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“Lena Cuore di Caravaggio” presso la Chiesa di Santa Maria Alemanna a Messina (da PAESEITALIAPRESS.IT)


L’iniziativa solidale sarà fruibile dal pubblico sino a fine settembre ed è stata inaugurata lo scorso venerdì 21 maggio.

La mostra, aperta sino a settembre 2021 vuole superare gli stereotipi del genere femminile e farà convergere opere pittoriche di GAS collettivo d’arte indipendente. L’idea di Alex Caminiti è far emergere i segreti del Caravaggio che nella città dello Stretto ha dato vita a numerose opere di rilievo. “Della vita di Caravaggio a Messina non si è parlato molto quasi a volere saltare questa tappa. Qui ha fatto tantissimi lavori importanti, anche celati, che nessuno ha mai approfondito e che sono stati trafugati quando è morto a Porto Ercole. 

Di queste opere non si saprà più niente. Con questa esposizione intendo onorare la figura di Lena. Maddalena Antognetti, detta Lena, era una delle cortigiane note nella Roma a cavallo tra il XVI e il XVII secolo che Michelangelo Merisi ha usato come modella per dipingere le sue vergini e le sue sante, una scelta provocatoria che generò non poco scalpore all’epoca. Lena è stata la Vergine sia nella Madonna dei Pellegrini di sant’Agostino che nella Madonna dei Palafrenieri della Galleria Borghese, nonché della Maddalena in estasi, in collezione privata a Roma. 

Una prostituta sin da giovanissima e amante del cardinal Montalto, il potente Alessandro Damasceni Peretti, nipote di papa Sisto V (1585-1590), prima di diventare la donna di Caravaggio. La “Lena” dei dipinti è stata rappresentata da Marina La Rosa. L’iniziativa solidale, fruibile dal pubblico sino a fine settembre, ..... CONTINUA A LEGGERE SU PAESEITALIAPRESS.IT

"Caravaggio in Bergamo": in mostra all'Accademia Carrara "I musici"

"I musici" di Caravaggio restano in mostra a Bergamo fino al 31 agosto


New York e Bergamo guardano al futuro insieme, grazie all’arte e alla solidarietà. Il Metropolitan Museum of Art di New York ha infatti esteso fino a fine estate il prestito del capolavoro del Caravaggio "I musici" (1597) all’Accademia Carrara di Bergamo. Un gesto di solidarietà che consente al museo bergamasco di riaprire le porte da domani venerdì 22 maggio esponendo uno dei quadri più celebri di Michelangelo Merisi. 
“Caravaggio in Bergamo” è il titolo scelto per sottolineare sia l’appartenenza dell’Accademia Carrara alla città sia il desiderio di ripartenza comune alla cittadinanza. L’opera di Caravaggio è esposta all’interno del percorso museale nella sala dedicata alla pittura del Seicento.
Il rientro negli USA del capolavoro di Michelangelo Merisi, in prestito a Bergamo per la mostra dedicata a Simone Peterzano, era previsto subito dopo la chiusura dell'esposizione fissata per il  17 maggio. A causa dell'emergenza sanitaria, non si è potuto ammirare il capolavoro del Caravaggio se non nei primi 20 giorni di apertura della mostra

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Slitta in autunno la mostra su Caravaggio alla Galleria Borghese

La Galleria Borghese di Roma conferma la riapertura il 19 maggio (il 18, lunedì, è il giorno di chiusura), mentre slitterà in autunno, probabilmente a ottobre, la mostra dedicata a Caravaggio, essendo l’esposizione legata a due importanti prestiti che arriveranno nella capitale da San Pietroburgo e da Londra.
Il percorso vedrà il confronto tra le due versioni del Suonatore di liuto, quella eseguita per Benedetto e Vincenzo Giustiniani, conservata al Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo e recentemente restaurata; e la versione commissionata da Francesco Maria Del Monte (già in Badminton House, Gloucestershire). I due capolavori verranno esposti, in un unico ambiente, assieme ai sei della collezione Borghese. Tutte insieme le otto opere ripercorreranno l’intera esistenza di Caravaggio, dal Bacchino malato, la prima opera certa presente in Collezione, all’ultima che il pittore aveva con sé prima di morire (fonte: Arte.it).

Accademia Carrara: termina la mostra “Tiziano e Caravaggio in Peterzano”

Domenica 17 maggio si chiuderà la mostra "Tiziano e Caravaggio in Peterzano", che si era aperta il 6 febbraio all'Accademia Carrara e chiusa temporaneamente il successivo 23.

Dall’Accademia Carrara spiegano: “Avremmo voluto annunciarvi una proroga per la mostra Tiziano e Caravaggio in Peterzano, ma abbiamo a che fare con una realtà, diversa da tutte le altre vissute a oggi, che ci impedisce di esaudire questo vostro e nostro desiderio. Prima di altro, vogliamo ringraziare le tante persone, dall’Italia e dal mondo, che in queste settimane ci hanno scritto per sapere di noi, della mostra e dell’Accademia Carrara. Siamo riconoscenti al nostro pubblico, agli appassionati, a chi ci segue sui social, ai molti studiosi e ai tanti musei internazionali che ci hanno fatto sentire parte di una grande e generosa comunità internazionale. Tiziano e Caravaggio in Peterzano termina il 17 maggio, come da programma, davvero impossibile pensare a una proroga, per varie ragioni: l’incertezza delle prossime settimane e l’insostenibilità economica. Le mancate entrate, dovute alla chiusura della mostra in questo periodo tanto difficile per tutti e, in particolare, per Bergamo, insieme a un extra budget da stanziare in caso di prolungamento (si pensi alla normale amministrazione della gestione di un’esposizione – tra assicurazioni, guardiania, etc – così come alle misure straordinarie da adottare, causa emergenza sanitaria), ci impediscono di avere margine di movimento”.
La mostra è stata oggetto di un’ampia documentazione fotografica e video. Gli organizzatori specificano: “La condivideremo presto con voi. Il puntuale rilevamento dell’esposizione, insieme al catalogo edito da Skira, saranno strumenti fondamentali per far conoscere il progetto espositivo a coloro che non ne hanno potuto godere e per non perdere la memoria di questa aggiornata e approfondita indagine dedicata per la prima volta all’artista e alla sua opera. Nel frattempo non possiamo fare altro che salutare la mostra, ringraziando nuovamente il pubblico che, nei pochi giorni di apertura e dalle prenotazioni, è stato – sarebbe stato – davvero straordinario, la critica che ha molto apprezzato un progetto definito da molti “coraggioso”, i curatori, il nostro staff e, con particolare gratitudine, gli sponsor e i partner di Fondazione Accademia Carrara. A tutti l’appuntamento in museo, in compagnia dei capolavori e dei maestri della nostra collezione, convinti, come siamo, che la bellezza migliori la vita” (fonte: Bergamo News).

