Il blog CARAVAGGIO400, fondato nel 2009 da Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico in occasione del quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ha l'intenzione di attivare e creare un punto di approfondimento e discussione sull'opera di uno dei più grandi maestri della pittura seicentesca di cui far conoscere principalmente la sua opera e la sua arte ancor più che la sua vita e biografia, su cui troppo spesso si è concentrata l'attenzione dei media trascurando l'innovazione e il genio del grande pittore. Invitiamo tutti gli studiosi, appassionati e chiunque voglia dare un suo contributo ad inserire commenti e inviare segnalazioni a questo blog.

12 dic 2018

Fino al 29 gennaio a Milano, la mostra immersiva "Caravaggio. Oltre la tela"



Aperta ancora fino al 29 gennaio al Museo della Permanente di Milano Caravaggio. Oltre la tela. La mostra immersiva, una nuova esperienza multimediale di altissima tecnologia e spettacolarità in cui si potrà ripercorrere, in 45 minuti con l’ausilio di 16 video proiettori, filmati originali e speciali cuffie binaurali, la vicenda artistica ed umana del grande maestro lombardo. 
Questi i punti chiave di questa iniziativa ideata da MondoMostre Skira, prodotta da NSPRD per Experience Exhibitions con la consulenza scientifica di Rossella Vodret e il Patrocinio del Ministero dei Beni e le Attività Culturali e del Turismo come ideale proseguimento della grande mostra Dentro Caravaggio (Palazzo Reale, ottobre 2017-febbraio 2018): 
1 - Una mostra fatta di opere invisibili al pubblico, custodite in luoghi privati (il Gabinetto Alchemico nel Casino dell'Aurora, Palazzo Odescalchi), inamovibili dalla sede (Cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi, Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo, Cattedrale di Malta), troppo fragili per viaggiare (i quadri del Louvre e del Kunsthistorisches Museum), distrutte (Ritratto di Filide Melandroni) o infine rifiutate perché fuori dal contesto in cui erano state pensate (Deposizione, Morte della Vergine, Madonna dei Palafrenieri). 
Nel percorso di mostra ben 50 opere di Caravaggio, di cui solo 9 nella mostra di Palazzo Reale, fotografate ad altissima definizione per catturare ogni dettaglio, ogni pennellata, ogni intuizione creativa. E non solo per presentare le opere, ma inserirle ricostruendo il contesto nel quale Caravaggio le aveva pensate: la Morte della Vergine del Louvre che Caravaggio dipinse per l’altare della chiesa di Santa Maria della Scala o la Deposizione dei Musei Vaticani commissionata però per Santa Maria in Vallicella. 
2 - Una mostra per andare oltre le opere e raccontare l’uomo: i luoghi della sua vita (Caravaggio, Milano, Roma, Napoli, Malta, la Sicilia), i successi e gli eccessi (l’assassinio di Ranuccio Tommasoni), le tragedie (la peste che decima la famiglia), gli amici potenti (il Cardinal Giustiniani, il Cardinal del Monte), la vocazione al precipizio (il vizio del gioco, le prostitute, i postriboli, l’alcool). 
Sono stati per questo ritrovati e filmati i luoghi dell’anima di Caravaggio: la campagna di Caravaggio in Lombardia, lo studio d’artista di una Milano flagellata dalla peste, la Roma dei vicoli di Piazza Navona, del Palazzo nobiliare dove viene accolto dal suo mecenate Cardinal Del Monte, dei postriboli che frequentava, fino alla fuga verso Napoli, sempre protetto dai Marchesi Colonna e al viaggio a Malta, poi alla nuova fuga in Sicilia dove lascia tracce indelebili di capolavori per ritornare a Napoli, diretto a Roma, dove non arriverà mai. 
3 - Una mostra per entrare dentro le opere e capire la genesi creativa dei suoi capolavori fondamentali e spesso poco visibili, i pentimenti (che arrivano nel Martirio di San Matteo della Cappella Contarelli fino a dipingere un secondo quadro sopra al primo), la tecnica di un artista che letteralmente dipingeva la luce su preparazioni scure, che andava oltre le convenzioni dell’epoca, imponendo una propria visione realistica. Con il progetto nato nel 2009 alla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale di Roma vengono analizzate nel dettaglio con le ultime tecnologie disponibili le 22 opere di Caravaggio presenti a Roma, e successivamente, grazie alla mostra di Palazzo Reale, sono altre 36 le opere di cui sappiamo quasi tutto, coprendo oltre i due terzi della produzione di Caravaggio, un lavoro che viene portato avanti anche negli archivi storici e ha permesso di capire sempre meglio la tecnica, la vita, la poesia di un grande artista. 
La mostra non si limita alla semplice presentazione delle opere in alta risoluzione e dei loro dettagli, ma sfrutta al massimo le più sofisticate tecnologie per una divulgazione scientifica di ultima generazione, per proporre un racconto spettacolare, una lezione avvincente di storia dell’arte, davvero un nuovo modo di accostarsi a una icona della storia dell’arte mondiale.

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Disponibile online la recensione a "Muziano: il San Matteo Contarelli e altro", di Michele Cuppone



Nel fascicolo 9-2017 della rivista scientifica Valori Tattili, sono presenti ben quattro contributi a tema caravaggesco. Fra questi, una recensione di Michele Cuppone a Muziano: il San Matteo Contarelli e altro, volume di Andrea G. De Marchi e a cura di Cinzia Ammannato.
Il volume presenta il ritrovato San Matteo e l'angelo di Girolamo Muziano, di accertata provenienza dalla cappella Mattei di Santa Maria in Aracoeli. De Marchi ha inoltre identificato in tale quadro la prima pala d'altare della cappella Contarelli, che dunque sarebbe passata in seguito alla famiglia Mattei.
Tale ipotesi viene approfondita e analizzata criticamente nella recensione, disponibile ora online su Caravaggio400.

Il fascicolo 9-2017 di Valori Tattili è acquistabile su  Libro Co.Artbooks, presso Merigo Art Books o scrivendo a info@valoritattili.it.


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11 dic 2018

“Con Caravaggio". Incontro spettacolo con l’opera e l’artista”, il 15 dicembre ad Arezzo

Sabato 15 dicembre, alle ore 17.30, appuntamento al Teatro Petrarca con Milo Manara, Claudio Strinati, Anna Coliva, Fabiola Jatta, Alessandro Ghinelli


AREZZO - In occasione della mostra Manara, biografo di Caravaggio allestita nella Galleria Comunale d'Arte Contemporanea di Arezzo (Piazza San Francesco, 4), fino al prossimo 8 gennaio 2019, il 15 dicembre il Teatro Petrarca ospita “Con Caravaggio – incontro spettacolo con l’opera e l’artista”. Si tratta di un singolare incontro spettacolo durante il quale alcuni dei massimi conoscitori dell’opera del Merisi indagheranno gli aspetti meno noti del genio indiscusso del Seicento. 
Saranno Milo Manara artista, Claudio Strinati storico dell’arte, Anna Coliva direttore della Galleria Borghese, Fabiola Jatta restauratrice, coordinati da da Alessandro Ghinelli sindaco del Comune di Arezzo, i protagonisti di questo appuntamento, immaginato come uno spettacolo, durante il quale alcuni attori daranno voce a personaggi coevi del Merisi, alternandosi alle conversazioni degli esperti. 
La mostra Manara, biografo di Caravaggio presenta al pubblico la parte inedita della graphic novel di Milo Manara dedicata alla vita di Michelangelo Merisi. In esposizione circa 100 tavole dove l’artista veronese racconta il maestro del Seicento. Il percorso espositivo è arricchito anche da un’opera proveniente dalla Galleria Borghese di Roma, il Ritratto di Marcello Provenzale finora attribuito ad Ottavio Leoni, sul quale Claudio Strinati, che con la collaborazione di Claudio Curcio cura la mostra, ha avanzato una nuova attribuzione allo stesso Caravaggio. 
Questa ipotesi sarà oggetto di confronto nel corso dell’incontro, a cui seguirà una visita straordinaria alla mostra. 
L’esposizione è un un progetto della Fondazione Guido d’Arezzo ed è realizzata in collaborazione con il Comune di Arezzo, DIALOGUES Srls, COMICON con il contributo di Conad del Tirreno, Estra e Coingas.

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Conferenza sulla "Natività" di Caravaggio, a Palermo il 13 dicembre



Giovedì 13 dicembre alle 17.30, l’Associazione Amicizia fra i Popoli farà una Conferenza sull'opera del Caravaggio "La Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi". Nel giorno di Santa Lucia nei paesi Cristiani si celebra la Festa della Luce, quindi ci sarà un incontro in un luogo denso di significato - l'Oratorio di San Lorenzo - proprio dove venne trafugata, nella notte tra il 17 e il 18 Ottobre 1969, la preziosa tela del Caravaggio.

Relazione del Dott. Bernardo Tortorici di Raffadali.
Interviene la Prof.ssa Anna Capra.
Contributi di Ninni Casamento e Teresa Pezzino.
Presiede il Dott. Antonio Dolce
Proiezione del video "La notte dei ladri". Al termine un piccolo rinfresco negli spazi annessi. Ingresso libero.

