Il blog CARAVAGGIO400, fondato nel 2009 da Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico in occasione del quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ha l'intenzione di attivare e creare un punto di approfondimento e discussione sull'opera di uno dei più grandi maestri della pittura seicentesca di cui far conoscere principalmente la sua opera e la sua arte ancor più che la sua vita e biografia, su cui troppo spesso si è concentrata l'attenzione dei media trascurando l'innovazione e il genio del grande pittore. Invitiamo tutti gli studiosi, appassionati e chiunque voglia dare un suo contributo ad inserire commenti e inviare segnalazioni a questo blog.

20 feb 2019

Napoli, la mostra su Caravaggio a Capodimonte è un caso: “Quel quadro non va spostato”

La mostra di Caravaggio a Napoli al Museo di Capodimonte ad aprile prevede l’esposizione delle “Sette Opere di Misericordia” del Merisi, conservato al Pio Monte della Misericordia. Dopo la polemica aperta dall’ex sovrintendente e direttore di Capodimonte, Nicola Spinosa, arriva la risposta dell’istituto che dovrebbe prestare l’opera.


È stata annunciata come uno degli eventi dell'anno, a Napoli e non solo. La mostra su Caravaggio a Napoli, in programma da aprile a giugno al Museo di Capodimonte, uno dei più straordinari siti museali del nostro Paese, senza considerare l'immenso patrimonio che lo circonda, essendo immerso nello splendido Bosco di Capodimonte. 
In attesa che questo luogo diventi il perno di un grande progetto di valorizzazione, il direttore Sylvain Bellenger aveva a inizio anno mostrato alla stampa le linee guida della nuova mostra su Caravaggio – che a Napoli manca dal 2004 – sulla nuova percezione del pittore e sulla sua influenza sui pittori napoletani dopo il suo passaggio in città. Centro della mostra, naturalmente, le opere napoletane del Merisi. Quella già presente a Capodimonte, la "Flagellazione" di Cristo, il "Martirio di Sant'Orsola" della collezione Intesa Sanpaolo e, infine, quel capolavoro che corrisponde al nome delle "Sette Opere di Misericordia", dipinto realizzato tra la fine del 1606 e l'inizio del 160, conservato presso il Pio Monte di Misericordia di Napoli, nel luogo dove è stato concepito. 

Caravaggio a Capodimonte: la polemica di Spinosa 
Proprio lo spostamento del suddetto quadro dal centro di Napoli alla collina di Capodimonte per la mostra è al centro da un paio di giorni di un acceso confronto tra quanti ritengono una sorta di esproprio lo spostamento dell'opera dal luogo in cui è stata realizzata e chi naturalmente difende la scelta legittima di spostare il dipinto temporaneamente per una mostra. Medesimo scontro era già avvenuto all'epoca dell'Expo di Milano del 2016, quando si parlò del possibile spostamento a Milano dell'opera, per cui non si fece più nulla. 
Stavolta ad aprire la polemica, sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno di domenica scorsa, è stato l'ex direttore di Capodimonte, nonché sovrintendente, Nicola Spinosa, il quale somma diversi argomenti nel suo articolo: criticando innanzitutto la scelta in sé di una mostra del genere su Caravaggio, che da rockstar dei nostri tempi sarebbe ormai – si legge nel suo articolo – uno strumento al soldo delle istituzioni culturali per "fare cassa" e poco o niente, si legge tra le righe dell'articolo di Spinosa, di culturale e scientifico. Un'accusa dura, che ha un suo seguito nell'appello sottoscritto da diversi intellettuali, tra cui Tomaso Montanari, a cui si aggiunge un altro argomento, ancor più controverso e cioè l'impossibilità tecnica di spostare il dipinto che secondo Spinosa per Statuto sin dal Seicento non potrebbe allontanarsi dal luogo dove è stato concepito, nemmeno temporaneamente. 

La risposta: "Caravaggio può essere spostato" 
A cui risponde oggi [19 febbraio 2019, ndC400], sempre attraverso le colonne del Corriere del Mezzogiorno, Alessandro Pasca di Magliano, soprintendente del Pio Monte di Misericordia, che oltre a difendere il proprio operato, sottoline come fu lo stesso Spinosa, in quanto direttore di Capodimonte, nel 2004 a richiedere la stessa opera d'arte per la mostra su Caravaggio e, relativamente alla questione spostamento, tende a precisare come: 
Non risponde al vero che la delibera assunta dal Governo del Pio Monte della Misericordia in data 27 agosto 1613 stabilisse, come vorrebbe Spinosa, «che mai per nessun motivo, sia pure momentaneo e occasionale, la tela del Caravaggio poteva essere rimossa dalla sua chiesa». Vero è invece che, con quella deliberazione, il Governo dell’Istituto decretò che «per nissuno prezzo si possa mai vendere» ovvero definitivamente collocare altrove il dipinto in oggetto. Ovviamente per spiegare questa querelle bisogna tornare su una diversa concezione alla base della tutela e della promozione del nostro patrimonio culturale da parte di entrambi i poli dialettici, ma è anche necessario rilevare che gli stessi partecipanti all'agone sono stati o sono direttamente coinvolti relativamente alla gestione del patrimonio culturale in oggetto. 
Nicola Spinosa, infatti, oltre a essere stato direttore del museo di Capodimonte, all'epoca dell'ultima mostra su Caravaggio a Napoli vestiva il ruolo di Soprintendente alle Belle arti, ruolo in cui, secondo Alessandro Pasca di Magliano "provvide altresì a concedere il nulla-osta necessario al perfezionamento dell’operazione", cioè allo spostamento della tela di Caravaggio oggi oggetto di polemica (fonte: Fanpage).

15 feb 2019

Il dibattito su Caravaggio entra in Senato: Maria Elisabetta Alberti Casellati interviene sulla "Vocazione di san Matteo"

Il dibattito sul "vero Matteo" è diventato oramai ineludibile. Ora entrato anche nella nuova pannellistica installata in San Luigi dei francesi.

Caravaggio entra, anzi rientra dopo quattro secoli, a Palazzo Madama. E con lui il dibattito, recentemente alimentato da nuovi contributi, sulla Vocazione di san Matteo e in particolare su chi nel dipinto sia il “vero Matteo”. L’occasione, è stata la presentazione della Fondazione Cardinale Francesco Maria Del Monte avvenuta appunto presso la sede del Senato il 4 febbraio scorso. 
La neonata Fondazione, ha tra le sue finalità e scopi la “promozione della figura e delle opere del cardinale Francesco Maria Del Monte attraverso attività di ricerca e di diffusione riguardanti i diversi campi più in generale sui temi concernenti il tardo Rinascimento” (vedi il sito istituzionale www.fondazionecardinalefrancescomariadelmonte.it). È bene ricordare a tal proposito come il cardinale fece della sua dimora in Palazzo Madama il crocevia e il centro propulsore delle attività culturali e scientifiche del tempo.
E importante fu la sua amicizia con Galileo Galilei e Caravaggio, e la protezione concessa a entrambi. Dello scienziato, cui peraltro suggerì l’utilizzo del cristallo di montagna in sostituzione del vetro nella costruzione delle lenti, il prelato assunse la difesa quando questi fu denunciato al Sant’Uffizio. 
Caravaggio invece, che grazie a Del Monte spesso ottenne la scarcerazione quando ebbe guai con la giustizia, risiedette a Palazzo Madama per alcuni anni sin dal 1597. I documenti ci dicono che fu proprio qui che dipinse quadri come la Natività di Palermo e i laterali della cappella Contarelli con le storie di san Matteo: la Vocazione e il Martirio del santo. 
E proprio la Vocazione di san Matteo è al centro di un dibattito critico, riaperto negli ultimi mesi dal volume Caravaggio. Il vero Matteo di Sara Magister (Campisano Editore, con prefazione di Antonio Paolucci e un contributo di Michele Cuppone). Ci si chiede, in sostanza, chi tra i personaggi raffigurati sia san Matteo, se in particolare l’uomo barbuto che sembra indicarsi come generalmente creduto, o il giovane chino a contare le monete come si sospetta sempre più ultimamente.
Inaspettatamente, una nuova voce si è ora inserita nella discussione ed è quella del Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, che ha presieduto all’incontro del 4 febbraio. La seconda più alta carica dello Stato, non soltanto ha introdotto la nuova ipotesi come una “accreditata rilettura”. Di più, ha posto l’accento sull’“uso da parte dell’artista della teologia per accompagnare la pittura, della bellezza per illuminare la teologia”, uso cui evidentemente questo dipinto, e la sua rilettura, ci portano adesso a riflettere con più consapevolezza [...]


link:




11 feb 2019

Rossella Vodret a 360° su Caravaggio: le certezze, le quasi certezze e le ipotesi sui misteri che ancora sussistono

Nuova intervista caravaggesca di About Art online. Parla Rossella Vodret


La prima questione che ti vorrei porre riguarda le prove diagnostiche sulle opere d’arte di cui sei una promotrice –in particolare ti sei occupata di Caravaggio-; lo scopo consiste nello stabilire quale è stato l’iter compositivo di un’opera, o non anche ad accertare quale mano l’abbia realizzata ? cioè a tuo parere si potrà magari arrivare un domani, con un complesso di apparecchiature ancor più sofisticate, anche a una simile eventualità? 
R: No, assolutamente. Non credo proprio che si potrà mai arrivare a definire quale mano abbia dipinto un’opera. Le indagini possono essere d’aiuto nello studio di un’opera d’arte perché ci danno da una parte informazioni sulla materia fisica di un’opera (per esempio il tipo di tela, di preparazione, la composizione dei colori ecc.) dall’altra, attraverso le radiografie e le riflettografie a infrarosso, su ciò che non possiamo vedere a occhio nudo perché nascosto al di sotto la pellicola pittorica. Mi riferisco in questo caso soprattutto al processo creativo che ha seguito l’artista per arrivare eseguire la sua opera (per esempio il disegno o le modifiche della composizione). Le macchine possono aiutare, ma mai potranno individuare la mano dell’autore, perché questo è il compito dell’occhio dello storico dell’arte. Spetta allo storico dell’arte avere una visione d’insieme e valutare tutti gli elementi relativi a un’opera d’arte a cominciare dalle caratteristiche stilistiche, dai documenti, dalle fonti biografiche, dall’esame del contesto, dall’iconografia e molto altro ancora. A questo esame fondamentale, si possono aggiungere anche i risultati delle indagini. E’ il conoscitore che può fare un’attribuzione, non certo le macchine. 
-Abbiamo registrato nella nostra inchiesta su About Art a questo riguardo, il parere di molti studiosi, tecnici, restauratori; tra costoro Vittorio Sgarbi è stato del tutto tranchant affermando che non servono affatto, Alessandro Zuccari ha affermato che bisogna andarci cauti e che le prove diagnostiche non sono affatto probanti. Cosa ne pensi?
R: Intanto fammi dire che mi stupisce questa alzata di scudi, questa sorta di demonizzazione della diagnostica, perché, come ho sempre scritto e come ripeto ancora una volta, essa altro non è che uno strumento, utilissimo, che gli storici dell’arte hanno a disposizione per completare lo studio di un’opera, insieme all’analisi stilistica, ai documenti, al contesto e a tutte le cose cui accennavo prima; dunque è solo uno strumento, e come tale va considerato, non in contrapposizione al conoscitore, ma di cui il conoscitore si può servire, se lo ritiene opportuno. 
– Tuttavia devo farti notare che una delle osservazioni maggiormente ricorrenti nella nostra indagine ha riguardato il rischio che la diagnostica comporterebbe, cioè di un ridimensionamento dell’analisi del linguaggio pittorico, dello studio dei documenti, della ricerca d’archivio, dei confronti testuali, insomma di quella che è solitamente la prassi che impegna lo storico dell’arte. E’ un rischio che intravedi? 
R: Ma assolutamente no, non è così, il ruolo dello studioso o del conoscitore è e resta fondamentale, il primo strumento di conoscenza è il suo occhio, l’occhio del conoscitore. Poi è necessario lo studio e la ricerca … Questo rischio non esiste. 
– D’accordo, però ammetterai che i risultati delle analisi diagnostiche occorre pure saperli leggere, perché –come ci ha detto Davide Bussolari- spesso la lettura dei riscontri non è univoca. 
R: Esiste un problema di base, vale a dire che i macchinari non sono tutti uguali e di conseguenza è vero che possono fornire risultati diagnostici a volte disomogenei. Che cosa occorre fare dunque per ovviare a questo rischio? E' necessario che i risultati rispondano a determinati standard qualitativi, ed è esattamente la prima preoccupazione che abbiamo avuto [...]

