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"Caravaggio. La Natività di Palermo: nascita e scomparsa di un capolavoro", articolo su "Giorni di Storia"



Un «importante studio», secondo l’illustre professor Richard E. Spear uscito a cinquant’anni di distanza dal clamoroso furto della Natività di Caravaggio da un oratorio di Palermo, in una notte piovosa dell’ottobre 1969. L’autore del volume Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro (Campisano Editore) Michele Cuppone, ricercatore e studioso del grande pittore lombardo, da anni approfondisce l’argomento, di cui ha ricostruito di volta in volta più tasselli, pubblicando in sedi scientifiche e non. Grazie al lavoro svolto parallelamente anche da altri specialisti, oggi sappiamo molto di più del dipinto scomparso. E tutti questi approfondimenti finalmente trovano ora una trattazione organica nel volume, edito da Campisano, in una veste divulgativa e corredata da una significativa selezione di immagini. Ma non mancano le novità.
Sul fronte storico-artistico, l’autore chiarisce meglio la genesi della Natività, attraverso l’esame stilistico, i confronti iconografici, le scoperte d’archivio, la riconsiderazione di alcune fonti trascurate, fino al riesame dei referti tecnici sulla tela, eseguiti nel 1951 in occasione di una grande mostra. Il quadro, possiamo dire in definitiva, fu eseguito non in Sicilia nel 1609, come si credeva perché così raccontavano certi biografi, ma a Roma, nel 1600, e da qui spedito a Palermo. Sappiamo addirittura dove esso fu realizzato: all’interno di Palazzo Madama, attuale sede del Senato della Repubblica, dove Caravaggio viveva a quel tempo. La scoperta dell’esatta datazione è un aspetto rilevante, anche perché pone la tela accanto alle più celebri storie di san Matteo della cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi, e dunque nel punto di svolta della carriera di Michelangelo Merisi. La Natività, corrispondente dunque al quadro «cum figuris» menzionato in un enigmatico documento romano del 5 aprile 1600, sarebbe addirittura la prima pala d’altare eseguita dall’artista. Si possono comunque chiarire anche alcuni quesiti legati alla sua iconografia, che ha spesso stimolato una discussione intorno all’identità di alcuni personaggi. Infine, si può ripercorre una certa ‘fortuna’ che, fino all’ottobre del 1969, il quadro ebbe, dalle copie ai rari documentari d’epoca: mentre, curiosamente, le stesse copie sono scomparse definitivamente o comunque per molti secoli, si attribuì la responsabilità del furto a un filmato andato in onda in tv due mesi prima di esso.
Un capitolo a parte riguarda proprio la storia della sparizione. In cui, anzitutto, Cuppone sgombera il campo dalle tante leggende messe in circolazione da collaboratori di giustizia e giornalisti: si è detto di tutto, dalla tela utilizzata come stendardo nei summit di Cosa nostra, o mangiata da topi e maiali in una stalla, o ancora distrutta nel terremoto dell’Irpinia. Segue quindi la ricostruzione degli eventi come risulta dalle fonti più attendibili e verificate: tra tutte, i risultati della specifica inchiesta pubblicata nel 2018 dalla Commissione parlamentare antimafia, che ha individuato in un trafficante svizzero, scomparso da anni, l’acquirente della Natività, attraverso la mediazione del boss Gaetano Badalamenti. Ma l’autore si spinge a offrire nomi e dettagli inediti finora secretati negli atti ufficiali, tra cui i riferimenti, in una lettera del 1974 preclusa alla consultazione in archivio, a una richiesta di riscatto da parte di ignoti ricettatori. Chiude il volume una nutrita rassegna di articoli, dalla stampa nazionale e locale e a firma anche di autori prestigiosi tra cui Leonardo Sciascia: l’operazione di trascrizione dai giornali, mai fatta sinora, consente di rivivere in diretta le cronache del tempo.

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La Pinacoteca di Brera in “Haltadefinizione”: online la "Cena in Emmaus" di Caravaggio

Sul sito internet della Pinacoteca si potrà accedere a una sezione speciale dedicata alla visione “ravvicinata” dei grandi capolavori del museo milanese: con ingrandimenti fino a 40 volte tanto, si possono ammirare particolari nascosti, invisibili dalla distanza che si mantiene nei musei


Il Bacio di Haeyz così non l’avete mai visto. Sembra quasi di poter passare la mano tra le pieghe dell’abito. O di intrufolarsi tra la folla dello Sposalizio della Vergine di Raffaello o di toccare l’uovo al centro della cupola della pala Montefeltro di Piero della Francesca. Con le sale del museo ancora chiuse per l’emergenza sanitaria legata al coronavirus, la Pinacoteca di Brera ha messo a disposizione di tutti le immagini in altissima definizione delle opere più importanti della collezione del museo: un progetto realizzato da Haltadefinizione, specializzata in foto d’arte ad altissima risoluzione. Meglio che a occhio nudo.

“In questo momento in cui nessuno può godere del capolavoro di Raffaello di persona, renderlo accessibile in alta risoluzione, permettere a tutti di esplorarlo, è una espressione perfetta del potere dell’arte e dei valori della Pinacoteca” dice James Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera e della biblioteca Braidense. Sul sito internet della Pinacoteca si potrà infatti accedere a una sezione speciale dedicata alla visione “ravvicinata” dei grandi capolavori del museo milanese: un modo per visitare il museo senza uscire di casa, ma anche un prezioso strumento per le attività di didattica a distanza delle scuole. E l’esperienza è veramente sorprendente: sembra di entrare nel quadro, a una distanza impensabile dal vivo, per osservare ogni dettaglio, ogni pennellata. E scoprire particolari nascosti alla vista, come le tracce del disegno sottostante.

“Le immagini in altissima definizione – sottolinea Luca Ponzio, fondatore di Haltadefinizione – sono una straordinaria occasione per favorire l’approccio digitale e immersivo alle collezioni museali. L’esplorazione dell’immagine di un’opera d’arte in rete, in tempo reale e con possibilità di ingrandimento fino a 40x, apre a nuove stimolanti opportunità creative sia per la valorizzazione sia per la conservazione e lo studio” (fonte: il Fatto Quotidiano).

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Il celebre ciclo pittorico di Caravaggio dedicato a San Matteo è on line su Haltadefinizione

Le tre tele che ritraggono San Matteo e l'Angelo, il Martirio di San Matteo e la Vocazione di San Matteo sono ora disponibili su Haltadefinizione.com, in risoluzione gigapixel, per studiosi e appassionati.



Alla ricca galleria di immagini di opere d'arte già disponibili in altissima definizione su Haltadefinizione.com, si aggiungono da oggi i tre illustri capolavori di Caravaggio. La Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma custodisce numerose opere, ma è famosa in tutto il mondo per la Cappella Contarelli: l'ultima cappella della navata sinistra è un vero e proprio scrigno che conserva al suo interno le tele dedicate a San Matteo.

Eseguite tra il 1599 e il 1602, sono disposte a partire dalla parete sinistra, con la Vocazione di San Matteo, San Matteo e l'Angelo nella parete centrale e il Martirio di San Matteo sulla destra, seguendo un preciso impianto tematico. Questa importante commissione fu per Caravaggio il primo incarico pubblico, per il quale per la prima volta si trovò davanti alla realizzazione di opere di grande formato.

Nonostante i tempi strettissimi per l'esecuzione, il risultato finale fu sorprendente. Tutto il ciclo pittorico è costruito tra chiaroscuri e prospettive ardite, un connubio che rende la Cappella Contarelli una vera meraviglia della Roma seicentesca.

