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17 gen 2017

"Fra Cranach e Caravaggio, il motivo di Giuditta fra la Riforma e la Controriforma", conferenza di Donatella Chiancone-Schneider a Firenze il 20 gennaio

La conferenza si terrà venerdì 20 gennaio 2017 alle ore 20:15 presso il Deutsches Institut di Firenze


Con la Riforma luterana il motivo di Giuditta e Oloferne ha un’esplosiva fioritura nelle arti visive che si protrae con lo stesso slancio durante la Controriforma. Peraltro la rappresentazione dei due personaggi biblici si differenzia notevolmente fra i paesi cattolici e protestanti e la sua interpretazione cambia altresì nel corso nelle generazioni. La presentazione di Donatella Chiancone-Schneider, venerdì 20 gennaio 2017 alle ore 20:15 presso il Deutsches Institut di Firenze, illustra lo sviluppo della caratterizzazione di Giuditta e dei simboli a lei connessi grazie a capolavori fra l’altro di Cranach il Vecchio, ritrattista ufficiale di Martin Lutero, e di Caravaggio, controversa figura di punta della Controriforma (fonte: Deutschesinstitut.it)

Donatella Chiancone-Schneider, nel corso di una recente intervista alla trasmissione Radio Colonia, si era espressa sull'autografia della Giuditta e Oloferne rinvenuta a Tolosa, suggerendo che possa trattarsi di un’opera fortemente influenzata da Caravaggio ma di mano della giovane Artemisia Gentileschi, autoritrattasi nelle fattezze di Giuditta.


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"La Giuditta nell'ambito del caravaggismo", di Clovis Whitfield

Dalla riflessione sulla Giuditta Lemme e sulla ritrattistica di Leoni, un'analisi ragionata sul possibile autore del dipinto, e un'ipotesi di identificazione di un ritratto del cardinal Del Monte


La notevole tela raffigurante Giuditta con la testa di Oloferne, in collezione Lemme, è stata esposta altre volte in mostre dedicate ad Artemisia Gentileschi, ma non sembra appartenere a quella fase della pittura del Seicento, e neanche a qualsiasi altra fase della attività della pittrice. Vittorio Sgarbi ha suggerito che possa essere addirittura opera di mano di Caravaggio, e infatti l’elemento di illuminazione di piena luce solare ci può rimandare in qualche modo alla stanza di Palazzo Petrignani ove Caravaggio poté dipingere opere quali le Buone venture e i Ragazzi morsi dal ramarro
Tuttavia, il carattere scombinato della rappresentazione non coincide con l’abilità di Caravaggio nell’assemblare diversi frammenti del suo mosaico ottico, ma l’interesse che però il dipinto palesa per la somiglianza delle fattezze, nonché per certi accessori di costume, forse ci possono indirizzare verso il nome talentuoso di Ottavio Leoni. Noi consideriamo costui quasi solamente come un grande disegnatore, cosa che del resto risulta dal fatto che i disegni suoi hanno avuto molta circolazione anche in tempi moderni, ed invece all’epoca costituivano solo una risorsa complementare alla sua professione di ritrattista, una specie di archivio che gli permetteva di rispondere a richieste di ulteriori edizioni del ritratto dipinto. All’inizio della carriera fu indubbiamente in contatto con Caravaggio, a dispetto del fatto che questi negava di averlo frequentato, ammettendo solo di conoscerlo durante la famosa causa per il libello anti Baglione
Qualche dipinto è venuto a galla in questi ultimi anni, come ad esempio il piccolo rame, firmato, a Detroit di Susanna e i vecchioni, e anche una Processione con un cardinale. Questa Processione, recentemente donata al Metropolitan Museum, è un affascinante rame (39.4 X 37,5 cm, Gift of Damon Mezzacappa, 2012; 543) che ci consente di sostenere un' altra attribuzione ad Ottavio Leoni pittore. Non se ne hanno notizie precise nella letteratura artistica, tuttavia si può suggerire che le fattezze del Cardinale non sono dissimili da quelle del Cardinal del Monte, come appare ne disegno, realizzato dall’artista nel 1616, ora al Ringling Museum, di Sarasota [...]