'Caravaggio. Il suonatore di liuto', alla Galleria Borghese di Roma dal 29 aprile


La Galleria Borghese (Piazzale Scipione Borghese 5, Roma) presenta dal 29 aprile una mostra dedicata al celebre tema del Suonatore di liuto di Caravaggio, che avrà una seconda tappa al Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo dal prossimo settembre. 
L’esposizione porterà per la prima volta in confronto diretto due versioni del soggetto, concepito da Caravaggio negli anni giovanili e romani. Il Suonatore di liuto dipinto per il cardinale Benedetto e il marchese Vincenzo Giustiniani – proveniente dal Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo e recentemente restaurato – sarà esposto accanto al Suonatore di liuto già in Badminton House, Gloucestershire, realizzato da Caravaggio per un altro importantissimo committente e mecenate, il cardinale Francesco Maria Del Monte.
Le due versioni del Suonatore di liuto saranno allestite nel Salone d’ingresso insieme alle altre sei opere di Caravaggio presenti nella collezione permanente del Museo, con l’obiettivo di proporre un percorso davvero eccezionale della sua carriera pittorica, che va dalla prima opera da lui eseguita sino all’ultima, che l’artista aveva con sé al momento della morte. Grazie alla completezza di questo percorso sarà possibile definire al meglio la cronologia dei due Suonatori. La loro presenza contigua e ravvicinata consentirà inoltre di esaminare il metodo pittorico rivoluzionario adottato da Caravaggio nel periodo romano oltre che di riflettere sulla sua produzione di repliche del medesimo soggetto.
La Galleria Borghese, che ospita nella sua collezione il nucleo di dipinti più numeroso, importante e in migliore stato di conservazione di Caravaggio, attraverso questa mostra renderà evidente la struttura metodologica che è alla base del suo progetto Caravaggio Research Institute. Si tratta di un progetto internazionale, rivolto essenzialmente a studiosi, conoscitori, esperti, che ha il fondamentale obiettivo di elaborare una piattaforma digitale integrata nella quale saranno riversati tutti i dati documentari noti sulla intera opera caravaggesca e che ambisce a divenire punto di riferimento primario per gli studi sull’artista.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo, a cura del Museo, previsto in italiano e in inglese oltre che in russo per la tappa di San Pietroburgo, che includerà un confronto fra gli esiti delle indagini diagnostiche condotte recentemente su entrambi i dipinti oltre che un testo analitico di taglio musicologico che insisterà sui brani musicali raffigurati nelle due versioni.
A tal proposito la mostra sarà l’occasione straordinaria per ospitare concerti per liuto antico e voce, impegnati a eseguire gli spartiti “dipinti” nei due esemplari dei Suonatori e che vedrà coinvolti i massimi interpreti di questa raffinata eccellenza della musica barocca (fonte: Cronache della Campania).

"Il tempo di Caravaggio. Capolavori della collezione di Roberto Longhi", in mostra a Roma

Esposizione di dipinti caravaggeschi della raccolta del grande storico dell’arte, nella ricorrenza dei cinquant'anni dalla morte.




Il tempo di Caravaggio
Capolavori della collezione di Roberto Longhi

La mostra, curata da Maria Cristina Bandera, direttore scientifico della Fondazione Longhi, è dedicata ai cosiddetti caravaggeschi, ai quali il grande storico dell’arte e collezionista Roberto Longhi dedicò una vita di studi. Le opere dei seguaci del Caravaggio sono sicuramente la parte più importante e significativa della sua collezione, che si formò proprio attorno al dipinto di Merisi Ragazzo morso da un ramarro, da lui acquistato nel 1928. La mostra comprende quasi 50 opere che mostrano l'importanza dell'eredità di Caravaggio e della sua poesia: dalla Negazione di Pietro, grande capolavoro di Valentin de Boulogne, recentemente esposto al Metropolitan Museum of Art di New York e al Museo del Louvre di Parigi, ad opere di grande rilievo di artisti che hanno assimilato la lezione del Caravaggio, come - solo per citarne alcuni - Jusepe de Ribera, Battistello Caracciolo, Matthias Stomer, Giovanni Lanfranco.


Luogo: Musei Capitolini, Palazzo Caffarelli
Orario: dal 12 marzo al 13 settembre 2020, tutti i giorni ore 9.30 - 19.30 la biglietteria chiude un’ora prima
Per ulteriori informazioni: tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 - 19.00)

Caravaggio 1951, si scontrano i giganti della storia dell’arte. Luigi Ficacci e un libro che è anche una lezione di metodo

Luigi Ficacci è intervistato da About Art online intorno alla grande mostra caravaggesca di Palazzo Reale del 1951. L'intervento si aggiunge al precedente a firma di Michele Cuppone che, sulla stessa rivista e intorno allo stesso tema, pubblicava inedite fonti iconografiche e informazioni più in generale


-Pochi giorni fa hai presentato alla Galleria Borghese insieme a Francesca Cappelletti un volume di Patrizio Aiello intitolato Caravaggio 1951 sulla famosa mostra curata da Roberto Longhi che costituì un vero discrimine riguardo alla ripresa degli studi sulla figura e l’opera del genio lombardo. Cosa hai trovato di nuovo e di interessante nel libro?
R: In primo luogo l’anomalia dell’argomento: non direttamente Caravaggio, nello sviluppo biografico del suo stile, ma la ricostruzione di un evento temporaneo come una mostra; ossia del fatto espositivo in quanto tale. Questo comporta il riconoscimento della pienezza di significato e del potenziale cognitivo che possiede il momento spettacolare della mostra. Dare voce critica a questo aspetto, estraendolo dall’implicito del retroscena è un approccio molto originale, di cui Giovanni Agosti è maestro. D’altronde è suo merito avere tracciato questa linea di metodo per le ricerche della sua Scuola, cui Aiello appartiene. Di solito una mostra è considerata, a distanza storica, una semplice voce della filologia dovuta, senza che se ne  traggano delle vere conseguenze storiografiche. D’altronde senza uno studio approfondito e minuto di ricostruzione, da una mostra, dopo la sua chiusura, non riesci a derivare conseguenze che non siano quelle rese esplicite nei saggi critici. E queste non sono mai il cuore spettacolare della mostra e non contengono nulla della concreta esperienza espositiva. Al contrario credo che raccogliere le informazioni più minute, in ogni dettaglio, dei più vari, soprattutto tra quelli organizzativo pratici, quali sono emersi nella ricostruzione di Aiello, sia fondamentale tanto per lo storico dell’arte puro, che per colui che applichi la propria professionalità alla direzione di un museo. Nel nostro caso si tratta di Brera dove avvenne l’esposizione Caravaggio e i Caravaggeschi, appunto da aprile a luglio del 1951.

-Si è trattato di un determinante lavoro d’archivio svolto dall’autore.
R: Certamente, un lavoro che resta determinante e, come dicevo, prezioso per sogni studioso successivo e per ogni direttore del museo [...]