Per la prima volta, grazie alle tecnologie di Haltadefinizione, le tre tele di proprietà dei PIEUX ETABLISSEMENTS DE LA FRANCE A ROME ET A LORETTE (Pii Stabilimenti della Francia a Roma e Loreto) potranno essere osservate come mai fatto prima (fonte: Haltadefinizione.com)

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Caravaggio nei Quartieri Spagnoli con "Napoli fashion on the road"

Napoli fashion on the road presenta la nuova tappa, attraverso un reportage all’insegna dell’arte e del misticismo, nei Quartieri Spagnoli, area pulsante, di frenetica vivacità nel cuore del capoluogo campano. La bellissima modella, si presenta in un mistico outfit da angelo, illuminando con la sua bellezza le stradine del quartiere, tra lo stupore dei passanti. Un bellissimo e radioso angelo, simbolo di forza e coraggio, di misericordia, di protezione della città, di contatto tra cielo e terra, di speranza e di amore.
L’angelo, una figura che Napoli fashion on the road ha voluto correlare anche al mondo dell’arte, grazie alla celebrazione di due straordinari pittori che vissero a Napoli nel ‘600, e che inclusero gli angeli tra i loro capolavori: Michelangelo Merisi detto “Il Caravaggio“, e Jusepe de Ribera detto “Lo Spagnoletto“. Ribera, fu l’artista capace di dipingere l’anima di Napoli, città in cui si trasferì nel 1616, in casa dell’anziano pittore dei Quartieri Spagnoli Giovanni Bernardino Azzolino. Dipinse in quell’anno numerosi capolavori tra cui “San Girolamo e l’Angelo“, attualmente conservato nel Museo di Capodimonte di Napoli ed oggi in copia esposto agli scatti del fotografo, in uno dei due pannelli utilizzati dalla modella, tra le strade dei Quartieri Spagnoli. I Pannelli, raffiguranti dunque l’opera di Ribera, e l’altra più celebre “Le Sette opere di Misericordia” (1616-17) del Maestro Caravaggio, conservata nella Chiesa del Pio Monte della Misericordia a Napoli. 
Opere, ambedue caratterizzate dalla presenza di angeli. Nella parte superiore troviamo la figura della Madonna rappresentata sorprendentemente come una donna affacciata al balcone in un vicolo di Napoli, con in braccio Gesù bambino che si sporge per osservare cosa accade in strada; di straordinaria bellezza la presenza di due angeli che si abbracciano alludendo al tema della fratellanza e sotto apprezziamo le scene dedicate alle sette opere di misericordia: Dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti.
Il pittore adottato dalla città partenopea mette in risalto la misericordia spontanea del popolo napoletano, incurante dei nobili dell’istituzione, che attraverso la carità, rafforzavano il loro potere. Alla luce di quanto riportato nella tela, la critica ha interpretato “Le Sette Opere di Misericordia”, come un omaggio del Caravaggio agli abitanti della città di Napoli.
Stupisce dunque la rappresentazione quasi “terrena” del divino, intento che Napoli fashion on the road ha provato a perseguire con la presenza di un angelo nel dedalo di vicoli dei Quartieri Spagnoli, tra passanti stupiti, e talvolta commossi. Come nel caso di un’anziana donna, Maria, che estasiata dall’immagine della modella nei panni dell’angelo, la bacia e la contempla.
Un’immagine che condensa tutto il senso del reportage, trasferendo l’umanità di una persona semplice in contemplazione della simbolica rappresentazione del divino: un divino che in quel momento è parso a Maria più vicino, più carnale, più terreno, cosi come nella poetica che sta alla base della sopra menzionata tela di Caravaggio [...]

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"Caravaggio, 1951. Tra immagini e documenti, la ricerca sulla mostra longhiana restituisce ancora novità", di Michele Cuppone




È il 21 aprile 1951 quando nelle sale di Palazzo Reale si inaugura a Milano la celebre Mostra del Caravaggio e dei caravaggeschi. Quasi settant’anni dopo, un volume di Patrizio Aiello edito da Officina Libraria, Caravaggio 1951, ne rispolvera le tante memorie, ne restituisce il contesto storico e culturale e sviluppa intorno a essa più ampie riflessioni – quest’ultime in particolare grazie agli autorevoli contributi di apertura e chiusura a firma di, rispettivamente, Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa
Qualche commento sul prodotto editoriale in sé, intanto. Che si presenta con una bella e appropriata copertina dal sapore retrò. Altre soluzioni tecniche risultano meno apprezzabili. La rilegatura in brossura delle 224 pagine, ne rende per così dire 'antipatica' la consultazione: esse non scorrono facilmente e un amante (ammettiamo pure un po' fanatico) del libro, inteso peraltro come articolo da custodire con cura, dovrà forzarne l’apertura, specie per i rimandi alle note che non sono a fondo pagina. Inoltre, in appendice, la scala di grigi adottata non sarà la migliore per distinguere i dati certi da quelli ipotizzati, identificati appunto con due gradazioni (poco) differenti di colore.
Passando piuttosto ai contenuti, sulla cui qualità e ricchezza non si discute, ciò che contraddistingue Caravaggio 1951 è anzitutto la ricostruzione per quel che possibile del percorso espositivo, grazie soprattutto ad alcuni scatti fotografici degli Archivi Alinari, vero punto di partenza della ricerca. La sezione iconografica consta in totale di 33 illustrazioni in bianco e nero, e non si può tacere che un formato maggiore avrebbe consentito di apprezzare meglio alcuni particolari (quadri visti di taglio, o più lontani dall’osservatore etc). L’autore si è comunque speso molto sugli ingrandimenti, fino a notare dettagli come i singoli libri in vendita nel bookshop di Palazzo Reale. 
Quest'ultimo punto, indice di accuratezza, non sembri al contrario un ostinarsi fino ad aspetti più di contorno, rispetto a un evento che di fatto è entrato nella mitologia. È così ad esempio che per il numero di visitatori si fanno cifre discordanti (e tutte stimate, se per stessa ammissione del commissario tecnico fu assente un «servizio statistico»): si va dal comunque ragguardevole «circa 400.000» che il volume menziona, al forse un po' troppo generoso «500.000» (da ultimo riportato tra i débats in "Studiolo" 8-2010). Certo è che fu una rassegna dalla portata straordinaria, mai vista prima e impensabile da potersi ripetere poi. Un “Miracolo a Milano”, verrebbe da dire evocando il film di Vittorio De Sica che uscì proprio in quel 1951. Aiello ne richiama i visitatori illustri, facendo menzione di Giorgio Morandi e di alcuni storici dell’arte e politici. Piace in questa sede ricordare anche il premio Nobel Dario Fo che, nello spettacolo del 2003 Caravaggio al tempo di Caravaggio, dichiarava di aver «partecipato addirittura all’allestimento»; forse un lapsus tuttavia se, nella trasposizione editoriale, scriverà più semplicemente di essere stato all’inaugurazione, invitato con tutti gli altri allievi dell’Accademia di Brera
E dunque l’immagine come cuore dell’opera bibliografica. Per cui, citando David Hockney, si giunge (in postfazione) a parlare di critica della fotografia e ci si sofferma sul rapporto tra realtà e sua riproduzione. Non è qui il solo coinvolgimento personale a impormi di aggiungere per completezza, rispetto al «quanto di meglio offre la fotografia contemporanea in uno scatto da photoservice» sui laterali Contarelli, un rimando a quella che è a la più aggiornata (2018) campagna fotografica a San Luigi dei francesi, eseguita da Mauro Coen (e già pubblicata da Sara Magister in Caravaggio. Il vero Matteo). Peraltro, anche chi scrive ha avuto occasione di fare, a partire da un esempio caravaggesco, una breve «riflessione sull’utilizzo delle riproduzioni fotografiche» e sui diversi risultati cui possono condurre negli studi, e per questo si rimanda al numero 23-2017 di “ArtItalies”. 
Tornando piuttosto alla mostra, è interessante seguirne la gestazione. Spuntano fuori difficoltà incontrate ma anche continue aggiunte di quadri in fase progettuale, grandi personalità che si sarebbero spese in suo favore o che viceversa non avrebbero favorito la concessione di taluni prestiti (fra queste, Giulio Andreotti e i non ancora saliti al soglio pontificio Giovanni XXIII e Paolo VI), dissapori tra membri della commissione per la scelta delle opere (su tutti, quelli tra il commissario tecnico Roberto Longhi e Lionello Venturi e, ancora, tra il primo e l’ICR, per non dire sia pure a livello più episodico tra il solito Longhi e Matteo Marangoni). Vien fuori persino che, come in reazione alla mancata concessione della Deposizione di Cristo, si pensò in un primo momento di esporre un suo supposto bozzetto, di cui oggi non si ha traccia. Qui l’autore, nel ricordare la vecchia ipotesi di Maurizio Calvesi di collegare al quadro vaticano lo «sbozzo» del dipinto pagato a Merisi da Fabio Nuti nel 1600, manca di precisare che lo stesso studioso romano, come in tanti d’altronde, è oramai giunto alla conclusione che quel bozzetto citato dal documento Nuti fosse pertinente non alla Deposizione, bensì alla Natività di Palermo (sull’intera questione, vedi uno specifico contributo su "Valori Tattili" 9-2017).
A ogni modo, almeno il quadro dell’oratorio di San Lorenzo andò in mostra, rimandando alla sua chiusura l’atteso restauro per cui prima non si era fatto in tempo. E lì, notizia questa inedita, sia pure solo per un particolare fu immortalato per la prima volta in una foto a colori [...]


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Siracusa. Con i tableaux vivants caravaggeschi, l’arte di Tony Mazzarella




Dei quadri viventi per riprodurre i grandi dipinti del passato con persone vere. E’ questo uno dei lavori del fotografo siracusano Tony Mazzarella, che attraverso le sue opere narra e fa conoscere la vita di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, ai ragazzi dell’istituto musicale Gargallo di Siracusa impegnati nel progetto. 
L’artista aretuseo, intervistato dalle telecamere di Rai 3, ha spiegato sia la sua passione sia il suo impegno in un progetto che come ha ribadito il professore Michele Romano: "rende vive le opere di Caravaggio". 
Un altro successo per il fotografo Tony Mazzarella che ha sottolineato nel servizio televisivo l’importanza di una fotografia priva di ritocchi dove "nulla è inventato".

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"Il Caravaggio scomparso riemerge in un’antica litografia di Philippe Benoist", di Michele Cuppone

Scoperta la più antica riproduzione dell'oratorio di San Lorenzo a Palermo, noto perché custodì la Natività di Caravaggio fino al 1969, anno in cui fu rubata. Si tratta di una litografia ottocentesca di Philippe Benoist

La litografia Eglise de la Compagnie de St. Laurent/Chiesa della Compagnia di San Lorenzo, di Philippe Benoist (part.)



È la più antica riproduzione dell’oratorio di San Lorenzo a Palermo. Una bella riscoperta se, risalente a metà Ottocento, se n’era persa memoria. E a ragione, tenendo conto che fu pubblicata in un’opera bibliografica di fatto oggi irreperibile: si tratta della serie L’Italie Monumentale & Artistique. Vues et Monuments Dessinés d’après nature par Ph. Benoist et lithographiés aux deux crayons par Bachelier, Ph. Benoist, et Jacottet. Essa uscì a dispense tra 1845 e 1852, per gli editori parigini Bulla e Delarue, e volumi come questi prima o poi venivano smembrati per venderne le singole immagini impresse su ogni pagina. Ecco dunque che la Chiesa della Compagnia di San Lorenzo, così denominata nell’imprecisa didascalia bilingue, è stata appena acquisita sul mercato antiquario messinese per poi ora tornare felicemente in esposizione nel luogo dove fu concepita
Dell’autore Philippe Benoist, che si dedicò con esiti brillanti alla tecnica litografica illustrando “dal vero” monumenti e vedute nei suoi numerosi viaggi, è significativo sapere che fu allievo del padre della fotografia Daguerre. E meticolose appaiono appunto le sue riproduzioni, come si vede bene dall’interno dell’oratorio palermitano. Una scena, questa, che permette di tornare indietro nel tempo, nell’ambiente rimasto sì pressoché immutato da allora, ma vivacizzato dalla presenza in abiti dell’epoca di popolani e degli stessi artisti intenti a copiare. Per quanto inconcepibile oggi, fa persino sorridere sul lato destro il cagnolino in riposo sulle preziose panche intarsiate con avorio e madreperla. Dalla parte opposta, addossato alla base dell’arco trionfale, un vecchio modello di confessionale.
Estratta dalla sezione “Royaume de Naples” de L’Italie Monumentale, la litografia fu esposta nel 1848 allo storico Salon de Paris e risulta registrata al deposito legale nel maggio 1847. Già assente pertanto l’affresco della volta dei fratelli Giacinto e Domenico Calandrucci (1706-1707), crollato nel 1823 per un terremoto. Sono invece documentate alcune delle statuine, vandalicamente asportate anni fa, dei “teatrini” in stucco di Giacomo Serpotta con le storie dei santi Lorenzo e Francesco (1700-1705).
Per di più, cronologicamente successiva alle sue due copie antiche note (una a Catania e l’altra già in collezione Federzoni), Benoist ci restituisce una sorprendente riproduzione della Natività che Caravaggio dipinse nel 1600. Benché, nelle sue dimensioni ridotte e nella penombra del presbiterio, essa sia necessariamente stilizzata e con qualche ‘licenza’: forse mal interpretando lo sfondo scuro o comunque per questioni legate alla leggibilità dell’opera, il soffitto della capanna diventa un cielo con nubi. 
Su questa tenue immaginetta, tutto converge prospetticamente e si concentra l’attenzione dei tanti cultori del grande lombardo. Con l’auspicio che, ora che si è tornati a investigare sul furto avvenuto nel 1969, come questa litografia anche la Natività un giorno possa fare rientro a casa [...]

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Caravaggio? Un fotografo prima della fotografia (di Vittorio Sgarbi)

Michelangelo Merisi fu il primo capace di cogliere l'attimo, mettendo la realtà in un quadro. Non è un artista seicentesco, ma un nostro contemporaneo



Per gentile concessione dell'editore, pubblichiamo l'introduzione del nuovo libro di Vittorio Sgarbi Il punto di vista del cavallo. Caravaggio (Bompiani, pagg. 160, euro 12). Il saggio, ricchissimo di immagini, è una riflessione sulla contemporaneità di un artista universale come Caravaggio.

Perché Caravaggio è così grande? Perché si stenta a credere che le sue idee siano state concepite quattro secoli fa.
Tutto, nei suoi dipinti, dalla luce al taglio della composizione, fa pensare a un'arte che riconosciamo, a un calco di sensibilità ed esperienze che non sono quelle del Seicento ma quelle di ogni secolo in cui sia stato presente e centrale l'uomo; la si può chiamare pittura della realtà, e a questo deve la sua incessante attualità. Davanti a un quadro di Caravaggio è come se fossimo aggrediti dalla realtà, è come se la realtà ci venisse incontro e lui la riproducesse in maniera totalmente mimetica. Stabilendo per ciò stesso un formidabile anticipo, perché si può dire, in senso oggettivo, che Caravaggio sia l'inventore della fotografia ...

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"CARAVAGGIO IN CUCINA" - Catania, dal 7 gennaio al 29 gennaio 2012


Esposizione fotografica del celebre artista Renato MARCIALIS.
A Catania, dal 7 al 29 gennaio 2012, presso l'ex Monastero dei Benedettini. 
Da una lunga carriera nella fotografia pubblicitaria di food, nasce il progetto di lungo corso “Caravaggio in cucina” dell’artista Renato Marcialis ospite nella sede storica della Mazzetti d’Altavilla con una mostra di sorprendente affinità con la location ed il paesaggio del Monferrato. Come un colpo di teatro, dal buio della scena, pennellate di luce illuminano i volumi di carciofi spinosi, ortaggi profumati, frutti succosi, chicchi d’uva trasparenti. Il lato pittorico delle immagini è, inoltre, esaltato dalla scelta di grandi stampe su tela fine art esposte al vivo, per la prima volta, in un’ampia retrospettiva. 
La mostra fotografica sarà visitabile con la possibilità di acquisto dei quadri a tiratura limitata. CONTINUA A LEGGERE SU SIKANIE.IT

NEC SPE NEC METU - Andrea Angione presenta Caravaggio di nuova Luce

31 luglio - 18 agosto 2010 - Forte Stella (Monte Argentario):  NEC SPE, NEC METU "Senza Speranza, Senza Timore”: Andrea Angione presenta il Caravaggio di nuova luce

Maturano, nella fertile alleanza tra fotografia e pittura, le sperimentazioni pittoriche di stampo fotografico in cui l'artista Toscano rielabora l'antica luce del Caravaggio, attraverso nuove contaminazioni tra le due arti visive. “Nec spe nec metu” è l’antico motto dei pittori “maledetti” e tormentati, cui l’artista vuole rendere omaggio alla luce di una personale interpretazione della scritta, titolo della Mostra, che il Caravaggio stesso volle inserire nella spada impugnata dal Davide all’interno dell’opera: “Davide con la testa di Golia”. Con il patrocinio del Comune di Monte Argentario, Andrea Angione presenta, insieme alle sue opere, 5 nuovi lavori di forte impatto visivo e concettuale in mostra a Forte Stella. Tributo al grande Maestro ed alla città di Porto Ercole che ospita la mostra, è la nuova fotografia, ora “impressa sulla tela”, che racconta il momento dell’uccisione di Tommaso Ranuccio. Episodio che costrinse Michelangelo Merisi, nel maggio del 1606, ai successivi quattro anni di fuga che lo videro, alla metà di luglio del 1610, imbarcarsi su una feluca che lo depositerà a Porto Ercole nell’ultima tappa delle sue tormentate peregrinazioni. Il punto di partenza della produzione di Andrea Angione inizia per la strada e vive nella sua capacità di relazionarsi agli uomini. Alla ricerca di chi è più vicino a Dio. Di chi vive ai margini. Di chi porta sul volto i segni della vita e possa reinterpretare e animare le Sacre Scritture oggi. Di qui la ricerca di volti espressivi, di sguardi profondi, di personaggi che rivelino lo stesso desiderio di salvezza, catturato dalla luce di Michelangelo Merisi come raggio innaturale e divino che fende il buio della terra e riporta la speranza tra gli uomini. Attraverso una nuova potenza di contrasti ombra/luce, sinonimi di bene e male, Andrea mette abilmente in posa nel suo studio la gente comune. Racconta loro il passato che intendono rappresentare; ricostruisce fedelmente il set per il suo scatto; rielabora, secondo il suo sguardo personalissimo e profondo, l’eredità del grande Maestro. Un viaggio circolare all’interno di quello che ognuno di noi avrebbe potuto essere: Un modello del suo tempo. Un emozione ancora di tutti. 
SABATO 31 LUGLIO dalle ore 20:00: Inaugurazione con Degustazione Vini - FORTE STELLA – Monte Argentario - dal 31 luglio tutti i giorni dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 18:00 alle 22:00