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«La Natività dipinta a Roma», intervista di Annalisa Stancanelli a Michele Cuppone, su "La Sicilia"

Il volume di Michele Cuppone ricostruisce, con nuove informazioni, la genesi e la scomparsa del capolavoro di Caravaggio rubato all’oratorio di San Lorenzo a Palermo


«Nelle cronache del ’69 si diede più risalto alla cronaca spicciola e a una fiera dell’erotismo che al furto del quadro»


È giunto in libreria il volume di Michele Cuppone “Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro” (Campisano Editore). Cuppone, ricercatore appassionato di temi caravaggeschi, ha pubblicato i suoi studi storico-artistici su riviste prestigiose ed è curatore del blog Caravaggio400.org.

Come nasce ora l’idea del libro?
«Più in generale, a livello personale, sono attratto dalle questioni spinose, come appunto sembrava quella della cronologia della “Natività”, ora però chiarita in più punti. Ogni volta che mi sono occupato del tema, avevo comunque una qualche novità da presentare. Ma il lettore interessato si trovava a doverle cercare fra più articoli, saggi, noticine. Ora si può trovare tutto nel volume che, peraltro, presenta ulteriori acquisizioni».

Ci può spiegare meglio il perché del sottotitolo, “Nascita e scomparsa di un capolavoro”?
«Non c’è solo il mistero della sparizione del dipinto, mai recuperato, ma anche quello della genesi. Per oltre tre secoli si è pensato che il quadro fosse stato dipinto da Caravaggio a Palermo, nel 1609, durante il suo soggiorno siciliano. Ci sono voluti diversi studi specialistici e scoperte, alcune presentate qui per la prima volta a un più grande pubblico, per stabilire un’altra versione dei fatti: l’opera era stata realizzata prima, nel 1600, a Roma, e da lì spedita all’oratorio di San Lorenzo. La parola “nascita” nel sottotitolo, inoltre, è un ulteriore rimando al soggetto rappresentato: la Natività del Signore, appunto».

Qual è la conseguenza principale di queste scoperte, nel percorso storico-artistico di Caravaggio?
«Intanto, si può rivedere il percorso siciliano dell’artista: dopo Siracusa e Messina, probabilmente tornò a Napoli, senza passare da Palermo: non ne avrebbe avuto motivo. Allo stesso tempo, è rivalutata l’importanza della “Natività”, tenuto conto che si pone cronologicamente accanto alle celebri storie di san Matteo per la cappella Contarelli in san Luigi dei Francesi, primo incarico pubblico per Merisi. Un momento particolarmente felice per l’artista, di vera e propria svolta».

Dunque “La Natività” è un quadro romano, come datazione, e siciliano solo per quanto riguarda la destinazione. Sulla base di cosa lo si può affermare?
«È una questione complessa, che investe molte discipline. A riportare la “Natività” al 1600 sono i rimandi iconografici ai quadri romani (la stessa modella della Madonna poserà due anni dopo nella “Giuditta”), le caratteristiche tecniche della tela utilizzata e, soprattutto, i documenti. Ve n’è uno in particolare che, pur non esplicitando informazioni utili, si identifica con quello con cui, al pittore, veniva richiesto il quadro oggi disperso: era il 5 aprile del 1600. Senza contare che lo stesso stile accurato del dipinto, come notato da sempre, poco ha a che vedere con la produzione siciliana del Caravaggio, allora tormentato e in fuga».

Una specifica sezione è dedicata al furto. C’è davvero qualcosa di nuovo da raccontare anche su questo?
«Il capitolo sulla “scomparsa” parte proprio sgomberando il campo dalle innumerevoli leggende, alimentate per lo più da alcuni pentiti o giornalisti. Segue una ricostruzione che è mera cronaca, basata su fonti accreditate e verificate. Non solo: si precisano alcuni luoghi e si fanno nomi altrimenti secretati dalle fonti ufficiali, tra le quali la Commissione parlamentare antimafia. Per concludere, presento una lettera inedita da me reperita in archivio, che fa riferimento a una richiesta di riscatto per la tela».

Il volume si chiude con una rassegna stampa dell’ottobre 1969. Si scopre qualcosa di interessante?
«Gli articoli della stampa locale in particolare, trascritti integralmente, ci fanno immedesimare nel pubblico del tempo. Dalle riproduzioni delle pagine di giornale, si vede bene come la notizia passò in secondo piano rispetto a episodi di cronaca spicciola, o persino a eventi come una fiera dell’erotismo… Interessante, peraltro, venire a conoscenza dell’idea di offrire una lauta ricompensa agli informatori».

Cosa pensa accadrebbe se davvero venisse ritrovato il quadro?
«Recuperarlo sarebbe una grande riconquista e una bella iniezione di fiducia per tutti, a livello globale. Finalmente potremmo ammirarne la bellezza di cui siamo stati privati per oltre cinquant’anni».

[«La Natività dipinta a Roma», di Annalisa Stancanelli, su "La Sicilia" del 19 maggio 2020]

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Servizio di Tv2000 dedicato a "Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro"




La rubrica Terza Pagina del Tg2000, nell'edizione delle 12 andata in onda oggi su Tv2000, ha consigliato la lettura di Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro di Michele Cuppone (Campisano Editore).
Di seguito una trascrizione dell'intervista di Vincenzo Grienti all'autore del volume, nella sua versione integrale:
[...] parliamo di Caravaggio e della Natività di Palermo. Un capolavoro che ha attraversato i secoli non senza tingersi di giallo, come ci spiega lo studioso Michele Cuppone al microfono di Vincenzo Grienti:
«C’è ancora molto da dire intorno al celebre quadro, trafugato nel '69. A partire dalle scoperte storico-artistiche. Esso fu realizzato non, come pensavamo, in Sicilia nel 1609 ma a Roma, nel 1600, mentre l'artista lavorava alle celebri tele della cappella Contarelli della chiesa di San Luigi dei Francesi: la Vocazione e il Martirio di san Matteo. Dunque nel vero e proprio momento di svolta della sua carriera.
Naturalmente, nel volume ampio spazio è dedicato alla questione del furto. Anzitutto, sono sfatate le tante leggende. Sono rivelati o comunque specificati nomi e dettagli omessi negli atti ufficiali, come i nascondigli della tela. Rendo noti poi i contenuti di una lettera inedita, che fa riferimento a una richiesta di riscatto. Infine, un’ampia rassegna stampa del tempo, e dalle trascrizioni degli articoli apprendiamo particolari anche piuttosto interessanti».

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“Su Caravaggio ci sono ancora molti misteri da svelare”, intervista a Michele Cuppone su "L'Ortica Social"


Chi segue il nostro giornale on line conosce la passione con cui Ortica Social da tempo diffonde sull’arte ed in particolare su Caravaggio. Questa volta abbiamo l’onore di pubblicare un’intervista a Michele Cuppone, ricercatore e studioso di Caravaggio, che ha appena pubblicato il libro “Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro” per Campisano Editore. Il dottor Cuppone è un esperto di Caravaggio, il suo libro pone interessanti quesiti su una fase particolare della vita del grande pittore lombardo, lasciando aperta la porta a colpi di scena e nuove rivelazioni. Ovviamente, Ortica Social, che ha organizzato convegni che invitavano a riflettere sugli ultimi giorni di Michelangelo Merisi, non poteva non proporre ai suoi lettori l’incontro con lo scrittore.

Il suo ultimo libro solleva, in modo documentato, molti dubbi sugli ultimi anni di vita e sulle opere finali di Caravaggio. Secondo lei perché c’è tanto mistero attorno alla fase finale dell’esistenza del Merisi?

