19 mar 2017

Giornata di studio "Intorno ai Santi Quattro Coronati: ipotesi a confronto", 21 marzo alla Galleria Spada



Il Polo Museale del Lazio, diretto da Edith Gabrielli, in collaborazione con la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali diretta da Claudio Parisi Presicce e con l'ausilio di Arthemisia Group, presenta presso la Galleria Spada, diretta da Adriana Capriotti, una giornata di studio dedicata al dibattuto dipinto caravaggesco raffigurante i Santi Quattro Coronati del Museo di Roma, presente in Galleria per la durata della mostra su Artemisia Gentileschi in corso a Palazzo Braschi. 
L'opera, protagonista di una delle iniziative del ciclo Ospiti della Spada, fu all'inizio del secolo scorso attribuita allo stesso Caravaggio ed è ormai da un secolo oggetto di un articolato dibattito critico che l'esposizione in corso presso la Galleria ha mirato a recuperare e riprendere. La giornata di studio di martedì 21 marzo 2017 intende, quindi, porsi come luogo di approfondimento e argomentazione delle varie tesi specialistiche che si sono, nel tempo, concentrate sul quadro. Conseguentemente, saranno coinvolti nel dibattito, che si articolerà attraverso interventi nel corso della mattinata, gli studiosi provenienti da diverse università e istituzioni che hanno maggiormente contribuito sia al recupero della storia dell'opera, originariamente appartenente alla distrutta chiesa romana di Sant'Andrea in Vincis, sia alla sua ipotetica e ramificata collocazione nei diversi ambiti del caravaggismo. 
La giornata di studio di martedì 21 marzo si svolgerà a Palazzo Spada, nell’imponente Salone di Pompeo - per l'occasione concesso dal Consiglio di Stato - dove si potranno ammirare le decorazioni illusionistiche realizzate nel 1635 da Agostino Mitelli e Michelangelo Colonna: sarà, in tal modo, possibile anche recuperare la visione di uno dei principali interventi decorativi della fase seicentesca del Palazzo, intervento dovuto alla committenza del cardinal Bernardino Spada, per il quale fu, tra l'altro, realizzata la celeberrima Colonnata prospettica di Francesco Borromini
L'opera in esame permette anche l'approccio ad un'iconografia centrata sul tema raro e complesso del martirio dei Santi Quattro Coronati, nonché l'apertura alla più generale problematica della committenza artistica delle Confraternite romane, essendo il dipinto stato eseguito nei primi anni del Seicento per la Compagnia dei Marmorai, un importante sodalizio che riuniva scultori, scalpellini e tagliapietre. 
Presiede Alessandro Zuccari, interventi di Adriana Capriotti, Isabella Colucci, Pierluigi Carofano, Massimo Moretti e Gianni Papi.
La Giornata seguirà il programma indicato nella locandina e si svolgerà dalle ore 10.00 alle ore 13.00. Entrata libera sino ad esaurimento posti.

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14 mar 2017

Da Caravaggio a Bernini. Capolavori del Seicento italiano nelle collezioni reali di Spagna

"Da Caravaggio a Bernini. Capolavori del Seicento italiano nelle collezioni reali di Spagna", a cura di Gonzalo Redín Michaus. Dal 14 aprile al 30 luglio 2017 alle Scuderie del Quirinale



