Il blog CARAVAGGIO400, fondato nel 2009 da Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico in occasione del quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ha l'intenzione di attivare e creare un punto di approfondimento e discussione sull'opera di uno dei più grandi maestri della pittura seicentesca di cui far conoscere principalmente la sua opera e la sua arte ancor più che la sua vita e biografia, su cui troppo spesso si è concentrata l'attenzione dei media trascurando l'innovazione e il genio del grande pittore. Invitiamo tutti gli studiosi, appassionati e chiunque voglia dare un suo contributo ad inserire commenti e inviare segnalazioni a questo blog.




A cura di Michele Cuppone, Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico (pagina Fb a cura di Claudio Ferranti )

22 giu 2020

CaravaggioNews.com: il nuovo sito di informazione su Michelangelo Merisi da Caravaggio




È online CaravaggioNews.com, il sito di informazione su Michelangelo Merisi da Caravaggio.
Il nuovo spazio web, a cura di Michele Cuppone, nasce dall'esperienza di Caravaggio400.org. E si presenta, in forma di blog, con una struttura e una veste grafica versatili e funzionali.
Punto di forza, resta l'aggiornamento costante su tutto ciò che ruota attorno al celebre artista: appuntamenti, mostre, libri, recensioni, scoperte, interviste, articoli vari. Non senza un minimo di necessaria selezione, nel rimbalzare incontrollato di notizie di poco rilievo, imprecise, o persino infondate. Un segno comunque dell'interesse che, a più livelli, sa ancora suscitare la pittura, il genio e la vita tormentata del Merisi.
Una prima sezione speciale di CaravaggioNews.com, "Il Caravaggio rubato", è dedicata alla Natività di Palermo. Il dipinto, interessato di recente da molte novità, meritava uno spazio a sé, a cinquant'anni dalla sua scomparsa.
Il sito, si apre alle collaborazioni esterne e all'interazione con gli utenti, attraverso l'inserimento di commenti e la possibilità di segnalazioni di interesse.

link:


23 mag 2020

Siracusa, è polemica per il prestito del Caravaggio a Rovereto. "Tela fragilissima"

Comincia la discussione sull'opportunità di concedere il Seppellimento di santa Lucia a una mostra di Sgarbi a Rovereto. I dipinti siciliani di Caravaggio sono tra i meno prestati per mostre, proprio perché non ben conservati. Tanto che i due quadri messinesi in particolare, Resurrezione di Lazzaro e Adorazione dei pastori, sono stati dichiarati "inamovibili" nel 2013. Le diverse opinioni a confronto.


Il progetto di Sgarbi ha tutti i nulla osta necessari: "Partirà a stagione turistica finita". Il critico Giansiracusa: "Perché viaggiano solo le opere siciliane di Merisi?"
di Isabella Di Bartolo

Scoppia l'ennesimo caso Caravaggio a Siracusa. Non c'è pace per il Seppellimento di Santa Lucia che Michelangelo Merisi dipinse per la chiesa della borgata siracusana è che, dopo varie peregrinazioni, si trova nella chiesa della Badia di Ortigia. Da qui dovrebbe partire a fine agosto per la mostra del Mart di Rovereto curata da Vittorio Sgarbi. Ma Siracusa non ci sta. "Caravaggio resti a casa", tuona l'Archeclub con Carlo Castello. Gli fanno eco il sindaco e vicesindaco, Francesco Italia e Fabio Granata.
"C'è preoccupazione per la fragilissima tela - dice il critico d'arte Paolo Giansiracusa - Analizzando i dati statistici riguardanti i trasferimenti, per mostre e fiere, dei dipinti del Merisi, risulta che le grandi tele maltesi non sono mai state esposte fuori dalla Valletta, le opere romane di San Luigi dei Francesi non sono mai state staccate dalle loro pareti e così quelle di Santa Maria del Popolo e di Sant’Agostino, se non per questioni di manutenzione e restauro. Lo stesso dicasi per molte altre tele conservate nei musei presso istituzioni statali o private. Per farla breve, le opere del Caravaggio che vengono concesse con maggiore facilità sono quelle siciliane, nonostante la loro inamovibilità".
Immediata la replica di Sgarbi. "Sono il presidente del Mart e sono io ad aver inventato questa cosa perché, essendo stato assessore in Sicilia, da molto tempo volevo risolvere la questione e non c'erano i soldi per farlo con la Regione Siciliana", scandisce Sgarbi che sottolinea: "L'opera resterà a Rovereto per il tempo della stagione morta. Doveva rientrare a dicembre, ma se dovesse partire in ottobre rientrerà in gennaio. In ogni caso quando a Siracusa non mette il becco nessuno".
L'opera non partirà "prima del 26 settembre - continua Sgarbi - ho anche pensato che possa partire il 15 ottobre. Quando la stagione turistica, sia florida sia depressa per il coronavirus, è finita"
La proposta di Sgarbi è il prestito al Mart e, dopo un restauro, il ritorno del quadro alla borgata. "Il quadro  di Santa Lucia alla Badia - dice Castello - in piazza Duomo, accoglie in 5 ore circa tremila persone,mentre in borgata il Caravaggio tremila persone li fa forse in tre anni. Pensiamoci bene".
Un progetto, quello del trasferimento con restauro, che Sgarbi ha avviato "circa un anno fa quando - ricorda - sono diventato presidente del Mart e ho ottenuto che, con un accordo statuale, la provincia di Trento stanziasse 350mila euro per la manutenzione e per la collocazione definitiva in una teca. Il bene di cui parliamo è di proprietà del Fec, Fondo edifici di culto, ovvero ministero degli Interni, ovvero Stato". Un fondo in cui rientrano, spiega Sgarbi, "750 beni che non appartengono alle Regione ma allo Stato. Abbiamo avuto l'assenso del Fec, abbiamo ottenuto il via libera del presidente della Regione Siciliana Musumeci, abbiamo avuto l'accordo col presidente della provincia di Trento Fugatti, abbiamo ottenuto, attraverso l'arcivescovo metropolita di Monreale, l'autorizzazione del vescovo di Siracusa, abbiamo avuto la collaborazione e l'autorizzazione della Soprintendenza di Siracusa e l'intervento e verifica dello stato del dipinto da parte dell'Istituto Centrale del restauro". Tutti gli attori "sono stati coinvolti e ieri, da ultimo, ho parlato anche con l'ex assessore regionale e attuale assessore a Siracusa, Granata, che si è detto d'accordo", conclude Sgarbi .
Ma Siracusa non si arrende e si profila una nuova guerra nel segno dell'arte (fonte: la Repubblica). 

link:


22 mag 2020

"Caravaggio in Bergamo": in mostra all'Accademia Carrara "I musici"

"I musici" di Caravaggio restano in mostra a Bergamo fino al 31 agosto


New York e Bergamo guardano al futuro insieme, grazie all’arte e alla solidarietà. Il Metropolitan Museum of Art di New York ha infatti esteso fino a fine estate il prestito del capolavoro del Caravaggio "I musici" (1597) all’Accademia Carrara di Bergamo. Un gesto di solidarietà che consente al museo bergamasco di riaprire le porte da domani venerdì 22 maggio esponendo uno dei quadri più celebri di Michelangelo Merisi. 
“Caravaggio in Bergamo” è il titolo scelto per sottolineare sia l’appartenenza dell’Accademia Carrara alla città sia il desiderio di ripartenza comune alla cittadinanza. L’opera di Caravaggio è esposta all’interno del percorso museale nella sala dedicata alla pittura del Seicento.
Il rientro negli USA del capolavoro di Michelangelo Merisi, in prestito a Bergamo per la mostra dedicata a Simone Peterzano, era previsto subito dopo la chiusura dell'esposizione fissata per il  17 maggio. A causa dell'emergenza sanitaria, non si è potuto ammirare il capolavoro del Caravaggio se non nei primi 20 giorni di apertura della mostra

link:



19 mag 2020

«La Natività dipinta a Roma», intervista di Annalisa Stancanelli a Michele Cuppone, su "La Sicilia"

Il volume di Michele Cuppone ricostruisce, con nuove informazioni, la genesi e la scomparsa del capolavoro di Caravaggio rubato all’oratorio di San Lorenzo a Palermo


«Nelle cronache del ’69 si diede più risalto alla cronaca spicciola e a una fiera dell’erotismo che al furto del quadro»


È giunto in libreria il volume di Michele Cuppone “Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro” (Campisano Editore). Cuppone, ricercatore appassionato di temi caravaggeschi, ha pubblicato i suoi studi storico-artistici su riviste prestigiose ed è curatore del blog Caravaggio400.org.

Come nasce ora l’idea del libro?
«Più in generale, a livello personale, sono attratto dalle questioni spinose, come appunto sembrava quella della cronologia della “Natività”, ora però chiarita in più punti. Ogni volta che mi sono occupato del tema, avevo comunque una qualche novità da presentare. Ma il lettore interessato si trovava a doverle cercare fra più articoli, saggi, noticine. Ora si può trovare tutto nel volume che, peraltro, presenta ulteriori acquisizioni».

