Il blog CARAVAGGIO400, fondato nel 2009 da Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico in occasione del quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ha l'intenzione di attivare e creare un punto di approfondimento e discussione sull'opera di uno dei più grandi maestri della pittura seicentesca di cui far conoscere principalmente la sua opera e la sua arte ancor più che la sua vita e biografia, su cui troppo spesso si è concentrata l'attenzione dei media trascurando l'innovazione e il genio del grande pittore. Invitiamo tutti gli studiosi, appassionati e chiunque voglia dare un suo contributo ad inserire commenti e inviare segnalazioni a questo blog.




A cura di Michele Cuppone, Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico (pagina Fb a cura di Claudio Ferranti )

30 mag 2019

"Caravaggio tradito". I file audio di tutti gli incontri con Francesca Cappelletti, Maria Beatrice De Ruggieri, Sara Magister e Andrea Lonardo


Ricostruzione della cappella Cherubini in Santa Maria della Scala, con una riproduzione della Morte della Vergine

Il Centro culturale "Gli Scritti" ha messo a disposizione sul proprio sito web i file audio delle relazioni del ciclo "Caravaggio tradito", organizzato dal Servizio per la Cultura e l’Università della Diocesi di Roma.
Il ciclo “Caravaggio Tradito”, ha permesso di riscoprire le opere romane di Michelangelo Merisi: da San Luigi dei Francesi a Santa Maria del Popolo, passando per Santa Maria della Scala dove la tela commissionata non trovò mai posto.  Un itinerario per rivelare luci e ombre, menzogne e verità, rifiuti e trionfi, del pittore più discusso e tradito dalla critica d’arte.


Programma degli incontri di "Caravaggio tradito": 

Sabato 11 maggio 2019 
San Luigi dei Francesi 
Con Andrea Lonardo Francesca Cappelletti 

Venerdì 17 maggio 2019
Santa Maria della Scala 
Con Andrea Lonardo e Maria Beatrice De Ruggieri 

Venerdì 24 maggio 2019
Santa Maria del Popolo 
Con Andrea Lonardo e Sara Magister

Modera Francesco d’Alfonso.

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29 mag 2019

Tutto sull'Ecce Homo di Caravaggio. Ecco di cosa si è discusso al convegno di Genova

Un sunto del convegno “Intorno all'Ecce Homo di Caravaggio di Palazzo Bianco” che si è tenuto mercoledì 22 maggio 2019 a Genova, a Palazzo della Meridiana


Opera tra le più complesse della produzione di Caravaggio (Michelangelo Merisi; Milano, 1571 - Porto Ercole, 1610), riscoperta solo nel Novecento, capace di animare appassionate discussioni tra chi ne assegna l’autografia al grande maestro lombardo e chi invece è scettico e non si spinge ad attribuirla alla sua mano: è l’Ecce Homo conservato a Genova, a Palazzo Bianco, e fino al 24 giugno protagonista della mostra Caravaggio e i Genovesi. Committenti, collezionisti, pittori, allestita presso Palazzo della Meridiana nel capoluogo ligure (a questo link è possibile leggere la nostra recensione, dove i lettori troveranno anche un breve riassunto delle principali posizioni in merito all’attribuzione, e le tappe salienti della sua riscoperta). Mercoledì, proprio a Palazzo della Meridiana, l’Ecce Homo è stato protagonista di un convegno, intitolato Intorno all’Ecce Homo di Caravaggio di Palazzo Bianco, a cura di Anna Orlando (che è anche curatrice dell’esposizione), organizzato per fare il punto della situazione sull’avanzamento degli studi attorno all’importante dipinto.
Dopo i saluti istituzionali di Davide Viziano, presidente dell’Associazione degli Amici di Palazzo della Meridiana, di Barbara Grosso, assessore alla cultura del Comune di Genova, e di Ilaria Cavo, assessore alla cultura della Regione Liguria, la parola è andata a Cristina Bonavera, restauratrice, autrice dell’ultimo intervento sull’Ecce Homo, risalente al 2003 e quasi dimenticato fino a quest’anno. “Quando abbiamo iniziato il nostro intervento di restauro”, ha riferito Bonavera, “il dipinto si trovava in cattivo stato di conservazione: era stato sottoposto a due precedenti interventi di restauro, uno settecentesco, durante il quale era stato decurtato lungo i bordi nelle parti più rovinate, e uno nel 1954 eseguito da Pico Cellini e condotto sotto la direzione di Roberto Longhi e Caterina Marcenaro. Longhi e Marcenaro decisero di riportare il dipinto alle dimensioni originali della copia conservata al Museo Regionale di Messina, così se prima l’opera misurava 118 x 96 cm, in seguito fu ampliata lungo i bordi alle dimensioni attuali, che sono di 128 x 103 cm. Prima del nostro intervento di restauro il dipinto presentava lacerazioni dovute ai danni subiti sia nel restauro precedente sia ai bombardamenti che colpirono la Regia Scuola Navale di Palazzo Giustiniani Cambiaso, dove il dipinto era conservato durante la seconda guerra mondiale”.
Prima di iniziare il restauro, ha ricordato Bonavera, “sono state eseguite indagini diagnostiche per meglio approfondire sia la conoscenza dei materiali e degli strati dell’opera, sia lo stato di conservazione (quindi per meglio affrontare l’intervento di restauro), e anche per una più approfondita conoscenza della tecnica dell’artista. Queste analisi ci rivelano gli elementi della tecnica pittorica di Caravaggio: abbozzi di colore, incisioni, pentimenti, sovrapposizioni di campiture pittoriche e tecnica di preparazione a risparmio. Soprattutto nelle radiografie si nota in corrispondenza della spalla e del braccio la riduzione operata dallo stesso artista che ha steso pennellate più scure lungo il braccio e la spalla per coprire e correggere una sua prima stesura. Quello che noi vediamo intorno alla spalla del Cristo è un abbozzo di colore bianco: sappiamo che Caravaggio non disegnava ma tracciava dei veloci abbozzi di colore a pennello, direttamente sulla preparazione, fissando i punti principali della composizione. Altra caratteristica dei dipinti di Caravaggio sono i pentimenti: questa sua tecnica così veloce e così immediata comportava dei ripensamenti e delle correzioni, che si possono vedere nella radiografia ma anche a occhio nudo. Altri elementi tipici del pittore si osservano nel copricapo di Pilato che sovrasta il vestito del manigoldo a fianco. Una delle caratteristiche di Caravaggio era infatti la sovrapposizione di campiture pittoriche: in questo caso, prima era stata realizzata la figura del manigoldo e in seguito la figura di Pilato. Dalla radiografia vediamo anche come il perizoma di Cristo sia stato realizzato più stretto e più a contatto col fianco, e la parte che cade è coperta dal manto della figura di Pilato. Nel dipinto troviamo anche incisioni: oltre a stendere le campiture pittoriche, Caravaggio fissava la preparazione incidendola, o col retro del pennello o con delle punte. Longhi dice che le incisioni servivano a Caravaggio per riposizionare i modelli dopo la posa, perché usava dipingere dal vivo e quindi aveva bisogno di fissare punti di riferimento per riposizionare le figure negli stessi punti. Tornando all’intervento, dopo aver eseguito il fissaggio della pellicola pittorica e aver tolto il dipinto dal telaio è stata eseguita la disinfestazione contro gli insetti xilofagi, quindi è stata realizzata la pulitura: si è optato per una pulitura più superficiale che non ha asportato completamente le ridipinture” [...]


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20 mag 2019

Giornata di studi "Intorno all’Ecce Homo di Caravaggio di Palazzo Bianco", il 22 maggio a Genova


Mercoledì 22 maggio 2019 si terrà a Genova, a Palazzo della Meridiana, un importante convegno su Caravaggio (Michelangelo Merisi; Milano, 1571 - Porto Ercole, 1610), intitolato Intorno all’Ecce Homo di Caravaggio di Palazzo Bianco: si tratta di una giornata di studi a margine della mostra Caravaggio e i genovesi. Committenti, collezionisti, pittori (della quale potete leggere la nostra recensione a questo link). Il convegno, a cura di Anna Orlando, è promosso dall’Associazione Amici di Palazzo della Meridiana e dal Comune di Genova, Assessorato al Marketing Territoriale, Politiche Culturali e Politiche per i Giovani, e si avval del patrocinio di Ministero per i Beni e le Attività culturali, Regione Liguria e Comune di Genova. Per l’occasione, l’Associazione Amici di Palazzo della Meridiana ha anche organizzato il prestito dell’Ecce Homo attribuito a Caravaggio e conservato al Convento dei Carmelitani Scalzi di Arenzano. L’opera sarà visibile accanto all’Ecce Homo di Palazzo Bianco (già prestata per la mostra di Palazzo della Meridiana) fino alla chiusura della rassegna, il prossimo 24 giugno. Peraltro, in occasione del convegno, i partecipanti potranno accedere all’esposizione con biglietto ridotto. 

La partecipazione è gratuita ma per poter assistere all’evento è obbligatorio prenotarsi a questo link
Di seguito il programma completo della giornata: 

9:30 
Saluto di Davide Viziano, Presidente dell’Associazione Palazzo della Meridiana 
Saluto di Barbara Grosso, Assessore al Marketing Territoriali, Politiche Culturali e Politiche per i Giovani del Comune di Genova 
Relazione sul restauro del 2003, Cristina Bonavera, Genova, restauratrice 
Note sull’autografia, possibile datazione e possibile committenza, Anna Orlando, curatrice della mostra 

11:30 
Visita alla mostra (biglietto ridotto a 8 euro per i partecipanti al convegno) 

12:30 
Pausa pranzo 

14:00 
Apertura del dibattito. Modera Lauro Magnani, Università degli Studi di Genova. Intervengono: 
Rossella Vodret, Roma, già Soprintendente speciale per il Polo Museale Romano e curatrice della mostra Dentro Caravaggio (leggi la recensione), Milano 2017-2018
Francesca Cappelletti, Università di Ferrara, co-curatrice della mostra Caravaggio a Roma. Amici e nemici (leggi la recensione), Parigi 2018-2019
Maria Cristina Terzaghi, Università di Roma, Roma Tre, co-curatrice del catalogo Caravaggio a Roma. Amici e nemici, Parigi 2018 e della mostra Caravaggio a Napoli (leggi la recensione), Napoli 2019 
Riccardo Lattuada, Università degli Studi della Campania ’Luigi Vanvitelli’, Napoli 
Gianni Papi, Firenze, storico dell’arte, ricercatore indipendente 
Bert Treffers, Katholieke Universiteit di Nijmegen 

Partecipano: 

Laura Stagno, Università di Genova, autrice del saggio in catalogo Caravaggio e Genova. Il ruolo di Giovanni Andrea I Doria Principe di Melfi 
Margherita Priarone e Raffaella Besta, conservatrici dei Musei di Strada Nuova, autrici del saggio in catalogo Il dibattito sull’Ecce Homo di Palazzo Bianco: storia e fortuna critica di un “ritrovamento” tra vicenda attributiva e ipotesi di provenienza 
Agnese Marengo, Milano, co-autrice del saggio in catalogo Collezionare Caravaggio a Genova tra originali e copie 

19:00 
Chiusura dei lavori (Anna Orlando)

12 mag 2019

"Un ‘enigma’ caravaggesco: San Giuseppe o pastore? Nuovi appunti sulla Natività di Palermo", di Michele Cuppone




Il recente, ma non per questo fresco articolo di John T. Spike Appunti per la lettura della Natività con i Santi Lorenzo e Francesco, riedizione appunto di un testo datato 2001, è occasione per tornare tra l'altro su alcuni aspetti iconografici del quadro in oggetto, disperso dal 1969.
Quest'ultimo, come noto, fu dipinto per essere destinato ab origine al palermitano oratorio di San Lorenzo nel quartiere della Kalsa (il toponimo straniero, di origine araba, tradisce l'autore, che parla impropriamente di un «Greek quarter»). Il piccolo edificio religioso era allora amministrato da una confraternita di laici, la Compagnia di San Francesco – e non dai francescani della chiesa e convento adiacenti (con cui comunque vi era un certo legame), come ci informa inesattamente lo storico dell'arte statunitense; il quale fa riferimento peraltro al ramo francescano degli Osservanti, quando invece si trattava dei Conventuali.
Forse, la Compagnia di San Francesco attendeva di ricevere la tela in tempo per la festività del santo diacono (10 agosto, ma Spike riferisce erroneamente all'11 agosto), nell'anno 1609, secondo lo studioso. Il quale pertanto non dà peso al progresso degli studi, che assegnano il dipinto al periodo romano e più puntualmente al 1600 (sulla base di documenti vecchi e nuovi, fonti trascurate e altre rilette criticamente, confronti iconografici e, non ultimo, oggettivi dati diagnostici). L'articolo, dunque, non aggiunge in sostanza nulla di nuovo oggi, rispetto a quanto noto nel 2001, per cui Maurizio Calvesi vi figura ancora come sostenitore di una indimostrabile pista che porterebbe al prelato Giannettino Doria. Sappiamo comunque che così non è: lo studioso romano anzi ha avuto il merito nel 2011 di rilanciare il ruolo giocato nella committenza dal mercante Fabio Nuti, ipotesi che fu del compianto Alfred Moir (1982). Ma non è sulla questione cronologica che qui si intende soffermarsi, e per la quale si rimanda al contributo attualmente più aggiornato e completo sul tema, che lo scrivente ha pubblicato sul fascicolo 9-2017 di "Valori Tattili": https://caravaggio400.blogspot.com/2018/12/disponibile-online-larticolo-la.html. Potendo mettere da parte imprecisioni e suggestioni, sarà bene a questo punto passare al cuore dello scritto, che riguarda più l’iconografia.
Risulta apprezzabile e convincente in tal senso l'osservazione sul realismo di una Vergine immortalata nella fatica post partum. E la messa in discussione dell'identificazione di san Giuseppe – non più l'uomo seduto e di spalle come narrava Giovan Pietro Bellori, ma a detta di Spike quello in piedi appoggiato a un bastone –, pone una questione, spesso congedata sbrigativamente, ma che vale la pena approfondire. Benché le conclusioni del professore non siano pienamente condivisibili. Si osservi anzitutto che, rispetto all'icona ortodossa che viene portata ad esempio, guarda caso in essa Giuseppe è proprio l'uomo seduto a terra, e che pure non guarda a Maria e al Bambino, ma a un uomo (chiaramente un pastore) in piedi con il bastone. Per cui tale precedente iconografico sarebbe più a supporto della tesi tradizionale, piuttosto che elemento utile per rimescolare le carte. Forse, insomma, non proprio un esempio calzante. Ma c'è di più. A far propendere per il san Giuseppe 'belloriano', vi è la vicinanza con gli attrezzi propri del suo mestiere di falegname. E le cromie adottate, verde per la veste e giallo per il manto, rientrano nell'iconografia del santo: l'esempio più illustre in tal senso è forse nel raffaellesco Sposalizio della Vergine. Tali vivaci colori peraltro ben si accordano a quelli della sua sposa, in particolare al rosso del corpetto, e la coppia è unita e contraddistinta anche da un abbigliamento per così dire feriale, rispetto ai più funzionali sai o alla ricca dalmatica laurenziana [...]


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9 mag 2019

"Caravaggio a Palermo tra certezze e ipotesi": seminari con Michele Cuppone e Giovanni Mendola il 13-15 maggio a Palermo




Caravaggio a Palermo tra certezze e ipotesi

Seminari presso l'Università degli Studi di Palermo
viale delle Scienze, Edificio 18, Aula Seminari


Giovanni Mendola e Michele Cuppone
Il Caravaggio di Palermo e l'Oratorio di San Lorenzo
lunedì 13 maggio 2019
ore 12.00

Michele Cuppone
Caravaggio e la sfortuna di un capolavoro: la Natività di Palermo
mercoledì 15 maggio 2019
ore 12.00


I seminari rientrano nell'ambito delle attività didattiche di Storia dell'Arte Moderna per il Corso di Laurea in Discipline della Musica dell'Arte e dello Spettacolo

"Caravaggio. Luoghi e opere in Sicilia", con Fabio Francesco Grippaldi, Valentina Certo e Michele Cuppone, il 17 maggio a Messina




Venerdì 17 maggio alle ore 18:00, a Messina presso la Libreria Ciofalo in via Consolare del Mare 35, si terrà l’incontro “Caravaggio. Luoghi e opere in Sicilia”.
Dopo i saluti di Viviana Montalto, interverrà Fabio Francesco Grippaldi, curatore del Museo Basilica di San Sebastiano di Acireale, che illustrerà gli ultimi anni di Michelangelo Merisi, in modo particolare il soggiorno maltese e l’arrivo in Sicilia, nella città di Siracusa.
Seguirà Valentina Certo che presenterà il suo saggio Caravaggio a Messina (Giambra editori 2017), e parlerà dei legami tra la città e il pittore definito “dal cervello stravolto” che qui dipinse diverse opere, la maggior parte delle quali andate disperse.
Concluderà Michele Cuppone, ricercatore ed esperto del Caravaggio, che approfondirà le diverse recenti novità che hanno interessato la Natività, capolavoro 'romano' trafugato nel 1969 dall’oratorio di San Lorenzo a Palermo.
“Caravaggio. Luoghi e opere in Sicilia” è un importante momento di incontro per approfondire l’ultimo periodo di vita di Caravaggio e la sua eredità in Sicilia, organizzato grazie alla Libreria Ciofalo e la Giambra Editori.


CARAVAGGIO. Luoghi e opere in Sicilia

Saluti
Viviana Montalto

Interventi

Fabio Francesco Grippaldi
Curatore Museo Basilica San Sebastiano di Acireale
Tra Malta e Siracusa

Valentina Certo
Autrice di "Caravaggio a Messina"
La Messina di Caravaggio

Michele Cuppone
Ricercatore ed esperto di Caravaggio
La Natività di Palermo. La sfortuna di un capolavoro


Venerdì 17 Maggio - ore 18
Libreria Ciofalo - Mondadori Bookstore
via Consolare del Mare, 35 - MESSINA


"Le ‘sette’ opere di Caravaggio a Napoli, in mostra a Capodimonte", recensione su Finestre sull'Arte



Titolo sintetico, mostra ricca. Caravaggio Napoli, a cura di Maria Cristina Terzaghi e Sylvain Bellenger, intende esplorare la pittura di Caravaggio e il suo seguito napoletano a partire dai “18 mesi” vissuti in città dall’artista, in due fasi. La prima, con inizio tra 23 settembre e 6 ottobre 1606 e termine immediatamente successivo al 24 giugno 1607 benché ignoto puntualmente (ma in catalogo si parla della giornata stessa del 24, o del 25); la seconda con inizio, ci viene narrato, precedente al 24 ottobre 1609 e conclusione nell’estate 1610 (certamente successiva all’11 maggio e precedente al 18 luglio). E qui però vi è un’altra svista: nessuno degli studiosi coinvolti deve aver assimilato appieno le novità della mostra del 2011 presso l’Archivio di Stato di Roma, in cui si chiariva come la data di ottobre si riferisca ad altro documento, mentre di sicuro c’è che Merisi era nuovamente nella capitale vicereale in data (comunque prossima) 7 novembre. 
Al di là di tale premessa di inquadramento cronologico, che interesserà e su cui si appuntano più gli specialisti, sono sei i dipinti del maestro portati in Sala Causa (per un settimo, si veda più avanti). Forse per la prima volta in una grande retrospettiva, dopo quella del 2010 presso le Scuderie del Quirinale, tutti di indubbia autografia. Ed eccoli dunque: le due Flagellazioni di Napoli e Rouen, le due Salomè con la testa del Battista di Madrid e Londra, il San Giovanni Battista della Borghese, il Martirio di sant’Orsola. Molto si è scritto negli ultimi tempi sulla ’vera’ Maddalena in estasi, di cui le versioni più accreditate erano state portate a Parigi in una mostra, Caravage à Rome. Amis et ennemis, cui aveva preso parte la curatrice di Caravaggio Napoli. Ricordando che, in tale occasione, la stessa si era guardata dall’esprimersi in proposito (comunque una delle due versioni è stata attribuita dall’autorevole Mina Gregori), la diatriba viene ora messa a tacere portando a Capodimonte due copie dichiarate. A ogni modo si apprezza l’adozione della nuova cronologia del prototipo merisiano, 1610 anziché 1606 e dunque in un certo senso un’aggiunta al periodo napoletano, anche se su questo permane un certo disaccordo in catalogo, tra la curatela e l’autore di una scheda (come non dare ragione alla prima!).
Se evidentemente la Galleria Borghese non ha potuto prestare un secondo dipinto, il David con la testa di Golia che significativo sarebbe stato per il percorso espositivo, difficile è restare insensibili all’assenza di due capolavori, che avrebbero reso pressoché esaustiva l’illustrazione del percorso napoletano ed eccezionale la portata dell’evento. Parliamo della Negazione di Pietro e della Crocifissione di sant’Andrea, almeno quest’ultima grande assente giustificato: essa deve essere considerata inamovibile dal museo di Cleveland, per la sua fragilità e tenendo conto che è reduce da un lungo e delicato intervento di restauro (documentato dal video proiettato in una saletta). Attorno alla sua presenza ideale è comunque incentrata una specifica sezione, con dipinti in qualche modo a essa ispirati (ma non sembra essere il caso del Martirio di san Sebastiano di Hendrick van Somer). Nella stessa sala, peraltro, l’analogo soggetto di Louis Finson da Rougiers, esposto per la prima volta dopo un restauro. Sulla base dell’iscrizione in un cartiglio dipinto, di difficoltosa lettura nell’ultima cifra, è datato 1610; o alternativamente 1615, il che a ben vedere è improbabile (semmai l’ultimo carattere poteva sembrare un 6: comunque un segno circolare appare evidente). Tornando sulla Negazione di Pietro, si registra ora un’audace ipotesi che la vorrebbe presente nell’ultimo viaggio di Caravaggio da Napoli a Porto Ercole. L’idea non è supportata da fonte alcuna e anzi le evidenze documentarie vanno in direzione opposta, però tanto basta per aver creato un precedente di cui non si sentiva bisogno, nella narrazione della biografia caravaggesca; che, specie a livello di divulgazione, non attende altro che alimentarsi di nuove ipotesi, anche le più inverosimili, purché affascinanti e appunto ’originali’. È trascurata inoltre l’ipotesi di Maurizio Marini, pubblicata postuma nella monografia dell’altrettanto compianto e massimo studioso del Caravaggio napoletano Vincenzo Pacelli, secondo cui si può dubitare sulla presenza nel viaggio di ritorno a Roma di almeno uno tra i tre dipinti che vi erano secondo la tradizione (due San Giovanni e una Maddalena). 
Abbiamo parlato dei dipinti autografi assenti. Un discorso a parte meritano le Sette opere di misericordia, che non si è potuta spostare dal Pio Monte della Misericordia, con strascico di polemiche non ancora sopite [...]

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7 mag 2019

Una nuova "Buona ventura" in mostra a Illegio, la presentazione delle indagini scientifiche a Udine

Don Alessio Geretti presenta a Udine i risultati delle analisi diagnostiche eseguite su una nuova copia della Buona ventura, possibile originale di Caravaggio, prima di andare in mostra a Illegio. Recentemente, Nicosetta Roio ne aveva presentato un'altra versione.



UDINE - Una delle opere più affascinanti tra quelle che stanno per essere esposte nella mostra ‘Maestri’ di Illegio di imminente apertura – domenica 12 maggio alle 16, è in programma l’inaugurazione – sarà eccezionalmente visibile, in anteprima gratuita, dalle 9 alle 12.30 di venerdì 10 maggio, nella saletta interna della Gioielleria Bortolin di via delle Erbe 8 a Udine: si tratta della ‘Buona Ventura’, un intrigante dipinto a olio su tela, di collezione privata senese, raffigurante una zingara ammaliatrice che, mentre pratica la chiromanzia e seduce con un sorriso delicato, tenta di sfilare un prezioso anello dal dito di un giovane cavaliere ingenuo ed elegantissimo, vestito secondo la gran moda spagnola in voga a Roma tra fine Cinquecento e primo Seicento. 

LA LOCATION - In attesa di collocare l’opera ad Illegio, nella sala dedicata, tra i pannelli che ne aiuteranno l’analisi, gli udinesi, grazie alla disponibilità della gioielleria del centro cittadino accanto a piazza san Giacomo e punto di riferimento locale per alcuni marchi importanti come Montblanc, potranno cogliere l’opportunità di pregustare lo splendore della mostra di Illegio ammirando da vicino un’opera che, per quel gesto nascosto tra le dita delle mani, riconduce al mondo dei gioielli e del loro fascino, racchiudendo inoltre in quella enigmatica scena diversi messaggi morali e religiosi tutti da scoprire. 

UNA NOVITA’ - Il quadro si sta rivelando essere un nuovo interessantissimo caso di studio nell’ambito del dibattito e della ricerca sulla complessa vicenda artistica di Caravaggio. Appena scoperto dal curatore della mostra di Illegio, don Alessio Geretti, il dipinto è un’altra versione, con minime varianti e di dimensioni lievemente inferiori, della ‘Buona Ventura’ dei Musei Capitolini a Roma, già nella collezione del cardinale Francesco Maria Del Monte e probabilmente realizzata quando Caravaggio vi lavorava, tra il 1596 e il 1597. L’opera attualmente custodita in collezione senese - è allo studio l’individuazione della collezione antica da cui proviene – è apparsa da subito di tale qualità e interesse da sollevare importanti domande: è un doppio dipinto da Caravaggio stesso, che alla ‘Zingara’ si dedicò due o tre volte, secondo i documenti – ma due sole versioni erano note fino a oggi, una al Louvre e una appunto ai Musei Capitolini –? oppure siamo davanti all’opera dipinta da qualcuno molto vicino a Caravaggio, nel tempo e nello spazio? 

CARAVAGGIO? - Di fronte a un quadro che a prima vista potrebbe sembrare una copia del notissimo originale, un giudizio sbrigativo porterebbe subito a pensare a qualche contraffazione recente o antica dell’originale autografo. Ma la vicenda artistica di Caravaggio è costellata da opere doppie, o anche multiple, tra cui si distinguono in alcuni casi dei grossolani tentativi di imitazione tardiva, ma ci si imbatte anche in casi difficilissimi da districare, tanto da far concludere che il maestro diverse volte abbia di proprio pugno replicato alcuni dei suoi più richiesti dipinti, o che abbia incoraggiato suoi ‘allievi’ a farlo per esercizio o per commercio. E senza dubbio fin dalla prima ora sono noti da numerosi documenti gli intrighi messi in atto da collezionisti contemporanei a Caravaggio per riuscire ad avere un duplicato di qualche sua opera. Come distinguere tra un’opera autentica, un doppio autografo, una copia antica o addirittura coeva, e una copia tardiva? Il solo sguardo di un occhio esperto non basta, specialmente nel caso di Caravaggio, dove a tale sguardo devono affiancarsi anche la ricerca tra le fonti scritte e possibilmente le analisi diagnostiche applicate all’arte, per mettere in luce dati che non sono percepibili con l’occhio. 

DON ALESSIO - Perciò l’équipe scientifica che cura le mostre di Illegio ha voluto dare avvio, in vista della mostra ‘Maestri’, a uno studio serio e accurato del quadro appena scoperto, commissionando una campagna di analisi diagnostiche che ha comportato radiografie, fluorescenze ai raggi ultravioletti, riflettografie ai raggi infrarossi, analisi chimiche dei pigmenti ed altre tecniche da laboratorio, affidate all’ingegnere nucleare Claudio Falcucci che ha analizzato la maggior parte dei dipinti autografi di Caravaggio prima della recente mostra proposta a Palazzo Reale a Milano, ‘Dentro Caravaggio’. I principali risultati di queste analisi saranno presentati da don Alessio Geretti in una conferenza alla sala convegni della Fondazione Friuli a Udine in via Manin 15 nella mattina di giovedì 9 maggio alle 10.30 (75 posti disponibili, prenotazioni a mostra@illegio.it) e si potranno leggere nel catalogo dove sono pubblicati con tutte le ipotesi che esse aprono e che animeranno il dibattito scientifico tra i principali caravaggisti d’Europa (fonte: Diario di Udine).