02 ott 2009

Aperta la mostra CARAVAGGIO-BACON (Galleria Borghese, Roma) fino al 24 gennaio 2010


1° ottobre 2009: conferenza stampa di presentazione della mostra "CARAVAGGIO-BACON" - IMPRESSIONI


L’inedita esposizione, organizzata da MondoMostre e curata da Anna Coliva, direttrice della Galleria, e da Michael Peppiat, biografo di Francis Bacon, abbina tredici dipinti del grande maestro naturalista e diciassette dall’artista contemporaneo. Ospitati nelle varie sale, tra i noti capolavori del museo, le opere invitano lo spettatore a essere lette nell’unico linguaggio possibile, quello dell’emozione. E in effetti, appena entro a vedere la mostra, mi emoziono. Percorro le sale assecondando subito il richiamo più forte, quello dell’affezione, alla ricerca dei tredici dipinti di Caravaggio, due dei quali ammirati solo nei libri perché, per quanti viaggi ho fatto e musei ho visitato, non ero mai stata a Messina a vedere la Resurrezione di Lazzaro, né a New York, da dove proviene la Negazione di Pietro. Sono incantata. Solo compiuto questo primo percorso dedicato, torno sui miei passi per vedere l’intero allestimento. E accolgo senza riserve tutto il turbamento che le tele possenti di Bacon mi proiettano. Niente a che vedere con l’eloquenza della luce, il fascino delle tenebre e la drammaticità dell’arte caravaggesca. Penso che nessun approccio storico-artistico o ricerca di contaminazioni sia qui ed ora possibile; solo nella suggestione inquietante e rivoluzionaria si può leggere un filo conduttore tra i due artisti. Entrambi intensi, tormentati e a tratti “maledetti”. Entrambi fortemente figurativi, profondi indagatori di un’umanità angosciata che sente di non avere scampo, che non intravede riscatto né salvezza. Entrambi ossessionatI, chi dalla morte e chi dal disfacimento della carne. Al di là della tecnica, senza confronto, profondamente diversi anche nel modus operandi: Caravaggio dipingeva solo dal vero i suoi modelli, Bacon preferiva le fonti fotografiche. E poiché Bacon non si ispirò mai dichiaratamente a Caravaggio, né un confronto stilistico tra i due è pensabile, ne consegue che in questa mostra il vero protagonista è lo spettatore che, interagendo con le opere e la scenografica cornice della Galleria Borghese, assume in piena libertà su di sé il compito di sentire, cogliere, decifrare ed emozionarsi davanti alle intense o angustiate esistenze dei personaggi ritratti. A lui la scelta di accogliere questa coabitazione di soggetti sospesi tra il tormento interiore e lo strazio visibile, il dramma e l’horror vacui, o decidere da che parte voltare lo sguardo, cosa selezionare. Sta a lui soltanto. I dipinti non si fronteggiano, non dialogano, non si contendono la scena. Ognuno ha il suo spazio e vive di luce propria. E’ la prima volta che numerose opere di Bacon giungono a Roma; questo accade in occasione dei cento anni dalla sua nascita e, secondo Peppiat, è il modo migliore di ricordarlo. L’accostamento ai capolavori del Merisi giunge ad un passo da un’altra ricorrenza importante, che il sito e blog “Caravaggio400” è nato per celebrare: il quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi, che avrà un 2010 dedicato interamente a lui con mostre e convegni, in tutta Italia e anche all’estero. Tre grandi esposizioni sono state oggi annunciate dalla sovrintendente Vodret: negli Stati Uniti, in Cina e in Giappone. Eventi davvero unici.

Uscendo dalla mostra e tornando a casa a scrivere le mie impressioni, penso a cosa mi risuona dentro della visione di queste trenta opere. E in effetti, ad ascoltare bene, la traccia che ha lasciato è più un suono che un’immagine. E’ un urlo. Un memento sonoro che dai quadri di Bacon grida la pena di chi non riesce a morire, perché condannato a decomposizione eterna, mentre dalle tele di Caravaggio continua a invocare di non voler morire mai…



Nicoletta Retico (Responsabile Progetto Culturale CARAVAGGIO400)


























Nella foto di sinistra Anna Coliva in una delle sale della Mostra durante un'intervista. Nella foto di destra, ai lati i due curatori della Mostra, Anna Coliva e Michael Peppiat; al centro Rossella Vodret, Soprintendente al Polo Museale di Roma.

IL SITO UFFICIALE DELLA MOSTRA a cura della Fondazione IBM Italia
dal blog ENGRAMMI di Tommaso Evangelista un primo articolo ed un commento dopo la conferenza stampa

Alla GALLERIA NAZIONALE DI ARTE MODERNA di Roma è stata anche inaugurata un'opera coreografica multimediale in continuo movimento tra scultura, pittura, video arte e danza dello scultore e videoartista Peter Welz e del coreografo William Forsythe dedicata a Francis Bacon, visibile fino al 25 ottobre 2009.


IL SERVIZIO DI SKY TG24


Video di un'intervista a Francis Bacon del 1966 (da Youtube)

2 commenti:

  1. L`Abbinare il grande Michelangelo Merisi a Francis Bacon e` certamente un sacrilegio punibilissimo in ''a Court of law'. Caravaggio non e` vissuto con noi, ragione per cui, le visioni mentali che ci spingono a descriverlo come un`anima in tormento potrebbero essere forse non esattamente accurate, o almeno un poco esagerate. Quello che sappiamo di lui ci viene dagli archivi e dagli storici d`arte (Longhi) che lo rivalutarono, riproponendocelo in una luce piuttosto rivoluzionaria. Era certamente un personaggio unico, che progettava nella sua arte innumerevoli sentimenti umani. A dispetto di una sua costruita reputazione di violento e di anima senza pace, Michelangelo Merisi ci regala , poesia, bellezza, amore, e grande intensita` di momenti. Era un`uomo che visse in un periodo turbolento.... (1600), ricco di un grande talento riconosciuto ampiamente durante il tempo in cui opero` e con la sua immensa maestria che si divulgava senza freno. quanto a Bacon sappiamo tutto...della sua depravazione sessuale, del suo non talento,e della sua sordida esistenza. Non dimentichiamo che Caravaggio mori` all`eta` di trent`otto anni e che Francis Bacon comincio` a dipingere piu o meno alla stessa eta` in cui il grande artista Italiano scomparse.

    Cordialmente, Glauco De Horatiis

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  2. L`idea di paragonare Michelangelo Merisi a Francis Bacon e` estremamente offensiva verso il nostro grande artista. Vergogna a chi come la Direttrice della galleria Borghese si presta a simile farsi artistiche. Dopo aver sporcato negli anni il nostro paese con corruzione, mafia, e politica subdola, adesso riusciamo a sporcare anche la nostra arte.

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