Il blog CARAVAGGIO400, fondato nel 2009 da Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico in occasione del quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ha l'intenzione di attivare e creare un punto di approfondimento e discussione sull'opera di uno dei più grandi maestri della pittura seicentesca di cui far conoscere principalmente la sua opera e la sua arte ancor più che la sua vita e biografia, su cui troppo spesso si è concentrata l'attenzione dei media trascurando l'innovazione e il genio del grande pittore. Invitiamo tutti gli studiosi, appassionati e chiunque voglia dare un suo contributo ad inserire commenti e inviare segnalazioni a questo blog.




A cura di Michele Cuppone, Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico (pagina Fb a cura di Claudio Ferranti )

17 set 2019

Presentazione di “Nella Bottega di Caravaggio” di Raffaele Messina, il 2 Ottobre a Napoli



"Caravaggio, la Storia dell’Arte e la notte in cui tutte le vacche sono nere", di Luca Bortolotti

Come in uno sfrenato festino in onore di Dioniso l’ubriacatura caravaggesca sembra destinata a non avere fine. Essa presenta, ormai, connotati di passione collettiva che siamo soliti associare ad altri e (si presume) meno nobili ambiti dell’attività umana e che, per estensione e profondità, si direbbero non avere veri precedenti nel campo delle arti figurative. 
Al confronto con l’amore e le attenzioni che oggi investono Caravaggio retrocedono quasi a fenomeni di nicchia quelli, pur planetari, che riguardano Leonardo e Vermeer, Van Gogh o gli impressionisti, per tacere di quelli che nei secoli hanno coinvolto, ma entro confini più strettamente elitari, Michelangelo e Raffaello, oppure, ancor più selettivamente, i “primitivi” o Pontormo, Canaletto o Francesco Guardi
Il fenomeno è noto e negli ultimi anni è stato ampiamente rilevato dagli storici dell’arte, ma soprattutto è stato ben compreso ed estensivamente sfruttato in ciascuno degli aspetti che, a vari livelli, ruotano intorno al mondo dell’arte: mostre e divulgazione culturale, media e social, fino alla pubblicità e alla produzione di gadgets. Decisamente oggi Caravaggio è pop. Di più: è pop senza aver perduto (almeno sin qui) nulla della sua aura presso la comunità scientifica, rappresentando un caso raro di non conflittualità tra cultura “bassa” e cultura “alta”, di convivenza pacifica fra i due livelli.
Si direbbe, in effetti, che il “pubblico dell’arte” – entità astratta, sempre più estesa, ma sempre meno provvista di un identikit minimamente omogeneo – nutra una curiosità insaziabile per qualsivoglia aspetto della vita e dell’opera di questo sommo artista, reclamando di continuo nuovi fatti, ipotesi, supposizioni e ovviamente dipinti, che vadano a implementare senza sosta il nostro già eccezionalmente cospicuo data-base dedicato a Caravaggio: un dossier che coinvolge anche gli aspetti più indiretti, nutrendosi delle triangolazioni più impalpabili come delle più spericolate connessioni di fatti e di significati, ma del quale, nondimeno, gli specialisti non mancano di rilevare con vivo rammarico, quando non proprio con sgomento, le circoscritte manchevolezze. Certo, resta qualche punto oscuro, in particolare legato alla formazione, ai tempi del fatidico arrivo a Roma e alle vicende che ne precedettero la tragica fine: ma, per quanto si tratti di aspetti rilevanti, un occhio esterno si sorprenderebbe nel constatare come le perduranti incertezze che li riguardano vengano percepite dalle legioni di studiosi che si occupano del Merisi come un vulnus insopportabile, cui si cerca di porre rimedio attraverso ricerche d’archivio, convegni e studi miscellanei che si susseguono senza sosta, conditi di polemiche spesso culminanti in conflitti accademici ad altissima temperatura. 
Le ragioni di tanta passione e accanimento, che confina col morboso, sono ormai diventate esse stesse oggetto di riflessione critica, con esiti che, direi inevitabilmente, finiscono per ruotare intorno alla presunta consonanza dello stile naturalistico e iper-espressivo della pittura di Caravaggio col sentimento se non con un ipotetico zeitgeist contemporaneo: ciò che, a cascata, ispira arditi collegamenti ideali con artisti del recente passato, o persino viventi, magari suggestive ma di dubbio costrutto gnoseologico [...]

link:


7 set 2019

"Caravaggio, 1951. Tra immagini e documenti, la ricerca sulla mostra longhiana restituisce ancora novità", di Michele Cuppone




È il 21 aprile 1951 quando nelle sale di Palazzo Reale si inaugura a Milano la celebre Mostra del Caravaggio e dei caravaggeschi. Quasi settant’anni dopo, un volume di Patrizio Aiello edito da Officina Libraria, Caravaggio 1951, ne rispolvera le tante memorie, ne restituisce il contesto storico e culturale e sviluppa intorno a essa più ampie riflessioni – quest’ultime in particolare grazie agli autorevoli contributi di apertura e chiusura a firma di, rispettivamente, Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa
Qualche commento sul prodotto editoriale in sé, intanto. Che si presenta con una bella e appropriata copertina dal sapore retrò. Altre soluzioni tecniche risultano meno apprezzabili. La rilegatura in brossura delle 224 pagine, ne rende per così dire 'antipatica' la consultazione: esse non scorrono facilmente e un amante (ammettiamo pure un po' fanatico) del libro, inteso peraltro come articolo da custodire con cura, dovrà forzarne l’apertura, specie per i rimandi alle note che non sono a fondo pagina. Inoltre, in appendice, la scala di grigi adottata non sarà la migliore per distinguere i dati certi da quelli ipotizzati, identificati appunto con due gradazioni (poco) differenti di colore.
Passando piuttosto ai contenuti, sulla cui qualità e ricchezza non si discute, ciò che contraddistingue Caravaggio 1951 è anzitutto la ricostruzione per quel che possibile del percorso espositivo, grazie soprattutto ad alcuni scatti fotografici degli Archivi Alinari, vero punto di partenza della ricerca. La sezione iconografica consta in totale di 33 illustrazioni in bianco e nero, e non si può tacere che un formato maggiore avrebbe consentito di apprezzare meglio alcuni particolari (quadri visti di taglio, o più lontani dall’osservatore etc). L’autore si è comunque speso molto sugli ingrandimenti, fino a notare dettagli come i singoli libri in vendita nel bookshop di Palazzo Reale. 
Quest'ultimo punto, indice di accuratezza, non sembri al contrario un ostinarsi fino ad aspetti più di contorno, rispetto a un evento che di fatto è entrato nella mitologia. È così ad esempio che per il numero di visitatori si fanno cifre discordanti (e tutte stimate, se per stessa ammissione del commissario tecnico fu assente un «servizio statistico»): si va dal comunque ragguardevole «circa 400.000» che il volume menziona, al forse un po' troppo generoso «500.000» (da ultimo riportato tra i débats in "Studiolo" 8-2010). Certo è che fu una rassegna dalla portata straordinaria, mai vista prima e impensabile da potersi ripetere poi. Un “Miracolo a Milano”, verrebbe da dire evocando il film di Vittorio De Sica che uscì proprio in quel 1951. Aiello ne richiama i visitatori illustri, facendo menzione di Giorgio Morandi e di alcuni storici dell’arte e politici. Piace in questa sede ricordare anche il premio Nobel Dario Fo che, nello spettacolo del 2003 Caravaggio al tempo di Caravaggio, dichiarava di aver «partecipato addirittura all’allestimento»; forse un lapsus tuttavia se, nella trasposizione editoriale, scriverà più semplicemente di essere stato all’inaugurazione, invitato con tutti gli altri allievi dell’Accademia di Brera. 
E dunque l’immagine come cuore dell’opera bibliografica. Per cui, citando David Hockney, si giunge (in postfazione) a parlare di critica della fotografia e ci si sofferma sul rapporto tra realtà e sua riproduzione. Non è qui il solo coinvolgimento personale a impormi di aggiungere per completezza, rispetto al «quanto di meglio offre la fotografia contemporanea in uno scatto da photoservice» sui laterali Contarelli, un rimando a quella che è a la più aggiornata (2018) campagna fotografica a San Luigi dei francesi, eseguita da Mauro Coen (e già pubblicata da Sara Magister in Caravaggio. Il vero Matteo). Peraltro, anche chi scrive ha avuto occasione di fare, a partire da un esempio caravaggesco, una breve «riflessione sull’utilizzo delle riproduzioni fotografiche» e sui diversi risultati cui possono condurre negli studi, e per questo si rimanda al numero 23-2017 di “ArtItalies”. 
Tornando piuttosto alla mostra, è interessante seguirne la gestazione. Spuntano fuori difficoltà incontrate ma anche continue aggiunte di quadri in fase progettuale, grandi personalità che si sarebbero spese in suo favore o che viceversa non avrebbero favorito la concessione di taluni prestiti (fra queste, Giulio Andreotti e i non ancora saliti al soglio pontificio Giovanni XXIII e Paolo VI), dissapori tra membri della commissione per la scelta delle opere (su tutti, quelli tra il commissario tecnico Roberto Longhi e Lionello Venturi e, ancora, tra il primo e l’ICR, per non dire sia pure a livello più episodico tra il solito Longhi e Matteo Marangoni). Vien fuori persino che, come in reazione alla mancata concessione della Deposizione di Cristo, si pensò in un primo momento di esporre un suo supposto bozzetto, di cui oggi non si ha traccia. Qui l’autore, nel ricordare la vecchia ipotesi di Maurizio Calvesi di collegare al quadro vaticano lo «sbozzo» del dipinto pagato a Merisi da Fabio Nuti nel 1600, manca di precisare che lo stesso studioso romano, come in tanti d’altronde, è oramai giunto alla conclusione che quel bozzetto citato dal documento Nuti fosse pertinente non alla Deposizione, bensì alla Natività di Palermo (sull’intera questione, vedi uno specifico contributo su "Valori Tattili" 9-2017).
A ogni modo, almeno il quadro dell’oratorio di San Lorenzo andò in mostra, rimandando alla sua chiusura l’atteso restauro per cui prima non si era fatto in tempo. E lì, notizia questa inedita, sia pure solo per un particolare fu immortalato per la prima volta in una foto a colori [...]