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"Caravaggio Immersive", al Castello Ursino di Catania fino al 31 marzo

Fino al 31 marzo 2020 il Castello Ursino di Catania ospiterà “Caravaggio Immersive”, un progetto multimediale che, con l’ausilio di proiezioni immersive e ricostruzioni digitali riproporrà l’esperienza di Caravaggio in Sicilia.



Fino al 31 marzo 2020 il Museo Civico Castello Ursino di Catania ospiterà “Caravaggio Immersive”, un progetto multimediale che nasce dal racconto degli ultimi anni di vita del pittore. Con l’ausilio di proiezioni immersive e ricostruzioni digitali, ”Caravaggio Immersive” riproporrà l’esperienza di Caravaggio in Sicilia, in fuga da Malta e i quadri siciliani come esempio delle tecniche artistiche dello stesso. Il progetto, prodotto da Italia Museo con la collaborazione del Comune di Catania e la direzione artistica di Roberto Pantè, ospita anche la “Stanza dei Tesori” con 14 caravaggeschi tra cui importanti opere di Mattia Preti, Pietro Novelli, Jusepe De Ribera, Matthias Stomer e Mario Minniti.
Attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie è possibile raccontare il viaggio tormentato dell’artista e il riflesso di tale viaggio nelle sue opere. Il progetto multimediale assume un tratto cinematografico tramite l’utilizzo di tagli di luce, colonne sonore originali, voiceover sceneggiati. Il tutto forma un’unica storia coerente con l’estetica del pittore, un unico filo narrativo.
I punti trattati sono vari: Caravaggio come regista ante litteram, l’ispirazione del pittore verso le persone di strada, personaggi pregnanti, l’esperienza fra le strade della Roma seicentesca, la condanna e l’esilio, il focus sulle scene truci e violente nelle sue opere, l’esperienza siciliana.

Il visitatore sarà guidato in un viaggio dedicato a Caravaggio. In un maxi schermo sarà visibile un video che ripercorre le vicende personali dell’artista, quasi a creare un dialogo con Michelangelo Merisi da Caravaggio. Attraverso la riproduzione di alcune delle sue opere si raccontano gli ultimi anni di vita, partendo dalla fuga da Roma, per dare modo al visitatore di ripercorrere tutti gli eventi drammatici dal suo arrivo in Sicilia fino alla morte. L'ambiente è arricchito da una riproduzione del laboratorio dell’artista, l'esposizione degli attrezzi del mestiere, compresa la riproduzione della camera oscura con cui Caravaggio studiava i suoi celebri chiaroscuri.
IL PERIODO SICILIANO
Caravaggio in persona, in un ologramma, racconta la propria esperienza siciliana: le vicende drammatiche di quel periodo e il mutare della sua arte. Il visitatore conoscerà tutti i dettagli delle opere e le trasformazioni stilistiche grazie a grandi proiezioni.
LA PINACOTECA DIGITALE
In alcuni monitor verranno mostrate le opere iconiche di Caravaggio, appartenenti ai diversi periodi. I soggetti delle opere si animeranno in piccoli movimenti. I fasci di luce dipinti da Caravaggio si muoveranno sui soggetti impercettibilmente e i personaggi accenneranno i movimenti ritratti.
LA CONDANNA
Al termine della pinacoteca digitale è trattato il tema della condanna che anticipa il viaggio e che segnerà la vita e la produzione del Merisi. Attraverso l’exhibit della ventola olografica si compongono ciclicamente le parole che sottolineano le condanne che pesano su Caravaggio.
IL VIAGGIO TRA MALTA E LA SICILIA
Il visitatore si ritrova isolato, avvolto dalle onde del mare e dai rumori della tempesta e rivive le stesse sensazioni, la paura e l’incertezza dell’artista nel suo viaggio verso la Sicilia.
L’OSSESSIONE PER LA MORTE
L’iconografia caravaggesca è spesso tempestata da immagini truci e sanguinolente; realistiche, ma che diventano anche simboliche tramite l’utilizzo della luce, caratteristica pregnante dell’artista. Una parte della mostra è dedicata a questa iconografia macabra attraverso exhibit immersivi.
CARAVAGGIO REGISTA
Il tratto distintivo di Caravaggio è la sua capacità di comporre la scena come un regista. A questo tema è dedicata l’ultima area che indaga attraverso alcune delle sue opere le tecniche e gli studi preliminari compiuti dall’artista. L’area è arricchita dalla riproduzione di una locanda seicentesca per raccontare i luoghi e i volti da cui Caravaggio traeva ispirazione per i propri personaggi.
LA STANZA DEI TESORI
In questa sezione saranno esposte importanti opere di pittori caravaggeschi come “San Luca Pittore” (Mattia Preti, 1669), “San Giovanni Battista” (Pietro Novelli, 1630), “Il samaritano soccorre il ferito” (Pietro Novelli, sec.XVII), “Il Profeta” (Jusepe De Ribera, 1620), “Martirio di Sant'Andrea” (attribuito a Matthias Stomer, sec.XVII), “San Pietro” (Cerchia di Jusepe De Ribera, sec. XVII), “Morte di Seneca” (Matthias Stomer, 1640), “Madonna con Bambino e San Luigi re di Francia” (Pietro Novelli 1633-34), “Cristo alla Colonna” (Mario Minniti, 1610), “Cristo deriso” (Matthias Stomer, 1640), “Tobiolo che guarisce il padre” (Matthias Stomer, 1640), “Compianto su Cristo deposto” (Cerchia Jusepe De Ribera), “Natività con i Santi Lorenzo e Francesco D'Assisi” (Geraci Paolo, 1627), “San Cristoforo” (Pietro Novelli, 1637).

Il progetto multimediale sarà aperto tutti i giorni dalle 9:00 alle 19:00 (ultimo biglietto ore 18:00). I biglietti potranno essere acquistati al botteghino del Museo Civico Castello Ursino, su internet all’indirizzo www.ticketone.it o nei punti vendita dei circuiti Ticketone e Sicilia Ticket. Per info: info@siciliaticket.it, tel. 095.5181100. Previste diverse tipologie di tagliandi: intero € 12,00, ridotto over 65 € 10,00, ridotto studenti € 8,00, ridotto scuole € 4,00.
(fonte: comunicato stampa)

