Il blog CARAVAGGIO400, fondato nel 2009 da Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico in occasione del quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ha l'intenzione di attivare e creare un punto di approfondimento e discussione sull'opera di uno dei più grandi maestri della pittura seicentesca di cui far conoscere principalmente la sua opera e la sua arte ancor più che la sua vita e biografia, su cui troppo spesso si è concentrata l'attenzione dei media trascurando l'innovazione e il genio del grande pittore. Invitiamo tutti gli studiosi, appassionati e chiunque voglia dare un suo contributo ad inserire commenti e inviare segnalazioni a questo blog.




A cura di Michele Cuppone, Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico (pagina Fb a cura di Claudio Ferranti )

10 giu 2019

Caravaggio a Napoli: un “filtro mentale” alla base di una rivoluzione artistica. Stefania Macioce sulla mostra di Capodimonte


Caravaggio effetto notte

Il buio esalta e accresce al massimo il senso della poetica e la qualità del lume caravaggesco, e l’allestimento (Handle s.r.l.) della mostra Caravaggio Napoli al Museo e Real Bosco di Capodimonte sembra evocare, senza retorica, l’Effetto notte di François Truffaut che, nel 1973, diresse La Nuit américaine.
Il titolo si riferiva ovviamente ad una tecnica cinematografica, nota appunto come effetto notte consistente nel rendere notturna una ripresa fatta in piena luce grazie all’inserimento di un filtro blu davanti all’ obiettivo. Un gioco di contrasti e di parole che suggerisce il rinvio al potente filtro mentale utilizzato da Caravaggio, il genio che inaugura una nuova visione della pittura. I suoi straordinari dipinti mettono in atto insuperabili ‘istantanee’, le sapienti e modernissime luci mettono a fuoco azioni in movimento sospese in attimi di assoluta eternità: la rivoluzione naturalistica che con lui si inaugura traduce una visione apparentemente istintiva e tale modernissima immediatezza viene recepita e prediletta con sorprendente partecipazione dal pubblico dei nostri giorni.
Presentata dunque attraverso un allestimento indubitabilmente efficace, la mostra Caravaggio Napoli curata da Maria Cristina Terzaghi e Sylvain Bellenger, affronta l’incontro di Caravaggio con Napoli, la grande capitale meridionale da sempre crocevia di culture diverse ove l’eredità del mondo antico e di una affinata stagione medievale si intersecano con apporti spagnoli e orientali. La vitalità dell’antica città portuale ha da sempre generato quella che Longhi ebbe a definire con affinata competenza una “immersione entro una realtà quotidiana violenta e mimica, disperatamente popolare”.
Nell’arco di due soggiorni tra l’ottobre del 1606 e il giugno del 1607 e, poi, nell’autunno del 1609 per circa un anno fino alla morte avvenuta a Porto Ercole nel luglio del 1610, durante il viaggio di ritorno verso Roma, Caravaggio trascorre a Napoli un tempo considerevole, circa diciotto mesi. Si tratta di un periodo intenso che rappresenta l’inizio della piena e cruciale maturità dell’artista che, proprio a Napoli in fuga da Roma dopo il coinvolgimento nell’omicidio di Ranuccio Tomassoni, intensifica le modalità complesse della sua ricerca pittorica. Napoli sancisce infatti l’avvio di un percorso tormentato e la pittura del genio lombardo, ricercato e condannato al bando capitale dalla giustizia romana, è segnata da una nobile quanto acuta tragicità carica di tensione morale. L’incontro con la città partenopea si distingue per un intreccio di relazioni con il panorama artistico locale, catturato dall’intensa e naturale resa della realtà, tipica delle opere napoletane dell’artista che stabilisce così un forte legame tra con il territorio. L’impatto sulla Scuola pittorica napoletana e sulla formulazione della poetica naturalistica partenopea sarà incisivo e determinante. Artisti più giovani, come Battistello Caracciolo, e quelli già attivi a Napoli, come Fabrizio Santafede, non restano immuni dalla potente suggestione del realismo caravaggesco, una suggestione che investe con forza pittori della generazione successiva come Jusepe de Ribera o Massimo Stanzione [...]

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5 giu 2019

I giovedì di Caravaggio: Quesiti caravaggeschi a Napoli




Il Museo e Real Bosco di Capodimonte presenta I giovedì di Caravaggio: Quesiti caravaggeschi a Napoli: quattro appuntamenti interamente dedicati al pittore lombardo ed al suo legame con la città di Napoli con gli studiosi Stefano Causa, Loredana Gazzara, Saverio Ricci e Riccardo Lattuada
Negli stessi giovedì apertura straordinaria fino alle ore 22.30 (la biglietteria chiude alle ore 21.30) con accesso agevolato al Museo (1 euro) e alla mostra Caravaggio Napoli (8 euro)

L’incontro di Caravaggio con la città di Napoli, le relazioni che intrecciò con il panorama artistico locale, segnarono definitivamente il suo percorso. 
L’intensa resa della passione e dell’istinto nei dipinti napoletani identifica oggi, più che in altri momenti, l’immagine e la personalità dell’artista lombardo. 
Il legame di Caravaggio con il territorio ebbe un impatto incisivo sulla Scuola napoletana e nella costituzione della poetica del naturalismo partenopeo. 
Sia gli artisti più giovani, come Battistello Caracciolo, che quelli già attivi a Napoli, come Fabrizio Santafede, non poterono restare immuni al realismo caravaggesco e tentarono di adeguarsi alla novità, creando opere inconfondibilmente suggestionate dal Caravaggio. 
Un influsso che toccò anche in parte i colleghi della successiva generazione, tra cui Massimo Stanzione.

Sono dedicati a questo incontro unico nella storia dell’arte le lectures in programma nei quattro giovedì del mese di giugno 2019 nell’Auditorium del Museo di Capodimonte (piano terra), organizzate da Maria Cristina Terzaghi e Sylvain Bellenger, curatori della mostra Caravaggio Napoli (fino al 14 luglio 2019), con la produzione della casa editrice Electa. 
Si comincia giovedì 6 giugno alle ore 18.00 con Stefano Causa che parlerà di Battistello Caracciolo protagonista del naturalismo napoletano.
Nei giovedì successivi si avvicenderanno Loredana Gazzara, Saverio Ricci e Riccardo Lattuada.

Ecco il calendario completo degli incontri: 
6 giugno: Stefano Causa, Battistello Caracciolo protagonista del naturalismo napoletano 
13 giugno: Loredana Gazzara, Il Pio Monte della Misericordia storia e protagonisti 
20 giugno: Saverio Ricci, Caravaggio e la cultura filosofica a Napoli nel primo Seicento 
27 giugno: Riccardo Lattuada, Il giovane Massimo Stanzione tra caravaggismo e nuovi linguaggi figurativi

Dalle ore 19.30 seguirà apertura straordinaria con accesso agevolato al Museo e Real Bosco di Capodimonte (biglietto: 1 euro) e alla mostra Caravaggio Napoli (biglietto: 8 euro).
Le biglietterie chiudono alle ore 21.30. Con il biglietto serale della mostra Caravaggio Napoli si potrà gustare a soli 3 euro il cocktail “Rosso Caravaggio” creato per l’occasione dal Capodimonte Cafè (fonte: Museo e real Bosco di Capodimonte).

30 mag 2019

"Caravaggio tradito". I file audio di tutti gli incontri con Francesca Cappelletti, Maria Beatrice De Ruggieri, Sara Magister e Andrea Lonardo


Ricostruzione della cappella Cherubini in Santa Maria della Scala, con una riproduzione della Morte della Vergine

Il Centro culturale "Gli Scritti" ha messo a disposizione sul proprio sito web i file audio delle relazioni del ciclo "Caravaggio tradito", organizzato dal Servizio per la Cultura e l’Università della Diocesi di Roma.
Il ciclo “Caravaggio Tradito”, ha permesso di riscoprire le opere romane di Michelangelo Merisi: da San Luigi dei Francesi a Santa Maria del Popolo, passando per Santa Maria della Scala dove la tela commissionata non trovò mai posto.  Un itinerario per rivelare luci e ombre, menzogne e verità, rifiuti e trionfi, del pittore più discusso e tradito dalla critica d’arte.


Programma degli incontri di "Caravaggio tradito": 

Sabato 11 maggio 2019 
San Luigi dei Francesi 
Con Andrea Lonardo Francesca Cappelletti 

Venerdì 17 maggio 2019
Santa Maria della Scala 
Con Andrea Lonardo e Maria Beatrice De Ruggieri 

Venerdì 24 maggio 2019
Santa Maria del Popolo 
Con Andrea Lonardo e Sara Magister

Modera Francesco d’Alfonso.

link:


29 mag 2019

Tutto sull'Ecce Homo di Caravaggio. Ecco di cosa si è discusso al convegno di Genova

Un sunto del convegno “Intorno all'Ecce Homo di Caravaggio di Palazzo Bianco” che si è tenuto mercoledì 22 maggio 2019 a Genova, a Palazzo della Meridiana


Opera tra le più complesse della produzione di Caravaggio (Michelangelo Merisi; Milano, 1571 - Porto Ercole, 1610), riscoperta solo nel Novecento, capace di animare appassionate discussioni tra chi ne assegna l’autografia al grande maestro lombardo e chi invece è scettico e non si spinge ad attribuirla alla sua mano: è l’Ecce Homo conservato a Genova, a Palazzo Bianco, e fino al 24 giugno protagonista della mostra Caravaggio e i Genovesi. Committenti, collezionisti, pittori, allestita presso Palazzo della Meridiana nel capoluogo ligure (a questo link è possibile leggere la nostra recensione, dove i lettori troveranno anche un breve riassunto delle principali posizioni in merito all’attribuzione, e le tappe salienti della sua riscoperta). Mercoledì, proprio a Palazzo della Meridiana, l’Ecce Homo è stato protagonista di un convegno, intitolato Intorno all’Ecce Homo di Caravaggio di Palazzo Bianco, a cura di Anna Orlando (che è anche curatrice dell’esposizione), organizzato per fare il punto della situazione sull’avanzamento degli studi attorno all’importante dipinto.
Dopo i saluti istituzionali di Davide Viziano, presidente dell’Associazione degli Amici di Palazzo della Meridiana, di Barbara Grosso, assessore alla cultura del Comune di Genova, e di Ilaria Cavo, assessore alla cultura della Regione Liguria, la parola è andata a Cristina Bonavera, restauratrice, autrice dell’ultimo intervento sull’Ecce Homo, risalente al 2003 e quasi dimenticato fino a quest’anno. “Quando abbiamo iniziato il nostro intervento di restauro”, ha riferito Bonavera, “il dipinto si trovava in cattivo stato di conservazione: era stato sottoposto a due precedenti interventi di restauro, uno settecentesco, durante il quale era stato decurtato lungo i bordi nelle parti più rovinate, e uno nel 1954 eseguito da Pico Cellini e condotto sotto la direzione di Roberto Longhi e Caterina Marcenaro. Longhi e Marcenaro decisero di riportare il dipinto alle dimensioni originali della copia conservata al Museo Regionale di Messina, così se prima l’opera misurava 118 x 96 cm, in seguito fu ampliata lungo i bordi alle dimensioni attuali, che sono di 128 x 103 cm. Prima del nostro intervento di restauro il dipinto presentava lacerazioni dovute ai danni subiti sia nel restauro precedente sia ai bombardamenti che colpirono la Regia Scuola Navale di Palazzo Giustiniani Cambiaso, dove il dipinto era conservato durante la seconda guerra mondiale”.
Prima di iniziare il restauro, ha ricordato Bonavera, “sono state eseguite indagini diagnostiche per meglio approfondire sia la conoscenza dei materiali e degli strati dell’opera, sia lo stato di conservazione (quindi per meglio affrontare l’intervento di restauro), e anche per una più approfondita conoscenza della tecnica dell’artista. Queste analisi ci rivelano gli elementi della tecnica pittorica di Caravaggio: abbozzi di colore, incisioni, pentimenti, sovrapposizioni di campiture pittoriche e tecnica di preparazione a risparmio. Soprattutto nelle radiografie si nota in corrispondenza della spalla e del braccio la riduzione operata dallo stesso artista che ha steso pennellate più scure lungo il braccio e la spalla per coprire e correggere una sua prima stesura. Quello che noi vediamo intorno alla spalla del Cristo è un abbozzo di colore bianco: sappiamo che Caravaggio non disegnava ma tracciava dei veloci abbozzi di colore a pennello, direttamente sulla preparazione, fissando i punti principali della composizione. Altra caratteristica dei dipinti di Caravaggio sono i pentimenti: questa sua tecnica così veloce e così immediata comportava dei ripensamenti e delle correzioni, che si possono vedere nella radiografia ma anche a occhio nudo. Altri elementi tipici del pittore si osservano nel copricapo di Pilato che sovrasta il vestito del manigoldo a fianco. Una delle caratteristiche di Caravaggio era infatti la sovrapposizione di campiture pittoriche: in questo caso, prima era stata realizzata la figura del manigoldo e in seguito la figura di Pilato. Dalla radiografia vediamo anche come il perizoma di Cristo sia stato realizzato più stretto e più a contatto col fianco, e la parte che cade è coperta dal manto della figura di Pilato. Nel dipinto troviamo anche incisioni: oltre a stendere le campiture pittoriche, Caravaggio fissava la preparazione incidendola, o col retro del pennello o con delle punte. Longhi dice che le incisioni servivano a Caravaggio per riposizionare i modelli dopo la posa, perché usava dipingere dal vivo e quindi aveva bisogno di fissare punti di riferimento per riposizionare le figure negli stessi punti. Tornando all’intervento, dopo aver eseguito il fissaggio della pellicola pittorica e aver tolto il dipinto dal telaio è stata eseguita la disinfestazione contro gli insetti xilofagi, quindi è stata realizzata la pulitura: si è optato per una pulitura più superficiale che non ha asportato completamente le ridipinture” [...]


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