Il blog CARAVAGGIO400, fondato nel 2009 da Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico in occasione del quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ha l'intenzione di attivare e creare un punto di approfondimento e discussione sull'opera di uno dei più grandi maestri della pittura seicentesca di cui far conoscere principalmente la sua opera e la sua arte ancor più che la sua vita e biografia, su cui troppo spesso si è concentrata l'attenzione dei media trascurando l'innovazione e il genio del grande pittore. Invitiamo tutti gli studiosi, appassionati e chiunque voglia dare un suo contributo ad inserire commenti e inviare segnalazioni a questo blog.




A cura di Michele Cuppone, Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico (pagina Fb a cura di Claudio Ferranti )

16 lug 2019

Porto Ercole commemora Caravaggio a 409 anni dalla morte, con una conferenza di Stefania Macioce

Porto Ercole - Il 18 luglio di 409 anni fa, era il 1610, in circostanze non ancora del tutto acclarate, a Porto Ercole moriva Michelangelo Merisi da Caravaggio, uno dei più affermati pittori al mondo e le cui opere continuano a conquistare e affascinare per la sua eccelsa genialità. Giovedì 18 luglio, alle 21:30 in piazza Indipendenza, a due passi dal monumento a lui dedicato, la delegazione di Porto Ercole del Comune di Monte Argentario ricorderà pubblicamente il sommo genio artistico con una conferenza della prof. Stefania Macioce, docente di storia dell’arte alla Sapienza Università di Roma, autrice di numerose approfondite pubblicazioni su Caravaggio e per questo ritenuta uno dei maggiori esperti del pittore. 
La conferenza, dal titolo “Caravaggio e l’Ordine di Malta”, è dedicata alle vicende che legano l’artista all’isola mediterranea che lo ospitò in una fase cruciale della sua tormentata esistenza. Il pittore in fuga terminò poi i suoi giorni a Porto Ercole nel disperato tentativo di ricevere la grazia papale ed essere così assolto dalle sue condanne per rientrare così definitivamente a Roma “con la croce in petto” di Cavaliere del prestigioso Ordine di Malta e riacquistare nuova dignità. 
La serata commemorativa sarà introdotta dalle autorità comunali di Monte Argentario e moderata dalla giornalista Francesca Costigliola, filologa classica e bizantinista (fonte: MaremmaNews).

15 lug 2019

"Caravaggio, i pentiti, la Svizzera. Una lista di nomi ai raggi X", di Riccardo Lo Verso

Nuovo giro di interrogatori per alcuni collaboratori di giustizia sul furto della "Natività"


PALERMO - C'è una lista di nomi, alcuni dei quali di importanti antiquari, sul tavolo di magistrati e carabinieri che indagano sulla Natività di Caravaggio. Sono trascorsi quasi 50 anni dal furto della tela all'oratorio di San Lorenzo, a Palermo, e la Procura, titolare dell'indagine, batte più di una pista concreta. 
Gli investigatori del Nucleo tutela patrimonio artistico di Roma, coordinati dal procuratore aggiunto Marzia Sabella, hanno interrogato alcuni pentiti storici: Francesco Marino Mannoia, Gaetano Grado, Giovanni Brusca e Gaspare Spatuzza
Mannoia e Grado erano già stati sentiti nel maggio 2017. Il primo aveva ritrattato le sue vecchie dichiarazioni: il quadro non è stato distrutto. Grado, invece, ha raccontato l'inedita fase della vendita del dipinto, passato dalle mani del capomafia di Santa Maria di Gesù Stefano Bontade a quelle del boss di Cinisi Gaetano Badalamenti e, infine, consegnato ad un mercante svizzero. Dopo quasi cinquant'anni arriva una possibile svolta nelle indagini. C'è davvero la speranza di potere recuperare il quadro. 
Il nuovo giro di interrogatori è servito per ricostruire i canali svizzeri utilizzati negli ultimi decenni dalla mafia per riciclare i soldi sporchi e chissà forse anche per piazzare il quadro. 
Il racconto di Grado ha fatto tornare di grande attualità una vecchia informativa. Il 18 dicembre 1996 l'allora maresciallo capo del Nucleo tutela patrimonio artistico di Roma Bruno Cerone era stato a Palermo ed aveva preso contatti “con la fonte confidenziale, nome in codice Pietro”. “Pietro sapeva che il furto fu ordinato personalmente da Stefano Bontade che per un certo periodo ha conservato il quadro ceduto qualche tempo dopo a Gaetano Badalamenti, probabilmente in cambio di un grosso favore”. Pietro aveva ricevuto la confidenza “da un personaggio di cultura della zona che ha visto il dipinto”. 
La fonte Pietro è deceduta. E il “personaggio di cultura"? Di certo l"uomo che passava informazioni a Cerone ha anticipato il ruolo di Badalamenti, ricostruito vent'anni dopo da Grado. È Badalamenti il boss attorno a cui ruota il mistero della Natività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi. Don Tano è morto, ma ci sono persone vive che conoscono i suoi segreti. 
A cominciare dal figlio Vito sul quale dal 1999 pendeva una condanna definitiva a sei anni per mafia. La non esecuzione della pena, trascorsi 12 anni, gli ha garantito la libertà. Vito Badalamenti ha chiuso il conto con la giustizia senza scontare neppure un giorno di carcere (fonte: LiveSicilia).

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Caravaggio e i caravaggeschi (ri)portano Roma a Potsdam

Da Palazzo Barberini 54 opere in mostra al museo ospitato nel Palast Barberini della città tedesca. L’occasione è la rassegna dedicata alla «vie del Barocco», che ruoterà attorno al "Narciso" attribuito a Caravaggio

Quando si accede al salone d’ingresso e lo sguardo si alza verso l’alto, Il trionfo della Divina Provvidenza di Pietro da Cortona illumina e confonde. Siamo ancora a Potsdam o siamo a Roma a Palazzo Barberini? È un magnifico effetto ottico, naturalmente, grazie a sei proiettori che riproducono con precisione millimetrica l’affresco del maestro toscano nella volta del grande spazio rettangolare. Ma la risposta al quesito non è univoca. Perché se non siamo nella città eterna, ci troviamo comunque in un Museum Barberini. Quello della capitale del Brandeburgo, appunto, capolavoro barocco voluto da Federico II di Prussia che si ispirò all’originale romano al punto da dargli lo stesso nome, Palast Barberini, distrutto dai bombardamenti alleati del 1945 e ricostruito com’era e dov’era tra il 2013 e il 2016. 
L’occasione è la mostra Wege des Barock, le «vie del Barocco», aperta fino al 6 ottobre e curata dalle Gallerie Nazionali Barberini Corsini di Roma e dal Museum Barberini di Potsdam. Ben 54 opere della collezione romana hanno fatto il lungo viaggio verso la città che i sovrani di Prussia vollero polo artistico e culturale, contrapposto alla ferrigna Berlino, simbolo e laboratorio di tutte le loro inclinazioni militariste e ambizioni egemoniche. Un prestito «eccezionale», per numero e qualità delle opere, come ha sottolineato l’ambasciatore italiano in Germania, Luigi Mattiolo, che conferma «la profondità della collaborazione tra le istituzioni museali italiane e tedesche».
La star dell’allestimento è Caravaggio, ma a dargli spessore e rigore filologico sono i caravaggeschi del Sud e quelli del Nord, plastica dimostrazione della dimensione europea della pittura barocca, che da Roma catturò un’intera generazione di artisti dalla Spagna alle Province Unite. «La nostra mostra — spiega Ortrud Westheider, direttrice del museo di Potsdam — presenta lo sviluppo del Barocco a Roma a partire dal Caravaggio e la sua diffusione in tutta l’Europa». 
Co-curatrice di Wege des Barock è Flaminia Gennari Santori, che dirige le Gallerie Barberini Corsini e non si stanca di sottolineare «gli impulsi che Michelangelo Merisi e i suoi epigoni italiani diedero alla pittura nordeuropea». Con lei e Westheider, un team di tre persone ha lavorato in perfetta intesa: Maurizia Ciccone e Michele di Monte per la parte italiana, Inés Richter Musso per quella tedesca.
Cuore dell’esposizione brandeburghese, pietra angolare che fa da fondamento e ispirazione a tutto il resto, è il Narciso del, o meglio attribuito al, Caravaggio. Dalla drammatica raffigurazione del mito, secondo il racconto di Ovidio, prendono le mosse gli altri due percorsi della mostra: le opere commissionate da un mecenate d’eccezione, il cardinale Maffeo Barberini poi Papa Urbano VIII, del quale la mostra propone un ritratto di Gian Lorenzo Bernini. E le allegorie di tanti caravaggeschi che provarono ad ammorbidire il realismo e i drammatici contrasti del genio milanese, pur movendosi nel suo solco. Alcuni capolavori per il tutto: Amor Sacro e Amor Profano di Giovanni Baglione, la Trasfigurazione di Giovanni Lanfranco, Venere e l’Adone morente di Jusepe de Ribera, il San Francesco sorretto dall’Angelo di Orazio Gentileschi e ancora La Musica e La Poesia di Salvator Rosa. 
Due quadri memorabili chiudono la mostra di Potsdam in modo intelligente e singolare. Sono le uniche opere dell’allestimento che non provengono da Roma, ma che nella loro genesi raccontano quanto l’arte barocca italiana fosse una vera ossessione per i sovrani di Prussia, oltre a rendere omaggio a una grande artista, sola donna nel cielo del Barocco. Fu Federico il Grande infatti che nel 1768 volle per il suo Neuen Palais Lucrezia e Sesto Tarquinio e Betsabea al bagno di Artemisia Gentileschi. 

L’evento 
La mostra Wege des Barock (cioè: le vie del Barocco) è aperta fino al 6 ottobre a Potsdam, in Germania, ed è curata dalle Gallerie Nazionali Barberini Corsini di Roma e dal Museum Barberini della città del Brandeburgo. L’istituzione romana ha prestato al Museum Barberini 54 opere della sua collezione, tra le quali il Narciso attribuito a Caravaggio. Esposti anche due dipinti di Artemisia Gentileschi conservati a Potsdam. La mostra è stata curata da Ortrud Westheider e Flaminia Gennari Santori con Maurizia Ciccone, Michele di Monte e Inés Richter Musso (fonte: Corriere.it).

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5 lug 2019

Caravaggio in Giappone, mostra itinerante tra Sapporo, Nagoya e Osaka

Tra i quadri esposti, di mano sicura o attribuiti a Caravaggio, il Bacchino malato, la Maddalena di collezione olandese, il Cavadenti, il Suonatore di liuto ex Badminton


Sabato 10 agosto apre al pubblico una importante mostra dedicata a Caravaggio presso Hokkaido Museum of Modern Art di Sapporo (10 agosto-14 ottobre 2019), che sarà poi poi visitabile a Nagoya (26 ottobre-15 dicembre 2019) e Osaka (26 dicembre 2019-16 febbraio 2020). Accanto a opere originali, una decina delle quali giungono per la prima volta in Giappone, saranno esposte repliche e copie. 
Ad esempio, dell’Incredulità di san Tommaso conservata presso la Pinacoteca del Palazzo di Sanssouci a Potsdam e ritenuta l’originale restano ben 22 delle copie realizzate nel Diciassettesimo secolo, mentre di altre 14 andate perdute restano tracce documentarie. In questa mostra sarà visibile la copia ritenuta più fedele e più bella, quella proveniente dalla Galleria degli Uffizi il cui primo proprietario fu il cardinale Giovan Carlo de' Medici che ne venne in possesso a Roma nel 1615, dopo la morte di Caravaggio. 
Attorno al 1600, nel periodo in cui il pittore era attivo a Roma, il mercato dell’arte in Italia era in piena fioritura e originali, copie, talvolta imitazioni erano oggetto di trattative commerciali e spesso finivano nelle collezioni di prelati, nobili, ricchi banchieri. Le opere di Caravaggio erano quotatissime e spesso se ne facevano repliche e copie appositamente per i collezionisti.
La mostra è anticipata dalla conferenza Originali, copie e Caravaggio, di Osano Shigetoshi, Kimura Taro e Maeda Kyoji, che si terrà a Tokyo il 17 luglio.

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Venduta a J. Tomilson Hill, senza passare dall'asta, la "Giuditta" di Tolosa

Secondo alcune ipotesi, l'opera potrebbe approdare al Metropolitan di New York

Era stato venduto in anticipo a un misterioso acquirente, prima ancora di arrivare all’asta (prevista per giovedì 27 giugno), il quadro di Giuditta e Oloferne ritrovato in Francia che alcuni esperti hanno attribuito a Caravaggio. Adesso si è scoperto che a comprarlo è stato J. Tomilson Hill, già vicepresidente della società finanziaria Blackstone e collezionista d’arte. Lo scrive il «New York times», citando una fonte a conoscenza dei dettagli della vendita. 
In teoria, l’opera sarebbe dovuta andare all’asta a Tolosa, la città francese dove venne scoperta in un solaio nel 2014. Il quadro, «stimato tra i 100 e i 150 milioni di euro» e realizzato nel 1607 «lascerà il territorio francese», aveva scritto in una nota la casa d’aste Labarbe di Tolosa. «Abbiamo ricevuto un’offerta che era impossibile da non comunicare ai proprietari. Il fatto che provenga da un collezionista vicino ad un grande museo ha convinto il venditore ad accettare», aveva aggiunto l’esperto, Eric Turquin. La tela, la cui attribuzione a Caravaggio viene tuttavia messa in dubbio da diversi esperti del grande maestro, verrà «prossimamente restaurata poi esposta in un grande museo». Potrà così apparire «agli occhi di tutti», conclude la casa d’aste (fonte: Corriere della Sera).