Il blog CARAVAGGIO400, fondato nel 2009 da Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico in occasione del quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ha l'intenzione di attivare e creare un punto di approfondimento e discussione sull'opera di uno dei più grandi maestri della pittura seicentesca di cui far conoscere principalmente la sua opera e la sua arte ancor più che la sua vita e biografia, su cui troppo spesso si è concentrata l'attenzione dei media trascurando l'innovazione e il genio del grande pittore. Invitiamo tutti gli studiosi, appassionati e chiunque voglia dare un suo contributo ad inserire commenti e inviare segnalazioni a questo blog.

18 giu 2018

"Caravaggio a Siracusa 1608", recensione di Michele Cuppone


Esce per i tipi di Tyche Caravaggio a Siracusa 1608 di Paolo Giansiracusa che – nomen omen, verrebbe da dire – più di ogni altro fra gli studiosi locali ha rivolto la sua attenzione alla monumentale pala che l'artista lascio nella città aretusea. L'opera si presenta come un agile librino, dal formato e volume contenuti (96 pp.), scorrevole nella lettura e vivacizzato da un calzante apparato iconografico. 
L'autore ha così l’opportunità di portare a un pubblico più ampio quanto in sostanza edito in precedenti occasioni e raccolto ultimamente in versione ampliata negli atti, altrimenti non facilmente reperibili, delle giornate di studio del 2010 tenutesi alla chiesa della Badia, nel IV centenario della morte dell’artista. 
Il testo, al di là di ciò che può lasciare immaginare il titolo, è incentrato in una lettura critico-iconografica del Seppellimento di santa Lucia, più che in una narrazione intorno al soggiorno aretuseo di Merisi, su cui del resto non c’è molto da raccontare, stante le rare fonti disponibili. Eppure qualcosa di nuovo si era provato a dire, in una recente uscita (2013); Caravaggio siracusano di Katia Savarino, questo il titolo, era in sostanza la riedizione un po’ più aggiornata di una tesi di laurea del 2001, integrata in particolare dalla pubblicazione – a dire il vero poco chiara nella sua illustrazione – di un documento attestante rapporti fra Vincenzo Mirabella (l'intellettuale che accompagnò Caravaggio alla scoperta dei dintorni di Ortigia) e il senato cittadino, che secondo il biografo Susinno commissionò la pala su intercessione di Mario Minniti (per quest’ultimo, giusto un accenno nel libro). Questo nuovo elemento sembra andare in direzione della tesi, in controtendenza, lanciata da Ferdinando Bologna e sviluppata con nuove argomentazioni da Enzo Papa, secondo cui committente dell'opera sarebbe stato proprio Mirabella. 
Ma tornando al volume di Giansiracusa, la bibliografia pure qui si arresta ad anni non recenti: il 2010, coincidente con le giornate di studio di cui sopra. Non si tiene pertanto conto ad esempio – e forse non era intenzione approfondire il tema? – dello studio della fortuna copistica del Seppellimento, su cui vi ha scritto nel 2015 Salvina Buccheri consegnandoci anche una scoperta d’archivio. Più in generale, non si può fare a meno di notare un minore interesse al dato strettamente storico, ovvero è in modo ‘originale’ che talvolta si parte da esso. Ne è esempio la collocazione senza esitazioni nel novembre 1608, non supportata da documenti ancorché possibile, della fine del soggiorno siracusano per Caravaggio. O l'idea di collocare entro il 1599 il completamento della Vocazione di San Matteo – peraltro ritenendo che la scena si svolga "nella notte" e che il giovane a capotavola sia una "guardia svizzera" (per tutto questo, vedi il fresco Caravaggio. Il vero Matteo di Sara Magister). Oppure si veda l'avallo del mai attestato – e anzi ora (dal 2011) fortemente messo in dubbio – operato palermitano; tale aspetto andrà tuttavia giustificato se è l'autore stesso a comunicare a chi scrive (16 aprile 2018) di essere a conoscenza della questione e del parere che la stessa Natività di Palermo “non è siciliana” ma, "trattandosi di una breve citazione", si è "attenuto alla letteratura corrente". Altro si potrebbe commentare ma va sempre tenuto a mente che il testo, di fatto, è da considerarsi “chiuso” al 2010
Un punto su cui si pone un particolare accento, presentandola come una “straordinaria scoperta” e di conseguenza come la principale acquisizione, è la presunta derivazione della figura del chierico dall'immagine di Lucia nel polittico quattrocentesco della concittadina chiesa di San Martino. Questo offre a Giansiracusa una sponda a sostegno di una sua suggestiva ipotesi, secondo la quale l’ecclesiastico altri non sarebbe che Lucia rediviva, nel giorno del martirio coincidente appunto con il suo dies natalis. Che si possa o meno concordarvi, piace ricordare a tal proposito la proposta di Howard Hibbard, che vedeva nel gruppo dei dolenti un richiamo alle figure di Giovanni e Maria nelle Crocifissioni rinascimentali. A confortare quest’ultima considerazione, chi scrive coglie l’occasione per aggiungere che gli stessi colori dell’abbigliamento del cosiddetto diacono – manto (e non esattamente una meno ampia “stola”) rosso e veste, a ben guardare, verde – sono proprio quelli caratterizzanti la tradizionale iconografia di san Giovanni [...]

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15 giu 2018

La "Natività" del Caravaggio si troverebbe nei Paesi dell'Est Asiatico. Lo afferma il comandante del reparto "Tutela Patrimonio Culturale"


Il tenente colonnello Nicola Candido, Comandante del reparto operativo Carabinieri "Tutela Patrimonio Culturale" è stato intervistato da Rai News 24 sul furto della Natività di Palermo. Simulando un'ipotesi di suddivisione del quadro in più pezzi - così come avvenuto, stando alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaetano Grado - Candido ha dichiarato in particolare, confermando quanto solo accennato in una precedente intervista rilasciata a TVSvizzera.it, che
È venuta fuori una nuova pista. Una delle indicazioni che è stata fornita è stata quella della possibile rivendita dell'opera su mercati dell'Est asiatico, ed è una delle piste che in qualche modo stiamo cercando di verificare.
Nelle precedenti dichiarazioni, il comandante aveva affermato che l'opera sarebbe stata "commercializzata forse anche in Giappone ... Paesi dell'Est asiatico".


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Copia d'epoca del "San Francesco in meditazione" di Caravaggio in asta



Una copia di collezione privata romana del San Francesco in meditazione di Caravaggio, è sul sito d’asta Bonhams e sarà battuta il 4 luglio a Londra. Il dipinto sarà visibile fino a quella data presso la sede capitolina della casa d'aste (via Sicilia, 50).
La Soprintendenza alle Belle Arti italiana considera il quadro di importanza nazionale e richiede che resti in Italia; pertanto non potrà essere esportata fuori dall'Italai.
Alle copie del San Francesco in meditazione – oltre a quella in oggetto, vi è un'altra conservata presso Castell'Arquato – è dedicato un articolo di Mario Marubbi negli atti delle giornate di studio "Caravaggio e i suoi" (a cura di Pierluigi Carofano).


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14 giu 2018

"Caravaggio. Il vero Matteo": la presentazione con Paolucci e Strinati e la rassegna stampa sul volume di Sara Magister



In questi ultimi tempi si è riaperto il dibattito sull'individuazione del san Matteo dipinto da Caravaggio nella Vocazione di san Matteo in San Luigi dei francesi, in concomitanza con l'uscita del libro di Sara Magister "Caravaggio. Il vero Matteo" – peraltro, di recente una copia del dipinto è stata dotata al Papa.
Si riporta di seguito una rassegna stampa (in costante aggiornamento), di articoli e recensioni che stanno accompagnando l'uscita editoriale e il dibattito scientifico – assieme alla registrazione della presentazione del volume, che si è tenuta il 31 maggio 2018 a Roma e che ha visto la partecipazione di Antonio Paolucci, Claudio Strinati e Fabio Isman.


Rassegna stampa:


Intervista radiofonica [nella trasmissione "Tredici e tredici" su Radio Vaticana, 30/5/2018]

Qui était le vrai Matthieu? Une nouvelle lecture du chef d’œuvre de Caravage [di Antonio Paolucci su L'Osservatore Romano - Édition hebdomadaire en langue française, 31/5/2018]

Chiesa e arte. Il "vero" Matteo svela anche chi fu il vero Caravaggio [di Sandro Magister su L'Espresso, 31/5/2018]

Il "Vero Matteo" secondo Caravaggio non è quello che immaginiamo [di Caterina Maniaci su ACI Stampa, 3/6/2018]

Il vero Matteo [di Caterina Dall'Olio su TG2000, 5/6/2018]

Una nuova tesi sul Matteo di Caravaggio [di Caterina Maniaci su Libero, 5/6/2018]

Who is Saint Matthew for Caravaggio? [di Cornelius Sullivan su The Italian Insider, 5/6/2018]

Il vero Matteo [di Sara Pietrantoni su 365 giorni a  Roma, 6/6/2018]

Sara Magister a caccia del vero Matteo di Caravaggio [di Giulia Tanel su Il Timone, 7/6/2018]

Chi è San Matteo? Il mistero del quadro [di Gilberto Scuderi su Gazzetta di Mantova, 8/6/2018]

Il vero Matteo [di Sara Pietrantoni su Arte e Arti, 14/6/2018]


11 giu 2018

Conversazione "L'affaire Caravaggio. La Natività trafugata, la memoria da custodire", il 13 giugno a Palermo



Mercoledì 
13 Giugno 2018 ore 21:00
Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis
Sala del Trionfo della Morte

Conversazione
Sebastiano Tusa, Assessore Regionale dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana
Sergio Alessandro, Dirigente Generale del Dipartimento Regionale dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana
Evelina De Castro, Direttore del Polo Regionale di Palermo per i siti culturali 
Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis
Aurelio Angelini, Direttore Fondazione Unesco Sicilia
Bernardo Tortorici di Raffadali, Presidente Amici dei Musei Siciliani
Marzia Sabella, aggiunto Procura della Repubblica di Palermo
Nino Caleca, avvocato
Riccardo Lo Verso, giornalista
Roberto Puglisi, giornalista

interviene Vittorio Sgarbi

L’iniziativa trae spunto dalla rinnovata attualità dei temi legati al dipinto, critici e storico artistici in relazione alla lettura dell'opera all'interno del percorso di Caravaggio fra Roma, Napoli e la Sicilia, ma - parimenti e forse ancor più articolati e in continua evoluzione - argomenti di cronaca giudiziaria per il trafugamento della tela dalla sua sede originaria, l'altare dell'Oratorio di San Lorenzo, nella notte del 17 ottobre 1969. 
Da quella notte la vicenda del trafugamento del Caravaggio di Palermo ha assunto varie dimensioni: letteraria, cinematografica, propriamente storica o di taglio sociologico, investendo inevitabilmente il problema della salvaguardia e tutela dei nostri beni culturali, senza mai perdere comunque i connotati specifici di caso giudiziario con “indagini ancora in corso”, come giustamente sottolineato in ogni sede dagli operatori. 
Quest'ultimo aspetto, che annovera ad oggi alcune sedute dedicate dalla Commissione Nazionale Antimafia e la recente pubblicazione di Riccardo Lo Verso dal titolo La tela dei boss, offre lo spunto di attualità per l'iniziativa che si terrà a Palazzo Abatellis in collaborazione con l'Associazione Amici dei Musei Siciliani, che cura l'Oratorio di San Lorenzo e che già in passato ha puntato i riflettori sul furto del Caravaggio. A partire dalle ore 21 la serata si articolerà in una conversazione - tavola rotonda seguita dall’intervento di Vittorio Sgarbi
Nell'occasione nella sala del Sottocoro sarà allestita l’esposizione del telaio ligneo da cui fu staccata l’opera, concesso in prestito dall'Associazione Amici dei Musei Siciliani e di periodici dell'epoca dalle collezioni della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana di Palermo.

Quella "Giuditta" arcaica e macabra di Caravaggio. Vittorio Sgarbi torna sulla Giuditta 'Lemme'


Con nessuna: a partire dalla Susanna e i vecchioni a Pommersfelden, del 1610, all'Autoritratto come santa Caterina degli Uffizi, e, nella versione or ora apparsa da Druot a Parigi, alla Giuditta e Oloferne, la prima in Palazzo Pitti, molto nel gusto di Orazio, le successive a Capodimonte e agli Uffizi, alla Conversione della Maddalena in Palazzo Pitti. Temperamento, classicismo, aggressività, determinazione sono i caratteri con cui si manifesta la prima, fredda e più crudele Artemisia. 
Si può veramente immaginare che sia lo stesso l'autore della composta, controllata, irenica Giuditta di Lemme e di quella, eponima, di Capodimonte, distanti per la critica uno o due anni? A ben vedere la Giuditta Lemme ha già sollevato in passato sospetti di aura caravaggesca giovanile in Claudio Strinati (a memoria dello stesso Lemme), e, oggi, in Marco Fabio Apolloni. Per una ragione, soprattutto: che nel dipinto, indubbiamente caravaggesco, si respira aria di anni '90 del Cinquecento, e non di secondo decennio del Seicento (pur agli esordi, intorno al 1611-12, come comunemente si ritiene). Di Artemisia è lo stesso padre, Orazio, a dire «questa femina, come è piaciuto a Dio, havendola drizzata nelle professione della pittura in tre anni si è talmente appraticata che posso adir de dire che hoggi non ci sia pare a lei, havendo per sin adesso fatte opere che forse i prencipali maestri di questa professione non arrivano al suo sapere». 
Sarà pure, ma per quanto «appraticata», Artemisia non poteva, ai suoi esordi, avere registri tanto lontani e, tanto meno, risalire al Caravaggio esordiente e poco influente del Ragazzo del cesto di frutta Borghese, del Suonatore di liuto dell'Ermitage, delle due Buona ventura dei Capitolini e del Louvre, dei Bari di Fort Worth, della Maddalena Doria Pamphilj, della Conversione della Maddalena di Detroit. Con tutte queste, e in particolare con la Buona ventura, ha affinità la Giuditta Lemme, così statica e posata, senza dramma, nel clima del primo Caravaggio, tra 1596 e 1599, quando uscirà allo scoperto il pittore cinematografico della Vocazione di Matteo
Vero è che essa indica un rapporto stretto anche con opere del padre, come la ben più evoluta Giovane donna con il violino di Detroit. Ma essa cade, per la critica, verso il 1612, ed è elaborata con una naturalezza, una scioltezza e un'eleganza assai lontane dalla rigidezza compositiva propria della Giuditta Lemme, e condivisa dalle prime composizioni caravaggesche, un po' ingessate nei costumi e negli abiti d'epoca, come le Buona ventura. Nella Giuditta c'è alcunché di sorgivo, di imbarazzato, di legato, che ha un sapore arcaico, iniziale, che non c'è mai nel sempre sofisticato Orazio giovane. È questa rigidezza della Giuditta Lemme, mai dinamica, mai inquieta, pur nella brutalità del tema, che non si registra, né sul piano formale, né su quello psicologico, nella temperamentosa Artemisia la cui drammaticità, potenziando la Giuditta Coppi di Caravaggio (ora alla Galleria nazionale di Palazzo Barberini), si esprime nelle violente e tempestose versioni di Capodimonte e degli Uffizi. Due Artemisia, dunque? No, due pittori, in tempi diversi. Le mani e l'espressione imbambolata della Giuditta Lemme sono le stesse della zingara (e anche del ragazzo) della Buona ventura; e gli abiti hanno la stessa consistenza, di cotone e di seta, nuovi e croccanti. Ma soprattutto la staticità, l'ostensione dei personaggi come merci in vetrina, fino a un particolare di impressionante e macabra evidenza: il sacco per accogliere la testa di Oloferne, con le macchie di sangue di uno straccio già usato. Un'idea sgraziata e vera che solo Caravaggio poteva concepire. E intanto iniziamo con il dire che non è di Artemisia (fonte: Il Giornale).