Ci può spiegare meglio il perché del sottotitolo, “Nascita e scomparsa di un capolavoro”?
«Non c’è solo il mistero della sparizione del dipinto, mai recuperato, ma anche quello della genesi. Per oltre tre secoli si è pensato che il quadro fosse stato dipinto da Caravaggio a Palermo, nel 1609, durante il suo soggiorno siciliano. Ci sono voluti diversi studi specialistici e scoperte, alcune presentate qui per la prima volta a un più grande pubblico, per stabilire un’altra versione dei fatti: l’opera era stata realizzata prima, nel 1600, a Roma, e da lì spedita all’oratorio di San Lorenzo. La parola “nascita” nel sottotitolo, inoltre, è un ulteriore rimando al soggetto rappresentato: la Natività del Signore, appunto».

Qual è la conseguenza principale di queste scoperte, nel percorso storico-artistico di Caravaggio?
«Intanto, si può rivedere il percorso siciliano dell’artista: dopo Siracusa e Messina, probabilmente tornò a Napoli, senza passare da Palermo: non ne avrebbe avuto motivo. Allo stesso tempo, è rivalutata l’importanza della “Natività”, tenuto conto che si pone cronologicamente accanto alle celebri storie di san Matteo per la cappella Contarelli in san Luigi dei Francesi, primo incarico pubblico per Merisi. Un momento particolarmente felice per l’artista, di vera e propria svolta».

Dunque “La Natività” è un quadro romano, come datazione, e siciliano solo per quanto riguarda la destinazione. Sulla base di cosa lo si può affermare?
«È una questione complessa, che investe molte discipline. A riportare la “Natività” al 1600 sono i rimandi iconografici ai quadri romani (la stessa modella della Madonna poserà due anni dopo nella “Giuditta”), le caratteristiche tecniche della tela utilizzata e, soprattutto, i documenti. Ve n’è uno in particolare che, pur non esplicitando informazioni utili, si identifica con quello con cui, al pittore, veniva richiesto il quadro oggi disperso: era il 5 aprile del 1600. Senza contare che lo stesso stile accurato del dipinto, come notato da sempre, poco ha a che vedere con la produzione siciliana del Caravaggio, allora tormentato e in fuga».

Una specifica sezione è dedicata al furto. C’è davvero qualcosa di nuovo da raccontare anche su questo?
«Il capitolo sulla “scomparsa” parte proprio sgomberando il campo dalle innumerevoli leggende, alimentate per lo più da alcuni pentiti o giornalisti. Segue una ricostruzione che è mera cronaca, basata su fonti accreditate e verificate. Non solo: si precisano alcuni luoghi e si fanno nomi altrimenti secretati dalle fonti ufficiali, tra le quali la Commissione parlamentare antimafia. Per concludere, presento una lettera inedita da me reperita in archivio, che fa riferimento a una richiesta di riscatto per la tela».

Il volume si chiude con una rassegna stampa dell’ottobre 1969. Si scopre qualcosa di interessante?
«Gli articoli della stampa locale in particolare, trascritti integralmente, ci fanno immedesimare nel pubblico del tempo. Dalle riproduzioni delle pagine di giornale, si vede bene come la notizia passò in secondo piano rispetto a episodi di cronaca spicciola, o persino a eventi come una fiera dell’erotismo… Interessante, peraltro, venire a conoscenza dell’idea di offrire una lauta ricompensa agli informatori».

Cosa pensa accadrebbe se davvero venisse ritrovato il quadro?
«Recuperarlo sarebbe una grande riconquista e una bella iniezione di fiducia per tutti, a livello globale. Finalmente potremmo ammirarne la bellezza di cui siamo stati privati per oltre cinquant’anni».

[«La Natività dipinta a Roma», di Annalisa Stancanelli, su "La Sicilia" del 19 maggio 2020]

link:

17 mag 2020

Napoli, musei, Caravaggio si ammira gratis

Il Pio Monte riapre domani e offre la possibilità di contemplare "Le Sette Opere di Misericordia" senza biglietto di ingresso


Prove tecniche di normalità. Domani numerosi musei e siti culturali riapriranno le proprie aree all’aperto, tra giardini e scavi archeologici. Non solo: qualcuno è già pronto a rilanciare le proprie sale. Come il Pio Monte della Misericordia che, dalle 9 alle 13 domani ma anche nei prossimi giorni (aperto sette giorni su sette), renderà possibile l’accesso gratuito alla cappella custode de “Le sette Opere di Misericordia” di Caravaggio. «Abbiamo sentito il desiderio – dice il soprintendente Alessandro Pasca di Magliano - di offrire un omaggio alla città aprendo la chiesetta: l’ingresso sarà libero» (fonte: la Repubblica).

15 mag 2020

I pinguini in visita al museo preferiscono Caravaggio. Il video

Il Kansas City Zoo ha portato tre pennuti a fare un giro tra le opere d'arte di un museo


Fra gli animali che ci hanno tenuto compagnia nelle settimane di isolamento, anche solo a distanza, i pinguini si sono dati particolarmente da fare. Li abbiamo visti passeggiare nelle città deserte, oppure visitare i colleghi dell'acquario. Adesso invece sono andati a farsi un po' di cultura: un terzetto di simpatici pennuti del Kansas City Zoo è stato accompagnato in gita al Nelson-Atkins Museum of Art, ancora chiuso per le restrizioni anti Coronavirus.
I tre pinguini di Humboldt hanno avuto a loro completa disposizione la collezione dei capolavori esposti nelle sale vuote. La loro avventura è stata filmata e condivisa con un video su Facebook. A quanto pare hanno mostrato una certa predilezione per la grande pittura italiana a cavallo fra Cinque e Seicento, piuttosto che per le correnti dell'arte moderna. "Sembra che abbiano reagito molto meglio a Caravaggio che a Monet", dice nel video il direttore del museo Julián Zugazagoitia; "Abbiamo parlato loro anche in spagnolo e hanno apprezzato la storia dell'arte.
Il direttore dello zoo Randy Wisthoff racconta che gli animali hanno sofferto la mancanza dei visitatori durante il lockdown. L'idea di portare i pinguini in gita fa parte delle varie attività che il personale dello zoo ha messo in campo per mantenerli impegnati, arricchire la loro vita e fornire stimoli alle loro giornate.

link:


9 mag 2020

7 mag 2020

Lectio magistralis su Caravaggio di Claudio Strinati, online il 9 maggio


Caravaggio, l'incipit della modernità nella Storia dell'Arte universale. Il percorso di vita e la carriera artistica del sommo e tormentato Maestro raccontati da Claudio Strinati, con il suo consueto stile ironico e irriverente.

link:

5 mag 2020

Servizio di Tv2000 dedicato a "Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro"




La rubrica Terza Pagina del Tg2000, nell'edizione delle 12 andata in onda oggi su Tv2000, ha consigliato la lettura di Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro di Michele Cuppone (Campisano Editore).
Di seguito una trascrizione dell'intervista di Vincenzo Grienti all'autore del volume, nella sua versione integrale:
[...] parliamo di Caravaggio e della Natività di Palermo. Un capolavoro che ha attraversato i secoli non senza tingersi di giallo, come ci spiega lo studioso Michele Cuppone al microfono di Vincenzo Grienti:
«C’è ancora molto da dire intorno al celebre quadro, trafugato nel '69. A partire dalle scoperte storico-artistiche. Esso fu realizzato non, come pensavamo, in Sicilia nel 1609 ma a Roma, nel 1600, mentre l'artista lavorava alle celebri tele della cappella Contarelli della chiesa di San Luigi dei Francesi: la Vocazione e il Martirio di san Matteo. Dunque nel vero e proprio momento di svolta della sua carriera.
Naturalmente, nel volume ampio spazio è dedicato alla questione del furto. Anzitutto, sono sfatate le tante leggende. Sono rivelati o comunque specificati nomi e dettagli omessi negli atti ufficiali, come i nascondigli della tela. Rendo noti poi i contenuti di una lettera inedita, che fa riferimento a una richiesta di riscatto. Infine, un’ampia rassegna stampa del tempo, e dalle trascrizioni degli articoli apprendiamo particolari anche piuttosto interessanti».

link:

Slitta in autunno la mostra su Caravaggio alla Galleria Borghese

La Galleria Borghese di Roma conferma la riapertura il 19 maggio (il 18, lunedì, è il giorno di chiusura), mentre slitterà in autunno, probabilmente a ottobre, la mostra dedicata a Caravaggio, essendo l’esposizione legata a due importanti prestiti che arriveranno nella capitale da San Pietroburgo e da Londra.
Il percorso vedrà il confronto tra le due versioni del Suonatore di liuto, quella eseguita per Benedetto e Vincenzo Giustiniani, conservata al Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo e recentemente restaurata; e la versione commissionata da Francesco Maria Del Monte (già in Badminton House, Gloucestershire). I due capolavori verranno esposti, in un unico ambiente, assieme ai sei della collezione Borghese. Tutte insieme le otto opere ripercorreranno l’intera esistenza di Caravaggio, dal Bacchino malato, la prima opera certa presente in Collezione, all’ultima che il pittore aveva con sé prima di morire (fonte: Arte.it).

