Così i Messina Denaro rubarono il Caravaggio, parla il collaboratore Vincenzo Calcara

Dopo le puntuali ricostruzioni rese note dalla Commissione parlamentare antimafia sul furto della Natività di Palermo, tornano a farsi sentire ipotesi alternative. Quella che segue si aggiunge a quanto dichiarato da Franco Di Carlo (link). A ogni modo, dopo la relazione conclusiva della Commissione antimafia, il 18 giugno 2018 la Procura di Palermo ha riaperto un fascicolo sul caso, seppur contro ignoti, con l'indagine assegnata al procuratore aggiunto Marzia Sabella e al pm Roberto Tartaglia (link)



«Il quadro del Caravaggio? Chiedetelo a Giovanni Franco Becchina dove è»: Vincenzo Calcara, pentito di mafia ed ex braccio destro di Francesco Messina Denaro (padre del latitante Matteo) non ha alcun dubbio riguardo alle sorti della «Natività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi», la pala trafugata dall'oratorio di San Lorenzo, a Palermo, il 18 ottobre 1969.
Un giallo lungo cinquant'anni, che ha tenuto banco sulle cronache di mezzo mondo e la cui vera storia, al momento, nessuno conosce. Un nodo che neanche gli investigatori sono riusciti a districare. 
Il furto, che figura nella lista dei primi dieci crimini d'arte della storia stilata dall'Fbi, fu attribuito dal pentito Brusca ai Corleonesi, ma ora questa nuova versione raccontata al Giornale dal collaboratore di giustizia apre piste diverse. Calcara divenne uomo d'onore riservato del boss siciliano Messina Denaro il 4 ottobre 1979. «Francesco racconta - mi prese in simpatia dopo che evitai che il figlio Matteo, (tuttora primo ricercato d'Italia, e considerato l'erede di Riina ndr) fosse picchiato da alcuni giovani. Mi riteneva persona di fiducia, tanto da chiedermi, più avanti negli anni, di uccidere il giudice Paolo Borsellino. Non lo feci, ma ho il peso sul cuore di non essere riuscito a salvarlo». 
All'epoca, ma già da anni prima, la casa di Messina Denaro era frequentata «da tombaroli e mercanti d'arte». E anche intorno a Riina, di cui il boss di Castelvetrano era il braccio destro, ruotavano strani personaggi. «Tra questi prosegue c'era Becchina. Sono stato il primo a fare quel nome ai magistrati. Lui era il referente di Cosa Nostra per l'arte. Sapeva come commerciare con l'estero. Per questo in molti gli commissionavano i furti. E non si sono impossessati solo del Caravaggio, ma anche di moltissime altre opere d'arte trafugate dalla Mafia». Come fecero? «Semplice - prosegue -, in Sicilia si trovava sempre qualcuno all'interno che facesse da complice». Ecco perché anche nel furto del Caravaggio dipinto nel 1609 [1600, ndC400] fu fondamentale «la base». «Sono certo lo abbia preso lui prosegue Calcara e ricordo benissimo come a Cosa Nostra non mancassero le possibilità di entrare dappertutto. Come lo fecero sparire? Dentro le case della Mafia si poteva far sparire tutto. Alcune opere rimanevano nelle abitazioni degli esponenti di Cosa Nostra, altre erano destinate all'estero per poi essere vendute. Sono sicuro Becchina sappia perfettamente dove è finito il Caravaggio». 
«Lo stesso Messina Denaro -rievoca il pentito- amava l'arte e l'archeologia, tanto da bramare opere e oggetti antichi. Cosa certa è che so che Becchina (di recente finito sulle cronache per il sequestro dei suoi beni, ndr) era perfettamente in grado di fare quel lavoro e l'ho detto anche ai giudici». Oggi Calcara dice di ignorare «dove sia finito il quadro. Potrebbe essere ovunque, ma quasi certamente all'estero» [...]

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"Caravaggio a Siracusa 1608", recensione di Michele Cuppone


Esce per i tipi di Tyche Caravaggio a Siracusa 1608 di Paolo Giansiracusa che – nomen omen, verrebbe da dire – più di ogni altro fra gli studiosi locali ha rivolto la sua attenzione alla monumentale pala che l'artista lascio nella città aretusea. L'opera si presenta come un agile librino, dal formato e volume contenuti (96 pp.), scorrevole nella lettura e vivacizzato da un calzante apparato iconografico. 
L'autore ha così l’opportunità di portare a un pubblico più ampio quanto in sostanza edito in precedenti occasioni e raccolto ultimamente in versione ampliata negli atti, altrimenti non facilmente reperibili, delle giornate di studio del 2010 tenutesi alla chiesa della Badia, nel IV centenario della morte dell’artista. 
Il testo, al di là di ciò che può lasciare immaginare il titolo, è incentrato in una lettura critico-iconografica del Seppellimento di santa Lucia, più che in una narrazione intorno al soggiorno aretuseo di Merisi, su cui del resto non c’è molto da raccontare, stante le rare fonti disponibili. Eppure qualcosa di nuovo si era provato a dire, in una recente uscita (2013); Caravaggio siracusano di Katia Savarino, questo il titolo, era in sostanza la riedizione un po’ più aggiornata di una tesi di laurea del 2001, integrata in particolare dalla pubblicazione – a dire il vero poco chiara nella sua illustrazione – di un documento attestante rapporti fra Vincenzo Mirabella (l'intellettuale che accompagnò Caravaggio alla scoperta dei dintorni di Ortigia) e il senato cittadino, che secondo il biografo Susinno commissionò la pala su intercessione di Mario Minniti (per quest’ultimo, giusto un accenno nel libro). Questo nuovo elemento sembra andare in direzione della tesi, in controtendenza, lanciata da Ferdinando Bologna e sviluppata con nuove argomentazioni da Enzo Papa, secondo cui committente dell'opera sarebbe stato proprio Mirabella. 
Ma tornando al volume di Giansiracusa, la bibliografia pure qui si arresta ad anni non recenti: il 2010, coincidente con le giornate di studio di cui sopra. Non si tiene pertanto conto ad esempio – e forse non era intenzione approfondire il tema? – dello studio della fortuna copistica del Seppellimento, su cui vi ha scritto nel 2015 Salvina Buccheri consegnandoci anche una scoperta d’archivio. Più in generale, non si può fare a meno di notare un minore interesse al dato strettamente storico, ovvero è in modo ‘originale’ che talvolta si parte da esso. Ne è esempio la collocazione senza esitazioni nel novembre 1608, non supportata da documenti ancorché possibile, della fine del soggiorno siracusano per Caravaggio. O l'idea di collocare entro il 1599 il completamento della Vocazione di San Matteo – peraltro ritenendo che la scena si svolga "nella notte" e che il giovane a capotavola sia una "guardia svizzera" (per tutto questo, vedi il fresco Caravaggio. Il vero Matteo di Sara Magister). Oppure si veda l'avallo del mai attestato – e anzi ora (dal 2011) fortemente messo in dubbio – operato palermitano; tale aspetto andrà tuttavia giustificato se è l'autore stesso a comunicare a chi scrive (16 aprile 2018) di essere a conoscenza della questione e del parere che la stessa Natività di Palermo “non è siciliana” ma, "trattandosi di una breve citazione", si è "attenuto alla letteratura corrente". Altro si potrebbe commentare ma va sempre tenuto a mente che il testo, di fatto, è da considerarsi “chiuso” al 2010
Un punto su cui si pone un particolare accento, presentandola come una “straordinaria scoperta” e di conseguenza come la principale acquisizione, è la presunta derivazione della figura del chierico dall'immagine di Lucia nel polittico quattrocentesco della concittadina chiesa di San Martino. Questo offre a Giansiracusa una sponda a sostegno di una sua suggestiva ipotesi, secondo la quale l’ecclesiastico altri non sarebbe che Lucia rediviva, nel giorno del martirio coincidente appunto con il suo dies natalis. Che si possa o meno concordarvi, piace ricordare a tal proposito la proposta di Howard Hibbard, che vedeva nel gruppo dei dolenti un richiamo alle figure di Giovanni e Maria nelle Crocifissioni rinascimentali. A confortare quest’ultima considerazione, chi scrive coglie l’occasione per aggiungere che gli stessi colori dell’abbigliamento del cosiddetto diacono – manto (e non esattamente una meno ampia “stola”) rosso e veste, a ben guardare, verde – sono proprio quelli caratterizzanti la tradizionale iconografia di san Giovanni [...]

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La "Natività" del Caravaggio si troverebbe nei Paesi dell'Est Asiatico. Lo afferma il comandante del reparto "Tutela Patrimonio Culturale"




















Il tenente colonnello Nicola Candido, Comandante del reparto operativo Carabinieri "Tutela Patrimonio Culturale" è stato intervistato da Rai News 24 sul furto della Natività di Palermo. Simulando un'ipotesi di suddivisione del quadro in più pezzi - così come avvenuto, stando alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaetano Grado - Candido ha dichiarato in particolare, confermando quanto solo accennato in una precedente intervista rilasciata a TVSvizzera.it, che
È venuta fuori una nuova pista. Una delle indicazioni che è stata fornita è stata quella della possibile rivendita dell'opera su mercati dell'Est asiatico, ed è una delle piste che in qualche modo stiamo cercando di verificare.
Nelle precedenti dichiarazioni, il comandante aveva affermato che l'opera sarebbe stata "commercializzata forse anche in Giappone ... Paesi dell'Est asiatico".


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Copia d'epoca del "San Francesco in meditazione" di Caravaggio in asta



Una copia di collezione privata romana del San Francesco in meditazione di Caravaggio, è sul sito d’asta Bonhams e sarà battuta il 4 luglio a Londra. Il dipinto sarà visibile fino a quella data presso la sede capitolina della casa d'aste (via Sicilia, 50).
La Soprintendenza alle Belle Arti italiana considera il quadro di importanza nazionale e richiede che resti in Italia; pertanto non potrà essere esportata fuori dall'Italai.
Alle copie del San Francesco in meditazione – oltre a quella in oggetto, vi è un'altra conservata presso Castell'Arquato – è dedicato un articolo di Mario Marubbi negli atti delle giornate di studio "Caravaggio e i suoi" (a cura di Pierluigi Carofano).


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"Caravaggio. Il vero Matteo": la presentazione con Paolucci e Strinati e la rassegna stampa sul volume di Sara Magister



In questi ultimi tempi si è riaperto il dibattito sull'individuazione del san Matteo dipinto da Caravaggio nella Vocazione di san Matteo in San Luigi dei francesi, in concomitanza con l'uscita del libro di Sara Magister "Caravaggio. Il vero Matteo" – peraltro, di recente una copia del dipinto è stata dotata al Papa.
Si riporta di seguito una rassegna stampa (in costante aggiornamento), di articoli e recensioni che stanno accompagnando l'uscita editoriale e il dibattito scientifico – assieme alla registrazione della presentazione del volume, che si è tenuta il 31 maggio 2018 a Roma e che ha visto la partecipazione di Antonio Paolucci, Claudio Strinati e Fabio Isman.
[Il volume è stato insignito del Premio Città Cristologica 2018]


Rassegna stampa:


Intervista radiofonica [nella trasmissione "Tredici e tredici" su Radio Vaticana, 30/5/2018]

Qui était le vrai Matthieu? Une nouvelle lecture du chef d’œuvre de Caravage [di Antonio Paolucci su L'Osservatore Romano - Édition hebdomadaire en langue française, 31/5/2018]

Chiesa e arte. Il "vero" Matteo svela anche chi fu il vero Caravaggio [di Sandro Magister su L'Espresso, 31/5/2018]

Il "Vero Matteo" secondo Caravaggio non è quello che immaginiamo [di Caterina Maniaci su ACI Stampa, 3/6/2018]

Il vero Matteo [di Caterina Dall'Olio su TG2000, 5/6/2018]

Una nuova tesi sul Matteo di Caravaggio [di Caterina Maniaci su Libero, 5/6/2018]

Who is Saint Matthew for Caravaggio? [di Cornelius Sullivan su The Italian Insider, 5/6/2018]

