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Milo Manara ospite al Comicon di Napoli con "Caravaggio. La grazia", il 25-26 aprile




Al festival Comicon di Napoli arriva il maestro Milo Manara per presentare la sua ultima opera Caravaggio. La grazia (fonte: 2Anews).
L'autore sarà presente alla manifestazione nelle seguenti date: giovedì 25 e venerdì 26 aprile.

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"Il ‘vero’ metodo di Caravaggio; un’analisi dei motivi di una delle più audaci rivoluzioni artistiche di tutti i tempi", di Clovis Whitfield


Voglio ragionare un po’ su come Caravaggio vedeva le cose, e la sua maniera di imitare il naturale. Mi sembra che egli abbia notato molte cose che altri prima non avevano visto, e che le procedure che ha adottato per dipingerle erano anche del tutto diverse da quelle convenzionali. Questo si può dedurre anche dal susseguirsi delle sue pennellate, e dall’assenza di un disegno generale – le figure sono associate per l’ordine della loro posa nello studio, piuttosto che per un’idea dall’inizio, e non parte mai da una formula. Per confronto un esempio di disegno di Baglione per una Maddalena fa vedere come egli cercava di inventare dalla sua fantasia una possibile posa con tutti i trucchi che aveva imparato – notare la presenza ripetuta dell’accento della fossetta sull’avambraccio in tutte le pose. E le composizioni intere erano precedute da una configurazione generale nonché un calcolo delle prospettive. Guardando le mani del Cavalier d’Arpino apprezziamo che hanno un carattere generico, da un lato quella femminile, dall’altro quella maschile; il modello vero è lontano. 
Per capire Caravaggio le analisi diagnostiche sono fondamentali ma non sempre decisive per risolvere tutti i problemi attributivi, e quello che vorrei individuare oggi è l’iter del suo operare perché possa dare un’idea delle priorità che lui aveva dipingendo. Due particolari di Caravaggio che segue il vero. Non ci risulta che ci siano schizzi o disegni preparatori (benché egli sembra di aver dato una indicazione del disegno di una pala importante in almeno un caso nel 1600). Si deve sempre ricordare comunque che non c’è una minima indicazione di un contorno completato in via soggettiva. Non esiste una tentazione da parte sua di completare una figura o un elemento ricordato da qualcosa che egli, o quanto meno un altro, aveva già espresso altrove. E abbastanza difficile, oggi quando le immagini sono ovunque e vengono create con una facilità senza paralleli, di immaginare la differenza che la presentazione del vero di Caravaggio rappresentava allora, e di provare l’emozione che se ne è verificata. Quello che ha tanto colpito era la vicinanza al vero, a quello che che già si sapeva ma sotto un aspetto che non si riconosceva [...]

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"La Medusa? Caravaggio ne dipinse due!", di Fabio Scaletti


Non progettando preliminarmente su carta la composizione, la qual cosa deve essere ribadita con fermezza, è possibile che Caravaggio, in rare occasioni, svolgesse la sua attività pittorica in due fasi, entrambe direttamente al cavalletto, abbozzando nella prima l’idea che aveva in mente e perfezionando il lavoro nella seconda, con il risultato di avere due manufatti autografi, entrambi completi, ma il primo più accidentato e ricco di rilevanti modifiche, quasi “impressionistico”, il secondo più accurato e con minori variazioni, come a dire a regola d’arte, e questa speciale circostanza poteva capitare soprattutto quando l’esecuzione comportava delle particolari difficoltà, come nel caso della pittura condotta su un supporto anomalo quale uno scudo dalla superficie convessa. 
Questo è accaduto allorché Michelangelo Merisi (1571-1610) decise di dipingere, su una “rotella”, cioè uno scudo circolare da parata, un soggetto classico come la decapitazione di Medusa (la Gorgone che pietrificava con lo sguardo, uccisa da Perseo con l’ausilio di uno specchio), dando vita a due opere distinte ma simili, la Testa di Medusa oggi in collezione privata di Milano (olio su tela applicata su scudo di pioppo, diametro cm 48), qui in esame, e la Testa di Medusa della Galleria degli Uffizi (olio su tela applicata su scudo di pioppo, diametro cm 55), capolavoro celebrato dell’artista lombardo, a Firenze dal 1598, in sostanza da quando fu creato. 
L’esemplare milanese, introdotto nel circuito critico nella seconda metà degli anni Novanta da Maurizio Marini, che, tramite una serie di pubblicazioni, ne ha comprovato l’autografia, accettata da Denis Mahon (comunicazioni scritte del 2002 e del 2003), Mina Gregori, massima esperta italiana del Merisi, e da altri studiosi come Federica Gasparrini, Claudio Strinati e Sergio Benedetti, è la prima versione, mentre l’esemplare fiorentino diventa di conseguenza la redazione finale, predisposta dal Caravaggio per il proprio mecenate, cardinal Francesco Maria del Monte, che intendeva donarla al granduca di Toscana Ferdinando I de’ Medici, di cui era ambasciatore presso la corte pontificia [...]

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"Postilla su Caravaggio: la Vocazione di Matteo e un disegno napoletano", di Pietro Caiazza

Continua il dibattito: quel disegno è di Caravaggio?



Ringrazio Clovis Whitfield (vedi http://www.news-art.it/news/il-disegno-e-di-caravaggio---ma-la-sua-tecnica-non-contempl.htm) per l’attenzione prestata alla mia proposta di attribuire alla mano del Caravaggio un disegno che ora è a Napoli, Museo di Capodimonte (cfr. Caravaggio400 del 14 aprile 2015 e su News-Art http://www.news-art.it/news/e--un-disegno-originale-di-caravaggio-.htm).
Le sue considerazioni – proposte con molta stringatezza – mi paiono così ulteriormente riassumibili:
1) poiché i “sottostrati” del Martirio fanno dedurre che Caravaggio intendeva aggiungere altre immagini sui ‘teleri’ della Contarelli i disegni a lui ricondotti (dal Marini, quello “Santarelli” di Firenze; dal sottoscritto, quello di Napoli) potrebbero attribuirsi a frequentatori dello studio-cantina del Caravaggio in palazzo di Firenze a Roma, i quali ne potevano ricavare ispirazione, con disegni anche parziali (che non erano nella «procedura preparatoria» del Caravaggio), ovvero «come studi», prima del compimento del dipinto;
2) «non ci sono motivazioni logiche» univoche per scartare del tutto l’attribuzione del disegno napoletano a Belisario Corenzio;
3) la scrittura ad inchiostro sul verso del disegno potrebbe «essere stata parzialmente cancellata (erased)»  là dove poteva contenere (forse) riferimenti al disegno come copia.

Essendo il mio contributo una sintesi molto limitata di un più ampio lavoro in corso di pubblicazione (dal titolo Quattro enigmi caravaggeschi), rimando a quest'ultimo per un chiarimento circa tutti i presupposti (a mio parere, erronei) che esistono in generale su questi temi negli studi caravaggeschi [...]

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"Ancora su un disegno attribuito a Caravaggio", di Clovis Whitfield

Presentiamo un articolo di Clovis Whitfield sul tema del disegno in Caravaggio, che trae spunto da quello di Pietro Caiazza pubblicato in anteprima su Caravaggio400


È curioso che il tema della Chiamata di Matteo fosse al centro anche di quello che Maurizio Marini descrisse come ‘l’unico disegno attribuibile a Caravaggio’ (cfr. l’edizione del 2001 del suo Caravaggio pictor praestantissimus, pag. 202), cioè un disegno della collezione Santarelli, conservato al Gabinetto dei Disegni degli Uffizi  che presenta a sua volta differenze notevoli rispetto al dipinto finito, per esempio con l’omissione del giovane con il cappello al centro del dipinto, che avvicina le piume di struzzo a san Matteo (se è lui il santo) [...]


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Presentazione del Caravaggio di Milo Manara a Palazzo Zevallos Stigliano, con Nicola Spinosa (Napoli, 29 aprile)

 
Milo Manara è stato nominato Magister per l'edizione 2015 di Comicon, il Salone Internazionale del Fumetto che si svolge dal 30 aprile al 3 maggio 2015 nell'ambito della Mostra d'Oltremare a Napoli. In occasione del Festival viene presentato Caravaggio. La tavolozza e la spada, il primo volume realizzato da Manara sulla vita di Caravaggio, edito da Panini Comics.

Mercoledì 29 aprile alle 17.30 Milo Manara incontra il pubblico per raccontare il suo lavoro alle Gallerie di Palazzo Zevallos Stigliano, dove è esposto il Martirio di sant’Orsola, ultima opera del grande maestro lombardo. Oltre agli editori della Panini saranno presenti Nicola Spinosa, già Soprintendente per il Polo Museale della Città di Napoli, e Claudio Curcio, direttore generale di Comicon.

Dalle 17 Milo Manara autograferà e disegnerà sulle prime 10 copie del volume acquistate presso il bookshop delle Gallerie.   

La partecipazione è gratuita e aperta a tutto il pubblico.

Leggi la News sul sito di Palazzo Zevallo Stigliano


"Un disegno autografo del Caravaggio a Napoli", di Pietro Caiazza



Presentiamo un contributo inedito di Pietro Caiazza in cui l'autore approfondisce la sua attribuzione a Caravaggio di un disegno relativo alla Vocazione di san Matteo, già avanzata nel volume Caravaggio Vero (p. 72).
L'articolo è presente nella sezione Biblioteca on line di Caravaggio400.


ACCEDI ALL'ARTICOLO: Un disegno autografo del Caravaggio a Napoli


«Vi svelo il mio Caravaggio e le sue muse di strada» (intervista a Milo Manara)


Il primo volume dell’attesa graphic novel sarà presentato ad aprile a Napoli




[...] Le donne popolano, da sempre, il suo mondo. E spesso le ha “usate” come griglia interpretativa per leggere la storia e le storie. Da tempo sta lavorando a una graphic novel dedicata a Michelangelo Merisi. Anche in questo caso, a raccontare le contraddizioni di Caravaggio, saranno personaggi femminili.
Sì, ho scelto di affidare alle sue modelle la rielaborazione di una vita turbolenta e simbolicamente divisa in due, quella prima dell’omicidio di Ranuccio Tomassoni e quella dopo. E’ un lavoro complesso, ma ho finalmente finito il primo volume, che sarà presentato ad aprile in occasione del Napoli Comicon.
Il pittore e la modella non è solo il titolo di un suo viaggio nell’arte di qualche anno fa, ma, sembra di capire, un rapporto che la incuriosisce da sempre. Anna Bianchini, Fillide, la Fornarina. A quale di queste “muse” di Caravaggio si sente più vicino?
Anna Bianchini. E’ lei la protagonista del primo volume. Un personaggio così bello e commovente. Lei e Fillide arrivarono insieme a Roma, ma mentre la seconda aveva al fianco la madre, che la indirizzò a diventare concubina di alto rango, Anna, che era sola, finì con l’essere una prostituta di strada. Caravaggio scelse il suo volto ed il suo corpo per raffigurare la Madonna e tra loro si creò un rapporto fortissimo, perchè Anna vedeva in questo una sorta di redenzione, di assoluzione. Al punto che quando Merisi decise di servirsi di altre modelle, perchè nessuno comprava più tele che rappresentavano una prostituta, lei cadde nella disperazione, e promise a se stessa di cambiare vita. Ma era in balia di Ranuccio Tomassoni e non potè farlo. Fin quando non la ripescarono morta nel Tevere. Non si è mai capito se fu un suicidio, un omicidio o un incidente. Certo è che Caravaggio decise di dipingerla da morta, e da Madonna, con il ventre gonfio e le gambe scoperte. Una storia incredibile, tormentata, per certi versi visionaria ...

Leggi l'intervista integrale su La Città di Salerno

Ecco i Caravaggio nascosti (di Fabio Isman)

Sotto il Martirio di San Matteo e la Buona Ventura si celano altre due opere del maestro. Nel primo caso Michelangelo Merisi decise di ricreare totalmente la composizione, mentre nel secondo fu cancellata la figura di una Madonna.
Il risultato delle eccezionali ricerche su 22 dipinti “romani” sarà pubblicato a ottobre in due tomi di ottocento pagine
 




[...] Che sotto il dipinto con la zingara mentre legge la mano al giovane di buona estrazione (lei ha le unghie sporche: «È una rivoluzione», proclamava Emilio Tadini) si celasse il volto di una Madonna, già si sapeva da tempo. «Si pensava opera del Cavalier d’Arpino, dal quale Caravaggio è stato per breve tempo», racconta Vodret. «Invece, la particolare preparazione della tela, finalmente studiata, mostra una identità con quelle di Caravaggio a quei tempi. In più, grazie agli studi di Giorgio Leone, sappiamo che non è del Cavalier d’Arpino, come si credeva, ma era certamente nella bottega di Lorenzo Carli: il pittore siciliano da cui Caravaggio vive subito a Roma». Insomma, si può affermare che, con ogni probabilità, la Madonna cancellata è sua: il solo quadro noto dei primissimi tempi di vita nell’Urbe. E Alessandro Zuccari ne ha anche ritrovato un’antica incisione, da cui deriva un’immaginetta devozionale ...

Leggi l'intero articolo

Cavalier d'Arpino - L'opera grafica completa del maestro di Caravaggio


 

Cavalier Giuseppe Cesari D’arpino
Die Zeichnungen – I Disegni


Dopo la fondamentale monografia su Giuseppe Cesari di Herwarth Röttgen presentata a Roma nel 2002, lo stesso autore presenta in tre volumi un’edizione bilingue tedesco-italiano dell’opera completa di tutti i 546 disegni finora conosciuti. Andando oltre ai disegni già contenuti nella monografia, preparatori per determinate opere, si tratta di tutti i lavori ritenuti autentici dall’autore distintosi come assoluto conoscitore.
L’opera grafica di questo grande pittore è una fonte inesauribile per conoscitori, amatori, musei e il commercio d’arte.
L’artista, conosciuto nella storia dell’arte come il Cavalier D’Arpino, era attorno al 1600 il pittore ufficiale a Roma, imperatori e re chiedevano quadri a questo "pictor unicus, rarus et excellentis ac primarius" che, per alcuni mesi, fu persino maestro di Caravaggio.
 
MAGGIORI INFORMAZIONI sulla pubblicazione e l'autore Herwarth Röttgen

Falsi Caravaggio, la giunta di Milano ora chiede i danni


I finti Caravaggio (Omaggio)
Milano, 2 febbraio 2013 - Dall'Ebook alle carte bollate il passo non è stato breve. A quasi sette mesi dall’uscita del «Giovane Caravaggio - Le cento opere ritrovate» la giunta di Milano ha deliberato che il Comune farà causa civile per risarcimento danni «in relazione alla vicenda» deflagrata quando Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli, con quel doppio volume venduto su Amazon e poi su Lulu.com, annunciarono d’aver scoperto la mano del Merisi in quasi un centinaio dei 1.378 disegni del Fondo intitolato al suo maestro Simone Peterzano, custodito nel Gabinetto del Castello Sforzesco.

Attribuzione «proclamata e infondata», precisa in una nota Palazzo Marino, che procede per danno d’immagine. Non li porta in tribunale per aver detto che i disegni sono di Caravaggio; l’azione legale «è motivata dall’utilizzo di espressioni diffamatorie», «amplificate dal clamore mediatico delle testate giornalistiche di tutto il mondo, che hanno leso l’immagine del Comune e offeso la professionalità dei dipendenti comunali preposti alla tutela dei beni culturali della città». In quei giorni di luglio, quando la storia faceva davvero il giro del mondo, Palazzo Marino taceva e gli storici dell’arte con poche eccezioni stroncavano la loro «scoperta», Curuz e Fedrigolli la difesero come leoni. Anche dall’accusa di non aver mai visto i disegni dal vivo, ma solo le riproduzioni in bassa risoluzione.
E quando la conservatrice del Gabinetto disse che da lei quei signori non si erano mai presentati, Curuz la esortò a dimettersi («È in malafede», «Era seduta su Caravaggio e non se n’è accorta») ...
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SPECIALE: Intervista di Egizio Trombetta a Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli



(Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli sono gli autori dell'e-book  "Giovane Caravaggio, le cento opere ritrovate. La scoperta che rivoluziona il sistema Merisi")


D: Sono passati più di due mesi da quando fu data la notizia delle vostre ricerche. Potreste raccontarci in sintesi quando nasce questa avventura, quale indizio vi ha convinto ad investire sulle ricerche?

R: Lo studio di Caravaggio, da parte di entrambi, è iniziato anni e anni fa. Ci pareva che questo pittore – così grande, ma non totalmente inquadrabile - manifestasse tanti lati oscuri, pur nella sua estrema modernità che si circostanzia nella drammaticità dell’istante, nell’irreversibilità dell’atto, con una pittura così drammaticamente scabra o cinematografica che pare che ogni fotogramma novecentesco sia imbevuto da quelle distanti radici. La parte romana era stata messa a fuoco da decine, se non centinaia, d’indagini, particolarmente fruttuose sotto il profilo dello studio dei dipinti. Restava aperta la questione lombarda. Cercare il dna di un grande pittore, enucleandone la nascita artistica e il primo sviluppo, significa capirlo nelle scelte della maturità. Il ragionamento da cui siamo partiti è semplice. Non esiste pittore che, durante gli anni di formazione, non sia stato costretto a misurarsi con il disegno. Il disegno è basilare, e nessuno – specie nel passato – poteva sottrarsi a questa pratica, la prima, l’elemento fondante. Esistono trattati didattici dell’epoca, come quello di Bernardino Campi (Parer sopra la pittura, 1584), che illustrano la necessità della pratica disegnativa e le modalità con le quali gli allievi si devono accostare al foglio: prima, iniziando a copiare i disegni o le opere del proprio maestro o dei grandi, poi mandare a memoria ogni immagine attraverso la registrazione profondamente incisiva che è permessa dal coordinamento dell’azione mano-mente; poi recuperare i volti o le parti disegnate, introiettate nella mente, interpretando le fonti. L’analisi delle norme di insegnamento – e l’obbligo dell’apprendimento, in un’epoca di “violenza didattica” - non permette di ipotizzare che Caravaggio non avesse mai disegnato, durante la propria gioventù, in una bottega, come quella di Peterzano, dominata dalla pratica del disegno ..... CONTINUA A LEGGERE L'INTERVISTA SU CARAVAGGIO400.ORG

«Caravaggio, causa per danni» Blindati i disegni del Castello (dal Corriere della Sera)

Il Comune pronto a denunciare il pool di ricercatori che hanno annunciato di aver scoperto 96 bozzetti 

MILANO - La chiave del giallo può essere stata trafugata, riprodotta e consegnata nelle mani sbagliate. I ricercatori che hanno intravisto Caravaggio nei bozzetti del Fondo Peterzano hanno diffuso il sospetto con questa boutade: «Abbiamo visitato gli archivi diverse volte, anche se fuori dall'orario di ufficio, accompagnati da altre persone». Cosa? Studiosi carbonari, intrusi. Allarme. I fantasmi del Castello Sforzesco hanno davvero scardinato i sistemi di sicurezza del Gabinetto dei disegni? No, ma è bastato il timore a far scattare le misure d'emergenza. L'assessore alla Cultura Stefano Boeri ha fatto sostituire tutte le serrature ..... CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO SUL SITO DEL "CORRIERE DELLA SERA"

Leno, la conferenza sui "Caravaggio" ritrovati finisce quasi in rissa (da Il "Fatto quotidiano")

Conferenza stampa"frizzante" a Villa Badia a Leno per la presentazione dei cento disegni del Caravaggio trovati da Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli nel Fondo Peterzano, conservato al Castello Sforzesco di Milano. Ma i critici in sala sono scettici e si sfiora la rissa. (di Alessandro Madron da "Il Fatto quotidiano")



Vedi anche il predente articolo di Tommaso Montanari su "Il Fatto Quotidiano":  Caravaggio, l’Arte di creare il nulla a tavolino

Ecco i disegni attribuiti a Caravaggio (da oggi disponibili on-line sul sito del Comune di Milano)


Sono disponibili sul sito del Comune di Milano, all’indirizzo www.comune.milano.it nella sezione News, i 96 disegni del Fondo Peterzano, di proprietà del Comune, attribuiti da due studiosi al Caravaggio.

Ciascuna immagine è accompagnata da una scheda con i numeri d’inventario e il soggetto raffigurato redatta dal Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco.
A partire giovedì 12 luglio le immagini e le relative schede informatizzate saranno disponibili e consultabili da tutte le postazioni informatiche delle biblioteche civiche milanesi all'indirizzo intranet graficheincomune.comune.milano.it e digitando nella maschera di ricerca ‘Fondo Peterzano’.

Sullo stesso motore di ricerca sono inoltre consultabili oltre 30.000 schede con immagini di opere grafiche o librarie finora informatizzate, facenti parte delle seguenti raccolte civiche del Castello Sforzesco: Archivio Storico Civico e Biblioteca Trivulziana, Civico Gabinetto dei Disegni, Civica Raccolta delle Stampe "Achille Bertarelli". Tra queste il codice di Leonardo da Vinci conservato alla Biblioteca Trivulziana.

"BUFALE DI CARAVAGGIO" (di Tomaso Montanari da IlFattoQuotidiano)


La madre dei Caravaggio è sempre incinta. E se i poveri parti non meriterebbero nessuna attenzione, è invece la madre stessa ad indurre a qualche riflessione.
Due illustri sconosciuti agli studi caravaggeschi (e, più in generale, storico-artistici) che si chiamano Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli annunciano di aver ‘scoperto’ cento (siamo ai saldi estivi, cento al prezzo di uno: «venghino siore e siori!») autografi di Caravaggio nel Civico Gabinetto dei disegni del Castello Sforzesco a Milano.
Si tratta di un fondo ignoto agli studi? Manco per sogno: come hanno ricordato subito i funzionari del museo, esso è noto da sempre, ed è almeno dagli anni cinquanta che gli specialisti di Caravaggio lo frequentano e ne scrivono, interrogandosi su alcuni nessi con l’opera del grande naturalista. Nonostante i dispareri sulla paternità dei singoli fogli, si è concordi nel ritenere che i disegni vadano ricondotti alla bottega di Simone Peterzano (1540-1596), il pittore bergamasco con cui Caravaggio si formò a Milano. Ma ora i due novelli caravaggisti hanno una soluzione geniale, un vero uovo di colombo: quei nessi si spiegano perché i disegni son tutti autografi del giovane Caravaggio. Semplice no? E tanti saluti a quei babbioni degli studiosi che da decenni ci si stillano il cervello.
Le prove? Esilaranti fotomontaggi al photoshop che incollano particolari di disegni, palesemente di mani e di epoche diverse, su quadri di Caravaggio, con effetti tragicomici. Non si fa desiderare l’imperdibile perizia calligrafica che stabilisce che, sì, la scrittura di un biglietto annesso ai disegni è proprio quella di Caravaggio. Insomma, manca solo il Ris di Parma: ma quello ha già dato, avendo autenticato due anni fa le ossa del Merisi a Porto Ercole, nella madre di tutti....... CONTINUA A LEGGERE SU "ILFATTOQUOTIDIANO.IT"