Il blog CARAVAGGIO400, fondato nel 2009 da Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico in occasione del quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ha l'intenzione di attivare e creare un punto di approfondimento e discussione sull'opera di uno dei più grandi maestri della pittura seicentesca di cui far conoscere principalmente la sua opera e la sua arte ancor più che la sua vita e biografia, su cui troppo spesso si è concentrata l'attenzione dei media trascurando l'innovazione e il genio del grande pittore. Invitiamo tutti gli studiosi, appassionati e chiunque voglia dare un suo contributo ad inserire commenti e inviare segnalazioni a questo blog.



12 mag 2019

"Un ‘enigma’ caravaggesco: San Giuseppe o pastore? Nuovi appunti sulla Natività di Palermo", di Michele Cuppone




Il recente, ma non per questo fresco articolo di John T. Spike Appunti per la lettura della Natività con i Santi Lorenzo e Francesco, riedizione appunto di un testo datato 2001, è occasione per tornare tra l'altro su alcuni aspetti iconografici del quadro in oggetto, disperso dal 1969.
Quest'ultimo, come noto, fu dipinto per essere destinato ab origine al palermitano oratorio di San Lorenzo nel quartiere della Kalsa (il toponimo straniero, di origine araba, tradisce l'autore, che parla impropriamente di un «Greek quarter»). Il piccolo edificio religioso era allora amministrato da una confraternita di laici, la Compagnia di San Francesco – e non dai francescani della chiesa e convento adiacenti (con cui comunque vi era un certo legame), come ci informa inesattamente lo storico dell'arte statunitense; il quale fa riferimento peraltro al ramo francescano degli Osservanti, quando invece si trattava dei Conventuali.
Forse, la Compagnia di San Francesco attendeva di ricevere la tela in tempo per la festività del santo diacono (10 agosto, ma Spike riferisce erroneamente all'11 agosto), nell'anno 1609, secondo lo studioso. Il quale pertanto non dà peso al progresso degli studi, che assegnano il dipinto al periodo romano e più puntualmente al 1600 (sulla base di documenti vecchi e nuovi, fonti trascurate e altre rilette criticamente, confronti iconografici e, non ultimo, oggettivi dati diagnostici). L'articolo, dunque, non aggiunge in sostanza nulla di nuovo oggi, rispetto a quanto noto nel 2001, per cui Maurizio Calvesi vi figura ancora come sostenitore di una indimostrabile pista che porterebbe al prelato Giannettino Doria. Sappiamo comunque che così non è: lo studioso romano anzi ha avuto il merito nel 2011 di rilanciare il ruolo giocato nella committenza dal mercante Fabio Nuti, ipotesi che fu del compianto Alfred Moir (1982). Ma non è sulla questione cronologica che qui si intende soffermarsi, e per la quale si rimanda al contributo attualmente più aggiornato e completo sul tema, che lo scrivente ha pubblicato sul fascicolo 9-2017 di "Valori Tattili": https://caravaggio400.blogspot.com/2018/12/disponibile-online-larticolo-la.html. Potendo mettere da parte imprecisioni e suggestioni, sarà bene a questo punto passare al cuore dello scritto, che riguarda più l’iconografia.
Risulta apprezzabile e convincente in tal senso l'osservazione sul realismo di una Vergine immortalata nella fatica post partum. E la messa in discussione dell'identificazione di san Giuseppe – non più l'uomo seduto e di spalle come narrava Giovan Pietro Bellori, ma a detta di Spike quello in piedi appoggiato a un bastone –, pone una questione, spesso congedata sbrigativamente, ma che vale la pena approfondire. Benché le conclusioni del professore non siano pienamente condivisibili. Si osservi anzitutto che, rispetto all'icona ortodossa che viene portata ad esempio, guarda caso in essa Giuseppe è proprio l'uomo seduto a terra, e che pure non guarda a Maria e al Bambino, ma a un uomo (chiaramente un pastore) in piedi con il bastone. Per cui tale precedente iconografico sarebbe più a supporto della tesi tradizionale, piuttosto che elemento utile per rimescolare le carte. Forse, insomma, non proprio un esempio calzante. Ma c'è di più. A far propendere per il san Giuseppe 'belloriano', vi è la vicinanza con gli attrezzi propri del suo mestiere di falegname. E le cromie adottate, verde per la veste e giallo per il manto, rientrano nell'iconografia del santo: l'esempio più illustre in tal senso è forse nel raffaellesco Sposalizio della Vergine. Tali vivaci colori peraltro ben si accordano a quelli della sua sposa, in particolare al rosso del corpetto, e la coppia è unita e contraddistinta anche da un abbigliamento per così dire feriale, rispetto ai più funzionali sai o alla ricca dalmatica laurenziana [...]


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9 mag 2019

"Caravaggio a Palermo tra certezze e ipotesi": seminari con Michele Cuppone e Giovanni Mendola il 13-15 maggio a Palermo




Caravaggio a Palermo tra certezze e ipotesi

Seminari presso l'Università degli Studi di Palermo
viale delle Scienze, Edificio 18, Aula Seminari


Giovanni Mendola e Michele Cuppone
Il Caravaggio di Palermo e l'Oratorio di San Lorenzo
lunedì 13 maggio 2019
ore 12.00

Michele Cuppone
Caravaggio e la sfortuna di un capolavoro: la Natività di Palermo
mercoledì 15 maggio 2019
ore 12.00


I seminari rientrano nell'ambito delle attività didattiche di Storia dell'Arte Moderna per il Corso di Laurea in Discipline della Musica dell'Arte e dello Spettacolo

"Caravaggio. Luoghi e opere in Sicilia", con Fabio Francesco Grippaldi, Valentina Certo e Michele Cuppone, il 17 maggio a Messina




Venerdì 17 maggio alle ore 18:00, a Messina presso la Libreria Ciofalo in via Consolare del Mare 35, si terrà l’incontro “Caravaggio. Luoghi e opere in Sicilia”.
Dopo i saluti di Viviana Montalto, interverrà Fabio Francesco Grippaldi, curatore del Museo Basilica di San Sebastiano di Acireale, che illustrerà gli ultimi anni di Michelangelo Merisi, in modo particolare il soggiorno maltese e l’arrivo in Sicilia, nella città di Siracusa.
Seguirà Valentina Certo che presenterà il suo saggio Caravaggio a Messina (Giambra editori 2017), e parlerà dei legami tra la città e il pittore definito “dal cervello stravolto” che qui dipinse diverse opere, la maggior parte delle quali andate disperse.
Concluderà Michele Cuppone, ricercatore ed esperto del Caravaggio, che approfondirà le diverse recenti novità che hanno interessato la Natività, capolavoro 'romano' trafugato nel 1969 dall’oratorio di San Lorenzo a Palermo.
“Caravaggio. Luoghi e opere in Sicilia” è un importante momento di incontro per approfondire l’ultimo periodo di vita di Caravaggio e la sua eredità in Sicilia, organizzato grazie alla Libreria Ciofalo e la Giambra Editori.


CARAVAGGIO. Luoghi e opere in Sicilia

Saluti
Viviana Montalto

Interventi

Fabio Francesco Grippaldi
Curatore Museo Basilica San Sebastiano di Acireale
Tra Malta e Siracusa

Valentina Certo
Autrice di "Caravaggio a Messina"
La Messina di Caravaggio

Michele Cuppone
Ricercatore ed esperto di Caravaggio
La Natività di Palermo. La sfortuna di un capolavoro


Venerdì 17 Maggio - ore 18
Libreria Ciofalo - Mondadori Bookstore
via Consolare del Mare, 35 - MESSINA


"Le ‘sette’ opere di Caravaggio a Napoli, in mostra a Capodimonte", recensione su Finestre sull'Arte