Nel mio volume rimetto in discussione, in particolare, il percorso e l’operato siciliano di Caravaggio: a mio avviso, l’artista soggiornò essenzialmente a Siracusa e a Messina tra il 1608 e il 1609, non anche a Palermo. La Natività presente nel capoluogo isolano, fu dipinta in realtà a Roma, nel 1600. Lo dimostrano peraltro i documenti: dalla rilettura di quelli già noti, ad altri scoperti di recente. Più in generale, concordo che sull’ultimo Caravaggio persistono diversi interrogativi, anche perché disponiamo di meno fonti e documenti relativi. È pur vero, allo stesso tempo, che questo è stato il periodo meno indagato della sua vita. Per cui, come per l’improbabile soggiorno palermitano, possiamo aspettarci delle novità.

Conosceremo mai, anche in un lontano futuro, la verità sul furto della Natività con i santi Lorenzo e Francesco o rimarrà uno dei tanti misteri italiani?

Vedo piuttosto arduo il percorso per una risoluzione del caso, anche ora che si è scoperta la pista svizzera e, dunque, si sa da dove ricominciare. Ci vuole sicuramente una forte cooperazione internazionale. Ma mi piace pure pensare che tenere alta l’attenzione possa in qualche modo essere utile. Dunque bene che se ne parli, naturalmente prendendo le distanze dalle tante leggende e inesattezze, che hanno il solo risultato di generare confusione.

Quale è stata la scintilla che ha acceso il suo interesse su quest’opera di Caravaggio, che purtroppo non molti conoscono?

Sono partito da un’intuizione. Avevo notato la somiglianza tra una figura della Natività e quella in una pittura conservata a Roma, e lì vista da Caravaggio: si tratta di un affresco di Giuseppe Cesari, con cui Merisi collaborò per alcuni mesi. Da lì, ho individuato altre e più stringenti analogie e, più in generale, ulteriori legami con il contesto romano entro cui, a ben vedere, si inscrive la realizzazione del capolavoro disperso [...]

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"Caravaggio. La Natività di Palermo": la videoscheda del volume di Michele Cuppone



In questi giorni, dal 23 al 27 aprile, si svolge l'edizione web della manifestazione La Via dei Librai. Vi partecipa, per la sezione "Autori", Michele Cuppone, che presenta il volume Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro, pubblicato da Campisano Editore.
La videoscheda del volume, corredata da una significativa selezione di immagini dell'impaginato, è ora disponibile online e se ne riporta di seguito una trascrizione:

Salve a tutti, mi presento: sono Michele Cuppone, ricercatore e studioso del celebre artista Michelangelo Merisi detto Caravaggio. Ho pubblicato da poco un libro, che ho il piacere di presentare qui agli amici de La Via dei Librai. Edito da Campisano, si intitola Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro. Il volume, esce a cinquant’anni di distanza dal clamoroso furto della Natività di Caravaggio dall’oratorio di San Lorenzo a Palermo, in una notte piovosa dell’ottobre 1969. Mi sono occupato in diverse occasioni del tema, pubblicando di volta in volta alcune scoperte, ed ecco finalmente che è tutto raccolto ora in un solo testo. Ma, come vedremo, anche stavolta non mancano le novità. Le mie ricerche, partono dal campo storico-artistico, e difatti il volume è inserito in una collana di saggi di storia dell’arte. Tuttavia, uno spazio importante è dedicato alla storia del furto, un aspetto piuttosto intrigante e cui pure ho potuto dedicarmi, reperendo nuove informazioni. Ma scendiamo più nel dettaglio. Intanto, il dipinto. Una grande tela, al centro di un grande equivoco. Un biografo di Caravaggio, il pittore suo rivale Giovanni Baglione, ci racconta che l’artista, nei quattro anni di continui spostamenti dopo aver commesso un omicidio a Roma, passò da Palermo. Dove, in effetti, si trovava la Natività, fino al 1969. È così che, successivamente, altri scrittori devono aver dedotto che il quadro era stato dipinto nel capoluogo siciliano, nel 1609. Ma a ben vedere, il racconto di Giovanni Baglione è parziale, e non è neppure una testimonianza diretta: egli in realtà, del soggiorno siciliano di Caravaggio, che ebbe luogo essenzialmente a Siracusa e a Messina, non sa nulla, non conosce nemmeno un’opera dipinta qui. Ecco, così, che Baglione deve aver menzionato simbolicamente la sola Palermo, per indicare più genericamente la Sicilia.  Perché è importante dire questo? Perché la Natività, possiamo affermare oggi, e il libro approfondisce tutto ciò, non è un dipinto siciliano del 1609, come abbiamo sempre pensato. Era stata realizzata alcuni anni prima, a Roma, nell’anno 1600. Quando Caravaggio stava lavorando alla celebre cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi, quindi nel momento di svolta della sua carriera. Dunque un capolavoro romano, e ce lo dimostrano molti elementi. A partire dall’analisi stilistica e quella iconografica: il quadro presenta colori, motivi e addirittura modelli che ritroviamo nei capolavori romani del Merisi. I dipinti siciliani di Caravaggio, hanno tutt’altre caratteristiche: per una metà sono costituiti da un grande spazio vuoto che sovrasta i personaggi. Una prova della ‘nuova’ datazione della Natività, viene anche dai risultati delle vecchie radiografie eseguite sul dipinto: se ne ricava che la tela impiegata aveva le stesse caratteristiche di quelle utilizzate da Caravaggio a Roma, ben diverse dalle tele siciliane.  Uno spazio, nel volume, è dedicato anche a una certa ‘fortuna’ che il quadro conobbe, prima della sparizione. Da sempre uno dei meno visti di Caravaggio, fu conosciuto sempre più grazie alla fotografia, e a una grande mostra che lo vide esposto, a Milano nel 1951 (andò pure al Louvre, nel 1965). Compare anche in rari filmati degli anni ’50 e ’60, uno dei quali trasmesso dalla Rai due mesi prima del furto. Tanto che, si pensò addirittura a una responsabilità della tv: avrebbe fatto conoscere ai ladri il capolavoro mal custodito. E poi, il tema delle copie antiche. Se ne conoscono due. Una è a Catania, a Castello Ursino. L’altra, nota solo attraverso una foto in bianco e nero, risulta dispersa. L’ultima parte del volume è naturalmente incentrata sul furto, avvenuto una notte di metà ottobre del 1969, tema su cui c’è ancora da dire. La prima cosa che ho voluto fare, e credo fosse necessario, è stato sgomberare il campo dalle tante, troppe leggende. È stato detto veramente di tutto, dalla tela esposta nei vertici di Cosa nostra, oppure mangiata dai topi in una porcilaia, o ancora incendiata poco dopo il furto, perché danneggiata dai ladri inesperti. Oggi, possiamo ricostruire alcune vicende rimaste sempre oscure, e questo principalmente grazie alle indagini svolte nel 2017 dalla Commissione parlamentare antimafia In sintesi, il quadro fu rubato da una banda di giovani ladri, che non ne avevano colto il valore reale. Ciò che, invece, comprende il boss Gaetano Badalamenti, apprendendo la notizia dai quotidiani. Riesce così, tramite i suoi collaboratori, a impossessarsi della preziosa refurtiva, e a rivenderla poi a un trafficante svizzero. Il quadro partì alla volta del Canton Ticino, ed è lì che si concentrano ora le indagini in corso. Il libro, arricchisce questa ricostruzione di particolari inediti. Inclusi nomi e dettagli secretati negli atti ufficiali, che ho potuto desumere talvolta incrociando i dati. Infine, rendo noti i contenuti di una lettera riservata del 1974, da me reperita, che fa riferimento a una richiesta di riscatto. Una vera e propria chicca, sono le trascrizioni degli articoli dai quotidiani dell’epoca. Dove non mancano le firme prestigiose: fra tutte, Leonardo Sciascia. Come in una macchina del tempo, si possono seguire le cronache quasi in presa diretta. Sorprenderà comunque vedere il poco risalto che veniva concesso alla notizia, cui evidentemente non si riconosceva una grande importanza: oggi, ricordiamo, quello della Natività è considerato invece uno dei dieci furti d’arte più importanti a livello mondiale, secondo l’FBI. A ogni modo, dalla lettura degli articoli si evincono particolari poco noti ai più, probabilmente a volte anche ingigantiti (come gli oltre cento interrogati in pochi giorni), ma che di certo risultano piuttosto interessanti. Per concludere, alcune considerazioni sul prodotto editoriale in sé. Il libro, si presenta in un comodo formato compatto, con una significativa selezione di belle immagini, a colori e in bianco e nero, funzionali rispetto alla narrazione.  Pur venendo personalmente dal mondo della ricerca, ho voluto adottare un linguaggio divulgativo e senza inutili tecnicismi, fatto per avvicinare chiunque anche ai contenuti più specialistici, accanto a quelli narrativi e di mera cronaca. Il libro è denso di sottotemi e informazioni che, considerato l’argomento, non dovrebbero faticare a stimolare l’interesse del lettore e, possibilmente, ad appassionarlo. Mi piace pensare di esserci riuscito, ma questo potrete giudicarlo meglio voi lettori.


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Guarda la videoscheda del libro (qualità standard)

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"Caravaggio. La Natività di Palermo: nascita e scomparsa di un capolavoro", articolo su "Giorni di Storia"



Un «importante studio», secondo l’illustre professor Richard E. Spear uscito a cinquant’anni di distanza dal clamoroso furto della Natività di Caravaggio da un oratorio di Palermo, in una notte piovosa dell’ottobre 1969. L’autore del volume Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro (Campisano Editore) Michele Cuppone, ricercatore e studioso del grande pittore lombardo, da anni approfondisce l’argomento, di cui ha ricostruito di volta in volta più tasselli, pubblicando in sedi scientifiche e non. Grazie al lavoro svolto parallelamente anche da altri specialisti, oggi sappiamo molto di più del dipinto scomparso. E tutti questi approfondimenti finalmente trovano ora una trattazione organica nel volume, edito da Campisano, in una veste divulgativa e corredata da una significativa selezione di immagini. Ma non mancano le novità.
Sul fronte storico-artistico, l’autore chiarisce meglio la genesi della Natività, attraverso l’esame stilistico, i confronti iconografici, le scoperte d’archivio, la riconsiderazione di alcune fonti trascurate, fino al riesame dei referti tecnici sulla tela, eseguiti nel 1951 in occasione di una grande mostra. Il quadro, possiamo dire in definitiva, fu eseguito non in Sicilia nel 1609, come si credeva perché così raccontavano certi biografi, ma a Roma, nel 1600, e da qui spedito a Palermo. Sappiamo addirittura dove esso fu realizzato: all’interno di Palazzo Madama, attuale sede del Senato della Repubblica, dove Caravaggio viveva a quel tempo. La scoperta dell’esatta datazione è un aspetto rilevante, anche perché pone la tela accanto alle più celebri storie di san Matteo della cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi, e dunque nel punto di svolta della carriera di Michelangelo Merisi. La Natività, corrispondente dunque al quadro «cum figuris» menzionato in un enigmatico documento romano del 5 aprile 1600, sarebbe addirittura la prima pala d’altare eseguita dall’artista. Si possono comunque chiarire anche alcuni quesiti legati alla sua iconografia, che ha spesso stimolato una discussione intorno all’identità di alcuni personaggi. Infine, si può ripercorre una certa ‘fortuna’ che, fino all’ottobre del 1969, il quadro ebbe, dalle copie ai rari documentari d’epoca: mentre, curiosamente, le stesse copie sono scomparse definitivamente o comunque per molti secoli, si attribuì la responsabilità del furto a un filmato andato in onda in tv due mesi prima di esso.
Un capitolo a parte riguarda proprio la storia della sparizione. In cui, anzitutto, Cuppone sgombera il campo dalle tante leggende messe in circolazione da collaboratori di giustizia e giornalisti: si è detto di tutto, dalla tela utilizzata come stendardo nei summit di Cosa nostra, o mangiata da topi e maiali in una stalla, o ancora distrutta nel terremoto dell’Irpinia. Segue quindi la ricostruzione degli eventi come risulta dalle fonti più attendibili e verificate: tra tutte, i risultati della specifica inchiesta pubblicata nel 2018 dalla Commissione parlamentare antimafia, che ha individuato in un trafficante svizzero, scomparso da anni, l’acquirente della Natività, attraverso la mediazione del boss Gaetano Badalamenti. Ma l’autore si spinge a offrire nomi e dettagli inediti finora secretati negli atti ufficiali, tra cui i riferimenti, in una lettera del 1974 preclusa alla consultazione in archivio, a una richiesta di riscatto da parte di ignoti ricettatori. Chiude il volume una nutrita rassegna di articoli, dalla stampa nazionale e locale e a firma anche di autori prestigiosi tra cui Leonardo Sciascia: l’operazione di trascrizione dai giornali, mai fatta sinora, consente di rivivere in diretta le cronache del tempo.

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"Il Caravaggio rubato e la modella romana", di Fabio Isman su Il Messaggero


Fu dipinta nella Capitale la "Natività" trafugata dalla mafia a Palermo nel 1969: lo dimostra uno studio di Michele Cuppone. La donna del quadro è la stessa di altri capolavori. E spunta il contratto originale di commissione, datato 5 aprile 1600


LA STORIA
Michelangelo Merisi non avrebbe mai messo piede a Palermo: fuggitivo da Malta, si ferma a Siracusa e a Messina, e vi lascia almeno tre capolavori; dopo il 10 giugno 1609, se ne va direttamente a Napoli, dove, il 7 novembre, si sa che è stato aggredito e sfregiato, all’uscita da un’osteria. Ma nel capoluogo siciliano c’era la sua Natività con i santi Lorenzo e Francesco, sottratta dall’omonimo oratorio a ottobre 1969 ad opera della mafia, come si è sempre detto. Un capolavoro, e il quadro più ricercato al mondo. Il quale però, è stato eseguito, si scopre, nel 1600 a Roma: quando Caravaggio stava terminando i due San Matteo di San Luigi dei Francesi. Esisterebbero assai più che semplici indizi: anzi, perfino il contratto originale di commissione.

L'INDAGINE
Questi, essenzialmente, i contenuti di una ricerca che ha compiuto Michele Cuppone, un giovane studioso già impegnato sul medesimo artista, in un libro (Caravaggio. La Natività di Palermo, Campisano, 112 pag., 30 euro) che dell’opera indaga la realizzazione, ma anche la fama, il furto, alcune curiosità. Che sia del 1600, deriva dal contratto, a lungo misterioso; dalla tela, che è «romana» per le qualità, e diversa dalle altre opere siciliane: i quadri dell’isola sono realizzati su supporti più piccoli cuciti tra loro (al contrario di quelli di Roma), e questo è su una tela unica; lo stesso stile è assai più di allora, che di 10 anni dopo; perfino la modella per la Madonna nel capolavoro di Palermo appare la medesima della Giuditta nella Decapitazione di Oloferne (Palazzo Barberini, Roma), e forse anche della Santa Caterina di Madrid, e di Marta e Maddalena di Detroit: tutte creazioni degli ultimi anni del Cinquecento.
Quando la Natività era già stata rubata da due anni, si è scoperto un misterioso contratto di Caravaggio. Datato 5 aprile 1600, e stipulato nella casa del mercante Alessandro Albani: con una caparra di 60 scudi, doveva realizzare per un altro mercante, Fabio Nuti, un dipinto «con delle figure», la cui altezza è esattamente quella di Palermo, e la larghezza si discosta di pochi centimetri. A novembre, Caravaggio è pagato. E a Palazzo Madama, dove il cardinal del Monte viveva e il pittore aveva lo studio, ritira il quadro proprio Albani. Del quale, come di Nuti, sono stati scoperti i rapporti con Palermo. Non solo; ma dal 28 luglio al 9 agosto 1600, nell’oratorio palermitano si compiono dei lavori sulla cornice dell’altar maggiore. E del dipinto di cui al contratto, nessun’altra traccia, se non queste, è mai stata ritrovata. Un saio francescano con due ali, che, proprio in quegli anni, Orazio Gentileschi aveva prestato al Merisi, compaiono, guarda caso, in questa Natività.

LE REPLICHE
Poco dopo che era giunta a Palermo, nel 1627, al siciliano Paolo Geraci se ne ordina una copia: ritrovata a Catania, di recente, nell’ufficio del prefetto; oggi, è a Castel Ursino. Relativamente poche sono le repliche del dipinto palermitano. Una, l’aveva Luigi Federzoni, celebre gerarca fascista, ed è sparita durante la guerra; forse, dalla sua casa a via Ferdinando di Savoia («requisita», come scrive Cuppone, «e passata a Palmiro Togliatti»). Nella famiglia Federzoni, la si riteneva di Bernardo Cavallino. E poi, dell’originale si racconta anche come è stato salvato dalla guerra, e le due volte in cui è stato esposto, lasciando la sua città.

IL GIALLO
E veniamo al furto, descritto nei minimi particolari. Un mistero ancora irrisolto: tra i maggiori “gialli” dell’arte che, in modo diverso tra loro, hanno raccontato anche i più importanti mafiosi pentiti. Si fa giustizia di molte false piste ed ipotesi azzardate: che Giovanni Brusca tentasse di permutarlo con lo Stato in cambio di carcerazioni più morbide; che il critico Maurizio Marini abbia visto l’opera in Sicilia, dopo il furto; che la Natività fosse finita in una porcilaia: lo dicono notizie di terza mano (o bocca), e riferite da un capomafia, allora, però, di appena 13 anni; che la tela venisse esposta come trofeo nei “summit” della “onorata società”, ma questo l’hanno smentito i mafiosi stessi; che Totò Riina lo usasse come uno scendiletto.

LA DATA
Intanto, il furto è forse avvenuto il 15 ottobre 1969: due giorni prima di quanto si dica. Tela portata via da sette ladri, probabilmente inconsapevoli. Avvolta in un tappeto che era nell’Oratorio. Quando i giornali la valutano un miliardo di lire (cifra, peraltro, ben inferiore al reale), attira l’attenzione del “boss” Gaetano Badalamenti. C’è chi racconta come gli sia arrivata, a Cinisi. Ci sono anche le telefonate con un prete, per ottenerne un riscatto. E, alla fine, la consegna, chissà per quanti milioni di franchi svizzeri nel 1970, a un mercante di Lugano, ormai morto. Smembrare la Natività, per poterla smerciare, era solo un’ipotesi. Il furto è ormai prescritto. E chissà che fine ha fatto la tela, come scriveva Roberto Longhi, dal «bambino miserando, abbandonato a terra come un guscio di tellina buttata».



"Un po' di chiarezza sul 'ricercato' più famoso", di Giulia Silvia Ghia su The Huffington Post


In questi giorni che ci costringono giustamente a casa, tra le cose che ognuno di noi, credo, si sia ripromesso di fare, c’è quella di leggere quei libri acquistati e rimasti in sospeso nelle proprie librerie.
Fra questi ve ne è uno donatomi dal suo autore, Michele Cuppone, un ricercatore appassionato, letteralmente, alla figura artistica di Michelangelo Merisi da Caravaggio. Devo ammettere che ci vuole coraggio e una grande motivazione per scrivere un ennesimo libro che parli del celebre pittore, dato che le pubblicazioni su questo argomento vanno ormai ben oltre le 3000 unità. Ma dati i comuni interessi di ricerca e di studio e conoscendo la assoluta dedizione di Michele Cuppone, mi sono dedicata con curiosità alla lettura di questo testo.
Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro (editore Campisano) è un libro inaspettato. E lo si capisce già dai testi introduttivi di Antonio Vannugli e di Richard E. Spear. Non è il solito libro che ripercorre l’attività artistica di Caravaggio e anzi la nota biografica, particolarmente accurata, è lasciata alla fine. Questo volume è un approfondimento su una sola ma importante opera d’arte del Merisi, la Natività di Palermo per l’appunto.
La tela è nota soprattutto per il furto subito nel 1969 che la annovera ancora nella Top Ten Art Crimes, “l’infelice classifica dei 10 furti d’arte più importanti al mondo secondo l’FBI”. La “pratica 799”, per i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, corrisponde al fascicolo dedicato alle ricerche fatte per il ritrovamento di questo dipinto, purtroppo non ancora avvenuto. Cuppone ne ripercorre l’intera vicenda, presentando particolari rimasti finora inediti. Quindi, sfatando alcune notizie inesatte e conducendo la narrazione come una vera spy story, guida il lettore attraverso le lunghe ricerche per il suo ritrovamento tra nomi altisonanti, processi e confessioni di capimafia, studiosi d’arte e antiquari.
Per arrivare a far comprendere al lettore l’importanza dell’opera e dunque la necessaria e continua ricerca perpetuatasi negli anni, Cuppone parte analizzando il dipinto nei suoi molteplici aspetti, sia dal punto di vista iconografico e iconologico sia da quello storico-artistico.
Il primo capitolo viene infatti dedicato alla nascita del capolavoro, al significato del soggetto narrato e al momento in cui Caravaggio lo realizzò. E qui si legge di un’importante novità sostenuta dall’autore, che lo porta a dimostrare non solo che il dipinto fu realizzato a Roma durante gli anni della Cappella Contarelli, ma che soprattutto il pittore non passò mai per Palermo.
Per confermare la tesi della realizzazione a Roma, Cuppone riporta peraltro i risultati delle indagini diagnostiche eseguite sulla tela in occasione della mostra del 1951 a cura di Roberto Longhi, tenutasi a Milano. Sia nella qualità del supporto, in quanto tipica “tela romana”, sia nella tecnica esecutiva, il dipinto corrisponde pienamente ai quadri prodotti dal Merisi a Roma, fino alla sua fuga nel 1606 a seguito dell’omicidio nei confronti di Ranuccio Tomassoni.
Nel capitolo sugli enigmi caravaggeschi Cuppone ricostruisce la rete di contatti tra Roma e Palermo che portarono alla commissione del dipinto nella prima città e al suo trasporto nella seconda. Un intero capitolo del libro viene dedicato alle copie dipinte della Natività (se ne conoscono almeno due, più una litografia) nonché alle riproduzioni fotografiche e ai filmati in cui l’opera è comparsa. Ho trovato molto interessante che l’autore abbia annotato che, in questi filmati, l’attenzione maggiore sia sempre stata rivolta più alla decorazione dell’oratorio, in stucco, di Giacomo Serpotta, che non al dipinto ivi custodito.
Altri spunti ricostruiti da Cuppone, sono il momento delicato vissuto dalla Natività durante la seconda guerra mondiale nonché i restauri e le mostre cui partecipò, l’ultima delle quali fu la grande occasione espositiva al Louvre, nel 1965. Apprendo dal libro che Il melodramma di stucco, servizio della trasmissione Capolavori nascosti, andò in onda il 1° agosto del 1969, due mesi e mezzo prima della sparizione della tela. L’autore annota un dubbio sorto a seguito del furto; se non fu proprio questa trasmissione a puntare le luci sul dipinto, rendendone note l’importanza, la bellezza, e la fragilità del luogo ove era custodito.
Il libro è uscito a 50 anni esatti dal furto e Cuppone lo chiude con un augurio che condivido pienamente, soprattutto dopo aver letto la sua avvincente storia. Che cioè le indagini investigative per il ritrovamento della tela possano conoscere finalmente una svolta e che presto quindi, il finale di questa vicenda possa essere riscritto.

link:


Videointervista di TRM a Michele Cuppone, autore di "Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro"



TRM-TeleRadio del Mediterraneo, nell'edizione serale del TgMed del 18 marzo 2020, ha dedicato un servizio al volume Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro (Campisano Editore), intervistando l'autore Michele Cuppone.
L'intervista è stata pubblicata anche in una news del sito di TRM. Si riporta di seguito il testo della registrazione integrale:
«Caravaggio. La Natività di Palermo, editore Campisano. Sottotitolo, Nascita e scomparsa di un capolavoro: fa riferimento ai due grandi temi che investono il quadro, trafugato nell'ottobre del '69 e mai più recuperato. Anzitutto, gli interrogativi attorno alla genesi del dipinto. Si è sempre pensato che fu eseguito in Sicilia, dove Caravaggio si trova nel 1609. In realtà, scoperte recenti restituiscono il dipinto a un periodo precedente, agli anni romani di Caravaggio. In particolare c’è un documento, del 5 aprile 1600, in cui all’artista viene richiesto un quadro; non si specifica quale, ma sono indicate le misure, che sono in sostanza le stesse della Natività. Inoltre è citato un personaggio che riconduce all'ambiente palermitano, addirittura proprio all'oratorio di San Lorenzo dove il quadro si trovava.
Dunque è il 5 aprile 1600: per intenderci, Caravaggio stava lavorando alle celebri tele della cappella Contarelli di San Luigi dei Francesi, la Vocazione di san Matteo e il Martirio di san Matteo. Ecco dunque l’importanza che riveste la Natività, che si pone nel vero e proprio momento di svolta della carriera artistica di Caravaggio.
Nel volume, uno spazio importante è dedicato naturalmente al furto. Anzitutto, sono sfatate diverse leggende sorte nel tempo. Quindi, parte la ricostruzione dei fatti: oggi sappiamo che la tela fu venduta a un antiquario svizzero.
Cosa c’è in più nel volume? Sono intanto rivelati alcuni nomi omessi negli atti ufficiali, sono meglio precisati alcuni dettagli, tra cui i nascondigli della tela. Infine rendo noti i contenuti di una lettera inedita, da me reperita in archivio, che fa riferimento a una richiesta di riscatto. In chiusura, vi è un’ampia rassegna stampa del tempo, con le trascrizioni integrali degli articoli, da cui si evincono particolari anche piuttosto interessanti».
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Novità in libreria: "Caravaggio. La Natività di Palermo", di Michele Cuppone (Campisano Editore, con contributi di Richard E. Spear e Antonio Vannugli)


Il volume, che esce a cinquant'anni dal furto della "Natività" di Caravaggio, contiene diverse novità. Sul fronte storico-artistico, si chiarisce meglio la genesi del dipinto, eseguito e spedito da Roma nel 1600, e se ne discute l’iconografia. Sulla vicenda del furto, si presentano particolari inediti e una nutrita rassegna stampa dell’ottobre 1969.


Michele Cuppone
Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro
prefazione di Antonio Vannugli, con una nota di Richard E. Spear
Campisano Editore, collana Saggi di Storia dell'Arte - 64, 2020, ISBN 978-88-85795-41-9


L’AUTORE
Michele Cuppone, ricercatore, ha pubblicato i suoi studi storico-artistici su riviste specialistiche internazionali, monografie, opere miscellanee, cataloghi di mostra, atti di convegno, quotidiani di cultura e notiziari on line. Ha prestato consulenza scientifica in progetti editoriali ed espositivi e svolge attività di turismo culturale. In televisione ha partecipato al documentario La Rome claire obscure du Caravage/Im helldunkel-Rom von Caravaggio prodotto da Arte ed è stato ospite di approfondimenti tematici su Rai 2 e Tv2000. È infine curatore di Caravaggio400.org. Diversi suoi scritti e scoperte riguardano la Natività di Palermo, oggetto di conferenze tenute anche in sedi museali e universitarie. Il presente volume, mettendo a frutto anni di ricerche, fa il punto sul tema e presenta nuove informazioni di interesse.

L'OPERA
Il volume – un «importante studio», secondo l’illustre professor Richard E. Spear – esce a cinquant’anni di distanza dal clamoroso furto della Natività di Caravaggio da un oratorio di Palermo, in una notte piovosa dell’ottobre 1969. L’autore Michele Cuppone, ricercatore e studioso del grande pittore lombardo, da anni approfondisce l’argomento, di cui ha ricostruito di volta in volta più tasselli, pubblicando in sedi scientifiche e non. Grazie al lavoro svolto parallelamente anche da altri specialisti, oggi sappiamo molto di più del dipinto scomparso. E tutti questi approfondimenti finalmente trovano ora una trattazione organica nel volume, edito da Campisano, in una veste divulgativa e corredata da una significativa selezione di immagini. Ma non mancano le novità.
Sul fronte storico-artistico, l’autore chiarisce meglio la genesi della Natività, attraverso l’esame stilistico, i confronti iconografici, le scoperte d’archivio, la riconsiderazione di alcune fonti trascurate, fino al riesame dei referti tecnici sulla tela, eseguiti nel 1951 in occasione di una grande mostra. Il quadro, possiamo dire in definitiva, fu eseguito non in Sicilia nel 1609, come si credeva perché così raccontavano certi biografi, ma a Roma, nel 1600, e da qui spedito a Palermo. Sappiamo addirittura dove esso fu realizzato: all’interno di Palazzo Madama, attuale sede del Senato della Repubblica, dove Caravaggio viveva a quel tempo. La scoperta dell’esatta datazione è un aspetto rilevante, anche perché pone il capolavoro accanto alle più celebri storie di san Matteo della cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi, e dunque nel punto di svolta della carriera di Michelangelo Merisi. La Natività, corrispondente dunque al quadro «cum figuris» menzionato in un enigmatico documento romano del 5 aprile 1600, sarebbe addirittura la prima pala d’altare eseguita dall’artista. Si possono comunque chiarire anche alcuni quesiti legati alla sua iconografia, che ha spesso stimolato una discussione intorno all’identità di alcuni personaggi. Infine, si può ripercorre una certa ‘fortuna’ che, fino all’ottobre del 1969, il quadro ebbe, dalle copie ai rari documentari d’epoca: mentre, curiosamente, le stesse copie sono scomparse per sempre o comunque per molti secoli, si attribuì la responsabilità del furto a un filmato andato in onda in tv due mesi prima di esso.
Un capitolo a parte riguarda proprio la storia della sparizione. In cui, anzitutto, Cuppone sgombera il campo dalle tante leggende messe in circolazione da collaboratori di giustizia e giornalisti: si è detto di tutto, dalla tela utilizzata come stendardo nei summit di Cosa nostra, al centro di una trattativa Stato-Mafia, mangiata da topi e maiali in una stalla, o ancora distrutta nel terremoto dell’Irpinia. Segue quindi la ricostruzione degli eventi come risulta dalle fonti più attendibili e verificate: tra tutte, i risultati della specifica inchiesta pubblicata nel 2018 dalla Commissione parlamentare antimafia, che ha individuato in un trafficante svizzero, scomparso da anni, l’acquirente della Natività, attraverso la mediazione del boss Gaetano Badalamenti. Ma l’autore si spinge a offrire nomi e dettagli inediti finora secretati negli atti ufficiali, tra cui i riferimenti, in una lettera del 1974 preclusa alla consultazione in archivio, a una richiesta di riscatto da parte di ignoti ricettatori. Chiude il volume una nutrita rassegna di articoli, dalla stampa nazionale e locale e a firma anche di autori prestigiosi tra cui Leonardo Sciascia: l’operazione di trascrizione dai giornali, mai fatta sinora, consente di rivivere in diretta le cronache del tempo.

SOMMARIO
A few words, Richard E. Spear – Prefazione, Antonio Vannugli – Introduzione - Nascita di un capolavoro - Enigmi caravaggeschi - La fortuna della Natività: copie, riproduzioni e filmati d'epoca - La scomparsa - La Natività nelle parole di biografi antichi e critici moderni - Vita di Caravaggio – APPARATI - Rassegna stampa dell’ottobre 1969 - Bibliografia e sitografia - Indice dei nomi - Crediti fotografici




Il volume è acquistabile online, anche con App18 Bonus Cultura e Carta del Docente, su: Campisano Editore, AbeBooksAmazonBookdealerFeltrinelli, HoepliIbs, LibraccioLibreriaUniversitariaLibro Co.Mondadori.

ATTENZIONE: il volume è esaurito presso l'editore e tutti i principali venditori. È comunque possibile, fino a esaurimento scorte personali dell'autore (disponibilità limitata!), richiedere copie firmate scrivendo a info@caravaggionews.com.



RASSEGNA STAMPA (aggiornata al 20 gennaio 2022):



Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro [Valori Tattili, di Pietro di Loreto, 3/2020]

Palermo: La Natività di Caravaggio, nascita e scomparsa di un capolavoro [TRM, 18/3/2020]

Un po' di chiarezza sul "ricercato" più famoso [Huffington Post, di Giulia Silvia Ghia, 23/3/2020]

Il Caravaggio rubato e la modella romana [Il Messaggero, di Fabio Isman, 16/4/2020]

Caravaggio. La Natività di Palermo: nascita e scomparsa di un capolavoro [Giorni di Storia, 23/4/2020]

“Su Caravaggio ci sono ancora molti misteri da svelare” [L'Ortica Social, di Felicia Caggianelli, 5/5/2020]

Servizio di Tg2000 - Terza Pagina [Tv2000, di Vincenzo Grienti, 5/5/2020]

«La Natività dipinta a Roma» [La Sicilia, di Annalisa Stancanelli, 19/5/2020]

Caravaggio. La Natività di Palermo [Il Foglio, di Vittorio Gennarini, 10/6/2020]

La Natività di Caravaggio nelle mani della mafia [Il Tempo, di Maurizio Gallo, 22/6/2020]

Il Caravaggio rubato [RSI Rete Due, di Emanuela Burgazzoli, 24/6/2020]

La Natività scomparsa a Palermo l'ultimo mistero di Caravaggio [Tracciati d'Arte, 15/6/2020]

Viaggio sulle tracce di Caravaggio [Avvenire - Lazio Sette, di Maria Teresa Ciprari, 5/7/2020]

La Natività del Caravaggio [Azione, di Emanuela Burgazzoli, 13/7/2020]

La Natività di Palermo di Michelangelo Merisi fa ancora parlar di sé… [Eventi Culturali Magazine, di Raffaello De Crescenzo, 1/8/2020]


Caravaggio e Cosa Nostra: tra arte e storytelling [Polizia e Democrazia, di Damiano Leonelli, 9/2020]

Caravaggio il mistero della Natività mai ritrovata [la Repubblica Napoli, di Vittorio Gennarini, 28/9/2020]

Michele Cuppone. La Natività rubata del Caravaggio fa ancora parlare di sé… [Eventi Culturali, a cura di Raffaello De Crescenzo, 9-10/2020]

Caravaggio. La Natività di Palermo [Art e Dossier, di Gloria Fossi, 10/2020]




I misteri della Natività il furto è solo l’ultimo [la Repubblica Palermo, di Sergio Troisi, 1/7/2021]

Detective in nome di Caravaggio [Corriere della Sera - iO Donna, di Vittorio Sgarbi, 17/7/2021]

Caravaggio, chi ridarà la "Natività" all'Italia? [Avvenire, di Maurizio Cecchetti, 13/8/2021]

Tutta la verità sul Caravaggio dei misteri [il Giornale, di Angelo Crespi, 19/8/2021]


Storia della Natività di Caravaggio rubata a Palermo mezzo secolo fa [Artribune, di Giulia Silvia Ghia, 15/10/2021]

Il Caravaggio rubato. Intervista a Michele Cuppone [The Journal of Cultural Heritage Crime, 18/10/2021]


52 ans de mystère: qui a volé le Caravage? [TF1, di Georges Brenier, Clément Biet, Bernard Bédarida, Emmanuel Bliard, 21/11/2021]

Storie (e novità) sulla «Natività» [Il Sole 24 Ore - Domenica, 28/11/2021]

Quella Natività del Caravaggio che fu trafugata da Cosa nostra [Gazzetta del Sud, di Anna Maria Crisafulli, 13/12/2021]

Quella Natività imprigionata in un caveau svizzero [Rai 2, di Tommaso Ricci, 19/12/2021]

La Natività tra arte e fede [Tv2000, 22/12/2021]

Ihr sollt nicht schlafen [Frankfurter Allgemeine Zeitung, di Lothar Sickel, 29/12/2021]

Caravaggio, la Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro [SoloLibri.net, di Gaetano Celauro, 31/12/2021]

The Italian Caravaggio, among others [The Burlington Magazine, di Sheila McTighe, 1/2022]

Isgrò immagina il ritorno del Caravaggio rubato [Il Sole 24 Ore - Domenica, di Salvatore Settis, 9/1/2022]

Ein großes Kunstwerk wird neu datiert [Frankfurter Allgemeine Zeitung, di Lothar Sickel, 20/1/2022]

Street art con Caravaggio [Il Messaggero Frosinone, 12/5/2022]

Caravaggio, la Natività di Palermo Nascita e scomparsa di un capolavoro [il Quotidiano del Sud, di Augusto Ficele, 29/5/2022]


Presentazione di "Caravaggio. La Natività di Palermo" di Michele Cuppone, venerdì 31 gennaio a Catania




La S.V. è invitata
venerdì 31 gennaio 2020
ore 17:00
Castello Ursino
Catania

ALLA PRESENTAZIONE DEL VOLUME
Caravaggio. La Natività di Palermo
Nascita e scomparsa di un capolavoro
di Michele Cuppone

E DELLA COLLANA D'ARTE
Sicilia. Arte e committenza
vol. 1 Militello in Val di Catania, Valverde, Valle del Mela
a cura di Michele Romano
Le fate editrice


INTRODUCONO
Valentina Noto
Responsabile del Museo Civico di Castello Ursino di Catania

Barbara Mirabella
Assessore alla Pubblica Istruzione, Attività e Beni Culturali del Comune di Catania

Vincenzo Tromba
Direttore dell'Accademia di Belle Arti di Catania


MODERA
Ornella Fazzina
docente di Storia dell'arte
Accademia di Belle Arti di Catania


INTERVERRANNO
Michele Cuppone
storico dell'arte e autore del volume

Michele Romano
docente di Valorizzazione dei beni storico artistici
Accademia di Belle Arti di Catania

Chiara Nicoletta Compagnino, Carmelo Maria Romano, Sara Vitale
allievi del corso di Comunicazione e valorizzazione del patrimonio artistico contemporaneo
Accademia di Belle Arti di Catania

“Dies Natalis”: Alessandro Allori e Michelangelo da Caravaggio, Natività a confronto. A Carini l'1 febbraio




L'associazione culturale BCsicilia Carini organizza un seminario, sabato 1 febbraio 2020 alle ore 18:00, presso il Salone delle Feste del Castello “La Grua Talamanca”.
Dopo la presentazione di don Giacomo Sgroi, arciprete di Carini, del sindaco Giuseppe Monteleone e di Alfonso Lo Cascio, Presidente regionale di BCsicilia, Giuseppe Randazzo, Presidente della Sezione BCsicilia di Carini, parlerà dell'Adorazione dei pastori di Alessandro Allori, posta in confronto con la Natività di Michelangelo Merisi da Caravaggio dell’oratorio di San Lorenzo a Palermo, rubata cinquant'anni fa (la notte tra il 17 e il 18 ottobre del 1969).
Interverranno e approfondiranno a seguire Maurizio Vitella, docente di Storia dell’Arte Moderna presso l'Università di Palermo, e Michele Cuppone, ricercatore e studioso di Caravaggio. Le due tele, dell'Allori e di Caravaggio, sono accomunate, oltre che dal tema iconografico, dal nefasto destino che le ha viste rubate e solo in un caso restituite al loro luogo originario.
L’evento prevede momenti di confronto e di analisi fra relatori e partecipanti, con questi ultimi invitati così a un coinvolgimento attivo.
Al seminario seguirà, alle 19:30, la visita alla Chiesa Madre, dove è conservata la tela dell’Allori, recuperata nel settembre 1977 a poco più di un mese di distanza dal furto.


"Caravaggio Experience. La fuga e l'indagine" a Palermo fino al 30 aprile 2020

«Una sezione è dedicata alla Natività palermitana, opera che probabilmente venne realizzata non a Palermo ma a Roma intorno al 1600, e che è stata trafugata esattamente cinquant'anni fa» (Antonio Ticali)



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"Caravaggio Immersive", al Castello Ursino di Catania fino al 31 marzo

Fino al 31 marzo 2020 il Castello Ursino di Catania ospiterà “Caravaggio Immersive”, un progetto multimediale che, con l’ausilio di proiezioni immersive e ricostruzioni digitali riproporrà l’esperienza di Caravaggio in Sicilia.



Fino al 31 marzo 2020 il Museo Civico Castello Ursino di Catania ospiterà “Caravaggio Immersive”, un progetto multimediale che nasce dal racconto degli ultimi anni di vita del pittore. Con l’ausilio di proiezioni immersive e ricostruzioni digitali, ”Caravaggio Immersive” riproporrà l’esperienza di Caravaggio in Sicilia, in fuga da Malta e i quadri siciliani come esempio delle tecniche artistiche dello stesso. Il progetto, prodotto da Italia Museo con la collaborazione del Comune di Catania e la direzione artistica di Roberto Pantè, ospita anche la “Stanza dei Tesori” con 14 caravaggeschi tra cui importanti opere di Mattia Preti, Pietro Novelli, Jusepe De Ribera, Matthias Stomer e Mario Minniti.
Attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie è possibile raccontare il viaggio tormentato dell’artista e il riflesso di tale viaggio nelle sue opere. Il progetto multimediale assume un tratto cinematografico tramite l’utilizzo di tagli di luce, colonne sonore originali, voiceover sceneggiati. Il tutto forma un’unica storia coerente con l’estetica del pittore, un unico filo narrativo.
I punti trattati sono vari: Caravaggio come regista ante litteram, l’ispirazione del pittore verso le persone di strada, personaggi pregnanti, l’esperienza fra le strade della Roma seicentesca, la condanna e l’esilio, il focus sulle scene truci e violente nelle sue opere, l’esperienza siciliana.

Il visitatore sarà guidato in un viaggio dedicato a Caravaggio. In un maxi schermo sarà visibile un video che ripercorre le vicende personali dell’artista, quasi a creare un dialogo con Michelangelo Merisi da Caravaggio. Attraverso la riproduzione di alcune delle sue opere si raccontano gli ultimi anni di vita, partendo dalla fuga da Roma, per dare modo al visitatore di ripercorrere tutti gli eventi drammatici dal suo arrivo in Sicilia fino alla morte. L'ambiente è arricchito da una riproduzione del laboratorio dell’artista, l'esposizione degli attrezzi del mestiere, compresa la riproduzione della camera oscura con cui Caravaggio studiava i suoi celebri chiaroscuri.
IL PERIODO SICILIANO
Caravaggio in persona, in un ologramma, racconta la propria esperienza siciliana: le vicende drammatiche di quel periodo e il mutare della sua arte. Il visitatore conoscerà tutti i dettagli delle opere e le trasformazioni stilistiche grazie a grandi proiezioni.
LA PINACOTECA DIGITALE
In alcuni monitor verranno mostrate le opere iconiche di Caravaggio, appartenenti ai diversi periodi. I soggetti delle opere si animeranno in piccoli movimenti. I fasci di luce dipinti da Caravaggio si muoveranno sui soggetti impercettibilmente e i personaggi accenneranno i movimenti ritratti.
LA CONDANNA
Al termine della pinacoteca digitale è trattato il tema della condanna che anticipa il viaggio e che segnerà la vita e la produzione del Merisi. Attraverso l’exhibit della ventola olografica si compongono ciclicamente le parole che sottolineano le condanne che pesano su Caravaggio.
IL VIAGGIO TRA MALTA E LA SICILIA
Il visitatore si ritrova isolato, avvolto dalle onde del mare e dai rumori della tempesta e rivive le stesse sensazioni, la paura e l’incertezza dell’artista nel suo viaggio verso la Sicilia.
L’OSSESSIONE PER LA MORTE
L’iconografia caravaggesca è spesso tempestata da immagini truci e sanguinolente; realistiche, ma che diventano anche simboliche tramite l’utilizzo della luce, caratteristica pregnante dell’artista. Una parte della mostra è dedicata a questa iconografia macabra attraverso exhibit immersivi.
CARAVAGGIO REGISTA
Il tratto distintivo di Caravaggio è la sua capacità di comporre la scena come un regista. A questo tema è dedicata l’ultima area che indaga attraverso alcune delle sue opere le tecniche e gli studi preliminari compiuti dall’artista. L’area è arricchita dalla riproduzione di una locanda seicentesca per raccontare i luoghi e i volti da cui Caravaggio traeva ispirazione per i propri personaggi.
LA STANZA DEI TESORI
In questa sezione saranno esposte importanti opere di pittori caravaggeschi come “San Luca Pittore” (Mattia Preti, 1669), “San Giovanni Battista” (Pietro Novelli, 1630), “Il samaritano soccorre il ferito” (Pietro Novelli, sec.XVII), “Il Profeta” (Jusepe De Ribera, 1620), “Martirio di Sant'Andrea” (attribuito a Matthias Stomer, sec.XVII), “San Pietro” (Cerchia di Jusepe De Ribera, sec. XVII), “Morte di Seneca” (Matthias Stomer, 1640), “Madonna con Bambino e San Luigi re di Francia” (Pietro Novelli 1633-34), “Cristo alla Colonna” (Mario Minniti, 1610), “Cristo deriso” (Matthias Stomer, 1640), “Tobiolo che guarisce il padre” (Matthias Stomer, 1640), “Compianto su Cristo deposto” (Cerchia Jusepe De Ribera), “Natività con i Santi Lorenzo e Francesco D'Assisi” (Geraci Paolo, 1627), “San Cristoforo” (Pietro Novelli, 1637).

Il progetto multimediale sarà aperto tutti i giorni dalle 9:00 alle 19:00 (ultimo biglietto ore 18:00). I biglietti potranno essere acquistati al botteghino del Museo Civico Castello Ursino, su internet all’indirizzo www.ticketone.it o nei punti vendita dei circuiti Ticketone e Sicilia Ticket. Per info: info@siciliaticket.it, tel. 095.5181100. Previste diverse tipologie di tagliandi: intero € 12,00, ridotto over 65 € 10,00, ridotto studenti € 8,00, ridotto scuole € 4,00.
(fonte: comunicato stampa)

Vittorio Sgarbi: La "Natività" di Caravaggio non è perduta per sempre


Dopo la ricostruzione della Commissione parlamentare antimafia sul furto della Natività di Palermo,  a cinquant'anni dal crimine commesso, inaspettatamente ora si fanno sentire versioni alternative (e qualche perplessità). Quella che segue si aggiunge a quanto dichiarato dai pentiti Franco Di Carlo (linkVincenzo Calcara (link) e Gaspare Mutolo (link), dal Presidente degli Amici dei Musei Siciliani Bernardo Tortorici, dall'investigatore Charles Hill (link) e dal detective Arthur Brand (link).




La tela, trafugata nel 1969, probabilmente è ancora intatta. Cosa si fa per recuperarla?

Da molti anni si parla del furto più clamoroso e più doloroso che sia mai stato compiuto: la Natività di Caravaggio dall'Oratorio di San Lorenzo a Palermo. Studiosi, magistrati, carabinieri, poliziotti, narratori si sono esercitati su questo furto, sulla responsabilità della mafia, sulla distruzione del quadro, senza mai trovare una pista e avere una certezza sul suo destino.
Essendo a Palermo, una leggenda prevalente fu che si sia trattato di un furto di mafia. Piace molto crederlo, ma nel 1969 gli stessi studi sul Caravaggio erano arretrati, e ancora nella fase romantica della grande riscoperta storica, dovuta soprattutto a Roberto Longhi che era vivo al tempo del furto (morirà nel 1970). Come sappiamo poco della scomparsa del dipinto, sappiamo infatti poco anche della sua esecuzione, che non sembra più risalire al soggiorno siciliano di Caravaggio nel 1609. È Giovanni Pietro Bellori che lo dice eseguito per la compagnia dei Bardigli e dei Cordiglieri. Più recentemente Alfred Moir, seguito da Maurizio Calvesi, arretra l'esecuzione del capolavoro al tempo d'oro di Caravaggio, a Roma nel 1600, quando Fabio Nuti gli commissiona un dipinto di palmi 12 per 7 o 8, misure sostanzialmente congruenti con quelle del quadro. L'ipotesi è confermata, al di là dello stile e delle caratteristiche tecniche della tela, più vicini ai quadri dipinti a Roma che non a quelli siciliani di Siracusa e Messina, dagli approfondimenti convincenti di Michele Cuppone. La tesi, accolta dai più attenti studiosi, porta ad escludere che Caravaggio sia stato a Palermo durante il soggiorno siciliano, raggiungendo Napoli e poi Porto Ercole direttamente da Messina.
Il furto si consumò nella notte fra il 17 e il 18 ottobre, senza alcuna difficoltà, in assenza di qualsiasi misura di sicurezza, da parte di ragazzi improvvisati e inesperti. Fu scoperto solo alle 3 del pomeriggio del giorno successivo e, da allora, non si è avuta nessuna notizia attendibile sul suo destino. Essendo in perfette condizioni di conservazione, dopo il restauro del 1951 che ci ha lasciato anche le buone fotografie a colori da cui è stata derivata la replica eseguita da Adam Lowe, su richiesta dei due miei assessori a Salemi, Peter Glidewell e Bernardo Tortorici, così ben condotta da ingannare l'ignaro visitatore, è difficile pensare che chi l'ha rubata, tagliandola con una lametta dal telaio, e pure arrotolandola dal verso sbagliato, cioè quello del colore, l'abbia ammalorata al punto da rovinarla. Questo rende poco credibile una prima versione che la dice seppellita nelle campagne di Palermo, insieme a cinque chili di cocaina e ad alcuni milioni di dollari, dal narcotrafficante Gerlando Alberti, da me interrogato in carcere. Tra l'altro, nel luogo indicato dal pentito Vincenzo La Piana, nipote di Alberti, la cassa di ferro con la tela non fu trovata. Nel 1980 lo studioso giornalista Peter Watson disse di essere in contatto con un mercante di arte che gli propose il dipinto a Laviano, in provincia di Salerno. Ma l'incontro con i ricettatori, la sera del 23 novembre di quell'anno, coincise con il terremoto dell'Irpinia, e dunque saltò.
In questa confusione di notizie, devastante fu la millantata e imprecisa confidenza a Giovanni Falcone del pentito Francesco Marino Mannoia, che disse di essere uno degli autori materiali del furto e che l'opera si sarebbe danneggiata, al punto di suggerirne la distruzione. Ma, nonostante l'ignoranza, anche l'ultimo mafioso ne avrebbe salvato alcune parti, fra i tanti personaggi, magari tagliandola. Il Nucleo tutela patrimonio artistico dei Carabinieri accertò poi che il furto di cui parlava Mannoia riguardava un altro quadro [...]

Sgarbi risponde alle nuove ipotesi iconografiche sulla "Natività" di Palermo: «Quello non è Satana che tenta san Giuseppe»

Il critico d’arte: il pastore è solo un ignorante invitato a comprendere l’identità divina di Gesù

Vittorio Sgarbi risponde all'ipotesi lanciata dal teologo don Mario Torcivia, nell'ambito del convegno "Caravaggio#50", di vedere nel pastore della Natività di Palermo un richiamo a una figura che tenta il san Giuseppe di spalle. Il Giornale di Sicilia del 6 novembre ha dedicato un'intera pagina al tema, prima intervistando Torcivia e poi chiedendo a Vittorio Sgarbi un'opinione, che si riporta a seguire.
Si ringrazia l'autrice Antonella Filippi per aver messo a disposizione i materiali.


Non vedo alcuna possibilità di introdurre nella «Natività» caravaggesca elementi di tentazione. E perché poi? Sarebbe l’unica iconografia cervellotica in cui uno sconosciuto è un tentatore. Al contrario, è un’esegesi divina: si invita un pastore ignorante a cercare di comprendere il mistero della fede e dell’identità divina di Gesù». Vittorio Sgarbi non è d’accordo con l’interpretazione che propone il pastore/demonio tentatore.
Perché no?
«Mi sembra un’interpretazione priva di ogni fondamento. San Giuseppe è la parte più originale del dipinto per ché si mostra di spalle, in una maniera fotografica alla Cartier-Bresson, fautore dell’istante decisivo. E, indicando orgogliosamente il bambino, sembra dire: Guarda, cosa abbiamo fatto. Il suo dialogo con un vecchio pastore con la barba e il cappellaccio tutto può essere meno che un’allegoria del demonio o della tentazione».
Ma allora chi è l’uomo col cappellaccio e cosa ha a che fare con la scena della natività?
«È un uomo semplice, un pellegrino che arriva a cui, ripeto, san Giuseppe mostra il bambino. È una persona che potrebbe non sapere di cosa sia successo e viene richiamato da san Giuseppe alla maestà divina. Quindi è esattamente l’opposto, è un dialogo rovesciato: è ostentazione alta e spirituale di un neonato, mentre il vecchio con aria meditativa appoggia la testa al bastone e guarda. Accanto a lui potrebbe esserci, nonostante la tunica complessa, san Francesco che prega, concentrato: inserire il demonio tra lui e san Giuseppe è un’idea priva di supporto, di cui non s’avverte neppure la necessità. La presenza di due santi, san Lorenzo e san Francesco indica una accentuazione di spiritualità, l’elemento negativo non serve».
C’è una particolarità che la sorprende in questo sventurato dipinto?
«L’unica cosa che stupisce, ed è davvero sorprendente, è la nuca di Giuseppe con i capelli corti e bianchi, unica traccia per intendere che san Giuseppe è più vecchio della Vergine. È però evidente che lui sta lì, accoccolato, e il gesto della mano è un invito a guardare e a capire».
Neppure la possibilità che in quel quadro ci possano essere san Rocco o san Giacomo e non un semplice pastore la entusiasma?
«È evidente che essendo un’adorazione, almeno un pastore era necessario. San Lorenzo e san Francesco, legati all’oratorio, hanno preso il posto dei due pastori, dunque almeno un pastore era d’obbligo. Un bambino appena nato non suscita stupore o meraviglia – ne nascono sempre – è proprio l’esegesi di Giuseppe che fa intendere al pastore di essere davanti a qualcosa di straordinario che meritava la chiamata dell’angelo che indica il rapporto tra il bambino e il cielo. Siamo di fronte a una scena di natività, cercare un ulteriore significato sarebbe deviante. Tentare chi, poi? Nessuno ha mai tentato San Giuseppe».
È pur vero che generare alla sua età…
«Ma che gli vuoi dire? Quello è un mistero divino».

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