“Su Caravaggio ci sono ancora molti misteri da svelare”, intervista a Michele Cuppone su "L'Ortica Social"


Chi segue il nostro giornale on line conosce la passione con cui Ortica Social da tempo diffonde sull’arte ed in particolare su Caravaggio. Questa volta abbiamo l’onore di pubblicare un’intervista a Michele Cuppone, ricercatore e studioso di Caravaggio, che ha appena pubblicato il libro “Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro” per Campisano Editore. Il dottor Cuppone è un esperto di Caravaggio, il suo libro pone interessanti quesiti su una fase particolare della vita del grande pittore lombardo, lasciando aperta la porta a colpi di scena e nuove rivelazioni. Ovviamente, Ortica Social, che ha organizzato convegni che invitavano a riflettere sugli ultimi giorni di Michelangelo Merisi, non poteva non proporre ai suoi lettori l’incontro con lo scrittore.

Il suo ultimo libro solleva, in modo documentato, molti dubbi sugli ultimi anni di vita e sulle opere finali di Caravaggio. Secondo lei perché c’è tanto mistero attorno alla fase finale dell’esistenza del Merisi?

Nel mio volume rimetto in discussione, in particolare, il percorso e l’operato siciliano di Caravaggio: a mio avviso, l’artista soggiornò essenzialmente a Siracusa e a Messina tra il 1608 e il 1609, non anche a Palermo. La Natività presente nel capoluogo isolano, fu dipinta in realtà a Roma, nel 1600. Lo dimostrano peraltro i documenti: dalla rilettura di quelli già noti, ad altri scoperti di recente. Più in generale, concordo che sull’ultimo Caravaggio persistono diversi interrogativi, anche perché disponiamo di meno fonti e documenti relativi. È pur vero, allo stesso tempo, che questo è stato il periodo meno indagato della sua vita. Per cui, come per l’improbabile soggiorno palermitano, possiamo aspettarci delle novità.

Conosceremo mai, anche in un lontano futuro, la verità sul furto della Natività con i santi Lorenzo e Francesco o rimarrà uno dei tanti misteri italiani?

Vedo piuttosto arduo il percorso per una risoluzione del caso, anche ora che si è scoperta la pista svizzera e, dunque, si sa da dove ricominciare. Ci vuole sicuramente una forte cooperazione internazionale. Ma mi piace pure pensare che tenere alta l’attenzione possa in qualche modo essere utile. Dunque bene che se ne parli, naturalmente prendendo le distanze dalle tante leggende e inesattezze, che hanno il solo risultato di generare confusione.

Quale è stata la scintilla che ha acceso il suo interesse su quest’opera di Caravaggio, che purtroppo non molti conoscono?

Sono partito da un’intuizione. Avevo notato la somiglianza tra una figura della Natività e quella in una pittura conservata a Roma, e lì vista da Caravaggio: si tratta di un affresco di Giuseppe Cesari, con cui Merisi collaborò per alcuni mesi. Da lì, ho individuato altre e più stringenti analogie e, più in generale, ulteriori legami con il contesto romano entro cui, a ben vedere, si inscrive la realizzazione del capolavoro disperso [...]

link:



Accademia Carrara: termina la mostra “Tiziano e Caravaggio in Peterzano”

Domenica 17 maggio si chiuderà la mostra "Tiziano e Caravaggio in Peterzano", che si era aperta il 6 febbraio all'Accademia Carrara e chiusa temporaneamente il successivo 23.

Dall’Accademia Carrara spiegano: “Avremmo voluto annunciarvi una proroga per la mostra Tiziano e Caravaggio in Peterzano, ma abbiamo a che fare con una realtà, diversa da tutte le altre vissute a oggi, che ci impedisce di esaudire questo vostro e nostro desiderio. Prima di altro, vogliamo ringraziare le tante persone, dall’Italia e dal mondo, che in queste settimane ci hanno scritto per sapere di noi, della mostra e dell’Accademia Carrara. Siamo riconoscenti al nostro pubblico, agli appassionati, a chi ci segue sui social, ai molti studiosi e ai tanti musei internazionali che ci hanno fatto sentire parte di una grande e generosa comunità internazionale. Tiziano e Caravaggio in Peterzano termina il 17 maggio, come da programma, davvero impossibile pensare a una proroga, per varie ragioni: l’incertezza delle prossime settimane e l’insostenibilità economica. Le mancate entrate, dovute alla chiusura della mostra in questo periodo tanto difficile per tutti e, in particolare, per Bergamo, insieme a un extra budget da stanziare in caso di prolungamento (si pensi alla normale amministrazione della gestione di un’esposizione – tra assicurazioni, guardiania, etc – così come alle misure straordinarie da adottare, causa emergenza sanitaria), ci impediscono di avere margine di movimento”.
La mostra è stata oggetto di un’ampia documentazione fotografica e video. Gli organizzatori specificano: “La condivideremo presto con voi. Il puntuale rilevamento dell’esposizione, insieme al catalogo edito da Skira, saranno strumenti fondamentali per far conoscere il progetto espositivo a coloro che non ne hanno potuto godere e per non perdere la memoria di questa aggiornata e approfondita indagine dedicata per la prima volta all’artista e alla sua opera. Nel frattempo non possiamo fare altro che salutare la mostra, ringraziando nuovamente il pubblico che, nei pochi giorni di apertura e dalle prenotazioni, è stato – sarebbe stato – davvero straordinario, la critica che ha molto apprezzato un progetto definito da molti “coraggioso”, i curatori, il nostro staff e, con particolare gratitudine, gli sponsor e i partner di Fondazione Accademia Carrara. A tutti l’appuntamento in museo, in compagnia dei capolavori e dei maestri della nostra collezione, convinti, come siamo, che la bellezza migliori la vita” (fonte: Bergamo News).

3 mag 2020

"L’irresistibile ascesa del Cardinale del Monte e altre idee per le iconografie e le committenze caravaggesche", di Clovis Whitfield


Del Monte è giustamente considerato un importante, forse il più importante mecenate della carriera di Caravaggio, ma sfortunatamente nulla è sopravvissuto di tutti i documenti, sia dei suoi conti che dei 108 libri dei suoi manoscritti, che riunì nella sua residenza finale, Palazzo Avogadro, e dobbiamo considerare il suo contributo in relazione all’importanza della sua carriera. 
Poco dopo essere stato nominato cardinale, Palazzo Madama venne appositamente adattato per lui, con strutture per ospitare un certo numero di artisti, in cui avrebbe chiamato i suoi allievi tanto la collezione che realizzò venne intesa come museo e scuola per le giovani generazioni di artisti, con molti esempi di opere di pittori precedenti, in particolare quelli di Venezia che aveva incontrato (era appena tornato da un’escursione nel nord Italia).
Ovviamente il suo rapporto con il suo protetto più famoso, cioè Caravaggio, fu più stretto nei primi tre o quattro anni dopo l’arrivo a Roma dell’artista, il quale continuò a considerare Palazzo Madama come un luogo di rifugio anche nel 1605 (ad es., 25 luglio). Poiché Caravaggio era in effetti sensibile all’ingresso di protettori che aveva intorno, Del Monte, della cui intuizione essi volevano approfittare, ebbe una grande importanza riguardo agli sviluppi culturali a Roma all’inizio del Seicento.
La sua formazione a Padova ebbe un ampio tono umanistico con il beneficio dello stretto sostegno di tutta la famiglia Del Monte, che si era trasferita lì da Venezia. Suo fratello maggiore, Guidobaldo, lo introdusse nella ricerca scientifica, mentre all’università l’umanista Marco Mantova Benavides fu suo insegnante ispiratore, amante di tutti i settori della cultura e della musica, e protettore di molti giovani artisti e lui stesso collezionista. Fondò un museo a Padova durante i trent’anni della sua carriera lì, e Del Monte fu un allievo entusiasta di tutti i corsi disponibili fino alla sua laurea nel 1570.
Del Monte andò a Roma nel 1572, dopo l’elezione di Gregorio XV, e la sua carriera continuò bene ad Urbino dove la sua abilità fu riconosciuta dal duca di Urbino (e lì fu coinvolto nella formazione di giovani artisti nello studio di Federico Barocci).
Nel 1576 a Firenze incontrò il cardinale Ferdinando de’ Medici con cui strinse amicizia per tutta la vita. Nel 1586, quando gli fu offerta una promozione dal duca di Urbino al vescovato di Pesaro, fece la scelta di rimanere a Roma per Ferdinando, e questo sarebbe stato il punto di svolta nella sua carriera [...]

