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03 mar 2015

"Miti e realtà nel Matteo di Caravaggio", di Pietro Caiazza

L'eminenza della fonte non giustifica un'errata lettura iconografica

matteo
Su L’Espresso del 20 gennaio 2015 Sandro Magister ha rilanciato la tesi dell'identificazione del Matteo nella Vocazione del Caravaggio in San Luigi de’ Francesi a Roma col giovane chino sul tavolo a contare i soldi. La tesi risale al 1985, anno in cui A. Prater, con un articolo in «Pantheon» XLIII (1985), pp. 70-74, (che a sua volta riprendeva una nota di A. De Marco in «Iris» I/1982, pp. 5-7), propose che l’uomo barbuto al centro del tavolo non indicasse con la mano sinistra sé stesso, bensì il giovane alla sua destra sul lato corto del tavolo.
Già allora fu evidente che si trattava di un’idea poco fondata, ed il dibattito successivo (raccolto poi nel volumetto Caravaggio. Dov’è Matteo?, Milano 2012) non ha potuto che confermarne l’astrusità, se consideriamo che la lettura, ora di nuovo avanzata, contrasta da una parte con la realtà del dipinto, e dall’altra con l’esegesi dei Vangeli, con la traccia iconografica precisata dal cardinale Contarelli, con la dottrina della Grazia ed infine con il pensiero religioso del Caravaggio, che, crediamo, è sostanzialmente inconciliabile con tale lettura. Avevo già segnalato l’assurdità di quella tesi in un mio breve intervento su Caravaggio400 del 18 giugno 2013 (con relativo corredo iconografico), e mi riprometto di ritornare sul problema in modo più ampio ed organico in distinta sede
Per ora mi limito a ribadire qui una sola osservazione - non fatta da altri - e cioè che il dito indice ed il dorso della mano sinistra dell’uomo barbuto sono in ombra rispetto alla luce che viene proprio dalla sua sinistra, e precisamente questo non consente di ipotizzare che il dito sia puntato a 45° verso il giovane chino sui soldi (perché in tal caso il dorso ed il dito della mano dovrebbero essere in piena luce: e Caravaggio non era uomo da commettere errori così evidenti). Il dito dell’uomo barbuto è dunque “angolato” verso il suo stesso petto e non già verso il giovane ricurvo sui soldi: e pertanto, l’uomo barbuto indica sé stesso, ed è egli dunque Matteo. C’è peraltro, nel dipinto, un altro particolare evidentissimo dal quale si comprende che Matteo deve essere l’uomo barbuto, come ho rilevato nel mio contributo in Caravaggio Vero, Bologna 2014, a cui per ora rimando [...]

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19 feb 2015

Presentazione a Roma di "Spogliando modelli e alzando lumi" di Gianni Papi


Gianni Papi, Spogliando Modelli e Alzando Lumi. Scritti su Caravaggio e l'Ambiente Caravaggesco, Napoli, Edizioni Paparo, 2014.




Presentazione del volume mercoledì 25 febbraio 2015 ore 17.00, presso la Galleria Nazionale d'Arte Antica in Palazzo Corsini, in via della Lungara, 10 - Roma.

Presentano:
Rossella Vodret (già Soprintendente SPSAE)
Claudio Strinati (già dirigente MIBACT)

Riccardo Lattuada (Seconda Università degli Studi di Napoli)

06 feb 2015

«Vi svelo il mio Caravaggio e le sue muse di strada» (intervista a Milo Manara)


Il primo volume dell’attesa graphic novel sarà presentato ad aprile a Napoli




[...] Le donne popolano, da sempre, il suo mondo. E spesso le ha “usate” come griglia interpretativa per leggere la storia e le storie. Da tempo sta lavorando a una graphic novel dedicata a Michelangelo Merisi. Anche in questo caso, a raccontare le contraddizioni di Caravaggio, saranno personaggi femminili.
Sì, ho scelto di affidare alle sue modelle la rielaborazione di una vita turbolenta e simbolicamente divisa in due, quella prima dell’omicidio di Ranuccio Tomassoni e quella dopo. E’ un lavoro complesso, ma ho finalmente finito il primo volume, che sarà presentato ad aprile in occasione del Napoli Comicon.
Il pittore e la modella non è solo il titolo di un suo viaggio nell’arte di qualche anno fa, ma, sembra di capire, un rapporto che la incuriosisce da sempre. Anna Bianchini, Fillide, la Fornarina. A quale di queste “muse” di Caravaggio si sente più vicino?
Anna Bianchini. E’ lei la protagonista del primo volume. Un personaggio così bello e commovente. Lei e Fillide arrivarono insieme a Roma, ma mentre la seconda aveva al fianco la madre, che la indirizzò a diventare concubina di alto rango, Anna, che era sola, finì con l’essere una prostituta di strada. Caravaggio scelse il suo volto ed il suo corpo per raffigurare la Madonna e tra loro si creò un rapporto fortissimo, perchè Anna vedeva in questo una sorta di redenzione, di assoluzione. Al punto che quando Merisi decise di servirsi di altre modelle, perchè nessuno comprava più tele che rappresentavano una prostituta, lei cadde nella disperazione, e promise a se stessa di cambiare vita. Ma era in balia di Ranuccio Tomassoni e non potè farlo. Fin quando non la ripescarono morta nel Tevere. Non si è mai capito se fu un suicidio, un omicidio o un incidente. Certo è che Caravaggio decise di dipingerla da morta, e da Madonna, con il ventre gonfio e le gambe scoperte. Una storia incredibile, tormentata, per certi versi visionaria ...

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29 gen 2015

"Caravaggio" invenduto da Christie’s





Nella prima sessione di Old Master Paintings da Christie’s a NY (28 gennaio 2015, totale: 9,396,250 $) tra i top lot presentati prima della vendita spiccava su tutti un dipinto del giovane Caravaggio  “Boy peeling a fruit”. Era presentato a una stima compresa tra i 3 e i 5 milioni di dollari. E’ rimasto al palo ...

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Nella prima sessione di Old Master Paintings da Christie’s a NY (28 gennaio 2015, totale: 9,396,250 $) tra i top lot presentati prima della vendita spiccava su tutti un dipinto del giovane Caravaggio  “Boy peeling a fruit”. Era presentato a una stima compresa tra i 3 e i 5 milioni di dollari. E’ rimasto al palo. - See more at: http://www.artslife.com/2015/01/28/caravaggio-invenduto-da-christies-era-offerto-a-35-milioni-di-dollari/#sthash.BfhLMcn5.dpuf
Nella prima sessione di Old Master Paintings da Christie’s a NY (28 gennaio 2015, totale: 9,396,250 $) tra i top lot presentati prima della vendita spiccava su tutti un dipinto del giovane Caravaggio  “Boy peeling a fruit”. Era presentato a una stima compresa tra i 3 e i 5 milioni di dollari. E’ rimasto al palo. - See more at: http://www.artslife.com/2015/01/28/caravaggio-invenduto-da-christies-era-offerto-a-35-milioni-di-dollari/#sthash.BfhLMcn5.dpuf

22 gen 2015

Francesco “testimonial” del Caravaggio: lui sa chi è il vero Matteo

 

Durante il suo viaggio nelle Filippine, oltre a consigliare per l’ennesima volta la lettura del suo romanzo preferito, “Il padrone del mondo” di Robert Hugh Benson, papa Francesco è anche tornato a raccomandare la visione del capolavoro di pittura che ama di più: la “Vocazione di Matteo” del Caravaggio, che si trova a Roma nella chiesa di San Luigi dei Francesi.
Di questo quadro famosissimo Francesco dà un’interpretazione che non è quella corrente, ma che corrisponde perfettamente al suo sentire.
Per lui Matteo non è, come tanti credono, quel signore con la barba al centro del quadro, che con la mano sembrerebbe indicare se stesso. Ma è quel giovane che sta a capo chino sui soldi, all’estremità del tavolo. E il dito indice del signore al centro del quadro è in realtà puntato proprio su di lui.
Tra i critici questa interpretazione è minoritaria, ma da quando, nel 2012, la storica dell’arte Sara Magister l’ha rilanciata su TV 2000, sta guadagnando sempre più credito ...



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19 gen 2015

"I bari" della collezione Mahon: vero o falso?


 


Dopo la notizia "Il falso Caravaggio che invece è vero", data da Fabio Cavalera su Il Corriere della Sera il 18 gennaio 2015 (LINK), Vittorio Sgarbi ha replicato sullo stesso quotidiano con il contributo che segue:

Opaco nel disegno e nel colore, quel Caravaggio è davvero un falso

Caro direttore,
c’è una verità dei tribunali, e c’è una verità dell’arte.
La notizia uscita ieri sul «Corriere», «Il falso Caravaggio è vero», si riferisce all’esito di un processo per ottenere una congrua reintegrazione economica dopo un’incauta vendita. Insomma: «nessun risarcimento all’erede della tela “I bari”. Scambiato per una copia, fu battuto all’asta per 55 mila euro da Sotheby’s: vale 13 milioni». E chi l’ha detto? Il proprietario, l’acquirente, lo studioso Denis Mahon, esperto di pittura italiana del Seicento. Quante intuizioni ebbe! E oggi un omaggio alla sua impresa di conoscitore è nella mostra a palazzo Barberini a Roma, «Da Guercino a Caravaggio», i due autori a cui dedicò i suoi quasi sempre fruttuosi sforzi. Fu lui ad acquistare nel 2006 da Sotheby’s a Londra la versione dei «Bari», oggetto del contenzioso giudiziario. La verità artistica non coincide con quella giudiziaria. Gli studiosi, che videro il dipinto, lo giudicarono, com’è, una replica. E come tale fu venduto al prezzo giusto. La suggestione del critico e il potere del mercato, nonostante l’evidenza dell’opera, fecero il resto, fino a diventare una verità legalizzata. Nessuna opera può essere considerata di sicura attribuzione se non ha raggiunto l’unanimità critica. E non è questo il caso. Soprattutto in considerazione dell’indebolimento delle facoltà critiche di Denis Mahon nei suoi tardi anni, con numerosi incidenti e riconoscimenti equivoci, tra i quali si distingue quello del supposto «San Pietro» di Caravaggio, di proprietà del faccendiere Giancarlo Parretti, e anche di alcuni Guercino promossi, con il benestare del critico inglese, da tale Jadranka Bentini. L’occhio di Denis si era appannato. E, considerando assai improbabile che Caravaggio abbia eseguito due dipinti pressoché identici, il confronto con l’originale dei «Bari», commissionato dal cardinal Del Monte, proveniente dalla Collezione Barberini Colonna di Sciarra (oggi al Kimbell Art Museum di Fort Worth), è impietoso. Quanto il Caravaggio autentico è tagliente, rigoroso, nitido, tanto quello di Denis Mahon appare molle, gommoso, opaco nel disegno e nel colore. Nessun danno reale per l’ex proprietario, giacché il dipinto non vale più delle 42 mila sterline che è stato pagato. L’equivoco è ancora più evidente se si pensa che la fotografia pubblicata sul Corriere della Sera non è quella del quadro di cui si parla, ma quella dell’originale di Fort Worth, com’è evidente dalla diversa cornice e dallo spazio molto più stretto nella parte superiore. Pubblicando oggi la versione di Denis Mahon si avvertiranno le differenze, e sarà facile ristabilire la verità. D’altra parte il dipinto di Mahon non può essere detto «falso», ma semplicemente una replica più tarda, non autografa, di un altro pittore del Seicento. Diverso è l’esito giudiziario di un’analogo caso, relativo a un importante dipinto scoperto da un valoroso studioso, e autentico. Nel 1948 Andrea Busiri Vici vide, presso un mercante a Roma, una tavola con una poeticissima «Caccia in valle», e la riconobbe come un’opera di Vittore Carpaccio, più tardi riconosciuta parte superiore delle «Due cortigiane» del pittore al Museo Correr. La pagò 80 mila lire. L’antiquario, rivendicando la propria ignoranza davanti al sapere di Busiri Vici, aprì un contenzioso e ottenne un risarcimento di 2 milioni di lire, non pochi per l’epoca. In questo caso la verità giudiziaria diede ragione all’«ingenuo» venditore e, benché il quadro sia assolutamente autentico, la Sovrintendenza non lo riconobbe e ne autorizzò l’esportazione in Svizzera. Ora il dipinto è legittimamente esposto al Museo Getty di Malibu. Oggi assistiamo a un paradosso opposto. Come scrive Fabio Cavalera sul Corriere: «L’Alta Corte di Londra dà ragione alla casa d’aste. Era pressoché impossibile identificare l’autore. Il quadro prima dell’acquisto era in condizioni tali da nascondere i particolari per l’attribuzione. Merito del fiuto e della competenza di Denis Mahon che l’ha riportato agli antichi splendori consentendo dunque la scoperta». Peccato che non lo sia. Vedi come tutto è relativo!