Il blog CARAVAGGIO400, fondato nel 2009 da Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico in occasione del quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ha l'intenzione di attivare e creare un punto di approfondimento e discussione sull'opera di uno dei più grandi maestri della pittura seicentesca di cui far conoscere principalmente la sua opera e la sua arte ancor più che la sua vita e biografia, su cui troppo spesso si è concentrata l'attenzione dei media trascurando l'innovazione e il genio del grande pittore. Invitiamo tutti gli studiosi, appassionati e chiunque voglia dare un suo contributo ad inserire commenti e inviare segnalazioni a questo blog.




A cura di Michele Cuppone, Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico (pagina Fb a cura di Claudio Ferranti )

24 giu 2019

Ancora "Caravaggio Napoli". Le Sette opere del Pio Monte: un dettaglio che fa ridiscutere e una nota sulla mostra, di Sara Magister




Le seguenti note di Sara Magister, sulla mostra Caravaggio Napoli, si accompagnano alla riedizione in forma ampliata, su "About Art online" di un suo articolo pubblicato sul numero 185 de "Il Timone". In calce, una breve considerazione inedita su un importante dettaglio della tela.


Napoli, sabato pomeriggio, fine maggio 2019.

La grande assente – la tela del Pio Monte – aleggia sulle acque della mostra “Caravaggio Napoli”, e una certa sua lettura ne ha ispirato l’allestimento delle sale: un intrico di vicoli oscuri dove si aprono finestre – simili a quella del carcere da cui Cimone viene nutrito dalla figlia Pero –, che offrono nuovi interessanti spaccati visivi sui capolavori del Merisi, posti a dominio, uno o più, di ogni sala.
Tale allestimento senza dubbio valorizza i capolavori di Caravaggio come veri e propri catalizzatori di attenzione, innanzitutto da parte dei cosiddetti seguaci locali del Merisi, folgorati al punto da mutare essi stessi il loro linguaggio pittorico. Il che è il tema portante della mostra stessa.
Il buio in cui sono immerse esalta poi la luce folgorante delle tele del Merisi, rispondendo alla ricerca di continue suggestioni emozionali da parte del visitatore di oggi. Anche se l’artista le aveva concepite per una percezione meno oscura, perché in quelle chiese e palazzi ove un tempo le opere erano affisse entrava sì il buio dei fitti vicoli di Napoli, ma anche la luce brillante del sole, riflessa in qualche modo dal mare.
Chissà quante volte Caravaggio avrà rivolto gli occhi al mare, dalle finestre del palazzo Colonna a Chiaia!
Ma quelli che sono i tratti distintivi della città partenopea, il mare e la luce, scompaiono, agli occhi del pubblico che affolla le strette sale della mostra il sabato pomeriggio, letteralmente catalizzato dalle tele del Merisi e indotto a seguire un percorso onirico, dove i capolavori sembrano galleggiare in uno spazio dai confini quasi indefiniti.
Di grande utilità per gli addetti ai lavori è l’accostamento tematico tra maestro e i seguaci – tra cui spicca il genio di Battistello Caracciolo –, perché ne evidenzia in un solo colpo d’occhio i rimandi stilistici, e i frequenti richiami iconografici.
Ma agli occhi di un pubblico generico, indotto a rimanere sulla superficie del confronto visivo, chi perde in quest’improba gara sono proprio gli artisti caravaggeschi. Nessuno può mancare un qualche evento su Caravaggio, e così in quelle strette sale le altre tele rischiano di essere poco più di un appoggio (anche fisico), per meglio godere dei quadri superstar.
Si esce quindi con gli occhi abbagliati dalla luce penetrante del Merisi e dei suoi seguaci, ma con una domanda aperta sul senso profondo che quelle opere volevano davvero raccontare agli abitanti di una città, Napoli, che ieri come oggi è tragica, ma eroica al contempo, è buio e luce insieme, è dannazione, ma anche salvezza.