link:


6 set 2019

Caravaggio (?) trasferito nel cimitero (senza insegne)

La sepoltura con le presunte spoglie del Merisi è stata spostata al camposanto dove nulla la segnala Accuse dalla minoranza


Il sarcofago che contiene le ossa attribuite al Caravaggio ha trovato posto nel cimitero di Porto Ercole, anche se trovarlo al momento non è semplice; non c’è nessuna indicazione.
Fino ad alcune settimane fa la tomba con le presunte spoglie si trovava nel cuore di Porto Ercole, ora è stata spostata nel cimitero non lontano dal muretto perimetrale, circondata da una siepe d’alloro.
«Le insegne per rendere più facile trovarlo arriveranno», dice il sindaco di Monte Argentario Franco Borghini. Per il momento non c’è nemmeno nessuno, al cimitero, che possa fornire indicazioni sull’orario di apertura.
Lo spostamento della tomba a Porto Ercole aveva creato non poche polemiche. C’è chi neppure crede che il sarcofago contenga effettivamente le ossa del celebre pittore. Spoglie che furono “trovate”, studiate, analizzate e riportate a Porto Ercole ormai 9 anni fa da un comitato - era il 2010 - sotto la precedente amministrazione targata Arturo Cerulli che in quel progetto credeva e voleva investire.
La stessa giunta aveva posizionato il sarcofago al centro del paese: il monumento funerario doveva servire - sempre nelle intenzioni dell’ex amministrazione - come polo attrattivo, per portare cioè turisti e creare economia, con tutto l’indotto collegato (ristorazione, soggiorni in hotel, godimento dei servizi etc). Vista da questa prospettiva è diverso ora il caso, dato che la sepoltura si trova ora al cimitero prima di entrare in paese.
«Alcuni commercianti – dice Michele Lubrano, consigliere di minoranza – ieri mi hanno detto che i turisti cercano i resti del pittore e quando viene loro spiegato dove si trovano adesso storcono il naso, perché di certo non possono arrivarci a piedi ma devono di nuovo prendere la macchina e andare in un posto dove non c’è nulla. Avevamo raccolto 900 firme chiedendo che, se doveva essere spostato, il sarcofago venisse mantenuto in centro e non trasferito così lontano». Il sindaco e la giunta guidata da Borghini, però, hanno sempre sostenuto che l’avrebbero spostato e così è stato fatto. Per il primo cittadino, una tomba non può stare nel centro del paese ma «deve stare in un cimitero», tutt’al più in una chiesa.
Nella piazzetta in via Principe Umberto dove fino ad alcuni mesi fa si trovava l’arca funeraria adesso è stato realizzato - sempre dall’attuale amministrazione - uno spazio di verde pubblico, con aiuole e panchine. Qui, a quanto pare, il sarcofago non dovrebbe tornare.
Chi vorrà vedere le presunte spoglie del Merisi dovrà andare al cimitero e lo troverà, per il momento senza insegne. Un domani dovrebbero arrivare anche le relative indicazioni (fonte: Il Tirreno).

4 set 2019

Disponibile online il saggio di Michele Cuppone sui dipinti di Caravaggio nella collezione di Ottavio Costa










Finalmente disponibile online l'articolo “un quadro ch’io gli dipingo”. Nuova luce su Caravaggio per Ottavio Costa, dalla Giuditta al San Giovanni Battista, di Michele Cuppone.
L'autore, getta nuova luce sui tre dipinti caravaggeschi della collezione di Ottavio Costa, rivedendone alcune cronologie. In particolare, nuove osservazioni su aspetti stilistici, documentari e non ultimo tecnico-diagnostici, permettono di legare la Giuditta a un documento del 21 maggio 1602. In quello specifico momento, il pittore doveva essere già al lavoro sull'opera e stava ricevendo almeno il secondo acconto per la stessa, come risulta da una più attenta lettura del documento. Parallelamente, il San Giovanni Battista di Kansas City viene riportato al 1604 circa e comunque a un periodo successivo al 14 settembre del 1603. L'interesse di Ottavio Costa per Caravaggio, pertanto, si concentra essenzialmente attorno agli anni 1602-1604 e viene da chiedersi se il San Francesco in estasi non sia entrato nelle mani del collezionista ligure qualche tempo dopo la sua data di esecuzione (avvenuta nell'ultimo quinquennio del XVI secolo).


L'articolo, oggi disponibile online, era inserito negli atti delle Giornate di Studi "Caravaggio e i suoi" (Monte Santa Maria Tiberina, Palazzo Museo Bourbon del Monte, 8-9 ottobre 2016)
Caravaggio e i suoi, a cura di Pierluigi Carofano e pubblicato da Felici Edizioni (Pontedera, 2017), risulta esaurito ed è consultabile in biblioteche specializzate. Sono presenti al suo interno, oltre a quello di Michele Cuppone, almeno altri sei contributi a tema più strettamente merisiano: Emilio Negro, rilegge la partitura musicale del Suonatore di liutoEnrico Lucchese, si sofferma sulla figura del padrino di battesimo di Merisi Francesco Sessa e sui suoi legami con l'area veneta; Francesca Curti, indaga i rapporti del pittore con botteghe d'arte e committenze a Roma e in particolare intorno alla Natività di Palermo; Mario Marubbi, pubblica una copia del San Francesco in preghiera di Cremona; Nicosetta Roio, immagina un arrivo pressoché in contemporanea di Caravaggio e di Mario Minniti a Roma intorno al 1595; Stefania Macioce, presenta un indizio sull'autografia o meno della discussa Giuditta di Tolosa.


link: 

31 lug 2019

Tutto esaurito ed ospiti di spicco al convegno su Caravaggio a Ladispoli (da OrticaWeb)

Era il 30 luglio.Erano le ore 16 di un pomeriggio torrido. Era un evento nel quale non si parlava di sport, musica o argomenti leggeri. Era un evento nel quale si affrontava un tema culturale. Ebbene, Ladispoli ha risposto in modo inequivocabile al messaggio lanciato dagli organizzatori del convegno “Caravaggio, una falsa verità lunga 400 anni?”, che si è svolto ieri presso la sala conferenze dell’Hotel Villa Margherita di Ladispoli. 

Oltre 200 persone, nonostante orario scomodo e clima caldo, hanno gremito lo splendido hotel di Ladispoli, rimanendo anche estasiati dalla mostra dei quadri delle copie di Caravaggio affissi sulle pareti, realizzati dagli allievi della Bottega d’arte del maestro Guido Venanzoni. Un successo che ha sbalordito le tre testate giornalistiche, Tracciati d’arte, L’Ortica e Centro Mare Radio, che avevano organizzato il convegno per presentare l’inchiesta che conferma come esistano prove documentali, in primis quelle fornite dal ... CONTINUA A LEGGERE SU ORTICAWEB

29 lug 2019

Ladispoli, 30 luglio, ore 16:00, Convegno: "Caravaggio, una falsa verità lunga 400 anni?"


Una mostra di copie d'autore dei quadri del Caravaggio, opera del pittore Guido Venanzoni e dei suoi allievi, e un convegno per sollevare il dubbio sulle circostanze e luogo della morte.
Palo laziale invece di Porto Ercole? 
Il dibattito è aperto. 
Appuntamento il 30 luglio alle ore 16 presso la sala conferenze dell'Hotel Villa Margherita, via Duca degli Abruzzi, 147 a Ladispoli (RM). 
L’evento, organizzato dal periodico Tracciati d'arte, prevede la presentazione di un’inchiesta giornalistica che si pone l’obiettivo di porre in evidenza come Caravaggio, dopo essere approdato nel borgo di Palo Laziale, malato e debilitato, difficilmente potrebbe aver camminato sulla spiaggia fino a Porto Ercole dove avrebbe trovato la morte. Attraverso documenti storici, il convegno tenterà di proporre nuove ipotesi a 409 anni dalla morte del grande pittore.

16 lug 2019

Porto Ercole commemora Caravaggio a 409 anni dalla morte, con una conferenza di Stefania Macioce

Porto Ercole - Il 18 luglio di 409 anni fa, era il 1610, in circostanze non ancora del tutto acclarate, a Porto Ercole moriva Michelangelo Merisi da Caravaggio, uno dei più affermati pittori al mondo e le cui opere continuano a conquistare e affascinare per la sua eccelsa genialità. Giovedì 18 luglio, alle 21:30 in piazza Indipendenza, a due passi dal monumento a lui dedicato, la delegazione di Porto Ercole del Comune di Monte Argentario ricorderà pubblicamente il sommo genio artistico con una conferenza della prof. Stefania Macioce, docente di storia dell’arte alla Sapienza Università di Roma, autrice di numerose approfondite pubblicazioni su Caravaggio e per questo ritenuta uno dei maggiori esperti del pittore. 
La conferenza, dal titolo “Caravaggio e l’Ordine di Malta”, è dedicata alle vicende che legano l’artista all’isola mediterranea che lo ospitò in una fase cruciale della sua tormentata esistenza. Il pittore in fuga terminò poi i suoi giorni a Porto Ercole nel disperato tentativo di ricevere la grazia papale ed essere così assolto dalle sue condanne per rientrare così definitivamente a Roma “con la croce in petto” di Cavaliere del prestigioso Ordine di Malta e riacquistare nuova dignità. 
La serata commemorativa sarà introdotta dalle autorità comunali di Monte Argentario e moderata dalla giornalista Francesca Costigliola, filologa classica e bizantinista (fonte: MaremmaNews).

15 lug 2019

"Caravaggio, i pentiti, la Svizzera. Una lista di nomi ai raggi X", di Riccardo Lo Verso

Nuovo giro di interrogatori per alcuni collaboratori di giustizia sul furto della "Natività"


PALERMO - C'è una lista di nomi, alcuni dei quali di importanti antiquari, sul tavolo di magistrati e carabinieri che indagano sulla Natività di Caravaggio. Sono trascorsi quasi 50 anni dal furto della tela all'oratorio di San Lorenzo, a Palermo, e la Procura, titolare dell'indagine, batte più di una pista concreta. 
Gli investigatori del Nucleo tutela patrimonio artistico di Roma, coordinati dal procuratore aggiunto Marzia Sabella, hanno interrogato alcuni pentiti storici: Francesco Marino Mannoia, Gaetano Grado, Giovanni Brusca e Gaspare Spatuzza
Mannoia e Grado erano già stati sentiti nel maggio 2017. Il primo aveva ritrattato le sue vecchie dichiarazioni: il quadro non è stato distrutto. Grado, invece, ha raccontato l'inedita fase della vendita del dipinto, passato dalle mani del capomafia di Santa Maria di Gesù Stefano Bontade a quelle del boss di Cinisi Gaetano Badalamenti e, infine, consegnato ad un mercante svizzero. Dopo quasi cinquant'anni arriva una possibile svolta nelle indagini. C'è davvero la speranza di potere recuperare il quadro. 
Il nuovo giro di interrogatori è servito per ricostruire i canali svizzeri utilizzati negli ultimi decenni dalla mafia per riciclare i soldi sporchi e chissà forse anche per piazzare il quadro. 
Il racconto di Grado ha fatto tornare di grande attualità una vecchia informativa. Il 18 dicembre 1996 l'allora maresciallo capo del Nucleo tutela patrimonio artistico di Roma Bruno Cerone era stato a Palermo ed aveva preso contatti “con la fonte confidenziale, nome in codice Pietro”. “Pietro sapeva che il furto fu ordinato personalmente da Stefano Bontade che per un certo periodo ha conservato il quadro ceduto qualche tempo dopo a Gaetano Badalamenti, probabilmente in cambio di un grosso favore”. Pietro aveva ricevuto la confidenza “da un personaggio di cultura della zona che ha visto il dipinto”. 
La fonte Pietro è deceduta. E il “personaggio di cultura"? Di certo l"uomo che passava informazioni a Cerone ha anticipato il ruolo di Badalamenti, ricostruito vent'anni dopo da Grado. È Badalamenti il boss attorno a cui ruota il mistero della Natività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi. Don Tano è morto, ma ci sono persone vive che conoscono i suoi segreti. 
A cominciare dal figlio Vito sul quale dal 1999 pendeva una condanna definitiva a sei anni per mafia. La non esecuzione della pena, trascorsi 12 anni, gli ha garantito la libertà. Vito Badalamenti ha chiuso il conto con la giustizia senza scontare neppure un giorno di carcere (fonte: LiveSicilia).

link:


Caravaggio e i caravaggeschi (ri)portano Roma a Potsdam

Da Palazzo Barberini 54 opere in mostra al museo ospitato nel Palast Barberini della città tedesca. L’occasione è la rassegna dedicata alla «vie del Barocco», che ruoterà attorno al "Narciso" attribuito a Caravaggio

Quando si accede al salone d’ingresso e lo sguardo si alza verso l’alto, Il trionfo della Divina Provvidenza di Pietro da Cortona illumina e confonde. Siamo ancora a Potsdam o siamo a Roma a Palazzo Barberini? È un magnifico effetto ottico, naturalmente, grazie a sei proiettori che riproducono con precisione millimetrica l’affresco del maestro toscano nella volta del grande spazio rettangolare. Ma la risposta al quesito non è univoca. Perché se non siamo nella città eterna, ci troviamo comunque in un Museum Barberini. Quello della capitale del Brandeburgo, appunto, capolavoro barocco voluto da Federico II di Prussia che si ispirò all’originale romano al punto da dargli lo stesso nome, Palast Barberini, distrutto dai bombardamenti alleati del 1945 e ricostruito com’era e dov’era tra il 2013 e il 2016. 
L’occasione è la mostra Wege des Barock, le «vie del Barocco», aperta fino al 6 ottobre e curata dalle Gallerie Nazionali Barberini Corsini di Roma e dal Museum Barberini di Potsdam. Ben 54 opere della collezione romana hanno fatto il lungo viaggio verso la città che i sovrani di Prussia vollero polo artistico e culturale, contrapposto alla ferrigna Berlino, simbolo e laboratorio di tutte le loro inclinazioni militariste e ambizioni egemoniche. Un prestito «eccezionale», per numero e qualità delle opere, come ha sottolineato l’ambasciatore italiano in Germania, Luigi Mattiolo, che conferma «la profondità della collaborazione tra le istituzioni museali italiane e tedesche».
La star dell’allestimento è Caravaggio, ma a dargli spessore e rigore filologico sono i caravaggeschi del Sud e quelli del Nord, plastica dimostrazione della dimensione europea della pittura barocca, che da Roma catturò un’intera generazione di artisti dalla Spagna alle Province Unite. «La nostra mostra — spiega Ortrud Westheider, direttrice del museo di Potsdam — presenta lo sviluppo del Barocco a Roma a partire dal Caravaggio e la sua diffusione in tutta l’Europa». 
Co-curatrice di Wege des Barock è Flaminia Gennari Santori, che dirige le Gallerie Barberini Corsini e non si stanca di sottolineare «gli impulsi che Michelangelo Merisi e i suoi epigoni italiani diedero alla pittura nordeuropea». Con lei e Westheider, un team di tre persone ha lavorato in perfetta intesa: Maurizia Ciccone e Michele di Monte per la parte italiana, Inés Richter Musso per quella tedesca.
Cuore dell’esposizione brandeburghese, pietra angolare che fa da fondamento e ispirazione a tutto il resto, è il Narciso del, o meglio attribuito al, Caravaggio. Dalla drammatica raffigurazione del mito, secondo il racconto di Ovidio, prendono le mosse gli altri due percorsi della mostra: le opere commissionate da un mecenate d’eccezione, il cardinale Maffeo Barberini poi Papa Urbano VIII, del quale la mostra propone un ritratto di Gian Lorenzo Bernini. E le allegorie di tanti caravaggeschi che provarono ad ammorbidire il realismo e i drammatici contrasti del genio milanese, pur movendosi nel suo solco. Alcuni capolavori per il tutto: Amor Sacro e Amor Profano di Giovanni Baglione, la Trasfigurazione di Giovanni Lanfranco, Venere e l’Adone morente di Jusepe de Ribera, il San Francesco sorretto dall’Angelo di Orazio Gentileschi e ancora La Musica e La Poesia di Salvator Rosa. 
Due quadri memorabili chiudono la mostra di Potsdam in modo intelligente e singolare. Sono le uniche opere dell’allestimento che non provengono da Roma, ma che nella loro genesi raccontano quanto l’arte barocca italiana fosse una vera ossessione per i sovrani di Prussia, oltre a rendere omaggio a una grande artista, sola donna nel cielo del Barocco. Fu Federico il Grande infatti che nel 1768 volle per il suo Neuen Palais Lucrezia e Sesto Tarquinio e Betsabea al bagno di Artemisia Gentileschi. 

L’evento 
La mostra Wege des Barock (cioè: le vie del Barocco) è aperta fino al 6 ottobre a Potsdam, in Germania, ed è curata dalle Gallerie Nazionali Barberini Corsini di Roma e dal Museum Barberini della città del Brandeburgo. L’istituzione romana ha prestato al Museum Barberini 54 opere della sua collezione, tra le quali il Narciso attribuito a Caravaggio. Esposti anche due dipinti di Artemisia Gentileschi conservati a Potsdam. La mostra è stata curata da Ortrud Westheider e Flaminia Gennari Santori con Maurizia Ciccone, Michele di Monte e Inés Richter Musso (fonte: Corriere.it).

link:


5 lug 2019

Caravaggio in Giappone, mostra itinerante tra Sapporo, Nagoya e Osaka

Tra i quadri esposti, di mano sicura o attribuiti a Caravaggio, il Bacchino malato, la Maddalena di collezione olandese, il Cavadenti, il Suonatore di liuto ex Badminton


Sabato 10 agosto apre al pubblico una importante mostra dedicata a Caravaggio presso Hokkaido Museum of Modern Art di Sapporo (10 agosto-14 ottobre 2019), che sarà poi poi visitabile a Nagoya (26 ottobre-15 dicembre 2019) e Osaka (26 dicembre 2019-16 febbraio 2020). Accanto a opere originali, una decina delle quali giungono per la prima volta in Giappone, saranno esposte repliche e copie. 
Ad esempio, dell’Incredulità di san Tommaso conservata presso la Pinacoteca del Palazzo di Sanssouci a Potsdam e ritenuta l’originale restano ben 22 delle copie realizzate nel Diciassettesimo secolo, mentre di altre 14 andate perdute restano tracce documentarie. In questa mostra sarà visibile la copia ritenuta più fedele e più bella, quella proveniente dalla Galleria degli Uffizi il cui primo proprietario fu il cardinale Giovan Carlo de' Medici che ne venne in possesso a Roma nel 1615, dopo la morte di Caravaggio. 
Attorno al 1600, nel periodo in cui il pittore era attivo a Roma, il mercato dell’arte in Italia era in piena fioritura e originali, copie, talvolta imitazioni erano oggetto di trattative commerciali e spesso finivano nelle collezioni di prelati, nobili, ricchi banchieri. Le opere di Caravaggio erano quotatissime e spesso se ne facevano repliche e copie appositamente per i collezionisti.
La mostra è anticipata dalla conferenza Originali, copie e Caravaggio, di Osano Shigetoshi, Kimura Taro e Maeda Kyoji, che si terrà a Tokyo il 17 luglio.

link:


Venduta a J. Tomilson Hill, senza passare dall'asta, la "Giuditta" di Tolosa

Secondo alcune ipotesi, l'opera potrebbe approdare al Metropolitan di New York

Era stato venduto in anticipo a un misterioso acquirente, prima ancora di arrivare all’asta (prevista per giovedì 27 giugno), il quadro di Giuditta e Oloferne ritrovato in Francia che alcuni esperti hanno attribuito a Caravaggio. Adesso si è scoperto che a comprarlo è stato J. Tomilson Hill, già vicepresidente della società finanziaria Blackstone e collezionista d’arte. Lo scrive il «New York times», citando una fonte a conoscenza dei dettagli della vendita. 
In teoria, l’opera sarebbe dovuta andare all’asta a Tolosa, la città francese dove venne scoperta in un solaio nel 2014. Il quadro, «stimato tra i 100 e i 150 milioni di euro» e realizzato nel 1607 «lascerà il territorio francese», aveva scritto in una nota la casa d’aste Labarbe di Tolosa. «Abbiamo ricevuto un’offerta che era impossibile da non comunicare ai proprietari. Il fatto che provenga da un collezionista vicino ad un grande museo ha convinto il venditore ad accettare», aveva aggiunto l’esperto, Eric Turquin. La tela, la cui attribuzione a Caravaggio viene tuttavia messa in dubbio da diversi esperti del grande maestro, verrà «prossimamente restaurata poi esposta in un grande museo». Potrà così apparire «agli occhi di tutti», conclude la casa d’aste (fonte: Corriere della Sera).

24 giu 2019

Ancora "Caravaggio Napoli". Le Sette opere del Pio Monte: un dettaglio che fa ridiscutere e una nota sulla mostra, di Sara Magister




Le seguenti note di Sara Magister, sulla mostra Caravaggio Napoli, si accompagnano alla riedizione in forma ampliata, su "About Art online" di un suo articolo pubblicato sul numero 185 de "Il Timone". In calce, una breve considerazione inedita su un importante dettaglio della tela.


Napoli, sabato pomeriggio, fine maggio 2019.

La grande assente – la tela del Pio Monte – aleggia sulle acque della mostra “Caravaggio Napoli”, e una certa sua lettura ne ha ispirato l’allestimento delle sale: un intrico di vicoli oscuri dove si aprono finestre – simili a quella del carcere da cui Cimone viene nutrito dalla figlia Pero –, che offrono nuovi interessanti spaccati visivi sui capolavori del Merisi, posti a dominio, uno o più, di ogni sala.
Tale allestimento senza dubbio valorizza i capolavori di Caravaggio come veri e propri catalizzatori di attenzione, innanzitutto da parte dei cosiddetti seguaci locali del Merisi, folgorati al punto da mutare essi stessi il loro linguaggio pittorico. Il che è il tema portante della mostra stessa.
Il buio in cui sono immerse esalta poi la luce folgorante delle tele del Merisi, rispondendo alla ricerca di continue suggestioni emozionali da parte del visitatore di oggi. Anche se l’artista le aveva concepite per una percezione meno oscura, perché in quelle chiese e palazzi ove un tempo le opere erano affisse entrava sì il buio dei fitti vicoli di Napoli, ma anche la luce brillante del sole, riflessa in qualche modo dal mare.
Chissà quante volte Caravaggio avrà rivolto gli occhi al mare, dalle finestre del palazzo Colonna a Chiaia!
Ma quelli che sono i tratti distintivi della città partenopea, il mare e la luce, scompaiono, agli occhi del pubblico che affolla le strette sale della mostra il sabato pomeriggio, letteralmente catalizzato dalle tele del Merisi e indotto a seguire un percorso onirico, dove i capolavori sembrano galleggiare in uno spazio dai confini quasi indefiniti.
Di grande utilità per gli addetti ai lavori è l’accostamento tematico tra maestro e i seguaci – tra cui spicca il genio di Battistello Caracciolo –, perché ne evidenzia in un solo colpo d’occhio i rimandi stilistici, e i frequenti richiami iconografici.
Ma agli occhi di un pubblico generico, indotto a rimanere sulla superficie del confronto visivo, chi perde in quest’improba gara sono proprio gli artisti caravaggeschi. Nessuno può mancare un qualche evento su Caravaggio, e così in quelle strette sale le altre tele rischiano di essere poco più di un appoggio (anche fisico), per meglio godere dei quadri superstar.
Si esce quindi con gli occhi abbagliati dalla luce penetrante del Merisi e dei suoi seguaci, ma con una domanda aperta sul senso profondo che quelle opere volevano davvero raccontare agli abitanti di una città, Napoli, che ieri come oggi è tragica, ma eroica al contempo, è buio e luce insieme, è dannazione, ma anche salvezza.


Post scriptum
L’uomo che indica un ricovero al pellegrino sulla sinistra è stato finora pressoché unanimemente identificato dalla critica come un “oste” (o "albergatore"). Ma la supposizione non regge, semplicemente perché, se tale fosse la sua identità, allora il suo non sarebbe più di un atto di misericordia, gratuito, ma … a pagamento (!). Il suo vestiario (e anche la cuffia, originariamente inserita) è in effetti paragonabile a quello indossato dall’oste nelle due versioni della Cena in Emmaus del Merisi, ma l’eliminazione successiva della cuffia, e la semplicità delle vesti, potrebbero in ogni caso identificarlo come un uomo generico, appartenente a una classe sociale medio-bassa. A questo punto l’atto di generosità in scena ne verrebbe ulteriormente valorizzato, perché compiuto da una persona che, nonostante i suoi pochi mezzi, li mette comunque a disposizione di chi ne ha bisogno. Tale figura rafforzerebbe quindi ancor di più il messaggio pastorale della tela, come peraltro rivolto non solo ai nobili appartenenti al Pio Monte, ma anche a quei più umili fedeli dei bassifondi di Napoli che affollavano una chiesa dove, stando ai documenti, si tenevano cinquanta messe al giorno!


link:

19 giu 2019

Caravaggio, Nostra Signora della Misericordia. Un libro sulle “Sette opere” del Pio Monte di Napoli


Chi avrà visitato la mostra Caravaggio Napoli in corso presso il Museo di Capodimonte, non avrà fatto a meno di notare tra le novità del bookshop un prodotto editoriale che si distingue già per caratteristiche tecniche, e che incuriosirà pure per l’assenza di informazioni particolari sul contenuto. Piuttosto snello e di grande formato (33x24 cm), nella copertina in brossura appaiono alcuni dettagli della 'grande assente' nelle sale espositive – a torto o a ragione secondo i punti di vistaSette opere di misericordia. O, piuttosto, Nostra Signora della Misericordia, come indicata in una trascrizione settecentesca della polizza di pagamento a Caravaggio, che è poi anche il titolo del fascicolo di cui qui si parla. 
Esso rappresenta la sesta e più recente uscita del progetto ArtchivePortfolio del fotografo Mauro Magliani. Ciascun numero della collana descrive appunto una singola opera attraverso un ricco corredo illustrativo, di alta qualità estetica e tecnica e appositamente realizzato, e un testo in costante dialogo con quelle stesse immagini, che si presentano in forma di tavole sciolte. Sono ben 42 nel nostro caso, alcune prendono più pagine e nel complesso permettono di cogliere appieno l'intricata iconografia del telero, ricco di particolari – che sfuggono alla normale visione del visitatore del Pio Monte di Misericordia, ma che pure non tutte le fotografie disponibili restituivano con un apprezzabile livello di dettaglio. 
E proprio all'iconografia del dipinto è dedicato lo scritto di Gianluca Forgione, giovane studioso partenopeo (nella collana, i saggi sono affidati sempre a giovani storici dell’arte). Sarà venuto spontaneo pensare al suo nome, considerando che egli è allievo del compianto Vincenzo Pacelli, il più grande conoscitore del Caravaggio napoletano, con cui curò la sua ultima grande monografia Caravaggio tra arte e scienza. Forgione, inoltre, aveva curato nel 2014 la riedizione postuma del volume del suo maestro dedicato proprio alla grande pala di via dei Tribunali e, più di recente, aveva esposto i suoi studi sull'argomento nell'ambito di un simposio (Evidenza Caravaggio). 
Di fatto il saggio è un'anticipazione dei risultati delle ricerche personali che saranno pubblicate in forma più estesa, o quanto meno integrando l'apparato illustrativo e testuale. Del resto, per come è concepita ArtchivePortfolio in questo #6 non può esservi posto, oltre che per un apparato di note, nemmeno per le immagini di altri dipinti e di opere a stampa, cui spesso si rimanda per analogie. Ed è ancorando l’invenzione del Merisi alla tradizione da cui discende, che è stato possibile riconsiderare il significato dell'opera e rileggere in un'inedita prospettiva alcuni degli episodi caritatevoli raffigurati. A partire, guardando più in alto, dalla constatazione che uno dei drappi che avvolgono gli angeli, più specificamente quello che scende sulla folla, non è nero (come pure è stato avanzato di recente da un'errata lettura generale del quadro), ma verde scuro. Questa notazione di carattere cromatico, apparentemente semplice per la sua evidenza eppure sfuggita ai più, riveste una grande importanza, poiché il drappo in questione si collega al manto della Vergine, di cui può dirsi parte integrante a tutti gli effetti; tanto da confermare una derivazione dalla classica immagine della Madonna della Misericordia, in cui la Madre di Gesù protegge i fedeli sotto il suo mantello [...]

link:


"Caravaggio Napoli", nuovi scritti sulla mostra a firma di Keith Christiansen, Gianni Papi, Maria Cristina Terzaghi e Rossella Vodret


Pubblicata oggi in un numero speciale di About Art online, una serie di articoli relativi alla mostra Caravaggio Napoli (Museo e Real Bosco di Capodimonte, fino al 14 luglio). 
I nuovi testi, di Keith Christiansen, Gianni Papi, Maria Cristina Terzaghi e Rossella Vodret, si aggiungono così a quelli già editi a firma di Viviana Farina, Riccardo Lattuada e Stefania Macioce.

10 giu 2019

Caravaggio a Napoli: un “filtro mentale” alla base di una rivoluzione artistica. Stefania Macioce sulla mostra di Capodimonte


Caravaggio effetto notte

Il buio esalta e accresce al massimo il senso della poetica e la qualità del lume caravaggesco, e l’allestimento (Handle s.r.l.) della mostra Caravaggio Napoli al Museo e Real Bosco di Capodimonte sembra evocare, senza retorica, l’Effetto notte di François Truffaut che, nel 1973, diresse La Nuit américaine.
Il titolo si riferiva ovviamente ad una tecnica cinematografica, nota appunto come effetto notte consistente nel rendere notturna una ripresa fatta in piena luce grazie all’inserimento di un filtro blu davanti all’ obiettivo. Un gioco di contrasti e di parole che suggerisce il rinvio al potente filtro mentale utilizzato da Caravaggio, il genio che inaugura una nuova visione della pittura. I suoi straordinari dipinti mettono in atto insuperabili ‘istantanee’, le sapienti e modernissime luci mettono a fuoco azioni in movimento sospese in attimi di assoluta eternità: la rivoluzione naturalistica che con lui si inaugura traduce una visione apparentemente istintiva e tale modernissima immediatezza viene recepita e prediletta con sorprendente partecipazione dal pubblico dei nostri giorni.
Presentata dunque attraverso un allestimento indubitabilmente efficace, la mostra Caravaggio Napoli curata da Maria Cristina Terzaghi e Sylvain Bellenger, affronta l’incontro di Caravaggio con Napoli, la grande capitale meridionale da sempre crocevia di culture diverse ove l’eredità del mondo antico e di una affinata stagione medievale si intersecano con apporti spagnoli e orientali. La vitalità dell’antica città portuale ha da sempre generato quella che Longhi ebbe a definire con affinata competenza una “immersione entro una realtà quotidiana violenta e mimica, disperatamente popolare”.
Nell’arco di due soggiorni tra l’ottobre del 1606 e il giugno del 1607 e, poi, nell’autunno del 1609 per circa un anno fino alla morte avvenuta a Porto Ercole nel luglio del 1610, durante il viaggio di ritorno verso Roma, Caravaggio trascorre a Napoli un tempo considerevole, circa diciotto mesi. Si tratta di un periodo intenso che rappresenta l’inizio della piena e cruciale maturità dell’artista che, proprio a Napoli in fuga da Roma dopo il coinvolgimento nell’omicidio di Ranuccio Tomassoni, intensifica le modalità complesse della sua ricerca pittorica. Napoli sancisce infatti l’avvio di un percorso tormentato e la pittura del genio lombardo, ricercato e condannato al bando capitale dalla giustizia romana, è segnata da una nobile quanto acuta tragicità carica di tensione morale. L’incontro con la città partenopea si distingue per un intreccio di relazioni con il panorama artistico locale, catturato dall’intensa e naturale resa della realtà, tipica delle opere napoletane dell’artista che stabilisce così un forte legame tra con il territorio. L’impatto sulla Scuola pittorica napoletana e sulla formulazione della poetica naturalistica partenopea sarà incisivo e determinante. Artisti più giovani, come Battistello Caracciolo, e quelli già attivi a Napoli, come Fabrizio Santafede, non restano immuni dalla potente suggestione del realismo caravaggesco, una suggestione che investe con forza pittori della generazione successiva come Jusepe de Ribera o Massimo Stanzione [...]

