19 gen 2018

Proroga della mostra "Dentro Caravaggio" al 4 febbraio e giornate di studio

La prima sala della mostra, che unisce per la prima volta la Giuditta e un suo documento di pagamento del 1602 (Ph. Molteni & Motta)

La grande mostra Dentro Caravaggio in corso a Milano, a Palazzo Reale, è stata prorogata di una settimana: la chiusura inizialmente prevista per domenica 28 gennaio è stata infatti posticipata a domenica 4 febbraio. La decisione è stata presa dalla direzione di Palazzo Reale e dal produttore MondoMostre Skira, dato il grande successo della rassegna: dal 29 settembre al 17 gennaio sono stati oltre 320.000 i visitatori che si sono recati a Milano per ammirare le opere di Michelangelo Merisi (Milano, 1571 - Porto Ercole, 1610). A questo link è possibile leggere la recensione della mostra, scritta da Ilaria Baratta
Durante la settimana di proroga, la mostra sarà aperta tutti i giorni dalle 9:30 a mezzanotte, tranne lunedì 29 gennaio, giorno in cui aprirà alle 13:30. L’ingresso, nell’ultima settimana, sarà consentito solo ai singoli visitatori non prenotati: non potranno dunque accedere gruppi e possessori di biglietti open, né sarà possibile prenotare. L’organizzazione consiglia di scegliere le fasce serali. Ultimo accesso alle ore 23. 
Il 29 e il 30 gennaio ci saranno poi due Giornate di studio (incontri con ingresso libero fino a esaurimento posti, nella Sala Conferenze di Piazza Duomo 14) che vedranno alternarsi, nella prima giornata, Rossella Vodret (curatrice della mostra), Keith Christiansen (Metropolitan di New York), Alessandro Zuccari (Università La Sapienza di Roma), Raffaella Morselli (Università di Teramo), Francesca Cappelletti (Università di Ferrara), Stefania Macioce (Università La Sapienza di Roma), Cristina Terzaghi (Università di Roma Tre), Massimo Ammaniti (Università La Sapienza di Roma). Nella seconda giornata, tutta dedicata alla tecnica pittorica di Caravaggio, ci saranno invece Claudio Falcucci (responsabile delle indagini diagnostiche di diverse opere in mostra), Kamilla Kalinina (Ermitage di San Pietrobourgo), Ulderico Santamaria e Fabio Morresi (Musei Vaticani), Isabella Castiglioni (CNR - Istituto di Bioimmagini e Fisiologia Molecolare). Le giornate di studio, come la mostra, sono state rese possibili grazie al contributo del Gruppo Bracco e di Intesa Sanpaolo. 

Ecco il programma completo: 

Prima sessione: 29 gennaio – Storia dell’arte e rapporto con la diagnostica - coordinatore Rossella Vodret 
ore 9:30 - Apertura dei lavori, Saluti istituzionali 
ore 10:00 - Visita riservata alla mostra Dentro Caravaggio 
11:45-12:00 - Coffee break 
12:00 - Rossella Vodret, curatore della mostra e già Soprintendente Speciale per il Polo Museale di Roma: “Dentro Caravaggio” tra storia dell’arte e analisi tecniche: conferme e questioni aperte 
12:30 - Keith Christiansen, Presidente del Comitato scientifico della mostra, e Presidente del dipartimento di pittura europea John Pope-Hennessy del Metropolitan Museum 
13:30-15:00 - Visita alla mostra L’Ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri, presso le Gallerie d’Italia (lunch per i relatori) 
15:30 - Alessandro Zuccari, Sapienza Università di Roma: Per la cronologia di Caravaggio precedente alla cappella Contarelli 
16:00 - Raffaella Morselli, Università di Teramo: Questioni di scudi e di spade. Le finanze di Caravaggio 
16:30 - Massimo Ammaniti, Sapienza Università di Roma: Caravaggio e la rappresentazione del trauma 
16:30-16:45 - Coffee break 
16:45 - Tavola rotonda (Rossella Vodret, Claudio Falcucci, Massimo Ammaniti, Francesca Cappelletti, Isabella Castiglioni, Keith Christiansen, Kamilla Kalinina, Stefania Macioce, Fabio Morresi, Raffaella Morselli, Ulderico Santamaria, Cristina Terzaghi, Alessandro Zuccari) 