link:


26 apr 2020

"Caravaggio. La Natività di Palermo": la videoscheda del volume di Michele Cuppone



In questi giorni, dal 23 al 27 aprile, si svolge l'edizione web della manifestazione La Via dei Librai. Vi partecipa, per la sezione "Autori", Michele Cuppone, che presenta il volume Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro, pubblicato da Campisano Editore.
La videoscheda del volume, corredata da una significativa selezione di immagini dell'impaginato, è ora disponibile online e se ne riporta di seguito una trascrizione:

Salve a tutti, mi presento: sono Michele Cuppone, ricercatore e studioso del celebre artista Michelangelo Merisi detto Caravaggio. Ho pubblicato da poco un libro, che ho il piacere di presentare qui agli amici de La Via dei Librai. Edito da Campisano, si intitola Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro. Il volume, esce a cinquant’anni di distanza dal clamoroso furto della Natività di Caravaggio dall’oratorio di San Lorenzo a Palermo, in una notte piovosa dell’ottobre 1969. Mi sono occupato in diverse occasioni del tema, pubblicando di volta in volta alcune scoperte, ed ecco finalmente che è tutto raccolto ora in un solo testo. Ma, come vedremo, anche stavolta non mancano le novità. Le mie ricerche, partono dal campo storico-artistico, e difatti il volume è inserito in una collana di saggi di storia dell’arte. Tuttavia, uno spazio importante è dedicato alla storia del furto, un aspetto piuttosto intrigante e cui pure ho potuto dedicarmi, reperendo nuove informazioni. Ma scendiamo più nel dettaglio. Intanto, il dipinto. Una grande tela, al centro di un grande equivoco. Un biografo di Caravaggio, il pittore suo rivale Giovanni Baglione, ci racconta che l’artista, nei quattro anni di continui spostamenti dopo aver commesso un omicidio a Roma, passò da Palermo. Dove, in effetti, si trovava la Natività, fino al 1969. È così che, successivamente, altri scrittori devono aver dedotto che il quadro era stato dipinto nel capoluogo siciliano, nel 1609. Ma a ben vedere, il racconto di Giovanni Baglione è parziale, e non è neppure una testimonianza diretta: egli in realtà, del soggiorno siciliano di Caravaggio, che ebbe luogo essenzialmente a Siracusa e a Messina, non sa nulla, non conosce nemmeno un’opera dipinta qui. Ecco, così, che Baglione deve aver menzionato simbolicamente la sola Palermo, per indicare più genericamente la Sicilia.  Perché è importante dire questo? Perché la Natività, possiamo affermare oggi, e il libro approfondisce tutto ciò, non è un dipinto siciliano del 1609, come abbiamo sempre pensato. Era stata realizzata alcuni anni prima, a Roma, nell’anno 1600. Quando Caravaggio stava lavorando alla celebre cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi, quindi nel momento di svolta della sua carriera. Dunque un capolavoro romano, e ce lo dimostrano molti elementi. A partire dall’analisi stilistica e quella iconografica: il quadro presenta colori, motivi e addirittura modelli che ritroviamo nei capolavori romani del Merisi. I dipinti siciliani di Caravaggio, hanno tutt’altre caratteristiche: per una metà sono costituiti da un grande spazio vuoto che sovrasta i personaggi. Una prova della ‘nuova’ datazione della Natività, viene anche dai risultati delle vecchie radiografie eseguite sul dipinto: se ne ricava che la tela impiegata aveva le stesse caratteristiche di quelle utilizzate da Caravaggio a Roma, ben diverse dalle tele siciliane.  Uno spazio, nel volume, è dedicato anche a una certa ‘fortuna’ che il quadro conobbe, prima della sparizione. Da sempre uno dei meno visti di Caravaggio, fu conosciuto sempre più grazie alla fotografia, e a una grande mostra che lo vide esposto, a Milano nel 1951 (andò pure al Louvre, nel 1965). Compare anche in rari filmati degli anni ’50 e ’60, uno dei quali trasmesso dalla Rai due mesi prima del furto. Tanto che, si pensò addirittura a una responsabilità della tv: avrebbe fatto conoscere ai ladri il capolavoro mal custodito. E poi, il tema delle copie antiche. Se ne conoscono due. Una è a Catania, a Castello Ursino. L’altra, nota solo attraverso una foto in bianco e nero, risulta dispersa. L’ultima parte del volume è naturalmente incentrata sul furto, avvenuto una notte di metà ottobre del 1969, tema su cui c’è ancora da dire. La prima cosa che ho voluto fare, e credo fosse necessario, è stato sgomberare il campo dalle tante, troppe leggende. È stato detto veramente di tutto, dalla tela esposta nei vertici di Cosa nostra, oppure mangiata dai topi in una porcilaia, o ancora incendiata poco dopo il furto, perché danneggiata dai ladri inesperti. Oggi, possiamo ricostruire alcune vicende rimaste sempre oscure, e questo principalmente grazie alle indagini svolte nel 2017 dalla Commissione parlamentare antimafia In sintesi, il quadro fu rubato da una banda di giovani ladri, che non ne avevano colto il valore reale. Ciò che, invece, comprende il boss Gaetano Badalamenti, apprendendo la notizia dai quotidiani. Riesce così, tramite i suoi collaboratori, a impossessarsi della preziosa refurtiva, e a rivenderla poi a un trafficante svizzero. Il quadro partì alla volta del Canton Ticino, ed è lì che si concentrano ora le indagini in corso. Il libro, arricchisce questa ricostruzione di particolari inediti. Inclusi nomi e dettagli secretati negli atti ufficiali, che ho potuto desumere talvolta incrociando i dati. Infine, rendo noti i contenuti di una lettera riservata del 1974, da me reperita, che fa riferimento a una richiesta di riscatto. Una vera e propria chicca, sono le trascrizioni degli articoli dai quotidiani dell’epoca. Dove non mancano le firme prestigiose: fra tutte, Leonardo Sciascia. Come in una macchina del tempo, si possono seguire le cronache quasi in presa diretta. Sorprenderà comunque vedere il poco risalto che veniva concesso alla notizia, cui evidentemente non si riconosceva una grande importanza: oggi, ricordiamo, quello della Natività è considerato invece uno dei dieci furti d’arte più importanti a livello mondiale, secondo l’FBI. A ogni modo, dalla lettura degli articoli si evincono particolari poco noti ai più, probabilmente a volte anche ingigantiti (come gli oltre cento interrogati in pochi giorni), ma che di certo risultano piuttosto interessanti. Per concludere, alcune considerazioni sul prodotto editoriale in sé. Il libro, si presenta in un comodo formato compatto, con una significativa selezione di belle immagini, a colori e in bianco e nero, funzionali rispetto alla narrazione.  Pur venendo personalmente dal mondo della ricerca, ho voluto adottare un linguaggio divulgativo e senza inutili tecnicismi, fatto per avvicinare chiunque anche ai contenuti più specialistici, accanto a quelli narrativi e di mera cronaca. Il libro è denso di sottotemi e informazioni che, considerato l’argomento, non dovrebbero faticare a stimolare l’interesse del lettore e, possibilmente, ad appassionarlo. Mi piace pensare di esserci riuscito, ma questo potrete giudicarlo meglio voi lettori.


link:

Guarda la videoscheda del libro (qualità standard)

clicca qui per la videoscheda in più alta risoluzione (650 MB)

Lezione di Claudio Strinati su Caravaggio, giovedì 30 aprile per "#maestri"

La lezione sarà trasmessa giovedì 30 aprile alle 15:20 su Rai 3

All’inizio fu il Maestro Manzi a portare la scuola nelle case degli italiani. Oggi, nell’età più tecnologica della storia, Rai Cultura segue quei passi con una nuova offerta didattica: “#maestri”, in onda da lunedì 27 aprile, ogni giorno alle 15.20 su Rai3. Il programma è firmato da Rai Cultura e realizzato in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, e rientra nell’offerta didattica #lascuolanonsiferma.
Arte, scienza, letteratura, ma anche informatica, cucina e musica. Accademici e grandi divulgatori portano la scuola a casa con brevi lezioni di quindici minuti rivolte a tutti gli studenti: 43 puntate, 86 lezioni rivolte a tutti gli studenti degli istituti superiori, con più di venti maestri d’eccellenza. Un “mosaico didattico” senza precedenti, ordinato da Edoardo Camurri che presenta e introduce i protagonisti della cultura, gli accademici di tutte le discipline, i grandi divulgatori scientifici. Tra i nomi, Alessandro Barbero, Eva Cantarella, Marta Cartabia, Sabino Cassese, Andrea Giardina, Vittorio Lubicz, Alberto Melloni, Maria Grazia Messina, Marco Mezzalama, Massimo Montanari, Piergiorgio Odifreddi, Telmo Pievani, Nicola Piovani, Chiara Saraceno, Liliana Segre, Luca Serianni, Beppe Severgnini, Claudio Strinati, Gianni Toniolo, Mario Tozzi, Alessandro Zuccari.
La prima settimana di “#maestri” si apre, lunedì 27 aprile con Alessandro Barbero che riflette sulla lezione delle due guerre mondiali, mentre Vittorio Lubicz propone un viaggio nel tempo della fisica. Martedì 28 si parla di Big data con Marco Mezzalama e di Impressionismo con Maria Grazia Messina, mercoledì 29 Telmo Pievani parla del concetto di “imperfezione” e Luca Serianni ripercorre la storia della nostra lingua. Giovedì 30 aprile, infine, protagonisti Giorgio Odifreddi con la matematica degli antichi Greci e Claudio Strinati con una lezione su Caravaggio (fonte: Ufficio Stampa Rai).
Strinati racconta un pittore dall’arte grandissima e dal destino tragico: Michelangelo Merisi, il Caravaggio. Una storia che, dalla Lombardia, porta a Roma e a tanti capolavori. Primo tra tutti, La vocazione di Matteo, dove Caravaggio “inventa” la luce, che cammina nella direzione del dito del Salvatore verso Matteo. È come se avesse inventato il cinema, perché la luce è solo un artificio creato dall’autore e non luce naturale (fonte: Artemagazine).

