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25 mag 2016

“Rivelazioni e nuove ipotesi sul Seppellimento di S. Lucia“: conversazione di Enzo Papa il 26 maggio a Siracusa


Giovedì 26 maggio alle 17.30 presso la sala conferenze dell’Archivio di Stato di Siracusa in via Turchia 4, avrà luogo la conversazione Rivelazioni e nuove ipotesi sul "Seppellimento di S. Lucia". Il problema della committenza del professore Enzo Papa, organizzata e promossa dalla Società Siracusana di Storia Patria. Si parlerà in particolare delle origini e delle motivazioni che portarono Caravaggio a realizzare il suo primo capolavoro in terra siciliana.
I lavori saranno aperti dai saluti di Concetta Corridore, direttrice dell’Archivio di Stato di Siracusa e introdotti da Sebastiano Amato, presidente della Società Siracusana di Storia Patria.

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"Punti di vista: il san Pietro crocifisso di Michelangelo e Caravaggio, i laici, il clero e l'eucarestia", di Andrea Lonardo


Antefatto 
Dopo aver guidato un gruppo di sacerdoti nella visita della Paolina, mi viene offerto il dono di concelebrare nella Cappella stessa. Mentre il celebrante predica, levo lo sguardo. Pietro mi sta guardando mentre viene crocifisso. Non me ne accorgo da critico d’arte, ma da concelebrante. Non stavo studiando quel quadro, semplicemente l’ho guardato distrattamente, perché la mente era rivolta ad ascoltare le parole dell’omelia. Non c’è dubbio. Pietro guarda verso l’altare, verso chi celebra, verso l’eucarestia. Solo al termine della messa vado vicino. Le sue pupille sono rivolte indietro. Fissano l’altare. In fondo è normale che un critico d’arte non si accorga del particolare. Perché è un laico e guarda l’affresco dal suo punto di vista, che è quello del fedele seduto nella navata. Ma Michelangelo dipinge quell’affresco pensando all’eucarestia e al papa che la celebra. Continuando a fissare entrambi gli affreschi dall’altare ci si accorge poi che quello è il punto di vista corretto per contemplare entrambi gli affreschi. Anche l’affresco della Conversione di Paolo deve essere visto da quel punto peculiare di vista [...]

Antefatto 
Il giorno dopo aver scoperto che Pietro guarda verso il cuore della cappella, verso l’eucarestia, telefono al parroco di Santa Maria del Popolo. Sono sicuro prima di sapere la sua risposta. Lo prego – ci conosciamo bene – di andare nella Cappella Cerasi, di mettersi di spalle all’altare e di dirmi se Pietro fissa l’altare ed il tabernacolo. E, se possibile, di scattare una foto da quell’angolatura. Sono sicuro della risposta. Mi ritelefona dopo pochi minuti: “Come facevi a saperlo? È vero, guarda verso l’altare, non me n’ero mai accorto. Tutte le guide ripetono accompagnando i gruppi che Pietro crocifisso è posto da Caravaggio in quella postura per guardare chi entra nella Cappella. Non è così, guarda l’eucarestia”.
La Crocifissione di Pietro della Cappella Cerasi mostra da sola che senza una forzatura ideologica non si può presentare il Caravaggio come un pittore che avrebbe ignorato la tradizione pittorica precedente. Il Merisi, nel dipingere il martirio di Pietro cita l’affresco di Michelangelo nella Cappella Paolina e fa voltare anche lui, come il grande maestro che portava il suo stesso nome di Battesimo, lo sguardo di Pietro verso l’eucarestia. Anche per Caravaggio il punto di vista è determinante: Pietro non si volge a chi entra nella Cappella, bensì al sacerdote che consacra l’eucarestia.
Questo solo particolare basterebbe a screditare chiunque ripeta che il realismo è l’unica chiave di lettura dell’opera di Caravaggio. La pittura del Merisi è, infatti, impastata di simbolismo e riflette continuamente l’oggettività della fede cristiana, come nell’altare e nel fonte battesimale del Martirio di San Matteo, dove i neofiti si affollano nudi per il Battesimo appena ricevuto ed un ministrante in vesti liturgiche bianche fugge impaurito, così pure nella luce di grazia che accompagna la Vocazione di Matteo e, prima ancora, la Maddalena penitente.
Dalla Contarelli alla Cerasi è la stessa luce che manifesta la chiamata di Paolo – resa ancora più simbolicamente con la scomparsa della figura del Cristo – ed è la stessa realtà sacramentale testimoniata dallo sguardo di Pietro che non ha altro da contemplare prima di morire che il Cristo nascosto nell’eucarestia consacrata sull’altare.
Nella rappresentazione di Pietro, Caravaggio è debitore a Michelangelo, ne avverte il debito e lo dichiara, mentre a suo modo cerca di superarlo ...

Leggi l'articolo integrale su Gli Scritti

Leggi un precedente articolo di Pietro Caiazza sullo stesso tema, pubblicato su Caravaggio400

L'arte incontra l'integrazione: a Lampedusa un Caravaggio per ricordare il piccolo Aylan


LAMPEDUSA. Un Caravaggio per ricordare il piccolo Aylan, un tributo simbolico a tutte le vittime migranti. La tela scelta dalle Gallerie degli Uffizi, un Amorino, un angelo profondamente addormentato, si pone come omaggio al bimbo siriano morto sulla spiaggia turca, ma anche ai tanti piccoli che sono nati in mare, durante la migrazione, o coloro che sono riusciti a sopravvivere grazie ai soccorsi. Il dipinto giunge a Lampedusa, con moltissime altre opere prestate dai principali musei dell’area del Mediterraneo, per formare il primo nucleo espositivo del Museo della Fiducia e del Dialogo per il Mediterraneo, che sarà inaugurato venerdì 3 giugno nell’isola siciliana. In questa occasione aprirà le porte anche il Museo Archeologico delle Pelagie, nato dal grande impegno della Regione Siciliana e della Soprintendenza ai Beni Culturali e Archeologici della Provincia di Agrigento guidata da Caterina Greco [...]
In queste ore un ponte comune organizzato dalle Forze dell’Ordine sta facendo giungere a Lampedusa il primo corpus di opere dalle Gallerie degli Uffizi, dal Museo del Bardo di Tunisi, dal Mucem di Marsiglia, dal Museo Storico Navale della Marina Militare e dal Museo Correr di Venezia, dal Museo Pelagalli "Mille voci mille suoni" (Bologna), dalla Biblioteca Panizzi (Reggio Emilia), dal Museo delle Trame Mediterranee di Gibellina (TP), dal MUDIA di Agrigento, dai musei Abatellis e Salinas, e dalla Fondazione Sicilia - Villa Zito (Palermo) ...

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24 mag 2016

Giallo dei disegni del Caravaggio: caso chiuso, Palazzo Marino risarcito



Caravaggio non trova pace con la legge neppure da morto. In vita si rese protagonista di numerosi episodi di violenza, aggressioni e lesioni, finché nel 1606 fu condannato a morte per aver ucciso un rivale durante una partita di pallacorda. Scampò la pena fuggendo e continuò a dipingere. Ora si conclude l’ultima vicenda giudiziaria che vede coinvolta la figura dell’artista. A quattro anni dall’annuncio della controversa scoperta degli studiosi Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli, che attribuirono a Caravaggio cento disegni del Fondo Peterzano, è stata emessa la sentenza di condanna nei loro confronti. Ora dovranno risarcire il Comune di Milano per 50mila euro, per averne leso l’immagine e aver prodotto una pioggia di critiche nei confronti dell’ente e dei curatori senza, come motiva la sentenza, presentare prove certe della riconducibilità dei disegni al Merisi ...

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23 mag 2016

"Da Michelangelo a Caravaggio": conferenza di Silvia Danesi Squarzina il 24 maggio a Bassano Romano



"Il Ritratto di Cavaliere di Malta di Caravaggio (1608)": conversazione il 24 maggio a Milano con Marco Carminati



Martedì 24 maggio, in occasione della mostra La bellezza ritrovata, alle Gallerie d'Italia si terrà il primo incontro del ciclo di conferenze dal titolo La bellezza raccontata, che vedrà Marco Carminati discutere di Caravaggio.
In particolare verrà esaminata l'opera Il cavaliere di Malta. L'esperto d'arte Marco Carminati ne parlerà insieme ad Andrea Kerbaker, curatore delle conversazioni.
Il quadro sarà lo spunto per esaminare il contesto in cui venne realizzato, dal clima culturale ai luoghi geografici specifici di produzione. Al termine dell'incontro il pubblico potrà vedere l'opera di persona.

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19 mag 2016

Il Caravaggio di Palermo: la "Natività" con i santi Lorenzo ... e Francesco?



Sono disponibili on line gli interventi di Michele Cuppone e Rodolfo Papa nella puntata di Siamo Noi dedicata all'arte sacra, andata in onda su TV2000 il 27 aprile 2016 (video).
Parlando del furto della Natività di Palermo, datata 1600, è stata presentata l'ipotesi che il personaggio tradizionalmente identificato come san Francesco non sia tale.
L'ipotesi è comunque ripresa in un contributo in corso di pubblicazione, di cui qui si dà un'anticipazione:

«È singolare vedere un san Francesco stempiato che, rispetto ai quadri di Hartford, Cremona e Carpineto e al di là della già sintomatica assenza delle stimmate, solo in tale occasione Caravaggio raffigura con barba e capelli neri anziché castani, il saio senza strappi né rattoppi e aggiungendovi il mantello. Il tutto, assieme alla posizione più arretrata (sembra anche rispetto al bue) e parzialmente nascosta dalle altre figure, fa sospettare che possa trattarsi di un semplice frate francescano; con vesti più cappuccine che conventuali, come ci si attenderebbe poiché conventuali erano i frati della vicina chiesa di San Francesco, con i quali l’omonima compagnia ebbe più strette relazioni intorno al 1600. Quando sull'opera non si era ancora adagiata la più usuale denominazione di Natività con i santi Lorenzo e Francesco discendente dall’indiretta lettura di Bellori, il personaggio sullo sfondo non sempre era stato riconosciuto immediatamente e inequivocabilmente come il santo di Assisi: alcuni studiosi, liberi da condizionamenti ancorché non avendo notato il cordone annodato in vita (o piuttosto non avendolo considerato accessorio esclusivo dei frati), l’avevano visto come pellegrino; altri come pastore; qualcun altro ancora manifestava il pensiero, evidentemente non isolato, secondo cui la lettura come san Francesco viene accettata per tradizione e autorevolezza delle fonti, se comunque a prima vista “vediamo un frate cappuccino che giunge le mani in preghiera”; più recentemente, si è parlato di un “san Francesco in veste fratesca”. 
Se dunque di semplice frate si tratta, esso rappresenterebbe l’adorazione da parte dei religiosi accanto a quella della gente comune incarnata nel pastore più a destra (che tale si riconfermerebbe, anche per la presenza dell’angelo con cartiglio tipica dell’annuncio ai pastori). In ogni caso sarebbe più opportuno chiamare il quadro semplicemente Natività, ovvero Adorazione del Bambino». (di Michele Cuppone)