"David e Caravaggio", in mostra a Napoli fino al 19 aprile




Aperta fino al 19 aprile 2020 alle Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano a Napoli, la mostra-dossier David e Caravaggio. La crudeltà della natura, il profumo dell’ideale che indaga un tema interessante per la storia della critica perché ricostruisce un periodo poco noto della fortuna del Merisi.
La mostra, a cura di Fernando Mazzocca, è realizzata grazie alla collaborazione dell’Institut Français di Napoli, del Museo di Capodimonte e di istituzioni culturali italiane e musei internazionali che hanno concesso importanti prestiti, come il Petit Palais di Parigi e il Fine Arts Museum di San Francisco. 
Michele Coppola, Executive Director Arte Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo, afferma: «David e Caravaggio riflette, in senso pieno, i valori che sono alla base delle iniziative espositive nelle nostre Gallerie d’Italia dedicate all’arte, alla bellezza e alla conoscenza. Vale a dire valorizzazione e studio delle collezioni di proprietà, che suggeriscono sempre nuovi temi, artisti e stagioni da indagare. Promozione e riscoperta del patrimonio culturale e artistico che è espressione dell’identità della città e del territorio, e visione internazionale. La provenienza dei capolavori in mostra restituisce l’ampiezza delle sinergie, degli scambi e dei dialoghi costruiti con istituzioni e musei di tutto il mondo, segno forte e concreto della riconosciuta serietà, su scala globale, dell’impegno culturale di Intesa Sanpaolo».
L’opera più importante conservata nelle Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano di Napoli è il Martirio di sant’Orsola di Caravaggio. Tale presenza ha motivato, negli anni, un’intensa attività culturale e di ricerca volta all’approfondimento di alcuni temi caravaggeschi.
In particolare, l’occasione di questa mostra nasce dalla presenza nella basilica reale pontificia di San Francesco di Paola a Napoli di una copia molto fedele e delle stesse dimensioni dell’originale, di uno dei maggiori capolavori di Caravaggio, la Deposizione nel sepolcro, in origine nella chiesa di Santa Maria in Vallicella a Roma e oggi ai Musei Vaticani. La copia era stata eseguita nel 1824 dal pittore napoletano Tommaso De Vivo quando l’originale, requisito dopo il trattato di Tolentino per entrare significativamente a far parte delle prestigiose collezioni del Musée Napoléon, era rientrato a Roma e trasferito nelle raccolte vaticane.
Tali circostanze offrono l’opportunità di ripercorrere la fortuna di questo capolavoro in un momento in cui Merisi, pur non godendo di considerazione da parte della storiografia artistica e della critica, catturava invece l’attenzione dei pittori francesi che in età neoclassica soggiornavano a Roma per un periodo di formazione. Tra questi, come ormai già evidenziato dagli studi ed in particolare da un fondamentale saggio di Pierre Rosenberg (pubblicato nuovamente in catalogo nella traduzione italiana), ha avuto un peso decisivo Jacques-Louis David, nelle cui opere ritroviamo vari richiami a quelle di Caravaggio.
Si tratta di una mostra dossier che, grazie a materiali documentari e al suggestivo confronto, ormai consacrato dagli studiosi di David, tra la Deposizione nel sepolcro e La morte di Marat, rievoca questo momento affascinante e meno noto della fortuna di Caravaggio, la cui riscoperta viene generalmente attribuita alla critica (in particolare a Roberto Longhi) e ai pittori del Novecento.
Non essendo possibile esporre i due originali di Caravaggio e David, il confronto avviene tra la copia napoletana della Deposizione – restaurata in questa occasione – e una delle quattro belle repliche, quella conservata a Reims, della Morte di Marat, eseguite dagli allievi del maestro francese nell’atelier e sotto la sua direzione. Esse sono documentate, dopo la sua morte, nello studio di Bruxelles dove si trovava in esilio.
Il percorso della mostra è arricchito da alcuni capolavori del grande protagonista del Neoclassicismo e da volumi dei primi decenni dell’Ottocento dedicati alle raccolte vaticane, in cui notevole risalto è dato alla Deposizione di Caravaggio.
Il catalogo contiene saggi di Pierre Rosenberg, Francesco Leone, Luisa Martorelli e Fernando Mazzocca (fonte: comunicato stampa).

In primavera il progetto espositivo di Vittorio Sgarbi con il Mart per il "Seppellimento di santa Lucia"


Vittorio Sgarbi: «Plaudo all’ottima iniziativa promossa dalla Presidenza della Regione Sicilia con la Provincia Autonoma di Trento. La collaborazione tra i nostri territori, caratterizzati dalle analoghe prerogative statutarie, consentirà uno straordinario esempio di buone pratiche per la cultura italiana. In particolare a Siracusa sarà possibile tornare a vedere il capolavoro di Caravaggio in condizioni ideali grazie all’impegno di cui si farà carico il Mart - Il museo d’Arte Moderna di Trento e Rovereto - per produrre non solo una grande mostra per la valorizzazione del Seppellimento di Santa Lucia, ma attivando operazioni di conservazione, restauro, ossia contribuendo ai compiti di tutela che apprezzeremo per tanti anni a venire con la restituzione dell’opera nella possibilità della migliore fruizione. Si aggiunga che il progetto espositivo trentino prevede un notevole raffronto con l’opera di un maestro contemporaneo come Alberto Burri, al quale la nostra Regione sarà sempre grata per l’immenso e commovente intervento a Gibellina, capace di conferire rispettoso omaggio alla tragedia e al dolore di una terra sconvolta dal dramma del terremoto. Il progetto su Caravaggio - e non a caso relativo a un’opera specifica, dove non solo allegoricamente dominano il tema della ferita e quello del seppellimento che è anche implicito nel cosiddetto Grande Cretto che ha preservato e sublimato poeticamente anche le macerie - avrà una sua tappa proprio a Gibellina, ulteriore segno della qualità e sensibilità anche civile dell’operazione. C’è inoltre da essere lieti che tale occasione sia data dalla disponibilità del Mart, non solo uno dei più prestigiosi musei europei, ma anche un’istituzione amica della Sicilia e che ha già dato garanzia di professionalità quando presentò nel 2013 la grande mostra su Antonello da Messina e che, più recentemente, ha contribuito in modo sostanziale anche al lancio nel nostro nuovo Museo Regionale di Messina realizzando nel 2017 due splendide esposizioni in Sicilia con generosi prestiti di cui dovremmo conservare memoria» (fonte: Spray News).

Tale notizia fa seguito all'annuncio fatto da tempo del noto critico ferrarese, da ultimo nel mese scorso, dell'accordo «tra Trentino e Sicilia per portare a Rovereto un dipinto di Caravaggio "custodito in una teca speciale"». Per l’opera in città si era parlato di una cifra sui 200.000 euro, commisurata con l’obiettivo del presidente del Mart Sgarbi di portare in città 200.000 persone (fonte: Giornale Trentino).

