Il blog CARAVAGGIO400, fondato nel 2009 da Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico in occasione del quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ha l'intenzione di attivare e creare un punto di approfondimento e discussione sull'opera di uno dei più grandi maestri della pittura seicentesca di cui far conoscere principalmente la sua opera e la sua arte ancor più che la sua vita e biografia, su cui troppo spesso si è concentrata l'attenzione dei media trascurando l'innovazione e il genio del grande pittore. Invitiamo tutti gli studiosi, appassionati e chiunque voglia dare un suo contributo ad inserire commenti e inviare segnalazioni a questo blog.




A cura di Michele Cuppone, Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico (pagina Fb a cura di Claudio Ferranti )

19 ott 2019

Speciale Tg2 "Il furto del Caravaggio. 50 anni di misteri". Ospiti Alessio Boni, Michele Cuppone, Bernardo Tortorici, Francesco Vitale



La trasmissione Tg2 Italia, nella puntata di venerdì 18 ottobre 2019, ha dedicato la prima parte allo speciale "Il furto del Caravaggio. 50 anni di misteri", nella triste ricorrenza della scomparsa della Natività di Palermo (1969-2019).
Ospiti Alessio Boni (attore), Michele Cuppone (ricercatore e studioso di Caravaggio), Bernardo Tortorici (presidente dell'associazione Amici dei Musei Siciliani), Francesco Vitale (Tg2). Conduce Marzia Roncacci.

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18 ott 2019

Il Caravaggio scomparso da 50 anni: "The Guardian" intervista Antonella Lampone, Maurizio Ortolan e Michele Cuppone



Sono passati 50 anni esatti dal furto della Natività di Caravaggio nell’oratorio di San Lorenzo a Palermo, ma pochi passi in avanti sono stati compiuti. Del dipinto trafugato non si hanno più notizie dal 17 ottobre del 1969 e il furto resta tra i misteri più fitti del mondo dell’arte.
Antonella Lampone, allora 15enne, ricorda perfettamente quella notte. Figlia della custode dell’oratorio, Maria Gelfo, Antonella racconta al Guardian che sua madre e sua zia furono le prime ad arrivare sulla scena del reato. “Si agitavano e urlavano”. “Saltai giù dal letto e mi precipitai in chiesa fino all’altare sul quale il dipinto campeggiava da oltre tre secoli e che in quel momento era vuoto". Poi aggiunge: "Per noi fu una tragedia, un lutto. Non avevano rubato solo un dipinto, ma un membro della nostra famiglia”.
C’era solo un'organizzazione a Palermo in grado di trafugare un tesoro del genere: la mafia. In un’intervista video girata nel 2001 ma conservata in un cassetto e diffusa in esclusiva dal Guardian lo scorso mese, il parroco dell’oratorio, Benedetto Rocco, ha dichiarato che la Natività si trovava nella casa di un potente boss mafioso che lo aveva contattato via lettera contenente dei pezzetti di tela per convincerlo a sedersi al tavolo delle negoziazioni.
Anche Lampone ha confermato le dichiarazioni del parroco. “Ricordo che disse a mia madre che era stato contattato dall’autore del furto per raggiungere un accordo”.
Secondo Rocco, l’artefice del furto è Gaetano Badalamenti, al tempo uno dei più potenti gangster siciliani, in grado di gestire un narcotraffico tra Usa e Italia pari a 1,50 miliardi di euro. A quel tempo, Rocco informò la polizia delle lettere e della tela ritagliata ma le registrazioni con le sue dichiarazioni sembrano essere scomparsi.
Un mese fa, un investigatore siciliano ha contattato Lampone. “Ho chiesto se le dichiarazioni di mia madre fossero ancora conservate negli archivi. Era stata interrogata decine di volte e mi è stato detto che il materiale è scomparso”.
Per gli investigatori è una corsa contro il tempo. I principali testimoni e lo stesso Badalamenti sono morti. Rocco nel 2013, la mamma di Lampone nel 2006 e il boss nel 2004.
Nella settimana precedente il furto, Maria Gelfo, aveva chiesto di rinforzare le finestre della chiesa dopo che alcuni individui sospetti avevano le chiesto di poter entrare a guardare il quadro. “Mia madre era preoccupata, chiese alla curia vaticana di fare qualcosa per la finestra che si affacciava sulla strada e dalla quale era visibile il quadro, ma gli fu detto che non ce ne era bisogno”.
Le speranze di risolvere il mistero dietro la Natività sono state riaccese nel giugno dello scorso anno dopo che gli investigatori italiani avevano fatto sapere che Gaetano Grado, un pentito di mafia, ha rivelato che Badalamenti era stato messo in contatto con un commerciante d'arte in Svizzera, dove oggi i pubblici ministeri sono al lavoro in cerca di nuovi testimoni che potrebbero chiarire uno dei più grandi misteri della storia dell'arte.
La domanda principale è se il dipinto è in buone condizioni, anche se l'evidenza suggerisce fortemente il contrario. Nel 1989, un altro collaboratore di giustizia di nome Francesco "Mozzarella" Marino Mannoia rivelò al magistrato Giovanni Falcone di aver rubato il Caravaggio, arrotolando la tela per farla uscire di nascosto dalla chiesa. Lampone ricorda che anche un tappeto fu rubato quella notte, lo stesso che probabilmente fu usato dai ladri per arrotolare la tela e proteggerla dalla pioggia.
"Quella decisione si è rivelata fatale", ha detto Maurizio Ortolan, un agente di polizia presente durante l'interrogatorio di Mannoia, poiché la vernice, indurita nel corso dei secoli, si incrina facilmente.
"Mannoia ha detto che quando hanno aperto la tela, la vernice si era parzialmente disintegrata". Michele Cuppone, esperto del Caravaggio scomparso, ha spiegato che “arrotolare dall'interno una tela del 1600 è uno dei peggiori errori che si possa fare. Ci sono stati altri casi di dipinti rubati che erano stati arrotolati. Tutti erano segnati da profonde crepe orizzontali per l'intera lunghezza della tela".
[fonte: agi, liberamente tratto da The Guardian del 17 ottobre 2019, p. 36]


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17 ott 2019

Caravaggio e Bernini scopritori di sentimenti. La mostra di Vienna

Al Kunsthistorisches gli indiscussi protagonisti nella rappresentazione dei moti dell’animo che ebbero grande influsso in Europa

Vienna. Sono tre i dipinti di Caravaggio di proprietà del Kunsthistorisches Museum (Khm) «Le sue opere al di fuori dell’Italia sono numerose, ma tre dipinti non li ha nessuno», ci dice con soddisfazione Stefan Weppelmann, direttore della Pinacoteca del Khm. «Abbiamo la “Madonna del Rosario”, “L’incoronazione di spine” e una versione del “David con la testa di Golia”. Nonostante ciò, finora il maestro italiano non aveva avuto alcuna mostra a Vienna, ma dal 15 ottobre al 19 gennaio rimediamo con “Caravaggio e Bernini. La scoperta dei sentimenti”».

L’iniziativa, curata dallo stesso Weppelmann, assieme a Gudrun Swoboda e Fritz Scholten e realizzata in collaborazione con il Rijksmuseum di Amsterdam, dove si trasferirà da metà febbraio, inserisce il Caravaggio nel fecondo ambiente artistico romano dei primi decenni del Seicento grazie a sculture di Bernini e opere di numerosi coevi, fra cui Nicolas Poussin, Mattia Preti, Guido Reni, Pietro da Cortona, Francesco Mochi, Giuliano Finelli, Alessandro Algardi, François du Quesnoy: «Ciò che ci preme porre in risalto di quel periodo è la scoperta di sentimenti ed emozioni. Caravaggio e Bernini sono due indiscussi protagonisti nella rappresentazione dei moti dell’animo ed ebbero grande influsso in Europa. Ma anche gli altri artisti che presentiamo crearono opere altrettanto eccelse», prosegue Weppelmann.

La selezione proveniente da musei e collezioni private comprende 11 dipinti del Merisi e altrettante sculture di Bernini, e tutt’attorno una cinquantina di lavori di primo piano: «Per esempio l’enorme dipinto “La strage degli innocenti” di Guido Reni, prestatoci da Bologna, sottolinea Weppelmann. Scultori come Algardi o Finelli hanno prodotto opere fantastiche, così come pittori quali Domenichino o Guercino, cosicché pensiamo che il percorso espositivo possa essere davvero un’immersione nella Roma dell’inizio del XVII secolo, grazie a capolavori nell’ambito della ricerca dei sentimenti, che improvvisamente emerge nella produzione artistica di quel tempo».
In preparazione della mostra è stata eseguita un’indagine scientifica sul «David con la testa di Golia» con lo spettrometro cronomacro-xrf acquisito dal Khm a inizio anno. Da precedenti analisi radiografiche era stato appurato che sotto al dipinto ve ne era un altro: «Finora non era stato possibile sapere molto di più, perché si sarebbe dovuto intervenire sull’opera in modo invasivo. Ora sappiamo con certezza quali aree e come vennero ridipinte da Caravaggio, che prima di riutilizzare la tavola di legno, la ruotò di 90°. Lo documentiamo dunque in mostra e nel catalogo».
Un ulteriore elemento di novità è costituito dalla presentazione per la prima volta al pubblico di «Maria Maddalena in estasi» di Artemisia Gentileschi, proveniente da una collezione privata. Riscoperta nel 2011, nel 2014 era stata acquisita in asta da Sotheby’s per 865.500 euro. Fra le ulteriori opere esposte: di Caravaggio «Narciso», «Fanciullo morso da un ramarro», «San Giovanni Battista», il «Ritratto di Antonio Martelli». Di Bernini, «Medusa», un busto del cardinale Richelieu, una statua di san Sebastiano e un modello per l’«Estasi di santa Teresa d’Avila» (fonte: Il Giornale dell'Arte).

15 ott 2019

Furto del Caravaggio, la videointervista inedita al parroco dall'oratorio di San Lorenzo



Gli elementi per la fiction ci sono tutti: la notte buia e tempestosa, i due ladri balordi, la mafia che avoca a sé la tela di inestimabile valore, la perdita. Ma a distanza di cinquant’anni dal famoso furto che nel 1969 depredò Palermo della Natività del Caravaggio, un documentario racconta la “verità” del parroco dell’oratorio di San Lorenzo, don Benedetto Rocco
Versione che verosimilmente era già stata raccontata agli inquirenti, ma senza risultato. Oggi è un documento straordinario anche perché monsignor Rocco accusava la mafia del furto, rivelava che era stata avviata una trattativa per riottenere la tela, finita poi nel nulla e che la Natività fu venduta all’estero. Stesse identiche conclusioni a cui arriverà la Commissione Antimafia nel 2018, quindi sedici anni dopo l’intervista, girata nel 2002, un anno prima della morte del parroco. L’intervista è rimasta per tutti questi anni in un cassetto del regista Massimo D’Anolfi che, in occasione di “Caravaggio50” ha deciso finalmente di montarla. 
La videointervista inedita “La verità di monsignor Rocco” verrà proiettata martedì 15 ottobre alle 21, al Teatro Biondo. Saranno presenti il sindaco Leoluca Orlando, il regista Massimo D'Anolfi, il giornalista Riccardo Lo Verso, l’ex poliziotto Maurizio Ortolan, Padre Giuseppe Bucaro, Italo Scaietta, presidente nazionale Fidam, Federazione Amici dei Musei, Bernardo Tortorici di Raffadali, a capo degli Amici dei Musei Siciliani. Inoltre sono stati invitati il magistrato Marzia Sabella e Angelo Busciglio, comandante del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale. 

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Caravaggio cambia casa a Napoli: trasloca il "Martirio di sant'Orsola"

Intesa Sanpaolo pronta a lasciare il seicentesco palazzo in fitto a via Toledo e a trasferire il capolavoro di Caravaggio e le altre opere d’arte nella storica sede del Banco di Napoli


Caravaggio cambia casa. Il " Martirio di Sant’Orsola", l’ultimo capolavoro del grande pittore, lascerà entro un anno il Palazzo Zevallos Stigliano di via Toledo, assieme a tutte le altre opere delle sale napoletane di Gallerie d’Italia. Il bellissimo museo di Intesa Sanpaolo traslocherà infatti nell’adiacente edificio del Banco di Napoli, che sarà interessato da importanti lavori di adeguamento. E a Palazzo Zevallos è possibile che trovi la sua sede principale la Scuola superiore meridionale, la Scuola internazionale di alta formazione e ricerca incardinata nella Federico II e pronta a dare il via al suo primo anno di attività. Più di un’ipotesi, un progetto. Al quale stanno lavorando i vertici della Scuola superiore meridionale e il rettore della Federico II Gaetano Manfredi.
Il trasferimento del museo è un fulmine a ciel sereno per uno dei luoghi d’arte più amati della città, visitato da oltre 200 mila persone l’anno e abilmente incastonato in una dimora seicentesca del centro. Ma sarebbe proprio il Palazzo Zevallos Stigliano la causa di questo spostamento: lo stabile, infatti, perfetto sul piano architettonico ed espositivo, richiede importanti e onerosi lavori di adeguamento alle norme di sicurezza, tra piani antincendio e vie di fuga. Da qui la scelta di Banca Intesa di non accollarsi ulteriori costi per un sito di cui è, tra l’altro, affittuaria fino al 2020. La soluzione è spostarsi in un luogo di proprietà, il Palazzo Piacentini, a pochi metri, al civico 177 di Toledo. I necessari interventi di adeguamento funzionale e di ristrutturazione non spaventano l’ateneo che ha messo gli occhi sul Palazzo: il governo ha concesso all’università 80 milioni di euro in 5 anni, e dunque non mancherebbero le risorse per intervenire sull’immobile.
Di una sede di rappresentanza la Scuola ha assolutamente bisogno. Serve una vetrina prestigiosa, che sia all’altezza delle prospettive della Ssm, degli ospiti, anche stranieri, che verranno a tenere corsi e seminari agli studenti scelti per questa avventura dell’eccellenza. La sede solo provvisoria è ora in largo San Marcellino (in un’area che sarà presto interessata da imponenti lavori di recupero edilizio), ma l’ateneo sta prendendo in considerazione anche altri immobili, sempre storici, come il cinquecentesco Palazzo D’Avalos di via dei Mille.
L’idea del trasferimento del museo, già in programma da oltre un anno, sarebbe stata ratificata a inizio 2019. C’è già un progetto, firmato dall’architetto Michele De Lucchi e proposto alla Soprintendenza, per il nuovo piano espositivo negli storici ambienti del Banco di Napoli. Le collezioni di Gallerie d’Italia verrebbero esposte tra pianterreno e primo piano [...]

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