link:


5 giu 2019

I giovedì di Caravaggio: Quesiti caravaggeschi a Napoli




Il Museo e Real Bosco di Capodimonte presenta I giovedì di Caravaggio: Quesiti caravaggeschi a Napoli: quattro appuntamenti interamente dedicati al pittore lombardo ed al suo legame con la città di Napoli con gli studiosi Stefano Causa, Loredana Gazzara, Saverio Ricci e Riccardo Lattuada
Negli stessi giovedì apertura straordinaria fino alle ore 22.30 (la biglietteria chiude alle ore 21.30) con accesso agevolato al Museo (1 euro) e alla mostra Caravaggio Napoli (8 euro)

L’incontro di Caravaggio con la città di Napoli, le relazioni che intrecciò con il panorama artistico locale, segnarono definitivamente il suo percorso. 
L’intensa resa della passione e dell’istinto nei dipinti napoletani identifica oggi, più che in altri momenti, l’immagine e la personalità dell’artista lombardo. 
Il legame di Caravaggio con il territorio ebbe un impatto incisivo sulla Scuola napoletana e nella costituzione della poetica del naturalismo partenopeo. 
Sia gli artisti più giovani, come Battistello Caracciolo, che quelli già attivi a Napoli, come Fabrizio Santafede, non poterono restare immuni al realismo caravaggesco e tentarono di adeguarsi alla novità, creando opere inconfondibilmente suggestionate dal Caravaggio. 
Un influsso che toccò anche in parte i colleghi della successiva generazione, tra cui Massimo Stanzione.

Sono dedicati a questo incontro unico nella storia dell’arte le lectures in programma nei quattro giovedì del mese di giugno 2019 nell’Auditorium del Museo di Capodimonte (piano terra), organizzate da Maria Cristina Terzaghi e Sylvain Bellenger, curatori della mostra Caravaggio Napoli (fino al 14 luglio 2019), con la produzione della casa editrice Electa. 
Si comincia giovedì 6 giugno alle ore 18.00 con Stefano Causa che parlerà di Battistello Caracciolo protagonista del naturalismo napoletano.
Nei giovedì successivi si avvicenderanno Loredana Gazzara, Saverio Ricci e Riccardo Lattuada.

Ecco il calendario completo degli incontri: 
6 giugno: Stefano Causa, Battistello Caracciolo protagonista del naturalismo napoletano 
13 giugno: Loredana Gazzara, Il Pio Monte della Misericordia storia e protagonisti 
20 giugno: Saverio Ricci, Caravaggio e la cultura filosofica a Napoli nel primo Seicento 
27 giugno: Riccardo Lattuada, Il giovane Massimo Stanzione tra caravaggismo e nuovi linguaggi figurativi

Dalle ore 19.30 seguirà apertura straordinaria con accesso agevolato al Museo e Real Bosco di Capodimonte (biglietto: 1 euro) e alla mostra Caravaggio Napoli (biglietto: 8 euro).
Le biglietterie chiudono alle ore 21.30. Con il biglietto serale della mostra Caravaggio Napoli si potrà gustare a soli 3 euro il cocktail “Rosso Caravaggio” creato per l’occasione dal Capodimonte Cafè (fonte: Museo e real Bosco di Capodimonte).

30 mag 2019

"Caravaggio tradito". I file audio di tutti gli incontri con Francesca Cappelletti, Maria Beatrice De Ruggieri, Sara Magister e Andrea Lonardo


Ricostruzione della cappella Cherubini in Santa Maria della Scala, con una riproduzione della Morte della Vergine

Il Centro culturale "Gli Scritti" ha messo a disposizione sul proprio sito web i file audio delle relazioni del ciclo "Caravaggio tradito", organizzato dal Servizio per la Cultura e l’Università della Diocesi di Roma.
Il ciclo “Caravaggio Tradito”, ha permesso di riscoprire le opere romane di Michelangelo Merisi: da San Luigi dei Francesi a Santa Maria del Popolo, passando per Santa Maria della Scala dove la tela commissionata non trovò mai posto.  Un itinerario per rivelare luci e ombre, menzogne e verità, rifiuti e trionfi, del pittore più discusso e tradito dalla critica d’arte.


Programma degli incontri di "Caravaggio tradito": 

Sabato 11 maggio 2019 
San Luigi dei Francesi 
Con Andrea Lonardo Francesca Cappelletti 

Venerdì 17 maggio 2019
Santa Maria della Scala 
Con Andrea Lonardo e Maria Beatrice De Ruggieri 

Venerdì 24 maggio 2019
Santa Maria del Popolo 
Con Andrea Lonardo e Sara Magister

Modera Francesco d’Alfonso.

link:


29 mag 2019

Tutto sull'Ecce Homo di Caravaggio. Ecco di cosa si è discusso al convegno di Genova

Un sunto del convegno “Intorno all'Ecce Homo di Caravaggio di Palazzo Bianco” che si è tenuto mercoledì 22 maggio 2019 a Genova, a Palazzo della Meridiana


Opera tra le più complesse della produzione di Caravaggio (Michelangelo Merisi; Milano, 1571 - Porto Ercole, 1610), riscoperta solo nel Novecento, capace di animare appassionate discussioni tra chi ne assegna l’autografia al grande maestro lombardo e chi invece è scettico e non si spinge ad attribuirla alla sua mano: è l’Ecce Homo conservato a Genova, a Palazzo Bianco, e fino al 24 giugno protagonista della mostra Caravaggio e i Genovesi. Committenti, collezionisti, pittori, allestita presso Palazzo della Meridiana nel capoluogo ligure (a questo link è possibile leggere la nostra recensione, dove i lettori troveranno anche un breve riassunto delle principali posizioni in merito all’attribuzione, e le tappe salienti della sua riscoperta). Mercoledì, proprio a Palazzo della Meridiana, l’Ecce Homo è stato protagonista di un convegno, intitolato Intorno all’Ecce Homo di Caravaggio di Palazzo Bianco, a cura di Anna Orlando (che è anche curatrice dell’esposizione), organizzato per fare il punto della situazione sull’avanzamento degli studi attorno all’importante dipinto.
Dopo i saluti istituzionali di Davide Viziano, presidente dell’Associazione degli Amici di Palazzo della Meridiana, di Barbara Grosso, assessore alla cultura del Comune di Genova, e di Ilaria Cavo, assessore alla cultura della Regione Liguria, la parola è andata a Cristina Bonavera, restauratrice, autrice dell’ultimo intervento sull’Ecce Homo, risalente al 2003 e quasi dimenticato fino a quest’anno. “Quando abbiamo iniziato il nostro intervento di restauro”, ha riferito Bonavera, “il dipinto si trovava in cattivo stato di conservazione: era stato sottoposto a due precedenti interventi di restauro, uno settecentesco, durante il quale era stato decurtato lungo i bordi nelle parti più rovinate, e uno nel 1954 eseguito da Pico Cellini e condotto sotto la direzione di Roberto Longhi e Caterina Marcenaro. Longhi e Marcenaro decisero di riportare il dipinto alle dimensioni originali della copia conservata al Museo Regionale di Messina, così se prima l’opera misurava 118 x 96 cm, in seguito fu ampliata lungo i bordi alle dimensioni attuali, che sono di 128 x 103 cm. Prima del nostro intervento di restauro il dipinto presentava lacerazioni dovute ai danni subiti sia nel restauro precedente sia ai bombardamenti che colpirono la Regia Scuola Navale di Palazzo Giustiniani Cambiaso, dove il dipinto era conservato durante la seconda guerra mondiale”.
Prima di iniziare il restauro, ha ricordato Bonavera, “sono state eseguite indagini diagnostiche per meglio approfondire sia la conoscenza dei materiali e degli strati dell’opera, sia lo stato di conservazione (quindi per meglio affrontare l’intervento di restauro), e anche per una più approfondita conoscenza della tecnica dell’artista. Queste analisi ci rivelano gli elementi della tecnica pittorica di Caravaggio: abbozzi di colore, incisioni, pentimenti, sovrapposizioni di campiture pittoriche e tecnica di preparazione a risparmio. Soprattutto nelle radiografie si nota in corrispondenza della spalla e del braccio la riduzione operata dallo stesso artista che ha steso pennellate più scure lungo il braccio e la spalla per coprire e correggere una sua prima stesura. Quello che noi vediamo intorno alla spalla del Cristo è un abbozzo di colore bianco: sappiamo che Caravaggio non disegnava ma tracciava dei veloci abbozzi di colore a pennello, direttamente sulla preparazione, fissando i punti principali della composizione. Altra caratteristica dei dipinti di Caravaggio sono i pentimenti: questa sua tecnica così veloce e così immediata comportava dei ripensamenti e delle correzioni, che si possono vedere nella radiografia ma anche a occhio nudo. Altri elementi tipici del pittore si osservano nel copricapo di Pilato che sovrasta il vestito del manigoldo a fianco. Una delle caratteristiche di Caravaggio era infatti la sovrapposizione di campiture pittoriche: in questo caso, prima era stata realizzata la figura del manigoldo e in seguito la figura di Pilato. Dalla radiografia vediamo anche come il perizoma di Cristo sia stato realizzato più stretto e più a contatto col fianco, e la parte che cade è coperta dal manto della figura di Pilato. Nel dipinto troviamo anche incisioni: oltre a stendere le campiture pittoriche, Caravaggio fissava la preparazione incidendola, o col retro del pennello o con delle punte. Longhi dice che le incisioni servivano a Caravaggio per riposizionare i modelli dopo la posa, perché usava dipingere dal vivo e quindi aveva bisogno di fissare punti di riferimento per riposizionare le figure negli stessi punti. Tornando all’intervento, dopo aver eseguito il fissaggio della pellicola pittorica e aver tolto il dipinto dal telaio è stata eseguita la disinfestazione contro gli insetti xilofagi, quindi è stata realizzata la pulitura: si è optato per una pulitura più superficiale che non ha asportato completamente le ridipinture” [...]


