8 mar 2011

Valent’huomini sulle tracce del Caravaggio a Roma. Ma la ricerca, va sostenuta. (articolo di Michele Cuppone sulla mostra "Caravaggio, una vita dal vero")

“Caravaggio a Roma. Una vita dal vero”, presso la Sala Alessandrina del complesso borrominiano di Sant’Ivo alla Sapienza, non si può dire che sia solo e semplicemente una mostra come tante; a partire più strettamente dal contenuto, solo in parte rappresentato da opere d’arte mentre il cuore e punto di partenza sono i documenti custoditi presso tale sede dell’Archivio di Stato di Roma legati al soggiorno capitolino del Merisi.

Ideatore di questo che, a tutti gli effetti, è un vero e proprio evento storico-culturale, il direttore Eugenio Lo Sardo, il cui appello a salvaguardare le preziose carte dalle ingiurie del tempo (minacciate soprattutto dalla forte corrosività degli inchiostri dell’epoca, che tante pagine aveva già pietosamente ridotto in brandelli), diffuso dalla penna del giornalista e “motore” dell’impresa Marco Carminati, è stato prontamente accolto da enti, aziende e soggetti privati (Arcus, Ics, Fit, Land Rover Italia, Eberhard & Co., Axa, Autoservizi Canuto, Giovanni Pezzola), il cui vivo interessamento a preservare la memoria è già di per se lodevole. La grande sensibilità e munificenza dimostrate poi sono andate ben oltre le previsioni, tale che dall’originaria intenzione di restaurare ed esporre documenti, si sono potute attivare delle borse di studio per condurre operazioni di ricerca fra gli oltre sessanta chilometri di scaffalature dell’Archivio. Che tanto c’è ancora da scoprire sull’‘ombroso’ artista che ha lasciato poche testimonianze dirette e quasi nessuno scritto autografo, per cui la biografia è sempre più delineata da deposizioni in tribunale e querele, contratti di committenza e quietanze, inventari e carteggi, ..... CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO SU CARAVAGGIO400.ORG

2 commenti:

  1. Geardo Pecci, storico dell'arte08/03/11, 15:29

    La ricerca storico-artistica nel caso in esame ha dato dei frutti certamente importanti, a volte insperati, mettendo in rilievo quanto è importante l'aventura della ricerca filologica, unita a quella strettamente iconografica e iconologica, per capire, per comprendere, per fare luce su un periodo artistico, su un'opera, su un artista. E chiaramente, nel caso di Caravaggio, i documenti sono una traccia indelebile della storia, capace di dare frutti insperati e importanti per comprendere sempre meglio l'arte e la geneialità creativa di questo gigante dell'arte universale.Complimenti a tutti gli studiosi che si sono impegnati a trarre dall'oblio del tempo e della memoria "carte" scritte con inchiostri antichi, ma che ancora hanno la valenza e la vivacità di organismi vivi e pulsanti di vibrazioni che ci danno il gusto della verità, della ricerca della verità, di frammenti e momenti di vita. Grazie, soprattutto ora che in Italia il mondo dei beni culturali è attraversato da una profonda crisi, che si può combattere solo con l'impegno di chi dimostra che il passato non è cosa morta, ma viva, che può parlarci e può dirci quanto è importante preservarlo per capire meglio noi stessi e la nostra realtà.

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  2. Andrea Dusio10/03/11, 18:31

    Mi spiace non poter condividire l'entusiasmo dei ricercatori e degli amici Michele e Gerardo. L'arrivo a Roma a Caravaggio non può essere postdatato sul mero incrocio della testimonianza di un garzone di barbiere e di un passo del Bellori. Quanto alla Flagellazione di Santa Prassede, essa, al di là di una idea senza fondamento di Maurizio Calvesi, è un quadro della prima parte del Cinquecento, o al massimo della metà del secolo, dalla tradizione attribuito a Giulio Romano, e per me di Angelo Bronzino, dunque del 1549
    Andrea Dusio

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