Evento realizzato grazie alla cortese disponibilità dell'Associzione Amici dei Musei Siciliani presieduta dal Dott. Bernardo Tortrici Oratorio di San Lorenzo (Via dell’Immacolatella, 3 - Palermo).

Info 
Cell. 333 4244125 - 328 4695318 - 349 8352415
(fonte: comunicato stampa)

2 dic 2018

"Qualche riflessione sulla mostra milanese 'Dentro Caravaggio'", di Gianni Papi

La mostra su Caravaggio che si è svolta agli inizia di gennaio a Milano ha avuto innegabili meriti; curata da Rossella Vodret, aveva già nel titolo Dentro Caravaggio quello che è stato il suo principale intento: svelare l’iter esecutivo del pittore. 
Ben venti opere del Merisi erano presenti: data la difficoltà nel concedere prestiti così importanti, immagino quale sarà stato l’enorme lavoro diplomatico per la preparazione dell’evento, tanto che in occasioni come questa – ben più rispetto ad altre mostre – il progetto giocoforza si consuma tutto nella ricerca di ottenere il maggior numero di prestiti. E alla fine non è troppo grave se fra quei venti dipinti ne saranno mancati alcuni che la curatrice avrebbe voluto, ma che erano – per le più varie ragioni – incedibili: l’importante è aver raggiunto quel numero sorprendente e che tutte le opere fossero (salvo poche eccezioni meno sicure, un paio al massimo) indiscutibili sul piano dell’autografia. 
La mostra di Milano, con la sua specificità riguardante il modo di dipingere del Merisi, rappresenta un ulteriore passo in avanti nel separare lo studio del pittore lombardo dal resto della storia dell’arte. Ormai Caravaggio appare come un settore della disciplina a se stante, per il quale si affilano sofisticati strumenti tecnologici e si trascorrono mesi e anni in archivio. 
Caravaggio viene studiato a tutto campo, in modo oserei dire quasi morboso, con una serie variegata di metodologie e con un accanimento nel voler ricostruire ogni aspetto della sua attività e della sua vita, che non hanno riscontro – se non in piccola parte – negli studi dedicati ad altri protagonisti della storia dell’arte e del Seicento in particolare. Tutti gli sforzi che si fanno intorno a Caravaggio – da parte di decine e decine di studiosi in tutto il mondo e particolarmente in Italia – hanno forse paragone rispetto a ciò che accade, ad esempio, intorno a Rubens o a Velázquez, per citare due sommi epigoni del lombardo? E in questi ultimi quindici anni, seguiti alla rivoluzionaria scoperta dell’attività romana di Ribera, si è forse avuto un particolare interesse per indagare il contesto dei committenti e i molti lati della personalità di colui che gareggia col Merisi per genialità e sempre più ci appare come il pittore che ha dato nuova linfa alla corrente naturalistica originata da quest’ultimo? [...]

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29 nov 2018

Presentazione del volume "Il giovane Caravaggio 'sine ira et studio'", a Roma l'11 dicembre

Presentazione del volume Il giovane Caravaggio "sine ira et studio", a cura di Alessandro Zuccari (De Luca Editori d'Arte, 2018), atti della giornata di studi dell'1 marzo 2017



Roma, Archivio di Stato di Roma, Complesso di Sant'Ivo alla Sapienza - Sala Alessandrina

Martedì 11 dicembre 2018 - ore 17.00

Interverranno
Raffaella Morselli
Sebastian Schütze
Claudio Strinati

saranno presenti il curatore del volume e gli autori dei saggi


Un artista "rivoluzionario" come Caravaggio non può che suscitare polemiche e discussioni. Tuttavia è necessario riportare il dibattito in sede scientifica per giungere a una piena comprensione della sua personalità e della sua pittura. Per questo si è deciso di affrontare la cronologia del giovane Merisi «sine ira et studio» («senza animosità o parzialità», Tacito, Annales 1, 1, 3), nel modo più obiettivo possibile. 
Quando e come Caravaggio giunse dalla Lombardia a Roma resta ancora un mistero, nonostante un abbondante secolo di ricerche. Dal 1592 al 1596 si perdono le tracce dell'artista, quattro anni decisivi che invece sfuggono al nostro controllo. E persino dopo, quando i documenti ricominciano a segnalarlo a Roma, molti sono ancora i dubbi e le questioni aperte sui quadri eseguiti fino all'esordio pubblico in San Luigi dei Francesi
La giornata di studi (promossa dal Dottorato in Storia dell'arte della Sapienza, in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici di Roma Tre e con la Bibliotheca Hertziana- Max Planck Institut) ha permesso agli specialisti di Caravaggio di confrontarsi, per la prima volta in modo specifico, su questi temi nodali per la comprensione del pittore. 
I contributi qui raccolti propongono, con un rigoroso approccio scientifico, approfondite analisi e letture delle opere realizzate dal Merisi fino al 1600 e offrono interessanti novità sulla biografia del pittore (come le notizie fornite dalle inedite Vite di Gaspare Celio). 
Ne emerge una visione più circostanziata del giovane Caravaggio, ricca di nuovi dati e spunti di riflessione, che inoltre costituisce un aggiornato "stato degli studi" su cui potersi basare in futuro.


Sommario del volume:

Alessandro Zuccari - Introduzione
Michele Di Sivo - Il mestiere dello storico. Caravaggio e la critica delle fonti
Riccardo Gandolfi - Notizie sul giovane Caravaggio dall'inedita biografia di Gaspare Celio
Giacomo Berra - Il Caravaggio da Milano a Roma: problemi e ipotesi
Orietta Verdi - Le prime testimonianze sulla presenza di Caravaggio a Roma: il punto sui documenti
Laura Teza - Considerazioni sul Mondafrutto, sul Bacchino malato e su "un ritratto di villano"
Alessandro Zuccari - Le due versioni del Ragazzo morso da un ramarro attribuite a Caravaggio
Rossella Vodret - La Buona Ventura della Pinacoteca Capitolina: alcune riflessioni sulle analisi tecniche
Massimo Moretti - Caravaggio in casa di monsignor Fantino e alcuni documenti sui Petrignani e Ferdinando de' Medici
Stefania Macioce - "Una musica di alcuni giovani ritratti dal naturale, assai bene"
Maria Cristina Terzaghi - Tracce per la Canestra e la natura morta al tempo di Caravaggio
Gianni Papi - I primi ritratti di Caravaggio. Per la cronologia posticipata della Giuditta e del San Giovanni Battista
Francesca Cappelletti - Caravaggio, il ritratto, il cavalier Marino. Qualche riflessione per un nuovo collezionista?
Sybille Ebert-Schifferer - Il primo San Matteo e l'Angelo di Caravaggio
Francesca Curti - Mercanti, pittori, intermediari in rapporto con Caravaggio: la commissione del quadro "cum figuris" e di un San Giovanni Battista


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Nuovo volume "Nel segno di Caravaggio" e lezione di Stefano Zuffi, a Milano l'11 dicembre

Lezione del prof. Stefano Zuffi su Michelangelo Merisi da Caravaggio, martedì 11 dicembre alle 18:30 presso il Museo della Permanente di Milano (via Turati, 34)


Pittore e assassino sullo sfondo solenne della Roma del primo Seicento, Caravaggio (1571-1610) è uno degli artisti più appassionanti e potentemente espressivi: protagonista di una vera e propria Odissea mediterranea, ma insieme capace di rivoluzionare il corso della pittura europea. 
Il volume vuole avvicinarci a questo maestro dell’arte italiana da un punto di vista nuovo. Rinunciando per una volta alla consueta sequenza cronologica, le opere di Caravaggio sono qui considerate nel loro insieme, nei due decenni a cavallo dell’anno 1600. 
Di capitolo in capitolo, osserveremo aspetti particolari dell’arte del pittore milanese: la presenza di modelli ricorrenti, la passione per lame e pugnali, l’ossessione per le teste mozzate, l’eccezionale e pionieristica abilità nella natura morta, e così via. 
Fra le luci e le ombre di una pittura appassionata, Caravaggio ci chiama sulla scena, coinvolgendoci in un fatto che si sta compiendo hic et nunc, qui e adesso, sotto i nostri occhi. La sua pittura entra nella nostra vita. 

Storico dell’arte, Stefano Zuffi si occupa del periodo tra Rinascimento e Barocco. È autore di oltre cento pubblicazioni, in particolare su Dürer, Michelangelo, Rembrandt, Vermeer, Tiziano e Caravaggio (fonte: comunicato)

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27 nov 2018

Siracusa. Con i tableaux vivants caravaggeschi, l’arte di Tony Mazzarella




Dei quadri viventi per riprodurre i grandi dipinti del passato con persone vere. E’ questo uno dei lavori del fotografo siracusano Tony Mazzarella, che attraverso le sue opere narra e fa conoscere la vita di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, ai ragazzi dell’istituto musicale Gargallo di Siracusa impegnati nel progetto. 
L’artista aretuseo, intervistato dalle telecamere di Rai 3, ha spiegato sia la sua passione sia il suo impegno in un progetto che come ha ribadito il professore Michele Romano: "rende vive le opere di Caravaggio". 
Un altro successo per il fotografo Tony Mazzarella che ha sottolineato nel servizio televisivo l’importanza di una fotografia priva di ritocchi dove "nulla è inventato".

