Il blog CARAVAGGIO400, fondato nel 2009 da Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico in occasione del quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ha l'intenzione di attivare e creare un punto di approfondimento e discussione sull'opera di uno dei più grandi maestri della pittura seicentesca di cui far conoscere principalmente la sua opera e la sua arte ancor più che la sua vita e biografia, su cui troppo spesso si è concentrata l'attenzione dei media trascurando l'innovazione e il genio del grande pittore. Invitiamo tutti gli studiosi, appassionati e chiunque voglia dare un suo contributo ad inserire commenti e inviare segnalazioni a questo blog.

4 nov 2018

"Il ‘vero’ metodo di Caravaggio; un’analisi dei motivi di una delle più audaci rivoluzioni artistiche di tutti i tempi", di Clovis Whitfield


Voglio ragionare un po’ su come Caravaggio vedeva le cose, e la sua maniera di imitare il naturale. Mi sembra che egli abbia notato molte cose che altri prima non avevano visto, e che le procedure che ha adottato per dipingerle erano anche del tutto diverse da quelle convenzionali. Questo si può dedurre anche dal susseguirsi delle sue pennellate, e dall’assenza di un disegno generale – le figure sono associate per l’ordine della loro posa nello studio, piuttosto che per un’idea dall’inizio, e non parte mai da una formula. Per confronto un esempio di disegno di Baglione per una Maddalena fa vedere come egli cercava di inventare dalla sua fantasia una possibile posa con tutti i trucchi che aveva imparato – notare la presenza ripetuta dell’accento della fossetta sull’avambraccio in tutte le pose. E le composizioni intere erano precedute da una configurazione generale nonché un calcolo delle prospettive. Guardando le mani del Cavalier d’Arpino apprezziamo che hanno un carattere generico, da un lato quella femminile, dall’altro quella maschile; il modello vero è lontano. 
Per capire Caravaggio le analisi diagnostiche sono fondamentali ma non sempre decisive per risolvere tutti i problemi attributivi, e quello che vorrei individuare oggi è l’iter del suo operare perché possa dare un’idea delle priorità che lui aveva dipingendo. Due particolari di Caravaggio che segue il vero. Non ci risulta che ci siano schizzi o disegni preparatori (benché egli sembra di aver dato una indicazione del disegno di una pala importante in almeno un caso nel 1600). Si deve sempre ricordare comunque che non c’è una minima indicazione di un contorno completato in via soggettiva. Non esiste una tentazione da parte sua di completare una figura o un elemento ricordato da qualcosa che egli, o quanto meno un altro, aveva già espresso altrove. E abbastanza difficile, oggi quando le immagini sono ovunque e vengono create con una facilità senza paralleli, di immaginare la differenza che la presentazione del vero di Caravaggio rappresentava allora, e di provare l’emozione che se ne è verificata. Quello che ha tanto colpito era la vicinanza al vero, a quello che che già si sapeva ma sotto un aspetto che non si riconosceva [...]

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