Attraverso una straordinaria selezione di dipinti e sculture, la mostra Da Caravaggio a Bernini. Capolavori del Seicento italiano nelle Collezioni Reali di Spagna riflette gli strettissimi legami politici e le strategie culturali stabilite tra la corte spagnola e gli stati italiani nel corso del XVII secolo.
Ad arricchire le raccolte d’arte della dinastia asburgica contribuirono i frequenti doni diplomatici da parte dei governanti italiani, determinati a guadagnarsi il favore dei sovrani di Spagna che con i loro possedimenti – il Viceregno di Napoli e lo Stato di Milano – condizionarono dalla metà del Cinquecento l’evoluzione della complessa situazione politica italiana. È questo il caso di due tra i dipinti più spettacolari in mostra, Lot e le figlie di Guercino e La conversione di Saulo di Guido Reni, donati a Filippo IV dal principe Ludovisi allo scopo di garantire la protezione spagnola sul minuscolo Stato di Piombino.
Moltissime altre opere d’arte, tra le quali il magnifico Crocifisso del Bernini proveniente dal Monastero di San Lorenzo del Escorial, opera raramente accessibile al grande pubblico, vennero commissionate o acquistate da mandatari del re; altre ancora vennero ordinate o comprate, come nel caso della Salomè di Caravaggio, dai rappresentanti della monarchia spagnola in Italia (ambasciatori e viceré) inviati presso la corte pontificia o a Napoli, alla morte dei quali le opere andarono ad accrescere le collezioni reali.
L’interesse per la cultura italiana da parte dei sovrani spagnoli si riflette inoltre negli inviti a lavorare a corte rivolti a maestri quali il napoletano Luca Giordano, attivo in Spagna per un decennio. Ed è testimoniato infine dai viaggi in Italia di alcuni artisti spagnoli, come José de Ribera, che giunse a Roma nel 1606 e trascorse la maggior parte della sua vita a Napoli. Di questo artista la mostra espone cinque capolavori tra cui il celebre Giacobbe e il gregge di Labano.
Il primo soggiorno di Velázquez in Italia, tra il 1629 e il 1630, si rivelò fondamentale per la sua pittura, come dimostra l’eccezionale Tunica di Giuseppe, tra i maggiori raggiungimenti della sua intera opera, mentre il suo trionfo come ritrattista presso la corte pontificia avvenne in occasione del suo secondo viaggio italiano tra il 1649-1650.
Nel 1819, per volere del re Ferdinando VII, venne creato il Museo Real – in seguito Museo del Prado – in cui furono raccolte opere provenienti per la maggior parte dalle Collezioni Reali. Quelle che non vennero trasferite nel museo rimasero presso le residenze a disposizione dei monarchi, i cosiddetti Reales Sitios. Nel 1865 la regina Isabella II rinunciò alla proprietà personale dei beni ereditati dai propri antenati e ne cedette la gestione allo Stato, ponendo le basi di quello che oggi è Patrimonio Nacional. E’ da questo straordinario fondo collezionistico, a tutt’oggi sottoposto alla tutela di Patrimonio Nacional, che i capolavori oggi presentati a Roma sono stati selezionati sulla base del loro eccezionale valore artistico e storico.

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08 mar 2017

"Caravaggio superstar", una recensione di Emilio Negro e Nicosetta Roio alla giornata di studi del primo marzo




In rete si sa, gira di tutto. E proprio in rete ci è stato segnalato da Gian Carlo Pellacani - già Magnifico Rettore dell’Università di Modena e Reggio Emila, e grande appassionato di pittura - un breve e sconsolante filmato in cui alcuni ragazzi, dall’apparente età di studenti universitari, intervistati su cosa sia il suffragio universale rispondono candidamente confondendolo con l’assonante Diluvio Universale. 
Lunedì scorso, primo marzo 2017, invece abbiamo provato una grande soddisfazione, vedendo tutti i posti dell’Aula Magna e dell’aula 1 del Dipartimento di Storia dell’Arte e Spettacolo (Facoltà di Lettere e Filosofia, Sapienza Università di Roma) occupati da tantissimi studenti e appassionati d’arte che, come noi e l’amico Michele Maccherini (studioso di lungo corso del concittadino senese Giulio Mancini) hanno voluto seguire l’impegnativo dibattito: Sine ira et studio. Per la cronologia del giovane Caravaggio: estate 1592 - estate 1600. Opinioni a confronto. L’appuntamento imperdibile dal titolo di tacitiana memoria quanto mai azzeccato, è nato dalla felice collaborazione tra importanti istituzioni romane, assai care agli storici dell’arte di tutto il mondo: il Dottorato di ricerca in Storia dell’arte della la citata Sapienza, il Dipartimento di studi Umanistici dell’Università di Roma Tre e la gloriosa Bibliotheca Hertziana - Max Planck Institut für Kunstgeschichte. 
L’artefice di questa “grande magia” che è lontana anni luce dalle evasive risposte imbarazzanti sul suffragio/Diluvio Universale, è stato innanzitutto, ça va sans dire, Michelangelo Merisi da Caravaggio, l’eternamente giovane maestro che, per quanto si è potuto vedere, riesce ancora a magnetizzare l’attenzione di tantissimi giovani e meno giovani come quelli che occupavano tutti i banchi, o erano in piedi, oppure seduti per terra, neanche fossero lì per assistere al concerto della rock star di turno. 
Alessandro Zuccari e Maria Cristina Terzaghi, solerti e ospitali “padroni di casa”, hanno organizzato e diretto con gentile fermezza tutta la serie degli incontri; i due studiosi, entrambi colonne portanti della ricerca caravaggesca, sono stati poi apprezzati in veste di relatori, rispettivamente per le due versioni del Ragazzo morso da un ramarro e la Canestra dell’Ambrosiana e il tema della natura morta; nella prima Zuccari ha affrontato lo spinoso problema di Caravaggio autore di opere irripetibili copiate da altri, o replicate da egli stesso? Nella seconda la Terzaghi ha dibattuto di un tema che per molti aspetti va di pari passo con l’importante esposizione della Galleria Borghese dedicata a L’origine della natura morta in Italia. Caravaggio e il Maestro di Hartford (opportunamente prorogata fino al 12 marzo 2017), mostrando anche un interessante inventario seicentesco che descrive nei dettagli due nature morte del tutto simili a quelle del Maestro di Hartford, di fianco alle quali fu scritto in un secondo momento il nome “Gerardo” che, a nostro giudizio, potrebbe sì essere associato ad un pittore fiammingo (secondo una delle ipotesi della Terzaghi), ma anche a quello del marchigiano Giovanni Mario Gherardi, che bazzicava l’ambiente tra il Cavalier d’Arpino e Caravaggio (anche il Gherardi faceva il copista, le teste e pare anche le nature morte: L. Calenne, Prime ricerche su Orazio Zecca da Montefortino (oggi Artena). Dalla bottega del Cavalier d’Arpino a quella di Francesco Nappi, Roma, 2010) [...]

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07 mar 2017

"Iconografia di un santo. Il San Girolamo di Caravaggio a Milano", di Michele Cuppone


Ancora pochi giorni per visitare la mostra presso la Pinacoteca Ambrosiana, Milano – prorogata fino al 12 marzo. Un capolavoro dell’ultimo Caravaggio romano, il San Girolamo scrivente, sostituisce temporaneamente la Canestra di frutta in prestito alla Galleria Borghese. Intorno a esso una serie di disegni testimoniano la fortuna iconografica del santo nell’arco di tre secoli. 


Un simbolico quanto singolare scambio temporaneo di capolavori caravaggeschi, a distanza di spazio e di tempo (Roma e Milano dopo quattro secoli), fra due cardinali che pure diversissimi furono tra loro come personalità – diversità sulla quale trionfa, nella sua unità, la grandezza spirituale dell’arte di Caravaggio, come scrive per l’occasione Anna Coliva. Mentre infatti la Canestra di frutta un tempo appartenuta a Federico Borromeo, dalla Pinacoteca Ambrosiana è andata alla Galleria Borghese per una mostra sulla natura morta, da qui ha fatto il percorso inverso il San Girolamo scrivente già di Scipione Borghese, per divenire perno di un’esposizione sull’iconografia del santo dottore della Chiesa. Sobria – in sintonia con la vita di asceta e studioso di Girolamo, probabilmente meno conosciuta di appuntamenti caravaggeschi recenti o concomitanti (tra i quali Attorno a Caravaggio a Brera e Artemisia Gentileschi e il suo tempo a Roma), eppure di un certo interesse e non solo più banalmente per l’arrivo di un Merisi in città. 

Il San Girolamo scrivente di Caravaggio 
Il San Girolamo scrivente di Caravaggio è ancora un’altra delle sue potenti invenzioni, capace egli com’era sempre di rinnovare, semplificando al tempo stesso, iconografie consolidate. Originale qui il formato e la concezione spaziale tutte in orizzontale, con i due fulcri della composizione costituiti dalla testa del santo e dal teschio, in un dialogo muto tra gli stessi. Il quadro, basato su una tavolozza essenziale dove predomina il rosso della veste sugli altri toni più neutri o spenti, è ancor meno convenzionale della già mirabile versione di Montserrat e per molti versi considerata suo “clone”. Entrambe sono datate tra maggio 1605 e maggio 1606, vale a dire all’ultimo anno del glorioso soggiorno romano del pittore, finito rovinosamente con il ferimento mortale di un suo rivale, che gli costò la fuga dall’Urbe e l’inizio di una fase artistica comunque feconda e stilisticamente differente. Peraltro, egli dipingerà ancora un altro e ben diverso San Girolamo a Malta, mentre almeno un altro paio di versioni, a Napoli e a Messina, sono ricordate dalle fonti ma ancora da rintracciare [...]

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06 mar 2017

Presentazione di “Caravaggio, Genio d’Europa” di Rossella Vodret, il 9 marzo a Brera



CARAVAGGIO ARTE MUSICA E SCENA - Serata di parole e musica dedicato al grande artista e presentazione del volume edito da UTET Grandi Opere “Caravaggio, Genio d’Europa” di Rossella Vodret 
Sala Maria Teresa- Biblioteca Braidense, Via Brera 28- Milano 
Giovedì 9 marzo ore 18.15 
Prenotazione obbligatoria a: d.gimigliano@bixpromotion.it
Ufficio Stampa: Donatella Gimigliano tel.+39 328 7310171 – email: d.gimigliano@bixpromotion.it 

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