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19 nov 2018

Presentazione dell'opera di Ippazio Campa ispirata alla "Vocazione di san Matteo" di Caravaggio, il 23 novembre a Salerno



Il 23 Novembre 2018, per il genetliaco di S.E.R. Cardinale Protodiacono Renato Raffaele Martino, verrà presentata presso il Duomo di Salerno, alle ore 17.00, l’opera Mt 9,9-13
Il quadro è stato realizzato con la tecnica del pastello dal maestro Ippazio Campa, appuntato scelto dei Carabinieri. L’artista si è prefissato di rappresentare la vocazione di san Matteo in maniera innovativa, pur mantenendo salda l’ispirazione all’omonimo capolavoro di Caravaggio e abbracciando la lectio della storica dell’arte Sara Magister – già nota per le sue collaborazioni con l’Accademia dei Lincei, i Musei Vaticani, la Fabbrica di San Pietro e l’Enciclopedia Treccani. 
L’opera prende spunto proprio dall’estrema sintesi con la quale il Vangelo narra questo episodio. Gesù vede Matteo dietro a un banco a riscuotere le imposte dovute all’imperatore romano, lo chiama e lui lo segue. Ed è proprio nell’attimo in cui lo sguardo del pubblicano incontra quello del Messia, che si racchiude il significato di quel momento. 
Il gruppo di interpreti e tecnici M9913, sotto la guida del maestro Ippazio Campa, ha ricostruito questo preciso istante, ambientato fedelmente nel periodo storico in cui è avvenuto. Il fotografo Max Angeloni ha fissato in una foto quello stesso istante, poi interpretato pittoricamente. 
Il quadro Mt 9,9-13, delle dimensioni di cm 200×140, sarà collocato permanentemente all’interno del Duomo di Salerno. Esso ha già ricevuto, peraltro, l’autorevole patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura, conferito da S.E.R. Cardinale Gianfranco Ravasi
Alla presentazione del dipinto parteciperanno autorità religiose, politiche, militari e personalità dell’arte e della cultura tra cui: la dott.ssa Sara Magister autrice del libro Caravaggio. Il vero Matteo, il dott. Michele Cuppone ricercatore e autore della biografia di Caravaggio nello stesso volume, il dott. Giuseppe Orlando D’Urso socio ordinario della Società di Storia Patria per la Puglia, Camilla Bertuzzi per Fujifilm Italia, la Marchesa Federica de Gregorio Cattaneo dei Principi di Sant’Elia Delegato per Napoli e Campania del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio. 
Inoltre, presenzierà il Comando Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri, rappresentato dal Cap. Giampaolo Brasili C.te del Nucleo TPC di Napoli (fonte: comunicato stampa).

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Rassegna stampa:

Salerno - Omaggio a San Matteo [di Enzo Ragone, su Rai 3, 23/11/2018]

Opera cardinale [LIRATV, 23/11/2018]

Il San Matteo inedito di Ippazio Campa donato alla Cattedrale [di Paolo Romano, su La Città di Salerno, 24/11/2018]

Opera caravaggesca di Ippazio Campa per il Duomo di Salerno [su Il Messaggero, 26/11/2018]

18 nov 2018

Intervista a Vittorio Sgarbi: Caravaggio? Mai fatto doppi e la diagnostica non serve a niente”

[...] – Visto che lo abbiamo nominato, vorrei sapere tu cosa pensi degli sviluppi che stanno prendendo gli ultimi studi sull’opera del Caravaggio, che sembrano prediligere le indagini scientifiche e diagnostiche su supporti, mestiche, colori ecc e che hanno portato a mostre, pubblicazioni e convegni di vario tipo (l’ultimo in ordine di tempo dal titolo “Art from inside. La diagnostica per immagini applicata al Patrimonio culturale” si tiene alla città della Scienza a Napoli il 20 novembre. NdA).
 R: La diagnostica? Fu quella che consentì di affermare che le pietre di Modigliani erano buone; vuol dire che se ti metti nelle mani di un chimico, di un diagnostico per l’appunto puoi arrivare a dire esattamente il contrario del vero; quindi personalmente non alcuna fiducia in ciò che è legato a questa dimensione; si fanno comitati scientifici, tavoli scientifici come se questa parola, ‘scientifico’, fosse una sorta di alibi atto a giustificare qualunque errore o la mancanza di impegno professionale. Prendi il Cenacolo di Leonardo, dove come sai non possono entrare a vederlo più di cinque sei persone o giù di lì, perché altrimenti i fiati, la polvere, i rumori …Tutte balle, costruite per creare il mito dello scienziato del restauro e della tutela, che è una categoria totalmente fasulla e che sostituisce alla capacità di conoscenza storica e visionaria degli occhi – che è quella dei grandi conoscitori – una macchina in grado di trovare una serie di elementi che portano perfino ad una attribuzione, in alternativa alla intelligenza, alla scelta, agli accostamenti, che solo un uomo può fare con la sua mente. 
– Dunque sei totalmente contrario? 
R: Totalmente, sono cose che possono essere utili solo ed esclusivamente come ancelle sussidiarie: l’opinione di un critico avveduto diventa spesso verità, mentre la verità della diagnostica resta sempre un’opinione. 
– E allora come pensi si possa sciogliere questo enigma sulle opere ‘doppie’ di Caravaggio, laddove cioè due dipinti uguali si contendono – con buone ragioni spesse volte  l’autografia caravaggesca? 
R: Mi chiedi dei ‘doppi’ di Caravaggio, ma io in realtà non credo che Caravaggio replicasse, tanto è vero che ogni qualvolta è emersa un’ opera ritenuta replica di un’altra già nota del maestro essa è apparsa sempre imparagonabile con quella già conosciuta, o viceversa, quella riemersa è migliore e più credibile di quella che si conosceva; per me Caravaggio non ha mai fatto copie e quando esce un dipinto identico ad un altro secondo me non è suo, perché credo che non avesse proprio tempo per fermarsi ad elaborare una seconda opera una volta terminata la prima, dal momento che quell’idea di pittura è interna ad una logica inventiva così rapida e direi quasi rapinosa che non glielo consentiva. 
Ed allora molti di questi quadri in dubbio di legittimazione caravaggesca? 
R: Si tratta secondo me di espedienti per cercare di allargare il mercato con opere che qualcuno tenta di legittimare e che magari sono parzialmente in dubbio di autenticità [...]

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15 nov 2018

La "Natività" di Caravaggio reinterpretata dal pittore spagnolo Santiago Ydáñez, in mostra all'oratorio di San Lorenzo a Palermo


Si inaugura venerdì 16 novembre alle ore 19,00 in Oratorio di S. Lorenzo la mostra di Santiago Ydáñez, organizzata dall’associazione Amici dei Musei Siciliani in collaborazione con l’Istituto Cervantes
A quasi cinquant’anni dal furto della Natività di Caravaggio, e a breve distanza dal “ritorno” dell’opera sotto forma di riproduzione 'hi tech', la tela dell’artista lombardo appare nuovamente nell’Oratorio di San Lorenzo nell’interpretazione che ne dà il pittore spagnolo Santiago Ydáñez. 
L’artista non è nuovo a questo genere di interventi: lo testimoniano le tre versioni di un’altra tela caravaggesca, il Martirio di San Pietro della cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo a Roma, e da ultimo la sua rilettura degli affreschi della Villa di Livia attualmente esposti al Museo Nazionale Romano. La sua versione ad acrilico su tela della Natività, che fronteggerà l’immagine dell’originale fino al prossimo 16 dicembre 2018, si caratterizza per la fedeltà nella riproposizione delle misure e delle linee generali del dipinto seicentesco, da cui si distanza tuttavia per la libera pennellata di Ydáñez
Alla compattezza delle forme caravaggesche, scolpite nel buio da una luce tagliente, si sostituisce cosí una visione sfaldata, che ricorda peraltro certi esiti già seicenteschi della ricezione di Caravaggio (un nome per tutti: Giovanni Serodine). Punto focale di entrambe le Natività è la figura del Bambino, il solo brano in cui Ydáñez si distanzia nettamente dal prototipo, attraverso il ricorso al non-finito. In questo Bambino che non c’è si può scorgere un’allusione all'assenza dell’originale di Caravaggio, ma ancor più la volontà di evidenziare la natura di organismo vivente dell’opera d’arte, che ha una sua natività e cresce per stadi successivi fino a raggiungere (o a non raggiungere, come in questo caso) il suo assetto definitivo. 
Dopo essersi confrontato con il San Pietro di Santa Maria del Popolo, Ydáñez torna dunque a reinterpretare Caravaggio: ma questa volta il dialogo è con un fantasma, con un’opera che, nella sua assenza, è presente quant’altre mai nell’immaginario collettivo di un Paese e di una regione come l’Italia e la Sicilia, gremiti di fantasmi e di misteri irrisolti. 