Titolo sintetico, mostra ricca. Caravaggio Napoli, a cura di Maria Cristina Terzaghi e Sylvain Bellenger, intende esplorare la pittura di Caravaggio e il suo seguito napoletano a partire dai “18 mesi” vissuti in città dall’artista, in due fasi. La prima, con inizio tra 23 settembre e 6 ottobre 1606 e termine immediatamente successivo al 24 giugno 1607 benché ignoto puntualmente (ma in catalogo si parla della giornata stessa del 24, o del 25); la seconda con inizio, ci viene narrato, precedente al 24 ottobre 1609 e conclusione nell’estate 1610 (certamente successiva all’11 maggio e precedente al 18 luglio). E qui però vi è un’altra svista: nessuno degli studiosi coinvolti deve aver assimilato appieno le novità della mostra del 2011 presso l’Archivio di Stato di Roma, in cui si chiariva come la data di ottobre si riferisca ad altro documento, mentre di sicuro c’è che Merisi era nuovamente nella capitale vicereale in data (comunque prossima) 7 novembre. 
Al di là di tale premessa di inquadramento cronologico, che interesserà e su cui si appuntano più gli specialisti, sono sei i dipinti del maestro portati in Sala Causa (per un settimo, si veda più avanti). Forse per la prima volta in una grande retrospettiva, dopo quella del 2010 presso le Scuderie del Quirinale, tutti di indubbia autografia. Ed eccoli dunque: le due Flagellazioni di Napoli e Rouen, le due Salomè con la testa del Battista di Madrid e Londra, il San Giovanni Battista della Borghese, il Martirio di sant’Orsola. Molto si è scritto negli ultimi tempi sulla ’vera’ Maddalena in estasi, di cui le versioni più accreditate erano state portate a Parigi in una mostra, Caravage à Rome. Amis et ennemis, cui aveva preso parte la curatrice di Caravaggio Napoli. Ricordando che, in tale occasione, la stessa si era guardata dall’esprimersi in proposito (comunque una delle due versioni è stata attribuita dall’autorevole Mina Gregori), la diatriba viene ora messa a tacere portando a Capodimonte due copie dichiarate. A ogni modo si apprezza l’adozione della nuova cronologia del prototipo merisiano, 1610 anziché 1606 e dunque in un certo senso un’aggiunta al periodo napoletano, anche se su questo permane un certo disaccordo in catalogo, tra la curatela e l’autore di una scheda (come non dare ragione alla prima!).
Se evidentemente la Galleria Borghese non ha potuto prestare un secondo dipinto, il David con la testa di Golia che significativo sarebbe stato per il percorso espositivo, difficile è restare insensibili all’assenza di due capolavori, che avrebbero reso pressoché esaustiva l’illustrazione del percorso napoletano ed eccezionale la portata dell’evento. Parliamo della Negazione di Pietro e della Crocifissione di sant’Andrea, almeno quest’ultima grande assente giustificato: essa deve essere considerata inamovibile dal museo di Cleveland, per la sua fragilità e tenendo conto che è reduce da un lungo e delicato intervento di restauro (documentato dal video proiettato in una saletta). Attorno alla sua presenza ideale è comunque incentrata una specifica sezione, con dipinti in qualche modo a essa ispirati (ma non sembra essere il caso del Martirio di san Sebastiano di Hendrick van Somer). Nella stessa sala, peraltro, l’analogo soggetto di Louis Finson da Rougiers, esposto per la prima volta dopo un restauro. Sulla base dell’iscrizione in un cartiglio dipinto, di difficoltosa lettura nell’ultima cifra, è datato 1610; o alternativamente 1615, il che a ben vedere è improbabile (semmai l’ultimo carattere poteva sembrare un 6: comunque un segno circolare appare evidente). Tornando sulla Negazione di Pietro, si registra ora un’audace ipotesi che la vorrebbe presente nell’ultimo viaggio di Caravaggio da Napoli a Porto Ercole. L’idea non è supportata da fonte alcuna e anzi le evidenze documentarie vanno in direzione opposta, però tanto basta per aver creato un precedente di cui non si sentiva bisogno, nella narrazione della biografia caravaggesca; che, specie a livello di divulgazione, non attende altro che alimentarsi di nuove ipotesi, anche le più inverosimili, purché affascinanti e appunto ’originali’. È trascurata inoltre l’ipotesi di Maurizio Marini, pubblicata postuma nella monografia dell’altrettanto compianto e massimo studioso del Caravaggio napoletano Vincenzo Pacelli, secondo cui si può dubitare sulla presenza nel viaggio di ritorno a Roma di almeno uno tra i tre dipinti che vi erano secondo la tradizione (due San Giovanni e una Maddalena). 
Abbiamo parlato dei dipinti autografi assenti. Un discorso a parte meritano le Sette opere di misericordia, che non si è potuta spostare dal Pio Monte della Misericordia, con strascico di polemiche non ancora sopite [...]

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7 mag 2019

Una nuova "Buona ventura" in mostra a Illegio, la presentazione delle indagini scientifiche a Udine

Don Alessio Geretti presenta a Udine i risultati delle analisi diagnostiche eseguite su una nuova copia della Buona ventura, possibile originale di Caravaggio, prima di andare in mostra a Illegio. Recentemente, Nicosetta Roio ne aveva presentato un'altra versione.



UDINE - Una delle opere più affascinanti tra quelle che stanno per essere esposte nella mostra ‘Maestri’ di Illegio di imminente apertura – domenica 12 maggio alle 16, è in programma l’inaugurazione – sarà eccezionalmente visibile, in anteprima gratuita, dalle 9 alle 12.30 di venerdì 10 maggio, nella saletta interna della Gioielleria Bortolin di via delle Erbe 8 a Udine: si tratta della ‘Buona Ventura’, un intrigante dipinto a olio su tela, di collezione privata senese, raffigurante una zingara ammaliatrice che, mentre pratica la chiromanzia e seduce con un sorriso delicato, tenta di sfilare un prezioso anello dal dito di un giovane cavaliere ingenuo ed elegantissimo, vestito secondo la gran moda spagnola in voga a Roma tra fine Cinquecento e primo Seicento. 

LA LOCATION - In attesa di collocare l’opera ad Illegio, nella sala dedicata, tra i pannelli che ne aiuteranno l’analisi, gli udinesi, grazie alla disponibilità della gioielleria del centro cittadino accanto a piazza san Giacomo e punto di riferimento locale per alcuni marchi importanti come Montblanc, potranno cogliere l’opportunità di pregustare lo splendore della mostra di Illegio ammirando da vicino un’opera che, per quel gesto nascosto tra le dita delle mani, riconduce al mondo dei gioielli e del loro fascino, racchiudendo inoltre in quella enigmatica scena diversi messaggi morali e religiosi tutti da scoprire. 

UNA NOVITA’ - Il quadro si sta rivelando essere un nuovo interessantissimo caso di studio nell’ambito del dibattito e della ricerca sulla complessa vicenda artistica di Caravaggio. Appena scoperto dal curatore della mostra di Illegio, don Alessio Geretti, il dipinto è un’altra versione, con minime varianti e di dimensioni lievemente inferiori, della ‘Buona Ventura’ dei Musei Capitolini a Roma, già nella collezione del cardinale Francesco Maria Del Monte e probabilmente realizzata quando Caravaggio vi lavorava, tra il 1596 e il 1597. L’opera attualmente custodita in collezione senese - è allo studio l’individuazione della collezione antica da cui proviene – è apparsa da subito di tale qualità e interesse da sollevare importanti domande: è un doppio dipinto da Caravaggio stesso, che alla ‘Zingara’ si dedicò due o tre volte, secondo i documenti – ma due sole versioni erano note fino a oggi, una al Louvre e una appunto ai Musei Capitolini –? oppure siamo davanti all’opera dipinta da qualcuno molto vicino a Caravaggio, nel tempo e nello spazio? 

CARAVAGGIO? - Di fronte a un quadro che a prima vista potrebbe sembrare una copia del notissimo originale, un giudizio sbrigativo porterebbe subito a pensare a qualche contraffazione recente o antica dell’originale autografo. Ma la vicenda artistica di Caravaggio è costellata da opere doppie, o anche multiple, tra cui si distinguono in alcuni casi dei grossolani tentativi di imitazione tardiva, ma ci si imbatte anche in casi difficilissimi da districare, tanto da far concludere che il maestro diverse volte abbia di proprio pugno replicato alcuni dei suoi più richiesti dipinti, o che abbia incoraggiato suoi ‘allievi’ a farlo per esercizio o per commercio. E senza dubbio fin dalla prima ora sono noti da numerosi documenti gli intrighi messi in atto da collezionisti contemporanei a Caravaggio per riuscire ad avere un duplicato di qualche sua opera. Come distinguere tra un’opera autentica, un doppio autografo, una copia antica o addirittura coeva, e una copia tardiva? Il solo sguardo di un occhio esperto non basta, specialmente nel caso di Caravaggio, dove a tale sguardo devono affiancarsi anche la ricerca tra le fonti scritte e possibilmente le analisi diagnostiche applicate all’arte, per mettere in luce dati che non sono percepibili con l’occhio. 

DON ALESSIO - Perciò l’équipe scientifica che cura le mostre di Illegio ha voluto dare avvio, in vista della mostra ‘Maestri’, a uno studio serio e accurato del quadro appena scoperto, commissionando una campagna di analisi diagnostiche che ha comportato radiografie, fluorescenze ai raggi ultravioletti, riflettografie ai raggi infrarossi, analisi chimiche dei pigmenti ed altre tecniche da laboratorio, affidate all’ingegnere nucleare Claudio Falcucci che ha analizzato la maggior parte dei dipinti autografi di Caravaggio prima della recente mostra proposta a Palazzo Reale a Milano, ‘Dentro Caravaggio’. I principali risultati di queste analisi saranno presentati da don Alessio Geretti in una conferenza alla sala convegni della Fondazione Friuli a Udine in via Manin 15 nella mattina di giovedì 9 maggio alle 10.30 (75 posti disponibili, prenotazioni a mostra@illegio.it) e si potranno leggere nel catalogo dove sono pubblicati con tutte le ipotesi che esse aprono e che animeranno il dibattito scientifico tra i principali caravaggisti d’Europa (fonte: Diario di Udine).

29 apr 2019

Visita guidata "Caravaggio, Matteo e dintorni" con Michele Cuppone e Sara Magister, sabato 11 maggio a Roma



Sabato 11 maggio alle ore 15:00 si terrà, presso e a partire dalla Libreria Stendhal in piazza San Luigi dei francesi 23 a Roma, la visita guidata "Caravaggio, Matteo e dintorni", a cura di Michele Cuppone e Sara Magister.
Sarà anche l'occasione per conoscere da vicino il volume Caravaggio. Il vero Matteo (Campisano editore, 2018), di Sara Magister con la prefazione di Antonio Paolucci e la biografia dell'artista a cura di Michele Cuppone – protagonista peraltro del documentario La Roma in chiaroscuro di Caravaggio andato in onda su Arte Tv.
L'opera bibliografica verrà presentata nell'ambito di una visita guidata itinerante (in italiano), fra i luoghi romani di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.

Con «tre salti» intorno a San Luigi dei francesi è possibile ripercorrere l’intera vicenda romana di Caravaggio, dagli esordi come collaboratore di bottega, alla prima commissione pubblica della cappella Contarelli, al delitto alla Pallacorda che lo costrinse all'esilio dall'Urbe. Passando per le chiese che conservano i suoi dipinti e per i luoghi in cui abitò e che sempre frequentò: proprio in quest'area della città si concentravano i suoi più importanti collezionisti, estimatori e conoscenti. Senza contare che fu questo il teatro stabile del quotidiano e spesso irrequieto vissuto, come ricordano fonti e documenti, alcuni ritrovati di recente.
Uno spazio particolare sarà poi dedicato alla cappella Contarelli, il cui ciclo pittorico è stato interessato da nuovi studi. La rilettura di opere e documenti relativi ha portato a fare delle scoperte e a rispondere ad alcuni quesiti come quello, annoso, su chi sia l'apostolo chiamato da Cristo nella "Vocazione di san Matteo".

Ingresso e partecipazione, su prenotazione, sono gratuiti.

Per prenotazioni e contatti:
06-68307598

"Dentro Caravaggio": il docu-film nei cinema solo il 27-28-29 maggio


Un viaggio inedito e originale tra le città visitate da Caravaggio: Milano, Roma, Napoli, Malta, Siracusa e Messina.




Con gli interventi di Rossella Vodret, Marco Carminati, Alessandro Morandotti, Milo Manara, Gennaro Carillo, Giovanna Cassese, Caterina Di Giacomo, Achille Mauri e i Masbedo


A cinque secoli dalla morte, con l’infinito numero di libri e mostre a lui dedicati, i film, i fumetti, gli articoli di giornale, gli approfondimenti, cosa continua a raccontarci la figura di Caravaggio? Come mai questo personaggio riesce sempre, in maniera così densa e composita, a scuotere chi osserva le sue opere e chi legge della sua vita? 
È per provare a rispondere a queste domande che, una sera d’inverno, Sandro Lombardi, uno degli artisti più carismatici e poliedrici del panorama teatrale italiano, sale le scale di Palazzo Reale a Milano per visitare la mostra Dentro Caravaggio, un’esposizione che ha presentato al pubblico opere provenienti dai maggiori musei italiani e da altrettanto importanti musei stranieri, affiancando per la prima volta le tele di Caravaggio alle rispettive immagini radiografiche. Da questo viaggio dentro le opere e dentro l’uomo Caravaggio, prende il via il percorso del docu-film: proprio nello stesso luogo in cui, nel 1951, Roberto Longhi propose la Mostra del Caravaggio e dei caravaggeschi, punto fermo assoluto nella storia della riscoperta critica dell’artista. 
Dentro Caravaggio, il film evento diretto da Francesco Fei, sceneggiato da Jacopo Ghilardotti e prodotto da Piero Maranghi e Massimo Vitta Zelman con Marco Colombo e Francesco Melzi d’Eril, è una produzione di Italia Classica, Skira Editore, Adler Entertainment, con il sostegno di Intesa Sanpaolo. Arriverà nelle sale solo il 27, 28 e 29 maggio distribuito da Nexo Digital per guidare gli spettatori attraverso una lettura originale e accurata delle opere e della vita di Caravaggio (1571-1610). 
Il viaggio condotto da Sandro Lombardi attraverserà i diversi luoghi caravaggeschi: Roma, Napoli, Malta, la Sicilia, tutte quelle terre in cui Caravaggio e le sue inquietudini hanno lasciato traccia concreta. Il docu-film farà poi tappa al Sacro Monte di Varallo, complesso devozionale affrescato da Gaudenzio Ferrari e celebre in tutto il mondo per la sensibile, emozionante rappresentazione teatrale e scenografica della Via Crucis e dei luoghi santi della storia di Cristo. Perché forse è proprio tra queste statue e tra questi affreschi che si nascondono, almeno in parte, le radici dell’arte di Caravaggio. 
Ad accompagnare la visione di capolavori come Davide e Golia, Deposizione, Marta e Maria Maddalena, Sacra famiglia con San Giovannino, Ragazzo morso da un ramarro sino al Seppellimento di Santa Lucia, Resurrezione di Lazzaro, Adorazione dei pastori, ci saranno gli interventi di esperti autorevoli e di artisti: Rossella Vodret, massima conoscitrice di Caravaggio e curatrice della mostra Dentro Caravaggio a Palazzo Reale a Milano, Marco Carminati, critico e giornalista, Alessandro Morandotti, storico dell’arte e curatore della mostra L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri delle Gallerie d’Italia di Milano, Milo Manara, celebre fumettista e autore di una biografia per immagini di Caravaggio, Gennaro Carillo, professore ordinario di Storia del pensiero politico e di Storia delle dottrine politiche alle Università di Napoli, Giovanna Cassese, storica dell’arte già direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e attuale direttore dell’ISIA Faenza, Caterina Di Giacomo, Storica dell’arte, attuale direttore del MuMe, il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina, e del Museo Bernabò Brea di Lipari, Achille Mauri, Presidente di Messaggerie Italiane e della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri e il duo di video artisti Masbedo
Dalla Pinacoteca di Brera di Milano con la sua Cena in Emmaus alla Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo, a Roma, con la Crocefissione di San Pietro e la Conversione di Saulo, sino ad arrivare al Pio Monte della Misericordia di Napoli (con un’incursione al Cimitero delle Fontanelle, luogo ideale per riflettere sulla vicenda umana di Caravaggio). E ancora la Concattedrale di San Giovanni Battista a La Valletta, a Malta, dove, braccato e condannato a morte, Caravaggio si rifugia con l’idea di diventare cavaliere e guadagnarsi la salvezza. Il percorso del docu-film ci porterà poi alla Chiesa di Santa Lucia alla Badia, a Siracusa, in Sicilia. È qui che, in fuga da Malta, dove è stato incarcerato per l’ennesima rissa, Caravaggio ripara lasciando alcune delle opere più intense e cupe del suo percorso: il Seppellimento di Santa Lucia, a Siracusa; la Resurrezione di Lazzaro e l’Adorazione dei Magi, a Messina. 
Sulle tracce di Caravaggio e dei suoi viaggi, incontreremo così testimoni e protagonisti del mondo dell’arte e della cultura, appassionati e cultori, per indagare la fede e la luce, il realismo, la fuga e, ancor più, l’immensa contemporaneità di questo artista. A coronamento del percorso, anche un’incursione nella mostra milanese L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri, allestita alle Gallerie d’Italia, sede museale di Intesa Sanpaolo a Milano, per raccontare l’influenza di Caravaggio sull’arte del Seicento. 
Dentro Caravaggio è diretto da Francesco Fei, già regista di Segantini. Ritorno alla natura, che firma il soggetto assieme a Piero Maranghi, già produttore di Leonardo da Vinci. Il genio a Milano, e Jacopo Ghilardotti.

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28 apr 2019

"La Roma in chiaroscuro di Caravaggio", documentario ARTE con Michele Cuppone



È disponibile la versione sottotitolata del documentario "La Rome claire obscure du Caravage" / "Im helldunkel-Rom von Caravaggio", andato in onda il 6 ottobre 2017 all'interno della trasmissione "Invitation au voyage" / "Stadt Land Kunst" sull'emittente franco-tedesca ARTE
Nel documentario, Michele Cuppone conduce lo spettatore sui luoghi che costituirono il teatro stabile del quotidiano e spesso irrequieto vissuto di Michelangelo Merisi, ricordando alcuni momenti significativi della sua biografia e carriera artistica, che trova un baricentro più che simbolico in Piazza Navona.
"La Roma in chiaroscuro di Caravaggio" ruota attorno all'idea del regista Frédéric Massot di far vedere la città attraverso gli occhi di Caravaggio e, come illustrato da Michele Cuppone nel corso della sua intervista, l'artista fa scendere letteralmente la dimensione celeste nelle strade di Roma. Le stesse, che è possibile ripercorrere a piedi, nel tessuto urbanistico del centro storico rimasto pressoché intatto dagli inizi del Seicento a oggi. 
Si possono rivedere in streaming le versioni francese e tedesca del documentario, che ospita anche interventi di Roberta Bernabei e Maria Antonietta Visceglia, sulla pagina web di ARTE.

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27 apr 2019

La "Natività" di Palermo nella nuova emissione filatelica dedicata al 50° del Comando CC "Tutela Patrimonio Culturale"





Vaticano, Italia e Ordine di Malta uniti per celebrare i 50 anni di vita del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, con una speciale emissione filatelica: un foglietto composto da un francobollo e da cinque “chiudi-lettera”. Il francobollo del valore facciale di euro 5,40 rappresenta la Sacra Famiglia del Mantegna, mentre i “chiudi-lettera” riproducono alcune opere d’arte rubate e poi ritrovate dal nucleo dei carabinieri (“la muta” di Raffaello, un prezioso codice miniato, “il giardiniere” di Van Gogh, una maschera romana d’avorio) e la facciata di Palazzo Sant’Ignazio sede del comando. Nella bandella esterna viene raffigurata la “Natività” del Caravaggio.
I francobolli saranno emessi lunedì 29 aprile (fonte: Avvenire.it).
L’annullo primo giorno di emissione è disponibile presso lo Spazio Filatelia Roma in piazza San Silvestro.


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25 apr 2019

Nuova pubblicazione "E poi la luce. Cronaca di una fuga" di Andrea Schiavo, tra pittura e musica nel segno di Caravaggio


La luce e il canto dell’assoluto rimangono intangibili, per questo l’arte vince la vita, ed è su questo versante che l’opera pittorica, veicolo sommo di luce, del Caravaggio si coniuga felicemente, in questo libro, col canto e l’armonia musicale, che costituiscono l’anima dello studio di Andrea Schiavo, a confermare che, dove il canto dimora, vince la luce della vita. La luce è non soltanto irradiata sui soggetti e sugli ambienti dipinti, ma è anche diffusa attraverso il linguaggio e gli strumenti della musica e del canto, cosa, questa, che solo un attento e raffinato conoscitore della musica strumentale di quell’epoca e, in generale, della bellezza della creatività poteva fare. Qui il musicista si fa storico della musica, nel rapporto che questa ha con la pittura di Michelangelo Merisi e nel contesto di un periodo storico d’importanza cruciale per il genio umano, come quello del secondo Cinquecento.
Prefazione di Sebastiano Burgaretta. Postfazione di Mariella Macca.
(fonte: scheda editoriale)

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19 apr 2019

"Caravaggio. Per una Crocifissione di sant'Andrea", in mostra a Siracusa fino al 10 gennaio 2020

A Siracusa esposta, per la prima volta in Italia, la “Crocifissione di Sant’Andrea” di Michelangelo Merisi da Caravaggio, collezione Spier Londra (già collezione Back Vega)



CARAVAGGIO 
PER UNA CROCIFISSIONE DI SANT'ANDREA 

19 aprile 2019 - 10 gennaio 2020 
Palazzo della Soprintendenza ai Beni Culturali - Siracusa 


Dal 19 aprile 2019 al 10 gennaio 2020 i prestigiosi locali del Palazzo della Soprintendenza di Siracusa ospiteranno “Caravaggio. Per una crocifissione di Sant’Andrea”. La mostra, curata da Pierluigi Carofano e Nicola Barbatelli, è un progetto Sicilia Musei con il patrocinio della Regione Siciliana – Assessorato regionale dei Beni Culturali, Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali della provincia di Siracusa e la Città di Siracusa. 
La mostra sarà una vera e propria “Caravaggio experience” che vedrà al centro del progetto espositivo la “Crocifissione di Sant’Andrea” di Michelangelo Merisi da Caravaggio, collezione Spier Londra (già collezione Back Vega). L’opera la cui proprietà è di un fondo privato è stata esposta al museo di Cleveland nel 2017 in occasione del restauro dell’altra versione della “Crocifissione di Sant’Andrea” di proprietà del museo americano. In quella occasione è stato possibile effettuare tra i principali studiosi al mondo di Caravaggio il confronto tra le due opere. Gli studi hanno rilevato che Caravaggio ha dipinto due versioni della “Crocifissione di Sant’Andrea”. La mostra e il rispettivo catalogo intendono proporre per la prima volta in Italia un opera di Caravaggio poco conosciuta. La presenza nel catalogo di un saggio di Bruno Arciprete, tra i massimi restauratori dei dipinti di Caravaggio, conferma l’autografia del dipinto al grande maestro lombardo. 
Nell’ambito dello spazio espositivo, grazie alla collaborazione del Polo Museale di Messina per i siti culturali, potranno essere apprezzate due opere di Mario Minniti, grande amico di Caravaggio, che ospitò nel suo periodo siciliano: “Miracolo della vedova di Naim” e “Maddalena ai piedi della croce”
Dal 17 maggio l’esposizione si arricchirà di un percorso immersivo nello splendido ipogeo situato a due passi dalla mostra, in piazza Duomo. Con l'ausilio di proiezioni immersive, realtà virtuale e suggestioni sonore, il visitatore sarà accompagnato per tutto il percorso espositivo in cui si ripropone l'esperienza creativa di Caravaggio. Due tematiche principali si avvicendano nella “Caravaggio Experience Sicily”: il soggiorno siciliano dell’artista ed il tormento che ha caratterizzato gli ultimi anni della vita di Michelangelo Merisi. 

Il percorso si svilupperà lungo sei momenti: 

LE OPERE SICILIANE Caravaggio in persona, in un ologramma, introduce gli ospiti spiegando le vicende drammatiche del periodo siciliano. Il soggiorno nell’Isola è esaltato da grandi proiezioni che evidenziano i dettagli delle opere e le trasformazioni stilistiche. 

PINACOTECA DIGITALE In alcuni monitor vengono mostrati dipinti del Caravaggio, appartenenti ai diversi periodi della sua storia artistica. Le opere sono riprodotte “in movimento”. I soggetti dei quadri si animano: i fasci di luce dipinti dal pittore si muovono sui soggetti impercettibilmente, i personaggi, fermi nello svolgersi delle azioni alle quali il pittore li ha destinati, accennano i movimenti ritratti. 

LA CONDANNA Al termine della pinacoteca digitale è trattato il tema della condanna che anticipa il viaggio e che segnerà la vita e la produzione del Merisi. Attraverso l’exhibit della ventola olografica si compongono ciclicamente le parole che sottolineano le condanne che pesano su Caravaggio. 

IN MARE, TRA MALTA E SICILIA Attraverso la tecnologia del 3D Mapping si ripercorre il viaggio in mare tra Malta e la Sicilia. La proiezione del mare e del cielo di notte fa vivere al visitatore l’esperienza traumatica della fuga. 

L’OSSESSIONE PER LA MORTE L’iconografia caravaggesca è spesso tempestata da immagini truci e sanguinolente; realistiche, ma che diventano anche simboliche tramite l’utilizzo della luce, caratteristica pregnante dell’artista. Una parte della mostra è dedicata a questa iconografia macabra attraverso exhibit immersivi. L’ossessione per la morte, per le teste mozzate: tutto ciò è riprodotto su pannelli retroilluminati e su tele che parlano e raccontano la propria storia all’avvicinarsi del visitatore. 

CARAVAGGIO REGISTA L’ultima parte della “Caravaggio Experience Sicily” è dedicata al tema “Caravaggio regista ante-litteram”, proprio perché utilizzava la tecnica della camera oscura. Lavorava, infatti, come un regista, a partire dalla scelta dei personaggi che avrebbero poi popolato le sue opere: sceglieva, girando per le strade, uomini e donne dai volti che gli sembravano adeguati alla sua idea. Il visitatore, grazie alla realtà virtuale, entra in un’antica taverna dove trova Caravaggio intento a lavorare sul dipinto siciliano del “Seppellimento di Santa Lucia”.

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17 apr 2019

Gli ultimi "Passi" del Vangelo secondo Caravaggio, in mostra a Napoli fino al 31 maggio


Sarà inaugurata oggi alle 9.30 presso la Chiesa di Santa Marta a Via San Sebastiano, la mostra “Passi – tra pittura e arte presepiale, gli ultimi passi dei vangeli per le strade di Napoli” e rimarrà in esposizione e visitabile fino al 31 Maggio. Una mostra che parte da lontano, dobbiamo tornare nella seconda metà del Settecento quando la bravura degli scultori e artisti della creta napoletana diedero la possibilità di ricreare la Nascita di Cristo, inserendo nelle rappresentazioni l’universo della città napoletana. 
Il presepe, da questo punto in poi, inizia a creare dei percorsi in cui sempre più spesso venivano inseriti personaggi dei vangeli, sia quelli classici che apocrifi, coniugando le tipiche scene del presepe a scene di vita quotidiana, prendendo spunto dalla pittura di genere, da quella paesaggistica e quella del Caravaggio, in una Napoli dei primi anni del seicento. 
Il Presepe è uno dei tanti simboli della tradizione napoletana, ogni anno durante il periodo natalizio, in ogni casa da oltre tre secoli, le scene e i tipici personaggi non possono mai mancare nelle case del capoluogo Campano. 
Ma una domanda nasce spontanea, se da circa tre secoli i napoletani hanno fatto nascere Gesù nella propria città, perché ci risulta impossibile immaginare che anche la sua morte e resurrezione sia avvenuta a Napoli? 
A questa domanda la risposta è proprio il progetto “Passi”, una rivisitazione in chiave presepiale degli ultimi giorni di Gesù, ambientato nei vicoli e nelle piazze di Napoli. Da Porta San Gennaro a Salita Capodimonte, passando per la Certosa di San Martino ai bassi della Vicaria,ed immancabile, ovviamente, il Vesuvio. Dieci scene che prendo ispirazione dagli ultimi passi dei vangeli e abilmente realizzate con la tecnica del presepe napoletano classico, quello del settecento, partendo dall’ingresso a Gerusalemme fino all’apparizione ai discepoli dopo la resurrezione. 
Cinque sono le trasposizioni di quadri del Caravaggio, “L’ecce Homo”, “La Flagellazione”, “La deposizione”, “La cena in Emmaus” ed infine “L’orazione sul monte degli ulivi”. Di quest’ultimo quadro gli artisti presepiali hanno dovuto far riferimento ad una foto in bianco e nero, in quanto l’originale andò distrutto nel 1945 durante l’incendio a Berlino. 
Il progetto rispondente alla richiesta dell’Arciconfraternita di San Vitale in Santa Marta e condiviso con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, si inserisce nell’ambito dei percorsi culturali correlati alla mostra “Caravaggio. Napoli” che sarà inaugurata il 12 Aprile al Museo di Capodimonte e che sarà un focus sul periodo napoletano dell’artista, sulle frequentazioni, gli ambienti, ma anche lo studio e gli spazi che fecero da sfondo al percorso artistico del pittore. 
Appuntamento quindi alla Chiesa di Santa Marta a Via San Sebastiano, per ripercorre un pezzo di storia in una splendente e fedele ricostruzione della Napoli del passato (fonte: Senzalinea)

9 apr 2019

"Caravaggio tradito": tre appuntamenti nelle chiese romane, l'11, 17 e 24 maggio



“Caravaggio Tradito”, un triplice appuntamento, da segnare in agenda nel mese di maggio, per riscoprire le opere romane di Michelangelo Merisi: da San Luigi dei Francesi a Santa Maria del Popolo, passando per Santa Maria della Scala dove la tela commissionata non trovò mai posto. 
Un itinerario per rivelare luci e ombre, menzogne e verità, rifiuti e trionfi, del pittore più discusso e tradito dalla critica d’arte.
Modera Francesco d’Alfonso.

Ingresso libero. 

Programma: 

Sabato 11 maggio 2019, ore 19.30 
San Luigi dei Francesi 
Con Andrea Lonardo e Francesca Cappelletti 

Venerdì 17 maggio 2019, ore 20.15 
Santa Maria della Scala 
Con Andrea Lonardo e Maria Beatrice De Ruggieri 

Venerdì 24 maggio 2019, ore 20.15 
Santa Maria del Popolo 
Con Andrea Lonardo e Sara Magister

(fonte: Diocesi di Roma - Servizio per la Cultura e l'Università)

Temperatura fuori controllo, umidità, una macchia sospetta: così si conserva un Caravaggio?

I problemi di conservazione che interessano il Seppellimento di santa Lucia di Caravaggio rischiano di farci perdere uno dei capolavori del maestro lombardo?


“Il destino della bellezza è il pericolo, e il danno, se non sono continuamente in azione meccanismi di difesa e protezione efficaci. La perfetta apparenza, creata a edificare la fede del popolo o intrattenere gli occhi dei potenti, è esposta all’alterazione, alla manipolazione, all’annientamento”. Ne Il Caravaggio rubato (Sellerio editore, 2012) Luca Scarlini rinnova il triste scandalo dai colori grigi dell’incuria e dell’abbandono, in cui nella Palermo irredenta e mafiosa del 1969, la notte tra il 17 e il 18 ottobre, la Natività coi santi Francesco e Lorenzo dell’Oratorio di San Lorenzo svanì nel nulla. 
Cinquant’anni dopo siamo a domandarci se in Sicilia il rischio di perdita di un Caravaggio possa scandalizzare “solo” se di mezzo c’è la mafia. E se fossero le istituzioni a venire meno a quei “meccanismi di difesa e protezione” sarebbe, forse, meno grave?
Cinquant’anni dopo, un altro Caravaggio in terra di Sicilia è vittima di una ingiustificabile distrazione. Mentre tutti gli occhi a Siracusa sono puntati sul “giallo”, tra assessori che si contraddicono, locandine doppione con variante ad hoc, articoli giornalistici aggiustati in corsa sul web, che accompagna l’inaugurazione della mostra (il 13 aprile) dedicata proprio a un altro dipinto del Maestro, la Crocefissione di Sant’Andrea, della collezione Spier di Londra, ci si prende il lusso di perdere di vista il capolavoro del Caravaggio che Siracusa possiede stabilmente: il Seppellimento di santa Lucia. Opera dell’ultimo periodo, “di una novità pari solo alla semplicità con cui è concepito”, disse Cesare Brandi, in cui il Merisi inventa il peso emotivo del vuoto, un nuovo modo, cioè, di concepire vaste spazialità in cui l’assenza di materia, per contrasto, grava enormemente sulla sfera sensoriale del riguardante, da otto anni è consegnata a un’inaccettabile condizione sia conservativa che espositiva. Era il 2011 quando fu, infatti, trasferito, allora si disse provvisoriamente, nella chiesa di Santa Lucia alla Badia dove oggi si trova, in piazza Duomo, dalla chiesa di Santa Lucia extra moenia, nel quartiere della Borgata, che non offriva adeguati parametri termoigrometrici. Qui, sull’altare maggiore per il quale fu realizzato nel 1608 dal pittore in fuga da Malta, era stato riportato cinque anni prima, cogliendo l’occasione del riallestimento della Galleria regionale di Palazzo Bellomo, che custodiva il dipinto, in comodato d’uso, dal 1983. Solo a distanza di qualche anno si sarebbe appreso, però, che anche la chiesa in cui era stato trasferito, in piazza Duomo, presenta valori di temperatura e umidità relativa che superano il limite ottimale, con percentuali anche del 100%, secondo i dati allarmanti rilevati dal monitoraggio microclimatico effettuato, nell’arco di un anno solare (2014-2015), dal Centro Regionale per la Progettazione e il Restauro (CRPR) di Palermo, in entrambe le chiese. E se è da allora che questi dati sono in possesso degli organi preposta alla tutela, è ormai già da due anni che sono stati resi anche pubblici in occasione della conferenza tenutasi il 18 maggio 2017 presso lo stesso Bellomo, proprio in risposta agli interrogativi che chi scrive poneva allora sullo stato conservativo del dipinto, come pure sulla sua discutibile scelta espositiva [...]

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8 apr 2019

Presentazione di "L’Arte di vivere l’Arte. Scritti in onore di Claudio Strinati", ad Arezzo il 27 aprile



Sabato 27 aprile 2019 alle ore 16:30 presso la Fraternita dei Laici ad Arezzo, il direttore degli Uffizi Eike Schmidt presenterà L’Arte di vivere l’Arte. Scritti in onore di Claudio Strinati.

Il volume, a cura di Pietro Di Loreto, è stato pubblicato in occasione del 70esimo compleanno di Claudio Strinati da Etgraphiae editore.

Interverranno Fabio Migliorati, storico dell'arte e Pietro di Loreto, curatore del volume.
Introdurrà Pier Luigi Rossi, Primo Rettore di Fraternita.
Sarà presente Claudio Strinati

Il volume contiene alcuni saggi su temi caravaggeschi, a firma di Maria Grazia Bernardini (L'iconografia rivoluzionaria delle Sette Opere di Misericordia), Giacomo Berra (E il Caravaggio disse che «tanta manifattura gl'era à fare un quadro buono di fiori, come di figure»), Anna Coliva (Ottavio Leoni? Giuditta con la testa di Oloferne - Roma, Collezione Lemme), Alberto Cottino (Un caso interessante: il cosiddetto "Maestro delle mele rosa" tra caravaggismo e vasi a grottesche), Michele Cuppone («tre salti» sulle orme di Caravaggio intorno a Palazzo Madama), Dinko Fabris (Il liutista di Ribera: un caso precoce di caravaggismo), Helen Langdon (Caravaggio's Cardsharps and Gypsies Travel to Britain), Riccardo Lattuada (Un Archimede inedito del giovane Mattia Preti), Emilio Negro (Caravaggio e il giovane, che sonava il Lauto Wildenstein: un un rivoluzionario "manifesto" pittorico per il partito musicale petrarchesco?), Gianni Papi (Due dipinti di Juan Batuista Maino), Nicosetta Roio (Caravaggio, il problema del "Maestro della natura morta di Hartford" e il possibile ruolo dei siciliani Mario Minniti e Pietro d'Asaro), Keith Sciberras (Caravaggio ispirato. Il ruolo dei Lorena e l'Annunciazione di Nancy nella Malta del 1608: un capolavoro tra politica e religione).

Di seguito, l'elenco completo dei 54 autori:
Cristina Acidini, Stefan Albl, Maria Giulia Aurigemma, Francesca Baldassari, Costanza Barbieri, Maria Grazia Bernardini, Giacomo Berra, Giuseppe Bertini, Arnauld Brejon de Lavergnée, Beatrice Buscaroli, Franco Cardini, Pierluigi Carofano, Sonia Cavicchioli, Maria Cristina Chiusa, Marco Ciampolini, Anna Coliva, Alberto Cottino, Michele Cuppone, Silvia Danesi Squarzina, Michele Di Sivo, Andrea Emiliani, Dinko Fabris, Marcello Fagiolo, Antonio Forcellino, Maria Barbara Guerrieri Borsoi, Helen Langdon, Riccardo Lattuada, Fabrizio Lemme, Anna Lo Bianco, Stéphane Loire, Stefania Macioce, Paola Mainetti, Valter Mainetti, Valerio Massimo Manfredi, Paola Mangia, Mario Marubbi, Giovanni Morello, Antonio Natali, Emilio Negro, Paolo Nucci Pagliaro, Franco Paliaga, Gianni Papi, Stefania Pasti, Alberto Mario Pavone, Francesco Petrucci, Massimo Pirondini, Rita Randolfi, Nicosetta Roio, Giancarlo Rostirolla, Keith Sciberras, Emanuela Settimi, Gianni Venturi, Rossella Vodret, Alessandro Zuccari.

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"Caravaggio our times / Caravaggio billion times", in mostra fino al 13 aprile a Roma

Gavin Brown’s Enterprise, Roma ‒ fino al 13 aprile 2019. Da Caravaggio all’odierna ossessione per le immagini, l’opera di Thomas Bayrle rilegge l’arte del passato in chiave contemporanea.



Una tormentata ripetitività caratterizza la serie di opere di Thomas Bayrle (Berlino, 1937) in mostra a Sant’Andrea de Scaphis presso Gavin Brown’s Enterprise a Roma. Lo spazio, una chiesa sconsacrata che reca le tracce dei suoi successivi utilizzi, ospita una serie di riproduzioni realizzate dall’artista tedesco a partire dal celebre San Matteo e l’angelo ‒ dipinto da Caravaggio per la cappella Contarelli di San Luigi dei Francesi nel 1602 –, nelle quali l’immagine del santo risulta sgranata, smembrata, un effetto che richiama i jpeg ‘pixelati’ di Thomas Ruff. È la sagoma dell’iPhone a costituirne il modulo generativo, in un processo di costante costruzione e decostruzione dell’immagine basato sul metodo tipicamente tardomodernista della serialità. Ne deriva la tensione tra originale e copie che produce quelle che Bayrle chiama superforme, costituite da conglomerati di immagini microscopiche. Grazie a questo stratagemma compositivo l’artista accentua l’ossessione iconica dell’odierno paesaggio mediale, esponendone il potente effetto di alienazione (fonte: Artribune).

Ingresso libero, dal giovedì al sabato dalle 12 alle 18, o su appuntamento (06 93576899).


Storia dell'Arte in lutto, addio a Ferdinando Bologna


Addio allo storico dell'arte Ferdinando Bologna, insigne studioso di Giotto e della pittura medioevale e rinascimentale, tra i membri fondatori della rivista «Paragone-Arte», diretta da Roberto Longhi, di cui è stato redattore e collaboratore fino al 1966, e direttore per la casa editrice Utet di Torino la collana «Storia dell'Arte in Italia». Aveva 93 anni. È morto nella sua casa di San Panfilo d'Ocre (L'Aquila). L'annuncio della scomparsa è stato dato oggi dalla famiglia. Ferdinando Bologna era professore emerito di storia dell'arte medievale e moderna presso l'Università degli Studi di Roma «Tor Vergata», ed era stato inoltre docente di metodologia e storia della critica d'arte presso l'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli. Nato a L'Aquila il 27 settembre 1925, dopo gli studi a Roma con Pietro Toesca, è stato, giovanissimo, funzionario della Soprintendenza di Napoli; dal 1950 al 1958 è stato direttore della Pinacoteca nazionale di Napoli, curandone il trasferimento presso la sede del Museo nazionale di Capodimonte e il riordinamento scientifico e museografico (1953-1956). Nel frattempo era entrato in contatto con Longhi e aveva fatto parte della redazione della rivista «Paragone», sin dalla sua fondazione (1950). Nel 1965 divenne professore ordinario di storia dell'arte medievale e moderna nell'università di Napoli. 
Bologna ha affrontato con larghezza di visione storica e culturale approfondite indagini sull'arte medievale e moderna, da «Fontainebleau e la maniera italiana» (mostra da lui curata a Napoli nel 1952), precoce analisi di un nodo decisivo per la cultura artistica europea, a «La pittura italiana delle origini» (1962; 1978) e «Novità su Giotto. Giotto al tempo della cappella Peruzzi» (1968). Un costante interesse per l'arte meridionale emerge nella sua ricerca, dalle mostre curate a Napoli («Sculture lignee della Campania», 1950; «Mostra del ritratto storico napoletano», 1955) e a Salerno («Opere d'arte nel salernitano dal XII al XVII secolo», 1955), agli studi: «Francesco Solimena» (1958); «Roviale spagnolo e la pittura napoletana del Cinquecento» (1959); «I pittori alla corte angioina di Napoli, 1266-1414, e un riesame dell'arte nell'età fridericiana» (1969); «Il soffitto della sala magna allo Steri di Palermo e la cultura feudale siciliana nell'autunno del Medioevo» (1975); « Napoli e le rotte mediterranee della pittura. Da Alfonso il Magnanimo a Ferdinando il Cattolico» (1977). Bologna ha ampliato il suo raggio di interesse alla storia delle idee in rapporto al fare artistico in «Dalle arti minori all'industrial design. Storia di un'ideologia» (1972), affrontando inoltre questioni metodologiche con il saggio «I metodi di studio dell'arte italiana e il problema metodologico oggi» (1979), per la Storia dell'arte Einaudi, e con «La coscienza storica dell'arte d'Italia» (1982), volume introduttivo della serie Utet «Storia dell'arte in Italia» (1980-88), da lui curata. Ha proseguito la sua ricerca con monografie aperte su vasti contesti («Gaspare Traversi nell'Illuminismo europeo», 1980; «L'incredulità del Caravaggio e l'esperienza delle »cose naturali«», 1992), mostre («Battistello Caracciolo e il primo naturalismo a Napoli», 1991), interventi nella poderosa impresa interdisciplinare «Storia e civiltà della Campania» (volumi 2-3, 1992-93) (fonte: Il Mattino).

2 apr 2019

Conferenza di Michele Cuppone "Caravaggio e la sfortuna di un capolavoro: la Natività di Palermo", a Galatina e Lecce il 5-6 aprile



A Lecce, presso Antica Saliera - Studio | gallery | ipogeo e nell'ambito della rassegna Incontro con l'autore, sabato 6 aprile alle 19 si terrà l'appuntamento Caravaggio e la sfortuna di un capolavoro: la "Natività" di Palermo, con Michele Cuppone.

La recente cronaca, grazie a nuove confessioni di collaboratori di giustizia, ha portato alla ribalta la Natività di Caravaggio, rubata nel 1969 e mai più recuperata. Ma la sfortuna del capolavoro palermitano è anche critica, e non soltanto per la discussa identificazione di alcuni personaggi raffigurati. A lungo ritenuta dipinta in Sicilia, durante gli anni trascorsi da ‘latitante privilegiato’ nel Meridione a seguito di un omicidio commesso a Roma, freschi studi hanno potuto ricollocare l’opera all’interno della produzione romana dell’artista, accanto alle storie di san Matteo della cappella Contarelli (1600). Al di là dell’analisi stilistica, a questa conclusione portano la rilettura del contratto di commissione, che sempre ha posto qualche interrogativo, oltre a documenti ora emersi e alle analisi scientifiche eseguite sulla tela. Sul fronte iconografico, alla perdita dell’originale si contrappongono le riscoperte, negli ultimi tempi, dell’esistenza di una copia antica, di una vivace litografia dell’oratorio che custodiva il quadro e delle prime fotografie novecentesche, per giungere a commoventi documentari degli anni ’60 del secolo scorso. Del dipinto rubato, sopravvive in qualche modo l’immagine della bella modella che aveva posato per la Vergine, presente in altro celebre dipinto romano … 

Per l'occasione, sarà esposta la copia a dimensione naturale della Natività realizzata dal maestro Filippo Maria Cazzolla, recentemente presentata presso la Cattedrale di Bari.
Incursioni poetiche a cura di Franco Leone, autore del volume Caravaggio Poesia della Luce (Corato, SECOP Edizioni, 2019).

L'evento avrà una 'prima' il giorno precedente, venerdì 5 aprile alle 18, presso l'Università Popolare "Aldo Vallone" di Galatina.

Milo Manara ospite al Comicon di Napoli con "Caravaggio. La grazia", il 25-26 aprile




Al festival Comicon di Napoli arriva il maestro Milo Manara per presentare la sua ultima opera Caravaggio. La grazia (fonte: 2Anews).
L'autore sarà presente alla manifestazione nelle seguenti date: giovedì 25 e venerdì 26 aprile.

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1 apr 2019

Super notizia d'aprile: Vittorio Sgarbi annuncia il ritrovamento della "Natività" di Palermo di Caravaggio!

Il post pubblicato oggi, 1 aprile 2019, sulla pagina Facebook ufficiale di Vittorio Sgarbi:


Non si conoscono ulteriori dettagli sul sensazionale annuncio. A prima vista, si direbbe comunque che la firma in basso a destra cui si accenna sia quella del pescivendolo ...




29 mar 2019

"Così le 'Sette opere' di Caravaggio tornarono al Pio Monte della Misericordia nel 1991", di Antonio Ferrara



Quando Stefano Renna, era il 15 febbraio del 1991, immortalò la scena, difficilmente poteva immaginare che 28 anni dopo attorno alla "movimentazione" del capolavoro di Caravaggio si sarebbe scatenata una disputa accesa. A vedere le belle foto in bianco e nero di Renna, si resta colpiti innanzitutto dalla naturalezza con la quale i portatori in jeans e maglione maneggiano la tela, portandola a spasso nel cuore dei Decumani. E, come tutti i trasporti che si rispettano, ecco la sosta, con il quadro poggiato a terra, e una donna che passa con le borse delle spesa in mano a pochi passi dall'angelo caravaggesco "precipitato al suolo". Il capolavoro di Merisi fece rientro al Pio Monte nel febbraio del 1991. "Dopo il terremoto del 1980 - ha scritto il direttore del Mibac Gino Famiglietti nel negare il prestito al Museo di Capodimonte per la mostra "Caravaggio Napoli" che apre il 12 aprile a cura di Cristina Terzaghi e Sylvain Bellenger - il dipinto venne trasferito per motivi cautelari al Museo di Capodimonte, ove rimase fino al 1991, quando fece ritorno nella chiesa di via dei Tribunali nel frattempo messa in sicurezza", soprintendente ai beni artistici Nicola Spinosa. Immagini oggi impensabili da vedere: il trasporto di opere d'arte (vedesi la mostra su Canova) segue ormai altri standard. "La cosa che mi colpì - racconta Stefano Renna che sta dedicando molto cura alla sistemazione degli archivi fotografici - fu la semplicità con la quale l'opera fu trasportata dagli operai nei vicoli dei Tribunali e poi collocata in chiesa, a differenza di oggi, nonostante le tante innovazioni tecnologiche disponibili". Quei volti del popolo napoletano che Caravaggio colse durante il suo soggiorno nel 1606 a Napoli ritornavano tra le strade del centro storico, in qualche modo restituendo semplicità e naturalezza all'opera del grande pittore, che tornava così tra la gente. Le foto in bianco e nero colgono quel momento incredibile, in una città che 28 anni dopo non ha più (forse) la stessa leggerezza. Il dipinto viene portato lungo via Tribunali e fatto entrare al Pio Monte dal cancello sul loggiato che si apre su piazza Riario Sforza. Da qui, attraverso la porta lignea venne fatto entrare nella chiesa e adagiato sul pavimento. L'edifico sacro era stato restaurato. E il capolavoro poteva tornare al suo posto. Gli addetti con due scale e un ponteggio montato dietro l'altare predisposero il supporto. Altri portarono la tela, la sollevarono e poi, con agilità, la agganciarono alla parete. Dove restò per altri dieci anni, quando fu riportata a Capodimonte per il restauro realizzato da Bruno Arciprete ed esposto nella mostra "Caravaggio. L'ultimo tempo", che si concluse il 23 gennaio 2005. "Le sette opere di misericordia" da allora sono al loro posto nella chiesa della pia organizzazione. Racconta Renna: "Il mio dialogo con Caravaggio avvenne per me e tanta gente comune nei vicoli di Napoli con semplicità. Provo a chiedermi come si sentirono tanti napoletani trovandosi al cospetto del grande Merisi. C'era una semplicità che oggi è così difficile da trovare a causa di beghe politiche, cambi di poltrone e litigi a discapito della nostra città. Rendere fruibile il nostro ricco patrimonio culturale e di arte favorirebbe oltre alla crescita del turismo, che già è in atto, anche un maggiore sviluppo sociale" (fonte: la Repubblica Napoli.it).

12 mar 2019

La "Canestra di frutta" va a Palazzo Reale per la mostra “Il meraviglioso mondo della natura. Una favola tra arte, mito e scienza”

Dal 13 marzo al 14 luglio 2019, una singolare esposizione celebra la bellezza della natura in tutta la sua complessa varietà lungo un arco cronologico che va dal Quattrocento al Seicento

MILANO - Sarà una “foresta” di lettere illuminate, dove si potranno ascoltare suoni ed echi della natura, a introdurre il pubblico alla mostra “Il meraviglioso mondo della natura. Una favola tra arte, mito e scienza”
Si tratta di una esperienza a 360 gradi, immersiva e coinvolgente, grazie ai contenuti multimediali e alle suggestive videoproiezioni, il cui fulcro è però la ricostruzione del Ciclo di Orfeo, uno dei più singolari complessi figurativi del Seicento in Italia, allestito nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale. Il ciclo, con le sue 23 tele, alcune di notevoli dimensioni, rivive grazie a uno speciale allestimento, frutto di studi recenti e del recupero di antiche testimonianze visive e documentarie. Commissionato da Alessandro Visconti intorno al 1670 e ospitato in Palazzo Sormani dal 1877, era qui giunto fortemente manomesso, dopo essere stato smontato da Palazzo Visconti (poi diventato Lunati, e infine Verri) per il quale era stato realizzato. Nella Sala delle Cariatidi lo si potrà ammirare secondo l’antico assetto e la verosimile sequenza originaria. 
L’appuntamento di Palazzo Reale, a cura degli storici dell’arte Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, con le scenografie di Margherita Palli, ricade nelle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci. La natura si farà spazio in mostra anche attraverso l’osservazione diretta di oltre 160 esemplari di mammiferi, rettili, uccelli, pesci e invertebrati in arrivo dal Museo di Storia Naturale, dall’Acquario di Milano e dal MUSE di Trento. 
Il percorso verrà introdotto da un prologo che presenterà agli ospiti un famoso codice tardogotico lombardo, l’Historia plantarum della Biblioteca Casanatense di Roma, con centinaia di illustrazioni dal mondo delle piante e degli animali. Una pagina del codice, con l’immagine di un gatto, dialogherà con un disegno di Leonardo da Vinci della Biblioteca Ambrosiana. 
Un'altra sala ospiterà invece la Canestra di frutta del Caravaggio e il Piatto metallico con pesche di Giovanni Ambrogio Figino - che si mostreranno al visitatore in tutta la loro distanza espressiva. 
Il progetto espositivo è stato realizzato dalle diverse istituzioni culturali della città, dalla Biblioteca Sormani a Palazzo Reale, dal Museo di Storia Naturale alla Galleria d’Arte Moderna, al Castello Sforzesco, alle cui raccolte appartengono le tele del Ciclo di Orfeo
Vademecum 
Dal 13 Marzo 2019 al 14 Luglio 2019
Milano Palazzo Reale 
piazza Duomo 12 
ORARI: 9.30-19.30; lunedì 14.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura Biglietto: intero € 14, ridotto € 12, speciale € 6, Abbonamento Musei Lombardia € 10. Gratuito minori di 6 anni, guide turistiche abilitate con tesserino di riconoscimento, un accompagnatore per ogni gruppo, due accompagnatori per ogni gruppo scolastico, un accompagnatore di un disabile che presenti necessità, giornalisti accreditati dall'Ufficio Stampa del Comune o dall'ufficio stampa della mostra, dipendenti della Soprintendenza ai Beni Paesaggistici e Architettonici di Milano, tesserati ICOM 
Prevendite: +39 02 54912 
Info: +39 02 88445181 
(fonte: comunicato)

7 mar 2019

Bellenger: "La mostra su Caravaggio si farà, Nonostante il no alle Sette Opere di Misericordia, non deluderemo Napoli

Il direttore del Museo di Capodimonte dopo il divieto di prestito del capolavoro del Pio Monte della Misericordia denuncia "un blocco contro la collaborazione istituzionale"


"Spiegheremo cosa manca, come lo faremo sarà una sorpresa, e inviteremo le persone ad andare al Pio Monte per vedere come Napoli celebrò Caravaggio 40 anni dopo la sua morte". Il direttore del Museo di Capodimonte Sylvain Bellenger non si arrende e conferma: "La mostra si farà". 
Il ministro Bonisoli interverrà dopo il no di Famiglietti [nuovo direttore generale del Mibac, ndC400]? 
"Il ministro forse è come noi sorpreso da questa decisione. Mostra grande attenzione per il museo e il Bosco . Nonostante le accuse alla riforma Franceschini di aver rotto il rapporto tra territorio, musei e soprintendenze, Capodimonte ha costruito un fortissimo legame con il territorio. Il prestito delle "Sette opere" era stato sostenuto da tutti i musei di Napoli, dal sindaco, dalla Curia e dalle strutture culturali civiche".
Direttore, che giudizio ne ricava? 
"Questa decisione potrebbe dare un segno di paralisi e di blocco ala collaborazione istituzionale. È un danno per la città. Noi non cadremo in questa trappola e continueremo a lavorare insieme. Il 28 marzo apriamo una mostra su Jan Fabre in quattro Istituzioni culturali storiche della città : Capodimonte, il museo Madre, il Pio Monte e la galleria Trisorio". 
Famiglietti parla di spostamento rischioso, la tela è molto in alto. Possibile che nel 2019 non ci siano tecniche per spostare un quadro senza rischi? 
"Per questo abbiamo proposto un'impalcatura. Ci sono tecnologie e grande competenze umane per farlo. La ditta che spostò il quadro nel 2004 a Capodimonte è ancora la stessa che lavora con noi. La funzionaria storica dell'arte di grande esperienza che segue Il progetto di trasferimento l'ha già seguito 15 anni fa . Il progetto che abbiamo studiato con la Soprintendenze è preciso, ben studiato da grande professioniste che mantengono sempre grandissima attenzione. Siamo sottoposti a rischi ogni giorno aprendo il museo al pubblico spesso con una sorveglianza notoriamente insufficiente e movimentiamo opere d'arte con attenzione frequentemente. Con il prestito di "Parade" di Picasso , una pittura d'una grandissima fragilità di 20 x 17 metri il Pompidou centre di Parigi ha dato fiducia alle nostre capacità, mentre l'Italia non le riconosce agli italiani. Il nostro progetto era molto sicuro. Per 5 minuti abbiamo pensato di cancellare, ma Napoli aspetta la mostra e non vogliamo deludere la città. L'allestimento ora va ripensato. Sarebbe stato un unicum. Ci dobbiamo reinventare e vincere anche la "maledizione" di Caravaggio, è una sfida, la faremo su due sedi: museo e cappella". 
Come ha vissuto il momento dell'arrivo di "Parade" al museo? 
"Con grande ansia, lo confesso: il sipario entrò da una finestra alzato da una gru sviluppato nella Sala da Ballo grande proprio come la tela che doveva essere integralmente sviluppata prima di essere alzata. Resto meravigliato di leggere che il presidente di Italia Nostra ha definito "memorabile" quella mostra su Picasso. Ma allora non ha avuto ansia e preoccupazioni e ora le ha per spostare l'opera del Pio Monte?" 
Cosa si propone la mostra curata con Cristina Terzaghi? 
"L'obiettivo era di sottolineare il rapporto e il legame fortissimo tra Caravaggio e Napoli; in tre mesi di mostra puntavamo a raccontare questo e a far entrare nel sentire comune l'idea che Napoli è stata fondamentale per l'artista. Nel momento più tragico della vita dell'artista, c'è un incontro molto forte con la città. Un aspetto mai studiato in fondo dal punto di vista storico artistico e spirituale". 
E per questo serviva portare le "Sette opere"? 
"Sì. Perché la mostra era l'occasione per avvicinare le persone e altre pitture di Caravaggio e di suoi contemporanei al capolavoro che va visto da vicino e così come è esposto non lo è. Ogni volta che si mette una pittura in un areo per una mostra è un rischio o esporlo in museo. È un rischio permanente. Così come in città sono a rischio le fontane dei contemporanei di Bernini come quella di Naccherino in Villa ogni giorno vandalizzata come tanti monumenti storici del centro storico e delle periferie. Dove sono i difensori della tutela? A Firenze nel 2017 la "Deposizione" del Pontormo fu spostata dalla chiesa di Santa Felicita per andare a Palazzo Strozzi: e nessuno gridò allo scandalo. Ci sono doppi standard, uno per Firenze un'altro per Napoli ?". 
Come farete ora? 
"Troveremo una soluzione. Volevamo offrire un avvicinamento fisico, visuale e intellettuale con la produzione di Caravaggio a Napoli. Le "Sette opere di misericordia" del 1607 nella chiesa all'epoca di Caravaggio era esposta in maniera molto diversa da come la vediamo oggi, a seguito del progetto della cappella ottagonale realizzato da Francesco Antonio Picchiatti a partire dal 1658, quasi 50 anni cioè dopo la morte di Caravaggio. La chiesa era rettangolare, sul fondo l'opera di Caravaggio che era molto più visibile di oggi. L'artista ha dipinto per una chiesa diversa da quella che noi tutti conosciamo: in mostra avremmo riproposto quello schema. Picchiati nel Seicento ha realizzato un allestimento che è stata una glorificazione dal punto di vista architettonico dell'opera di Caravaggio, anche a discapito della visibilità delle opere. Nella mostra volevamo rendere più visibile a tutti il modo di dipingere del genio. Vuol dire che cambieremo obiettivo: racconteremo come Napoli glorificò Caravaggio e non tanto (e solo) il forte legame con Napoli" (fonte: la Repubblica).

link (pareri opposti sullo spostamento del dipinto):



Va all’asta la problematica ‘Giuditta-Tolosa’. Ne parla Stefania Macioce, esperta di Caravaggio

Stefania Macioce, scettica sull'autografia caravaggesca della Giuditta francese, almeno per quanto riguarda la tavolozza utilizzata, accoglie invece la nuova datazione al 1602 per il prototipo di Palazzo Barberini

Andrà all’asta il 27 giugno a Tolosa come opera di Caravaggio con una valutazione di circa 150 milioni di dollari, la Giuditta e Oloferne, dipinto rintracciato proprio a Tolosa nel 2014. In occasione dell’esposizione del quadro alla Galleria Colnaghi di Londra, a detta di Eric Turquin, l’esperto francese, già direttore del dipartimento Maestri antichi di Sotheby’s che ne ha seguito il restauro, la paternità dell’opera è più che certa: “L’analisi a raggi x dimostra che originariamente Giuditta volgeva lo sguardo verso Oloferne, stava guardando ciò che aveva fatto”, proprio come nella prima versione del soggetto dipinta da Caravaggio nel 1602, capolavoro attualmente a Roma nella Galleria Nazionale di Palazzo Barberini.
L’autenticità della tela (m. 1,75 x 1,44) descritta in due lettere del 1607 al duca di Mantova, nel testamento in data 1617 del pittore e mercante d’arte Louis Finson e in un un inventario del suo socio Abraham Vinck, redatto ad Anversa nel 1619, è stata oggetto di un serrato dibattito critico sulla pertinenza dell’attribuzione a Caravaggio, o al pittore fiammingo Louis Finson che a Napoli aveva un’affermata bottega e che, come risulta dalle fonti, deteneva alcune opere del pittore lombardo. 
Il dipinto in questione, che ha evidenti analogie compositive e iconografiche con quello già noto del medesimo soggetto di mano di Finson, viene indicato come un’altra versione della Giuditta e Oloferne già Coppi ora a Palazzo Barberini. Se, come alcuni sostengono, si trattasse di una copia da Caravaggio, ciò rientrerebbe facilmente nelle modalità della bottega di Finson, pittore noto, ma anche mercante d’arte che, per ovvi motivi commerciali, potrebbe aver fatto eseguire da uno specialista diverse copie anche di altri autori, per proporle al facoltoso mercato di Bruges e Amsterdam. Il dipinto, secondo il fortunato possessore Turquin, sarebbe stato modificato solo in un secondo momento, una metodica che nessun copista avrebbe perseguito men che meno per alterare la direzione dello sguardo del personaggio principale, se fosse una copia conclude Turquin: «il copista sarebbe un genio».
Nel 2016 in occasione dell’incontro a porte chiuse Attorno a Caravaggio tenutosi nella Pinacoteca di Brera di Milano, ma in precedenza avevo affrontato la questione anche al Metropolitan di New York, ho avuto modo di rianalizzare e ridiscutere il dipinto, esposto a fianco di altre opere di Finson, tra cui la Giuditta e Oloferne di proprietà Intesa Sanpaolo. In quell’occasione le analisi condotte sulla tela hanno posto in luce dati di sicuro interesse circa i pigmenti, i cambi di impostazione delle figure, risultato di una diagnostica di qualità eccellente che ha rivelato all’interno della composizione dati assai contrastanti tanto che la lettura complessiva del quadro nelle sue fasi di realizzazione, è risultata disomogenea. 
Fui colpita in particolare dalla presenza, nell’abito di Giuditta, di pigmento blu, molto in uso nei paesi nordici dove il nero era di difficoltosa reperibilità; il blu, che Caravaggio considerava il «veleno delle tinte», si riscontra solo in alcune opere del pittore utilizzato con parsimonia e ciò del resto è abbastanza in linea con la sua tavolozza notoriamente basata sulle terre. Non voglio entrare nel merito di questo aspetto che ho trattato più diffusamente in altra sede, né contestare o approvare i risultati di quella giornata che si concluse all’insegna di ragionevoli interrogativi e di una difformità di pareri [...]

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