Il blog CARAVAGGIO400, fondato nel 2009 da Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico in occasione del quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ha l'intenzione di attivare e creare un punto di approfondimento e discussione sull'opera di uno dei più grandi maestri della pittura seicentesca di cui far conoscere principalmente la sua opera e la sua arte ancor più che la sua vita e biografia, su cui troppo spesso si è concentrata l'attenzione dei media trascurando l'innovazione e il genio del grande pittore. Invitiamo tutti gli studiosi, appassionati e chiunque voglia dare un suo contributo ad inserire commenti e inviare segnalazioni a questo blog.




A cura di Michele Cuppone, Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico (pagina Fb a cura di Claudio Ferranti )

23 mag 2020

Siracusa, è polemica per il prestito del Caravaggio a Rovereto. "Tela fragilissima"

Comincia la discussione sull'opportunità di concedere il Seppellimento di santa Lucia a una mostra di Sgarbi a Rovereto. I dipinti siciliani di Caravaggio sono tra i meno prestati per mostre, proprio perché non ben conservati. Tanto che i due quadri messinesi in particolare, Resurrezione di Lazzaro e Adorazione dei pastori, sono stati dichiarati "inamovibili" nel 2013. Le diverse opinioni a confronto.


Il progetto di Sgarbi ha tutti i nulla osta necessari: "Partirà a stagione turistica finita". Il critico Giansiracusa: "Perché viaggiano solo le opere siciliane di Merisi?"
di Isabella Di Bartolo

Scoppia l'ennesimo caso Caravaggio a Siracusa. Non c'è pace per il Seppellimento di Santa Lucia che Michelangelo Merisi dipinse per la chiesa della borgata siracusana è che, dopo varie peregrinazioni, si trova nella chiesa della Badia di Ortigia. Da qui dovrebbe partire a fine agosto per la mostra del Mart di Rovereto curata da Vittorio Sgarbi. Ma Siracusa non ci sta. "Caravaggio resti a casa", tuona l'Archeclub con Carlo Castello. Gli fanno eco il sindaco e vicesindaco, Francesco Italia e Fabio Granata.
"C'è preoccupazione per la fragilissima tela - dice il critico d'arte Paolo Giansiracusa - Analizzando i dati statistici riguardanti i trasferimenti, per mostre e fiere, dei dipinti del Merisi, risulta che le grandi tele maltesi non sono mai state esposte fuori dalla Valletta, le opere romane di San Luigi dei Francesi non sono mai state staccate dalle loro pareti e così quelle di Santa Maria del Popolo e di Sant’Agostino, se non per questioni di manutenzione e restauro. Lo stesso dicasi per molte altre tele conservate nei musei presso istituzioni statali o private. Per farla breve, le opere del Caravaggio che vengono concesse con maggiore facilità sono quelle siciliane, nonostante la loro inamovibilità".
Immediata la replica di Sgarbi. "Sono il presidente del Mart e sono io ad aver inventato questa cosa perché, essendo stato assessore in Sicilia, da molto tempo volevo risolvere la questione e non c'erano i soldi per farlo con la Regione Siciliana", scandisce Sgarbi che sottolinea: "L'opera resterà a Rovereto per il tempo della stagione morta. Doveva rientrare a dicembre, ma se dovesse partire in ottobre rientrerà in gennaio. In ogni caso quando a Siracusa non mette il becco nessuno".
L'opera non partirà "prima del 26 settembre - continua Sgarbi - ho anche pensato che possa partire il 15 ottobre. Quando la stagione turistica, sia florida sia depressa per il coronavirus, è finita"
La proposta di Sgarbi è il prestito al Mart e, dopo un restauro, il ritorno del quadro alla borgata. "Il quadro  di Santa Lucia alla Badia - dice Castello - in piazza Duomo, accoglie in 5 ore circa tremila persone,mentre in borgata il Caravaggio tremila persone li fa forse in tre anni. Pensiamoci bene".
Un progetto, quello del trasferimento con restauro, che Sgarbi ha avviato "circa un anno fa quando - ricorda - sono diventato presidente del Mart e ho ottenuto che, con un accordo statuale, la provincia di Trento stanziasse 350mila euro per la manutenzione e per la collocazione definitiva in una teca. Il bene di cui parliamo è di proprietà del Fec, Fondo edifici di culto, ovvero ministero degli Interni, ovvero Stato". Un fondo in cui rientrano, spiega Sgarbi, "750 beni che non appartengono alle Regione ma allo Stato. Abbiamo avuto l'assenso del Fec, abbiamo ottenuto il via libera del presidente della Regione Siciliana Musumeci, abbiamo avuto l'accordo col presidente della provincia di Trento Fugatti, abbiamo ottenuto, attraverso l'arcivescovo metropolita di Monreale, l'autorizzazione del vescovo di Siracusa, abbiamo avuto la collaborazione e l'autorizzazione della Soprintendenza di Siracusa e l'intervento e verifica dello stato del dipinto da parte dell'Istituto Centrale del restauro". Tutti gli attori "sono stati coinvolti e ieri, da ultimo, ho parlato anche con l'ex assessore regionale e attuale assessore a Siracusa, Granata, che si è detto d'accordo", conclude Sgarbi .
Ma Siracusa non si arrende e si profila una nuova guerra nel segno dell'arte (fonte: la Repubblica). 

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22 mag 2020

"Caravaggio in Bergamo": in mostra all'Accademia Carrara "I musici"

"I musici" di Caravaggio restano in mostra a Bergamo fino al 31 agosto


New York e Bergamo guardano al futuro insieme, grazie all’arte e alla solidarietà. Il Metropolitan Museum of Art di New York ha infatti esteso fino a fine estate il prestito del capolavoro del Caravaggio "I musici" (1597) all’Accademia Carrara di Bergamo. Un gesto di solidarietà che consente al museo bergamasco di riaprire le porte da domani venerdì 22 maggio esponendo uno dei quadri più celebri di Michelangelo Merisi. 
“Caravaggio in Bergamo” è il titolo scelto per sottolineare sia l’appartenenza dell’Accademia Carrara alla città sia il desiderio di ripartenza comune alla cittadinanza. L’opera di Caravaggio è esposta all’interno del percorso museale nella sala dedicata alla pittura del Seicento.
Il rientro negli USA del capolavoro di Michelangelo Merisi, in prestito a Bergamo per la mostra dedicata a Simone Peterzano, era previsto subito dopo la chiusura dell'esposizione fissata per il  17 maggio. A causa dell'emergenza sanitaria, non si è potuto ammirare il capolavoro del Caravaggio se non nei primi 20 giorni di apertura della mostra

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19 mag 2020

«La Natività dipinta a Roma», intervista di Annalisa Stancanelli a Michele Cuppone, su "La Sicilia"

Il volume di Michele Cuppone ricostruisce, con nuove informazioni, la genesi e la scomparsa del capolavoro di Caravaggio rubato all’oratorio di San Lorenzo a Palermo


«Nelle cronache del ’69 si diede più risalto alla cronaca spicciola e a una fiera dell’erotismo che al furto del quadro»


È giunto in libreria il volume di Michele Cuppone “Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro” (Campisano Editore). Cuppone, ricercatore appassionato di temi caravaggeschi, ha pubblicato i suoi studi storico-artistici su riviste prestigiose ed è curatore del blog Caravaggio400.org.

Come nasce ora l’idea del libro?
«Più in generale, a livello personale, sono attratto dalle questioni spinose, come appunto sembrava quella della cronologia della “Natività”, ora però chiarita in più punti. Ogni volta che mi sono occupato del tema, avevo comunque una qualche novità da presentare. Ma il lettore interessato si trovava a doverle cercare fra più articoli, saggi, noticine. Ora si può trovare tutto nel volume che, peraltro, presenta ulteriori acquisizioni».

Ci può spiegare meglio il perché del sottotitolo, “Nascita e scomparsa di un capolavoro”?
«Non c’è solo il mistero della sparizione del dipinto, mai recuperato, ma anche quello della genesi. Per oltre tre secoli si è pensato che il quadro fosse stato dipinto da Caravaggio a Palermo, nel 1609, durante il suo soggiorno siciliano. Ci sono voluti diversi studi specialistici e scoperte, alcune presentate qui per la prima volta a un più grande pubblico, per stabilire un’altra versione dei fatti: l’opera era stata realizzata prima, nel 1600, a Roma, e da lì spedita all’oratorio di San Lorenzo. La parola “nascita” nel sottotitolo, inoltre, è un ulteriore rimando al soggetto rappresentato: la Natività del Signore, appunto».

Qual è la conseguenza principale di queste scoperte, nel percorso storico-artistico di Caravaggio?
«Intanto, si può rivedere il percorso siciliano dell’artista: dopo Siracusa e Messina, probabilmente tornò a Napoli, senza passare da Palermo: non ne avrebbe avuto motivo. Allo stesso tempo, è rivalutata l’importanza della “Natività”, tenuto conto che si pone cronologicamente accanto alle celebri storie di san Matteo per la cappella Contarelli in san Luigi dei Francesi, primo incarico pubblico per Merisi. Un momento particolarmente felice per l’artista, di vera e propria svolta».

Dunque “La Natività” è un quadro romano, come datazione, e siciliano solo per quanto riguarda la destinazione. Sulla base di cosa lo si può affermare?
«È una questione complessa, che investe molte discipline. A riportare la “Natività” al 1600 sono i rimandi iconografici ai quadri romani (la stessa modella della Madonna poserà due anni dopo nella “Giuditta”), le caratteristiche tecniche della tela utilizzata e, soprattutto, i documenti. Ve n’è uno in particolare che, pur non esplicitando informazioni utili, si identifica con quello con cui, al pittore, veniva richiesto il quadro oggi disperso: era il 5 aprile del 1600. Senza contare che lo stesso stile accurato del dipinto, come notato da sempre, poco ha a che vedere con la produzione siciliana del Caravaggio, allora tormentato e in fuga».

Una specifica sezione è dedicata al furto. C’è davvero qualcosa di nuovo da raccontare anche su questo?
«Il capitolo sulla “scomparsa” parte proprio sgomberando il campo dalle innumerevoli leggende, alimentate per lo più da alcuni pentiti o giornalisti. Segue una ricostruzione che è mera cronaca, basata su fonti accreditate e verificate. Non solo: si precisano alcuni luoghi e si fanno nomi altrimenti secretati dalle fonti ufficiali, tra le quali la Commissione parlamentare antimafia. Per concludere, presento una lettera inedita da me reperita in archivio, che fa riferimento a una richiesta di riscatto per la tela».

Il volume si chiude con una rassegna stampa dell’ottobre 1969. Si scopre qualcosa di interessante?
«Gli articoli della stampa locale in particolare, trascritti integralmente, ci fanno immedesimare nel pubblico del tempo. Dalle riproduzioni delle pagine di giornale, si vede bene come la notizia passò in secondo piano rispetto a episodi di cronaca spicciola, o persino a eventi come una fiera dell’erotismo… Interessante, peraltro, venire a conoscenza dell’idea di offrire una lauta ricompensa agli informatori».

Cosa pensa accadrebbe se davvero venisse ritrovato il quadro?
«Recuperarlo sarebbe una grande riconquista e una bella iniezione di fiducia per tutti, a livello globale. Finalmente potremmo ammirarne la bellezza di cui siamo stati privati per oltre cinquant’anni».

[«La Natività dipinta a Roma», di Annalisa Stancanelli, su "La Sicilia" del 19 maggio 2020]

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17 mag 2020

Napoli, musei, Caravaggio si ammira gratis

Il Pio Monte riapre domani e offre la possibilità di contemplare "Le Sette Opere di Misericordia" senza biglietto di ingresso


Prove tecniche di normalità. Domani numerosi musei e siti culturali riapriranno le proprie aree all’aperto, tra giardini e scavi archeologici. Non solo: qualcuno è già pronto a rilanciare le proprie sale. Come il Pio Monte della Misericordia che, dalle 9 alle 13 domani ma anche nei prossimi giorni (aperto sette giorni su sette), renderà possibile l’accesso gratuito alla cappella custode de “Le sette Opere di Misericordia” di Caravaggio. «Abbiamo sentito il desiderio – dice il soprintendente Alessandro Pasca di Magliano - di offrire un omaggio alla città aprendo la chiesetta: l’ingresso sarà libero» (fonte: la Repubblica).

15 mag 2020

I pinguini in visita al museo preferiscono Caravaggio. Il video

Il Kansas City Zoo ha portato tre pennuti a fare un giro tra le opere d'arte di un museo


Fra gli animali che ci hanno tenuto compagnia nelle settimane di isolamento, anche solo a distanza, i pinguini si sono dati particolarmente da fare. Li abbiamo visti passeggiare nelle città deserte, oppure visitare i colleghi dell'acquario. Adesso invece sono andati a farsi un po' di cultura: un terzetto di simpatici pennuti del Kansas City Zoo è stato accompagnato in gita al Nelson-Atkins Museum of Art, ancora chiuso per le restrizioni anti Coronavirus.
I tre pinguini di Humboldt hanno avuto a loro completa disposizione la collezione dei capolavori esposti nelle sale vuote. La loro avventura è stata filmata e condivisa con un video su Facebook. A quanto pare hanno mostrato una certa predilezione per la grande pittura italiana a cavallo fra Cinque e Seicento, piuttosto che per le correnti dell'arte moderna. "Sembra che abbiano reagito molto meglio a Caravaggio che a Monet", dice nel video il direttore del museo Julián Zugazagoitia; "Abbiamo parlato loro anche in spagnolo e hanno apprezzato la storia dell'arte.
Il direttore dello zoo Randy Wisthoff racconta che gli animali hanno sofferto la mancanza dei visitatori durante il lockdown. L'idea di portare i pinguini in gita fa parte delle varie attività che il personale dello zoo ha messo in campo per mantenerli impegnati, arricchire la loro vita e fornire stimoli alle loro giornate.

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