Vernissage Venerdì 16 Novembre ore 19.00 La mostra sarà visitabile fino al 16 Dicembre Ogni giorno dalle 10.00 alle 18.00

(fonte: comunicato stampa)

11 nov 2018

Premio Nazionale Città Cristologica per "Caravaggio. Il vero Matteo" di Sara Magister



Il Premio Nazionale "Città cristologica", nella III edizione - 2018, è stato assegnato a Sara Magister per il volume Caravaggio Il vero Matteo, Campisano Editore, Roma, 2018, in quanto «con mirabile acribia giunge a identificare in maniera del tutto convincente il Matteo usuraio nella Chiamata di Matteo», come motivato dalla Presidenza della Fondazione Lucana Antiusura "Mons. Vincenzo Cavalla".
Il Premio viene assegnato a opere di scrittura attinente il Cristo della fede o della storia o della cultura. Si propone di testimoniare che il nome di Matera circola nel mondo soprattutto grazie a quello di Cristo – cfr. Cristo si è fermato a Eboli (1945) di Carlo Levi, Il Vangelo secondo Matteo (1964) di Pierpaolo Pasolini, The Passion (2004) di Mel Gibson –, per cui la Città dei Sassi ha il dovere di onorarne la perenne presenza.
La cerimonia di premiazione avrà luogo a Matera martedì 20 novembre alle 17.30, nella Sala Joseph Ratzinger in Piazza Sant'Agnese.
Mons. Alberto D’Urso, Presidente della Consulta Nazionale Antiusura Giovanni Paolo II, recherà una preziosa testimonianza. Toccherà poi a Sara Magister svolgere una Lectio sul telero caravaggesco La chiamata di Matteo. Seguirà la consegna del Premio. Sono invitate le Autorità civili, militari e religiose, ma la partecipazione è estesa a tutti; è un’occasione culturale offerta agli appassionati, per una riflessione di sostanza sull’usura, sul Caravaggio e la perenne attualità della sua opera. Tre slanci della cantante lirica Dayana Hernandez Lorente punteggeranno la premiazione.

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8 nov 2018

Paolo Jorio e Rossella Vodret presentano "Luoghi e misteri di Caravaggio", il 27 novembre a Milano

Le tappe della tormentata vita dell’artista lombardo, attraverso i luoghi dove ha vissuto e creato i suoi capolavori immortali. 


Milano, Roma, Napoli, Malta, Siracusa, Messina, forse Palermo e poi di nuovo Napoli. Sono i palcoscenici della vita inquieta, violenta, ma straordinariamente creativa, di un immenso personaggio: Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, figura contorta, rissosa, inquieta, geniale, che ha tratto, proprio da quei luoghi in cui si è immerso e dall’umanità che li ha popolati, linfa vitale per la sua magnifica arte. 
Luoghi e misteri di Caravaggio inquadra il periodo storico e politico in cui il grande pittore lombardo ha vissuto, e ci porta alla scoperta degli angoli bui, delle strade, dei costumi, delle osterie che ha frequentato con gli amici e le prostitute, dei palazzi di chi lo ha protetto, delle case dove ha abitato, degli ambienti che sono stati teatro delle sue aggressioni e che lo hanno visto protagonista di un’esistenza intensa e irregolare. 
Un affascinante itinerario ricco di misteri che si intreccia, in modo indissolubile, con la sua opera; dalla nascita, e dalla formazione a Milano, all’emigrazione a Roma in cerca di lavoro, in lotta con la povertà, la fame e gli stenti del primo periodo. Poi gli anni sotto l’ala protettiva dei potenti della città papalina, come il Cardinal del Monte e la sua raffinata cerchia intellettuale, fino ai primi successi, ben presto offuscati da denunce, arresti, processi. Infine l’apoteosi – la fama – seguita dalla caduta nel precipizio – il grave fatto di sangue che ha marchiato l’ultima fase della sua vita. Quindi la fuga a Napoli, a Malta, in Sicilia lasciando al suo passaggio capolavori di eccezionale bellezza, ma anche i segnali dello squilibrio che gli sconvolgeva la mente. Fino all’approdo a Porto Ercole, dove la morte lo colse solo e disperato (fonte: comunicato Mondadori).

Il libro sarà presentato presso Mondadori Megastore-Milano Marghera, in via Marghera 28 a Milano, martedì 27 novembre alle 18:30.

5 nov 2018

Presentazione di "L’Arte di vivere l’Arte. Scritti in onore di Claudio Strinati", a Bologna il 14 novembre




Mercoledì 14 novembre 2018 alle ore 17:30 presso Palazzo Magnani Salem, sede UNICREDIT a Bologna, sarà presentato L’Arte di vivere l’Arte. Scritti in onore di Claudio Strinati. Il volume, a cura di Pietro Di Loreto, è stato pubblicato in occasione del 70esimo compleanno di Claudio Strinati da Etgraphiae editore.
Interverranno Roberto Grandi, Fabrizio Lemme e Valerio Massimo Manfredi.
Introdurrà Mario Mattei.
Sarà presente Claudio Strinati

Il volume contiene alcuni saggi su temi caravaggeschi, a firma di Maria Grazia Bernardini (L'iconografia rivoluzionaria delle Sette Opere di Misericordia), Giacomo Berra (E il Caravaggio disse che «tanta manifattura gl'era à fare un quadro buono di fiori, come di figure»), Anna Coliva (Ottavio Leoni? Giuditta con la testa di Oloferne - Roma, Collezione Lemme), Alberto Cottino (Un caso interessante: il cosiddetto "Maestro delle mele rosa" tra caravaggismo e vasi a grottesche), Michele Cuppone («tre salti» sulle orme di Caravaggio intorno a Palazzo Madama), Dinko Fabris (Il liutista di Ribera: un caso precoce di caravaggismo), Helen Langdon (Caravaggio's Cardsharps and Gypsies Travel to Britain), Riccardo Lattuada (Un Archimede inedito del giovane Mattia Preti), Emilio Negro (Caravaggio e il giovane, che sonava il Lauto Wildenstein: un un rivoluzionario "manifesto" pittorico per il partito musicale petrarchesco?), Gianni Papi (Due dipinti di Juan Batuista Maino), Nicosetta Roio (Caravaggio, il problema del "Maestro della natura morta di Hartford" e il possibile ruolo dei siciliani Mario Minniti e Pietro d'Asaro), Keith Sciberras (Caravaggio ispirato. Il ruolo dei Lorena e l'Annunciazione di Nancy nella Malta del 1608: un capolavoro tra politica e religione).

Di seguito, l'elenco completo degli autori:
Cristina Acidini, Stefan Albl, Maria Giulia Aurigemma, Francesca Baldassari, Costanza Barbieri, Maria Grazia Bernardini, Giacomo Berra, Giuseppe Bertini, Arnauld Brejon de Lavergnée, Beatrice Buscaroli, Franco Cardini, Pierluigi Carofano, Sonia Cavicchioli, Maria Cristina Chiusa, Marco Ciampolini, Anna Coliva, Alberto Cottino, Michele Cuppone, Silvia Danesi Squarzina, Michele Di Sivo, Andrea Emiliani, Dinko Fabris, Marcello Fagiolo, Antonio Forcellino, Maria Barbara Guerrieri Borsoi, Helen Langdon, Riccardo Lattuada, Fabrizio Lemme, Anna Lo Bianco, Stéphane Loire, Stefania Macioce, Paola Mainetti, Valter Mainetti, Valerio Massimo Manfredi, Paola Mangia, Mario Marubbi, Giovanni Morello, Antonio Natali, Emilio Negro, Paolo Nucci Pagliaro, Franco Paliaga, Gianni Papi, Stefania Pasti, Alberto Mario Pavone, Francesco Petrucci, Massimo Pirondini, Rita Randolfi, Nicosetta Roio, Giancarlo Rostirolla, Keith Sciberras, Emanuela Settimi, Gianni Venturi, Rossella Vodret, Alessandro Zuccari.

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4 nov 2018

"Il ‘vero’ metodo di Caravaggio; un’analisi dei motivi di una delle più audaci rivoluzioni artistiche di tutti i tempi", di Clovis Whitfield


Voglio ragionare un po’ su come Caravaggio vedeva le cose, e la sua maniera di imitare il naturale. Mi sembra che egli abbia notato molte cose che altri prima non avevano visto, e che le procedure che ha adottato per dipingerle erano anche del tutto diverse da quelle convenzionali. Questo si può dedurre anche dal susseguirsi delle sue pennellate, e dall’assenza di un disegno generale – le figure sono associate per l’ordine della loro posa nello studio, piuttosto che per un’idea dall’inizio, e non parte mai da una formula. Per confronto un esempio di disegno di Baglione per una Maddalena fa vedere come egli cercava di inventare dalla sua fantasia una possibile posa con tutti i trucchi che aveva imparato – notare la presenza ripetuta dell’accento della fossetta sull’avambraccio in tutte le pose. E le composizioni intere erano precedute da una configurazione generale nonché un calcolo delle prospettive. Guardando le mani del Cavalier d’Arpino apprezziamo che hanno un carattere generico, da un lato quella femminile, dall’altro quella maschile; il modello vero è lontano. 
Per capire Caravaggio le analisi diagnostiche sono fondamentali ma non sempre decisive per risolvere tutti i problemi attributivi, e quello che vorrei individuare oggi è l’iter del suo operare perché possa dare un’idea delle priorità che lui aveva dipingendo. Due particolari di Caravaggio che segue il vero. Non ci risulta che ci siano schizzi o disegni preparatori (benché egli sembra di aver dato una indicazione del disegno di una pala importante in almeno un caso nel 1600). Si deve sempre ricordare comunque che non c’è una minima indicazione di un contorno completato in via soggettiva. Non esiste una tentazione da parte sua di completare una figura o un elemento ricordato da qualcosa che egli, o quanto meno un altro, aveva già espresso altrove. E abbastanza difficile, oggi quando le immagini sono ovunque e vengono create con una facilità senza paralleli, di immaginare la differenza che la presentazione del vero di Caravaggio rappresentava allora, e di provare l’emozione che se ne è verificata. Quello che ha tanto colpito era la vicinanza al vero, a quello che che già si sapeva ma sotto un aspetto che non si riconosceva [...]

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17 ott 2018

La “Natività” di Palermo del Caravaggio. La testimonianza di Sandro Corradini nella ricorrenza del furto



Negli ultimi tempi, è tornata a far discutere la dispersa Natività di Palermo di Caravaggio.
Sul piano degli studi, acquisizioni di tipo documentario, diagnostico e iconografico in particolare, hanno reso sempre più convincente l’ipotesi che il quadro sia stato dipinto negli anni romani, cui del resto poteva essere accostato per affinità stilistico-compositive.
Ma soprattutto, nuove dichiarazioni di collaboratori di giustizia hanno permesso di ricostruire il contesto in cui maturò il furto della tela, dall’oratorio di San Lorenzo, e le modalità della sua vendita avvenuta nel giro di sei mesi.
Nella triste ricorrenza del furto (17-18 ottobre 1969), About Art online vuole ricordare il capolavoro palermitano con le toccanti parole di monsignor Sandro Corradini, tra i più grandi ricercatori di documenti d’archivio su Caravaggio. Il contesto, è quello del convegno La Natività di Palermo: prima pala d’altare per Caravaggio? tenutosi presso la Galleria Corsini il 9 giugno 2016, con l’intervento di Michele Cuppone (poi pubblicato sul fascicolo 9-2017 di “Valori Tattili”) e di Elisabetta Giani con Claudio Seccaroni (già apparso sul numero 28-2014 del “Bollettino ICR”).
Don Sandro – come è chiamato amichevolmente anche dagli studiosi caravaggisti – concorda anzitutto con il sospetto che il personaggio in piedi a mani giunte, sul lato destro, non sia san Francesco bensì un personaggio umile, forse un pastore. Quindi, riporta alla memoria le ricerche di Gian Lodovico Masetti Zannini, recentemente scomparso (Brescia, 8 febbraio 1929 – Roma, 1 agosto 2015), che nel 1971, due anni dopo che la tela era stata sottratta, pubblicò un documento del 1600. In esso Caravaggio si impegnava (e consegnava poi), con il mercante Fabio Nuti, per dipingere una pala d’altare dal soggetto non specificato. E proprio alla Natività di Palermo è ora più logico associare, per le misure indicatevi ma non solo, quel contratto di commissione.
Infine Corradini racconta di quando, giovane sacerdote, si recò a Palermo sul finire degli anni ’60 (nel mese di luglio-agosto del 1965 o più probabilmente 1966, ricorderà meglio poi). Lì, ebbe l’opportunità di vedere ancora in situ la tela del Caravaggio, artista a lui pressoché ignoto fino a quel momento. E ‘ignorata’ era pure la Natività, senza quel grande pubblico che oggi richiama un quadro di Merisi e, per di più, nell’assenza di adeguati sistemi di sicurezza – circostanza, quest’ultima, che da lì a breve si rivelerà fatale. L’auspicio finale, specie ora che si aprono spiragli nelle indagini investigative sul crimine commesso, è che prima o poi si possa rivedere con i propri occhi la Natività, capolavoro assoluto oggetto di sfortuna critica, prima ancora che dell’avidità dell’uomo.

Di seguito la trascrizione dell’intervento (per vedere il video, clicca CLICCA QUI):

«Rispettando e condividendo questa idea che quello [in piedi a mani giunte] non sia san Francesco ma sia un pastore, penserei che sarebbe opportuno non chiamarla “Natività”, ma “Adorazione dei pastori”. E allora, anche lì, di “pastori” ... ne resta solo uno, ma a parte questo dettaglio, insomma, è veramente interessante … E vorrei oggi – molti di voi l’hanno conosciuto – fare memoria di [Gian Lodovico] Masetti Zannini, che si imbatté per la prima volta in questo documento [di commissione a Caravaggio per Fabio Nuti], e pubblicò, ma rimase sconcertato, perché era Anno Santo, il 1600, ma non sapeva [quale quadro fosse] … si parlò di tutto, come lei ha accennato già e … non gli passò nemmeno per la testa l’idea che potesse essere riferito a quest’opera [la Natività]. Poi, una piccola cosa, se … non significa niente, ma … io ebbi modo, andando a Palermo nel ’68-70, di vederlo, ma ero un ragazzotto e non avevo all’epoca nessun interesse per il Caravaggio. Sapevo che era Caravaggio dalla guida, e mi impressionò. Ma mi impressionò la non custodia! Io sono arrivato lì e non c’era nessuno … che vigilasse … la chiesa piccolissima, lì, proprio … accantonata da una parte, insomma, un’opera così, ma … ero un ragazzotto, ero un giovane sacerdote … Dico, ma come si fa a lasciare un quadro così importante incustodito in questa maniera!? Vedete, l’ho visto, mi fa una certa emozione e l’augurio, lo vogliamo fare, che prima o poi, prima di morire, lo si possa rivedere con i propri occhi» (Sandro Corradini, 9 giugno 2016).

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15 ott 2018

Caravaggio ad Arezzo? Secondo Claudio Strinati il “Ritratto di Marcello Provenzale” della Galleria Borghese potrebbe essere di mano del Caravaggio e raffigurerebbe Bartolomeo Manfredi


Era stata preannunciata una ‘sorpresa’ alla preview per la stampa della davvero interessante mostra Milo Manara biografo di Caravaggio, che si è appena inaugurata ad Arezzo, alla Galleria Comunale d’Arte Contemporanea (piazza san Francesco, 4, fino all’8 gennaio) e la sorpresa c’è stata. Claudio Strinati, chiamato dagli organizzatori ad illustrare l’evento, cioè le quasi 100 tavole con le quali Manara racconta il grande maestro del Seicento e la sua esistenza avventurosa, ha presentato un dipinto – tirato fuori dai depositi della Galleria Borghese – che era conosciuto come “Ritratto di Marcello Provenzale”, assegnato alla mano di un maestro della ritrattistica primo seicentesca, cioè Ottavio Leoni, peraltro amico di Caravaggio. Ma le cose evidentemente stanno in modo diverso. Si sa che Claudio Strinati, oltre ad essere uno dei maggiori esperti internazionali ed inesausto studioso della vita e dell’opera di Michelangelo Merisi da Caravaggio, al quale ha dedicato esposizioni, per il quale ha promosso convegni e favorito ricerche, è solitamente molto cauto nelle attribuzioni, soprattutto quando queste concernono nomi di altissima rilevanza. E tuttavia in questa circostanza, esaminata la straordinaria qualità del dipinto, l’altissimo livello esecutivo, il tipico effetto luministico e il gioco chiaroscurale ha potuto attribuire il Ritratto proprio al grande genio lombardo, il quale, a suo parere, avrebbe effigiato non Marcello Provenzale, bensì un suo sodale ed amico, vale a dire quel Bartolomeo Manfredi che dell’opera del Merisi fu effettivamente tra i più efficaci interpreti e perfino divulgatore, tanto che le fonti antiche individuarono nella sua pratica artistica una vera e propria lezione di metodo, che ebbe l’effetto di richiamare a Roma – allora autentica capitale delle arti – un numero incredibile di artisti da ogni parte d’Europa. 
Cosa accadde in quegli anni e quali furono gli effetti di quegli eccezionali rivolgimenti artistici promossi dalla prorompente maniera di Caravaggio lo raccontano bene le fonti d’epoca, “ … i vecchi pittori – racconta lo storico Giovan Pietro Belloririmanevano sbigottiti per quello novello studio di natura, né cessavano di sgridare il Caravaggio e la sua maniera ...”, mentre al contrario “… presi dalla novità, i giovani concorrevano a lui e celebravano lui solo come unico imitatore della natura”.
Bartolomeo Manfredi (Ostiano -CR- 1582 – Roma, 1622) fu tra questi giovani certamente uno tra i più pronti a penetrare l’essenza della rivoluzione caravaggesca tanto da poter suggerire egli stesso, una volta scomparso il Merisi nel luglio del 1610, una modalità compositiva che venne definita “Manfrediana Methodus” (Il termine in effetti cominciò ad affermarsi in seguito ad un resoconto dello storico e biografo tedesco, oltre che artista, Joachim von Sandrart, dedicato alla vita e alle opere del pittore fiammingo Gerard Seghers (Anversa 1591 -1651) dove si faceva cenno alla “Bartholomeo Manfredi Manier”).
Fu in quell’ambiente, dunque, che sarebbe maturata la realizzazione del ritratto che Caravaggio avrebbe realizzato del suo amico e che Strinati, nella presentazione fatta alla stampa, ha collegato con molto acume agli eccellenti disegni con cui Milo Manara ha ripercorso la vita del pittore lombardo; in effetti lo studioso ha spiegato come l’esposizione debba concentrarsi sul tema dell’amicizia laddove l’incrocio delle due vicende, quella di Manara e quella di Merisi effettivamente presentano delle assonanze perfino conturbanti: l’artista veneto ha raffigurato Caravaggio con i tratti fisionomici di Andrea Pazienza, un disegnatore, fumettista ed artista suo stretto amico purtroppo scomparso divulgandone il ricordo attraverso la raffigurazione, proprio come Caravaggio avrebbe fatto ritraendo il suo giovane amico Manfredi, il quale poi, scomparso il maestro, ne divulgò a sua volta l’alfabeto pittorico.
Se tutto questo può essere accettato e apprezzato come frutto di un’analisi che è apparsa esauriente ed acuta oltre che affascinante e coinvolgente, tuttavia resta ovviamente il problema attributivo e non è un problema da poco dal momento che entra in ballo il nome di Caravaggio. Occorre dire in effetti che non tutto è chiaramente documentato riguardo alla vita di Bartolomeo Manfredi, né è proprio chiaro quando arrivò a Roma, anche perché la prima data certa che prova la sua presenza nella città eterna è quella che compare in una citazione del tribunale criminale risalente al 28 marzo 1607 (anche Manfredi non era certo uno stinco di santo), mentre è a tutti noto che già alla fine del maggio dell’anno prima Michelangelo Merisi era fuggito da Roma in seguito all’omicidio di Ranuccio Tomassoni. Vero è che di un tal “Bartolomeo pittore” parlano altre cronache dell’epoca, sempre in tema di fatti criminosi, ma non c’è certezza alcuna sulla sua identità.
Gli addetti ai lavori dunque conoscono bene i limiti che rendono particolarmente ostica l’indagine sul pittore di Ostiano a causa proprio della reticenza, per dir così, delle fonti e dei documenti; vero è che potrebbe essere lui quel “Bartolomeo” registrato come garzone al servizio del Merisi, ma non esistono prove certe neppure a tal riguardo, né questo sarebbe sufficiente a dimostrare la assoluta pertinenza del ritratto che gli sarebbe stato dedicato. Va aggiunto però che la fama e la considerazione di cui gode Claudio Strinati suggeriscono di avere sempre la massima attenzione intorno a quello che propone. D’altra parte egli è ben consapevole che il percorso attributivo è appena agli inizi, tanto è vero che – d’accordo con gli organizzatori e con il Sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli – demanda ad un convegno in corso di preparazione e in cui saranno coinvolti esperti e studiosi dell’opera del genio milanese, la discussione e l’approfondimento della sua intuizione. La quale, osservando bene il dipinto come non era stato possibile fino ad ora e come abbiamo fatto insieme con gli altri presenti, appare comunque legittima in ragione della notevole resa pittorica, da potersi ritenere degna perfino della mano di un Maestro come Caravaggio. Ma questo è il parere di quanti assistevano all’evento; per tutti l’appuntamento è al prossimo convegno di studi (fonte: About Art online)

12 ott 2018

Il Caravaggio rubato a Palermo, scende in campo il Vaticano: "Ricerche internazionali"

La "Natività di San Lorenzo" è scomparsa nel 1969. Lunedì incontro fra esperti per "ribadire l'opposizione alle mafie da parte della Chiesa"


Il Vaticano scende in campo per cercare di ritrovare, dopo quasi 50 anni dal suo furto, la "Natività di San Lorenzo" di Caravaggio rubata a Palermo nel 1969 e considerato il "quadro più ricercato al mondo". Per questo lunedì 15 un dicastero Oltretevere ha convocato a Roma un incontro di esperti per "ribadire l'opposizione alle mafie da parte della Chiesa, secondo l'esempio del Beato Giuseppe Puglisi" e per porre la "Natività al centro del dibattito internazionale affinché il quadro si possa finalmente ritrovare". L'appuntamento è al Palazzo della Cancelleria. 
Lunedì nella "Sala Vasari" della Cancelleria (palazzo extraterritoriale) il dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale presenta le novità raccolte dalla Commissione parlamentare antimafia nella relazione sul furto della "Natività" di Caravaggio, avvenuto nell'Oratorio di San Lorenzo, a Palermo, nel 1969.
L'incontro, spiega una nota del dicastero e diffusa dalla sala stampa della Santa Sede, si svolge a un mese dalla visita di Papa Francesco a Palermo per onorare il Beato Giuseppe Puglisi e nell'anniversario del furto, e rientra "nelle attività per la giustizia, contro la corruzione e le mafie, della task force internazionale del dicastero denominata Michelangelo For Justice, che ha avviato i suoi lavori il 15 giugno 2017, in Vaticano, con il Dibattito internazionale sulla corruzione e la pubblicazione dei libri 'Corrosione - combattere la corruzione nella chiesa e nella società' e 'Pane sporco. Combattere la corruzione e la mafia con la cultura'". Inoltre, questo incontro cade al centro del mese dedicato al Sinodo dei Giovani. Il pubblico, infatti, sarà costituito da 150 studenti di Roma e Ostia, che parteciperanno attivamente alla formazione di idee e azioni, secondo gli obiettivi della task force. All'incontro interverranno l'arcivescovo Silvano Tomasi (Dssui), la già presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, lo storico dell'arte Claudio Strinati, il filosofo Vittorio Alberti (Dssui), il Generale di brigata Fabrizio Parrulli, comandante del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dell'Arma dei Carabinieri. 
La "Natività" di Caravaggio è il quadro più ricercato al mondo: per questo è nella Fbi Top Ten Art Crimes, ed è "un formidabile simbolo e patrimonio dell'umanità, che supera la distinzione tra credenti e non credenti e va oltre la sola Palermo e la sola Italia. Di qui, l'attenzione rivolta dal Dicastero, nella sua competenza internazionale". 
Tra gli obiettivi dell'iniziativa, il sostegno "alle istituzioni che, a livello nazionale e internazionale, sono impegnate nella ricerca del quadro; interpellare i media, le persone di cultura e le formazioni sociali affinché essi stessi di facciano carico di questa responsabilità sociale che riguarda tutti, cattolici e non cattolici; promuovere piani sistematici di sensibilizzazione e educazione alla giustizia, per lo sviluppo umano integrale, secondo gli obiettivi della task force" (fonte: La Repubblica).

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"Quel ritratto è di Caravaggio": clamorosa sorpresa al vernissage della mostra di Manara

L'ipotesi di attribuzione al grande artista è di Claudio Strinati, curatore dell'iniziativa alla Galleria d'arte contemporanea. Il quadro finora era ritenuto di un minore seicentesco


Arezzo, 12 ottobre 2018 - Quel ritratto è di Caravaggio: si inaugura con il colpo di scena che qualcuno aveva preannunciato la mostra Manara, biografo di Caravaggio che da domani 13 ottobre 2018 fino all’8 gennaio 2019, presenta, per la prima volta al pubblico, la parte inedita della graphic novel di Milo Manara, dedicata alla vita di Michelangelo Merisi. E mentre gli spazi della Galleria Comunale d'Arte Contemporanea (Piazza San Francesco, 4) propongono, in anteprima assoluta, le quasi 100 tavole dove l’artista veronese racconta il grande maestro del Seicento e la sua esistenza avventurosa, la mostra è destinata a far scrivere una nuova pagina su quello che è il corpus delle opere caravaggesche. 
Nell’intento di raccontare come i contemporanei videro e spiegarono il Caravaggio e come lo vedono gli uomini e le donne del nostro tempo, attraverso gli occhi di Milo Manara nell’esposizione aretina entrano in scena anche gli antichi autori che per primi hanno affiancato il Caravaggio. Tra questi Bartolomeo Manfredi il pittore che, unico tra tutti, viene considerato dagli antichi come il primo seguace per eccellenza del maestro che in mostra è presente con il suo capolavoro la Disputa di Cristo tra i dottori del tempio, opera concessa dalla Galleria degli Uffizi.
Arriva invece dalla Galleria Borghese di Roma, il Ritratto di Marcello Provenzale finora attribuito ad Ottavio Leoni, autore tra l’altro di un ritratto celeberrimo di Caravaggio. Su quest’opera Claudio Strinati, che con la collaborazione di Claudio Curcio cura la mostra, ha avanzato un’interessante, nuova ipotesi di attribuzione che potrebbe ricondurla alla mano stessa di Caravaggio. 
Tra antichità e attualità la mostra Manara, biografo di Caravaggio, indaga così il talento, la passione e gli eccessi di quel genio artistico e offre un nuovo, sostanziale contributo alla storiografia artistica. Caravaggio, fonte inesauribile di riflessione e approfondimento offre poi l’occasione per il ritorno di Manara al fumetto. La bellezza, nonché il profondo significato espresso da questa sorta di moderna epopea figurativa, viene idealmente paragonata alle più antiche biografie del Caravaggio, quelle che vennero scritte e pubblicate al suo tempo. 
Nascono così due volumi (prodotti per l'editore francese Glénat e pubblicati in Italia da Panini), frutto di un'interessante e ricca sceneggiatura. Il primo intitolato La tavolozza e la spada è del 2015 mentre il secondo, La grazia è in uscita per il 2019 ed è anticipato dalla mostra di Arezzo. La mostra Manara, biografo di Caravaggio, è un progetto della Fondazione Guido d’Arezzo ed è realizzata in collaborazione con il Comune di Arezzo, DIALOGUES Srls, COMICON con il contributo di Conad del Tirreno, Estra e Coingas. La mostra è aperta dalle ore 10.00 alle ore 18.00. Chiusa il lunedì.Il biglietto è acquistabile nella sede della mostra. Ingresso 5 euro, gratuito per i minori di 12 anni (fonte: La Nazione).

Caravaggio, il ‘vero’ Matteo e i Beatles


Un poster dei Beatles del 1969 e una cartolina della moderna serie "If Art Could Talk"




Nel dipinto, seguendo la linea che separa la luce dall’oscurità, chiunque sappia “vedere” sa dove punta. Non è un caso che Cristo converta, istantaneamente, il tipico esattore delle tasse ebreo dalla barba rossa con una spilla elegante nel cappello, indicando con l’indice piegato a metà ombreggiato verso l’interno di sé: il suo gesto non chiede “chi io ?, indica semplicemente che “Io” sono un uomo nuovo. Infatti, è l’unica figura che affronta lo spettatore direttamente con entrambe le gambe esposte per iniziare la sua risposta alla chiamata. Cristo qui, appropriatamente, inevitabilmente, usa lo stesso gesto che Dio Padre ha usato per creare Adamo nel soffitto della Sistina, come fa Pietro il suo seguace e successore. Nella cappella Contarelli la linea separa la luce dalle tenebre (anche le finestre sono scure), come fece Dio in Genesi, e illumina Matteo alla sua bocca, da dove scriverà, nella sua lingua ebraica nativa, il primo vangelo, che mette in relazione la genealogia della Salvezza da Abramo a Gesù. Il gesto di Cristo è quindi in entrambi i casi un gesto di creazione, la creazione di un uomo nuovo, il cui linguaggio in questo caso serve a recuperare ebrei recidivi che hanno errato dalla vera fede, e quindi adempiere finalmente, necessariamente, alla promessa della Antica Legge nella salvezza della Nuova. 
In un famoso poster dei Beatles realizzato nel 1969, Paul McCartney è ritratto come Levi-diventato-Matteo di Caravaggio al centro della composizione (con la Apple aggiunta per pubblicità commerciale). Per non sbagliare, la creazione del poster coincise in quello stesso anno con la registrazione della famosa canzone di Paul Maxwell’s Silver Hammer. McCartney, che era nato a Liverpool, battezzato cattolico, educato dai gesuiti, sicuramente sapeva che, seguendo una lunga tradizione, quando un papa muore il Camerlengo, in presenza degli altri cardinali, lo colpisce sulla testa con un martello d’argento, tre volte per dimostrare che è morto. Nel poster, anche l’artista del XX secolo, Fabio Traverso, sa chi viene chiamato. La scelta della scena, senza dubbio, ha avuto a che fare con la concomitanza della canzone, e il nome di Paolo con quello del papa di allora Paolo VI (1963-1978).

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8 ott 2018

Due Caravaggio in mostra a "Sanguine – Luc Tuymans on Baroque"

Il Ragazzo morso da un ramarro della Fondazione Longhi e il Davide con la testa di Golia della Galleria Borghese, in mostra a Milano presso la Fondazione Prada,  dal 18 ottobre 2018 al 25 febbraio 2019

Fondazione Prada presenta la mostra “Sanguine – Luc Tuymans on Baroque”, a cura di Luc Tuymans, nella sede di Milano dal 18 ottobre 2018 al 25 febbraio 2019. Organizzato in collaborazione con M HKA (Museo d’arte contemporanea di Anversa), KMSKA (Museo reale di belle arti di Anversa) e la città di Anversa, il progetto è proposto in una nuova e più ampia versione a Milano, dopo una prima presentazione nella città belga da giugno e settembre 2018. Tuymans ha concepito un’intensa esperienza visiva composta da più di 80 opere realizzate da 63 artisti internazionali, di cui oltre 25 sono presentate esclusivamente alla Fondazione Prada. 
“Sanguine” è una lettura personale del Barocco, costituita da accostamenti inediti e associazioni inaspettate tra lavori di artisti contemporanei e opere di maestri del passato. Senza seguire un rigido ordine cronologico o un criterio strettamente storiografico, Tuymans elude la nozione tradizionale di Barocco e invita a rileggere l’arte seicentesca, ma anche quella contemporanea, mettendone al centro la figura dell’artista e il suo ruolo nella società. 
Seguendo la lezione di Walter Benjamin, secondo il quale il Barocco segna l’inizio della modernità, Tuymans indaga in questa mostra la ricerca di autenticità, il valore politico della rappresentazione artistica, il turbamento indotto dall’arte, l’esaltazione della personalità dell’autore e la dimensione internazionale della produzione artistica, riconoscendo nel Barocco l’interlocutore privilegiato dell’arte di oggi. “Sanguine” non solo forza i confini abituali della nozione stessa di Barocco, estendendone la durata fino al nostro presente, ma dimostra anche come gli artisti abbiano contribuito, nel corso degli ultimi due secoli, a ridefinirla, dall’accezione negativa attribuita dalla critica d’arte del tardo Settecento, fino alla rivalutazione attuata dal pensiero post-moderno e alla riaffermazione di un’espressività barocca e figurativa nell’arte degli ultimi anni. 
Il titolo della mostra – una parola che identifica il colore del sangue, il temperamento violento e ricco di vitalità di una persona, ma anche una tecnica pittorica – suggerisce una molteplicità di prospettive attraverso le quali si possono interpretare le opere esposte in cui convivono violenza e simulazione, crudeltà e teatralizzazione, realismo ed esagerazione, disgusto e meraviglia, terrore ed estasi. 
Nella visione di Luc Tuymans, Caravaggio – presente in mostra con Fanciullo morso da un ramarro (1595-96) e Davide con la testa di Golia (post 1606) – grazie al realismo psicologico espresso dal suo innovativo linguaggio pittorico, supera per primo la tradizione classica e manierista, incarnando lo spirito dell’artista barocco e la volontà di comunicare con il pubblico attraverso la forza della rappresentazione. 
Il confronto con Peter Paul Rubens, il pittore di Anversa ritrattista dei potenti e uomo politico, rivela l’ambiguità formale caratteristica della pittura barocca e la complessità delle relazioni che gli artisti hanno sviluppato nell’Europa della Controriforma e dell’insorgere della borghesia mercantile. 
L’arte barocca del Sei e Settecento è la prima corrente artistica ad assumere una dimensione mondiale, pur mantenendo specificità e caratteri legati alle diverse culture locali e alle sensibilità personali testimoniate in mostra, tra gli altri, da Guido Cagnacci e Andrea Vaccaro, Anthony van Dyck e Jacob Jordaens, Francisco de Zurbarán e Johann Georg Pinsel. All’interno del nostro mondo ancora più globalizzato e connesso, suggestioni, dinamiche e temi tipici dell’arte barocca si possono individuare nei lavori di autori contemporanei lontani tra loro e riuniti da Luc Tuymans in “Sanguine”. 
Il percorso espositivo di “Sanguine”, che si sviluppa negli spazi della galleria Nord, del Podium e del Cinema della Fondazione Prada, è completato dai lavori di Nick Andrews, John Armleder, Carla Arocha e Stéphane Schraenen, Fred Bervoets, Jacques-André Boiffard, Michaël Borremans, Adriaen Brouwer, Pavel Büchler, Jake e Dinos Chapman, Vaast Colson, Njideka Akunyili Crosby, Roberto Cuoghi, Berlinde De Bruyckere, Thierry De Cordier, Willem de Rooij, Cornelis de Vos, Lili Dujourie, Marlene Dumas, Zhang Enli, Luciano Fabro, Giuseppe Gabellone, Marcel Gautherot, Isa Genzken, Joris Ghekiere, David Gheron Tretiakoff, Franciscus Gijsbrechts, Pierre Huyghe, Jonathan Johnson, On Kawara, Zlatko Kopljar, Dominik Lejman, Ives Maes, Maestro dell’Annuncio ai Pastori, Mark Manders, Diego Marcon, Kerry James Marshall, Takashi Murakami, Bruce Nauman, Nadia Naveau, Paul Thek, Vanja Radauš, Tobias Rehberger, Alex Salinas, Yutaka Sone, Henri Storck, Pascale Marthine Tayou, Javier Téllez, Piotr Tolmachov, Luc Tuymans, Dennis Tyfus, Jan Van Imschoot, Jan Vercruysse, Michaelina Wautier e Jack Whitten (fonte: Fondazione Prada).

3 ott 2018

"L'Arte di vivere l'Arte. Scritti in onore di Claudio Strinati": online il video della presentazione


Disponibile on line il video della presentazione del volume L'Arte di vivere l'Arte. Scritti in onore di Claudio Strinati (a cura di Pietro di Loreto), avvenuta il 27 settembre presso l'Accademia di San Luca. L'evento, coordinato da Francesco Moschini, ha visto gli interventi di Francesca CappellettiFrancesco Buranelli Riccardo Lattuada, con contributi di Mina Gregori e Paolo Nucci Pagliaro, del curatore Pietro di Loreto e dello stesso Claudio Strinati.

La pubblicazione contiene diversi saggi su temi caravaggeschi, a firma di Maria Grazia Bernardini (L'iconografia rivoluzionaria delle Sette Opere di Misericordia), Giacomo Berra (E il Caravaggio disse che «tanta manifattura gl'era à fare un quadro buono di fiori, come di figure»), Anna Coliva (Ottavio Leoni? Giuditta con la testa di Oloferne - Roma, Collezione Lemme), Alberto Cottino (Un caso interessante: il cosiddetto "Maestro delle mele rosa" tra caravaggismo e vasi a grottesche), Michele Cuppone («tre salti» sulle orme di Caravaggio intorno a Palazzo Madama), Dinko Fabris (Il liutista di Ribera: un caso precoce di caravaggismo), Helen Langdon (Caravaggio's Cardsharps and Gypsies Travel to Britain), Riccardo Lattuada (Un Archimede inedito del giovane Mattia Preti), Emilio Negro (Caravaggio e il giovane, che sonava il Lauto Wildenstein: un un rivoluzionario "manifesto" pittorico per il partito musicale petrarchesco?), Gianni Papi (Due dipinti di Juan Batuista Maino), Nicosetta Roio (Caravaggio, il problema del "Maestro della natura morta di Hartford" e il possibile ruolo dei siciliani Mario Minniti e Pietro d'Asaro), Keith Sciberras (Caravaggio ispirato. Il ruolo dei Lorena e l'Annunciazione di Nancy nella Malta del 1608: un capolavoro tra politica e religione).

L'Arte di vivere l'Arte si può ordinare contattando lo stesso editore EtgraphiaePer ulteriori informazioni clicca qui.


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2 ott 2018

Ad Arezzo "Manara, biografo di Caravaggio"

Dal 13 ottobre, la mostra a cura di Claudio Strinati in collaborazione con Claudio Curcio, presenta la fine della graphic novel di Milo Manara dedicata alla vita di Michelangelo Merisi





Gli spazi della Galleria Comunale d'Arte Contemporanea di Arezzo ospitano, in anteprima assoluta, la seconda parte della graphic novel di Milo Manara, dedicata alla vita di Michelangelo Merisi
Quasi 100 tavole in cui l’artista veronese racconta il grande maestro del Seicento e la sua esistenza avventurosa. Il talento, la passione e gli eccessi di quel genio artistico, diventano occasione per il ritorno di Manara al fumetto. Nascono così due volumi (prodotti per l'editore francese Glénat e pubblicati in Italia da Panini), frutto di un'interessante e ricca sceneggiatura. Il primo intitolato La tavolozza e la spada è del 2015 mentre il secondo, La grazia è in uscita per il 2019 ed è anticipato dalla mostra di Arezzo
Spiega Claudio Strinati che, insieme a Claudio Curcio, ha curato la mostra: “Si cerca di raccontare come i contemporanei videro e spiegarono il Caravaggio e come lo vedono gli uomini e le donne del nostro tempo, attraverso gli occhi di Milo Manara che rappresenta al meglio l’amore e le conoscenze attuali su quel grande pittore”
In mostra anche alcuni antichi autori che per primi hanno affiancato il Caravaggio, tra cui Bartolomeo Manfredi. In occasione dell’esposizione aretina, la Galleria degli Uffizi ha concesso il prestito di uno dei più grandi capolavori di Manfredi. Si tratta della disputa di Cristo tra i dottori del tempio dove rifulge chiaramente il significato profondo dell’arte caravaggesca nel Seicento (fonte: Artemagazine).

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24 set 2018

Caravaggio ucciso da uno stafilococco aureo? “No, è impossibile identificare i resti ossei”

Su The Lancet l'ipotesi di un ricercatore italiano sull'ipotesi della causa della morte del pittore bergamasco utilizzando tre differenti metodi di rilevamento del Dna: "Ucciso da uno stafilococco aureo"


Con sorprendente ciclicità si torna a parlare di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio. Non tanto delle sue opere, ma delle cause della sua morte e, ovviamente, del luogo della sua sepoltura, che restano avvolti nel mistero. 
Riprendendo un testo dell’Ihu Méditerranée Infection di Marsiglia (che fa riferimento a un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Lancet Infectious Diseases) il sito web “Qaeditoria” ha titolato di recente “Caravaggio: morto per uno stafilococco aureo”. Un po’ come accade per la Mona Lisa – il famoso dipinto di Leonardo da Vinci perennemente al centro di eclatanti scoperte – anche per Caravaggio pareva che l’ennesima notizia riguardante lo sfortunato pittore lombardo fosse difficilmente sostenibile senza dei fatti concreti. Invece pare che dei passi avanti si siano realmente fatti e che quest’ultimo tassello di verità sia compatibile proprio con i risultati di una lunga e circostanziata analisi scientifica. Anche se mettere d’accordo tutta la comunità scientifica è un’altra cosa…
Ma andiamo per gradi. 
Caravaggio morì a Porto Ercole, in Maremma. Il dato è un po’ più certo dopo che, nel 2001 nei registri della parrocchia di Sant’Erasmo a Porto Ercole, in un libro dei conti del 1656, è stato rinvenuto l’atto di morte dell’artista che riporta testualmente “A dì. 18 luglio 1609 nel ospitale di S. Maria Ausiliatrice morse Michel Angelo Merisi da Caravaggio dipintore per malattia”. A prima vista salta agli occhi che l’anno citato è 1609 e non 1610, però l’errore è plausibile poiché nell’area di Porto Ercole al tempo non fosse ancora stato introdotto il calendario gregoriano, oppure potrebbe trattarsi di una svista di trascrizione. Tuttavia l’atto ha spinto a ricercare con maggiore accuratezza la sepoltura di Caravaggio. 
Intorno al 1610 gli stranieri di misere condizioni venivano sepolti nel cimitero di San Sebastiano di Porto Ercole e sicuramente lì venne sepolto il Caravaggio. Tuttavia nel 1956, a causa dei interventi per l’ampliamento della strada di accesso al paese, i resti funebri dell’antico cimitero furono traslati in una cripta dell’attuale cimitero, e qui si sono concentrate le ricerche del gruppo di scienziati che, dopo aver sondato anche le cripte del forte spagnolo e la cripta della chiesa di Sant’Erasmo, hanno selezionato alcuni scheletri rinvenuti ed effettuato numerosi test scientifici ritenuti attendibili. Arriviamo infine al 16 giugno 2010 quando l’equipe di ricercatori ha ufficialmente sostenuto che le ossa ritrovate, con un’accettabile percentuale di sicurezza sono quelle di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.
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Però c’è chi avanza delle perplessità. Dario Piombino Mascali, antropologo siciliano che da anni lavora all’Università di Vilnius, in Lituania: “Da antropologo posso confermarti che è impossibile identificare i resti di Caravaggio. Prima di tutto le ossa: osteologicamente è difficile stabilire l’età precisa dei reperti poiché i metodi utilizzati fanno riferimento in larga parte a ricerche svoltesi negli Stati Uniti e in epoche recenti. Cioè di stato socioeconomico diverso rispetto alle persone che devono essere verificate dall’antropologo o dall’archeologo. Quindi la stima dell’età alla morte nell’adulto si rivela troppo approssimata; inoltre il metodo del radiocarbonio (C14) presenta un range di vari decenni, per cui stabilire una data certa diventa estremamente difficile. Infine il piombo, cui si fa riferimento nell’articolo di Lancet e che lo si ritrova a livelli alti ne resti dei pittori: in realtà è diagenetico – prosegue Piombino Mascali – e può essere acquisito dall’osso durante la giacitura. Per esempio c’è un caso, quello della cripta di Spitalfields, a Londra, dove negli anni Ottanta emersero numerose incongruenze tra l’età biologica e quella cronologica di alcuni resti. Ciò indicò il bisogno di una profonda revisione dei metodi usati per stimare l’età alla morte. In poche parole, con riferimento alla ricerca su Caravaggio, ritengo sia impossibile stabilire con certezza a chi appartengano quei resti

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