Seconda sessione: 30 gennaio – Approfondimenti sulla tecnica pittorica - coordinatore Claudio Falcucci 
9:30 - Introduzione (Claudio Falcucci
9:45 - Stefania Macioce, Sapienza Università di Roma: Indizi per la Giuditta Turquin 
10:15 - Claudio Falcucci, coordinatore delle indagini diagnostiche della mostra “Dentro Caravaggio” 
10:45-11:00 - Coffee break 
11:00 - Kamilla Kalinina, Museo dell’Ermitage 
11:30 - Ulderico Santamaria, Fabio Morresi, Musei Vaticani 
12:00 - Isabella Castiglioni, CNR - Istituto di Bioimmagini e Fisiologia Molecolare 
12:30 - Tavola rotonda (Rossella Vodret, Claudio Falcucci, Massimo Ammaniti, Francesca Cappelletti, Isabella Castiglioni, Keith Christiansen, Kamila Kalinina, Stefania Macioce, Fabio Morresi.

(Fonte: Finestre sull'Arte)

16 gen 2018

"Caravaggio e il gusto mafioso": saggio sulla 'Natività' di Palermo di Francesco Paolo Campione



Esce in questi giorni Decodifiche criminali. Saggi su illegalità e comunicazione, a cura di Antonia Cava e Sebastiano Nucera ed edito da Corisco.
Il volume contiene il saggio di Francesco Paolo Campione Il potere di un quadro: Caravaggio e il gusto mafioso, che riguarda in particolare gli studi caravaggeschi per interessarsi al furto della Natività di Palermo, definita suggestivamente "Un santino d'autore".
Caravaggio400 pubblica in anteprima online l'articolo, inserito anche nella Biblioteca on line.
Di seguito eccone l'abstract:

L’affermazione del potere di una organizzazione criminale è indissolubilmente legata a un atto dimostrativo: un omicidio, una rapina eclatante, un furto altrettanto clamoroso prima ancora che delitti fini a se stessi sono ciascuno un messaggio di forza che deve essere veicolato attraverso le forme e i media più eloquentemente connotati dal punto di vista simbolico. Nel caso del fenomeno mafioso, la legittimazione di quel potere si caratterizza per una forma ancipite e apparentemente contraddittoria: da una parte sta l’ostentazione di sfarzo e ricchezza, talora caricati in misura che oltrepassa il grottesco, che è il segno della “rispettabilità” di chi sta a capo del sodalizio delinquenziale; dall’altra, l’inabissamento di ogni tratto distintivo deviante in una dimensione di assoluto anonimato e segretezza. In una accezione “diastratica”, una ipotetica scala ascensionale delle gerarchie mafiose corrisponderebbe a una sempre più sfumata epifania delle caratteristiche macroscopicamente evidenti dell’agire criminale: letteralmente come un’alta montagna, la cui cima starebbe nascosta sotto una coltre di nubi, la dimensione estetica di Cosa nostra diviene insondabile in corrispondenza del suo vertice.
Il mafioso di piccolo calibro è tale poiché il suo personaggio è costruito secondo uno schema rilevante solo nella sua dimensione sociale: un apparato “iconografico” quasi del tutto inderogabile, che prescrive modelli di comportamento, di apparenza all’interno della comunità, di uso dell’immagine improntati al lusso, alla moda appariscente, al “timore” reverenziale che ispirerebbe la sua figura. Un grosso SUV scuro o una potente automobile sportiva, posto che di per sé sono oggetti onesti e del tutto innocui, nella creazione dell’immagine mafiosa si traducono in altrettanti attributi di potenza. Persino lo spazio privato del mafioso deve rendere visibile la sua auto-mitizzazione: il kitsch, l’esagerazione dei rubinetti d’oro o della profusione di decori in falso stile Luigi XV, disegnano l’utopia di un ambiente “imperiale” nel quale il mafioso si rispecchia come un monarca assoluto. 
Eppure, al culmine di quella ideale scala che conviene ascendere per immaginare il luogo più segreto del gusto mafioso, quel ciarpame d’un tratto scompare e con esso le mostruosità di quella estetica pervertita: tutto è spazzato via da un solo oggetto, un quadro, la Natività con i Santi Francesco e Lorenzo di Michelangelo da Caravaggio (1600?) rubata nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969 dall’omonimo Oratorio di Palermo. Il furto di quel dipinto, forse la più grave offesa subita dal patrimonio artistico italiano, non è solo un atto di sfida alla collettività alla vigilia della stagione stragista: è l’investimento di uno statuto simbolico su quell’oggetto, il cui possesso fa credere sia possibile mutare finanche il corso delle cose.