Post scriptum
L’uomo che indica un ricovero al pellegrino sulla sinistra è stato finora pressoché unanimemente identificato dalla critica come un “oste” (o "albergatore"). Ma la supposizione non regge, semplicemente perché, se tale fosse la sua identità, allora il suo non sarebbe più di un atto di misericordia, gratuito, ma … a pagamento (!). Il suo vestiario (e anche la cuffia, originariamente inserita) è in effetti paragonabile a quello indossato dall’oste nelle due versioni della Cena in Emmaus del Merisi, ma l’eliminazione successiva della cuffia, e la semplicità delle vesti, potrebbero in ogni caso identificarlo come un uomo generico, appartenente a una classe sociale medio-bassa. A questo punto l’atto di generosità in scena ne verrebbe ulteriormente valorizzato, perché compiuto da una persona che, nonostante i suoi pochi mezzi, li mette comunque a disposizione di chi ne ha bisogno. Tale figura rafforzerebbe quindi ancor di più il messaggio pastorale della tela, come peraltro rivolto non solo ai nobili appartenenti al Pio Monte, ma anche a quei più umili fedeli dei bassifondi di Napoli che affollavano una chiesa dove, stando ai documenti, si tenevano cinquanta messe al giorno!


link:

19 giu 2019

Caravaggio, Nostra Signora della Misericordia. Un libro sulle “Sette opere” del Pio Monte di Napoli


Chi avrà visitato la mostra Caravaggio Napoli in corso presso il Museo di Capodimonte, non avrà fatto a meno di notare tra le novità del bookshop un prodotto editoriale che si distingue già per caratteristiche tecniche, e che incuriosirà pure per l’assenza di informazioni particolari sul contenuto. Piuttosto snello e di grande formato (33x24 cm), nella copertina in brossura appaiono alcuni dettagli della 'grande assente' nelle sale espositive – a torto o a ragione secondo i punti di vistaSette opere di misericordia. O, piuttosto, Nostra Signora della Misericordia, come indicata in una trascrizione settecentesca della polizza di pagamento a Caravaggio, che è poi anche il titolo del fascicolo di cui qui si parla. 
Esso rappresenta la sesta e più recente uscita del progetto ArtchivePortfolio del fotografo Mauro Magliani. Ciascun numero della collana descrive appunto una singola opera attraverso un ricco corredo illustrativo, di alta qualità estetica e tecnica e appositamente realizzato, e un testo in costante dialogo con quelle stesse immagini, che si presentano in forma di tavole sciolte. Sono ben 42 nel nostro caso, alcune prendono più pagine e nel complesso permettono di cogliere appieno l'intricata iconografia del telero, ricco di particolari – che sfuggono alla normale visione del visitatore del Pio Monte di Misericordia, ma che pure non tutte le fotografie disponibili restituivano con un apprezzabile livello di dettaglio. 
E proprio all'iconografia del dipinto è dedicato lo scritto di Gianluca Forgione, giovane studioso partenopeo (nella collana, i saggi sono affidati sempre a giovani storici dell’arte). Sarà venuto spontaneo pensare al suo nome, considerando che egli è allievo del compianto Vincenzo Pacelli, il più grande conoscitore del Caravaggio napoletano, con cui curò la sua ultima grande monografia Caravaggio tra arte e scienza. Forgione, inoltre, aveva curato nel 2014 la riedizione postuma del volume del suo maestro dedicato proprio alla grande pala di via dei Tribunali e, più di recente, aveva esposto i suoi studi sull'argomento nell'ambito di un simposio (Evidenza Caravaggio). 
Di fatto il saggio è un'anticipazione dei risultati delle ricerche personali che saranno pubblicate in forma più estesa, o quanto meno integrando l'apparato illustrativo e testuale. Del resto, per come è concepita ArtchivePortfolio in questo #6 non può esservi posto, oltre che per un apparato di note, nemmeno per le immagini di altri dipinti e di opere a stampa, cui spesso si rimanda per analogie. Ed è ancorando l’invenzione del Merisi alla tradizione da cui discende, che è stato possibile riconsiderare il significato dell'opera e rileggere in un'inedita prospettiva alcuni degli episodi caritatevoli raffigurati. A partire, guardando più in alto, dalla constatazione che uno dei drappi che avvolgono gli angeli, più specificamente quello che scende sulla folla, non è nero (come pure è stato avanzato di recente da un'errata lettura generale del quadro), ma verde scuro. Questa notazione di carattere cromatico, apparentemente semplice per la sua evidenza eppure sfuggita ai più, riveste una grande importanza, poiché il drappo in questione si collega al manto della Vergine, di cui può dirsi parte integrante a tutti gli effetti; tanto da confermare una derivazione dalla classica immagine della Madonna della Misericordia, in cui la Madre di Gesù protegge i fedeli sotto il suo mantello [...]