Il vero Matteo [di Sara Pietrantoni su 365 giorni a  Roma, 6/6/2018]

Sara Magister a caccia del vero Matteo di Caravaggio [di Giulia Tanel su Il Timone, 7/6/2018]

Chi è San Matteo? Il mistero del quadro [di Gilberto Scuderi su Gazzetta di Mantova, 8/6/2018]

Il vero Matteo [di Sara Pietrantoni su Arte e Arti, 14/6/2018]

Vi svelo il vero Matteo [di Annalisa Stancanelli su La Sicilia, 9/7/2018]

Caravaggio. Il vero Matteo [di Matteo Matzuzzi su Il Foglio, 26/7/2018]

Caravaggio. Il vero Matteo [di Francesca Grego su Arte.it, 30/8/2018]

Caravaggio. Il vero Matteo [di Luigi Bertoldi su Radici Cristiane, 8-9/2018]

“Caravage à Rome …”. Parla Cristina Terzaghi: A confronto le due Maddalene, ma non formuliamo giudizi. Un ‘quesito caravaggesco’ ancora irrisolto nella ‘prima’ a Parigi del genio lombardo [di Pietro di Loreto su About Art online, 16/9/2018]

Ma chi è Matteo? [di Marzia Minore su Il Giornale dell'Arte, 10/2018]

Caravaggio, Magister and The Beatles [di Irving Lavin su About Art online, 6/10/2018]

Un premio all'insegna di Cristo [di Marica Ronzillo su Logos, 31/10/2018]

Premio Nazionale Città Cristologica per "Caravaggio. Il vero Matteo" di Sara Magister [su Caravaggio400, 11/11/2018]

Comunicato stampa "Presentazione dell'opera Mt 9,9-13" [su Arcidiocesi Salerno, 16/11/2018]

Matera, a Sara Magister il "Premio Nazionale Città Cristologica" [su Basilicatanet, 17/11/2018]

Premio Nazionale Città Cristologica per il libro “Caravaggio. Il vero Matteo” [su Oggi Notizie, 17/11/2018]

Matera, premio nazionale Città Cristologica 2018 [su Giornalemio.it, 18/11/2018]

Salerno - Omaggio a San Matteo [di Enzo Ragone su Rai 3, 23/11/2018]

Opera cardinale [su LIRATV, 23/11/2018]

Il San Matteo inedito di Ippazio Campa donato alla Cattedrale [di Paolo Romano su La Città di Salerno, 24/11/2018]

Opera caravaggesca di Ippazio Campa per il Duomo di Salerno [su Il Messaggero, 26/11/2018]

Consegnato a Matera il Premio Nazionale Città Cristologica 2018 [su LeMeridie.it, 4/12/2018]

Caravaggio e il Matteo di ogni giorno [di Antonio Paolucci su Avvenire - Luoghi dell'Infinito, 27/12/2018]

Presentazione della Fondazione Cardinale Francesco Maria Del Monte [di Maria Elisabetta Alberti Casellati su Senato della Repubblica, 4/2/2019]

Rossella Vodret a 360° su Caravaggio: le certezze, le quasi certezze e le ipotesi sui misteri che ancora sussistono [di Pietro di Loreto su About Art online, 8/2/2019]

Il dibattito su Caravaggio entra in Senato: Maria Elisabetta Alberti Casellati interviene sulla Vocazione di san Matteo [su Finestre sull'Arte, 13/2/2019]

La verità sulla pala del ''San Matteo e l'angelo'' di Caravaggio in San Luigi dei francesi [su Emozione Arte, 2/9/2019]

Chi è il vero Matteo nella Vocazione di Caravaggio? La risposta di Sara Magister [a cura di Andrea Lonardo su Gli Scritti, 29/3/2020]

Caravaggio, quale è il vero Matteo? [di Mario Dal Bello su Città Nuova, 12/1/2021]

Caravaggio, spunti e riflessioni sull’enigma del gabelliere [di Stefano Pierguidi su il manifesto - Alias, 9/5/2021]

Conversazione "L'affaire Caravaggio. La Natività trafugata, la memoria da custodire", il 13 giugno a Palermo



