16 set 2011

CARAVAGGIO AMBASCIATORE A CUBA

Il Mibac annuncia la trasferta del «Narciso». Galan: «Un modo per avvicinarsi all'isola di Castro». Il viceministro Rojas: «Ci piace, era un oppositore del sistema»

Il Mibac annuncia la trasferta del «Narciso». Galan: «Un modo per avvicinarsi all'isola di Castro». Il viceministro Rojas: «Ci piace, era un oppositore del sistema»
Caravaggio rivoluzionario? Il creativo ed entusiasta viceministro per la Cultura di Cuba, Ferdinando Rojas, lo arruola tra gli oppositori a un indefinito «sistema»: «Caravaggio è innovazione, professionalità, rivolta. Noi cubani lo apprezziamo». All'Avana c'è grande fermento intorno a Michelangelo Merisi: il 23 settembre (apertura fino al 27 novembre) al Museo Nacional de Bellas Artes si inaugura la prima mostra mai organizzata a Cuba con un'opera di Caravaggio. Si tratta di «Caravaggio en Cuba», una rassegna che porterà all'Avana per la prima volta Narciso alla fonte , il capolavoro conservato alla Galleria nazionale d'arte antica di Palazzo Barberini. L'iniziativa è sostenuta da due dicasteri, Affari Esteri e Beni Culturali.
Intorno al Maestro, dodici magnifiche tele di caravaggeschi: Ecce Homo di Giovanni Baglione, San Giovanni Battista di Tommaso Salini, un autoritratto di Orazio Borgianni, San Giuseppe legge al lume di candela di Gherardo delle Notti, Bacco e un bevitore di Bartolomeo Manfredi, San Francesco d'Assisi di Carlo Saraceni, L'incoronazione di spine di Lionello Spada, Riposo nella fuga in Egitto di Orazio Gentileschi, Maddalena svenuta di un anonimo romano, un autoritratto di Artemisia Gentileschi, Riposo nella fuga in Egitto di Angelo Caroselli e San Girolamo di Henrick van Somer. Tutto materiale che proviene da Roma (Soprintendenza speciale per il Polo museale romano, guidata da Rossella Vodret, che cura la mostra cubana) in massima parte prestato da Palazzo Barberini, ma anche dalla Galleria Borghese e dalla Collezione Lampronti. Un «contesto» nutrito e complesso, capace di offrire uno spaccato non superficiale di una irripetibile stagione della storia dell'arte italiana e mondiale.
L'aria a Cuba sta cambiando e l'Italia gioca la sua carta vincente, la cultura, per stabilire in tempo utile contatti privilegiati. Lo spiega il sottosegretario agli Esteri, Vincenzo Scotti: «Questo evento non è isolato ma fa parte di una strategia... CONTINUA A LEGGERE SUL CORRIERE DELLA SERA

1 commento:

  1. Gerardo Pecci, storico e critico d'arte18/09/11, 00:48

    Sono basito. Senza parole. Non so veramente cosa dire. Mi sembra un'operazione di facciata, di marketing politico, di pubblicità spicciola. Come se si usasse il personaggio Caravaggio come credenziale politica per fini extraculturali e di facciata nei confronti di un governo estero lontanissimo. Per carità, la cultura travalica i confini delle singole nazioni e stati, ma questa "operazione cubana" non mi convince. Mi sembra l'ultimo atto di un governo che ha l'acqua alla gola, ma cerca di mostrarsi vivo e vegeto e lo fa attraverso quella cultura il cui valore è sistematicamente ignorato e negato dal ministro delle Finanze che più volte ha detto che "con la cultura non si mangia" e allora perché "esportare" la nostra cultura all'estero? Per chiedere l'elemosima a Fidel Castro? Per farci belli ai suoi occhi? Perché? E soprattutto: a chi giova tutto ciò?...

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