link:


"Caravaggio Napoli", nuovi scritti sulla mostra a firma di Keith Christiansen, Gianni Papi, Maria Cristina Terzaghi e Rossella Vodret


Pubblicata oggi in un numero speciale di About Art online, una serie di articoli relativi alla mostra Caravaggio Napoli (Museo e Real Bosco di Capodimonte, fino al 14 luglio). 
I nuovi testi, di Keith Christiansen, Gianni Papi, Maria Cristina Terzaghi e Rossella Vodret, si aggiungono così a quelli già editi a firma di Viviana Farina, Riccardo Lattuada e Stefania Macioce.

10 giu 2019

Caravaggio a Napoli: un “filtro mentale” alla base di una rivoluzione artistica. Stefania Macioce sulla mostra di Capodimonte


Caravaggio effetto notte

Il buio esalta e accresce al massimo il senso della poetica e la qualità del lume caravaggesco, e l’allestimento (Handle s.r.l.) della mostra Caravaggio Napoli al Museo e Real Bosco di Capodimonte sembra evocare, senza retorica, l’Effetto notte di François Truffaut che, nel 1973, diresse La Nuit américaine.
Il titolo si riferiva ovviamente ad una tecnica cinematografica, nota appunto come effetto notte consistente nel rendere notturna una ripresa fatta in piena luce grazie all’inserimento di un filtro blu davanti all’ obiettivo. Un gioco di contrasti e di parole che suggerisce il rinvio al potente filtro mentale utilizzato da Caravaggio, il genio che inaugura una nuova visione della pittura. I suoi straordinari dipinti mettono in atto insuperabili ‘istantanee’, le sapienti e modernissime luci mettono a fuoco azioni in movimento sospese in attimi di assoluta eternità: la rivoluzione naturalistica che con lui si inaugura traduce una visione apparentemente istintiva e tale modernissima immediatezza viene recepita e prediletta con sorprendente partecipazione dal pubblico dei nostri giorni.
Presentata dunque attraverso un allestimento indubitabilmente efficace, la mostra Caravaggio Napoli curata da Maria Cristina Terzaghi e Sylvain Bellenger, affronta l’incontro di Caravaggio con Napoli, la grande capitale meridionale da sempre crocevia di culture diverse ove l’eredità del mondo antico e di una affinata stagione medievale si intersecano con apporti spagnoli e orientali. La vitalità dell’antica città portuale ha da sempre generato quella che Longhi ebbe a definire con affinata competenza una “immersione entro una realtà quotidiana violenta e mimica, disperatamente popolare”.
Nell’arco di due soggiorni tra l’ottobre del 1606 e il giugno del 1607 e, poi, nell’autunno del 1609 per circa un anno fino alla morte avvenuta a Porto Ercole nel luglio del 1610, durante il viaggio di ritorno verso Roma, Caravaggio trascorre a Napoli un tempo considerevole, circa diciotto mesi. Si tratta di un periodo intenso che rappresenta l’inizio della piena e cruciale maturità dell’artista che, proprio a Napoli in fuga da Roma dopo il coinvolgimento nell’omicidio di Ranuccio Tomassoni, intensifica le modalità complesse della sua ricerca pittorica. Napoli sancisce infatti l’avvio di un percorso tormentato e la pittura del genio lombardo, ricercato e condannato al bando capitale dalla giustizia romana, è segnata da una nobile quanto acuta tragicità carica di tensione morale. L’incontro con la città partenopea si distingue per un intreccio di relazioni con il panorama artistico locale, catturato dall’intensa e naturale resa della realtà, tipica delle opere napoletane dell’artista che stabilisce così un forte legame tra con il territorio. L’impatto sulla Scuola pittorica napoletana e sulla formulazione della poetica naturalistica partenopea sarà incisivo e determinante. Artisti più giovani, come Battistello Caracciolo, e quelli già attivi a Napoli, come Fabrizio Santafede, non restano immuni dalla potente suggestione del realismo caravaggesco, una suggestione che investe con forza pittori della generazione successiva come Jusepe de Ribera o Massimo Stanzione [...]