Mercoledì 
13 Giugno 2018 ore 21:00
Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis
Sala del Trionfo della Morte

Conversazione
Sebastiano Tusa, Assessore Regionale dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana
Sergio Alessandro, Dirigente Generale del Dipartimento Regionale dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana
Evelina De Castro, Direttore del Polo Regionale di Palermo per i siti culturali 
Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis
Aurelio Angelini, Direttore Fondazione Unesco Sicilia
Bernardo Tortorici di Raffadali, Presidente Amici dei Musei Siciliani
Marzia Sabella, aggiunto Procura della Repubblica di Palermo
Nino Caleca, avvocato
Riccardo Lo Verso, giornalista
Roberto Puglisi, giornalista

interviene Vittorio Sgarbi

L’iniziativa trae spunto dalla rinnovata attualità dei temi legati al dipinto, critici e storico artistici in relazione alla lettura dell'opera all'interno del percorso di Caravaggio fra Roma, Napoli e la Sicilia, ma - parimenti e forse ancor più articolati e in continua evoluzione - argomenti di cronaca giudiziaria per il trafugamento della tela dalla sua sede originaria, l'altare dell'Oratorio di San Lorenzo, nella notte del 17 ottobre 1969. 
Da quella notte la vicenda del trafugamento del Caravaggio di Palermo ha assunto varie dimensioni: letteraria, cinematografica, propriamente storica o di taglio sociologico, investendo inevitabilmente il problema della salvaguardia e tutela dei nostri beni culturali, senza mai perdere comunque i connotati specifici di caso giudiziario con “indagini ancora in corso”, come giustamente sottolineato in ogni sede dagli operatori. 
Quest'ultimo aspetto, che annovera ad oggi alcune sedute dedicate dalla Commissione Nazionale Antimafia e la recente pubblicazione di Riccardo Lo Verso dal titolo La tela dei boss, offre lo spunto di attualità per l'iniziativa che si terrà a Palazzo Abatellis in collaborazione con l'Associazione Amici dei Musei Siciliani, che cura l'Oratorio di San Lorenzo e che già in passato ha puntato i riflettori sul furto del Caravaggio. A partire dalle ore 21 la serata si articolerà in una conversazione - tavola rotonda seguita dall’intervento di Vittorio Sgarbi
Nell'occasione nella sala del Sottocoro sarà allestita l’esposizione del telaio ligneo da cui fu staccata l’opera, concesso in prestito dall'Associazione Amici dei Musei Siciliani e di periodici dell'epoca dalle collezioni della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana di Palermo.

Quella "Giuditta" arcaica e macabra di Caravaggio. Vittorio Sgarbi torna sulla Giuditta 'Lemme'


Con nessuna: a partire dalla Susanna e i vecchioni a Pommersfelden, del 1610, all'Autoritratto come santa Caterina degli Uffizi, e, nella versione or ora apparsa da Druot a Parigi, alla Giuditta e Oloferne, la prima in Palazzo Pitti, molto nel gusto di Orazio, le successive a Capodimonte e agli Uffizi, alla Conversione della Maddalena in Palazzo Pitti. Temperamento, classicismo, aggressività, determinazione sono i caratteri con cui si manifesta la prima, fredda e più crudele Artemisia. 
Si può veramente immaginare che sia lo stesso l'autore della composta, controllata, irenica Giuditta di Lemme e di quella, eponima, di Capodimonte, distanti per la critica uno o due anni? A ben vedere la Giuditta Lemme ha già sollevato in passato sospetti di aura caravaggesca giovanile in Claudio Strinati (a memoria dello stesso Lemme), e, oggi, in Marco Fabio Apolloni. Per una ragione, soprattutto: che nel dipinto, indubbiamente caravaggesco, si respira aria di anni '90 del Cinquecento, e non di secondo decennio del Seicento (pur agli esordi, intorno al 1611-12, come comunemente si ritiene). Di Artemisia è lo stesso padre, Orazio, a dire «questa femina, come è piaciuto a Dio, havendola drizzata nelle professione della pittura in tre anni si è talmente appraticata che posso adir de dire che hoggi non ci sia pare a lei, havendo per sin adesso fatte opere che forse i prencipali maestri di questa professione non arrivano al suo sapere». 
Sarà pure, ma per quanto «appraticata», Artemisia non poteva, ai suoi esordi, avere registri tanto lontani e, tanto meno, risalire al Caravaggio esordiente e poco influente del Ragazzo del cesto di frutta Borghese, del Suonatore di liuto dell'Ermitage, delle due Buona ventura dei Capitolini e del Louvre, dei Bari di Fort Worth, della Maddalena Doria Pamphilj, della Conversione della Maddalena di Detroit. Con tutte queste, e in particolare con la Buona ventura, ha affinità la Giuditta Lemme, così statica e posata, senza dramma, nel clima del primo Caravaggio, tra 1596 e 1599, quando uscirà allo scoperto il pittore cinematografico della Vocazione di Matteo
Vero è che essa indica un rapporto stretto anche con opere del padre, come la ben più evoluta Giovane donna con il violino di Detroit. Ma essa cade, per la critica, verso il 1612, ed è elaborata con una naturalezza, una scioltezza e un'eleganza assai lontane dalla rigidezza compositiva propria della Giuditta Lemme, e condivisa dalle prime composizioni caravaggesche, un po' ingessate nei costumi e negli abiti d'epoca, come le Buona ventura. Nella Giuditta c'è alcunché di sorgivo, di imbarazzato, di legato, che ha un sapore arcaico, iniziale, che non c'è mai nel sempre sofisticato Orazio giovane. È questa rigidezza della Giuditta Lemme, mai dinamica, mai inquieta, pur nella brutalità del tema, che non si registra, né sul piano formale, né su quello psicologico, nella temperamentosa Artemisia la cui drammaticità, potenziando la Giuditta Coppi di Caravaggio (ora alla Galleria nazionale di Palazzo Barberini), si esprime nelle violente e tempestose versioni di Capodimonte e degli Uffizi. Due Artemisia, dunque? No, due pittori, in tempi diversi. Le mani e l'espressione imbambolata della Giuditta Lemme sono le stesse della zingara (e anche del ragazzo) della Buona ventura; e gli abiti hanno la stessa consistenza, di cotone e di seta, nuovi e croccanti. Ma soprattutto la staticità, l'ostensione dei personaggi come merci in vetrina, fino a un particolare di impressionante e macabra evidenza: il sacco per accogliere la testa di Oloferne, con le macchie di sangue di uno straccio già usato. Un'idea sgraziata e vera che solo Caravaggio poteva concepire. E intanto iniziamo con il dire che non è di Artemisia (fonte: Il Giornale).

Narrazione scenica "Cavaliere di Grazia: Caravaggio tra Roma e Malta", il 7 giugno a Roma all'Istituto dell'Enciclopedia Italiana




Giovedì 7 giugno, nell'ambito dell'VIII edizione di Cerealia, avrà luogo, presso l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, la narrazione scenica Cavaliere di Grazia: Caravaggio tra Roma e Malta, con Fabio Pappacena (voce recitante) e l’ensemble barocco La Selva (flauti e liuto).
L'attività è gratuita su prenotazione (chiamando il 338-1515381 o scrivendo a eventi@mthi.it - per altri riferimenti clicca qui).

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La Natività del Caravaggio. Franco Di Carlo: “Io la tela l’ho vista e a parer mio è ancora in Sicilia”

Dopo le puntuali ricostruzioni rese note dalla Commissione parlamentare antimafia sul furto della Natività di Palermo, tornano a farsi sentire ipotesi alternative


Torna attuale la vicenda del furto della Natività, capolavoro dipinto dal Caravaggio. Il dipinto venne trafugato nel 1969 nell’oratorio di San Lorenzo a Palermo. Poi se ne persero le tracce, chi pensava fosse stato distrutto, chi invece fosse finito in Svizzera per essere venduto sul mercato clandestino dell’arte
Ma c’è chi confuta questa tesi
Si tratta di Franco Di Carlo, l’ex boss di Altofonte, il quale contattato telefonicamente da Articolotre dichiara: 
Alla fine del 1980, quella tela l’ho vista con i miei occhi. A casa di un esponente del mandamento Partanna Mondello. San Lorenzo. L’esponente di quel mandamento mi mostrò quel dipinto di inestimabile valore, ma non ci feci caso più di tanto. Ero stato contattato per via delle mie conoscenze all’estero e dei miei interessi in Inghilterra. Mi venne chiesto se avessi potuto adoperarmi per piazzare la tela del Caravaggio presso qualche magnate amante dell’arte o attraverso aste. Ma dopo il 1981, anche a causa della guerra di mafia, non ne seppi più nulla, soprattutto perché tanti esponenti esponenti e vertici di Cosa Nostra caddero vittime di quella guerra di mafia. Ma posso confermare che la tela l’ho vista, era integra e a parer mio si trova ancora in Sicilia”. 
Ma le dichiarazioni di Gaetano Grado? 
Grado era un soldato, un uomo di Stefano Bontate. Probabilmente fa confusione con un’altra vicenda legata ad un’opera d’arte. Una statua che, quella sì, venne portata in Svizzera, a Ginevra, dopo essere stata periziata da un’esperta”. 
Diversa è la conclusione cui è pervenuta la Commissione parlamentare antimafia presieduta da Rosy Bindi, a seguito delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaetano Grado. I risultati cui è giunta la Commissione sono stati trasmessi alla Procura della Repubblica di Palermo. 
Il furto sarebbe stato opera di due balordi, delinquenti comuni, una volta trafugato il quadro finì nelle mani di Cosa Nostra, prima in quelle di Stefano Bontate, infine a Gaetano Badalamenti. 
Fu proprio don Tano ad intuire l’immenso valore dell’opera “anche se non ne capiva il valore artistico” sottolinea Rosy Bindi. 
E fu proprio con il Caravaggio che la mafia comprese l’importanza dell’arte come strumento di pressione e di ricatto nei confronti dello Stato. 
Il furto della Natività resta una ferita aperta per la Chiesa e per la cultura in generale. 
Chiosa il sindaco Leoluca Orlando “Se anche un frammento di quel quadro rubato potrà essere restituito a Palermo sarà un successo” (fonte: ArticoloTre)

"Riemerge una 'Vocazione di San Matteo' ispirata a Caravaggio. Ma su personaggi e ruoli non ci sono dubbi", di Emilio Negro


Reinterpretando le due celebri strofe dell’Amleto di Shakespeare (“There are more things in heaven and earth, Horatio/ Than are dreamt of in your philosophy”, 1600 ca.), si potrebbe dire che i dipinti eseguiti dagli anonimi seguaci di Michelangelo Merisi da Caravaggio siano più numerosi di quanti ne possano immaginare gli estimatori di quella affascinante corrente artistica. Tanto è vero che capita spesso di vederne riprodotti diversi di cui si ignorava l’esistenza. Accade altre volte di ammirarli de visu sulle pareti delle case-museo di collezionisti che hanno scelto di dedicare parte delle loro risorse e del tempo libero all’acquisizione, alla salvaguardia e allo studio di tale coinvolgente genere di pittura. Alla geniale inventiva di questi maestri quasi del tutto dimenticati o totalmente sconosciuti, Gianni Papi ha dedicato opportunamente una pubblicazione dal titolo azzeccato quanto accattivante: Il genio degli anonimi
Succede di rado di riuscire a collegare un’opera caravaggesca al nome di un pittore citato dalle fonti storiche o dai documenti e, ancora più raramente, accade di imbattersi in uno di quei dipinti siglati e datati; ma raramente non significa mai, e perciò può capitare di scoprire un’inedita Vocazione di San Matteo, che rielabora con innegabile originalità la più celebre versione eseguita da Michelangelo Merisi nella chiesa romana di San Luigi dei Francesi (1600 ca.): si tratta di un olio su tavola di castagno di cm 90 x 67, in buono stato di leggibilità nonostante la vecchia rottura in due parti del supporto ligneo e qualche abrasione della superficie pittorica dovuta ad antiche puliture.
“HARRODS DEPOS./ BARNES S W 13/ LADY NINA KNOWLES/ Depos. N. 719/ Recieved 10 10 36”, è l’iscrizione leggibile sull’etichetta incollata nel verso della tavola, grazie alla quale si può risalire almeno fino all’ultima parte della sua complessa vicenda collezionistica. La targhetta testimonia infatti che nell’autunno del 1936 la nostra Vocazione di San Matteo si trovava presso la sede londinese di un noto edificio per lo stoccaggio delle merci: l’Harrods Furniture Depository, ancora esistente tuttora sulla riva sud del Tamigi, sebbene trasformato in un centro residenziale. A lasciarla in consegna al capiente magazzino era stata la legittima proprietaria, Lady Nina Geraldine Knowles (1884-1951), nata Ogilvy Grant e vedova di Sir Lees Knowles, i cui ritratti fotografici scattati da Alexander Bassano, sia in divisa da crocerossina, sia in abiti borghesi, fanno parte della collezione della National Portrait Gallery di Londra. 
Lady Nina fu una generosa nobildonna inglese che donò la Turton Tower alla comunità di Chapeltown (North Turton, Lancashire) ed un dipinto attribuito a Jan Brueghel il Vecchio al Salford Museum and Art Gallery. La sua ragguardevole biografia sembra uscita da una sceneggiatura scritta da Julian Fellowes, l’autore della fortunata serie televisiva Dowton Abbey: sposò Sir James Lee Knowles, eccellente atleta ed esponente di spicco del partito conservatore, si interessò di politica e assistenzialismo, mentre altre opere d’arte di sua proprietà furono vendute in asta nel corso degli anni. 
Anche questa Vocazione di San Matteo è stata ambientata presso il banco della gabella della città di Cafarnao, in Galilea, poiché secondo la tradizione evangelica Matteo vi lavorava come esattore. Il futuro santo è da riconoscere nell’uomo maturo con la bilancia che, all’oscuro di quanto sta accadendo, valuta le monete imitando in siffatto modo l’invenzione del Caravaggio nella grande tela di San Luigi dei Francesi. Tra i personaggi riconoscibili intorno a lui, si nota innanzitutto San Pietro che sta alle spalle di Matteo e lo indica con la destra, vediamo poi il suo giovane aiutante col registro dei pagamenti, intento ad osservare perplesso la scena; non manca infine una donna anziana dal volto rugoso, del tutto somigliante alle vecchie ritratte dal grande maestro lombardo, impegnata a guardare di sottecchi il Salvatore che con un lieve cenno della mano chiama a sé il discepolo: secondo il Vangelo, Gesù si limitò a pronunciare la sola parola “seguimi!”, in risposta alla quale Matteo si alzò e ubbidì. Sono rimarchevoli anche gli oggetti sparsi sul panno verde steso sopra al tavolo, che costituiscono una natura morta composta dal sacchetto contenente i denari delle riscossioni, dalla cassettina col necessaire da cambiavalute, un calamaio, rotuli di carta, un registro e alcune monete [...]

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Il video integrale del convegno "Il Caravaggio rubato dalla mafia: una storia semplice. Le scoperte della Commissione Antimafia"



Pubblicato da Radio Radicale il filmato integrale (1h 32') del convegno "Il Caravaggio rubato dalla mafia: una storia semplice. Le scoperte della Commissione Antimafia", registrato a Palermo mercoledì 30 maggio 2018 alle 16:20. 
L'evento è stato organizzato da Comune di Palermo. Sono intervenuti: Leoluca Orlando (sindaco del Comune di Palermo), Attilio Bolzoni (giornalista del quotidiano "La Repubblica"), Rosy Bindi (già presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie), Corrado Lorefice (arcivescovo metropolita di Palermo), Claudio Fava (presidente della Commissione Antimafia dell'Assemblea Regionale Siciliana), Bernardo Tortorici (presidente dell'associazione Amici dei Musei Siciliani), Giuseppe Bucaro (direttore dell’Ufficio Beni culturali dell’Arcidiocesi di Palermo).

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