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“Caravaggio visto da ‘dentro’? Andiamoci piano!” Parla Alessandro Zuccari

Prima di una serie di interviste a studiosi caravaggisti su About Art Online. Parla per primo Alessandro Zuccari

Tu sei tra coloro che hanno studiato più a fondo molti aspetti relativi alla figura e all’opera del Caravaggio sia dal punto di vista storico – documentario che dal lato stilistico e iconografico; oggi lo sviluppo della tecnologia sembra poter consentire ulteriori risultati, perfino – a parere di alcuni  per arrivare a sciogliere i dilemmi che ancora sussistono sul fatto che il genio lombardo replicasse o copiasse i suoi lavori; radiografie all’utravioletto, riflettografie infrarosse, MA-XRF, tecniche imaging: dunque è questa la strada che consentirà di arrivare alla soluzione definitiva per una questione che si trascina da tempo? 
R: No, personalmente non lo credo; non si tratta di sciogliere dubbi o scrivere la parola fine; e tuttavia è certo che stiamo toccando un tema importante sul quale è necessario fare chiarezza. A scanso di equivoci dico subito che a mio parere le indagini scientifiche, tra cui quelle che hai citato, sono importanti e considerato lo sviluppo continuo della ricerca in questo campo occorre certamente prenderle in considerazione, ma eminentemente per quanto concerne lo studio della materia pittorica; in questo senso esse assumono il dovuto rilievo perché consentono di comprendere le tecniche e le procedure utilizzate da un artista, di capire quali materiali utilizzati e come sono stati lavorati; insomma si tratta di strumenti utili che a mio avviso, tuttavia, restano complementari. 
– Cioè le indagini diagnostiche possono aiutare a stabilire quale è stato l’iter compositivo di un’opera ma non ad accertare quale mano l’abbia realizzata. 
R: Esattamente, per arrivare a un risultato davvero esaustivo occorre ben altro. 
– Da parecchio tempo ormai da questo punto di vista è sotto i riflettori proprio Caravaggio, diverse opere del quale sono state sottoposte ad indagini diagnostiche, i cui ultimissimi risultati sono stati presentati nel 2016 in un ponderoso volume intitolato Caravaggio Tecnica e stile. Opere a Roma e ora a Milano con la mostra Dentro Caravaggio, in corso a Palazzo Reale, curata da Rossella Vodret ed incentrata proprio sui risultati di indagini relative a svariate opere dell’artista considerate ‘certe’. Tuttavia gli esiti non consentono ancora di superare posizioni che appaiono comunque contrastanti, se pensiamo a come si dividono gli studiosi intorno a ‘doppi’ quali il Ragazzo che sbuccia un limoncello, il Ragazzo morso dal ramarro, Il San Francesco in meditazione, la Cattura di Cristo nell’orto … 
R: Innanzitutto intendiamoci su cosa vuol dire ‘certe’, perché a mio avviso l’eventuale superamento di posizioni contrastanti non potrà avvenire se non quando avremo la visione completa ed esaustiva di tutte le opere davvero sicure di Caravaggio, da un punto di vista stilistico, documentario e a quel punto anche diagnostico. Non credo che bastino le indagini tecniche a stabilire l’originalità di un’opera d’arte rispetto ad un’altra all’apparenza uguale, e questo vale per Caravaggio come per chiunque altro. Quando riusciremo a mettere a confronto determinate opere con una sufficiente campionatura relativa ai contemporanei, allora si potrà capire di più sulle reali affinità e sulle compatibilità stilistiche; tutto quanto è stato meritoriamente svolto e realizzato a livello diagnostico ci fornisce senza dubbio motivi di riflessione ed elementi di valutazione interessanti ma nient’affatto probanti. 
– Sempre a questo riguardo, in una intervista rilasciata ad About Art lo scorso settembre, a ridosso dell’apertura della mostra a Palazzo Reale, due storici dell’arte piuttosto noti anche come esperti della materia su cui indagano da tempo, cioè Marco Cardinali e Maria Beatrice De Ruggieri, hanno sostenuto che, nello studio di un dipinto, stile e procedimento tecnico dovrebbero formare un “binomio imprescindibile” perché “anche la radiografia va considerata come un documento” e riguardo a questo tema delle repliche o delle copie di opere caravaggesche suggerivano un percorso piuttosto diverso da quello per così dire tradizionale [...]