link:


5 giu 2019

I giovedì di Caravaggio: Quesiti caravaggeschi a Napoli




Il Museo e Real Bosco di Capodimonte presenta I giovedì di Caravaggio: Quesiti caravaggeschi a Napoli: quattro appuntamenti interamente dedicati al pittore lombardo ed al suo legame con la città di Napoli con gli studiosi Stefano Causa, Loredana Gazzara, Saverio Ricci e Riccardo Lattuada
Negli stessi giovedì apertura straordinaria fino alle ore 22.30 (la biglietteria chiude alle ore 21.30) con accesso agevolato al Museo (1 euro) e alla mostra Caravaggio Napoli (8 euro)

L’incontro di Caravaggio con la città di Napoli, le relazioni che intrecciò con il panorama artistico locale, segnarono definitivamente il suo percorso. 
L’intensa resa della passione e dell’istinto nei dipinti napoletani identifica oggi, più che in altri momenti, l’immagine e la personalità dell’artista lombardo. 
Il legame di Caravaggio con il territorio ebbe un impatto incisivo sulla Scuola napoletana e nella costituzione della poetica del naturalismo partenopeo. 
Sia gli artisti più giovani, come Battistello Caracciolo, che quelli già attivi a Napoli, come Fabrizio Santafede, non poterono restare immuni al realismo caravaggesco e tentarono di adeguarsi alla novità, creando opere inconfondibilmente suggestionate dal Caravaggio. 
Un influsso che toccò anche in parte i colleghi della successiva generazione, tra cui Massimo Stanzione.

Sono dedicati a questo incontro unico nella storia dell’arte le lectures in programma nei quattro giovedì del mese di giugno 2019 nell’Auditorium del Museo di Capodimonte (piano terra), organizzate da Maria Cristina Terzaghi e Sylvain Bellenger, curatori della mostra Caravaggio Napoli (fino al 14 luglio 2019), con la produzione della casa editrice Electa. 
Si comincia giovedì 6 giugno alle ore 18.00 con Stefano Causa che parlerà di Battistello Caracciolo protagonista del naturalismo napoletano.
Nei giovedì successivi si avvicenderanno Loredana Gazzara, Saverio Ricci e Riccardo Lattuada.

Ecco il calendario completo degli incontri: 
6 giugno: Stefano Causa, Battistello Caracciolo protagonista del naturalismo napoletano 
13 giugno: Loredana Gazzara, Il Pio Monte della Misericordia storia e protagonisti 
20 giugno: Saverio Ricci, Caravaggio e la cultura filosofica a Napoli nel primo Seicento 
27 giugno: Riccardo Lattuada, Il giovane Massimo Stanzione tra caravaggismo e nuovi linguaggi figurativi

Dalle ore 19.30 seguirà apertura straordinaria con accesso agevolato al Museo e Real Bosco di Capodimonte (biglietto: 1 euro) e alla mostra Caravaggio Napoli (biglietto: 8 euro).
Le biglietterie chiudono alle ore 21.30. Con il biglietto serale della mostra Caravaggio Napoli si potrà gustare a soli 3 euro il cocktail “Rosso Caravaggio” creato per l’occasione dal Capodimonte Cafè (fonte: Museo e real Bosco di Capodimonte).