28 ott 2009

Caravaggio, l'enigma dei due San Francesco



Due dipinti apparentemente identici raffiguranti san Francesco in meditazione. Ma solo uno è attribuibile al Caravaggio: l'altro sarebbe la copia di un pittore di scuola caravaggesca. Sono l'oggetto della mostra "Caravaggio: l'enigma dei due San Francesco", che sarà aperta il 7 novembre al castello di Masnago a Varese. