16 set 2017

Milano, dal 29 settembre al 28 gennaio 2017: Mostra "DENTRO CARAVAGGIO", diciotto capolavori di Caravaggio per la prima volta riuniti tutti insieme


Milano torna a omaggiare il grande artista con la mostra "Dentro Caravaggio", che presenta diciotto capolavori del Maestro riuniti per la prima volta tutti insieme. Un'esposizione unica non solo perché presenterà al pubblico opere provenienti dai maggiori musei italiani e da altrettanto importanti musei stranieri ma perché, per la prima volta le tele di Caravaggio saranno affiancate dalle rispettive immagini radiografiche che consentiranno al pubblico di seguire e scoprire, attraverso un uso innovativo degli apparati multimediali, il percorso dell’artista dal suo pensiero iniziale fino alla realizzazione finale dell’opera

La mostra è curata da Rossella Vodret, coadiuvata da un prestigioso comitato scientifico presieduto da Keith Christiansen e vuole raccontare da una prospettiva nuova gli anni della straordinaria produzione artistica di Caravaggio, attraverso due fondamentali chiavi di lettura: le indagini diagnostiche e le nuove ricerche documentarie che hanno portato a una rivisitazione della cronologia delle opere giovanili, grazie appunto sia alle nuove date emerse dai documenti, sia ai risultati delle analisi scientifiche, da diversi anni la nuova frontiera della ricerca per la storia dell’arte come per il restauro. 

Saranno così presenti in mostra anche alcuni selezionati documenti, provenienti dall’Archivio di Stato di Roma e di Siena relativi alla vicenda umana e artistica di Caravaggio, che hanno cambiato profondamente la cronologia dei primi anni romani e creato misteriosi vuoti nella sua attività. Mancano, infatti, notizie tra la fine del suo apprendistato presso Simone Peterzano nel 1588 e il 1592 quando compare a Milano in un atto notarile. Così come l’arrivo a Roma è documentato solo all’inizio del 1596 e dunque rimane misteriosa la sua vicenda in questi otto anni, non pochi per un pittore che ha lavorato in tutto meno di quindici anni. 

Tra i musei e le collezioni italiane che partecipano alla mostra ricordiamo: Galleria degli Uffizi, Palazzo Pitti e Fondazione Longhi, Firenze; Galleria Doria Pamphilj, Musei Capitolini, Galleria Nazionale d’Arte Antica-Palazzo Corsini, Galleria Nazionale d’Arte Antica-Palazzo Barberini, Roma; Museo Civico, Cremona; Banca Popolare di Vicenza; Museo e Real Bosco di Capodimonte e Gallerie d’Italia Palazzo Zevallos, Napoli. 

Tra i prestiti più prestigiosi dall'estero: Sacra famiglia con San Giovannino (1604-1605) dal Metropolitan Museum of Art, New York; Salomé con la testa del Battista (1607 o 1610) dalla National Gallery, Londra; San Francesco in estasi (c.1597) dal Wadsworth Atheneum of Art di Hartford; Marta e Maddalena (1598) dal Detroit Institute of Arts; San Giovanni Battista (c.1603) dal Nelson-Atkins Museum of Art di Kansas City; San Girolamo (1605-1606) dal Museo Montserrat, Barcellona.

13 set 2017

Presentato alla Galleria Borghese il centro di ricerca “Caravaggio Research”



“Nell’iniziativa di oggi si ritrovano due motivi di orgoglio: il primo è la riforma del sistema museale, che ha cambiato profondamente i musei avvicinandoli agli standard internazionali. Il secondo motivo di orgoglio è il superamento della barriera che c’era tra pubblico e privato: le norme introdotte, come l’art bonus (che in tre anni ha raccolto oltre 170 milioni), hanno superato quella barriera permettendo collaborazioni che, in particolare nel settore museale, possono dare frutti straordinari”. Lo ha dichiarato il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, intervenuto all’annuncio della partnership triennale tra Fendi e la Galleria Borghese per la costituzione del centro di ricerca “Caravaggio Research”. Il numero uno di piazza del Collegio Romano ha quindi lanciato un appello “ai tanti musei e alle tante imprese importanti: copiate da Fendi e dalla Galleria Borghese”. 
Alla conferenza stampa hanno partecipato, oltre al ministro, Anna Coliva, direttrice della Galleria Borghese e Pietro Beccari, Presidente e Amministratore Delegato di Fendi. 

Coliva: ricerca e studio sono i compiti più importanti per un museo 
“L’accordo raggiunto è un traguardo importantissimo”, ha commentato la direttrice della Galleria Borghese. “L’autonomia data dalla riforma ci permetterà di affrontare il compito più importante di un museo, ovvero quello della conoscenza. Il valore della cultura è infatti anche dato dalla ricerca e dagli studi, come dimostra il caso di Caravaggio”. Il Caravaggio Research “è un progetto ambizioso che vuole reintrodurre nei musei la ricerca più avanzata per farne dei produttori di cultura e non dei mostrifici. Siamo orgogliosi che un così innovativo e non facile progetto abbia avuto la fiducia di una grande azienda come Fendi; proprio perché Fendi è un’impresa che ha basato la sua eccellenza sulla ricerca delle tecniche e dei materiali”, ha concluso Coliva [...]

Il progetto “Caravaggio Research” 
Il progetto presentato questa mattina prevede la costituzione del centro di ricerca Caravaggio Research, che verrà promosso e divulgato attraverso un programma espositivo internazionale sull’artista, da Los Angeles all’Estremo Oriente, e il sostegno per tre anni consecutivi alle mostre che avranno luogo presso la Galleria Borghese. Presso la Galleria Borghese verrà costituito un centro di studi, diagnostica e ricerca storico-artistica su Caravaggio e sulla sua opera, che sia il più completo esistente così da proporsi come il riferimento primario per la ricerca caravaggesca a livello mondiale. Il progetto si completa con la creazione di una piattaforma digitale che rappresenti la più esaustiva banca dati online relativa al Caravaggio, per informazioni e aggiornamenti bibliografici, documentari, archivistici, filologici, storiografici, iconografici, dotata di un corredo diagnostico in forma digitale. Per divulgare tale progetto innovativo di ricerca, la Galleria Borghese e Fendi hanno concepito un programma espositivo sull’artista che approderà, nel corso di tre anni, in luoghi di massima importanza ed eccellenza: dai riflettori prestigiosi degli Stati Uniti alle latitudini estreme dell’Oriente asiatico. 

Prima tappa al Getty Museum di Los Angeles 
La prima tappa della mostra sarà a novembre 2017 al Getty Museum di Los Angeles, istituzione di grande prestigio per l’orientamento della cultura in un continente che guarda al futuro ma possiede un legame profondo con le proprie radici europee. A partire dal 21 novembre il Getty Museum ospiterà infatti per la prima volta tre opere di Caravaggio provenienti dalla Galleria Borghese: il San Girolamo, il Giovane con canestro di frutta e il David con la testa di Golia [...]


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06 set 2017

Disponibile la rassegna stampa della mostra "Caravaggio nel patrimonio del FEC. Il Doppio e la Copia"



Ora disponibile integralmente, a cura dell'Ufficio stampa Maria Bonmassar, la rassegna stampa della mostra Caravaggio nel patrimonio del Fondo Edifici di Culto. Il Doppio e la Copia, che ha visto l'esposizione e la presentazione di novità riguardanti la Flagellazione di Cristo di Capodimonte e il San Francesco in meditazione.


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04 set 2017

"Intorno alle 'parole siciliane' di Caravaggio", un articolo di Alvise Spadaro su Agorà



Disponibile nella sezione Biblioteca on line di Caravaggio400 l'articolo Intorno alle “parole siciliane” di Caravaggio di Alvise Spadaro, pubblicato nel numero 60/2017 della rivista Agorà.
L'articolo prende le mosse da una frase pronunciata a Siracusa da Caravaggio, riportata da Ippolito Falcone, il quale non avrebbe accettato di dipingere un gruppo di angeli nel campo alto del Seppellimento di Santa Lucia ("Non havendone mai veduti, non sò ritrarli", avrebbe esclamato).
Così lo studioso conclude il suo contributo:
"Che Caravaggio in Sicilia non avrebbe voluto più dipingere angeli, sarebbe un piccolo contributo a dover attribuire la Natività con i santi Lorenzo e Francesco al periodo romano, invece che a un non documentato, ma non improbabile, breve soggiorno palermitano".


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01 set 2017

Presentazione de "Il vendicatore oscuro" di Annalisa Stancanelli, il 21 settembre presso la Camera dei Deputati



Presentazione del romanzo "Il vendicatore oscuro" di Annalisa Stancanelli

21 settembre ore 10, presso la Camera dei Deputati
Sala Salvadori Palazzo dei Gruppi - via degli Uffici del Vicario 21, Roma

Interverranno
Sofia Amoddio, onorevole Avvocato
Salvatore Santuccio, Società di Storia Patria Siracusana
Rita Charbonnier, scrittrice

Sarà presente l'autrice.

Per maggiori informazioni e accrediti, contattare annalisainout@gmail.com.


31 ago 2017

"Nuove ipotesi sul 'Seppellimento di Santa Lucia' di Caravaggio", articolo di Enzo Papa sulla rivista Incontri


Pubblicato sul numero 20 (luglio-settembre 2017) della rivista Incontri l'articolo Nuove ipotesi sul "Seppellimento di Santa Lucia" di Caravaggio, a firma di Enzo Papa
In particolare l'autore rilancia, sulla base di nuove considerazioni, l'ipotesi che il vero committente del quadro sia stato, senza necessità di contratto (mai reperito), l’agiato intellettuale siracusano Vincenzo Mirabella.
L'articolo è ora disponibile nella sezione Biblioteca on line di Caravaggio400.


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24 ago 2017

Saggi caravaggeschi su About Art online



About Art online propone in questo mese di agosto una serie di saggi già apparsi in stampa e rielaborati o del tutto inediti, da parte di alcuni fra i più importanti studiosi caravaggisti, a partire da Nicola Spinosa fino a, da ultimo, Pierluigi Carofano, passando per l'anteprima di un intervento di Nicosetta Roio. e la versione italiana di un testo di Marco CardinaliMaria Beatrice De Ruggieri.


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19 ago 2017

The Spirit of Caravaggio: viaggio multisensoriale nelle opere del Merisi (da RomaToday)

“The Spirit of Caravaggio” è un viaggio multimediale per conoscere e celebrare un personaggio controverso e talvolta avvolto nel mistero come il grande Maestro del Seicento, Michelangelo Merisi.
Un’esperienza multisensoriale che si dipana non solo attraverso i mille volti ritratti dal pittore: i Bari, Giuditta, Amore Vincitore, La Maddalena Penitente, ma attraverso le emozioni che questi comunicano; dolore, stupore, agonia, ironia, pietà e violenza, purificazione e rinascita, in una cornice d’eccezione; le spettacolari Sale del Bramante.
Colori, impressioni e dettagli portati alla luce in un viaggio immersivo e suggestivo che avviene attraverso il coinvolgimento personale dello spettatore che si lascia trasportare in un’esperienza multisensoriale unica.
L’esposizione interamente digitale, vanta videoproiezioni di altissima qualità per ripercorrere tutte le opere pittoriche del grande Maestro Michelangelo Merisi da Caravaggio in un sito straordinario ..... CONTINUA A LEGGERE SU ROMA TODAY

18 lug 2017

A Otranto la mostra "Caravaggio e i caravaggeschi nell’Italia meridionale dalla collezione della Fondazione Longhi"

Caravaggio e i caravaggeschi nell’Italia meridionale dalla collezione della Fondazione Longhi Otranto, Castello Aragonese 11 giugno – 24 settembre 2017 



Dopo lo straordinario successo della mostra dedicata a Steve McCurry nell’estate 2016, il Comune di Otranto e Civita Mostre organizzano, dall’11 giugno al 24 settembre 2017, nei suggestivi ambienti del Castello Aragonese una mostra dedicata a Caravaggio e ai pittori caravaggeschi che hanno operato nell’Italia meridionale. Tutte le opere esposte provengono dalla Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi, che custodisce il lascito di quello che è stato il più importante storico dell’arte italiano ma anche uno straordinario collezionista. 
Roberto Longhi (Alba 1890 – Firenze 1970) è una delle personalità più affascinanti della storia dell’arte del XX secolo. Alla pittura del Caravaggio (Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, Milano 1571 – Porto Ercole 1610) e ai suoi seguaci, i cosiddetti caravaggeschi, ha dedicato una vita di studi, a partire dalla tesi di laurea sul Caravaggio del 1911. Si trattò, a quella data, di una scelta pioneristica, tanto all’epoca il pittore era uno dei “meno conosciuti dell’arte italiana”. Longhi seppe da subito riconoscere la portata rivoluzionaria della pittura del Merisi, così da intenderlo come “il primo pittore dell’età moderna”. 
Nella sua dimora fiorentina – villa Il Tasso –, oggi sede della Fondazione che gli è intitolata, raccolse un numero notevole di opere dei maestri di tutte le epoche, che furono per lui occasione di ricerca e di studio. Tra queste il nucleo più importante e significativo è senza dubbio quello che comprende le opere del Caravaggio e dei caravaggeschi, formatosi attorno al Ragazzo morso da un ramarro del Merisi, da lui acquistato verso il 1928. Il dipinto, che risale all’inizio del soggiorno romano di Caravaggio, all’incirca nel 1596-1597, colpisce innanzitutto per la resa del brusco scatto con cui il giovane si ritrae improvvisamente per il morso di un ramarro, quasi come in una istantanea fotografica, ma anche per la “diligenza” con cui ha reso il brano della natura morta con la caraffa e i fiori, un genere pittorico riportato a dignità autonoma proprio dal Caravaggio. 
Nella mostra, curata da Maria Cristina Bandera, direttrice scientifica della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi, accanto al Caravaggio sono esposti i dipinti dei suoi seguaci meridionali o attivi nell’Italia del Sud, che fanno parte della stessa collezione e offrono una efficace testimonianza del significato storico della sua pittura. Grandi capolavori possono ritenersi cinque tele che raffigurano gli Apostoli, del giovane Jusepe de Ribera e la Deposizione di Cristo di Battistello Caracciolo, il principale caravaggesco napoletano. Il profondo radicamento dell’esempio del maestro nell’arte napoletana è attestato dal David di Andrea Vaccaro e dal drammatico San Girolamo del Maestro dell’Emmaus di Pau. Nelle opere di Matthias Stom, a lungo attivo in Sicilia, si materializza una perfetta sintesi tra la cultura nordica di partenza – legata al caravaggismo olandese – e la pittura italiana. Sono inoltre presentate inoltre opere di Lanfranco, del Maestro dell’Annuncio ai pastori, di Filippo Napoletano e di Giacinto Brandi. Il percorso si conclude con due capolavori di Mattia Preti, l’artista che più di ogni altro contribuisce a mantenere per tutto il Seicento la vitalità della tradizione caravaggesca. 
Nell’ambito della mostra è infine prevista la proiezione del film di Mario Martone dal titolo Caravaggio. L'ultimo tempo (durata 40‘), realizzato nel 2004, nel quale il grande regista ricostruisce, con dettagli dei dipinti e immagini girate delle periferie napoletane, la vicenda artistica ed umana del Caravaggio nei suoi ultimi anni, vissuti nell’Italia meridionale. 
La mostra, unitamente a quella di Roberto Cotroneo, sarà accessibile al pubblico con il biglietto di ingresso del Castello Aragonese, che consente di visitare tutti gli ambienti della fortezza, dai sotterranei agli allestimenti dedicati alla storia della città.

Fonte: comunicato stampa

15 lug 2017

"Caravaggio raddoppia. La mostra a Palazzo Barberini", di Emilio Negro e Nicosetta Roio

Recensione alla mostra caravaggesca in corso presso Palazzo Barberini, aperta fino a domenica 16 luglio.


Nel tedio favorito dal solleone di questo rovente inizio d’estate 2017, nonostante l’ormai cronica limitatezza delle risorse disponibili per qualsivoglia manifestazione espositiva di buon livello, è arrivata la fresca novità di una mostra singolare dedicata a Caravaggio nel patrimonio artistico del F.E.C. Il Doppio e la Copia. L’esposizione curata da Giulia Silvia Ghia e Claudio Strinati è aperta al pubblico a Roma dal 22 giugno, dal martedì alla domenica, dalle ore 8.30 alle 19, e chiuderà i battenti il 16 luglio prossimo
La rassegna, che conta pochi dipinti – per l’esattezza quattro – riveste però un’importanza inversamente proporzionale al numero esiguo; è ospitata nelle sale di Palazzo Barberini, cioè nella dimora istituzionale di una delle più belle, ricche ed invidiate Gallerie Nazionali d’Arte Antica. Si tratta infatti dell’ex splendida residenza di Papa Urbano VIII (al secolo Maffeo Barberini), che fu riedificata nel cuore della Capitale su progetti di Carlo Maderno, Francesco Borromini e Gian Lorenzo Bernini; la medesima reggia da fiaba da cui Audrey Hepburn, indimenticabile protagonista femminile di Roman Holiday, fuggiva nottetempo per esigenze cinematografiche per andare ad assaporare la mejo dolce vita capitolina, vagabondando per la Città Eterna nascosta in un’Ape, alla guida di una Vespa e a piedi. 
Andrà ricordato che la sigla F.E.C. corrisponde al benemerito Fondo per gli Edifici di Culto con sede presso il Ministero dell´Interno, da dove viene gestito con estrema oculatezza un ingente patrimonio artistico, distribuito su tutto il territorio peninsulare, e composto da più di ottocento basiliche, chiese, cappelle e beni immobiliari di vario genere, tra i quali innumerevoli opere d’arte, per lo più sconosciute al pubblico. L’esposizione di Palazzo Barberini vuole dunque festeggiare degnamente i trent’anni della gloriosa istituzione, i cui albori risalgono addirittura alle prime leggi di tutela che vennero promulgate dal Regno d´Italia.
La rassegna presenta perciò alcune opere appartenenti al F.E.C. di considerevole valore culturale poiché legate al nome del sommo Michelangelo Merisi da Caravaggio, ossia due San Francesco in meditazione, l’uno proveniente dalla chiesa di San Pietro di Carpineto Romano (attualmente in deposito presso la Gallerie Nazionali di Arte Antica di Palazzo Barberini), l’altro dal Museo dei Cappuccini (proveniente dalla Chiesa dell’Immacolata Concezione, meglio conosciuta a Roma come la Chiesa dei Cappuccini), e due Flagellazioni di Cristo, quella di San Domenico Maggiore a Napoli (in deposito a Capodimonte) e la sua copia della medesima chiesa partenopea. 
L’incontro ravvicinato tra dipinti che solitamente sono distribuiti in sedi differenti e lontane l’una dall'altra, dà un’occasione irripetibile a tutti i “caravaggio-dipendenti” sparsi nel mondo per avere agio di confrontare da vicino questo nucleo di opere importanti, poste eccezionalmente l’una accanto all'altra, così da potersi cimentare sul campo sdrucciolevole del più sottile attribuzionismo caravaggesco.
È ovviamente altrettanto interessante il catalogo della mostra, edito da Gangemi Editore e curato da Giulia Silvia Ghia e Claudio Strinati, che ha consentito ad un pool di storici dell’arte, esperti di varie discipline e technical art history – comprendente Bruno Arciprete, Marco Cardinali, Claudia Castagnoli, Dora Catalano, Laura Caterina Cherubini, Michele Cuppone, Maria Teresa de Falco, Maria Beatrice De Ruggieri, Giulia Silvia Ghia, Carlo Giantomassi, Alessandra Imbellone, Ida Maietta, Giuseppe Porzio, Claudio Strinati, Francesco Vernicchi e last but not least Rossella Vodret – di studiare non solo le quattro opere presenti in mostra, ma anche le loro molteplici connessioni con la sublime arte caravaggesca, utilizzando ampiamente i risultati ottenuti con le più evolute indagini di laboratorio. 
I saggi all’interno del catalogo, seguendo il loro ordine di apparizione a stampa, sono innanzitutto quello opportunamente introduttivo della curatrice dell’esposizione, Giulia Silvia Ghia, dal titolo Il senso della mostra; poi l’intenso Riflessioni sull’iconografia dei capolavori esposti di Claudio Strinati, che confuta con sottile acume, mescolato ad un’asprigna punta di “amarezza”, le più scontate letture iconografiche e propone, “seppure in senso lato”, un novello legame tra l’invenzione figurativa caravaggesca del Ragazzo che sbuccia un frutto e quella dell’“amleticamente atteggiato” S. Francesco in meditazione; segue “Il San Francesco in piedi del Caravaggio” nello spoglio tra fonti antiche e moderne di Michele Cuppone (che è anche il curatore della bibliografia in catalogo), in cui viene giustamente rivendicata l’importanza dei librai di piazza Navona e delle antiche guide di Roma, che riservano ancora qualche sorpresa anche per la sterminata bibliografia merisiana, dandoci così conferma di come lo studioso abbia ben meritato i galloni della credibilità scientifica guadagnati anche sul campo della ricerca storico-artistica; “Copiare da altre pitture”. Metodi di copiatura nel Seicento secondo la letteratura artistica e qualche verifica sulle opere di Caravaggio e dei Caravaggeschi è il titolo dello studio approfondito di Maria Beatrice De Ruggieri, una disamina scrupolosa sui differenti metodi di ricopiatura e le tracce che essi hanno lasciato sui dipinti; conclude la serie di saggi quello di Marco Cardinali, ovvero Le copie da Caravaggio tra connoisseurship, critica d’arte e technical art history – su cui aleggia lieve lo spirito di Maurizio Marini –, da segnalare per la lucida meticolosità della ricerca ben condotta e che, nonostante la complessità del tema trattato, coinvolgere il lettore con una suspense incalzante, degna di un bravo giallista epigono di Mikey Spillane [...]

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14 lug 2017

Michele Placido racconterà in tv la storia turbolenta di Caravaggio

Il grande pittore Caravaggio e la sua vita avventurosa raccontati in una serie tv diretta da Michele Placido e Gabriele Mainetti ("Jeeg Robot")


Michele Placido racconterà in tv la storia turbolenta di Caravaggio
La vita turbolenta di Caravaggio, il grande pittore del Seicento, arriva sul piccolo schermo in una serie televisiva diretta da Michele Placido e da Gabriele Mainetti, regista dell'acclamato film "Jeeg Robot". Si tratta di una grande produzione, che in dodici puntate racconterà l'arte e gli eccessi dell'artista, capace di creare opere grandiose e al tempo stesso di inimicarsi i potenti. 
E chi interpreterà il ruolo dell'artista maledetto? «Ci piacerebbe un attore italiano per il ruolo di Caravaggio. Alessandro Borghi per me sarebbe l'ideale», ha dichiarato all'ANSA Michele Placido, che ha da poco ricevuto il prestigioso Premio Believe Stanislavskij al 39° Moscow International Film Festival. Placido ha poi continuato: «Questo progetto prevede per ora solo registi italiani, molto richiesti oggi anche dagli americani dopo il successo di "Romanzo criminale" e quello di Cattleya con "Gomorra"... Caravaggio rappresenta in fondo la trasgressione assoluta di un genio che non poteva sottostare ai canoni di una certa Chiesa e del suo potere ecclesiastico... Era un ribelle che viveva la sua vita d'artista, ma che di notte diventava un trasgressore». Ancora non si sa su quale rete o piattaforma andrà in onda la serie.


11 lug 2017

"Caravaggio il mistero dei doppi e delle copie", di Fabio Isman oggi su Il Messaggero

Oggi, martedì 11 luglio 2017, su Il Messaggero - Cronaca di Roma, Fabio Isman recensisce la mostra Caravaggio nel patrimonio del FEC. Il Doppio e la Copia, fino al 16 luglio presso a Palazzo Barberini





LA MOSTRA
Una piccola ma interessante mostra affronta, a Palazzo Barberini fino al 16 luglio, due tra le maggiori questioni di Caravaggio, il pittore che, più di qualunque altro, è oggi un «feticcio»: i «doppi», cioè le non poche volte in cui l’artista replica se stesso, e le copie più precoci dei suoi capolavori; Merisi non ha mai avuto una bottega, né quindi collaboratori o allievi, quindi, tra queste, molte restano anonime. «Ripete, volutamente, i suoi soggetti più indovinati specialmente da giovane, quando più aveva bisogno di quattrini», spiega Giulia Silvia Ghia, che è la curatrice dell’esposizione; e «in tante sue opere, si avverte una profonda amarezza di fondo», le fa eco Claudio Strinati

COMPARAZIONI 
La mostra celebra i 30 anni del Fondo per gli edifici di Culto del Ministero dell’Interno: si occupa delle chiese frutto delle soppressioni già risorgimentali; «sono circa 830, con decine di migliaia di opera d’arte», dice Angelo Carbone, il prefetto che lo dirige. Ci sono luoghi comela Minerva e Santa Maria del Popolo a Roma; a Firenze, Santa Maria Novella; l’abbazia di Farfa; la Martorana a Palermo; Santa Chiara a Napoli. E proprio dal Fec provengono tre delle quattro opere allineate l’una vicina all’altra, per permetterne le comparazioni: i due «San Francesco in meditazione», di Carpineto Romano e della chiesa romana dei Cappuccini, a via Veneto; la «Flagellazione di Cristo» del museo di Capodimonte, e la copia, sempre napoletana, della chiesa di San Domenico Maggiore, da dove proviene anche la versione originale.
Per l’occasione, sono stati esaminati, anche con qualche sorpresa: a destra della «Flagellazione », in origine Caravaggio aveva pensato, e finito di dipingere, un frate domenicano; perché l’ha sostituito? Una tela di riuso, o qualcosa altro che non sapremo mai? E dei due «San Francesco», la preferenza va da tempo (lo dimostra Rossella Vodret) a quello di Carpineto, saltato fuori nel 1968; però non dal 1908, come si credeva, ma dal 1750 come ha scoperto Michele Cuppone, si credeva l’altro quello «vero». «E la copia anonima della Flagellazione», spiega Giulia Ghia, «è stata eseguita grazie a dei lucidi; quindi, permessa dai proprietari»; avveniva spesso: dava maggiore importanza al dipinto originale. 

NEL MONDO 
Di «doppi» caravaggeschi conosciamo almeno i «San Giovanni» (a Stoccolma e Palazzo Corsini); i «San Giovannino» (Doria Pamphilj e Capitolini: questa è la prima scoperta di Sir Denis Mahon, Anni 50, nell’ufficio dell’allora sindaco di Roma; celiava: «L’unica che ho fatto con i piedi sollevati da terra», era appesa quasi al soffitto); i due «Ragazzo morso dal ramarro» (Fondazione Longhi di Firenze e National Gallery di Londra); i tre «Suonatore di liuto»; le due «Flagellazione» (Cleveland e Vienna); e gli scudi della «Medusa» (Firenze, e raccolta privata: «Recentemente, in Umbria, ne ho vista un’altra», dice Cuppone) [...]


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04 lug 2017

"La pallacorda fra Vaticano, Caravaggio e Quirinale", di Egizio Trombetta



È certo che Caravaggio giocasse, come scriveva il biografo fiammingo Karel van Mander fra il 1600 e il 1601: "quando ha lavorato per un paio di settimane se ne va a spasso se ne va a spasso per un mese o due con lo spadone al fianco e un servo di dietro, e gira da un gioco di palla all’altro, molto incline a duellare e a far baruffe…". Anche altre fonti autorevoli lo confermano, come quella del noto biografo barocco Giovanni Pietro Bellori (Cfr. Vite dei pittori, ed architetti moderni, p. 215 ) "Venuto però a rissa nel gioco di palla a corda con un giovane suo amico, battutosi con le racchette, e prese l’armi, uccise il giovane, restando anch’egli ferito". Poi quella di Sandro Corradini (Cfr. Caravaggio materiali per un processo, pp. 71-72.): "la rissa fu per giuditio dato sopra un fallo, mentre si giocava alla racchetta" Anche nella biografia di Gaspare Celio, di recente individuata da Riccardo Gandolfi troviamo scritto: "Ma pigliandola nel gioco della palla con un certo Ranuccio da Terni, e venendo a costione seco, cagione che ne haveva havuta una racchettata esso Michele, ne restò occiso esso Ranuccio". E’ noto dunque che un incontro di tennis o meglio di pallacorda cambiò per sempre la vita di Michelangelo Merisi a seguito del quale uccise Ranuccio Tomassoni, uomo influente e ben introdotto coi Farnese. Era il pomeriggio del 28 maggio 1606, il pittore lombardo e Ranuccio Tomassoni duellano alla pallacorda, almeno in un primo momento solo con racchetta ma poi l’incontro degenera in rissa. Ma quali sarebbero le motivazioni di questa rissa? Negli ultimi anni sono state ipotizzate varie versioni, ho preferito però far chiarezza interpellando probabilmente lo studioso più autorevole che c’è a riguardo della vita di Caravaggio, Monsignor Sandro Corradini. Da anni dedica moltissime ore ogni settimana negli archivi di stato per far emergere dettagli ancora ignoti a riguardo della vita del pittore milanese. Lo chiamo al telefono e manco a dirlo, si trovava proprio in archivio [...]

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26 giu 2017

Caravaggio, il "Suonatore di liuto" e l’“avvento salvifico” di Prospero Orsi, un saggio di Claudio Strinati



Sembrano maturi i tempi per affrontare la più importante questione caravaggesca emersa negli ultimi venti anni di ricerche, quella del Suonatore di Liuto proveniente dalla collezione del Duca di Beaufort. In primo luogo infatti c’è l’alta plausibilità della provenienza stessa. A prescindere da qualunque giudizio di merito, è accertato senza dubbi che l’opera deve essere stata acquistata in Italia dal Duca di Beaufort durante un tipico viaggio del Grand Tour nel 1726 ed è improbabile che il dipinto fosse stato visto su un mercato ‘minore’ e marginale, anche se la versione proveniente dall'eredità Del Monte (sembra accertato che il Caravaggio eseguisse due versioni del soggetto, una Giustiniani, una Del Monte) passata poi a i Barberini è stata meglio individuata nel quadro “ex Wildenstein” per molti anni esposto al Metropolitan Museum di New York.
Il fatto in sé non è prova di nulla sull'autografia ma non può essere minimizzata la scelta meditata di un personalità colta e consapevole quale risulterebbe essere stata quella di Henry Somerset III, Duca di Beaufort. Poi va ribadito come la versione “ex Beaufort” sia l’unica tra quelle note che corrisponde sul serio con la descrizione di un Suonatore di Liuto del Caravaggio fornita da Giovanni Baglione nella Vita di Michelangelo da Caravaggio: “e dipinse per lo cardinale … anche un giovane che suonava il Lauto, che vivo e vero tutto il parea con una caraffa piena d’acqua, che dentro il riflesso di una finestra eccellentemente si scorgeva con altri ripercotimenti di quella camera dentro l’acqua, e sopra quei e sopra quei fiori una viva rugiada con ogni esquisita diligenza finta. E quello (disse) che fu il più bel pezzo che facesse mai”. 
E’ pur vero che la obiezione principale addotta contro la versione “ex Beaufort” è la possibilità che si tratti di una copia antica del quadro descritto dal Baglione con tanta accuratezza, ma è pur vero che la eccezionalità della testimonianza implica un’analisi altrettanto impegnativa ed approfondita. Il testo del Baglione contiene infatti una frase che non compare mai nelle Vite in rapporto a nessun altro pittore e nemmeno a Caravaggio stesso. E tale frase è proprio quella in cui viene ricordato il giudizio dell’artista sulla sua stessa opera, un attestato pressoché unico in tutto il libro delle Vite. Il Caravaggio ricorda dunque essere stato il Suonatore di Liuto il quadro più bello da lui dipinto. Le eventuali anomalie che i vari esegeti del nostro dipinto hanno evidenziato meritano allora di essere vagliate alla luce di tale asserzione. 
E’ stato infatti notato, sia pure informalmente, che il quadro “ex Beaufort” sarebbe fin troppo bello ed edonistico per essere realisticamente creduto del Caravaggio. La materia pittorica è stata giudicata raffinatissima, quasi eterea, priva di quella forza terrificante che viene per lo più legata al nome di Michelangelo Merisi, con la proposta conseguente di considerare l’opera più tardi del tempo di Caravaggio. Qualcuno ha ritenuto che potrebbe essere addirittura molto più tarda proprio per questo presunto eccesso di raffinatezza e di bellezza. Ma proprio il confronto con la versione “Ermitage”, capolavoro indiscusso, induce a qualche prudenza in più, specie in rapporto alla fase attuale degli studi caravaggeschi che hanno visto emergere opere assai più problematiche della nostra, avallate da analisi insoddisfacenti prive dei più elementari requisiti di qualità [...]

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22 giu 2017

Claudio Strinati presenta la mostra "Caravaggio nel patrimonio del FEC. Il Doppio e la Copia", a Palazzo Barberini fino al 16 luglio



Si è svolta ieri, mercoledì 21 giugno, la presentazione di Caravaggio nel patrimonio del Fondo Edifici di Culto. Il Doppio e la Copia, una mostra di quattro opere (San Francesco in meditazioneFlagellazione di Cristo, originali e rispettivi 'doppio' e copia) ma, nelle parole di Claudio Strinati che l'ha presentata, densa di contenuti.

Tutte le novità sono pubblicate nel catalogo a cura di Giulia Silvia Ghia e Claudio Strinati, coordinamento scientifico di Marco Cardinali, Michele Cuppone e Maria Beatrice De Ruggieri, edito da Gangemi (per info tecniche sul volume, vedi QUI).

La mostra è aperta presso Palazzo Barberini fino a domenica 16 luglio, tutti i giorni escluso il lunedì, dalle 8:30 alle 19:00 (ultimo ingresso alle 18:00).


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Caravaggio a Napoli, svelata l'identità dell'autore del madrigale ritratto nei "Musici"



Svelata l’identità dell’autore del testo e della musica del madrigale raffigurato nei “Musici” di Caravaggio, il capolavoro esposto a Palazzo Zevallos a Napoli fino al 23 luglio. Si tratterebbe del poeta e umanista Jacopo Sannazaro, autore del sonetto utilizzato come testo del madrigale, musicato dal napoletano Pompeo Stabile: l’individuazione è il risultato di una lunga e impegnativa ricerca durata trent'anni e condotta dal musicologo Domenico Antonio D'Alessandro. "Il confronto con una copia svizzera ben conservata - ha spiegato D'Alessandro - mi ha permesso di identificare la musica e il madrigale a sei voci".
"Questa tela - ha spiegato Francesca Cappelletti docente dell'Università degli Studi di Ferrara e vicepresidente del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici Mibact - ci parla di un Caravaggio giovane e del suo primo ingresso nella committenza aristocratica romana".

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21 giu 2017

Una nuova testimonianza (John Gash) in favore del “Caravaggio di Tolosa”, di Carole Blumenfeld



Il Louvre ha organizzato la settimana scorsa un confronto del quadro scoperto a Tolosa accanto ai 'suoi' Caravaggio e alla Flagellazione di Cristo di Rouen. L'accademico John Gash reputa che la 'nuova' Giuditta sia di mano di Caravaggio. Tutti i particolari in un articolo di Carole Blumenfled.

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20 giu 2017

"Caravaggio a Roma: dalla miseria alla gloria", di Clovis Whitfield


La recente scoperta effettuata dal dottor Riccardo Gandolfi, dell’esistenza nelle Vite dei Pittori scritte da Gaspare Celio, di una inedita biografia di Caravaggio, rappresenta un’affascinante aggiunta alla documentazione relativa all’artista al momento dell’arrivo a Roma. Essa sembra confermare (ma dobbiamo attendere la pubblicazione per esteso) la condizione di indigenza in cui l’artista si trovava, senza una casa se non del tutto senza amici, ma fa emergere anche che furono le abilità mimetiche che vantava che gli consentirono l’invito nella cerchia del cardinal Del Monte, con il miglioramento delle sue condizioni e delle prospettive che ciò comportava. La particolare generosità dell’Ospedale della SS. Trinità nei confronti di coloro che erano liberati dalla prigione (tra cui doveva contarsi Caravaggio), e la loro riabilitazione tra gli artigiani che presidiavano la gestione di quella fondazione, rafforza l’idea che fu quella la prima tappa del suo soggiorno romano all’arrivo. Grazie al racconto di Van Mander, abbiamo una vivida immagine della miseria da cui Caravaggio si tirò fuori grazie a un duro lavoro ”è faticosamente uscito dalla povertà mediante il lavoro assiduo …” scrisse il biografo nel 1604 (basandosi su informazioni di due o tre anni prima). La consapevolezza che aveva trascorso del tempo in carcere per un omicidio che Bellori, evidentemente leggendo il manoscritto di Celio, aveva descritto come a danno di un compagno dell’artista, rende ancora più evidente l’importanza documentale della testimonianza di Pietro Paolo Pellegrini del 1597. Costui lo aveva incontrato per la prima volta nei primi mesi del 1596 poco dopo l’arrivo nella capitale, lo vide nella bottega del siciliano Lorenzo Carli, per il quale Caravaggio lavorò “facendovi teste per un grosso l’una”. E la rivelazione fatta in un suo ultimo scritto dal compianto Giorgio Leone, cioè che l’immagine della Madonna che appare sotto la Buona Ventura dei Musei capitolini (uno dei primi acquisti di quadri di Caravaggio fatto da Del Monte), sia strettamente correlata al tipo di immagini prodotte nella bottega del Carli, ne dimostra nuovamente l’origine in questo periodo, considerato che il siciliano morì all’inizio del 1597 dopo che ebbe consegnato il pittore alle cure dell’Ospedale della Consolazione. Tutte queste indicazioni ci spingono a una revisione della datazione delle prime opere nel cerchio temporale dei cinque anni precedenti; la capacità di Caravaggio di ritrarre dal vero o di copiare da altri modelli fu evidentemente fenomenale, ma ciò non era mai stato messo in evidenza. Sarebbe bello poter dire che si sono fatti progressi con i molti ritratti scomparsi che risalgono alle sue prime conoscenze, ma è necessario essere più rigorosi nei test che riguardano il carattere della pennellata e la fedeltà al modello. È evidente che ci possono essere pentimenti, e che una fisionomia può essere simile o assomigliare a qualcuno conosciuto; ma Caravaggio in questo primo periodo era come ossessionato dal riprodurre esattamente quello che vedeva e non avrebbe apportato alcun miglioramento estetico alla realtà che era di fronte a lui. Alcuni ritratti mancanti riemergono ma non paiono riguardare quelli che sono stati suggeriti, cioè quello di Prospero Farinacci o del poeta Giambattista Marino. Mentre quello mancante rassomigliante a Benedetto Giustiniani è con tutta probabilità il dipinto che Longhi sosteneva essere il ritratto di Maffeo Barberini. Ciò che oggi pare stia scomparendo è un autentico senso di connoisseurship: non che questa sia stata sempre una soluzione, perché anche l’occhio di Waagen, Berenson e Longhi fu qualche volta deludente, volendo; ma in ogni caso può aiutare rifarsi all’elemento della scienza e alla moderna fotografia, l’IRR e la radiografia sono stati di grande aiuto. 
Tuttavia, ciò che manca anche nei più rigorosi esami scientifici è una comprensione approfondita del lavoro preparatorio di Caravaggio che è assolutamente individuale, come la sua personale pennellata, così pure il confronto con quella di altri artisti, sia quelli prima che quelli che lo hanno seguito e sfruttato fama. Una delle principali considerazioni da fare consiste nella velocità del suo operare: se consideriamo l’arrivo a Roma in periodo avanzato e lo sviluppo completo che conosciamo in quell’anno e mezzo, prima di essere assunto da un potente mecenate, ciò diviene un elemento importante per comprendere il suo successo, a fronte di una condizione di privazione e dipendenza dalla carità altrui. Non è solo da tener presente la cronologia di una pala d’altare come l’Adorazione dei pastori di Palermo, che l’artista fu in grado di realizzare nelle poche settimane trascorse tra l’aprile e il novembre 1600, ci sono riferimenti alla sua velocità anche in altri documenti [...]


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19 giu 2017

Confronto tra la "Giuditta e Oloferne" e i Caravaggio del Louvre e di Rouen



Si è svolta alcuni giorni fa una giornata di studio a porte chiuse intorno alla dibattuta Giuditta di Tolosa, la Flagellazione di Rouen e le altre opere di caravaggio presso il Louvre.
La Tribune de l'Art ha pubblicato una breve recensione


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15 giu 2017

Intervista a Francesca Curti, la giovane signora degli archivi

Intervista ad una delle giovani eccellenze italiane nel mondo degli studi di storia dell'arte


Francesca Curti, storica dell’arte, ha alle spalle un dottorato di ricerca, conseguito come la laurea, presso l’Università della Sapienza in Roma. Nel 2005 si diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Roma, istituto con il quale ha collaborato per quasi dieci anni, occupandosi della schedatura, dello studio e della pubblicazione dei disegni e delle piante all’interno dei volumi notarili dell’Archivio dei Trenta Notai Capitolini. Nel 2010, sempre per il medesimo istituto, ha lavorato e prestato la sua attività di consulenza scientifica per la realizzazione della mostra Caravaggio a Roma. Una Vita dal vero a cura di Michele Di Sivo e Orietta Verdi. Ha collaborato con l’Università di Roma TRE ed è stata ricercatrice presso l’Università di Chieti. Si applica dal suo esordio nel campo storico artistico di ricerche sul collezionismo bolognese e romano, di Caravaggio e Velazquez. 

D: Ci consenta di dire anche se è risaputo che nell’ambiente degli studi di storia dell’arte lei è una studiosa competente e molto seria, oltre che schiva, in un mondo dove invece molti sgomitano, perché ha scelto questo tipo di studi? 
Mi piace l’arte in tutte le sue forme, ma sono affascinata dall’arte del passato perché per decodificarla serve comprendere i fatti storici, sociali e culturali all’interno dei quali essa è nata. L’arte è la chiave di lettura per interpretare i tempi presenti e passati. 

D: Ha svolto un lungo lavoro sui documenti di Caravaggio presso il Tribunale del Governatore di Roma, e con il suo costante e scrupoloso impegno ha fatto nuove scoperte: quali sono stati i risultati che le hanno dato le maggiori soddisfazioni e che giudica particolarmente significativi? 
Senza dubbio il lavoro che è stato svolto presso l’Archivio di Stato di Roma, da me insieme ad altri bravi archivisti, collaboratori dell’istituto, quali Antonella Cesarini, Daniele Balduzzi, Daniela Soggiu e Orsetta Baroncelli, sotto la direzione di Orietta Verdi e Michele Di Sivo, è stata una delle esperienze più belle che mi sia capitata sia sotto il profilo umano che professionale. Più che il ritrovamento del singolo documento, ciò che mi ha dato le maggiori soddisfazioni è stato il lungo lavoro di revisione dei documenti e delle fonti letterarie che ci ha permesso di ricostruire il contesto storico delle reti di amicizie, delle ubicazioni delle botteghe e delle abitazioni dei molti personaggi che entrarono in rapporto con Caravaggio nei suoi primi anni romani. Ne sono venuti fuori legami inediti tra pittori, invidie, gelosie ma anche grandi amicizie come quella che legò Caravaggio, ad esempio, al pittore siciliano Lorenzo Carli e al rigattiere di quadri Costantino Spada. Finalmente di personaggi molto importanti per la carriera di Caravaggio dei quali dalle fonti letterarie si sapeva solo il nome o la professione ne è stata ricostruita la vita, l’attività e le frequentazioni. Seguendo la strada tracciata dai documenti la vita e la carriera di Merisi sono state ricondotte nella dimensione storica in cui si svolsero e ciò ha permesso di valutare e ragionare su quanto ci era stato trasmesso dalle fonti letterarie. 

D: L’interesse per Caravaggio non conosce flessioni. Si susseguono mostre senza alcun progetto scientifico. Altresì, pubblicazioni dove spesso l’autore dimostra di non aver letto i documenti di archivio, facendo gravi errori di valutazione sotto il profilo filologico. In questo caso potremmo affermare che continua la leggenda merisiana? Fatta di supposizioni personali e lontane dalla realtà? 
Ritengo che in generale l’approccio all’arte del passato necessiti di una approfondita conoscenza del dato stilistico, ma che tuttavia esso non possa prescindere da un’altrettanta approfondita conoscenza delle fonti documentarie, e soprattutto del metodo storico,assolutamente necessario per ricostruire la successione dei fatti e degli eventi riguardanti le opere d’arte, le committenze e l’attività di un pittore. Il ritrovamento di un documento inedito, a mio avviso, ha un’importanza relativa se non lo si inserisce nel contesto in cui è stato creato, ed è suscettibile di letture sbagliate se non lo si sottopone ad una ragionata critica delle fonti [...]

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"Macromanara", in mostra a Roma le strisce originali del fumetto "Caravaggio" di Milo Manara

In esposizione anche le strisce originali del fumetto "Caravaggio", con alcune tavole fuori testo


Il Maestro dell’eros Milo Manara in mostra a Roma, dal 26 maggio al 9 luglio 2017 presso la Pelanda, con «MACROMANARA - Tutto ricominciò con un’estate romana». La mostra ripercorre l’intera carriera del fumettista veronese attraverso due percorsi principali: da una parte una ricca proposta antologica, attraverso la quale si tracceranno tutte le grandi opere degli anni ’70, ’80 e ’90, dalle straordinarie tavole di Giuseppe Bergman a quel Tutto ricomincio con un’estate indiana che lo vide lavorare in coppia con l'amico Hugo Pratt, con il quale - successivamente - realizzò anche El Gaucho. E ancora Lo Scimmiotto, Gulliveriana, le storie del Gioco, di Miele e molto altro! Dall’altra, la produzione più contemporanea (completa delle commission estere per Stati Uniti e Francia) e il suo rapporto con Roma e il cinema: dalla Cinecittà di Federico Fellini fino ai Borgia e Caravaggio, con una serie di illustrazioni dedicate alle grandi dive cinematografiche che sonoo esposte per la prima volta e vanno a comporre un portfolio inedito che Comicon Edizioni presenterà in anteprima all’ARF! Festival.

Per l'occasione, l'azienda romana di trasporti Atac ha emesso una serie speciale di 4 biglietti da colezione, disegnati appositamente dal maestro Manara.

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05 giu 2017

"Intorno ai Musici di Caravaggio", giornata di studio a Napoli il 20 giugno

In occasione dell'arrivo a Napoli da New York dei Musici di Caravaggio, si terrà il 20 giugno a Napoli una giornata di studio interrdisciplinare dove temi legati alle vicende dell'opera - il contesto mecenatizio degli esordi romani del maestro, la produzione musicale del tempo - si intrecciano ad argomenti meno praticati e più insoliti come la presenza di Caravaggio e del suo mondo nel cinema nella letteratura nel Novecento.




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25 mag 2017

Visita-incontro "Caravage", a cura di Michele Cuppone. Posti esauriti ma sarà riproposta prossimamente



La Libreria Stendhal comunica che, nonostante sia stato già esteso il numero inizialmente previsto di partecipanti, sono chiuse le prenotazioni per la visita-incontro "Caravage", a cura di Michele Cuppone e in programma per sabato 27,
Non c'è dunque possibilità di inserimenti in lista d'attesa.
Dato comunque il riscontro ottenuto dall'iniziativa, si informa che la stessa verrà riproposta prossimamente.

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Capolavori a Taormina, per Rodolfo Papa l'"Ecce Homo" è un’opera controversa del catalogo caravaggesco

Lo storico e filosofo dell’arte Rodolfo Papa spiega le origini del dipinto in esposizione a Palazzo Corvaja: «Calvesi non lo assegna a Caravaggio e per Mia Cinotti e Hibbard è forse una copia. Io tendo a rileggere molte opere riassegnando titolo e significato». «"L’Annunciata" e "Ritratto di ignoto marinaio" di Antonello da Messina invece due perle assolute dell'arte italiana»


[...] Dal Seppellimento di Santa Lucia all’Ecce Homo: a suo avviso perché non è arrivata l’opera più importante? 
«Bisogna dire che effettivamente non era il caso di spostare e trasportare la grande tela del Seppellimento di Santa Lucia, sia per il pericolo che l’opera avrebbe potuto correre nel trasporto che e nella esposizione in mostra. L’opera effettivamente non è in buone condizioni e si sarebbe rischiato molto. La proposta di Vittorio Sgarbi di portare il G7 anche ad Ortigia sarebbe stata comunque una splendida idea». 

Cosa ne pensa della soluzione trovata in extremis di compensare il diniego al prestito del Caravaggio siracusano con l’avvenuto arrivo a Taormina di quello genovese? 
«Su questo punto le cose si complicano poiché il dipinto, l’Ecce Homo, di Palazzo Rosso, in realtà è un’opera controversa del catalogo caravaggesco, in quanto molti non sono d’accordo nell’inserirla nell’elenco delle opere certamente autografe. Calvesi non lo assegna a Caravaggio e per Mia Cinotti e Hibbard è forse una copia. Io stesso ho sempre nutrito delle difficoltà nell’ascriverlo all’elenco delle tele autografe, ma si sa, io tendo a ridurre moltissimo questo elenco e a rileggere molte opere riassegnando titolo e significato». 

Ma allora perché è stata portata quest’opera a Taormina? 
«Probabilmente per l’influenza di Longhi su parte della storiografia attuale. Roberto Longhi identificò questo dipinto con una opera conservata nei depositi di Palazzo Rosso, con il dipinto a cui faceva riferimento G.P. Bellori ed interpretando «fu portato in Ispagna» con una estensione di senso di tipo geopolitico, pensando alla relazione della corona spagnola con la Sicilia. Da quel momento in poi il dipinto è stato percepito come “siciliano”, ecco il perché di questa scelta». 

La mostra ha anche altri dipinti importanti in esposizione. 
«La mostra a Palazzo Corvaja a Taormina, espone le famosissime opere di Antonello Da Messina, il Ritratto d’uomo del Museo Mandralisca di Cefalù e l’Annunciata conservata a Palazzo Abatellis a Palermo. Due perle assolute dell’arte italiana che da sole varrebbero il viaggio in Sicilia, se la Sicilia non fosse quell’immenso scrigno di opere d’arte qual è [...]

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16 mag 2017

"Il Caravaggio errante". Incontro sul Seppellimento di santa Lucia presso palazzo Bellomo



Siracusa. La questione non si chiude con un «no», punto e basta. Dopo il parere negativo della Soprintendenza al prestito de «Il seppellimento di Santa Lucia» al G7 di Taormina, non si spengono i riflettori su un dipinto che è stato oggetto negli anni di attenzioni troppo discontinue. E dire che si tratta di un capolavoro dell’ultimo Caravaggio. 
A tenerli accesi è proprio «Il Giornale dell’Arte». Dopo aver accolto la dichiarazione del restauratore Franco Fazzio che ha ricordato la segnalazione che fece ben dodici anni fa di una macchia sospetta sul retro della tela, rilevata in occasione della campagna di indagini diagnostiche condotte dal Centro per il Restauro di Palermo, abbiamo ritenuto, infatti, che non fosse più rinviabile un momento di confronto e di divulgazione col fine di tenere alta la sorveglianza sullo stato conservativo del dipinto. Immediata la risposta di Lorenzo Guzzardi, direttore della Galleria regionale di Palazzo Bellomo, dove il quadro, di proprietà del Fec, era stato a lungo esposto (dal 1983 al 2006), il quale ha organizzato una conferenza, dal titolo suggestivo «Il Caravaggio errante» (sottotitolo: «Storie di conservazione e fruizione del seppellimento di S. Lucia di Caravaggio»), per il 18 maggio prossimo, in occasione della Giornata Internazionale dei Musei promossa dall’Icom. Un argomento che veste a pennello il tema dell’edizione di quest’anno: «Musei e storie controverse. Raccontare l’indicibile nei musei». Per Guzzardi «il momento di confronto può essere l’occasione per fare il punto non solo sulla salvaguardia, ma anche sulla valorizzazione del dipinto caravaggesco». Da sempre, infatti, la sua collocazione ha visto contrapposti i fautori delle musealizzazione, che lo vorrebbero ricondurre al Bellomo, e quanti ne sostengono, invece, una ricollocazione nel luogo originario, nella chiesa di Santa Lucia al Sepolcro, nel quartiere della Borgata, per la quale fu realizzato nel 1608 dal Merisi in fuga da Malta. 
Qui, nel 2014, la Soprintendenza, sotto la direzione dell’architetto Aldo Spataro, aveva portato a termine il restauro del catino absidale, intervento che sarebbe dovuto servire a stabilire le linee guida di un altro da estendere all’intero monumento. Ancora oggi non lo si è fatto. Sussistono, dunque, le condizioni per riportare il dipinto nella chiesa, che vi aveva fatto ritorno per un breve periodo? [...]

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15 mag 2017

Caravaggio e la camera ottica. Sperimentazioni a cura di Roberta Lapucci in Tasmania


Presso il MONA (Museum of Old and New Art) di Hobart, Tasmania, è in corso la seconda parte di “Hounds in the Hunt. Optical aids in Art” (Segugi a caccia. Ausili ottici nell’arte), iniziative organizzate da David Walsh, fondatore del Museo, e da Jarrod Rawlings, che ne è il direttore. 
La prima mostra di questa serie, nel 2016, ha visto Tim Jenison e Jonathan Janson sperimentare con un “reflective mirror" e con tecniche prospettico-geometriche, in camera oscura, per riprodurre le opere di Vermeer. Le loro ricerche sono confluite in un volume corposo e raffinato, edito a cura del museo. Quest’anno è la volta di Roberta Lapucci che, all'interno di una camera oscura/spazio espositivo e davanti al pubblico, ha eseguito vari tipi di proiezioni ottiche, relative alla genesi delle opere di Caravaggio. Insieme a queste sperimentazioni, che la studiosa ha svolto per 15 giorni e che ora sono esposte nel filmato di sala, sono presenti nel museo, in un set di studio di artista, due pittori che ancora stanno eseguendo, sulla base degli abbozzi a biacca proiettati, le stesure a olio e a vernice necessarie per completare tre opere
Linda Kay Papadakis, MA Painting della scuola SACI di Firenze, dal 16 aprile al 10 maggio, eseguirà il San Giovannino Capitolino (dettaglio) e la Cena in Emmaus di Londra (dettaglio). 
Johannes Verhoeff, pittore tasmano, dal 10 maggio al 10 giugno, eseguirà due versioni della perduta Fillide: una come la si vede nella nota fotografia del dipinto, andato disperso nel 1945 a Berlino, e una "senza le deformazioni provocate dai sistemi ottici", ovvero come la modella davvero doveva apparire. Tale immagine è stata elaborata digitalmente e corretta sulla base delle ottiche utilizzate da Lapucci per la sperimentazione in camera oscura.

01 mag 2017

Visita-incontro "Caravaggio" con Michele Cuppone, sabato 27 maggio a Roma presso la Libreria Stendhal


Sabato 27 maggio alle ore 15:00 si terrà, presso e a partire dalla Libreria Stendhal in piazza San Luigi dei francesi 23 a Roma, la visita-incontro "Caravage", a cura di Michele Cuppone.
Sarà l'occasione per conoscere da vicino il volume Caravage (Place des Victoires), edizione francese, economica e riccamente illustrata, di Caravaggio Vero, a cura di Claudio Strinati e per la direzione scientifica dello stesso Michele Cuppone, che è anche autore della biografia dell'artista pubblicata all'interno.
L'opera bibliografica verrà presentata nell'ambito di una visita guidata itinerante (in italiano), fra i luoghi romani di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.

Con "tre salti" intorno a piazza Navona è possibile ripercorrere l’intera vicenda romana di Caravaggio, dagli esordi come collaboratore di bottega, alla prima commissione pubblica in San Luigi dei Francesi, al delitto alla Pallacorda che lo costrinse all'esilio dall'Urbe. Passando per le chiese che conservano i suoi dipinti e per i luoghi in cui abitò e che sempre frequentò: proprio in quest'area della città si concentravano i suoi più importanti collezionisti, estimatori e conoscenti. Senza contare che fu questo il teatro stabile del quotidiano e spesso irrequieto vissuto, come ricordano fonti e documenti, alcuni di fresca scoperta.

Ingresso e partecipazione sono gratuiti ed è vivamente consigliata la prenotazione.

[NEW: i posti sono esauriti]

Per prenotazioni e contatti:
06-68307598

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"Il perduto San Matteo del Caravaggio? Forse non fu dipinto per la Cappella Contarelli", di Federico Giannini e Ilaria Baratta

Nuove scoperte sul San Matteo del Caravaggio, che non sarebbe stato dipinto per la Cappella Contarelli. L'opera è andata dispersa nel 1945


Era il maggio 1945 quando, in una Berlino a onor di cronaca ormai liberata, le truppe sovietiche appiccavano fuoco al Flakturm Friedrichshain, benché ancora oggi si racconti di una responsabilità imputabile ai bombardamenti degli Alleati. Era questo, paradossalmente, il deposito dove, durante il secondo conflitto mondiale, si  era pensato di mettere in sicurezza decine e decine di opere d’arte dal Kaiser Friederich Museum
Leggere ancora oggi l’elenco dei quadri distrutti (ma ci piacerebbe pensare più ottimisticamente che siano stati trafugati, e che un domani qualcuno possa tornare alla luce) fa quanto meno raggelare. Rubens, Goya, van Dyck, Andrea del Sarto: sono solo alcuni autori degli oltre quattrocento dipinti dispersi. Fra questi, spiccavano ben tre Caravaggio, provenienti dalla collezione Giustiniani, i cui eredi se ne disfecero nel 1815 pur di recuperare liquidità, vendendoli al re di Prussia: il poco studiato Cristo nell’Orto degli ulivi, il Ritratto della cortigiana Fillide (modella di cui si è pensato, forzatamente, fosse amante dello stesso Merisi e che avesse posato anche in altri quadri) e, certamente il più apprezzato e noto fra tutti, il San Matteo e l’angelo. Quest’ultimo, come racconta il biografo Giovan Pietro Bellori, era collocato sull’altare della cappella Contarelli in San Luigi dei francesi, e fu rifiutato per mancanza di “decoro” e in particolare per quei “piedi rozzamente esposti al popolo”, con il santo che sembra un povero analfabeta, guidato letteralmente nella scrittura del Vangelo dalla mano dell’angelo. Tanto da essere sostituito dal più composto dipinto che tutt’oggi ammiriamo in chiesa. 
Ma davvero andò così? La leggenda del “pittore maledetto” è estremamente affascinante e dura da scalfire. Eppure sembra più plausibile che, dato anche il formato pressoché quadrato e poco adatto a una pala d’altare (e l’altezza sensibilmente minore rispetto alla seconda versione), assieme all’assenza di documenti relativi (altrimenti sempre reperiti per gli altri lavori di Caravaggio nella cappella Contarelli) il San Matteo mai mise “piede” sull’altare. Piuttosto, l’opera deve essere stata commissionata direttamente come quadro “da stanza” dal marchese Vincenzo Giustiniani. Quest’ultimo, da lì a qualche anno, vi affiancò nella sua ricca galleria raffigurazioni degli altri tre evangelisti, per mano di altri celebri artisti: Guido Reni (San Luca), Domenichino (San Giovanni) e Francesco Albani (San Marco). Dell’intero ciclo è sopravvissuto il solo San Giovanni, andato a finire, e tutt’ora visibile, alla National Gallery di Londra. Degli altri due si era persa ogni traccia, finché recentemente il rettore di San Luigi dei francesi, monsignor François Bousquet, ha segnalato la presenza di un ciclo di quattro evangelisti appesi nella controfacciata della chiesa di Saint-Martin presso il borgo francese di Pauillac, nome che finora nulla avrebbe detto ai più. Due di questi dipinti sono copie dei già noti Matteo e Luca di Merisi e Domenichino, da cui si può dedurre, anche dalla lettura stilistica, che i restanti siano anch’essi copie degli altri due quadri mancanti all’appello, la cui iconografia era completamente ignota. 
Con questa bella scoperta devono ora fare i conti le ricostruzioni cromatiche del caravaggesco San Matteo, tutte diverse ed elaborate con vari mezzi a partire da una semplice foto in bianco in nero, fino all’ultima del pittore Antero Kahila, che rispetto all’originale comunque si discosta in sostanza per il solo colore del mantello (rosso anziché aranciato). Il copista, oltre ad aver approfondito la tecnica di Merisi, si era anche documentato sulle descrizioni letterarie primonovecentesche dei vari studiosi che, ognuno ricorrendo a modo suo alle sfumature della propria lingua, avevano descritto i colori del dipinto disperso: la storia dell’arte, si sa, non è una scienza esatta (e le scoperte portano talvolta a rivedere quanto più di acquisito si credeva già). Ad ogni modo la copia di Kahila, olio su tela a dimensioni naturali, resta un pezzo di forte impatto emotivo, al di là della storia struggente del prototipo, ed è attualmente in esposizione fino ai primi di maggio a Roma presso Villa Lante al Gianicolo, villino rinascimentale oggi sede dell’Accademia di Finlandia. Di tutti questi temi si parlerà in tale sede in un simposio ideato da Michele Cuppone che, il 3 maggio a partire dalle 18, vedrà dibattere studiosi di livello internazionale [...]

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30 apr 2017

"Caravaggio: tecnica e stile", incontro a Capodimonte il 4 maggio con Marco Cardinali e Maria Beatrice De Ruggieri


Nell'ambito dell'iniziativa Incontri sul restauro 2017, giovedì 4 maggio alle 16 presso l'Auditorium del Museo di Capodimonte si terrà la doppia conferenza Caravaggio: tecnica e stile.
Relatori saranno Marco Cardinali e Maria Beatrice De Ruggieri (Emmembi Diagnostica artistica), tra i curatori dell'omonima opera bibliografica (Silvana editoriale, 2016).
Ingresso gratuito.

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28 apr 2017

"San Girolamo penitente" di Montserrat: nuove indagini, seminario e presto a Milano per la mostra "Dentro Caravaggio"



Il San Girolamo penitente di Caravaggio, custodito presso l'Abbazia di Montserrat, sarà presto visibile in Italia, dopo la precedente mostra a Forte di Bard, nell'ambito dell'esposizione "Dentro Caravaggio", a Palazzo Reale a Milano a partire dal 28 settembre 2017.
In quella sede verranno presentate le nuove indagini diagnostiche eseguite pochi giorni fa sul dipinto da Claudio Falcucci. Le stesse verranno anticipate nell'ambito delle giornate di studi "Caravaggio a Montserrat: centenari de l’arribada del Sant Jeroni penitent a Montserrat", che si terranno il 2 e 3 giugno a Montserrat e che vedranno la partecipazione, fra gli altri, di Silvia Danesi Squarzina, Rossella Vodret, Gianni Papi.


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26 apr 2017

In mostra a Palermo “Suggestioni caravaggesche" dai depositi di Palazzo Abatellis



Il “caravaggismo” nell’ambito artistico siciliano e napoletano è il filo conduttore della mostra “Suggestioni caravaggesche": una selezione di tredici dipinti, custoditi nei depositi della Galleria regionale di Palazzo Abatellis, a Palermo, che dal 13 maggio al 17 settembre potranno essere ammirati nelle sale del Museo palermitano. 
La mostra, realizzata nell’ambito della “Settimana delle culture” da un’idea di Gabriella Renier Filippone e Giacomo Fanale (che ha curato il progetto espositivo), è promossa dall’associazione IDEAHub presieduta da Giacomo Badami, dal Rotary Club Palermo Est, dal Rotary Club Palermo Ovest e dall’associazione Volo. Il coordinamento generale è del Direttore Sergio Aguglia; il coordinamento e la cura scientifica sono di Evelina De Castro
Le opere in mostra, (alcune delle quali inedite), si inseriscono a buon titolo nel tema scelto, che indaga un campo arduo e complesso, ancora argomento di studi e di approfondimenti, come il caravaggismo presente nell’arte napoletana e siciliana, proponendo dipinti, i cui autori hanno risentito di “suggestioni caravaggesche”. La mostra presenta, infatti, alcuni filoni significativi del caravaggismo meridionale, inteso come suggestione che pervase sia le iconografie che i modi espressivi. Dalle copie, alle interpretazioni, alle citazioni, alle prove di classicismo su base caravaggesca, l’esposizione consente inoltre alcuni approfondimenti monografici mirati: da Mario Minniti, a Pietro Novelli, ai napoletani Giovanni Ricca e Filippo Vitale. 
La selezione di opere dai depositi di Palazzo Abatellis va alla ricerca, non tanto della “influenza della presenza di Caravaggio a Palermo” (di cui tanto si è dibattuto e si dibatte), ma di quelle suggestioni che, ad esclusione del solo Mario Minniti che gli fu sodale nell’esperienza siciliana, gli artisti delle generazioni successive trassero dalla lezione di Caravaggio, così come si era affermata in tempi e in luoghi diversi. 
Il percorso della mostra, estremamente concentrato, si integra all’esposizione permanente di Palazzo Abatellis, ove nelle due sale dell’ala di ampliamento, “Sala verde” e “Sala rossa”, si può agevolmente riconoscere il tema del confronto con Caravaggio e col Caravaggismo che attraversa la pittura meridionale della prima metà del XVII secolo: da Filippo Paladini a Pietro D’Asaro, da Battistello Caracciolo al Ribera a Pietro Novelli, a Simon Vouet a Matthias Stom, inclusa una copia antica della Cena in Emmaus di Caravaggio, a rendere ancora più serrato e “circolare” il legame fra le opere in esposizione permanente e le opere dei depositi proposte in questa mostra. 
“Suggestioni caravaggesche” potrà essere visitata dal 13 maggio al 17 settembre, dal martedì al venerdì dalle 9 alle 18,30; sabato, domenica e festivi dalle 9 alle 13. Lunedì chiuso. L’ingresso alla sola mostra è gratuito, mentre il biglietto singolo intero per tutte le collezioni è di 8 euro (ridotto 4 euro). 
A conclusione della mostra, che si protrarrà fino alla fine di settembre, un convegno di studi fornirà l’occasione per un dibattito sul tema del caravaggismo in Sicilia, argomento ancora aperto a contributi di lettura e di analisi ampie. Sarà quella l’occasione per la presentazione del catalogo della mostra che conterrà i contributi degli storici dell’arte coinvolti, per una lettura del fenomeno artistico oggetto di questa esposizione, attraverso le opere in mostra. Il catalogo a stampa, coordinato da Sergio Aguglia per la cura di Evelina De Castro, ospiterà i contributi scientifici degli storici dell’arte e degli studiosi che hanno condiviso il progetto: Maria Concetta Di Natale, Giuseppe Abbate, Giuseppe Cipolla, Evelina De Castro, Giovanni Mendola, Giuseppe Porzio, Valeria Sola, Donatella Spagnolo [...]


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