link:


25 apr 2020

La copia di Paolo Geraci della "Natività" di Caravaggio: il video didattico



Il Museo Civico "Castello Ursino" partecipa alla manifestazione #plateaComune attraverso la pubblicazione di alcuni video didattici, relativi al proprio patrimonio museale. 
Nel primo focus realizzato, si presentava il Cristo alla colonna di autore ignoto.
Oggi Michele Cuppone torna a parlare di un'altra copia di un Caravaggio perduto, la Natività di Paolo Geraci, che nel 1627-1628 copiò appunto il dipinto palermitano di Michelangelo Merisi (rubato nel 1969).
Di seguito una trascrizione del contributo nella sua versione integrale (6'03''):
Nelle collezioni del Castello Ursino di Catania, vi è un quadro che ha una storia particolare: è l’unica copia superstite, di un Caravaggio rubato nel ’69 a Palermo. Parliamo della copia della Natività del sommo artista lombardo, realizzata da un pittore poco noto, Paolo Geraci.
Prima, però, due parole sul dipinto originale.
Si era sempre pensato che Michelangelo Merisi detto Caravaggio, lo avesse realizzato durante il suo soggiorno in Sicilia, nel 1609. In realtà, recenti scoperte, hanno dimostrato come l’artista l’avesse eseguito diversi anni prima, a Roma, nell’anno 1600. La tela, fu poi spedita alla volta di Palermo: era destinata all’oratorio di San Lorenzo, sede di una confraternita chiamata “compagnia di San Francesco”
Abbiamo appena nominato san Lorenzo, san Francesco… sarebbero i due santi che compaiono nel quadro, noto infatti anche come Natività con i santi Lorenzo e Francesco.
Sappiamo da un documento, che qualche anno più tardi, nel novembre del 1627, al pittore palermitano Paolo Geraci, noto per lo più come copista, e della cui attività in realtà si conosce molto poco, furono chiesti due quadri.
La richiesta, venne da Orazio Giancardo, un personaggio che rivestiva un ruolo di una certa importanza nell’amministrazione del Viceregno. Per il costo di 30 onze, Giancardo chiede a Geraci due copie: una, dell’Andata al Calvario di Raffaello, e l’altra, appunto, della Natività. Orazio Giancardo, chiede che questi quadri vengano realizzati «simili» agli originali. Entrambi, verranno consegnati l’anno successivo, nel giugno 1628.
Ora, la copia del quadro di Raffaello, il cui originale oggi si trova al Prado, non è stata mai rintracciata. Qualcosa di simile sarebbe potuto accadere anche per la copia del Caravaggio, la cui scoperta è relativamente recente. Vediamone in sintesi la vicenda.
Nel XIX secolo, la tela di Geraci si trovava ancora a Palermo, ed era di proprietà del catanese Giovanni Battista Finocchiaro, Presidente della Suprema Corte di Giustizia in quella città. Nel 1826, secondo le volontà testamentarie di Finocchiaro, la sua raccolta di dipinti veniva donata al Comune di Catania, sua città natale. E questo, veniva a costituire il primo grande nucleo collezionistico delle raccolte comunali, da cui avrà poi origine il Museo Civico di Castello Ursino.
Dopo vari movimenti, nel 1954, il quadro di Geraci venne concesso in prestito alla Prefettura di Catania. Ma di questo passaggio, si era persa memoria: nemmeno un verbale di consegna, risultava redatto. Soltanto trent’anni dopo, nel 1984, il quadro fu riconosciuto, come copia di un originale perduto del Merisi: era ancora nell’ufficio del prefetto, alle spalle della sua scrivania. Ma ci vollero poi diversi anni ancora, prima che l’opera venisse restituita a Castello Ursino, dove ancora oggi si può ammirare.
Della Natività di Caravaggio, c’è da dire, esisteva un tempo anche un’altra copia, nota purtroppo solo attraverso una fotografia in bianco e nero: essa, come l’originale, è andata dispersa. È comunque interessante mettere a confronto le due uniche copie del dipinto di Palermo. Certamente, quella oggi a Catania è di migliore qualità, e rispetta più fedelmente l’originale: è un riproduzione in scala 1:1.
La copia di Geraci, proprio perché si attiene alle misure del dipinto di Caravaggio – di cui restano pochi scatti a colori, rappresenta una testimonianza estremamente importante. Tanto da aiutare a decifrare meglio alcuni particolari che, nell’originale, non erano così leggibili. Oppure, erano stati danneggiati nel tempo. La tela di Castello Ursino, anch’essa non in ottime condizioni fino a poco tempo fa, è stata restaurata di recente.
Per concludere: cosa rappresenta il quadro? Appunto la Nascita del Bambino, che giace a terra, con la Madonna dal volto dolce e spossata dal parto, san Giuseppe di spalle che offre allo spettatore la sua nuca ingrigita, un angelo con il cartiglio, con su scritto «Gloria in Eccelsis Deo». Delle bestie sullo sfondo a sinistra, vediamo principalmente il bue. Accanto a lui, san Lorenzo, che riconosciamo in particolare dalla ricca veste gialla, e dalla graticola, strumento su cui fu  martirizzato e su cui qui si appoggia. Dall’altro lato, con un cappello e il bastone, un pastore. E, a fianco, un personaggio sulla cui identità ancora ci si interroga. Dovrebbe essere san Francesco, perché appunto nell’oratorio di San Lorenzo dove si trovava il Caravaggio, si riuniva la compagnia di San Francesco. Ma presenta alcune incongruenze, rispetto alle raffigurazioni del santo di Assisi che faceva Caravaggio. In questo, vediamo una calvizie, i capelli sono neri anziché castani, sono assenti le stimmate, il saio non presenta strappi né toppe, vi è un mantello… tutto questo, ha fatto pensare che il personaggio, che resta più di tutti sullo sfondo, possa essere un altro pastore. Per cui, il tema, diverrebbe un’Adorazione dei pastori con san Lorenzo.
Tuttavia, il mistero più grande che interessa la Natività di Caravaggio, è relativo alla sua sparizione, avvenuta in una notte di ottobre del 1969. Ma questa è un’altra storia…
E, mentre si continua a cercarla, non ci resta che ammirarne la copia fedele a Castello Ursino. Ringraziando per questo quel Paolo Geraci che, altrimenti, difficilmente avremmo incontrato

#plateaComune, a cura dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Catania, è uno spazio aperto per non spegnere i riflettori sulla bellezza, sull’arte, sulla cultura, sulle molteplici espressioni del genio e della creatività della quale Catania è ricchissima.

L'autore
Michele Cuppone è ricercatore e studioso di Caravaggio. Ha pubblicato i suoi studi storico-artistici in sedi scientifiche e divulgative. Ha prestato consulenza in progetti editoriali ed espositivi. In televisione ha partecipato al documentario La Rome claire obscure du Caravage/Im helldunkel-Rom von Caravaggio prodotto da Arte ed è stato ospite di approfondimenti tematici su Rai 2 e Tv2000. È infine curatore di Caravaggio400.org. Per l’editore Campisano, è appena uscito il suo volume Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro.

link:

23 apr 2020

"Caravaggio. La Natività di Palermo: nascita e scomparsa di un capolavoro", articolo su "Giorni di Storia"



Un «importante studio», secondo l’illustre professor Richard E. Spear uscito a cinquant’anni di distanza dal clamoroso furto della Natività di Caravaggio da un oratorio di Palermo, in una notte piovosa dell’ottobre 1969. L’autore del volume Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro (Campisano Editore) Michele Cuppone, ricercatore e studioso del grande pittore lombardo, da anni approfondisce l’argomento, di cui ha ricostruito di volta in volta più tasselli, pubblicando in sedi scientifiche e non. Grazie al lavoro svolto parallelamente anche da altri specialisti, oggi sappiamo molto di più del dipinto scomparso. E tutti questi approfondimenti finalmente trovano ora una trattazione organica nel volume, edito da Campisano, in una veste divulgativa e corredata da una significativa selezione di immagini. Ma non mancano le novità.
Sul fronte storico-artistico, l’autore chiarisce meglio la genesi della Natività, attraverso l’esame stilistico, i confronti iconografici, le scoperte d’archivio, la riconsiderazione di alcune fonti trascurate, fino al riesame dei referti tecnici sulla tela, eseguiti nel 1951 in occasione di una grande mostra. Il quadro, possiamo dire in definitiva, fu eseguito non in Sicilia nel 1609, come si credeva perché così raccontavano certi biografi, ma a Roma, nel 1600, e da qui spedito a Palermo. Sappiamo addirittura dove esso fu realizzato: all’interno di Palazzo Madama, attuale sede del Senato della Repubblica, dove Caravaggio viveva a quel tempo. La scoperta dell’esatta datazione è un aspetto rilevante, anche perché pone la tela accanto alle più celebri storie di san Matteo della cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi, e dunque nel punto di svolta della carriera di Michelangelo Merisi. La Natività, corrispondente dunque al quadro «cum figuris» menzionato in un enigmatico documento romano del 5 aprile 1600, sarebbe addirittura la prima pala d’altare eseguita dall’artista. Si possono comunque chiarire anche alcuni quesiti legati alla sua iconografia, che ha spesso stimolato una discussione intorno all’identità di alcuni personaggi. Infine, si può ripercorre una certa ‘fortuna’ che, fino all’ottobre del 1969, il quadro ebbe, dalle copie ai rari documentari d’epoca: mentre, curiosamente, le stesse copie sono scomparse definitivamente o comunque per molti secoli, si attribuì la responsabilità del furto a un filmato andato in onda in tv due mesi prima di esso.
Un capitolo a parte riguarda proprio la storia della sparizione. In cui, anzitutto, Cuppone sgombera il campo dalle tante leggende messe in circolazione da collaboratori di giustizia e giornalisti: si è detto di tutto, dalla tela utilizzata come stendardo nei summit di Cosa nostra, o mangiata da topi e maiali in una stalla, o ancora distrutta nel terremoto dell’Irpinia. Segue quindi la ricostruzione degli eventi come risulta dalle fonti più attendibili e verificate: tra tutte, i risultati della specifica inchiesta pubblicata nel 2018 dalla Commissione parlamentare antimafia, che ha individuato in un trafficante svizzero, scomparso da anni, l’acquirente della Natività, attraverso la mediazione del boss Gaetano Badalamenti. Ma l’autore si spinge a offrire nomi e dettagli inediti finora secretati negli atti ufficiali, tra cui i riferimenti, in una lettera del 1974 preclusa alla consultazione in archivio, a una richiesta di riscatto da parte di ignoti ricettatori. Chiude il volume una nutrita rassegna di articoli, dalla stampa nazionale e locale e a firma anche di autori prestigiosi tra cui Leonardo Sciascia: l’operazione di trascrizione dai giornali, mai fatta sinora, consente di rivivere in diretta le cronache del tempo.

link:



20 apr 2020

#iorestoacasa, la Cultura non si ferma: Caravaggio a Napoli sul canale YouTube MiBACT



Sul canale YouTube del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo è disponibile il video “Caravaggio” del Museo e Real Bosco di Capodimonte https://youtu.be/HY9rvClxJxY che racconta e approfondisce il soggiorno napoletano del pittore lombardo e l’eredità lasciata nella città partenopea. Il filmato, con didascalie in lingua inglese, è uno dei tanti contributi che, dall’inizio dell’emergenza coronavirus, musei, parchi archeologici e istituti autonomi statali hanno e continuano a fornire al pubblico a casa per non interrompere il contatto con il loro patrimonio culturale nazionale. 
A Napoli Caravaggio arrivò in fuga da Roma, dove era stato coinvolto nell’omicidio di Ranuccio Tomassoni, e visse nella meravigliosa capitale del meridione per complessivi 18 mesi tra il 1606 e il 1610. Il legame di Caravaggio con il territorio ebbe un grande influsso sulla Scuola napoletana e la nascita del naturalismo partenopeo. Sia gli artisti giovani, come Battistello Caracciolo, che quelli già attivi a Napoli, come Fabrizio Santafede, non poterono restare immuni dal realismo caravaggesco. Il soggiorno napoletano procurò a Michelangelo Merisi una grande fama internazionale. 
Il racconto e le immagini del filmato si soffermano in particolare su i tre capolavori realizzati da Caravaggio a Napoli: le Sette Opere di Misericordia, un olio su tela di grandi dimensioni, in cui l’artista rivoluziona l’iconografia classica e rappresenta i protagonisti come persone comuni. Le Sette opere di Misericordia si possono ammirare ancora oggi presso il complesso Pio Monte della Misericordia; La Flagellazione di Cristo è un altro olio su tela di grandi dimensioni, commissionato in origine per la chiesa di San Domenico Maggiore e oggi custodito nel museo di Capodimonte. L’opera è concentrata sulla figura del Cristo e i suoi aguzzini che emergono da un’ombra densa e scura; Il Martirio di Sant’Orsola, invece fu eseguito per il banchiere genovese Marcantonio Doria, anche in questo caso Caravaggio stravolge completamente l’iconografia classica. In quest’opera la drammaticità della scena è accentuata dall’uso degli scuri. Sono tutte splendide opere, due delle quali si trovano nel cuore del centro storico di Napoli, che aspettano solo di essere riviste appena l’emergenza sarà terminata. 
Con questa iniziativa il Mibact, attraverso un impegno corale di tutti i propri istituti, mostra così non solo ciò che è abitualmente accessibile al pubblico, ma anche il dietro le quinte dei beni culturali con le numerose professionalità che si occupano di conservazione, didattica, tutela, valorizzazione. Attraverso il sito e i propri profili social facebook, instagram e twitter il Ministero rilancia le numerose iniziative digitali in atto. 
Sulla pagina La cultura non si ferma del sito https://www.beniculturali.it/laculturanonsiferma, in continuo aggiornamento, sono inoltre già presenti diversi contributi dei luoghi della cultura statali.

Roma, 20 aprile 2020
Ufficio Stampa Mibact ​

19 apr 2020

Il "Cristo alla colonna" di Castello Ursino, copia di un Caravaggio perduto: il video didattico



Il Museo Civico "Castello Ursino" partecipa alla manifestazione #plateaComune attraverso la pubblicazione di alcuni video didattici, relativi al proprio patrimonio museale. Nel primo focus realizzato, Michele Cuppone parla del Cristo alla colonna, copia di un Caravaggio perduto.
Di seguito una trascrizione del contributo:
Il dipinto rappresenta Cristo che, legato alla colonna, viene flagellato da due manigoldi. Non vediamo i volti di questi ultimi, l’uno posto di spalle mentre l’altro è in penombra. È una scelta, da parte dell’artista, che sembra accentuare il carattere occulto del male. Tutto ciò, nel formato verticale della tela, dona anche maggiore risalto alla figura del Cristo sofferente.
Il quadro costituisce un’importante testimonianza iconografica se, a quanto pare, è una copia di un Caravaggio perduto. Non l’unica. Una seconda, si trova a Macerata. Di una terza versione ancora, è ignota l’ubicazione attuale: si trovava un tempo in collezione Camuccini a Cantalupo in Sabina. C’è da dire che, per qualcuno, proprio questa terza versione sarebbe il dipinto originale caravaggesco.
Ricordiamo che Michelangelo Merisi, adottando soluzioni compositive simili, aveva dipinto in altre occasioni un Cristo alla colonna, o comunque, aveva rappresentato un altro momento della Passione, quello dell’Incoronazione di spine. Vediamo così che, le pose del Cristo o dei suoi aguzzini del quadro di Catania, ricorrono nella Flagellazione di Capodimonte, e in quella di Rouen. E ancora, nell’Incoronazione di spine di Vienna, e in quella di Vicenza.
Risulta difficile pure stabilire in quale momento Caravaggio abbia dipinto il prototipo della copia di Castello Ursino: se quando si trovava ancora a Roma, o nel periodo immediatamente successivo, a Napoli, dopo aver abbandonato la capitale per aver commesso un omicidio.
Ma chi è l’autore del quadro di Catania? È difficile stabilirlo, e sono state fatte alcune ipotesi a riguardo. Si pensò anzitutto a Giovanni Battista Caracciolo, detto Battistello, un seguace napoletano del Merisi. Oppure a qualcuno della cerchia di Carlo Saraceni, pittore veneto operante a Roma, cui è stata riconosciuta una certa vicinanza alla pittura caravaggesca. Un’altra ipotesi ancora suggerisce, per l’ignoto autore del Cristo alla colonna di Castello Ursino, il nome di Mario Minniti. È a lui che lo vediamo assegnato, nell’allestimento della Pinacoteca del museo catanese. Minniti, originario di Siracusa, aveva conosciuto Caravaggio a Roma, nella bottega in cui avrebbero collaborato agli esordi dei loro anni romani. Si ritroveranno poi nella città natale di Minniti, dove questi era ritornato, una volta lasciata Roma; e dove Caravaggio si troverà a passare durante il suo soggiorno siciliano.
Va segnalata infine, nelle collezioni di Castello Ursino, la presenza dell’unica copia superstite della Natività di Palermo, ma dipinta a Roma, di Caravaggio, rubata nel 1969. Cosicché, il museo vanterebbe una sorta di primato. Quello cioè di custodire, nella Pinacoteca, due copie da due Caravaggio dispersi.
Chiudiamo con una suggestione. Caravaggio, si sa, aveva un temperamento rissoso, e fra i vari episodi di violenza di cui fu protagonista, si ricorda l’aggressione a piazza Navona al notaio Mariano Pasqualoni, per motivi di gelosia di una donna. E bene, proprio nei beni della famiglia Pasqualoni è attestata la presenza, a Roma nel 1652,  di un «Cristo flagellato alla colonna». Poteva forse quest’ultimo essere il prototipo caravaggesco, qualunque o ovunque esso sia, di cui una copia è ancora oggi conservata a Catania?
Una cosa è certa: gli studi caravaggeschi sono una materia viva, e per ogni questione che sembra chiarirsi, un’altra ancora se ne apre. Proprio come ci dimostra, appunto, il “Minniti” di Castello Ursino
#plateaComune, a cura dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Catania, è uno spazio aperto per non spegnere i riflettori sulla bellezza, sull’arte, sulla cultura, sulle molteplici espressioni del genio e della creatività della quale Catania è ricchissima.

L'autore
Michele Cuppone è ricercatore e studioso di Caravaggio. Ha pubblicato i suoi studi storico-artistici in sedi scientifiche e divulgative. Ha prestato consulenza in progetti editoriali ed espositivi. In televisione ha partecipato al documentario La Rome claire obscure du Caravage/Im helldunkel-Rom von Caravaggio prodotto da Arte ed è stato ospite di approfondimenti tematici su Rai 2 e Tv2000. È infine curatore di Caravaggio400.org. Per l’editore Campisano, è appena uscito il suo volume Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro.

link:


16 apr 2020

"Il Caravaggio rubato e la modella romana", di Fabio Isman su Il Messaggero


Fu dipinta nella Capitale la "Natività" trafugata dalla mafia a Palermo nel 1969: lo dimostra uno studio di Michele Cuppone. La donna del quadro è la stessa di altri capolavori. E spunta il contratto originale di commissione, datato 5 aprile 1600


LA STORIA
Michelangelo Merisi non avrebbe mai messo piede a Palermo: fuggitivo da Malta, si ferma a Siracusa e a Messina, e vi lascia almeno tre capolavori; dopo il 10 giugno 1609, se ne va direttamente a Napoli, dove, il 7 novembre, si sa che è stato aggredito e sfregiato, all’uscita da un’osteria. Ma nel capoluogo siciliano c’era la sua Natività con i santi Lorenzo e Francesco, sottratta dall’omonimo oratorio a ottobre 1969 ad opera della mafia, come si è sempre detto. Un capolavoro, e il quadro più ricercato al mondo. Il quale però, è stato eseguito, si scopre, nel 1600 a Roma: quando Caravaggio stava terminando i due San Matteo di San Luigi dei Francesi. Esisterebbero assai più che semplici indizi: anzi, perfino il contratto originale di commissione.

L'INDAGINE
Questi, essenzialmente, i contenuti di una ricerca che ha compiuto Michele Cuppone, un giovane studioso già impegnato sul medesimo artista, in un libro (Caravaggio. La Natività di Palermo, Campisano, 112 pag., 30 euro) che dell’opera indaga la realizzazione, ma anche la fama, il furto, alcune curiosità. Che sia del 1600, deriva dal contratto, a lungo misterioso; dalla tela, che è «romana» per le qualità, e diversa dalle altre opere siciliane: i quadri dell’isola sono realizzati su supporti più piccoli cuciti tra loro (al contrario di quelli di Roma), e questo è su una tela unica; lo stesso stile è assai più di allora, che di 10 anni dopo; perfino la modella per la Madonna nel capolavoro di Palermo appare la medesima della Giuditta nella Decapitazione di Oloferne (Palazzo Barberini, Roma), e forse anche della Santa Caterina di Madrid, e di Marta e Maddalena di Detroit: tutte creazioni degli ultimi anni del Cinquecento.
Quando la Natività era già stata rubata da due anni, si è scoperto un misterioso contratto di Caravaggio. Datato 5 aprile 1600, e stipulato nella casa del mercante Alessandro Albani: con una caparra di 60 scudi, doveva realizzare per un altro mercante, Fabio Nuti, un dipinto «con delle figure», la cui altezza è esattamente quella di Palermo, e la larghezza si discosta di pochi centimetri. A novembre, Caravaggio è pagato. E a Palazzo Madama, dove il cardinal del Monte viveva e il pittore aveva lo studio, ritira il quadro proprio Albani. Del quale, come di Nuti, sono stati scoperti i rapporti con Palermo. Non solo; ma dal 28 luglio al 9 agosto 1600, nell’oratorio palermitano si compiono dei lavori sulla cornice dell’altar maggiore. E del dipinto di cui al contratto, nessun’altra traccia, se non queste, è mai stata ritrovata. Un saio francescano con due ali, che, proprio in quegli anni, Orazio Gentileschi aveva prestato al Merisi, compaiono, guarda caso, in questa Natività.

LE REPLICHE
Poco dopo che era giunta a Palermo, nel 1627, al siciliano Paolo Geraci se ne ordina una copia: ritrovata a Catania, di recente, nell’ufficio del prefetto; oggi, è a Castel Ursino. Relativamente poche sono le repliche del dipinto palermitano. Una, l’aveva Luigi Federzoni, celebre gerarca fascista, ed è sparita durante la guerra; forse, dalla sua casa a via Ferdinando di Savoia («requisita», come scrive Cuppone, «e passata a Palmiro Togliatti»). Nella famiglia Federzoni, la si riteneva di Bernardo Cavallino. E poi, dell’originale si racconta anche come è stato salvato dalla guerra, e le due volte in cui è stato esposto, lasciando la sua città.

IL GIALLO
E veniamo al furto, descritto nei minimi particolari. Un mistero ancora irrisolto: tra i maggiori “gialli” dell’arte che, in modo diverso tra loro, hanno raccontato anche i più importanti mafiosi pentiti. Si fa giustizia di molte false piste ed ipotesi azzardate: che Giovanni Brusca tentasse di permutarlo con lo Stato in cambio di carcerazioni più morbide; che il critico Maurizio Marini abbia visto l’opera in Sicilia, dopo il furto; che la Natività fosse finita in una porcilaia: lo dicono notizie di terza mano (o bocca), e riferite da un capomafia, allora, però, di appena 13 anni; che la tela venisse esposta come trofeo nei “summit” della “onorata società”, ma questo l’hanno smentito i mafiosi stessi; che Totò Riina lo usasse come uno scendiletto.

LA DATA
Intanto, il furto è forse avvenuto il 15 ottobre 1969: due giorni prima di quanto si dica. Tela portata via da sette ladri, probabilmente inconsapevoli. Avvolta in un tappeto che era nell’Oratorio. Quando i giornali la valutano un miliardo di lire (cifra, peraltro, ben inferiore al reale), attira l’attenzione del “boss” Gaetano Badalamenti. C’è chi racconta come gli sia arrivata, a Cinisi. Ci sono anche le telefonate con un prete, per ottenerne un riscatto. E, alla fine, la consegna, chissà per quanti milioni di franchi svizzeri nel 1970, a un mercante di Lugano, ormai morto. Smembrare la Natività, per poterla smerciare, era solo un’ipotesi. Il furto è ormai prescritto. E chissà che fine ha fatto la tela, come scriveva Roberto Longhi, dal «bambino miserando, abbandonato a terra come un guscio di tellina buttata».



11 apr 2020

La Pinacoteca di Brera in “Haltadefinizione”: online la "Cena in Emmaus" di Caravaggio

Sul sito internet della Pinacoteca si potrà accedere a una sezione speciale dedicata alla visione “ravvicinata” dei grandi capolavori del museo milanese: con ingrandimenti fino a 40 volte tanto, si possono ammirare particolari nascosti, invisibili dalla distanza che si mantiene nei musei


Il Bacio di Haeyz così non l’avete mai visto. Sembra quasi di poter passare la mano tra le pieghe dell’abito. O di intrufolarsi tra la folla dello Sposalizio della Vergine di Raffaello o di toccare l’uovo al centro della cupola della pala Montefeltro di Piero della Francesca. Con le sale del museo ancora chiuse per l’emergenza sanitaria legata al coronavirus, la Pinacoteca di Brera ha messo a disposizione di tutti le immagini in altissima definizione delle opere più importanti della collezione del museo: un progetto realizzato da Haltadefinizione, specializzata in foto d’arte ad altissima risoluzione. Meglio che a occhio nudo.

