31 ott 2015

"I Petrignani di Amelia" di Massimo Moretti, recensione di Michele Cuppone su "Predella"


Pubblicata sul n. 35 della rivista "Predella" la recensione di Michele Cuppone al volume "I Petrignani di Amelia. Fasti, committenze, collezioni tra Roma e l’Umbria" di Massimo Moretti




Dopo un paio di saggi che ne anticipavano i promettenti risultati, hanno trovato finalmente compimento gli studi di Massimo Moretti sulla famiglia Petrignani nel volume I Petrignani di Amelia. Fasti, committenze, collezioni tra Roma e l’Umbria.
Nella scrupolosità propria dell’autore, che anche qui contraddistingue l’approccio metodologico e scientifico ai diversi temi e la stesura di ogni singola pagina, è ben comprensibile come tale lavoro sia maturato nell’arco di un decennio di ricerche. Si è potuto così fare luce, con dovizia di particolari, sull’ascesa e declino di una nobile famiglia amerina che raggiunse il suo apice grazie con la figura di monsignor Fantino, noto ai più per aver ospitato un giovane Caravaggio in cerca, anch’egli, di affermarsi con determinazione nella Roma di Clemente VIII. Diversificato e fruttuoso è lo scavo archivistico – solo arrestatosi necessariamente davanti a fondi di fatto inaccessibili – su cui è basata gran parte dell’opera, tanto che le appendici documentarie ne costituiscono per estensione i quattro decimi. Il paziente lavoro di trascrizione rende manifesto peraltro l’interesse per le arti della casata, certo dettato più pragmaticamente da ragioni di rappresentanza e autocelebrazione, che non mancò di mettersi in contatto con personalità più o meno note: oltre a Merisi e il suo «turcimanno» Prospero Orsi, Ottaviano Mascarino, architetto per i palazzi di famiglia nell’Urbe e in territorio umbro, i fratelli Alberti di Sansepolcro (sebbene con loro le trattative non andarono in porto), i pittori Tarquinio Racani, Giustino Episcopi e Marzio Ganassini [...]

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2 commenti:

  1. Andrea Dusio28/11/15, 11:24

    In effetti la datazione al 1597 del soggiorno presso il Petrignani è una novità non da poco, perché confermerebbe un arrivo del Caravaggio a Roma successivo a quanto si credeva sino a qualche anno fa (e a cui io ho continuato a credere anche dopo l'acquisizione del documento rinvenuto nell'Archivio di Stato). Due indizi non fanno una prova ma non possono nemmeno essere trascurati. Può il recensore precisare le circostanze da cui è desunto la datazione del soggiorno presso il Petrignani? Mi sembra di capire che il monsignore fosse documentato lontano da Roma prima del 1597, è così?

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  2. In effetti la datazione al 1597 del soggiorno presso il Petrignani non è una novità, nota dal 2009 (cfr. "Da Caravaggio ai caravaggeschi", a cura di M. Calvesi-A. Zuccari) e dunque antecedente anche alle scoperte ad opera del team dell'Archivio di Stato di Roma (che non si limitano alla testimonianza del garzone di un barbiere su cui in molti si sono concentrati, distraendosi appunto da altre importanti acquisizioni apparse nelle due pubblicazioni curate da quel gruppo di lavoro).
    Inevitabile questa ignoranza diffusa, nel senso tecnico del termine, quando si ritiene che si possa fare a meno di certe letture, non dico per presunzione (è comunque impressionante la quantità di bastian contrari in circolazione), ma magari per semplice svogliatezza o mancanza di tempo (denotando talvolta un interesse per la materia in fondo poi non così autentico), mentre d'altro canto ci si fida troppo spesso della comunicazione di secondo livello dei giornalisti o di piccole monografie commercial-divulgative.

    Fatta questa necessaria ma minima premessa generale metodologica - e ora si capirà meglio il senso di un inciso nella recensione -, per ritornare appunto a Fantino, chi leggerà il volume di Moretti - o i suoi precedenti scritti del 2009 appunto, e 2011 (cfr. "Roma al tempo di Caravaggio", catalogo della mostra, Saggi), troverà che nel febbraio 1592 egli fu nominato governatore di Viterbo (e di altri castelli della Tuscia). A partire da quel momento starà fuori da Roma per un lustro per nuovi incarichi conferiti; anzitutto divenne governatore delle Marche, dimorando a Macerata dal febbraio 1593 al gennaio 1594, quindi in quanto presidente della Romagna si trasferì a Forlì, da dove ripartì per Roma rientrandovi nell'aprile 1597.
    Per ogni ulteriore approfondimento rimando con piacere ai relativi contributi di Moretti.

    M. C.

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