Tutto pronto per la giornata Caravaggio a Ladispoli il 26 ottobre. Tra mostre di pittura e concerto dell’Orchestra Freccia

“L’amministrazione comunale invita i cittadini sabato 26 ottobre a partecipare alla giornata che Ladispoli dedicherà a Caravaggio con una serie di iniziative artistiche e culturali che coniugheranno pittura e musica”. 
Con queste parole il delegato all’arte, Andrea Cerqua, ha ricordato i due eventi che ribadiranno come sia sempre più saldo il legame tra la città di Ladispoli ed il grande pittore lombardo che sbarcò a Palo Laziale dove potrebbe anche aver vissuto le ultime ore della propria vita e non a Porto Ercole come si pensa per consuetudine.“Sabato 26 ottobre, alle ore 16,30 – spiega il delegato Cerqua – si svolgerà nella sala conferenze dell’hotel Villa Margherita la cerimonia di chiusura della mostra collettiva sulle opere di Caravaggio, realizzata dai pittori Felicia Caggianelli, Sergio Bonafaccia e Stefano Martini. Una rassegna che ha ottenuto un notevole successo di visitatori tanto che gli organizzatori la hanno protratta addirittura per quattro mesi. Parteciperanno i bambini iscritti a RaccontARTE, i corsi d’Arte e Narrativa, promossi dall’Associazione Aperta Parentesi e attivi presso il Centro d’Arte e Cultura di Ladispoli e il Nido Famiglia La Ciccinella. 
All’evento, che conferma ancora una volta come Ladispoli sia una fucina di artisti di talento, interverrà il sindaco Alessandro Grando che porterà il saluto dell’amministrazione comunale a questi validi pittori. Invitiamo i cittadini a partecipare alla manifestazione, avranno l’occasione di ammirare delle splendide copie museali delle opere di Caravaggio, insieme ad altre tele di pittori del ‘600 come Pompeo Batoni. 
Alle ore 20 i cittadini sono invitati al Teatro Marco Vannini dove è in programma uno stupendo concerto dell’Orchestra Giovanile Massimo Freccia intitolato Echi dall’Ombra. Un viaggio tra suggestioni musicali, pittoriche e letterarie tra Italia, Russia e Ungheria con spettacolo multimediale di grandi opere, compresi i capolavori di Caravaggio. A dirigere l’Orchestra giovanile Massimo Freccia sarà il maestro Massimo Bacci, accompagnato dalla suggestiva voce recitante del noto interprete Agostino De Angelis. L’ingresso al concerto è gratuito” (fonte: Ufficio stampa).

"Tiziano e Caravaggio in Peterzano", dal 6 febbraio al 17 maggio 2020 a Bergamo



Tiziano e Caravaggio in Peterzano 
6 febbraio | 17 maggio 2020
Accademia Carrara

È una prima mondiale il nuovo, grande, evento espositivo di Accademia Carrara.
Allievo di Tiziano e maestro di Caravaggio, Simone Peterzano è protagonista cruciale nel panorama artistico rinascimentale.
Nella sua pittura si ritrovano il colore veneto e la schietta tradizione naturalistica lombarda.
Eredità che rivivono, prepotenti, nell’opera di Caravaggio.
In un percorso espositivo ricco di capolavori di Tiziano, Tintoretto, Veronese e Caravaggio, la riscoperta dell’opera di Peterzano lo restituisce alla dimensione che merita, tra i più illustri protagonisti della storia dell’arte italiana.

Nella mostra saranno esposti i Musici di Caravaggio (1597), dal The Metropolitan Museum of Art di New York.

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Caravaggio e Bernini scopritori di sentimenti. La mostra di Vienna

Al Kunsthistorisches gli indiscussi protagonisti nella rappresentazione dei moti dell’animo che ebbero grande influsso in Europa

Vienna. Sono tre i dipinti di Caravaggio di proprietà del Kunsthistorisches Museum (Khm) «Le sue opere al di fuori dell’Italia sono numerose, ma tre dipinti non li ha nessuno», ci dice con soddisfazione Stefan Weppelmann, direttore della Pinacoteca del Khm. «Abbiamo la “Madonna del Rosario”, “L’incoronazione di spine” e una versione del “David con la testa di Golia”. Nonostante ciò, finora il maestro italiano non aveva avuto alcuna mostra a Vienna, ma dal 15 ottobre al 19 gennaio rimediamo con “Caravaggio e Bernini. La scoperta dei sentimenti”».

L’iniziativa, curata dallo stesso Weppelmann, assieme a Gudrun Swoboda e Fritz Scholten e realizzata in collaborazione con il Rijksmuseum di Amsterdam, dove si trasferirà da metà febbraio, inserisce il Caravaggio nel fecondo ambiente artistico romano dei primi decenni del Seicento grazie a sculture di Bernini e opere di numerosi coevi, fra cui Nicolas Poussin, Mattia Preti, Guido Reni, Pietro da Cortona, Francesco Mochi, Giuliano Finelli, Alessandro Algardi, François du Quesnoy: «Ciò che ci preme porre in risalto di quel periodo è la scoperta di sentimenti ed emozioni. Caravaggio e Bernini sono due indiscussi protagonisti nella rappresentazione dei moti dell’animo ed ebbero grande influsso in Europa. Ma anche gli altri artisti che presentiamo crearono opere altrettanto eccelse», prosegue Weppelmann.

La selezione proveniente da musei e collezioni private comprende 11 dipinti del Merisi e altrettante sculture di Bernini, e tutt’attorno una cinquantina di lavori di primo piano: «Per esempio l’enorme dipinto “La strage degli innocenti” di Guido Reni, prestatoci da Bologna, sottolinea Weppelmann. Scultori come Algardi o Finelli hanno prodotto opere fantastiche, così come pittori quali Domenichino o Guercino, cosicché pensiamo che il percorso espositivo possa essere davvero un’immersione nella Roma dell’inizio del XVII secolo, grazie a capolavori nell’ambito della ricerca dei sentimenti, che improvvisamente emerge nella produzione artistica di quel tempo».
In preparazione della mostra è stata eseguita un’indagine scientifica sul «David con la testa di Golia» con lo spettrometro cronomacro-xrf acquisito dal Khm a inizio anno. Da precedenti analisi radiografiche era stato appurato che sotto al dipinto ve ne era un altro: «Finora non era stato possibile sapere molto di più, perché si sarebbe dovuto intervenire sull’opera in modo invasivo. Ora sappiamo con certezza quali aree e come vennero ridipinte da Caravaggio, che prima di riutilizzare la tavola di legno, la ruotò di 90°. Lo documentiamo dunque in mostra e nel catalogo».
Un ulteriore elemento di novità è costituito dalla presentazione per la prima volta al pubblico di «Maria Maddalena in estasi» di Artemisia Gentileschi, proveniente da una collezione privata. Riscoperta nel 2011, nel 2014 era stata acquisita in asta da Sotheby’s per 865.500 euro. Fra le ulteriori opere esposte: di Caravaggio «Narciso», «Fanciullo morso da un ramarro», «San Giovanni Battista», il «Ritratto di Antonio Martelli». Di Bernini, «Medusa», un busto del cardinale Richelieu, una statua di san Sebastiano e un modello per l’«Estasi di santa Teresa d’Avila» (fonte: Il Giornale dell'Arte).

Stretta sui prestiti. Il San Francesco di Caravaggio non uscirà più dalla pinacoteca

Stretta sulle opere. Il San Francesco di Caravaggio gira troppo. E dunque non uscirà più dalla pinacoteca di Cremona, se non per prestiti eccezionali. Sono queste le indicazioni date dal ministero e suggerite dalla soprintendenza di Mantova al comune di Cremona. D’altronde il San Francesco è una delle opere più prestigiose del nostro museo, vista l’importanza dell’opera da sempre viene prestato per mostre in tutto mondo, tanto da non essere quasi mai presente al museo. Il problema del prestito è sorto in occasione dello scambio tra Cremona e Vienna per la mostra di Orazio Gentileschi. Le opere chieste in prestito devono avere l’autorizzazione dal ministero, in particolare da una commissione tecnica presieduta da Tomaso Montanari, che ha negato il prestito. Il Comune ha fatto ricorso con un’istanza firmata dal sindaco che è stata accolta. Una situazione delicata che avrebbe potuto far saltare la mostra di Gentileschi, che comunque è slittata di un mese a causa di questa querelle. Ministero e soprintendenza hanno espresso il loro disappunto a prestiti lunghi, in particolare per opere d’arte come il Caravaggio. Ci possono essere le eccezioni, ma solo nel caso in cui le mostre siano di serio interesse scientifico o di prestigio (fonte: Cremona Oggi)

"Caravaggio, 1951. Tra immagini e documenti, la ricerca sulla mostra longhiana restituisce ancora novità", di Michele Cuppone




È il 21 aprile 1951 quando nelle sale di Palazzo Reale si inaugura a Milano la celebre Mostra del Caravaggio e dei caravaggeschi. Quasi settant’anni dopo, un volume di Patrizio Aiello edito da Officina Libraria, Caravaggio 1951, ne rispolvera le tante memorie, ne restituisce il contesto storico e culturale e sviluppa intorno a essa più ampie riflessioni – quest’ultime in particolare grazie agli autorevoli contributi di apertura e chiusura a firma di, rispettivamente, Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa. 
Qualche commento sul prodotto editoriale in sé, intanto. Che si presenta con una bella e appropriata copertina dal sapore retrò. Altre soluzioni tecniche risultano meno apprezzabili. La rilegatura in brossura delle 224 pagine, ne rende per così dire 'antipatica' la consultazione: esse non scorrono facilmente e un amante (ammettiamo pure un po' fanatico) del libro, inteso peraltro come articolo da custodire con cura, dovrà forzarne l’apertura, specie per i rimandi alle note che non sono a fondo pagina. Inoltre, in appendice, la scala di grigi adottata non sarà la migliore per distinguere i dati certi da quelli ipotizzati, identificati appunto con due gradazioni (poco) differenti di colore.
Passando piuttosto ai contenuti, sulla cui qualità e ricchezza non si discute, ciò che contraddistingue Caravaggio 1951 è anzitutto la ricostruzione per quel che possibile del percorso espositivo, grazie soprattutto ad alcuni scatti fotografici degli Archivi Alinari, vero punto di partenza della ricerca. La sezione iconografica consta in totale di 33 illustrazioni in bianco e nero, e non si può tacere che un formato maggiore avrebbe consentito di apprezzare meglio alcuni particolari (quadri visti di taglio, o più lontani dall’osservatore etc). L’autore si è comunque speso molto sugli ingrandimenti, fino a notare dettagli come i singoli libri in vendita nel bookshop di Palazzo Reale. 
Quest'ultimo punto, indice di accuratezza, non sembri al contrario un ostinarsi fino ad aspetti più di contorno, rispetto a un evento che di fatto è entrato nella mitologia. È così ad esempio che per il numero di visitatori si fanno cifre discordanti (e tutte stimate, se per stessa ammissione del commissario tecnico fu assente un «servizio statistico»): si va dal comunque ragguardevole «circa 400.000» che il volume menziona, al forse un po' troppo generoso «500.000» (da ultimo riportato tra i débats in "Studiolo" 8-2010). Certo è che fu una rassegna dalla portata straordinaria, mai vista prima e impensabile da potersi ripetere poi. Un “Miracolo a Milano”, verrebbe da dire evocando il film di Vittorio De Sica che uscì proprio in quel 1951. Aiello ne richiama i visitatori illustri, facendo menzione di Giorgio Morandi e di alcuni storici dell’arte e politici. Piace in questa sede ricordare anche il premio Nobel Dario Fo che, nello spettacolo del 2003 Caravaggio al tempo di Caravaggio, dichiarava di aver «partecipato addirittura all’allestimento»; forse un lapsus tuttavia se, nella trasposizione editoriale, scriverà più semplicemente di essere stato all’inaugurazione, invitato con tutti gli altri allievi dell’Accademia di Brera. 
E dunque l’immagine come cuore dell’opera bibliografica. Per cui, citando David Hockney, si giunge (in postfazione) a parlare di critica della fotografia e ci si sofferma sul rapporto tra realtà e sua riproduzione. Non è qui il solo coinvolgimento personale a impormi di aggiungere per completezza, rispetto al «quanto di meglio offre la fotografia contemporanea in uno scatto da photoservice» sui laterali Contarelli, un rimando a quella che è a la più aggiornata (2018) campagna fotografica a San Luigi dei francesi, eseguita da Mauro Coen (e già pubblicata da Sara Magister in Caravaggio. Il vero Matteo). Peraltro, anche chi scrive ha avuto occasione di fare, a partire da un esempio caravaggesco, una breve «riflessione sull’utilizzo delle riproduzioni fotografiche» e sui diversi risultati cui possono condurre negli studi, e per questo si rimanda al numero 23-2017 di “ArtItalies”. 
Tornando piuttosto alla mostra, è interessante seguirne la gestazione. Spuntano fuori difficoltà incontrate ma anche continue aggiunte di quadri in fase progettuale, grandi personalità che si sarebbero spese in suo favore o che viceversa non avrebbero favorito la concessione di taluni prestiti (fra queste, Giulio Andreotti e i non ancora saliti al soglio pontificio Giovanni XXIII e Paolo VI), dissapori tra membri della commissione per la scelta delle opere (su tutti, quelli tra il commissario tecnico Roberto Longhi e Lionello Venturi e, ancora, tra il primo e l’ICR, per non dire sia pure a livello più episodico tra il solito Longhi e Matteo Marangoni). Vien fuori persino che, come in reazione alla mancata concessione della Deposizione di Cristo, si pensò in un primo momento di esporre un suo supposto bozzetto, di cui oggi non si ha traccia. Qui l’autore, nel ricordare la vecchia ipotesi di Maurizio Calvesi di collegare al quadro vaticano lo «sbozzo» del dipinto pagato a Merisi da Fabio Nuti nel 1600, manca di precisare che lo stesso studioso romano, come in tanti d’altronde, è oramai giunto alla conclusione che quel bozzetto citato dal documento Nuti fosse pertinente non alla Deposizione, bensì alla Natività di Palermo (sull’intera questione, vedi uno specifico contributo su "Valori Tattili" 9-2017).
A ogni modo, almeno il quadro dell’oratorio di San Lorenzo andò in mostra, rimandando alla sua chiusura l’atteso restauro per cui prima non si era fatto in tempo. E lì, notizia questa inedita, sia pure solo per un particolare fu immortalato per la prima volta in una foto a colori [...]


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Caravaggio e i caravaggeschi (ri)portano Roma a Potsdam

Da Palazzo Barberini 54 opere in mostra al museo ospitato nel Palast Barberini della città tedesca. L’occasione è la rassegna dedicata alla «vie del Barocco», che ruoterà attorno al "Narciso" attribuito a Caravaggio

Quando si accede al salone d’ingresso e lo sguardo si alza verso l’alto, Il trionfo della Divina Provvidenza di Pietro da Cortona illumina e confonde. Siamo ancora a Potsdam o siamo a Roma a Palazzo Barberini? È un magnifico effetto ottico, naturalmente, grazie a sei proiettori che riproducono con precisione millimetrica l’affresco del maestro toscano nella volta del grande spazio rettangolare. Ma la risposta al quesito non è univoca. Perché se non siamo nella città eterna, ci troviamo comunque in un Museum Barberini. Quello della capitale del Brandeburgo, appunto, capolavoro barocco voluto da Federico II di Prussia che si ispirò all’originale romano al punto da dargli lo stesso nome, Palast Barberini, distrutto dai bombardamenti alleati del 1945 e ricostruito com’era e dov’era tra il 2013 e il 2016. 
L’occasione è la mostra Wege des Barock, le «vie del Barocco», aperta fino al 6 ottobre e curata dalle Gallerie Nazionali Barberini Corsini di Roma e dal Museum Barberini di Potsdam. Ben 54 opere della collezione romana hanno fatto il lungo viaggio verso la città che i sovrani di Prussia vollero polo artistico e culturale, contrapposto alla ferrigna Berlino, simbolo e laboratorio di tutte le loro inclinazioni militariste e ambizioni egemoniche. Un prestito «eccezionale», per numero e qualità delle opere, come ha sottolineato l’ambasciatore italiano in Germania, Luigi Mattiolo, che conferma «la profondità della collaborazione tra le istituzioni museali italiane e tedesche».
La star dell’allestimento è Caravaggio, ma a dargli spessore e rigore filologico sono i caravaggeschi del Sud e quelli del Nord, plastica dimostrazione della dimensione europea della pittura barocca, che da Roma catturò un’intera generazione di artisti dalla Spagna alle Province Unite. «La nostra mostra — spiega Ortrud Westheider, direttrice del museo di Potsdam — presenta lo sviluppo del Barocco a Roma a partire dal Caravaggio e la sua diffusione in tutta l’Europa». 
Co-curatrice di Wege des Barock è Flaminia Gennari Santori, che dirige le Gallerie Barberini Corsini e non si stanca di sottolineare «gli impulsi che Michelangelo Merisi e i suoi epigoni italiani diedero alla pittura nordeuropea». Con lei e Westheider, un team di tre persone ha lavorato in perfetta intesa: Maurizia Ciccone e Michele di Monte per la parte italiana, Inés Richter Musso per quella tedesca.
Cuore dell’esposizione brandeburghese, pietra angolare che fa da fondamento e ispirazione a tutto il resto, è il Narciso del, o meglio attribuito al, Caravaggio. Dalla drammatica raffigurazione del mito, secondo il racconto di Ovidio, prendono le mosse gli altri due percorsi della mostra: le opere commissionate da un mecenate d’eccezione, il cardinale Maffeo Barberini poi Papa Urbano VIII, del quale la mostra propone un ritratto di Gian Lorenzo Bernini. E le allegorie di tanti caravaggeschi che provarono ad ammorbidire il realismo e i drammatici contrasti del genio milanese, pur movendosi nel suo solco. Alcuni capolavori per il tutto: Amor Sacro e Amor Profano di Giovanni Baglione, la Trasfigurazione di Giovanni Lanfranco, Venere e l’Adone morente di Jusepe de Ribera, il San Francesco sorretto dall’Angelo di Orazio Gentileschi e ancora La Musica e La Poesia di Salvator Rosa. 
Due quadri memorabili chiudono la mostra di Potsdam in modo intelligente e singolare. Sono le uniche opere dell’allestimento che non provengono da Roma, ma che nella loro genesi raccontano quanto l’arte barocca italiana fosse una vera ossessione per i sovrani di Prussia, oltre a rendere omaggio a una grande artista, sola donna nel cielo del Barocco. Fu Federico il Grande infatti che nel 1768 volle per il suo Neuen Palais Lucrezia e Sesto Tarquinio e Betsabea al bagno di Artemisia Gentileschi. 

L’evento 
La mostra Wege des Barock (cioè: le vie del Barocco) è aperta fino al 6 ottobre a Potsdam, in Germania, ed è curata dalle Gallerie Nazionali Barberini Corsini di Roma e dal Museum Barberini della città del Brandeburgo. L’istituzione romana ha prestato al Museum Barberini 54 opere della sua collezione, tra le quali il Narciso attribuito a Caravaggio. Esposti anche due dipinti di Artemisia Gentileschi conservati a Potsdam. La mostra è stata curata da Ortrud Westheider e Flaminia Gennari Santori con Maurizia Ciccone, Michele di Monte e Inés Richter Musso (fonte: Corriere.it).

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"Caravaggio Napoli", nuovi scritti sulla mostra a firma di Keith Christiansen, Gianni Papi, Maria Cristina Terzaghi e Rossella Vodret


Pubblicata oggi in un numero speciale di About Art online, una serie di articoli relativi alla mostra Caravaggio Napoli (Museo e Real Bosco di Capodimonte, fino al 14 luglio). 
I nuovi testi, di Keith Christiansen, Gianni Papi, Maria Cristina Terzaghi e Rossella Vodret, si aggiungono così a quelli già editi a firma di Viviana Farina, Riccardo Lattuada e Stefania Macioce.

Caravaggio a Napoli: un “filtro mentale” alla base di una rivoluzione artistica. Stefania Macioce sulla mostra di Capodimonte


Caravaggio effetto notte

Il buio esalta e accresce al massimo il senso della poetica e la qualità del lume caravaggesco, e l’allestimento (Handle s.r.l.) della mostra Caravaggio Napoli al Museo e Real Bosco di Capodimonte sembra evocare, senza retorica, l’Effetto notte di François Truffaut che, nel 1973, diresse La Nuit américaine.
Il titolo si riferiva ovviamente ad una tecnica cinematografica, nota appunto come effetto notte consistente nel rendere notturna una ripresa fatta in piena luce grazie all’inserimento di un filtro blu davanti all’ obiettivo. Un gioco di contrasti e di parole che suggerisce il rinvio al potente filtro mentale utilizzato da Caravaggio, il genio che inaugura una nuova visione della pittura. I suoi straordinari dipinti mettono in atto insuperabili ‘istantanee’, le sapienti e modernissime luci mettono a fuoco azioni in movimento sospese in attimi di assoluta eternità: la rivoluzione naturalistica che con lui si inaugura traduce una visione apparentemente istintiva e tale modernissima immediatezza viene recepita e prediletta con sorprendente partecipazione dal pubblico dei nostri giorni.
Presentata dunque attraverso un allestimento indubitabilmente efficace, la mostra Caravaggio Napoli curata da Maria Cristina Terzaghi e Sylvain Bellenger, affronta l’incontro di Caravaggio con Napoli, la grande capitale meridionale da sempre crocevia di culture diverse ove l’eredità del mondo antico e di una affinata stagione medievale si intersecano con apporti spagnoli e orientali. La vitalità dell’antica città portuale ha da sempre generato quella che Longhi ebbe a definire con affinata competenza una “immersione entro una realtà quotidiana violenta e mimica, disperatamente popolare”.
Nell’arco di due soggiorni tra l’ottobre del 1606 e il giugno del 1607 e, poi, nell’autunno del 1609 per circa un anno fino alla morte avvenuta a Porto Ercole nel luglio del 1610, durante il viaggio di ritorno verso Roma, Caravaggio trascorre a Napoli un tempo considerevole, circa diciotto mesi. Si tratta di un periodo intenso che rappresenta l’inizio della piena e cruciale maturità dell’artista che, proprio a Napoli in fuga da Roma dopo il coinvolgimento nell’omicidio di Ranuccio Tomassoni, intensifica le modalità complesse della sua ricerca pittorica. Napoli sancisce infatti l’avvio di un percorso tormentato e la pittura del genio lombardo, ricercato e condannato al bando capitale dalla giustizia romana, è segnata da una nobile quanto acuta tragicità carica di tensione morale. L’incontro con la città partenopea si distingue per un intreccio di relazioni con il panorama artistico locale, catturato dall’intensa e naturale resa della realtà, tipica delle opere napoletane dell’artista che stabilisce così un forte legame tra con il territorio. L’impatto sulla Scuola pittorica napoletana e sulla formulazione della poetica naturalistica partenopea sarà incisivo e determinante. Artisti più giovani, come Battistello Caracciolo, e quelli già attivi a Napoli, come Fabrizio Santafede, non restano immuni dalla potente suggestione del realismo caravaggesco, una suggestione che investe con forza pittori della generazione successiva come Jusepe de Ribera o Massimo Stanzione [...]

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Gli ultimi "Passi" del Vangelo secondo Caravaggio, in mostra a Napoli fino al 31 maggio


Sarà inaugurata oggi alle 9.30 presso la Chiesa di Santa Marta a Via San Sebastiano, la mostra “Passi – tra pittura e arte presepiale, gli ultimi passi dei vangeli per le strade di Napoli” e rimarrà in esposizione e visitabile fino al 31 Maggio. Una mostra che parte da lontano, dobbiamo tornare nella seconda metà del Settecento quando la bravura degli scultori e artisti della creta napoletana diedero la possibilità di ricreare la Nascita di Cristo, inserendo nelle rappresentazioni l’universo della città napoletana. 
Il presepe, da questo punto in poi, inizia a creare dei percorsi in cui sempre più spesso venivano inseriti personaggi dei vangeli, sia quelli classici che apocrifi, coniugando le tipiche scene del presepe a scene di vita quotidiana, prendendo spunto dalla pittura di genere, da quella paesaggistica e quella del Caravaggio, in una Napoli dei primi anni del seicento. 
Il Presepe è uno dei tanti simboli della tradizione napoletana, ogni anno durante il periodo natalizio, in ogni casa da oltre tre secoli, le scene e i tipici personaggi non possono mai mancare nelle case del capoluogo Campano. 
Ma una domanda nasce spontanea, se da circa tre secoli i napoletani hanno fatto nascere Gesù nella propria città, perché ci risulta impossibile immaginare che anche la sua morte e resurrezione sia avvenuta a Napoli? 
A questa domanda la risposta è proprio il progetto “Passi”, una rivisitazione in chiave presepiale degli ultimi giorni di Gesù, ambientato nei vicoli e nelle piazze di Napoli. Da Porta San Gennaro a Salita Capodimonte, passando per la Certosa di San Martino ai bassi della Vicaria,ed immancabile, ovviamente, il Vesuvio. Dieci scene che prendo ispirazione dagli ultimi passi dei vangeli e abilmente realizzate con la tecnica del presepe napoletano classico, quello del settecento, partendo dall’ingresso a Gerusalemme fino all’apparizione ai discepoli dopo la resurrezione. 
Cinque sono le trasposizioni di quadri del Caravaggio, “L’ecce Homo”, “La Flagellazione”, “La deposizione”, “La cena in Emmaus” ed infine “L’orazione sul monte degli ulivi”. Di quest’ultimo quadro gli artisti presepiali hanno dovuto far riferimento ad una foto in bianco e nero, in quanto l’originale andò distrutto nel 1945 durante l’incendio a Berlino. 
Il progetto rispondente alla richiesta dell’Arciconfraternita di San Vitale in Santa Marta e condiviso con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, si inserisce nell’ambito dei percorsi culturali correlati alla mostra “Caravaggio. Napoli” che sarà inaugurata il 12 Aprile al Museo di Capodimonte e che sarà un focus sul periodo napoletano dell’artista, sulle frequentazioni, gli ambienti, ma anche lo studio e gli spazi che fecero da sfondo al percorso artistico del pittore. 
Appuntamento quindi alla Chiesa di Santa Marta a Via San Sebastiano, per ripercorre un pezzo di storia in una splendente e fedele ricostruzione della Napoli del passato (fonte: Senzalinea)

"Caravaggio our times / Caravaggio billion times", in mostra fino al 13 aprile a Roma

Gavin Brown’s Enterprise, Roma ‒ fino al 13 aprile 2019. Da Caravaggio all’odierna ossessione per le immagini, l’opera di Thomas Bayrle rilegge l’arte del passato in chiave contemporanea.



Una tormentata ripetitività caratterizza la serie di opere di Thomas Bayrle (Berlino, 1937) in mostra a Sant’Andrea de Scaphis presso Gavin Brown’s Enterprise a Roma. Lo spazio, una chiesa sconsacrata che reca le tracce dei suoi successivi utilizzi, ospita una serie di riproduzioni realizzate dall’artista tedesco a partire dal celebre San Matteo e l’angelo ‒ dipinto da Caravaggio per la cappella Contarelli di San Luigi dei Francesi nel 1602 –, nelle quali l’immagine del santo risulta sgranata, smembrata, un effetto che richiama i jpeg ‘pixelati’ di Thomas Ruff. È la sagoma dell’iPhone a costituirne il modulo generativo, in un processo di costante costruzione e decostruzione dell’immagine basato sul metodo tipicamente tardomodernista della serialità. Ne deriva la tensione tra originale e copie che produce quelle che Bayrle chiama superforme, costituite da conglomerati di immagini microscopiche. Grazie a questo stratagemma compositivo l’artista accentua l’ossessione iconica dell’odierno paesaggio mediale, esponendone il potente effetto di alienazione (fonte: Artribune).

Ingresso libero, dal giovedì al sabato dalle 12 alle 18, o su appuntamento (06 93576899).