“In questo momento in cui nessuno può godere del capolavoro di Raffaello di persona, renderlo accessibile in alta risoluzione, permettere a tutti di esplorarlo, è una espressione perfetta del potere dell’arte e dei valori della Pinacoteca” dice James Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera e della biblioteca Braidense. Sul sito internet della Pinacoteca si potrà infatti accedere a una sezione speciale dedicata alla visione “ravvicinata” dei grandi capolavori del museo milanese: un modo per visitare il museo senza uscire di casa, ma anche un prezioso strumento per le attività di didattica a distanza delle scuole. E l’esperienza è veramente sorprendente: sembra di entrare nel quadro, a una distanza impensabile dal vivo, per osservare ogni dettaglio, ogni pennellata. E scoprire particolari nascosti alla vista, come le tracce del disegno sottostante.

“Le immagini in altissima definizione – sottolinea Luca Ponzio, fondatore di Haltadefinizione – sono una straordinaria occasione per favorire l’approccio digitale e immersivo alle collezioni museali. L’esplorazione dell’immagine di un’opera d’arte in rete, in tempo reale e con possibilità di ingrandimento fino a 40x, apre a nuove stimolanti opportunità creative sia per la valorizzazione sia per la conservazione e lo studio” (fonte: il Fatto Quotidiano).

link:


30 mar 2020

Chi è il vero Matteo nella Vocazione di Caravaggio? La risposta di Sara Magister. Intervista a cura di Andrea Lonardo


A Sara Magister, che ha pubblicato l’anno scorso Caravaggio. Il vero Matteo e che è una delle più acute interpreti contemporanee del Merisi e del suo tempo, abbiamo chiesto di sintetizzare in un’intervista i motivi della sua tesi che propone di identificare l’apostolo chiamato dal Cristo, nella tela della Vocazione di San Matteo nella Cappella Contarelli, non nell’uomo barbuto che si erge al centro del tavolo, bensì nel giovane ancora chino sui soldi che è alla sinistra del tavolo.
Intanto vorrei ringraziare mons. Andrea Lonardo per la sua stima, e per il suo interesse sulla questione. Concordo pienamente con lei sul fatto che Caravaggio sia stato uno dei più profondi interpreti della Chiesa Tridentina, e che è proprio grazie a questa Chiesa se sono stati prodotti i migliori capolavori dell’arte del suo tempo, inclusi i suoi. Sono quindi ben contenta di aver contribuito con nuove argomentazioni e prove concrete al sostegno di questa tesi, perché studiando il contesto e le motivazioni per cui fu realizzato il ciclo Contarelli, è emersa la volontà di fare dell’esemplare vita di Matteo una potente pastorale per immagini, destinata soprattutto ai pellegrini del Giubileo del 1600, e incentrata sui temi nodali della fede cattolica: la conversione, il perdono dei peccati, la sacralità della Bibbia, la centralità dei sacramenti nella salvezza. E così, per coinvolgere al meglio gli spettatori in questi significati, e per farli sentire vicini alla figura di Matteo, Caravaggio ha trasportato la vicenda del santo nelle strade della Roma del suo tempo, e soprattutto ha orientato la composizione delle sue storie in diagonale, per raggiungere anche chi le guarda dal di fuori della cappella. Che è poi la gran parte del pubblico, essendo quella una cappella privata.

Lei ha indagato innanzitutto sul fatto che Caravaggio rompa con una visione centralizzata del dipinto, anticipando così le modalità dell’arte barocca che stava nascendo in quegli anni. Ci può spiegare meglio?
In effetti l’orientamento diagonale che spesso Caravaggio conferisce alle sue composizioni è un tema nodale, e fondamentale per la comprensione della loro sequenza narrativa, della funzione e identità dei personaggi messi in campo, e quindi del loro significato. Ma questa strategia comunicativa non è stata ancora presa in sufficiente considerazione dalla critica, con conseguenze interpretative non irrilevanti. Forse perché la gran parte della critica è abituata a studiare le opere con l’ausilio delle fotografie - che sono ovviamente tutte prese da una posizione frontale e centrale rispetto alle tele – senza guardarle in loco. O forse anche perché siamo talmente abituati a vedere i quadri nei musei, che ci aspettiamo automaticamente una loro organizzazione compositiva classica, centralizzata sul centro geometrico dello spazio pittorico. Ma le cose non stanno sempre così, specie per l’arte barocca.
Di fatto Caravaggio orienta sempre le sue tele tenendo in considerazione lo spazio, l’illuminazione e soprattutto il punto di osservazione reale del pubblico per il quale erano destinate. Le opere pubbliche del Merisi furono tutte realizzate per essere collocate in cappelle private. Ma chi poteva entrare in quelle cappelle? Solo poche persone, come gli eredi del personaggio lì seppellito, e solo saltuariamente. Ma allora, se quelle tele dovevano anche essere funzionali al pubblico generico che le guardava dal di fuori della cappella, come coinvolgerlo nelle storie raccontate? La soluzione del Merisi fu geniale, e in effetti anticipa l’arte Barocca, anche se ha autorevoli precedenti nei grandi del Rinascimento (cfr. la volta della cappella Sistina di Michelangelo): orientare le sue composizioni in diagonale, verso il punto di osservazione reale e non ideale dello spettatore. Anche se non è un punto di vista “comodo”.
Questo è il motivo per cui le due tele laterali Contarelli realizzate tra il 1599 e il 1600, ossia la Vocazione e il Martirio di Matteo, hanno due orientamenti compositivi e luministici opposti. La Vocazione procede secondo un’azione che parte da destra, ossia da Gesù che è al limite destro della tela, e si conclude sul lato opposto, ossia sul ragazzo chino sui soldi, che è poi quello più vicino al lato dello spettatore. Il Martirio invece piomba tutto da sinistra verso destra e, per quanto il martire Matteo sia più o meno al centro della tela, in realtà l’azione si conclude nella figura di spalle nell’angolo a destra in basso, spinto verso l’esterno del quadro proprio nel lato della tela più vicino allo spettatore che la guarda dalla balaustra. La pala d’altare, realizzata nel 1602 invece ha una composizione ovviamente frontale e centralizzata, ma vista dal sotto in su, perché è sopraelevata rispetto all’occhio dello spettatore che la guarda da una posizione più bassa.
Anche la luce principale che illumina le tre tele segue lo stesso andamento appena espresso. Nella Vocazione, ha origine dal lato di Gesù e, dopo essersi aperta un varco tra tutti gli altri personaggi, si va a incuneare proprio sulla mano, sulla fronte e sulle spalle del ragazzo chino sui soldi. Nella pala d’altare invece la luce procede da sinistra verso destra, per poi continuare con lo stesso andamento nel Martirio. In questa maniera i tre momenti della storia sono collegati tra di loro, e le opere sembrano volere fuoriuscire dallo spazio a loro riservato, per andare incontro allo spettatore generico, che non ha il privilegio di entrare nell’area privata della cappella. A riprova di quanto dico, posso testimoniare che guardando invece le tele dal centro della cappella, come mi è stato concesso di fare, scompaiono completamente la percezione della profondità e delle proporzioni messe in atto dal Merisi, che si possono apprezzare a pieno solo se si torna nella posizione visiva da lui prevista, ossia quella dall’esterno della cappella.
Il comprendere l’importanza dell’orientamento di queste e altre tele pubbliche del Merisi fa molto la differenza nella loro interpretazione, perché quello che ci aspettiamo essere al centro della storia, spesso non è al centro della tela, perché magari è invece sul lato. Perché, in una tela pensata per essere vista in diagonale, non è il suo centro geometrico, ma il suo lato, a essere il centro della narrazione! Sembra un gioco di parole, ma se si va a vedere la Vocazione in loco guardandola in quest’ottica, lo si capisce subito. D’altra parte anche Gesù, che è il vero motore di quell’azione, sembra essere posto a “lato”, ma in realtà è all’inizio di una narrazione che genera da lui e termina sul margine opposto della tela, su quel ragazzo chino, il cui silenzio parla più di chiunque altro, e che, di fatto, si trova più vicino allo spettatore.

Questa lettura narrativa della Vocazione di San Matteo appare con evidenza anche in relazione alla prima versione del Martirio di San Matteo così come è possibile ricostruirla dalle radiografie, a motivo della peculiare collocazione della tela nella Cappella?
Sì, grazie alle indagini diagnostiche operate già qualche anno fa e più di recente da Marco Cardinali e Beatrice De Ruggieri, sì è potuta meglio studiare la genesi e il processo creativo di quelle tele [...]

link: