maestro contemporaneo come Alberto Burri, al quale la nostra Regione sarà sempre grata per l’immenso e commovente intervento a Gibellina, capace di conferire rispettoso omaggio alla tragedia e al dolore di una terra sconvolta dal dramma del terremoto. Il progetto su Caravaggio - e non a caso relativo a un’opera specifica, dove non solo allegoricamente dominano il tema della ferita e quello del seppellimento che è anche implicito nel cosiddetto Grande Cretto che ha preservato e sublimato poeticamente anche le macerie - avrà una sua tappa proprio a Gibellina, ulteriore segno della qualità e sensibilità anche civile dell’operazione. C’è inoltre da essere lieti che tale occasione sia data dalla disponibilità del Mart, non solo uno dei più prestigiosi musei europei, ma anche un’istituzione amica della Sicilia e che ha già dato garanzia di professionalità quando presentò nel 2013 la grande mostra su Antonello da Messina e che, più recentemente, ha contribuito in modo sostanziale anche al lancio nel nostro nuovo Museo Regionale di Messina realizzando nel 2017 due splendide esposizioni in Sicilia con generosi prestiti di cui dovremmo conservare memoria» (fonte: Spray News).

Tale notizia fa seguito all'annuncio fatto da tempo del noto critico ferrarese, da ultimo nel mese scorso, dell'accordo «tra Trentino e Sicilia per portare a Rovereto un dipinto di Caravaggio "custodito in una teca speciale"». Per l’opera in città si era parlato di una cifra sui 200.000 euro, commisurata con l’obiettivo del presidente del Mart Sgarbi di portare in città 200.000 persone (fonte: Giornale Trentino).

"Caravaggio scomparso", speciale Rai Radio 1 con interviste a Maurizio Ortolan, Marzia Sabella, Antonella Lampone, Riccardo Lo Verso, Bernardo Tortorici



Il 26 ottobre 2019 il programma radiofonico Inviato speciale di Rai Radio 1, nella seconda parte, ha dedicato alla Natività di Palermo il servizio "Caravaggio scomparso", di Rita Pedditzi.
Sono stati intervistati: Maurizio Ortolan, ispettore di polizia presente nel 1989 durante l'interrogatorio a Francesco Marino Mannoia;  Marzia Sabella, sostituto procuratore di Palermo; Antonella Lampone, figlia della ex custode dell'oratorio di San Lorenzo Maria GelfoRiccardo Lo Verso, autore del libro La tela dei bossBernardo Tortorici, presidente di Amici dei Musei Siciliani.


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Tutto pronto per la giornata Caravaggio a Ladispoli il 26 ottobre. Tra mostre di pittura e concerto dell’Orchestra Freccia

“L’amministrazione comunale invita i cittadini sabato 26 ottobre a partecipare alla giornata che Ladispoli dedicherà a Caravaggio con una serie di iniziative artistiche e culturali che coniugheranno pittura e musica”. 
Con queste parole il delegato all’arte, Andrea Cerqua, ha ricordato i due eventi che ribadiranno come sia sempre più saldo il legame tra la città di Ladispoli ed il grande pittore lombardo che sbarcò a Palo Laziale dove potrebbe anche aver vissuto le ultime ore della propria vita e non a Porto Ercole come si pensa per consuetudine.“Sabato 26 ottobre, alle ore 16,30 – spiega il delegato Cerqua – si svolgerà nella sala conferenze dell’hotel Villa Margherita la cerimonia di chiusura della mostra collettiva sulle opere di Caravaggio, realizzata dai pittori Felicia Caggianelli, Sergio Bonafaccia e Stefano Martini. Una rassegna che ha ottenuto un notevole successo di visitatori tanto che gli organizzatori la hanno protratta addirittura per quattro mesi. Parteciperanno i bambini iscritti a RaccontARTE, i corsi d’Arte e Narrativa, promossi dall’Associazione Aperta Parentesi e attivi presso il Centro d’Arte e Cultura di Ladispoli e il Nido Famiglia La Ciccinella. 
All’evento, che conferma ancora una volta come Ladispoli sia una fucina di artisti di talento, interverrà il sindaco Alessandro Grando che porterà il saluto dell’amministrazione comunale a questi validi pittori. Invitiamo i cittadini a partecipare alla manifestazione, avranno l’occasione di ammirare delle splendide copie museali delle opere di Caravaggio, insieme ad altre tele di pittori del ‘600 come Pompeo Batoni
Alle ore 20 i cittadini sono invitati al Teatro Marco Vannini dove è in programma uno stupendo concerto dell’Orchestra Giovanile Massimo Freccia intitolato Echi dall’Ombra. Un viaggio tra suggestioni musicali, pittoriche e letterarie tra Italia, Russia e Ungheria con spettacolo multimediale di grandi opere, compresi i capolavori di Caravaggio. A dirigere l’Orchestra giovanile Massimo Freccia sarà il maestro Massimo Bacci, accompagnato dalla suggestiva voce recitante del noto interprete Agostino De Angelis. L’ingresso al concerto è gratuito” (fonte: Ufficio stampa).

24 ott 2019

Caravaggio rubato, nelle teche Rai le uniche riprese del luogo del furto



A mezzo secolo dal furto della Natività dall'Oratorio di San Lorenzo a Palermo, spunta una testimonianza inedita del parroco del tempo che porta al boss Badalamenti. Misteriosamente scomparsi anche i verbali delle forze dell'ordine del tempo.

Servizio TGR Sicilia di Raffaella Cosentino - Riprese: Pippo Gigliorosso - Montaggio: Francesco Fresta

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"Tiziano e Caravaggio in Peterzano", dal 6 febbraio al 17 maggio 2020 a Bergamo



Tiziano e Caravaggio in Peterzano 
6 febbraio | 17 maggio 2020
Accademia Carrara

È una prima mondiale il nuovo, grande, evento espositivo di Accademia Carrara.
Allievo di Tiziano e maestro di Caravaggio, Simone Peterzano è protagonista cruciale nel panorama artistico rinascimentale.
Nella sua pittura si ritrovano il colore veneto e la schietta tradizione naturalistica lombarda.
Eredità che rivivono, prepotenti, nell’opera di Caravaggio.
In un percorso espositivo ricco di capolavori di Tiziano, Tintoretto, Veronese e Caravaggio, la riscoperta dell’opera di Peterzano lo restituisce alla dimensione che merita, tra i più illustri protagonisti della storia dell’arte italiana.

Nella mostra saranno esposti i Musici di Caravaggio (1597), dal The Metropolitan Museum of Art di New York.

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19 ott 2019

Speciale Tg2 "Il furto del Caravaggio. 50 anni di misteri". Ospiti Alessio Boni, Michele Cuppone, Bernardo Tortorici, Francesco Vitale



La trasmissione Tg2 Italia, nella puntata di venerdì 18 ottobre 2019, ha dedicato la prima parte allo speciale "Il furto del Caravaggio. 50 anni di misteri", nella triste ricorrenza della scomparsa della Natività di Palermo (1969-2019).
Ospiti Alessio Boni (attore), Michele Cuppone (ricercatore e studioso di Caravaggio), Bernardo Tortorici (presidente dell'associazione Amici dei Musei Siciliani), Francesco Vitale (Tg2). Conduce Marzia Roncacci.

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18 ott 2019

Il Caravaggio scomparso da 50 anni: "The Guardian" intervista Antonella Lampone, Maurizio Ortolan e Michele Cuppone



Sono passati 50 anni esatti dal furto della Natività di Caravaggio nell’oratorio di San Lorenzo a Palermo, ma pochi passi in avanti sono stati compiuti. Del dipinto trafugato non si hanno più notizie dal 17 ottobre del 1969 e il furto resta tra i misteri più fitti del mondo dell’arte.
Antonella Lampone, allora 15enne, ricorda perfettamente quella notte. Figlia della custode dell’oratorio, Maria Gelfo, Antonella racconta al Guardian che sua madre e sua zia furono le prime ad arrivare sulla scena del reato. “Si agitavano e urlavano”. “Saltai giù dal letto e mi precipitai in chiesa fino all’altare sul quale il dipinto campeggiava da oltre tre secoli e che in quel momento era vuoto". Poi aggiunge: "Per noi fu una tragedia, un lutto. Non avevano rubato solo un dipinto, ma un membro della nostra famiglia”.
C’era solo un'organizzazione a Palermo in grado di trafugare un tesoro del genere: la mafia. In un’intervista video girata nel 2001 ma conservata in un cassetto e diffusa in esclusiva dal Guardian lo scorso mese, il parroco dell’oratorio, Benedetto Rocco, ha dichiarato che la Natività si trovava nella casa di un potente boss mafioso che lo aveva contattato via lettera contenente dei pezzetti di tela per convincerlo a sedersi al tavolo delle negoziazioni.
Anche Lampone ha confermato le dichiarazioni del parroco. “Ricordo che disse a mia madre che era stato contattato dall’autore del furto per raggiungere un accordo”.
Secondo Rocco, l’artefice del furto è Gaetano Badalamenti, al tempo uno dei più potenti gangster siciliani, in grado di gestire un narcotraffico tra Usa e Italia pari a 1,50 miliardi di euro. A quel tempo, Rocco informò la polizia delle lettere e della tela ritagliata ma le registrazioni con le sue dichiarazioni sembrano essere scomparsi.
Un mese fa, un investigatore siciliano ha contattato Lampone. “Ho chiesto se le dichiarazioni di mia madre fossero ancora conservate negli archivi. Era stata interrogata decine di volte e mi è stato detto che il materiale è scomparso”.
Per gli investigatori è una corsa contro il tempo. I principali testimoni e lo stesso Badalamenti sono morti. Rocco nel 2013, la mamma di Lampone nel 2006 e il boss nel 2004.
Nella settimana precedente il furto, Maria Gelfo, aveva chiesto di rinforzare le finestre della chiesa dopo che alcuni individui sospetti avevano le chiesto di poter entrare a guardare il quadro. “Mia madre era preoccupata, chiese alla curia vaticana di fare qualcosa per la finestra che si affacciava sulla strada e dalla quale era visibile il quadro, ma gli fu detto che non ce ne era bisogno”.
Le speranze di risolvere il mistero dietro la Natività sono state riaccese nel giugno dello scorso anno dopo che gli investigatori italiani avevano fatto sapere che Gaetano Grado, un pentito di mafia, ha rivelato che Badalamenti era stato messo in contatto con un commerciante d'arte in Svizzera, dove oggi i pubblici ministeri sono al lavoro in cerca di nuovi testimoni che potrebbero chiarire uno dei più grandi misteri della storia dell'arte.
La domanda principale è se il dipinto è in buone condizioni, anche se l'evidenza suggerisce fortemente il contrario. Nel 1989, un altro collaboratore di giustizia di nome Francesco "Mozzarella" Marino Mannoia rivelò al magistrato Giovanni Falcone di aver rubato il Caravaggio, arrotolando la tela per farla uscire di nascosto dalla chiesa. Lampone ricorda che anche un tappeto fu rubato quella notte, lo stesso che probabilmente fu usato dai ladri per arrotolare la tela e proteggerla dalla pioggia.
"Quella decisione si è rivelata fatale", ha detto Maurizio Ortolan, un agente di polizia presente durante l'interrogatorio di Mannoia, poiché la vernice, indurita nel corso dei secoli, si incrina facilmente.
"Mannoia ha detto che quando hanno aperto la tela, la vernice si era parzialmente disintegrata". Michele Cuppone, esperto del Caravaggio scomparso, ha spiegato che “arrotolare dall'interno una tela del 1600 è uno dei peggiori errori che si possa fare. Ci sono stati altri casi di dipinti rubati che erano stati arrotolati. Tutti erano segnati da profonde crepe orizzontali per l'intera lunghezza della tela".
[fonte: agi, liberamente tratto da The Guardian del 17 ottobre 2019, p. 36]


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17 ott 2019

Caravaggio e Bernini scopritori di sentimenti. La mostra di Vienna

Al Kunsthistorisches gli indiscussi protagonisti nella rappresentazione dei moti dell’animo che ebbero grande influsso in Europa

Vienna. Sono tre i dipinti di Caravaggio di proprietà del Kunsthistorisches Museum (Khm) «Le sue opere al di fuori dell’Italia sono numerose, ma tre dipinti non li ha nessuno», ci dice con soddisfazione Stefan Weppelmann, direttore della Pinacoteca del Khm. «Abbiamo la “Madonna del Rosario”, “L’incoronazione di spine” e una versione del “David con la testa di Golia”. Nonostante ciò, finora il maestro italiano non aveva avuto alcuna mostra a Vienna, ma dal 15 ottobre al 19 gennaio rimediamo con “Caravaggio e Bernini. La scoperta dei sentimenti”».

L’iniziativa, curata dallo stesso Weppelmann, assieme a Gudrun Swoboda e Fritz Scholten e realizzata in collaborazione con il Rijksmuseum di Amsterdam, dove si trasferirà da metà febbraio, inserisce il Caravaggio nel fecondo ambiente artistico romano dei primi decenni del Seicento grazie a sculture di Bernini e opere di numerosi coevi, fra cui Nicolas Poussin, Mattia Preti, Guido Reni, Pietro da Cortona, Francesco Mochi, Giuliano Finelli, Alessandro Algardi, François du Quesnoy: «Ciò che ci preme porre in risalto di quel periodo è la scoperta di sentimenti ed emozioni. Caravaggio e Bernini sono due indiscussi protagonisti nella rappresentazione dei moti dell’animo ed ebbero grande influsso in Europa. Ma anche gli altri artisti che presentiamo crearono opere altrettanto eccelse», prosegue Weppelmann.

La selezione proveniente da musei e collezioni private comprende 11 dipinti del Merisi e altrettante sculture di Bernini, e tutt’attorno una cinquantina di lavori di primo piano: «Per esempio l’enorme dipinto “La strage degli innocenti” di Guido Reni, prestatoci da Bologna, sottolinea Weppelmann. Scultori come Algardi o Finelli hanno prodotto opere fantastiche, così come pittori quali Domenichino o Guercino, cosicché pensiamo che il percorso espositivo possa essere davvero un’immersione nella Roma dell’inizio del XVII secolo, grazie a capolavori nell’ambito della ricerca dei sentimenti, che improvvisamente emerge nella produzione artistica di quel tempo».
In preparazione della mostra è stata eseguita un’indagine scientifica sul «David con la testa di Golia» con lo spettrometro cronomacro-xrf acquisito dal Khm a inizio anno. Da precedenti analisi radiografiche era stato appurato che sotto al dipinto ve ne era un altro: «Finora non era stato possibile sapere molto di più, perché si sarebbe dovuto intervenire sull’opera in modo invasivo. Ora sappiamo con certezza quali aree e come vennero ridipinte da Caravaggio, che prima di riutilizzare la tavola di legno, la ruotò di 90°. Lo documentiamo dunque in mostra e nel catalogo».
Un ulteriore elemento di novità è costituito dalla presentazione per la prima volta al pubblico di «Maria Maddalena in estasi» di Artemisia Gentileschi, proveniente da una collezione privata. Riscoperta nel 2011, nel 2014 era stata acquisita in asta da Sotheby’s per 865.500 euro. Fra le ulteriori opere esposte: di Caravaggio «Narciso», «Fanciullo morso da un ramarro», «San Giovanni Battista», il «Ritratto di Antonio Martelli». Di Bernini, «Medusa», un busto del cardinale Richelieu, una statua di san Sebastiano e un modello per l’«Estasi di santa Teresa d’Avila» (fonte: Il Giornale dell'Arte).

15 ott 2019

Furto del Caravaggio, la videointervista inedita al parroco dall'oratorio di San Lorenzo



Gli elementi per la fiction ci sono tutti: la notte buia e tempestosa, i due ladri balordi, la mafia che avoca a sé la tela di inestimabile valore, la perdita. Ma a distanza di cinquant’anni dal famoso furto che nel 1969 depredò Palermo della Natività del Caravaggio, un documentario racconta la “verità” del parroco dell’oratorio di San Lorenzo, don Benedetto Rocco
Versione che verosimilmente era già stata raccontata agli inquirenti, ma senza risultato. Oggi è un documento straordinario anche perché monsignor Rocco accusava la mafia del furto, rivelava che era stata avviata una trattativa per riottenere la tela, finita poi nel nulla e che la Natività fu venduta all’estero. Stesse identiche conclusioni a cui arriverà la Commissione Antimafia nel 2018, quindi sedici anni dopo l’intervista, girata nel 2002, un anno prima della morte del parroco. L’intervista è rimasta per tutti questi anni in un cassetto del regista Massimo D’Anolfi che, in occasione di “Caravaggio50” ha deciso finalmente di montarla. 
La videointervista inedita “La verità di monsignor Rocco” verrà proiettata martedì 15 ottobre alle 21, al Teatro Biondo. Saranno presenti il sindaco Leoluca Orlando, il regista Massimo D'Anolfi, il giornalista Riccardo Lo Verso, l’ex poliziotto Maurizio Ortolan, Padre Giuseppe Bucaro, Italo Scaietta, presidente nazionale Fidam, Federazione Amici dei Musei, Bernardo Tortorici di Raffadali, a capo degli Amici dei Musei Siciliani. Inoltre sono stati invitati il magistrato Marzia Sabella e Angelo Busciglio, comandante del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale. 

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Caravaggio cambia casa a Napoli: trasloca il "Martirio di sant'Orsola"

Intesa Sanpaolo pronta a lasciare il seicentesco palazzo in fitto a via Toledo e a trasferire il capolavoro di Caravaggio e le altre opere d’arte nella storica sede del Banco di Napoli


Caravaggio cambia casa. Il " Martirio di Sant’Orsola", l’ultimo capolavoro del grande pittore, lascerà entro un anno il Palazzo Zevallos Stigliano di via Toledo, assieme a tutte le altre opere delle sale napoletane di Gallerie d’Italia. Il bellissimo museo di Intesa Sanpaolo traslocherà infatti nell’adiacente edificio del Banco di Napoli, che sarà interessato da importanti lavori di adeguamento. E a Palazzo Zevallos è possibile che trovi la sua sede principale la Scuola superiore meridionale, la Scuola internazionale di alta formazione e ricerca incardinata nella Federico II e pronta a dare il via al suo primo anno di attività. Più di un’ipotesi, un progetto. Al quale stanno lavorando i vertici della Scuola superiore meridionale e il rettore della Federico II Gaetano Manfredi.
Il trasferimento del museo è un fulmine a ciel sereno per uno dei luoghi d’arte più amati della città, visitato da oltre 200 mila persone l’anno e abilmente incastonato in una dimora seicentesca del centro. Ma sarebbe proprio il Palazzo Zevallos Stigliano la causa di questo spostamento: lo stabile, infatti, perfetto sul piano architettonico ed espositivo, richiede importanti e onerosi lavori di adeguamento alle norme di sicurezza, tra piani antincendio e vie di fuga. Da qui la scelta di Banca Intesa di non accollarsi ulteriori costi per un sito di cui è, tra l’altro, affittuaria fino al 2020. La soluzione è spostarsi in un luogo di proprietà, il Palazzo Piacentini, a pochi metri, al civico 177 di Toledo. I necessari interventi di adeguamento funzionale e di ristrutturazione non spaventano l’ateneo che ha messo gli occhi sul Palazzo: il governo ha concesso all’università 80 milioni di euro in 5 anni, e dunque non mancherebbero le risorse per intervenire sull’immobile.
Di una sede di rappresentanza la Scuola ha assolutamente bisogno. Serve una vetrina prestigiosa, che sia all’altezza delle prospettive della Ssm, degli ospiti, anche stranieri, che verranno a tenere corsi e seminari agli studenti scelti per questa avventura dell’eccellenza. La sede solo provvisoria è ora in largo San Marcellino (in un’area che sarà presto interessata da imponenti lavori di recupero edilizio), ma l’ateneo sta prendendo in considerazione anche altri immobili, sempre storici, come il cinquecentesco Palazzo D’Avalos di via dei Mille.
L’idea del trasferimento del museo, già in programma da oltre un anno, sarebbe stata ratificata a inizio 2019. C’è già un progetto, firmato dall’architetto Michele De Lucchi e proposto alla Soprintendenza, per il nuovo piano espositivo negli storici ambienti del Banco di Napoli. Le collezioni di Gallerie d’Italia verrebbero esposte tra pianterreno e primo piano [...]

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12 ott 2019

Seminario sulla "Natività" con padre Giuseppe Bucaro, Francesca Curti, Michele Cuppone, Giovanni Mendola e Maurizio Vitella, il 14 ottobre a Palermo



Quando è stata realizzata la Natività? Chi sono i personaggi raffigurati? Chi ha commissionato il quadro? Caravaggio è passato da Palermo? Sono alcune delle domande alle quali cercheranno di dare risposta Michele Cuppone, Giovanni Mendola e Francesca Curti. Introduce Padre Giuseppe Bucaro, modera Maurizio Vitella.
L'appuntamento si inserisce nell'ambito della manifestazione Caravaggio#50, che si tiene a Palermo dl 10 al 20 ottobre. Per il programma completo della rassegna clicca QUI.

11 ott 2019

"La Natività Trafugata 1969-2019". Esposizione, convegni, tableaux vivants dal 17 ottobre al 16 novembre a Sciacca




Programma

Giovedì 17 ottobre ore 18:30
Complesso Badia Grande - Sala degli Specchi
La Natività Ritrovata
Esposizione della copia della Natività di Caravaggio,
realizzata dal maestro Calogero Termine.


Venerdì 18 ottobre 2019 ore 18:30
Complesso Badia Grande - Sala Germi
Le opere Siciliane del Caravaggio e il mistero della Natività
Incontro con lo storico  dell'arte Alvise Spadaro.


Sabato 19 ottobre ore 18:30
Complesso Badia Grande - Sala degli Archi
Le ricerche sul Caravaggio, la ricerca della Natività
Convegno

Saluti introduttivi
Tony Russo, presidente Circolo di cultura di Sciacca
Francesca Valenti, sindaco di Sciacca
Sino Caracappa, assessore alla Cultura

Intervengono:
Calogero Termine, pittore
Francesco Comparone, consigliere parlamentare,
segretario della Commissione Antimafia della XVII legislatura
Michele Cuppone, ricercatore, esperto in tematiche caravaggesche
Alvise Spadaro, storico dell'arte

Coordina:
Giovanbattista Tona, magistrato,
consulente della Commissione Antimafia della XVII legislatura.


Sabato 16 novembre ore 18:30
Complesso Badia Grande - Sala degli Archi
Passione Caravaggio
Spettacolo di Tableaux vivants, ass. cult. "Tessere di Coccio".

10 ott 2019

Caravaggio 50: A 50 anni dalla scomparsa della Natività del Caravaggio, a Palermo, un calendario di manifestazioni




10 – 20 ottobre | PALERMO 

IL PROGRAMMA di CARAVAGGIO50. Il programma di Caravaggio50 avrà un’anteprima nell’inaugurazione della mostra “Il ritorno dei capolavori perduti”, giovedì 10 ottobre alle 18 a Palazzo Abatellis.
Lunedì 14 ottobre, alle 18,30 all’Oratorio di San Lorenzo, è in programma un convegno scientifico su “La Natività con i Santi Lorenzo e Francesco di Michelangelo Merisi da Caravaggio” a cui interverranno il responsabile dei beni architettonici della Diocesi, padre Giuseppe Bucaro, gli storici e studiosi Francesca Curti, Michele Cuppone, Giovanni Mendola, Maurizio Vitella.
Martedì 15 ottobre alle 21, al Teatro Biondo, la video proiezione “La verità di Monsignor Rocco” a cui interverrà il regista Massimo D’Anolfi. Sarà presente il sindaco Leoluca Orlando, sono stati invitati il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini e l’onorevole Rosi Bindi
Il 16 ottobre alle 18,30, nelle stanze che cinquant’anni fa erano abitate dalle sorelle Gelfo, custodi dell’Oratorio, che scoprirono il furto della tela del Caravaggio, sarà allestita la mostra “NEXT – le altre Natività”. Il progetto degli Amici dei Musei Siciliani, partito nel 2010, tende a non “metabolizzare il lutto” ma a tenerlo sempre vivo e presente. Per questo motivo ogni anno è stato invitato (o sfidato) un artista ad elaborare una nuova, originale versione della “Natività”, a colloquio con lo spazio vuoto. L’opera viene inaugurata la notte di Natale e resta esposta fino al 17 ottobre (data ipotetica del furto) dell’anno successivo. Delle nove Natività finora realizzate, otto saranno esposte – firmate da Laboratorio Saccardi, Francesco De Grandi, Adalberto Abbate, Fulvio Di Piazza, Igor Scalisi Palminteri, Daniele Franzela, Alessandro Bazan, Francesco Simeti, ognuno con il suo linguaggio – e si uniscono come capitoli di un’unica mostra da sfogliare. Manca l’opera di Studio Azzurro (2012/2013) che era un universo informatico in cui immergersi.
Il 17 ottobre alle 21,15 all’Oratorio di San Lorenzo, la narrazione e cunto de “Il furto del Caravaggio raccontato” diventa uno spettacolo di Salvo Piparo che farà rivivere i diversi “personaggi” dell’affaire Caravaggio, con Costanza Licata ed Egle Mazzamuto, musiche eseguite dal polistrumentista Michele Piccione: la notte del furto, le due anziane custodi, la denuncia, le ipotesi dei pentiti, la città distratta: Salvo Piparo ha costruito un testo drammaturgico che pesca, come è suo solito, dal mondo “popolare” e da salotti per regalare un affascinante racconto teatrale.
Il 18 ottobre il Centro sperimentale di cinematografia (Cantieri della Zisa) ospiterà una maratona dedicata alla “Natività”: dalle 18 verranno proiettati “C’era una volta un Caravaggio”, documentario di Rai Educational; “Operazione Caravaggio”, capitolo della serie “Il mistero dei capolavori perduti”, prodotta da Sky Arts Production Hub, diretta da Giovanni Troilo e co-prodotta da Ballandi Arts; alle 20 la docu-inchiesta “Caravaggio, il boss e il mercante svizzero” realizzata per “Falò”, programma di approfondimento della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI), da Maria Roselli e Marco Tagliabue che approfondiscono l’ipotesi sul ruolo di un misterioso personaggio, un mercante d’arte che potrebbe essere stato in affari con il boss Badalamenti. L’uomo, morto già da molti anni, è stato identificato dagli inquirenti ma la sua identità è top secret. La serata si chiude alle 21 con l’ultimo film di Roberto Andò, “Una storia senza nome” sul furto del Caravaggio. 
Il 19 ottobre alle 19 si ritorna a San Lorenzo, per “Storie da un Oratorio”, narrazione per pupi e voci, testo di Carmela Catalano. In scena, i pupi di Salvatore, Francesco e Luciano Bumbello, Luciano Guarino, a cui Sandro Dieli darà voce, per raccontare più di 400 anni di storia. Organizza il Museo delle Marionette “Antonio Pasqualino”. 
Caravaggio50 si chiuderà il 20 ottobre alle 19 all’Oratorio San Lorenzo con “In memoria di un Caravaggio rubato”, concerto per violoncello solo di Silvia Gira, musiche di Giovanni Sollima [...]

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9 ott 2019

“Lo scultore degli angeli” Giacomo Serpotta, tra Caravaggio e van Dyck. Il video integrale del 1957


Uno straordinario ritrovamento: un documentario del 1957 su Giacomo Serpotta, lo “scultore degli angeli”, grande artista sei-settecentesco dello stucco.


Finora la sua visione era stata un privilegio per pochi, non essendo disponibile nemmeno nelle cineteche specializzate. In rete, circolava un frammento iniziale di appena due minuti. Parliamo de Lo scultore degli angeli, documentario dedicato a Giacomo Serpotta (Palermo, 1656 - 1732), l’artista palermitano dalla straordinaria capacità di modellare in stucco anche figure tra le più delicate e graziose come appunto quelle angeliche, con le quali arricchì in particolare gli oratori concittadini. Del filmato, di cui si era pressoché persa memoria, si era tornati a parlare dopo la riscoperta di una copia in 16 mm da parte del regista, palermitano pure lui, Sergio Gianfalla. La storia in parte è stata raccontata e ora si possono precisarne alcuni dettagli: chissà perché il rullo giaceva abbandonato, insieme ad altri non schedati, presso l’Istituto Sperimentale Zootecnico per la Sicilia. Gianfalla si trovava lì nel 2008-09 per una collaborazione con l’ente, naturalmente di tutt’altra natura, e in quell’occasione ha preso con sé i supporti ‘smarriti’, altrimenti destinati al macero. Possiamo immaginare tutto lo stupore nel proiettare poi in laboratorio le tremule immagini in Ferraniacolor e scoprirne man mano gli inattesi contenuti, nell’atmosfera d’altri tempi cui riportano la voce narrante di Aldo Franchi che del cortometraggio è pure regista, e le musiche originali di Giuseppe Rosati. Stupore che sarà lo stesso di chi, fra gli appassionati, può ora beneficiare della pubblicazione integrale del video. Provvidenziale anzi è stata la riconversione in digitale del nastro, che si è poi cristallizzato e non è più utilizzabile. 
Della pellicola originale prodotta dalla Sperimental Film dei fratelli Alfonso e Agostino Sansone, un 35 mm della durata totale di 10’30’’, è possibile risalire alla data di realizzazione del 1957 grazie al visto di censura (banca dati Italia Taglia). Con questa ‘trama’ lì si presentava il prodotto: “Il documentario vuole illustrare, seguendo l’opera di uno dei più grandi scultori che lavorarono in Sicilia, Giacomo Serpotta, le opere dell’artista nei vari oratori dove lavorò. Oltre all’opera sua di scultore, il documentario illustra anche il suo potere di comporre architettonicamente le figure a cornici di opere illustri quali il Van Dyck e il Caravaggio. Delle diverse opere di questo artista inimitabile risulta una testimonianza validissima dell’epoca e un equilibrio stilistico raro a trovarsi nell’arte siciliana” [...]


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Dopo Caravaggio: a Prato una mostra sul Seicento napoletano in due collezioni toscane


Dal 14 diembre 2019 al 13 aprile 2020, il Museo di Palazzo Pretorio a Prato ospita la mostra Dopo Caravaggio. Il Seicento napoletano nelle collezioni di Palazzo Pretorio e della Fondazione De Vito, a cura di Rita Iacopino e Nadia Bastogi. La mostra nasce per valorizzare due importanti collezioni di arte napoletana del XVII secolo: quella di Palazzo Pretorio a Prato (la seconda più importante in Toscana dopo quella degli Uffizi) e quella della Fondazione De Vito, iniziata da Giuseppe De Vito (Portici, 1924 - Firenze, 2015) conoscitore, studioso, collezionista di Seicento napoletano e fondatore del periodico Ricerche sul ‘600 napoletano (la collezione De Vito rappresenta, per qualità e interesse storico, una delle più significative collezioni private di pittura napoletana del Seicento). 
Le raccolte di Palazzo Pretorio e della Fondazione De Vito si sono formate con modalità e in tempi diversi, ma entrambe documentano l’interesse per il naturalismo della pittura napoletana del Seicento, raccontando storie di collezionismo antico e moderno che permettono di ripercorrere alcune tappe dello sviluppo successivo alla presenza a Napoli del Caravaggio, attraverso le tele di pittori tra i più significativi di questa stagione artistica, da Battistello Caracciolo a Nicola Malinconico [...]

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7 ott 2019

"Caravaggio mania o manie?", di Sara Magister

Gentile Direttore,
accolgo il tuo invito a intervenire nel dibattito generato dagli articoli di Luca Bortolotti e Keith Christiansen, mettendo a disposizione alcuni brevi spunti di riflessione. Per ulteriori approfondimenti su alcune delle tematiche trattate, si rimanda ai capitoli VIII e IX della mia pubblicazione sulla cappella Contarelli (S. Magister, Caravaggio. Il vero Matteo, Roma 2018).
Le radici della Caravaggio-mania vanno forse cercate nel tempo stesso del Merisi, e hanno il suono di quel «gran rumore» – positivo – suscitato dalle sue prime opere pubbliche, collocate nel luglio del 1600 nella cappella Contarelli. Il successo fu immediato e ad ampio raggio, tanto che il principe emerito dell’Accademia, Federico Zuccari, cercò maldestramente di metterlo a tacere, con il suo noto tentativo di banalizzare l’originalità della Chiamata di Matteo:
«Pur venendovi a vederla Federico Zucchero, mentre io era presente, disse. Che rumore è questo? e guardando il tutto diligentemente, soggiunse. Io non ci vedo altro, che il pensiero di Giorgione nella tavola del Santo, quando Christo il chiamò all’Apostolato; e sogghignando, e maravigliandosi di tanto rumore, voltò le spalle, et andossene con Dio» (Baglione, 1642, p. 137).
Un tentativo inutile, quello di Zuccari, ma che ci fornisce una prova di come l’invidia dei suoi concorrenti fu direttamente proporzionale al crescere della fama del Merisi, e che ci rende chiaro di quanto sia antico quello scollamento di pensiero tra Accademia e pubblico che si riscontra, per altre questioni, ancora oggi nel mondo moderno, e proprio in relazione al fenomeno Caravaggio.
Il pubblico generico del 1600, infatti, continuò a ragionare con la propria testa e a lodare apertamente anche altre opere dello stesso artista, incurante del giudizio tranchant dei critici. Ugualmente continuò a ragionare con la propria testa il mondo dei committenti di Caravaggio, che già prima di quel luglio del 1600 (pensiamo alla Natività ordinata nell’aprile di quell’anno per la città di Palermo) non smise più di contendersi, pagare, richiedere, e anche tirare fuori dai suoi guai giudiziari un artista, il cui talento fu messo fin da subito al pari di quello del divino Annibale Carracci (vedi il caso della cappella Cerasi).
Di tutto ciò ci danno sicure informazioni le fonti più autorevoli e disinteressate, e l’analisi delle concrete vicende di una committenza che annoverava peraltro i più alti vertici della Curia, della politica, dell’economia e dell’aristocrazia del tempo. Altrettanto concretamente la fama del Merisi superò presto i confini dello Stato Pontificio, e la recente mostra a Napoli ha ben ricordato come, in tutti i suoi percorsi di fuga, il Caravaggio trovasse già ad aspettarlo una nutrita lista di possibili committenti, pronti a pagarlo oro per avere anche una sua sola opera.
Ma qual era il motivo di questo apprezzamento? Non certo il suo carattere oscuro e bohémienne, bensì il suo evidente talento sia tecnico che di contenuto. In lui si riconosceva soprattutto la capacità di comprendere la profondità dei temi che era chiamato a raccontare, e di trasmetterla con soluzioni iconografiche originali, nuove, di estrema efficacia comunicativa. Lo si evince, ancora una volta, dalle fonti più attendibili (cfr. ad esempio le poesie di Marzio Milesi e del Silos) e soprattutto dall’analisi iconografica delle sue opere, in relazione ai luoghi di destinazione, di committenza e di funzione.
Questo tipo di analisi, tuttavia, trova uno scarso interesse da parte della critica di questi ultimi anni.
Eppure il pubblico che frequenta inevitabilmente le mostre sul Merisi vorrebbe capire molto più di quello che gli viene offerto, e proprio da questo punto di vista. Ma questo stesso pubblico al momento non trova altre risposte se non fugaci suggestioni che rimangono allo stato di superficie, o, letteralmente, lampi improvvisi di luce in un buio fluttuante, se non per certi versi inquietante (vedi l’allestimento della recente mostra a Napoli), che non soddisfano tuttavia le domande: “Perché così tanta bellezza? Perché le sue opere sono così coinvolgenti e moderne?” [...]

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29 set 2019

"AAA Vendesi Caravaggio. La trattativa di Gaetano Badalamenti e il prete che sapeva", di Michele Cuppone

Riemerge una video intervista al sacerdote a conoscenza della richiesta di riscatto per la Natività rubata. È la terza dopo quelle del 1994 e del 2006


Singolarmente solo dopo cinquant'anni, tutti ora hanno voglia di parlare della Natività di Caravaggio (1600), rubata nell'ottobre 1969 dall'oratorio di S. Lorenzo a Palermo. Proprio quando la riapertura del fascicolo da parte della Commissione antimafia, nel 2017, aveva fatto, per quel che possibile, chiarezza su importanti elementi: l'individuazione degli autori materiali del colpo, l'intromissione e l'acquisizione della tela da parte del boss di Cinisi Gaetano Badalamenti, la sua vendita e partenza alla volta della Svizzera nel 1970. Ecco così che alcuni pentiti propongono piste alternative, mentre un detective privato ritiene che il quadro non abbia mai lasciato l’isola.
A questo brusio di fondo, che in buona parte sarà forse alimentato da interessi personali, si aggiunge adesso una nuova voce. Anzi vecchia. E autorevole: è don Benedetto Rocco, che dell'oratorio era rettore in quel 1969. La sua versione è affidata a una video intervista registrata nei primi anni 2000. Il regista Massimo D'Anolfi che la realizzò, andò a intervistare specularmente anche il soprintendente (reggente) di allora Vincenzo Scuderi, ma di quest'altro colloquio ignoriamo i contenuti. Del primo invece ne ha dato l’anteprima The Guardian, pur con qualche imprecisione poi ricalcata da altri (a partire dalla curiosa inversione di nome e cognome del prete). Esso viene rispolverato ora, proprio in occasione della triste ricorrenza del furto, grazie all’interessamento di Bernardo Tortorici con Luisa Montaperto. Tortorici, presiederà la manifestazione dedicata “Caravaggio 50” che si terrà a Palermo a metà ottobre, dove al di là di chi scrive sono stati invitati, fra gli altri, l’ex presidente della Commissione antimafia Rosy Bindi, il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini e il critico Vittorio Sgarbi.
Nella ‘nuova’ conversazione il sacerdote, già superati i settant’anni, parla a oltre trenta di distanza dal furto. Sarà per questo che le sue affermazioni in parte coincidono e in parte si discostano, magari anche poco, da due precedenti interviste sfuggite ai più (ma citate ad esempio ne Il Caravaggio scomparso di Alvise Spadaro del 2010). Uno è l’articolo “'Caravaggio' dove sei?” di Marina Pino, apparso nel marzo 1994 sulla rivista Palermo, periodico della Provincia; l’altro, “La verità di monsignor Rocco: 'il quadro si trova a Carini'” a firma di Laura Oddo, uscito il 21 marzo 2006 in un supplemento de La Sicilia.
Qualche tempo dopo la sparizione del dipinto, il monsignore ricevette una lettera lì in oratorio, dove abitava assieme alle custodi. A scrivere erano i ladri: “Ce l’abbiamo noi il quadro. Se voi volete trattare con noi, scrivete nel giornale questa inserzione …”. Cosa che fu fatta, sentito Scuderi, sul “Giornale di Sicilia”. Era un messaggio in codice, un’apertura a un negoziato e i destinatari avrebbero capito. Il rettore, pur non ricordandone bene il contenuto, narrava a Marina Pino che esso fu pubblicato “negli annunci economici” e che “si trattava di una frase molto banale”. Ma specifica dodici anni dopo a Laura Oddo che era “un messaggio cifrato in cui si parlava di donne di servizio”. Non facile pertanto sarà, in tal senso, ricavare oggi un qualche risultato da una ricerca ad hoc tra le inserzioni del tempo, nella sezione “Piccoli avvisi” del quotidiano siciliano.
Fatto sta che, trascorso altro tempo ancora senza passi in avanti, giunse una seconda lettera. Stavolta, a una nuova richiesta di pubblicare un annuncio, si allegava un piccolo frammento di tela. Tuttavia, il soprintendente a quel punto si sfilò dalla trattativa, cui non fece più cenno in successive interviste. È così che, fallita quella, Badalamenti si mise in contatto con l’acquirente svizzero? Possibile, ma è complicato trovarne conferma [...]


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"Caravaggio Poesia della Luce" di Franco Leone "Premio Internazionale di Letteratura Spoleto 2019"

Il Premio Spoleto letteratura 2019 nell'ambito del festival dei Due Mondi


Un riconoscimento importante ha ottenuto ieri Franco Leone, scrittore e poeta coratino che dedica le sue poesie alla ricerca dell’espressione che possa descrivere e ridare vita ad opere d’arte o a momenti e luoghi memorabili della storia italiana.
Nella cornice dello storico Palazzo Leti Sansi, insigne residenza d’epoca di Spoleto, gli è stato assegnato il premio SPOLETO LETTERATURA 2019 per il libro “CARAVAGGIO POESIA DELLA LUCE” della Secop edizioni di Corato. Non sono tante le occasioni in cui la cultura è celebrata è prodotta al tempo stesso, e lo storico appuntamento con il Festival Festival dei due Mondi di Spoleto, lo è: e Leone può oggi annoverarsi tra le personalità che la prestigiosa manifestazione ha accolto.
Il Menotti Art Festival 2019 di Spoleto gli ha conferito l’ambito premio dopo la presentazione in luglio del libro al 62° FESTIVAL DEI DUE MONDI DI SPOLETO. Nella giornata culminante del Menotti Art Festival -che deve il nome al fondatore del Festival di Spoleto Gian Carlo Menotti- Leone ha presentato in poesia alcune opere di Caravaggio attinte dal suo libro, accompagnate dalle musiche dipinte negli spartiti del sommo artista lombardo -tra le quali alcune identificate dallo stesso Leone, e suonate al flauto dal Maestro Pasquale Rinaldi (fonte: Lo Stradone).

Stretta sui prestiti. Il San Francesco di Caravaggio non uscirà più dalla pinacoteca

Stretta sulle opere. Il San Francesco di Caravaggio gira troppo. E dunque non uscirà più dalla pinacoteca di Cremona, se non per prestiti eccezionali. Sono queste le indicazioni date dal ministero e suggerite dalla soprintendenza di Mantova al comune di Cremona. D’altronde il San Francesco è una delle opere più prestigiose del nostro museo, vista l’importanza dell’opera da sempre viene prestato per mostre in tutto mondo, tanto da non essere quasi mai presente al museo. Il problema del prestito è sorto in occasione dello scambio tra Cremona e Vienna per la mostra di Orazio Gentileschi. Le opere chieste in prestito devono avere l’autorizzazione dal ministero, in particolare da una commissione tecnica presieduta da Tomaso Montanari, che ha negato il prestito. Il Comune ha fatto ricorso con un’istanza firmata dal sindaco che è stata accolta. Una situazione delicata che avrebbe potuto far saltare la mostra di Gentileschi, che comunque è slittata di un mese a causa di questa querelle. Ministero e soprintendenza hanno espresso il loro disappunto a prestiti lunghi, in particolare per opere d’arte come il Caravaggio. Ci possono essere le eccezioni, ma solo nel caso in cui le mostre siano di serio interesse scientifico o di prestigio (fonte: Cremona Oggi)

Caravaggio nei Quartieri Spagnoli con "Napoli fashion on the road"

Napoli fashion on the road presenta la nuova tappa, attraverso un reportage all’insegna dell’arte e del misticismo, nei Quartieri Spagnoli, area pulsante, di frenetica vivacità nel cuore del capoluogo campano. La bellissima modella, si presenta in un mistico outfit da angelo, illuminando con la sua bellezza le stradine del quartiere, tra lo stupore dei passanti. Un bellissimo e radioso angelo, simbolo di forza e coraggio, di misericordia, di protezione della città, di contatto tra cielo e terra, di speranza e di amore.
L’angelo, una figura che Napoli fashion on the road ha voluto correlare anche al mondo dell’arte, grazie alla celebrazione di due straordinari pittori che vissero a Napoli nel ‘600, e che inclusero gli angeli tra i loro capolavori: Michelangelo Merisi detto “Il Caravaggio“, e Jusepe de Ribera detto “Lo Spagnoletto“. Ribera, fu l’artista capace di dipingere l’anima di Napoli, città in cui si trasferì nel 1616, in casa dell’anziano pittore dei Quartieri Spagnoli Giovanni Bernardino Azzolino. Dipinse in quell’anno numerosi capolavori tra cui “San Girolamo e l’Angelo“, attualmente conservato nel Museo di Capodimonte di Napoli ed oggi in copia esposto agli scatti del fotografo, in uno dei due pannelli utilizzati dalla modella, tra le strade dei Quartieri Spagnoli. I Pannelli, raffiguranti dunque l’opera di Ribera, e l’altra più celebre “Le Sette opere di Misericordia” (1616-17) del Maestro Caravaggio, conservata nella Chiesa del Pio Monte della Misericordia a Napoli. 
Opere, ambedue caratterizzate dalla presenza di angeli. Nella parte superiore troviamo la figura della Madonna rappresentata sorprendentemente come una donna affacciata al balcone in un vicolo di Napoli, con in braccio Gesù bambino che si sporge per osservare cosa accade in strada; di straordinaria bellezza la presenza di due angeli che si abbracciano alludendo al tema della fratellanza e sotto apprezziamo le scene dedicate alle sette opere di misericordia: Dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti.
Il pittore adottato dalla città partenopea mette in risalto la misericordia spontanea del popolo napoletano, incurante dei nobili dell’istituzione, che attraverso la carità, rafforzavano il loro potere. Alla luce di quanto riportato nella tela, la critica ha interpretato “Le Sette Opere di Misericordia”, come un omaggio del Caravaggio agli abitanti della città di Napoli.
Stupisce dunque la rappresentazione quasi “terrena” del divino, intento che Napoli fashion on the road ha provato a perseguire con la presenza di un angelo nel dedalo di vicoli dei Quartieri Spagnoli, tra passanti stupiti, e talvolta commossi. Come nel caso di un’anziana donna, Maria, che estasiata dall’immagine della modella nei panni dell’angelo, la bacia e la contempla.
Un’immagine che condensa tutto il senso del reportage, trasferendo l’umanità di una persona semplice in contemplazione della simbolica rappresentazione del divino: un divino che in quel momento è parso a Maria più vicino, più carnale, più terreno, cosi come nella poetica che sta alla base della sopra menzionata tela di Caravaggio [...]

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