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A San Filippo del Mela sarà presentato il saggio d’arte “Caravaggio a Messina. Storia e arte di un pittore dal cervello stravolto”

Giovedì 18 gennaio 2018, alle ore 17.30, presso l’Ex Palazzo Municipale di San Filippo del Mela (ME) sarà presentato il saggio d’arte “Caravaggio a Messina. Storia e arte di un pittore dal cervello stravolto” della storica dell’arte Valentina Certo, edito da Giambra Editori di Terme Vigliatore. 

L’evento è organizzato dall’UPCF (Università Popolare Comprensoriale Filippese) di San Filippo del Mela, in collaborazione con la FIDAPA sez. Merì Valle del Mela e con il patrocinio del Comune di San Filippo del Mela. Dopo i saluti del presidente dell’UPCF, Vincenzo Diolosà e dell’editore Pierangelo Giambra, interverranno la professoressa Nuccia Miroddi ..... CONTINUA A LEGGERE SU STRETTOWEB.COM

24 dic 2017

Recensione di “Caravaggio. Natività” con un testo di Andrea Camilleri, di Michele Cuppone (su ArtsLife)



Rischia di passare quasi inosservato, tra gli scaffali delle librerie per il formato tascabile e il volume snello, “Caravaggio. Natività” a cura di Filippo Maria Ferro. Edito da Interlinea, l’uscita inaugura la collana “Nativitas” e per questo non poteva andare in stampa in un periodo migliore dell’anno. 
In rare occasioni il critico, cresciuto sotto l’ala di Giovanni Testori, si era dedicato a Merisi. Da ultimo, lo aveva fatto nella prefazione al volume di Franco Moro sui presunti 69 nuovi Caravaggio, che Ferro chiudeva accogliendo la discussa Giuditta trovata di recente in una soffitta a Tolosa. Oggi, l’autore sposta la sua attenzione sull’ultimo, travagliato tempo dell’artista, nel suo costante peregrinare nel Meridione. E si concentra in particolare sul tema della Natività che il pittore affrontò un paio di volte, nell’Adorazione dei pastori (1608-09) di Messina e nella Natività con i santi Lorenzo e Francesco trafugata nel 1969 a Palermo e finita nelle mani della mafia. 
Quest’ultima, dipinta in anni precedenti, vale a dire a Roma (1600) stando alle ultime ricerche. Sarebbe invece napoletana (1606-07) per Ferro, che così recupera, non citando (come accade altrove nel testo) o forse ignorando un’ipotesi di metà Novecento. A ogni modo, per la tela scomparsa lo studioso ammette la genesi romana sulla base di un documento del 1600; ma un’esecuzione appunto più tarda, incompatibile però con lo stesso documento, dove il quadro risulta consegnato nello stesso 1600. 
Comunque non sono le questioni cronologiche, pur avvincenti e affrontate in più passaggi, il cuore del libriccino. Di appena 60 pagine, nelle quali peraltro trova spazio la ripubblicazione di estratti da Andrea Camilleri (unico nome in copertina) e da Renato Guttuso. Del primo, si riportano frammenti da “Il colore del sole”, una sorta di diario siciliano immaginario di Merisi. Del secondo, si attinge da un saggio che rifletteva su Caravaggio come anti accademico e pittore della realtà.
Di suo, il curatore offre un testo che si apprezza per scorrevolezza e taglio narrativo, e che va oltre il mero racconto biografico. Non solo in senso letterale, nel raccontare il ‘dopo Caravaggio’, tra “riverberi napoletani” ed “eredità siciliane” della lezione del maestro. Ma anche per la sensibilità non comune, che si percepisce nel linguaggio e in una certa dote introspettiva, discendente dal fatto che Ferro è persona che eccelle in più campi (insigne psichiatra, oltre che storico dell’arte). È così che si immagina che il lettore si sentirà catturato di pagina in pagina, benché questo piacevole ‘viaggio’ abbia breve durata. 
Chiudono il libro le schede delle due Natività e della copia di quella palermitana – cui ora va ad aggiungersi un’altra copia ancora, nota da una foto di Roberto Longhi e appartenuta al gerarca fascista Luigi Federzoni, pubblicata in queste stesse settimane sulla rivista scientifica “Valori Tattili”. L’autore non manca infine di sottolineare – e bene fa – la fortuna di aver visto in gioventù l’originale, prima del furto. Una ferita mai sanata, ma da cui far nascere una volontà di riscatto e un messaggio di speranza. E proprio ora, più che mai, è tempo di rinascita e di rinnovamento.

link:


Esce "Caravaggio. Catalogo ragionato delle opere autografe, attribuite e controverse", di Fabio Scaletti

Risultato di anni di lavoro esclusivo, questo catalogo ragionato riunisce l’intera opera di uno dei più grandi nomi dell’arte universale, certo il pittore più rivoluzionario e oggi amato: Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. 
In due specifiche sezioni sono ad uno ad uno esaminati e schedati dal punto di vista storico-critico, documentario e scientifico i dipinti riconosciuti originali e tutti quelli di autografia dubbia, dibattuta e comunque non ancora accertata e condivisa, riportando e classificando i pareri della totalità degli studiosi, di ieri e di oggi. L’attenzione viene focalizzata sui casi più importanti e significativi ma si riferiscono anche le attribuzioni più datate o marginali e si dà spazio a quelle che hanno riempito le cronache dei giorni nostri, non dimenticando il tema delle eventuali repliche e censendo le copie antiche esistenti. 
Tutto ciò consente di fare il punto della situazione sugli studi caravaggeschi, mai come ora tanto vitali, effettuando nel contempo un intervento, inderogabile, di assestamento del corpus pittorico dell’artista lombardo. 
La completezza del materiale raccolto e il particolare rigore della trattazione fanno di questo volume una sorta di autorevole “catalogo dei cataloghi” dell’oeuvre caravaggesca. 

Fabio Scaletti, Caravaggio. Catalogo ragionato delle opere autografe, attribuite e controverse, Artstudiopaparo, Napoli, 2017. Due volumi brossurati in cofanetto, cm 24 x 28, 550 pp., 600 ill. a colori e in B/N, euro 140,00.

20 dic 2017

Michelangelo e Caravaggio, la Fondazione cerca "alleati" per valorizzare la grande mostra (da ForliToday)

L'invito a "'collaborare' al buon esito della grande mostra" è rivolto alle associazioni culturali e le scuole.

Conto alla rovescia all'inaugurazione della mostra "L’Eterno e il tempo tra Michelangelo e Caravaggio", in onda ai Musei San Domenico dal 10 febbraio al 18 giugno. La Fondazione Cassa di Risparmio ha rinnovato il bando per gli eventi collaterali all'esposizione al fine di "valorizzare non solo l’evento espositivo ma anche l’intero patrimonio culturale della comunità". L'invito a "'collaborare' al buon esito della grande mostra" è rivolto alle associazioni culturali e le scuole.

Il bando si rivolge in particolare, come di consueto, agli enti aventi natura giuridica privata e senza scopo di lucro che possano dimostrare una comprovata esperienza in ambito culturale; agli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti; e agli istituti scolastici di ogni ordine e grado di istruzione (primaria e secondaria). Ferma restando la possibilità di realizzare progetti condivisi attraverso la costituzione di reti di partenariato tra più soggetti non profit (nel qual caso la richiesta dovrà essere comunque presentata dal solo ente capofila) e fermo restando ovviamente il fatto che gli enti richiedenti devono avere la sede legale e/o operativa nel territorio di intervento della Fondazione.

Consuete anche le tipologie di intervento finanziabili (quali, ad esempio le creazioni e rappresentazioni artistiche; le iniziative in ambito teatrale, musicale e coreutico; gli eventi espositivi, installazioni e proiezioni e i convegni, visite guidate, eventi di valorizzazione del patrimonio storico-artistico) e quelle non finanziabili (come, sempre a titolo di esempio, le iniziative già in atto alla data di presentazione della richiesta o che prevedano ..... CONTINUA A LEGGERE SU FORLI TODAY