link:


20 mag 2019

Giornata di studi "Intorno all’Ecce Homo di Caravaggio di Palazzo Bianco", il 22 maggio a Genova


Mercoledì 22 maggio 2019 si terrà a Genova, a Palazzo della Meridiana, un importante convegno su Caravaggio (Michelangelo Merisi; Milano, 1571 - Porto Ercole, 1610), intitolato Intorno all’Ecce Homo di Caravaggio di Palazzo Bianco: si tratta di una giornata di studi a margine della mostra Caravaggio e i genovesi. Committenti, collezionisti, pittori (della quale potete leggere la nostra recensione a questo link). Il convegno, a cura di Anna Orlando, è promosso dall’Associazione Amici di Palazzo della Meridiana e dal Comune di Genova, Assessorato al Marketing Territoriale, Politiche Culturali e Politiche per i Giovani, e si avval del patrocinio di Ministero per i Beni e le Attività culturali, Regione Liguria e Comune di Genova. Per l’occasione, l’Associazione Amici di Palazzo della Meridiana ha anche organizzato il prestito dell’Ecce Homo attribuito a Caravaggio e conservato al Convento dei Carmelitani Scalzi di Arenzano. L’opera sarà visibile accanto all’Ecce Homo di Palazzo Bianco (già prestata per la mostra di Palazzo della Meridiana) fino alla chiusura della rassegna, il prossimo 24 giugno. Peraltro, in occasione del convegno, i partecipanti potranno accedere all’esposizione con biglietto ridotto. 

La partecipazione è gratuita ma per poter assistere all’evento è obbligatorio prenotarsi a questo link
Di seguito il programma completo della giornata: 

9:30 
Saluto di Davide Viziano, Presidente dell’Associazione Palazzo della Meridiana 
Saluto di Barbara Grosso, Assessore al Marketing Territoriali, Politiche Culturali e Politiche per i Giovani del Comune di Genova 
Relazione sul restauro del 2003, Cristina Bonavera, Genova, restauratrice 
Note sull’autografia, possibile datazione e possibile committenza, Anna Orlando, curatrice della mostra 

11:30 
Visita alla mostra (biglietto ridotto a 8 euro per i partecipanti al convegno) 

12:30 
Pausa pranzo 

14:00 
Apertura del dibattito. Modera Lauro Magnani, Università degli Studi di Genova. Intervengono: 
Rossella Vodret, Roma, già Soprintendente speciale per il Polo Museale Romano e curatrice della mostra Dentro Caravaggio (leggi la recensione), Milano 2017-2018
Francesca Cappelletti, Università di Ferrara, co-curatrice della mostra Caravaggio a Roma. Amici e nemici (leggi la recensione), Parigi 2018-2019
Maria Cristina Terzaghi, Università di Roma, Roma Tre, co-curatrice del catalogo Caravaggio a Roma. Amici e nemici, Parigi 2018 e della mostra Caravaggio a Napoli (leggi la recensione), Napoli 2019 
Riccardo Lattuada, Università degli Studi della Campania ’Luigi Vanvitelli’, Napoli 
Gianni Papi, Firenze, storico dell’arte, ricercatore indipendente 
Bert Treffers, Katholieke Universiteit di Nijmegen 

Partecipano: 

Laura Stagno, Università di Genova, autrice del saggio in catalogo Caravaggio e Genova. Il ruolo di Giovanni Andrea I Doria Principe di Melfi 
Margherita Priarone e Raffaella Besta, conservatrici dei Musei di Strada Nuova, autrici del saggio in catalogo Il dibattito sull’Ecce Homo di Palazzo Bianco: storia e fortuna critica di un “ritrovamento” tra vicenda attributiva e ipotesi di provenienza 
Agnese Marengo, Milano, co-autrice del saggio in catalogo Collezionare Caravaggio a Genova tra originali e copie 

19:00 
Chiusura dei lavori (Anna Orlando)

12 mag 2019

"Un ‘enigma’ caravaggesco: San Giuseppe o pastore? Nuovi appunti sulla Natività di Palermo", di Michele Cuppone




Il recente, ma non per questo fresco articolo di John T. Spike Appunti per la lettura della Natività con i Santi Lorenzo e Francesco, riedizione appunto di un testo datato 2001, è occasione per tornare tra l'altro su alcuni aspetti iconografici del quadro in oggetto, disperso dal 1969.
Quest'ultimo, come noto, fu dipinto per essere destinato ab origine al palermitano oratorio di San Lorenzo nel quartiere della Kalsa (il toponimo straniero, di origine araba, tradisce l'autore, che parla impropriamente di un «Greek quarter»). Il piccolo edificio religioso era allora amministrato da una confraternita di laici, la Compagnia di San Francesco – e non dai francescani della chiesa e convento adiacenti (con cui comunque vi era un certo legame), come ci informa inesattamente lo storico dell'arte statunitense; il quale fa riferimento peraltro al ramo francescano degli Osservanti, quando invece si trattava dei Conventuali.
Forse, la Compagnia di San Francesco attendeva di ricevere la tela in tempo per la festività del santo diacono (10 agosto, ma Spike riferisce erroneamente all'11 agosto), nell'anno 1609, secondo lo studioso. Il quale pertanto non dà peso al progresso degli studi, che assegnano il dipinto al periodo romano e più puntualmente al 1600 (sulla base di documenti vecchi e nuovi, fonti trascurate e altre rilette criticamente, confronti iconografici e, non ultimo, oggettivi dati diagnostici). L'articolo, dunque, non aggiunge in sostanza nulla di nuovo oggi, rispetto a quanto noto nel 2001, per cui Maurizio Calvesi vi figura ancora come sostenitore di una indimostrabile pista che porterebbe al prelato Giannettino Doria. Sappiamo comunque che così non è: lo studioso romano anzi ha avuto il merito nel 2011 di rilanciare il ruolo giocato nella committenza dal mercante Fabio Nuti, ipotesi che fu del compianto Alfred Moir (1982). Ma non è sulla questione cronologica che qui si intende soffermarsi, e per la quale si rimanda al contributo attualmente più aggiornato e completo sul tema, che lo scrivente ha pubblicato sul fascicolo 9-2017 di "Valori Tattili": https://caravaggio400.blogspot.com/2018/12/disponibile-online-larticolo-la.html. Potendo mettere da parte imprecisioni e suggestioni, sarà bene a questo punto passare al cuore dello scritto, che riguarda più l’iconografia.
Risulta apprezzabile e convincente in tal senso l'osservazione sul realismo di una Vergine immortalata nella fatica post partum. E la messa in discussione dell'identificazione di san Giuseppe – non più l'uomo seduto e di spalle come narrava Giovan Pietro Bellori, ma a detta di Spike quello in piedi appoggiato a un bastone –, pone una questione, spesso congedata sbrigativamente, ma che vale la pena approfondire. Benché le conclusioni del professore non siano pienamente condivisibili. Si osservi anzitutto che, rispetto all'icona ortodossa che viene portata ad esempio, guarda caso in essa Giuseppe è proprio l'uomo seduto a terra, e che pure non guarda a Maria e al Bambino, ma a un uomo (chiaramente un pastore) in piedi con il bastone. Per cui tale precedente iconografico sarebbe più a supporto della tesi tradizionale, piuttosto che elemento utile per rimescolare le carte. Forse, insomma, non proprio un esempio calzante. Ma c'è di più. A far propendere per il san Giuseppe 'belloriano', vi è la vicinanza con gli attrezzi propri del suo mestiere di falegname. E le cromie adottate, verde per la veste e giallo per il manto, rientrano nell'iconografia del santo: l'esempio più illustre in tal senso è forse nel raffaellesco Sposalizio della Vergine. Tali vivaci colori peraltro ben si accordano a quelli della sua sposa, in particolare al rosso del corpetto, e la coppia è unita e contraddistinta anche da un abbigliamento per così dire feriale, rispetto ai più funzionali sai o alla ricca dalmatica laurenziana [...]


link:


9 mag 2019

"Caravaggio a Palermo tra certezze e ipotesi": seminari con Michele Cuppone e Giovanni Mendola il 13-15 maggio a Palermo




Caravaggio a Palermo tra certezze e ipotesi

Seminari presso l'Università degli Studi di Palermo
viale delle Scienze, Edificio 18, Aula Seminari


Giovanni Mendola e Michele Cuppone
Il Caravaggio di Palermo e l'Oratorio di San Lorenzo
lunedì 13 maggio 2019
ore 12.00

Michele Cuppone
Caravaggio e la sfortuna di un capolavoro: la Natività di Palermo
mercoledì 15 maggio 2019
ore 12.00


I seminari rientrano nell'ambito delle attività didattiche di Storia dell'Arte Moderna per il Corso di Laurea in Discipline della Musica dell'Arte e dello Spettacolo

"Caravaggio. Luoghi e opere in Sicilia", con Fabio Francesco Grippaldi, Valentina Certo e Michele Cuppone, il 17 maggio a Messina




Venerdì 17 maggio alle ore 18:00, a Messina presso la Libreria Ciofalo in via Consolare del Mare 35, si terrà l’incontro “Caravaggio. Luoghi e opere in Sicilia”.
Dopo i saluti di Viviana Montalto, interverrà Fabio Francesco Grippaldi, curatore del Museo Basilica di San Sebastiano di Acireale, che illustrerà gli ultimi anni di Michelangelo Merisi, in modo particolare il soggiorno maltese e l’arrivo in Sicilia, nella città di Siracusa.
Seguirà Valentina Certo che presenterà il suo saggio Caravaggio a Messina (Giambra editori 2017), e parlerà dei legami tra la città e il pittore definito “dal cervello stravolto” che qui dipinse diverse opere, la maggior parte delle quali andate disperse.
Concluderà Michele Cuppone, ricercatore ed esperto del Caravaggio, che approfondirà le diverse recenti novità che hanno interessato la Natività, capolavoro 'romano' trafugato nel 1969 dall’oratorio di San Lorenzo a Palermo.
“Caravaggio. Luoghi e opere in Sicilia” è un importante momento di incontro per approfondire l’ultimo periodo di vita di Caravaggio e la sua eredità in Sicilia, organizzato grazie alla Libreria Ciofalo e la Giambra Editori.


CARAVAGGIO. Luoghi e opere in Sicilia

Saluti
Viviana Montalto

Interventi

Fabio Francesco Grippaldi
Curatore Museo Basilica San Sebastiano di Acireale
Tra Malta e Siracusa

Valentina Certo
Autrice di "Caravaggio a Messina"
La Messina di Caravaggio

Michele Cuppone
Ricercatore ed esperto di Caravaggio
La Natività di Palermo. La sfortuna di un capolavoro


Venerdì 17 Maggio - ore 18
Libreria Ciofalo - Mondadori Bookstore
via Consolare del Mare, 35 - MESSINA


"Le ‘sette’ opere di Caravaggio a Napoli, in mostra a Capodimonte", recensione su Finestre sull'Arte



Titolo sintetico, mostra ricca. Caravaggio Napoli, a cura di Maria Cristina Terzaghi e Sylvain Bellenger, intende esplorare la pittura di Caravaggio e il suo seguito napoletano a partire dai “18 mesi” vissuti in città dall’artista, in due fasi. La prima, con inizio tra 23 settembre e 6 ottobre 1606 e termine immediatamente successivo al 24 giugno 1607 benché ignoto puntualmente (ma in catalogo si parla della giornata stessa del 24, o del 25); la seconda con inizio, ci viene narrato, precedente al 24 ottobre 1609 e conclusione nell’estate 1610 (certamente successiva all’11 maggio e precedente al 18 luglio). E qui però vi è un’altra svista: nessuno degli studiosi coinvolti deve aver assimilato appieno le novità della mostra del 2011 presso l’Archivio di Stato di Roma, in cui si chiariva come la data di ottobre si riferisca ad altro documento, mentre di sicuro c’è che Merisi era nuovamente nella capitale vicereale in data (comunque prossima) 7 novembre. 
Al di là di tale premessa di inquadramento cronologico, che interesserà e su cui si appuntano più gli specialisti, sono sei i dipinti del maestro portati in Sala Causa (per un settimo, si veda più avanti). Forse per la prima volta in una grande retrospettiva, dopo quella del 2010 presso le Scuderie del Quirinale, tutti di indubbia autografia. Ed eccoli dunque: le due Flagellazioni di Napoli e Rouen, le due Salomè con la testa del Battista di Madrid e Londra, il San Giovanni Battista della Borghese, il Martirio di sant’Orsola. Molto si è scritto negli ultimi tempi sulla ’vera’ Maddalena in estasi, di cui le versioni più accreditate erano state portate a Parigi in una mostra, Caravage à Rome. Amis et ennemis, cui aveva preso parte la curatrice di Caravaggio Napoli. Ricordando che, in tale occasione, la stessa si era guardata dall’esprimersi in proposito (comunque una delle due versioni è stata attribuita dall’autorevole Mina Gregori), la diatriba viene ora messa a tacere portando a Capodimonte due copie dichiarate. A ogni modo si apprezza l’adozione della nuova cronologia del prototipo merisiano, 1610 anziché 1606 e dunque in un certo senso un’aggiunta al periodo napoletano, anche se su questo permane un certo disaccordo in catalogo, tra la curatela e l’autore di una scheda (come non dare ragione alla prima!).
Se evidentemente la Galleria Borghese non ha potuto prestare un secondo dipinto, il David con la testa di Golia che significativo sarebbe stato per il percorso espositivo, difficile è restare insensibili all’assenza di due capolavori, che avrebbero reso pressoché esaustiva l’illustrazione del percorso napoletano ed eccezionale la portata dell’evento. Parliamo della Negazione di Pietro e della Crocifissione di sant’Andrea, almeno quest’ultima grande assente giustificato: essa deve essere considerata inamovibile dal museo di Cleveland, per la sua fragilità e tenendo conto che è reduce da un lungo e delicato intervento di restauro (documentato dal video proiettato in una saletta). Attorno alla sua presenza ideale è comunque incentrata una specifica sezione, con dipinti in qualche modo a essa ispirati (ma non sembra essere il caso del Martirio di san Sebastiano di Hendrick van Somer). Nella stessa sala, peraltro, l’analogo soggetto di Louis Finson da Rougiers, esposto per la prima volta dopo un restauro. Sulla base dell’iscrizione in un cartiglio dipinto, di difficoltosa lettura nell’ultima cifra, è datato 1610; o alternativamente 1615, il che a ben vedere è improbabile (semmai l’ultimo carattere poteva sembrare un 6: comunque un segno circolare appare evidente). Tornando sulla Negazione di Pietro, si registra ora un’audace ipotesi che la vorrebbe presente nell’ultimo viaggio di Caravaggio da Napoli a Porto Ercole. L’idea non è supportata da fonte alcuna e anzi le evidenze documentarie vanno in direzione opposta, però tanto basta per aver creato un precedente di cui non si sentiva bisogno, nella narrazione della biografia caravaggesca; che, specie a livello di divulgazione, non attende altro che alimentarsi di nuove ipotesi, anche le più inverosimili, purché affascinanti e appunto ’originali’. È trascurata inoltre l’ipotesi di Maurizio Marini, pubblicata postuma nella monografia dell’altrettanto compianto e massimo studioso del Caravaggio napoletano Vincenzo Pacelli, secondo cui si può dubitare sulla presenza nel viaggio di ritorno a Roma di almeno uno tra i tre dipinti che vi erano secondo la tradizione (due San Giovanni e una Maddalena). 
Abbiamo parlato dei dipinti autografi assenti. Un discorso a parte meritano le Sette opere di misericordia, che non si è potuta spostare dal Pio Monte della Misericordia, con strascico di polemiche non ancora sopite [...]

link: