Il blog CARAVAGGIO400, fondato nel 2009 da Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico in occasione del quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ha l'intenzione di attivare e creare un punto di approfondimento e discussione sull'opera di uno dei più grandi maestri della pittura seicentesca di cui far conoscere principalmente la sua opera e la sua arte ancor più che la sua vita e biografia, su cui troppo spesso si è concentrata l'attenzione dei media trascurando l'innovazione e il genio del grande pittore. Invitiamo tutti gli studiosi, appassionati e chiunque voglia dare un suo contributo ad inserire commenti e inviare segnalazioni a questo blog.

12 mar 2019

La "Canestra di frutta" va a Palazzo Reale per la mostra “Il meraviglioso mondo della natura. Una favola tra arte, mito e scienza”

Dal 13 marzo al 14 luglio 2019, una singolare esposizione celebra la bellezza della natura in tutta la sua complessa varietà lungo un arco cronologico che va dal Quattrocento al Seicento

MILANO - Sarà una “foresta” di lettere illuminate, dove si potranno ascoltare suoni ed echi della natura, a introdurre il pubblico alla mostra “Il meraviglioso mondo della natura. Una favola tra arte, mito e scienza”
Si tratta di una esperienza a 360 gradi, immersiva e coinvolgente, grazie ai contenuti multimediali e alle suggestive videoproiezioni, il cui fulcro è però la ricostruzione del Ciclo di Orfeo, uno dei più singolari complessi figurativi del Seicento in Italia, allestito nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale. Il ciclo, con le sue 23 tele, alcune di notevoli dimensioni, rivive grazie a uno speciale allestimento, frutto di studi recenti e del recupero di antiche testimonianze visive e documentarie. Commissionato da Alessandro Visconti intorno al 1670 e ospitato in Palazzo Sormani dal 1877, era qui giunto fortemente manomesso, dopo essere stato smontato da Palazzo Visconti (poi diventato Lunati, e infine Verri) per il quale era stato realizzato. Nella Sala delle Cariatidi lo si potrà ammirare secondo l’antico assetto e la verosimile sequenza originaria. 
L’appuntamento di Palazzo Reale, a cura degli storici dell’arte Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, con le scenografie di Margherita Palli, ricade nelle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci. La natura si farà spazio in mostra anche attraverso l’osservazione diretta di oltre 160 esemplari di mammiferi, rettili, uccelli, pesci e invertebrati in arrivo dal Museo di Storia Naturale, dall’Acquario di Milano e dal MUSE di Trento. 
Il percorso verrà introdotto da un prologo che presenterà agli ospiti un famoso codice tardogotico lombardo, l’Historia plantarum della Biblioteca Casanatense di Roma, con centinaia di illustrazioni dal mondo delle piante e degli animali. Una pagina del codice, con l’immagine di un gatto, dialogherà con un disegno di Leonardo da Vinci della Biblioteca Ambrosiana. 
Un'altra sala ospiterà invece la Canestra di frutta del Caravaggio e il Piatto metallico con pesche di Giovanni Ambrogio Figino - che si mostreranno al visitatore in tutta la loro distanza espressiva. 
Il progetto espositivo è stato realizzato dalle diverse istituzioni culturali della città, dalla Biblioteca Sormani a Palazzo Reale, dal Museo di Storia Naturale alla Galleria d’Arte Moderna, al Castello Sforzesco, alle cui raccolte appartengono le tele del Ciclo di Orfeo
Vademecum 
Dal 13 Marzo 2019 al 14 Luglio 2019
Milano Palazzo Reale 
piazza Duomo 12 
ORARI: 9.30-19.30; lunedì 14.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura Biglietto: intero € 14, ridotto € 12, speciale € 6, Abbonamento Musei Lombardia € 10. Gratuito minori di 6 anni, guide turistiche abilitate con tesserino di riconoscimento, un accompagnatore per ogni gruppo, due accompagnatori per ogni gruppo scolastico, un accompagnatore di un disabile che presenti necessità, giornalisti accreditati dall'Ufficio Stampa del Comune o dall'ufficio stampa della mostra, dipendenti della Soprintendenza ai Beni Paesaggistici e Architettonici di Milano, tesserati ICOM 
Prevendite: +39 02 54912 
Info: +39 02 88445181 
(fonte: comunicato)

7 mar 2019

Bellenger: "La mostra su Caravaggio si farà, Nonostante il no alle Sette Opere di Misericordia, non deluderemo Napoli

Il direttore del Museo di Capodimonte dopo il divieto di prestito del capolavoro del Pio Monte della Misericordia denuncia "un blocco contro la collaborazione istituzionale"


"Spiegheremo cosa manca, come lo faremo sarà una sorpresa, e inviteremo le persone ad andare al Pio Monte per vedere come Napoli celebrò Caravaggio 40 anni dopo la sua morte". Il direttore del Museo di Capodimonte Sylvain Bellenger non si arrende e conferma: "La mostra si farà". 
Il ministro Bonisoli interverrà dopo il no di Famiglietti [nuovo direttore generale del Mibac, ndC400]? 
"Il ministro forse è come noi sorpreso da questa decisione. Mostra grande attenzione per il museo e il Bosco . Nonostante le accuse alla riforma Franceschini di aver rotto il rapporto tra territorio, musei e soprintendenze, Capodimonte ha costruito un fortissimo legame con il territorio. Il prestito delle "Sette opere" era stato sostenuto da tutti i musei di Napoli, dal sindaco, dalla Curia e dalle strutture culturali civiche".
Direttore, che giudizio ne ricava? 
"Questa decisione potrebbe dare un segno di paralisi e di blocco ala collaborazione istituzionale. È un danno per la città. Noi non cadremo in questa trappola e continueremo a lavorare insieme. Il 28 marzo apriamo una mostra su Jan Fabre in quattro Istituzioni culturali storiche della città : Capodimonte, il museo Madre, il Pio Monte e la galleria Trisorio". 
Famiglietti parla di spostamento rischioso, la tela è molto in alto. Possibile che nel 2019 non ci siano tecniche per spostare un quadro senza rischi? 
"Per questo abbiamo proposto un'impalcatura. Ci sono tecnologie e grande competenze umane per farlo. La ditta che spostò il quadro nel 2004 a Capodimonte è ancora la stessa che lavora con noi. La funzionaria storica dell'arte di grande esperienza che segue Il progetto di trasferimento l'ha già seguito 15 anni fa . Il progetto che abbiamo studiato con la Soprintendenze è preciso, ben studiato da grande professioniste che mantengono sempre grandissima attenzione. Siamo sottoposti a rischi ogni giorno aprendo il museo al pubblico spesso con una sorveglianza notoriamente insufficiente e movimentiamo opere d'arte con attenzione frequentemente. Con il prestito di "Parade" di Picasso , una pittura d'una grandissima fragilità di 20 x 17 metri il Pompidou centre di Parigi ha dato fiducia alle nostre capacità, mentre l'Italia non le riconosce agli italiani. Il nostro progetto era molto sicuro. Per 5 minuti abbiamo pensato di cancellare, ma Napoli aspetta la mostra e non vogliamo deludere la città. L'allestimento ora va ripensato. Sarebbe stato un unicum. Ci dobbiamo reinventare e vincere anche la "maledizione" di Caravaggio, è una sfida, la faremo su due sedi: museo e cappella". 
Come ha vissuto il momento dell'arrivo di "Parade" al museo? 
"Con grande ansia, lo confesso: il sipario entrò da una finestra alzato da una gru sviluppato nella Sala da Ballo grande proprio come la tela che doveva essere integralmente sviluppata prima di essere alzata. Resto meravigliato di leggere che il presidente di Italia Nostra ha definito "memorabile" quella mostra su Picasso. Ma allora non ha avuto ansia e preoccupazioni e ora le ha per spostare l'opera del Pio Monte?" 
Cosa si propone la mostra curata con Cristina Terzaghi? 
"L'obiettivo era di sottolineare il rapporto e il legame fortissimo tra Caravaggio e Napoli; in tre mesi di mostra puntavamo a raccontare questo e a far entrare nel sentire comune l'idea che Napoli è stata fondamentale per l'artista. Nel momento più tragico della vita dell'artista, c'è un incontro molto forte con la città. Un aspetto mai studiato in fondo dal punto di vista storico artistico e spirituale". 
E per questo serviva portare le "Sette opere"? 
"Sì. Perché la mostra era l'occasione per avvicinare le persone e altre pitture di Caravaggio e di suoi contemporanei al capolavoro che va visto da vicino e così come è esposto non lo è. Ogni volta che si mette una pittura in un areo per una mostra è un rischio o esporlo in museo. È un rischio permanente. Così come in città sono a rischio le fontane dei contemporanei di Bernini come quella di Naccherino in Villa ogni giorno vandalizzata come tanti monumenti storici del centro storico e delle periferie. Dove sono i difensori della tutela? A Firenze nel 2017 la "Deposizione" del Pontormo fu spostata dalla chiesa di Santa Felicita per andare a Palazzo Strozzi: e nessuno gridò allo scandalo. Ci sono doppi standard, uno per Firenze un'altro per Napoli ?". 
Come farete ora? 
"Troveremo una soluzione. Volevamo offrire un avvicinamento fisico, visuale e intellettuale con la produzione di Caravaggio a Napoli. Le "Sette opere di misericordia" del 1607 nella chiesa all'epoca di Caravaggio era esposta in maniera molto diversa da come la vediamo oggi, a seguito del progetto della cappella ottagonale realizzato da Francesco Antonio Picchiatti a partire dal 1658, quasi 50 anni cioè dopo la morte di Caravaggio. La chiesa era rettangolare, sul fondo l'opera di Caravaggio che era molto più visibile di oggi. L'artista ha dipinto per una chiesa diversa da quella che noi tutti conosciamo: in mostra avremmo riproposto quello schema. Picchiati nel Seicento ha realizzato un allestimento che è stata una glorificazione dal punto di vista architettonico dell'opera di Caravaggio, anche a discapito della visibilità delle opere. Nella mostra volevamo rendere più visibile a tutti il modo di dipingere del genio. Vuol dire che cambieremo obiettivo: racconteremo come Napoli glorificò Caravaggio e non tanto (e solo) il forte legame con Napoli" (fonte: la Repubblica).

link (pareri opposti sullo spostamento del dipinto):



Va all’asta la problematica ‘Giuditta-Tolosa’. Ne parla Stefania Macioce, esperta di Caravaggio

Stefania Macioce, scettica sull'autografia caravaggesca della Giuditta francese, almeno per quanto riguarda la tavolozza utilizzata, accoglie invece la nuova datazione al 1602 per il prototipo di Palazzo Barberini

Andrà all’asta il 27 giugno a Tolosa come opera di Caravaggio con una valutazione di circa 150 milioni di dollari, la Giuditta e Oloferne, dipinto rintracciato proprio a Tolosa nel 2014. In occasione dell’esposizione del quadro alla Galleria Colnaghi di Londra, a detta di Eric Turquin, l’esperto francese, già direttore del dipartimento Maestri antichi di Sotheby’s che ne ha seguito il restauro, la paternità dell’opera è più che certa: “L’analisi a raggi x dimostra che originariamente Giuditta volgeva lo sguardo verso Oloferne, stava guardando ciò che aveva fatto”, proprio come nella prima versione del soggetto dipinta da Caravaggio nel 1602, capolavoro attualmente a Roma nella Galleria Nazionale di Palazzo Barberini.
L’autenticità della tela (m. 1,75 x 1,44) descritta in due lettere del 1607 al duca di Mantova, nel testamento in data 1617 del pittore e mercante d’arte Louis Finson e in un un inventario del suo socio Abraham Vinck, redatto ad Anversa nel 1619, è stata oggetto di un serrato dibattito critico sulla pertinenza dell’attribuzione a Caravaggio, o al pittore fiammingo Louis Finson che a Napoli aveva un’affermata bottega e che, come risulta dalle fonti, deteneva alcune opere del pittore lombardo. 
Il dipinto in questione, che ha evidenti analogie compositive e iconografiche con quello già noto del medesimo soggetto di mano di Finson, viene indicato come un’altra versione della Giuditta e Oloferne già Coppi ora a Palazzo Barberini. Se, come alcuni sostengono, si trattasse di una copia da Caravaggio, ciò rientrerebbe facilmente nelle modalità della bottega di Finson, pittore noto, ma anche mercante d’arte che, per ovvi motivi commerciali, potrebbe aver fatto eseguire da uno specialista diverse copie anche di altri autori, per proporle al facoltoso mercato di Bruges e Amsterdam. Il dipinto, secondo il fortunato possessore Turquin, sarebbe stato modificato solo in un secondo momento, una metodica che nessun copista avrebbe perseguito men che meno per alterare la direzione dello sguardo del personaggio principale, se fosse una copia conclude Turquin: «il copista sarebbe un genio».
Nel 2016 in occasione dell’incontro a porte chiuse Attorno a Caravaggio tenutosi nella Pinacoteca di Brera di Milano, ma in precedenza avevo affrontato la questione anche al Metropolitan di New York, ho avuto modo di rianalizzare e ridiscutere il dipinto, esposto a fianco di altre opere di Finson, tra cui la Giuditta e Oloferne di proprietà Intesa Sanpaolo. In quell’occasione le analisi condotte sulla tela hanno posto in luce dati di sicuro interesse circa i pigmenti, i cambi di impostazione delle figure, risultato di una diagnostica di qualità eccellente che ha rivelato all’interno della composizione dati assai contrastanti tanto che la lettura complessiva del quadro nelle sue fasi di realizzazione, è risultata disomogenea. 
Fui colpita in particolare dalla presenza, nell’abito di Giuditta, di pigmento blu, molto in uso nei paesi nordici dove il nero era di difficoltosa reperibilità; il blu, che Caravaggio considerava il «veleno delle tinte», si riscontra solo in alcune opere del pittore utilizzato con parsimonia e ciò del resto è abbastanza in linea con la sua tavolozza notoriamente basata sulle terre. Non voglio entrare nel merito di questo aspetto che ho trattato più diffusamente in altra sede, né contestare o approvare i risultati di quella giornata che si concluse all’insegna di ragionevoli interrogativi e di una difformità di pareri [...]

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4 mar 2019

La "Natività" di Palermo dal nuovo Caravaggio di Milo Manara in una striscia pubblicata in esclusiva da Finestre sull'Arte



Finestre sull’Arte pubblica, in esclusiva per i suoi lettori, una striscia inedita del nuovo fumetto Caravaggio - La Grazia, l’opera che il grande fumettista Milo Manara ha voluto dedicare a Michelangelo Merisi. Il fumetto racconta la seconda parte della vita dell’artista, dalla fuga da Roma fino alla morte avvenuta sulle spiagge dell’Argentario. L’opera mescola elementi tratti dai documenti e dalla vera biografia dell’artista a elementi di fantasia. 
Nella striscia che ora si pubblica, vediamo un personaggio che racconta di alcune opere siciliane di Caravaggio: la Resurrezione di Lazzaro, oggi al Museo Regionale di Messina, e la perduta Natività di Palermo. Nel fumetto, il personaggio introduce anche al fatto che la Natività non sarebbe stata in realtà realizzata in Sicilia: a tutta la storia dell’opera (incluse le ipotesi sulla datazione) FsA ha dedicato un lungo articolo
L’opera di Milo Manara, edita da Panini, è disponibile in tre versioni (Regular, 64 pagine a 16,90 euro, DeLuxe, 80 pagine con inserti in tela a effetto rilievo, 59 euro, e DeLuxe limitata in mille esemplari con stampa autografata, a 99 euro). Per maggiori informazioni è possibile consultare l’altra segnalazione che FsA aveva dedicato a Caravaggio - La Grazia.

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Nuova emissione filatelica in Austria per il "Davide e Golia"

Per Davide e Golia è bis. Due opere di Caravaggio su questo soggetto sono finite nei francobolli: una è stata citata dall’Italia il 16 luglio 2010; per la seconda ci penserà l’Austria il prossimo 1 marzo 


Michelangelo Merisi (1571-1610), più noto come il Caravaggio, protagonista della nuova tappa che l’Austria dedica alla serie “Antichi maestri”. La scelta è caduta su un soggetto biblico, “Davide con la testa di Golia”, dipinto databile attorno al 1600-1601. Per l’obiettivo, l’artista impiegò una tavola in legno di pioppo, già utilizzata in occasione di un altro lavoro. Oggi è in mostra alla galleria dei ritratti presso il Kunsthistorisches museum di Vienna, ma non è l’unica sua opera con tale soggetto: una seconda si trova alla Galleria Borghese, quindi a Roma, citata dall’Italia postale attraverso il 60 centesimi del 16 luglio 2010. 
Il nuovo francobollo, dal costo di 1,80 euro, porta il nome di Kirsten Lubach; sarà messo in prevendita l’1 marzo ed il 9 arriverà nel resto degli sportelli (fonte: Vaccari News).

"Giuditta e Oloferne", all'asta il (presunto) Caravaggio della discordia




Nel 2014, il banditore francese Marc Labarbe ricevette una telefonata da un amico. Costui gli rivelava che nella soffitta della sua casa a Tolosa aveva trovato un dipinto barocco e che, sebbene l'opera fosse coperta di polvere e deteriorata dall'acqua, sembrava avere un certo valore. 
Labarbe, osservando il dipinto e nel rimuovere la polvere dai volti della pittura, scattò una foto all'opera e la inviò a Parigi al valutatore d'arte Eric Turquin. Cinque anni dopo l'esperto ha identificato il quadro, già restaurato, come «Giuditta e Oloferne», un'opera perduta del maestro Caravaggio, che si ritiene dipinse nel 1607. 
Un quadro controverso. Perché se per alcuni studiosi si tratta effettivamente di un'opera di Caravaggio, perduta per oltre 400 anni, per altri esperti (come Mina Gregori) sarebbe solo un falso, l'opera di un copista. 
Il quadro della discordia è stato recentemente restaurato e dopo due anni di lavoro verrà messo all'asta. Il 27 giugno Labarbe lo venderà all'asta proprio a Tolosa, dove prevede di piazzarlo per oltre 150 milioni di euro
Secondo Turquin, che ha curato il restauro, non ci sono dubbi che si tratti di un'opera autentica di Caravaggio: «Ci sono delle modifiche tra quello che vediamo sia a occhio nudo che con i raggi X e i raggi ultravioletti, e questo dimostra che è il frutto di un processo creativo, con cambiamenti e variazioni. È la prova che è un originale». E ha aggiunto: «Abbiamo fatto ricerche per 18 mesi anche con l'ausilio di strumenti a infrarossi, raggi X, lo hanno visto molti storici d'arte specialisti di Caravaggio e la conclusione è stata di autenticità». 
Secondo Eric Turquin si tratta di una seconda versione del dipinto conservato nella Galleria nazionale di arte antica di Palazzo Barberini a Roma che rappresenta l'episodio biblico della decapitazione del condottiero assiro Oloferne da parte della vedova ebrea Giuditta, che voleva salvare il proprio popolo dalla dominazione straniera. Questo secondo dipinto sarebbe stato realizzato dal Merisi a Napoli nella prima decade del Seicento. Quattro documenti secondo Turquin sostengono l'autenticità e la provenienza del dipinto ad olio: due lettere del 1607 al duca di Mantova, che descrivono il dipinto; il testamento del 1617 del mercante d'arte e pittore Louis Finson; un inventario della tenuta di Abraham Vinck, un socio di Finson, eseguito ad Anversa nel 1619. 
Dopo il 1619, il destino del dipinto è poco conosciuto. «E non sappiamo dove sia stato dopo il 1689», la data della sua ultima mostra, ha detto Turquin. Prima di essere scoperto a Tolosa, soltanto la meticolosa copia dipinta dall'artista olandese Finson, contemporaneo del Caravaggio, indicava l'esistenza dell'originale (fonte: Il Mattino)

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"L'Ecce Homo di Genova è veramente un'opera di Caravaggio? La risposta alla mostra di Palazzo della Meridiana", di Federico Giannini

Recensione della mostra “Caravaggio e i Genovesi. Committenti, collezionisti, pittori”, a Genova, Palazzo della Meridiana, dal 14 febbraio al 24 giugno 2019.




Solo nell’ultimo anno si sono registrate almeno un paio d’interessanti opportunità che, sebbene slegate tra loro, hanno offerto a pubblico e studiosi molto materiale per aprire un’approfondita discussione sugli sviluppi del caravaggismo a Genova. Nel primo caso s’è trattato della mostra milanese L’ultimo Caravaggio: a dispetto della titolazione altisonante ed escogitata ammiccando al richiamo che il nome di Caravaggio (Michelangelo Merisi, Milano, 1571 - Porto Ercole, 1610) esercita sul pubblico, la rassegna delle Gallerie d’Italia s’è configurata come una proposta d’elevatissimo valore scientifico che, partendo dalle vicende collezionistiche di Marco Antonio Doria (Genova, 1572 - 1651) e mossa dall’assunto secondo cui Genova avrebbe recepito in maniera quanto meno fredda la lezione del Merisi, giungeva a concludere che l’arte del grande lombardo, malgrado avesse affascinato diversi artisti genovesi, non ebbe modo d’incidere in maniera determinante sul capoluogo ligure. Il curatore Alessandro Morandotti, nel saggio introduttivo del catalogo, si domandava se non sia possibile immaginare una storia dell’arte del Seicento senza Caravaggio, e sosteneva che in diversi centri italiani, tra i quali Genova, “altre tradizioni incalzano, altre intelligenze agiscono, in piena autonomia, anche quando si è costretti a fare i conti con le opere di Caravaggio messe davanti ai propri occhi, magari solo attraverso una copia ritenuta un originale”. La seconda occasione è stata rappresentata da una mostra di minor impatto mediatico e d’inferiore portata, ma decisamente utile per aggiungere argomenti sul tema dell’eredità genovese di Caravaggio, oltre che per esaminare più a fondo le vicende d’uno dei protagonisti di quella stagione, Bartolomeo Cavarozzi (Viterbo, 1587 - Roma, 1625): si parla della mostra di Palazzo Spinola dedicata allo stesso Cavarozzi e ai suoi rapporti con Genova. Tornando al primo dei due eventi espositivi, nella recensione de L’ultimo Caravaggio, chi scrive ipotizzava che, stanti le riflessioni aperte dall’esposizione milanese, sarebbero giunti presto altri contributi sulla questione. È dunque su tali basi che si può cominciare a entrare nel merito di Caravaggio e i Genovesi. Committenti, collezionisti, pittori, l’importante rassegna di Palazzo della Meridiana che, dati i suoi contenuti, non mancherà di far discutere a lungo. 
L’esposizione, curata da Anna Orlando, ruota essenzialmente attorno a due assi portanti principali: da una parte, si entra in maniera decisa nell’ambito del dibattito sull’autografia dell’unica opera di Caravaggio conservata in città, l’Ecce Homo di Palazzo Bianco (che lascia dunque temporaneamente la propria sede per spostarsi di qualche metro), e dall’altra ricostruisce, con una significativa antologia, gli sviluppi della rielaborazione dell’arte di Merisi a Genova (piuttosto che quelli della sua fortuna), tema a cui comunque se ne collegano altri di non minore importanza, come i rapporti tra artisti e committenza, i termini della presenza a Genova dei caravaggeschi della prima ora, le vicende del collezionismo a loro legato, la diffusione delle copie. Argomenti, peraltro, non scollegati tra loro: un’ipotetica presenza in antico dell’opera di Caravaggio a Genova potrebbe aprire interessanti (e per certi versi inediti) scenari sul rapporto tra Caravaggio e i genovesi. È tuttavia necessario procedere con ordine, partendo dall’annosa questione dell’attribuzione dell’opera di Palazzo Bianco alla mano di Michelangelo Merisi, e va sottolineato che, in tal senso, la mostra di Palazzo della Meridiana ambisce ad avere carattere dirimente [...]

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In mostra a Lugano un "San Francesco" attribuito a Caravaggio


In occasione dei festeggiamenti del Quattrocentesimo anno di fondazione della Confraternita di San Carlo Borromeo, proseguendo l’iniziativa che dal 2015 porta nella chiesa dedicata al Santo in via Nassa a Lugano dipinti di arte sacra legati a San Carlo ed alla visione artistica della Controriforma, quest’anno, per la prima volta in Svizzera, è esposto un quadro di Michelangelo Merisi da Caravaggio: San Francesco in meditazione, un olio su tela, 136 x 91 cm proveniente da collezione privata [ex Cecconi, ndC400] e restaurato a Londra nel 2006.
Fino al 30 marzo (orari:dalle ore 7:00-19:00 tranne dalle 11:00-13:00 salvo eventuali impegni liturgici), i visitatori possono vedere un capolavoro, che dopo le mostre di Düsseldorf (2006) e Parigi (2010), non era stato più esposto e di cui si è discussa, in passato, l’autenticità. Le analisi e le radiografie eseguite in occasione della mostra di Caravaggio a Düsseldorf hanno evidenziato numerosi ed importanti pentimenti concettuali, mettendo altresì in rilievo la tecnica pittorica personalissima del Caravaggio, confermandone così a parere degli esperti Clovis Whitfield, Mina Gregori, Sir Denis Mahon, Claudio Strinati… l’autografia.

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Presentazione degli "Scritti su Caravaggio e l’ambiente caravaggesco" di Gianni Papi, il 6 marzo a Roma


Mercoledì 6 marzo 2019 alle ore 18.00, si terrà nella sede di Palazzo Barberini la presentazione del volume Senza più attendere a studio e insegnamenti. Scritti su Caravaggio e l’ambiente caravaggesco di Gianni Papi (Artstudio Paparo, Napoli 2018).

Introduce
Flaminia Gennari Santori 

Intervengono
Francesca Cappelletti 
Yuri Primarosa 
Claudio Strinati 

Il volume prosegue la ricerca su Caravaggio e l’ambito caravaggesco, che Gianni Papi ha già approfondito nelle raccolte di saggi Spogliando modelli e alzando lumi (2014) e Entro l’aria bruna d’una camera rinchiusa (2016). Con tredici nuovi saggi, oltre a sette già pubblicati, il libro spazia dalla fase caravaggesca di Giovanni Baglione, a quella iniziale di Filippo Vitale, dall’esperienza romana di Giovanni Martinelli alla recensione alla mostra Dentro Caravaggio svoltasi a Milano nel 2018.
L’autore presenta un approfondimento su Johannes van Bronchorst, artista poco conosciuto ma di grande qualità, una sorprendente aggiunta al catalogo di Bartolomeo Cavarozzi, una riflessione sul percorso di Nicolas Régnier, e riconsegna ad Adam de Coster una serie di opere che in passato, a cominciare da Benedict Nicolson, erano state assegnate a Gherard Seghers. E poi la scoperta di una pala d’altare di Angelo Caroselli nel Montefeltro e la riconferma a Giovan Francesco Guerrieri di una notevole tela dei suoi anni più fertili; e ancora aggiunte a Marcantonio Bassetti, a Orazio Borgianni, a Matthias Stom, a Juan Bautista Maino, a Andrea Commodi, al Maestro dei giocatori, e a Bartolomeo Manfredi.

Gianni Papi è studioso di Caravaggio e dell’ambiente caravaggesco. Ha curato numerose mostre su questi argomenti (fra le più recenti Caravaggio e caravaggeschi a Firenze, 2010 e Gherardo delle Notti, 2015, entrambe alla Galleria degli Uffizi di Firenze).

Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

26 feb 2019

"Marta Maria Maddalena": nuovo murales di Ravo, a Settimo Milanese




Settimo Milanese (Milano), 25 febbraio 2019 - Splendido e gigantesco. Un nuovo lavoro si aggiunge alla collezione di arte pubblica di “OpenWalls” il museo di strada voluto dall’amministrazione comunale, realizzato insieme a Nuovi Colori. E lascia tutti a bocca aperta. 
Stupendo anche il sorriso della sindaca Sara Santagostino davanti all’opera finita: "Questa volta l’opera, dipinta dallo street artist Andrea Ravo Mattoni all’interno del suo progetto ‘Recupero del Classicismo nel contemporaneo’, punta a rendere accessibili a tutti le grandi opere del passato: ‘Marta e Maria Maddalena’, dipinta dal Caravaggio nel 1598 conservata all’Institute of Arts di Detroit negli Stati Uniti, ora è anche sul muro della nostra piazza del mercato", l’annuncio della prima cittadina affidato venerdì ai social. "Che bellezza. È di questo che abbiamo sempre più bisogno: di bellezza", commenta Federico. I messaggi di apprezzamento seguono a centinaia: "Stupendo portare l’arte nella vita di tutti i giorni", scrive Daniele. Mentre Giorgina cita Pablo Picasso: "L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni", per esprimere tutto il suo apprezzamento. "Davvero complimenti è bellissimo girare per il paese e poter ammirare questi capolavori".
"Ho scelto Settimo Milanese per dipingere Caravaggio perché credo che l’arte debba essere accessibile a tutti - commenta Mattoni che vanta opere in Francia, Spagna, Belgio, Gran Bretagna e collaborazioni prestigiose come quella con il Museo del Louvre a Parigi -. L’idea? Creare interesse per la storia dell’arte dalla strada, la strada che è di tutti". L’obiettivo? "Diffondere bellezza e indurre passione per l’arte - dice la sindaca - Andrea ha riprodotto un capolavoro di Caravaggio, ci piace pensare che in questo modo anche le giovanissime generazioni si possano fare domande su chi fosse Caravaggio e al contempo chiedersi chi sia Andrea oggi e perché abbia scelto di diffondere questo tipo di pittura". Una settimana di lavoro, 120 bombolette spray per realizzare il murale da 8 metri per 11. OpenWalls si arricchirà in occasione della Giornata della Legalità (12 aprile) di un altro murale dedicato a Falcone e Borsellino (fonte: Il Giorno).

20 feb 2019

Napoli, la mostra su Caravaggio a Capodimonte è un caso: “Quel quadro non va spostato”

La mostra di Caravaggio a Napoli al Museo di Capodimonte ad aprile prevede l’esposizione delle “Sette Opere di Misericordia” del Merisi, conservato al Pio Monte della Misericordia. Dopo la polemica aperta dall’ex sovrintendente e direttore di Capodimonte, Nicola Spinosa, arriva la risposta dell’istituto che dovrebbe prestare l’opera.


È stata annunciata come uno degli eventi dell'anno, a Napoli e non solo. La mostra su Caravaggio a Napoli, in programma da aprile a giugno al Museo di Capodimonte, uno dei più straordinari siti museali del nostro Paese, senza considerare l'immenso patrimonio che lo circonda, essendo immerso nello splendido Bosco di Capodimonte. 
In attesa che questo luogo diventi il perno di un grande progetto di valorizzazione, il direttore Sylvain Bellenger aveva a inizio anno mostrato alla stampa le linee guida della nuova mostra su Caravaggio – che a Napoli manca dal 2004 – sulla nuova percezione del pittore e sulla sua influenza sui pittori napoletani dopo il suo passaggio in città. Centro della mostra, naturalmente, le opere napoletane del Merisi. Quella già presente a Capodimonte, la "Flagellazione" di Cristo, il "Martirio di Sant'Orsola" della collezione Intesa Sanpaolo e, infine, quel capolavoro che corrisponde al nome delle "Sette Opere di Misericordia", dipinto realizzato tra la fine del 1606 e l'inizio del 160, conservato presso il Pio Monte di Misericordia di Napoli, nel luogo dove è stato concepito. 

Caravaggio a Capodimonte: la polemica di Spinosa 
Proprio lo spostamento del suddetto quadro dal centro di Napoli alla collina di Capodimonte per la mostra è al centro da un paio di giorni di un acceso confronto tra quanti ritengono una sorta di esproprio lo spostamento dell'opera dal luogo in cui è stata realizzata e chi naturalmente difende la scelta legittima di spostare il dipinto temporaneamente per una mostra. Medesimo scontro era già avvenuto all'epoca dell'Expo di Milano del 2016, quando si parlò del possibile spostamento a Milano dell'opera, per cui non si fece più nulla. 
Stavolta ad aprire la polemica, sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno di domenica scorsa, è stato l'ex direttore di Capodimonte, nonché sovrintendente, Nicola Spinosa, il quale somma diversi argomenti nel suo articolo: criticando innanzitutto la scelta in sé di una mostra del genere su Caravaggio, che da rockstar dei nostri tempi sarebbe ormai – si legge nel suo articolo – uno strumento al soldo delle istituzioni culturali per "fare cassa" e poco o niente, si legge tra le righe dell'articolo di Spinosa, di culturale e scientifico. Un'accusa dura, che ha un suo seguito nell'appello sottoscritto da diversi intellettuali, tra cui Tomaso Montanari, a cui si aggiunge un altro argomento, ancor più controverso e cioè l'impossibilità tecnica di spostare il dipinto che secondo Spinosa per Statuto sin dal Seicento non potrebbe allontanarsi dal luogo dove è stato concepito, nemmeno temporaneamente. 

La risposta: "Caravaggio può essere spostato" 
A cui risponde oggi [19 febbraio 2019, ndC400], sempre attraverso le colonne del Corriere del Mezzogiorno, Alessandro Pasca di Magliano, soprintendente del Pio Monte di Misericordia, che oltre a difendere il proprio operato, sottoline come fu lo stesso Spinosa, in quanto direttore di Capodimonte, nel 2004 a richiedere la stessa opera d'arte per la mostra su Caravaggio e, relativamente alla questione spostamento, tende a precisare come: 
Non risponde al vero che la delibera assunta dal Governo del Pio Monte della Misericordia in data 27 agosto 1613 stabilisse, come vorrebbe Spinosa, «che mai per nessun motivo, sia pure momentaneo e occasionale, la tela del Caravaggio poteva essere rimossa dalla sua chiesa». Vero è invece che, con quella deliberazione, il Governo dell’Istituto decretò che «per nissuno prezzo si possa mai vendere» ovvero definitivamente collocare altrove il dipinto in oggetto. Ovviamente per spiegare questa querelle bisogna tornare su una diversa concezione alla base della tutela e della promozione del nostro patrimonio culturale da parte di entrambi i poli dialettici, ma è anche necessario rilevare che gli stessi partecipanti all'agone sono stati o sono direttamente coinvolti relativamente alla gestione del patrimonio culturale in oggetto. 
Nicola Spinosa, infatti, oltre a essere stato direttore del museo di Capodimonte, all'epoca dell'ultima mostra su Caravaggio a Napoli vestiva il ruolo di Soprintendente alle Belle arti, ruolo in cui, secondo Alessandro Pasca di Magliano "provvide altresì a concedere il nulla-osta necessario al perfezionamento dell’operazione", cioè allo spostamento della tela di Caravaggio oggi oggetto di polemica (fonte: Fanpage).

15 feb 2019

Il dibattito su Caravaggio entra in Senato: Maria Elisabetta Alberti Casellati interviene sulla "Vocazione di san Matteo"

Il dibattito sul "vero Matteo" è diventato oramai ineludibile. Ora entrato anche nella nuova pannellistica installata in San Luigi dei francesi.

Caravaggio entra, anzi rientra dopo quattro secoli, a Palazzo Madama. E con lui il dibattito, recentemente alimentato da nuovi contributi, sulla Vocazione di san Matteo e in particolare su chi nel dipinto sia il “vero Matteo”. L’occasione, è stata la presentazione della Fondazione Cardinale Francesco Maria Del Monte avvenuta appunto presso la sede del Senato il 4 febbraio scorso. 
La neonata Fondazione, ha tra le sue finalità e scopi la “promozione della figura e delle opere del cardinale Francesco Maria Del Monte attraverso attività di ricerca e di diffusione riguardanti i diversi campi più in generale sui temi concernenti il tardo Rinascimento” (vedi il sito istituzionale www.fondazionecardinalefrancescomariadelmonte.it). È bene ricordare a tal proposito come il cardinale fece della sua dimora in Palazzo Madama il crocevia e il centro propulsore delle attività culturali e scientifiche del tempo.
E importante fu la sua amicizia con Galileo Galilei e Caravaggio, e la protezione concessa a entrambi. Dello scienziato, cui peraltro suggerì l’utilizzo del cristallo di montagna in sostituzione del vetro nella costruzione delle lenti, il prelato assunse la difesa quando questi fu denunciato al Sant’Uffizio. 
Caravaggio invece, che grazie a Del Monte spesso ottenne la scarcerazione quando ebbe guai con la giustizia, risiedette a Palazzo Madama per alcuni anni sin dal 1597. I documenti ci dicono che fu proprio qui che dipinse quadri come la Natività di Palermo e i laterali della cappella Contarelli con le storie di san Matteo: la Vocazione e il Martirio del santo. 
E proprio la Vocazione di san Matteo è al centro di un dibattito critico, riaperto negli ultimi mesi dal volume Caravaggio. Il vero Matteo di Sara Magister (Campisano Editore, con prefazione di Antonio Paolucci e un contributo di Michele Cuppone). Ci si chiede, in sostanza, chi tra i personaggi raffigurati sia san Matteo, se in particolare l’uomo barbuto che sembra indicarsi come generalmente creduto, o il giovane chino a contare le monete come si sospetta sempre più ultimamente.
Inaspettatamente, una nuova voce si è ora inserita nella discussione ed è quella del Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, che ha presieduto all’incontro del 4 febbraio. La seconda più alta carica dello Stato, non soltanto ha introdotto la nuova ipotesi come una “accreditata rilettura”. Di più, ha posto l’accento sull’“uso da parte dell’artista della teologia per accompagnare la pittura, della bellezza per illuminare la teologia”, uso cui evidentemente questo dipinto, e la sua rilettura, ci portano adesso a riflettere con più consapevolezza [...]


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11 feb 2019

Rossella Vodret a 360° su Caravaggio: le certezze, le quasi certezze e le ipotesi sui misteri che ancora sussistono

Nuova intervista caravaggesca di About Art online. Parla Rossella Vodret


La prima questione che ti vorrei porre riguarda le prove diagnostiche sulle opere d’arte di cui sei una promotrice –in particolare ti sei occupata di Caravaggio-; lo scopo consiste nello stabilire quale è stato l’iter compositivo di un’opera, o non anche ad accertare quale mano l’abbia realizzata ? cioè a tuo parere si potrà magari arrivare un domani, con un complesso di apparecchiature ancor più sofisticate, anche a una simile eventualità? 
R: No, assolutamente. Non credo proprio che si potrà mai arrivare a definire quale mano abbia dipinto un’opera. Le indagini possono essere d’aiuto nello studio di un’opera d’arte perché ci danno da una parte informazioni sulla materia fisica di un’opera (per esempio il tipo di tela, di preparazione, la composizione dei colori ecc.) dall’altra, attraverso le radiografie e le riflettografie a infrarosso, su ciò che non possiamo vedere a occhio nudo perché nascosto al di sotto la pellicola pittorica. Mi riferisco in questo caso soprattutto al processo creativo che ha seguito l’artista per arrivare eseguire la sua opera (per esempio il disegno o le modifiche della composizione). Le macchine possono aiutare, ma mai potranno individuare la mano dell’autore, perché questo è il compito dell’occhio dello storico dell’arte. Spetta allo storico dell’arte avere una visione d’insieme e valutare tutti gli elementi relativi a un’opera d’arte a cominciare dalle caratteristiche stilistiche, dai documenti, dalle fonti biografiche, dall’esame del contesto, dall’iconografia e molto altro ancora. A questo esame fondamentale, si possono aggiungere anche i risultati delle indagini. E’ il conoscitore che può fare un’attribuzione, non certo le macchine. 
-Abbiamo registrato nella nostra inchiesta su About Art a questo riguardo, il parere di molti studiosi, tecnici, restauratori; tra costoro Vittorio Sgarbi è stato del tutto tranchant affermando che non servono affatto, Alessandro Zuccari ha affermato che bisogna andarci cauti e che le prove diagnostiche non sono affatto probanti. Cosa ne pensi?
R: Intanto fammi dire che mi stupisce questa alzata di scudi, questa sorta di demonizzazione della diagnostica, perché, come ho sempre scritto e come ripeto ancora una volta, essa altro non è che uno strumento, utilissimo, che gli storici dell’arte hanno a disposizione per completare lo studio di un’opera, insieme all’analisi stilistica, ai documenti, al contesto e a tutte le cose cui accennavo prima; dunque è solo uno strumento, e come tale va considerato, non in contrapposizione al conoscitore, ma di cui il conoscitore si può servire, se lo ritiene opportuno. 
– Tuttavia devo farti notare che una delle osservazioni maggiormente ricorrenti nella nostra indagine ha riguardato il rischio che la diagnostica comporterebbe, cioè di un ridimensionamento dell’analisi del linguaggio pittorico, dello studio dei documenti, della ricerca d’archivio, dei confronti testuali, insomma di quella che è solitamente la prassi che impegna lo storico dell’arte. E’ un rischio che intravedi? 
R: Ma assolutamente no, non è così, il ruolo dello studioso o del conoscitore è e resta fondamentale, il primo strumento di conoscenza è il suo occhio, l’occhio del conoscitore. Poi è necessario lo studio e la ricerca … Questo rischio non esiste. 
– D’accordo, però ammetterai che i risultati delle analisi diagnostiche occorre pure saperli leggere, perché –come ci ha detto Davide Bussolari- spesso la lettura dei riscontri non è univoca. 
R: Esiste un problema di base, vale a dire che i macchinari non sono tutti uguali e di conseguenza è vero che possono fornire risultati diagnostici a volte disomogenei. Che cosa occorre fare dunque per ovviare a questo rischio? E' necessario che i risultati rispondano a determinati standard qualitativi, ed è esattamente la prima preoccupazione che abbiamo avuto [...]

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Liu Bolin si mimetizza nel "San Girolamo" di Caravaggio


È stata la sala Caravaggio della Galleria Borghese ad ospitare il 7 febbraio l’evento clou del Rome Chinese New Year, l’iniziativa organizzata in occasione delle celebrazioni del Capodanno Cinese. L’artista “invisibile” Liu Bolin, le cui opere hanno ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali, si è infatti esibito in una live performance culminata nella creazione di un nuovo scatto-autoritratto fotografico. 
L’obiettivo prescelto, dipinto a olio su tela proprio dal Michelangelo Merisi da Caravaggio, era il San Girolamo, opera degli inizi del XVII secolo. La sua esibizione, che lo ha visto “scomparire” proprio grazie alla mimetizzazione cromatica con un’angolazione del quadro, era stata anticipata il giorno prima da un paziente lavoro di scelta di colori, angolazioni e prospettive coordinato insieme allo staff tecnico-artistico della BoxartGallery, la galleria di Verona che per prima ha scoperto nell’East Village di Pechino e fatto conoscere nel nostro Paese il talento e l’originalità di Bolin, Una volta riprodotti lo sfondo della parete e la cornice del quadro sulla tuta mimetica, i due giovani artisti Andrea Facco e Mara Piras hanno iniziato a dipingerne il volto, mentre Bolin, immobile, gradualmente si immergeva nella tela grazie ad un’operazione di illusione-percezione ottica. 
In una serata realizzata in collaborazione con la Galleria Borghese, blindata a stampa, istituzioni cinesi e aziende legate al Paese del Sol Levante [...] è stato compiuto il nuovo originalissimo atto del progetto “Secret Tour”, in cui Bolin mescola performance, pittura e fotografia per fondere la propria immagine con quelle di monumenti e opere d’arte simboliche italiane. 
“La Galleria Borghese – chiosa Beatrice Benedetti, direttrice artistica di Boxart – ha una tale densità di capolavori, da Antonello da Messina, a Tiziano, a Bellini, all’arte classica, difficile da condensare in un solo scatto. Con l’opera di Liu Bolin, abbiamo colto una parte per il tutto: dopo l’iconica scultura di Canova, davanti alla quale abbiamo lavorato sette anni fa, la sala più rappresentativa ci è sembrata quella dove si trovano sei dei dodici Caravaggio in origine nella collezione di Scipione Borghese. Un vero tesoro di cui vantarsi nel mondo” [...]

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7 feb 2019

"Caravaggio, Arte e Delitti", il 23 febbraio al Festival del Giallo di Pistoia



Torna il Festival del Giallo di Pistoia, l'evento più atteso dagli amanti del genere poliziesco, thriller, noir e non solo. Oltre trenta appuntamenti, più di cinquanta ospiti, due location e una cena con gli autori: la manifestazione culturale organizzata dall’associazione Giallo Pistoia celebra così il suo nono anno di vita, con una tre giorni intitolata Il giallo incontra la storia. Anche nel 2019 il festival riserverà non poche sorprese, tra cui la partecipazione del fumettista Milo Manara e dello scrittore Valerio Massimo Manfredi.

Sabato 23 febbraio alle 15, nell'auditorium Terzani della Biblioteca San Giorgio, avrà luogo l'evento speciale Caravaggio, arte e delitti, introdotto e coordinato da Annalisa Stancanelli. A parlare del pittore milanese saranno Elena Princi (Caravaggio oltre il mito), Romano De Marco e Lara Dell’Unto (I misteri di Caravaggio) e la scrittrice inglese Alex Connor (L’enigma Caravaggio). 
A partire dalle 17.30 l'appuntamento con l'arte raddoppia. Alla pittura si unisce il fumetto con due ospiti d'eccezione: Giampiero Casertano e Milo Manara. Quest'ultimo porterà alla nona edizione del Festival del Giallo il suo lavoro La tavolozza e la spada.

Inoltre, dal 12 febbraio al 2 marzo, le aree espositive della Biblioteca San Giorgio ospiteranno due mostre di fumetti su Caravaggio: Uccidete Caravaggio (di De Nardo e Casertano, edizioni Bonelli) e Caravaggio. La tavolozza e la spada (di Milo Manara, edizioni Panini Comics).

5 feb 2019

La Galleria Borghese raccontata da Antonio Paolucci, il 6 febbraio su Rai5

Mercoledì 6 febbraio alle 19.30 su Rai5 la collezione è al centro del nuovo appuntamento con la serie “Museo Italia”


"La raccolta privata più bella del mondo". Così era stata definita da Antonio Canova la collezione riunita dal cardinale Scipione Borghese nei primi anni del Seicento, nota oggi come Galleria Borghese.
Nipote di papa Paolo V, Scipione aveva una grande passione per l'arte e fece costruire Villa Borghese all'interno di un grande parco proprio per conservare e mostrare la sua eccezionale collezione d'arte, che andava dalle opere antiche fino a quelle dei suoi contemporanei come Caravaggio e Bernini.
Nacque con lui la moderna figura del collezionista e Villa Borghese fu proprio pensata per essere un museo, un contenitore di meraviglie.
Antonio Paolucci si soffermerà in particolare sull'eccezionale sala di Caravaggio, che conserva sei dei dodici dipinti che appartenevano al cardinal Borghese.
Villa Borghese nel 1902 è stata acquistata dallo Stato Italiano e oggi è patrimonio di tutti, disponibile per coloro che vogliono goderne le bellezze, proprio come si legge nell’epigrafe voluta dal suo ideatore, cardinal Borghese, e di recente tornata nel salone d’ingresso (fonte: Artemagazine).

"Io Caravaggio, dal 12 al 17 febbraio all'OFF/OFF Theatre di Roma




A partire da martedì 12 fino a domenica 17 febbraio all'OFF/OFF Theatre rivive il mito del pittore e dell'uomo Michelangelo Merisi, raccontato nel poetico Io, Caravaggio, spettacolo scritto e diretto da Cesare Capitani, in scena con Laetitia Favart
Il testo ispirato al romanzo "La Course à l'abîme" Ediz. Grasset, di Dominique Fernandez, è una produzione presentata da Compagnie Prisma, le cui luci sono a cura di Dorothée Lebrun e la direzione d'attore di Nita Klein. Fotografia di scena di Franco Rabino e musiche di Claudio Monteverdi, Giulio Caccini, Michelangelo Grancini, Carlo Gesualdo insieme a composizioni originali della Favart, protagonista in scena insieme a Capitani, con cui sono eseguiti brani "a cappella". Lo spettacolo è sostenuto dall'Istituto Culturale Italiano di Parigi e il testo è pubblicato in francese e in italiano da Triartis

E' il 18 luglio del 1610 e Michelangelo Merisi detto Caravaggio, trova la morte a Porto Ercole in circostanze ancora non definite. Quattrocento anni dopo, il 18 luglio del 2010, prende vita lo spettacolo Moi, Caravage al Festival di Avignone. 
Dopo una serie di anteprime presso gli Istituti Culturali Italiani di Parigi, tra Rabat e Marsiglia, lo spettacolo Moi, Caravage debutta ad Avignone nel 2010, dove verrà riconfermato l'anno successivo, per poi tornare in scena sui palcoscenici parigini, dal Théâtre Lucernaire al Théâtre de la Gaïté, fino al Théâtre des Mathurins, per poi migrare in tournée tra Svizzera, Italia e ancora in Francia, collezionando circa 500 repliche dalla sua nascita, andando in scena ogni volta con una veste differente. Quello che arriva all'OFF/OFF Theatre il prossimo 12 febbraio, ha debuttato al Festival AstiTeatro nel 2017 e festeggerà proprio la sua cinquecentesima replica. 

LO SPETTACOLO: Mai come in Caravaggio, arte e vita si mescolano senza mai dissolversi. La violenza dei suoi dipinti si ritrova nella sua esistenza, e viceversa. La foga con cui l'artista prepara e compie i suoi capolavori che il pubblico vedrà ricrearsi in scena, quasi per magia, sono la stessa frenesia e veemenza con la quale Caravaggio corre verso la sua autodistruzione. E' una rievocazione palpitante e coinvolgente quella che Capitani mette in scena, in cui Caravaggio rivive l'infanzia nel piccolo borgo lombardo e il primo approccio alla pittura, oltre che i primi problemi con la giustizia. Fino al suo arrivo a Roma. Nella città eterna, il giovane Michelangelo sconvolge il panorama artistico con i suoi dipinti pregni di forza ed erotismo, che sviscerano i soggetti e mostrano la realtà delle cose. Una pittura che lo porterà alla gloria e ben presto alla proclamazione di pittore ufficiale della Chiesa. E nonostante la sua gloria, il suo stile di vita è inaccettabile per l'incombente Inquisizione, che non può tollerare il suo amore per le donne e per gli uomini, unita alle sue lascive frequentazioni di prostitute, malfattori e vagabondi che poi riporta nei suoi dipinti in cui li ritrae con le sembianze di santi e madonne. A tutto questo si unisce un carattere violento, irascibile e sempre pronto a tirare di spada o peggio, a mostrar le mani. Sono proprio quelle stesse mani pregne di grazia a partecipare a numerose risse in cui è coinvolto, fino al punto di uccidere un uomo. Condannato a morte, il pittore è costretto a lasciare Roma ed errare tra Napoli, Malta e Sicilia. Morirà tragicamente su una desolata spiaggia di Porto Ercole. 

«Scrivendo "La Corsa all’abisso" - romanzo che tenta di far rinascere la figura di Caravaggio – non immaginavo di vedere un giorno risorgere veramente davanti ai miei occhi il pittore, proprio come me l’ero immaginato, ardente di desiderio, violento, indomito, votato al sacrificio e alla morte. Invece è successo : Cesare Capitani vince la sfida d’incarnare in scena quest’uomo divorato dalle passioni. Diventa davvero Caravaggio. S’appropria del destino del celebre pittore per condurlo al disastro finale». Dominique Fernandez, dell’Académie Française (fonte: comunicato stampa)

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A Brera "Attorno alla Cena in Emmaus. Caravaggio incontra Rembrandt"

La Pinacoteca di Brera ospita un nuovo emozionante dialogo che mette a confronto, per la prima volta, due capolavori di identica ispirazione nelle esecuzioni di due maestri della luce: la Cena in Emmaus di Caravaggio e la Cena dei pellegrini di Emmaus di Rembrandt



Dal 5 febbraio al 24 febbraio 2019 la Pinacoteca di Brera ospita un nuovo emozionante dialogo, Attorno alla Cena in Emmaus. Caravaggio incontra Rembrandt, che mette a confronto due capolavori assoluti della storia dell’arte: La Cena in Emmaus di Caravaggio, una delle opere più significative del museo e La Cena dei pellegrini di Emmaus di Rembrandt, straordinario dipinto del maestro olandese proveniente dal Musée Jacquemart-André di Parigi. 
La cena in Emmaus torna a Milano dopo essere stata esposta alla mostra di Parigi Caravage à Rome. Amis et ennemis, del Musée Jacquemart-André dal 21 settembre 2018 al 28 gennaio 2019. Lo scambio tra le due cene, frutto di un accordo tra le due istituzioni, aveva visto il quadro di Rembrandt prendere temporaneamente il posto di Caravaggio, mentre ora sarà possibile eccezionalmente ammirarle per la prima volta insieme in sala XXVIII in un inedito e spettacolare dialogo, l’VIII, il primo dopo la ristrutturazione completa delle sale della Pinacoteca di Brera. Si tratterà quindi di un raffronto mai visto, la comparazione tra due quadri di identica ispirazione nelle esecuzioni di due maestri della luce (fonte: Pinacoteca di Brera).


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1 feb 2019

"La Guerra dell'Arte": la presentazione del volume l'11 febbraio a Roma

Presentazione de "La Guerra dell'Arte". All'uscita del libro seguì a suo tempo la pubblicazione di alcune scoperte d'archivio relative alla Natività di Palermo di Caravaggio, che appunto si intrecciano con i contenuti del volume in oggetto.


Il Centro Studi Americani (CSA) di Roma organizza un dibattito in occasione della presentazione del libro di Attilio Albergoni, La Guerra dell’Arte, sui monumenti di Palermo danneggiati durante la Seconda Guerra Mondiale e restaurati dal 1943 grazie all’AMGOT (Allied Military Government of Occupied Territories).
L’evento si terrà lunedì 11 febbraio alle ore 17:30 a Roma, presso la sede del CSA in via Michelangelo Caetani, 32. Insieme all’autore del volume interverranno le professoresse Gabriella Gribaudi, professoressa dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, e Maria Gabriella Pasqualini, docente universitario esperta di storia dei Servizi d’Informazione e sicurezza. Modererà il dibattito Andrea Borgnino, Rai Radio Techetè, mentre i saluti iniziali saranno affidati a Daniele Fiorentino, professore dell’Università degli Studi Roma Tre e membro del board del Centro.
Per poter partecipare all’appuntamento, è necessario scrivere all’indirizzo event@centrostudiamericani.org. Si tratta del primo evento 2019 del Cultural Bridge tra Italia e Stati Uniti che si svilupperà durante il corso dell’anno e che vedrà la partecipazione di protagonisti del dibattito nazionale e internazionale.
Nel 2017-2018 a Palermo si era tenuta l’omonima mostra fotografica e documentale “La Guerra dell’Arte” a cura dello stesso Albergoni, legata al suo omonimo volume che si presenta ora a Roma (qui un approfondimento scritto per Finestre sull’Arte da Michele Cuppone: nell’articolo si ripercorrevano, con nuove scoperte d’archivio, alcune vicende relative alla Natività di Caravaggio durante il secondo conflitto mondiale e negli anni subito a seguire; inoltre si ricordava la figura poco nota di Filippo Meli, il sacerdote che si prese cura del dipinto fino al 1965. Il quadro fu poi rubato nel 1969 e non è stato più recuperato) (fonte: Finestre sull'Arte).

28 gen 2019

Rossella Vodret: da Milano a Parigi, importanti novità su Caravaggio dalle recenti esposizioni


Vorrei iniziare questo intervento riprendendo il discorso intorno alla mostra ‘Dentro Caravaggio’ di cui tanto si è discusso sulle pagine di questa rivista. 
La mostra, che si è voluto ricollegare idealmente sia alla grande esposizione milanese di Longhi del 1951 sia a quella allestita a Firenze e Roma nel 1990 – 1991 curata da Mina Gregori, ha rappresentato per tutti noi che vi abbiamo lavorato, una grande e affascinante sfida dal momento che abbiamo potuto presentare al grande pubblico i risultati, aggiornati realmente ad oggi, di quelli che sono i due filoni di ricerca che più stanno contribuendo a ridefinire i contorni storici, personali e tecnici di un artista straordinario come Michelangelo Merisi da Caravaggio
-da una parte, le ultime, spesso decisive, scoperte documentarie, a cominciare dalla grande revisione condotta dall‘Archivio di Stato di Roma
-dall’altra le recenti campagne di indagini diagnostiche sui quadri, condotte secondo le tecnologie più avanzate attualmente disponibili. Una ricerca avviata nel 2009 dalla Soprintendenza speciale del Polo museale romano sulle ventidue opere autografe ancora conservate a Roma e implementata, grazie al gruppo Bracco e alla disponibilità dei Musei prestatori, su altre tredici delle opere presenti a Palazzo Reale
Grazie a queste due campagne diagnostiche abbiamo oggi a disposizione analisi tecniche comparabili (tutte le analisi eseguite hanno seguito gli standard qualitativi dettati dall’ISCR) su trentacinque opere autografe di Caravaggio, di fatto la metà delle opere attendibilmente attribuite al grande pittore lombardo. Non poco … 

I documenti 

La fondamentale ricerca effettuata dall’Archivio di Stato di Roma ha consentito di fissare l’arrivo a Roma di Caravaggio al 1596 circa e non più al 1592 come si è creduto per molto tempo. Questo cambiamento di date ha portato inevitabilmente lo spostamento della cronologia di tutte le sue prime opere, che sono ora scaglionate in soli quattro anni invece di otto, creando non pochi problemi legati alla sua progressione stilistica e tecnica, divenuta ora velocissima. 
I nuovi documenti hanno però creato un misterioso vuoto di attività di Caravaggio tra il 1592 e il 1596. 
Una possibile ipotesi viene da una recentissima scoperta, nota solo da pochi mesi: è un manoscritto di Gaspare Celio del 1614, che contiene la prima biografia nota di Caravaggio: Caravaggio fu costretto a scappare da Milano a Roma per aver ucciso un suo compagno, in un oscuro episodio in cui furono coinvolti prostitute e sbirri, inseguito al quale Caravaggio si fece almeno un anno di carcere. Alessandro Zuccari pensa che Celio in realtà si riferisca all’uccisione di Tomassoni visto anche che tracce documentarie su questo ‘fattaccio’ non sono state ancora trovate, ma prima di escluderlo forse bisogna cercare ancora negli archivi lombardi. In ogni caso altre ipotesi sono possibili per riempire questo vuoto, prima tra tutte il famoso viaggio a Venezia citato da Bellori […]

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25 gen 2019

Caravaggio e la Musica. Presentazione dell'annale della Fondazione De Vito, l'1 febbraio a Firenze




Venerdì 1 Febbraio dalle ore 16.30 la Sala Convegni della Fondazione Biblioteche Cassa di Risparmio di Firenze, via Bufalini 6, ospiterà l’incontro per la presentazione del nuovo volume, il trentaduesimo, dell’annale della Fondazione De Vito “Ricerche sull’arte a Napoli in età moderna. Saggi e documenti 2017-2018”
L’evento è promosso dalla Fondazione Giuseppe e Margaret De Vito per la Storia dell’Arte moderna a Napoli, che ha sede nella villa di Olmo a Vaglia (Firenze). 
La Fondazione De Vito, costituita nel 2011 dal collezionista e studioso di Seicento napoletano Giuseppe De Vito per mettere a disposizione degli studi il patrimonio da lui raccolto, che comprende in particolare la collezione dei dipinti di Seicento napoletano, la biblioteca e la fototeca specializzate sul medesimo argomento, promuove la diffusione della cultura e dell’arte moderna napoletana con eventi, mostre, borse di studio a giovani studiosi e pubblicazioni scientifiche. Fra le attività si evidenzia la pubblicazione del periodico annuale, fondato da De Vito nel 1982, che ha rappresentato un importante punto di riferimento nazionale ed internazionale per gli studi sull’argomento e per la valorizzazione del patrimonio artistico meridionale. 
Dopo il saluto del Presidente della Fondazione, notaio Giancarlo Lo Schiavo, l’incontro sarà introdotto da Nadia Bastogi, Direttrice scientifica della Fondazione, che parlerà dell’annale nel contesto degli studi di Giuseppe De Vito e dell’attività odierna della Fondazione. 
Seguirà la presentazione del volume da parte di due autorevoli studiosi. Andrea Zezza, professore di Storia dell’Arte Moderna dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” affronterà soprattutto le tematiche storico artistiche dei diversi contributi, spazianti dalla pittura tardogotica del Maestro di Nola, alla scultura, alla ceroplastica, alla pittura e all’architettura barocche. Arnaldo Morelli, professore di Musicologia e Storia della Musica dell’Università dell’Aquila, approfondirà le tematiche connesse alla identificazione dello spartito dipinto nella tela con il Concerto di musici di Caravaggio, ora al Metropolitan Museum di New York, oggetto di uno dei saggi in volume. Saranno presenti alcuni autori. 
Ingresso libero

23 gen 2019

Recensione a "Luoghi e misteri di Caravaggio" (di Paolo Jorio e Rossella Vodret)


“Milano, Roma, Napoli, Malta, Siracusa, Messina, forse Palermo e poi di nuovo Napoli”. Bastano queste prime, sintetiche parole con cui si presenta Luoghi e misteri di Caravaggio, dove è messo in discussione il percorso siciliano del Merisi, per attendersi (finalmente, sarebbe il caso di dire) una sua biografia puntuale e aggiornata alle ultime acquisizioni. Aspettativa che almeno in parte risulterà attesa, come si vedrà. Autori del libricino (170 pp., cm 21x15) edito da Cairo, sono il ‘poliedrico’ Paolo Jorio (giornalista, ‘uomo della radio’... e direttore di due musei partenopei) e la storica dell’arte e studiosa caravaggista Rossella Vodret. Per l’inattesa coppia, è il secondo libro a quattro mani dopo Il mistero dell’angelo perduto, romanzo ispirato al perduto San Matteo e l’angelo di Merisi.
Luoghi e misteri di Caravaggio inquadra il periodo storico e politico in cui il pittore visse e “porta alla scoperta degli angoli bui, delle strade, dei costumi, delle osterie che ha frequentato con gli amici e le prostitute, dei palazzi di chi lo ha protetto, delle case dove ha abitato, degli ambienti che sono stati teatro delle sue aggressioni e che lo hanno visto protagonista di un’esistenza intensa e irregolare … Un affascinante itinerario ricco di misteri che si intreccia, in modo indissolubile, con la sua opera”. Una descrizione accattivante questa, ancora una volta qui tratta a seguire dal risvolto di copertina, da cui si intuisce altresì come il registro adottato sia divulgativo, pur non volendo prescindere negli intenti dal dato scientifico.
È comunque intraprendendo la lettura che si comprende come l’opera in oggetto non si differenzi poi molto da altre in circolazione, per lo meno sotto certi aspetti. Da un lato, si apprezzano senza dubbio gli inquadramenti storici di cui sopra, certo di grande utilità per il lettore che si appresta a sapere di più su Caravaggio come uomo del suo tempo, nelle città da lui visitate, oltre che come artista. Allo stesso tempo, si perde occasione di fare una volta per tutte piazza pulita da certe vicende aneddotiche, in particolare sui modelli utilizzati (donne in primis), basate su documenti che come è già stato dimostrato risultano poco attendibili. Tema peraltro, quello dei modelli, che ha costituito una delle ‘fortune’ della mostra immersiva Caravaggio. Oltre la tela, curata dalla stessa Vodret, sulla cui scia il volume in oggetto sembra porsi.
Se dunque alimentare l’aspetto dei “misteri” fa gioco nei confronti del pubblico generalista e di appassionati, cui principalmente si rivolge il libro, a livello redazionale si intuisce una certa e sia pur minima ‘complessità’ gestazionale: le due firme, coordinandosi e mettendo in campo ciascuna le proprie competenze (di scrittore l’uno e di conoscitrice di Merisi l’altra), evidentemente hanno avuto la bontà di tenersi al passo con le scoperte che venivano pubblicate in itinere negli studi, talvolta poi lasciando ‘traccia’ di interventi sul testo (saltano alcuni riferimenti e, per contro, si riscontrano ripetizioni). Non di meno, nel suo linguaggio immediato, lo scritto risulta molto scorrevole. Peraltro limitato è l’uso delle note, utilizzate per lo più a specificare le ubicazioni dei dipinti; per cui, la narrazione non concede rimandi a bibliografia specifica (ma in coda a tutto ve n’è una generale). Nessuna illustrazione compare inoltre, ma si può dire che i quadri di Caravaggio siano entrati oramai in una sorta di patrimonio iconografico collettivo.
In conclusione, Luoghi e misteri di Caravaggio giunge sugli scaffali in libreria comunque ponendosi subito e di diritto tra le letture divulgative come quella più aggiornata e attenta alle novità su Merisi, che talvolta faticano a farsi conoscere. Il lettore resterà sorpreso nell’apprenderle e, naturalmente, apprezzerà (fonte: Finestre sull'Arte)

16 gen 2019

A cinquant’anni dal furto, 'torna' la "Natività" del Caravaggio a Palermo. A restituirla la banda di Lupin: il videoclip

La Natività del Caravaggio (trafugata nel 1969) viene simbolicamente restituita alla città di Palermo nel videoclip del cantautore siciliano Davide Campisi. Girotondo, presente nell’album Democratica (CNI Unite), è il titolo del brano per il quale Le Lune, produzione indipendente, ha realizzato il videoclip in cui la banda di Lupin risolve il giallo sul quadro più ricercato al mondo, trafugato dalla mafia.




La Natività del Caravaggio (trafugata nel ‘69) viene simbolicamente restituita alla città di Palermo nel videoclip del singolo “Girotondo” del cantautore siciliano Davide Campisi. “Girotondo” è il titolo del brano contenuto nell’album Democratica, prodotto dall’etichetta discografica CNI Unite di Paolo Dossena. Era il 1969 quando, dall’oratorio di San Lorenzo di Palermo, venne trafugata “La Natività” con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi del Caravaggio, un olio su tela di oltre 2 metri e mezzo per 2. Dopo un cinquantennio, tra misteri e indagini sul caso, la casa di produzione indipendente “Le Lune”, non nuova a certe provocazioni (si ricorda il Sicilian Space Program con il lancio di un cannolo siciliano nello spazio) realizza con Campisi, il videoclip in cui, con ironia, avviene la restituzione dell’opera alla città di Palermo tramite il ladro gentiluomo per eccellenza: Lupin. Con un occhio sempre attento alla loro terra Antonella Barbera e Fabio Leone, i giovani registi di “Le Lune”, hanno compiuto un’operazione che si traduce in un auspicio al ritrovamento dell’opera. 
A ispirare i registi ennesi, il sound anni ‘70 e il testo del brano di Davide Campisi "Girotondo" che pone l’accento sul filo sottile tra mafia e politica nei termini di un gioco che passa dalla subordinazione alla ribellione, nel girotondo che fa cascare un mondo il quale alla fine non casca mai. Le mani diventano il simbolo di tale gioco, sono mani che pregano, rubano, aiutano, accarezzano e si uniscono nella lotta per la libertà. Nel videoclip Lupin con la sua banda, nel gioco surreale del sogno per la giustizia e il potere sociale, si fa portavoce di un caso tutto siciliano in cui convivono arte, religione, potere mafioso e mercato clandestino. Il videoclip, girato tra il Palazzo Castrone-Santa Ninfa e il quartiere Ballarò di Palermo, unisce in nome dell’arte e di una verità ad oggi non ancora svelata, in un andirivieni di piste tra leggende e burle, giovani attori, appassionati di cosplay e artisti provenienti da tutta la Sicilia. A interpretare il famoso manga: Lorenzo Prestipino (Lupin), Salvatore Alonge (Jigen), Damiano di Bella (Goemon), Francesca Barbarossa (Margot), Andrea Sciacca (Zenigata) e, nelle straordinarie vesti del mafioso, Calogero Termine. La tela presente nel videoclip è la copia a grandezza naturale della Natività del Caravaggio, realizzata dallo stesso Calogero Termine, pittore e copista siciliano. Una copia in scala dell’opera voluta dalla Commissione Parlamentare Antimafia è stata donata a Papa Francesco, a testimonianza dell’interesse dell’artista siciliano nella ricerca della verità sulla Natività del Caravaggio e la sua attenzione circa le vicende giudiziarie legate alla questione irrisolta di uno dei furti più intriganti del mondo dell’arte (fonte: comunicato).


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13 gen 2019

Caravaggio davvero “Sine ira et studio”? Una lettura non compiacente del volume con gli Atti del Convegno, di Clovis Whitfield


Il volume da poco pubblicato “Il giovane Caravaggio ‘Sine ira et studio’”a cura di Alessandro Zuccari e di M. Cristina Terzaghi, De Luca editori, Roma 2018, segue la “Giornata di studi” tenutasi con identico titolo, a cura dello stesso Zuccari, alla Sapienza Università di Roma il 1 marzo 2017. Anche se nel volume molto è scritto su Caravaggio non altrettanto spesso vengono alla luce nuove informazioni importanti, anche se tra questa serie di saggi vi è un’anticipazione della Vita di Caravaggio di Gaspare Celio (dal MS del 1614) riemersa grazie alle ricerche di Riccardo Gandolfi, in attesa della pubblicazione del testo per intero. Come accadde con la scoperta che ilprimo avvistamento dell’artista a Roma avvenne durante la Quaresima del 1596, (si veda il catalogo della mostra all‘Archivio di Stato nel 2011 cfr Caravaggio a Roma. Una vita dal vero. Catalogo della mostra (Roma, 11 febbraio-15 maggio) a cura di M. Di SivoO. Verdi, De Luca editori) ci vorrà ancora un po'ò di tempo perché le nuove informazioni si diffondano e in ogni caso occorre ancora una certa cautela a prendere come prova definitiva la testimonianza di un semplice barbiere probabilmente resa sotto costrizione nel 1597, e questo vale anche riguardo al saggio Caravaggio in viaggio da Milano a Roma di Giacomo Berra (cfr. Il Caravaggio da Milano a Roma: problemi e ipotesi): il quale propone, nel frattempo, diversi itinerari (via le bellezze di Venezia, Padova, Bologna, Firenze, se non forse Ancona o Genova) . 
Va detto che la maggior parte degli scritti del volume prendono in considerazione la nuova datazione (1596) dell’arrivo del Merisi a Roma, in parte perché le sue prime opere sembrano corrispondere bene a un inizio nella bottega di Carli ‘il siciliano’ nel 1596. Significa però che non possiamo più parlare, come fa il titolo di questo volume, del ‘giovane Caravaggio‘ – oltre al fatto che quegli anni dal 1592 al 1596 sono diventati un mistero – visto che aveva già 25 anni cioè più della metà del corso della sua vita, quando è associato al suo primo (?) scalo a Roma. E comunque, dato quello che apprendiamo riguardo ad una travagliata partenza da Milano, è difficile immaginare che non sarebbe stato notato a Roma se fosse arrivato davvero nel 1592, visto che la sua vita finì da subito inevitabilmente sotto gli occhi del pubblico.
Nella biografia di Celio, di cui ci viene data un’anticipazione da Gandolfi (Cfr. “Notizie sul giovane Caravaggio dall’inedita biografia di Gaspare Celio“) le circostanze del coinvolgimento del Merisi con il cardinale Del Monte ci dicono alcune cose importanti che prima non sapevamo. Probabilmente avremmo anche potuto immaginare che fosse stato Prospero Orsi colui che avvicinò Caravaggio Del Monte, ma Celio è il primo a dirlo. In quel frangente l’artista era ancora apparentemente senzatetto, come lo era stato quando aveva lavorato inizialmente per Carli e dormiva in un rifugio di fortuna accanto alla statua di Pasquino (dietro Piazza Navona). Ma la cosa più interessante di tutte, è che ci dice che Orsi portò Caravaggio a dipingere alcune copie per il Cardinale. Gandolfi finora non ha fatto molta attenzione a questo dettaglio, che invece appare di grande rilevanza per la carriera dell’artista e per la specialità per la quale aveva evidentemente guadagnato una reputazione tale per cui veniva deriso dall’establishment. ‘Dopo desiderando il cardinale del Monte un giovane, che li andasse copiando alcuna cosa, Prosperino vi accomodò esso Michelangelo’
È affascinante l’idea che questo ragazzo godesse evidentemente già di un credito tale da essere ritenuto in grado di fare copie esatte, e infatti Del Monte aveva bisogno di un simile specialista – molti se non la maggior parte della sua vasta collezione di dipinti era composta da copie, visto che non era certo il più ricco tra i mecenati del tempo [...]

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