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"Caravaggio 2017. La biografia seicentesca di Giovan Pietro Bellori", conferenza di Sante Guido a La Valletta


Conferenza del prof. Sante Guido.
Interverrà il prof. Denis De Lucca, Direttore dell’International Institute for Baroque Studies. 
Evento realizzato con il patrocinio della University of Malta - International Institute for Baroque Studies. 
Giovan Pietro Bellori (Roma 1613-1696) fu uno dei più importanti teorici della storia dell'arte e con la sua celeberrima relazione “L'Idea del Bello” del 1664, tenuta presso l'Accademia di San Luca a Roma, cambiò il gusto in Europa; fu inoltre il biografo degli artisti del Barocco Italiano al punto da essere considerato come l'equivalente di epoca barocca di Giorgio Vasari
Il grande storico dell'arte Julius von Schlosser, nel 1924 nella sua fondamentale La letteratura artistica manuale delle fonti della storia dell'arte moderna scriveva: “Il più importante storiografo dell’arte non solo di Roma, ma di tutta l’Italia, anzi dell’Europa, nel Seicento è l’erudito Giovan Pietro Bellori, il cui valore e il cui influsso oltrepassano di molto i limiti dello stretto campo a cui appartiene” sebbene nel 1950, Roberto Longhi criticò aspramente Bellori perché non capì i valori rivoluzionari dei grandi artisti del Seicento come Vélazquez, Bernini, Rubens, Cortona e Borromini
La biografia di Caravaggio del Bellori resta il testo fondamentale per capire la vita del grande pittore "maledetto". Sante Guido, leggendo e commentando le pagine del Bellori, e contemporaneamente illustrando le opere del Caravaggio, ricostruisce il clima artistico e culturale in cui sono maturati alcuni tra i più grandi capolavori della storia dell’arte mondiale. 
Ingresso libero

Fonte: Istituto Italiano di Cultura La Valletta

13 gen 2017

Il Maestro di Hartford? Ma era Prospero Orsi! Risolto il dilemma della mostra alla Galleria Borghese? Un articolo di Clovis Whitfield



I dipinti del cosiddetto “Maestro di Hartford" sono al centro della mostra ora a Villa Borghese. 
Sono passati quasi 75 anni da quando il quadro che ha dato il nome a questo pittore è arrivato al Wadsworth Atheneum di Hartford, e se il catalogo della mostra romana privilegia ancora i saggi di Longhi, Argan e Spezzaferro (che non sono riusciti a risolvere i problemi che le sue opere presentano) è la dimostrazione che non molto progresso è stato fatto nel riconoscerne il ruolo nell’ambito del caravaggismo. Vero è che almeno non dobbiamo più seguire lo Zeri nel vedervi opere precoci dello stesso Caravaggio e tuttavia il pubblico forse avrebbe potuto essere illuminato dal suggerimento, fatto più volte nel passato, che quello opere siano parte dell’attività del suo intimo amico, Prospero Orsi. La mostra però si appalesa del tutto contraria a questa interpretazione, quasi che si debba a tutti i costi proteggere Caravaggio da qualsiasi deviazione dai miti che lo circondano, come se questa realtà gli potesse nuocere. Eppure qualcosa si può imparare anche dalle altre opere dell’Orsi, come pure dalle copie che egli ha fornito, ancora vivente Caravaggio, considerando quindi che i suoi dipinti non sono solamente quelli attribuiti al Maestro di Hartford. L’imitazione ossessiva di particolari naturalistici da parte di Caravaggio non era comunque una derivazione stilistica, ma una espressione intrinseca del modo in cui era capace di vedere e dipingere, e conviene di più cercare di evidenziare come questa oggettività si sviluppi in altri temi, oltre al genere della natura morta. 
Orsi è uno dei pochi nomi costantemente associato a Caravaggio (ed anche il catalogo ci dice che Caravaggio lo “frequentò assiduamente nei suoi primi anni romani”) sia durante il soggiorno a Roma, quanto dopo. E’ presente con il pittore in molti dei casi giudiziari che lo riguardarono, e sappiamo che preparò versioni di composizioni già famose per diversi clienti, anche trattando opere che erano palesemente originali [...]

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12 gen 2017

"Iconografia di San Matteo e Caravaggio: una rivoluzione fatta coi piedi", con Anna Maria Panzera il 13 gennaio al Teatro Vittoria


Anna Maria Panzera ripercorre l'evoluzione dell'iconografia di san Matteo, rintracciando a Roma e nel nord Italia i precedenti del famoso ciclo di Michelangelo Merisi nella chiesa di San Luigi dei Francesi.
Venerdì 13 gennaio alle 17 presso il Teatro Vittoria di Roma, in piazza Santa Maria Liberatrice 10.

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