link:



Liu Bolin si mimetizza nel "San Girolamo" di Caravaggio


È stata la sala Caravaggio della Galleria Borghese ad ospitare il 7 febbraio l’evento clou del Rome Chinese New Year, l’iniziativa organizzata in occasione delle celebrazioni del Capodanno Cinese. L’artista “invisibile” Liu Bolin, le cui opere hanno ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali, si è infatti esibito in una live performance culminata nella creazione di un nuovo scatto-autoritratto fotografico. 
L’obiettivo prescelto, dipinto a olio su tela proprio dal Michelangelo Merisi da Caravaggio, era il San Girolamo, opera degli inizi del XVII secolo. La sua esibizione, che lo ha visto “scomparire” proprio grazie alla mimetizzazione cromatica con un’angolazione del quadro, era stata anticipata il giorno prima da un paziente lavoro di scelta di colori, angolazioni e prospettive coordinato insieme allo staff tecnico-artistico della BoxartGallery, la galleria di Verona che per prima ha scoperto nell’East Village di Pechino e fatto conoscere nel nostro Paese il talento e l’originalità di Bolin, Una volta riprodotti lo sfondo della parete e la cornice del quadro sulla tuta mimetica, i due giovani artisti Andrea Facco e Mara Piras hanno iniziato a dipingerne il volto, mentre Bolin, immobile, gradualmente si immergeva nella tela grazie ad un’operazione di illusione-percezione ottica. 
In una serata realizzata in collaborazione con la Galleria Borghese, blindata a stampa, istituzioni cinesi e aziende legate al Paese del Sol Levante [...] è stato compiuto il nuovo originalissimo atto del progetto “Secret Tour”, in cui Bolin mescola performance, pittura e fotografia per fondere la propria immagine con quelle di monumenti e opere d’arte simboliche italiane. 
“La Galleria Borghese – chiosa Beatrice Benedetti, direttrice artistica di Boxart – ha una tale densità di capolavori, da Antonello da Messina, a Tiziano, a Bellini, all’arte classica, difficile da condensare in un solo scatto. Con l’opera di Liu Bolin, abbiamo colto una parte per il tutto: dopo l’iconica scultura di Canova, davanti alla quale abbiamo lavorato sette anni fa, la sala più rappresentativa ci è sembrata quella dove si trovano sei dei dodici Caravaggio in origine nella collezione di Scipione Borghese. Un vero tesoro di cui vantarsi nel mondo” [...]

link:


7 feb 2019

"Caravaggio, Arte e Delitti", il 23 febbraio al Festival del Giallo di Pistoia



Torna il Festival del Giallo di Pistoia, l'evento più atteso dagli amanti del genere poliziesco, thriller, noir e non solo. Oltre trenta appuntamenti, più di cinquanta ospiti, due location e una cena con gli autori: la manifestazione culturale organizzata dall’associazione Giallo Pistoia celebra così il suo nono anno di vita, con una tre giorni intitolata Il giallo incontra la storia. Anche nel 2019 il festival riserverà non poche sorprese, tra cui la partecipazione del fumettista Milo Manara e dello scrittore Valerio Massimo Manfredi.

Sabato 23 febbraio alle 15, nell'auditorium Terzani della Biblioteca San Giorgio, avrà luogo l'evento speciale Caravaggio, arte e delitti, introdotto e coordinato da Annalisa Stancanelli. A parlare del pittore milanese saranno Elena Princi (Caravaggio oltre il mito), Romano De Marco e Lara Dell’Unto (I misteri di Caravaggio) e la scrittrice inglese Alex Connor (L’enigma Caravaggio). 
A partire dalle 17.30 l'appuntamento con l'arte raddoppia. Alla pittura si unisce il fumetto con due ospiti d'eccezione: Giampiero Casertano e Milo Manara. Quest'ultimo porterà alla nona edizione del Festival del Giallo il suo lavoro La tavolozza e la spada.

Inoltre, dal 12 febbraio al 2 marzo, le aree espositive della Biblioteca San Giorgio ospiteranno due mostre di fumetti su Caravaggio: Uccidete Caravaggio (di De Nardo e Casertano, edizioni Bonelli) e Caravaggio. La tavolozza e la spada (di Milo Manara, edizioni Panini Comics).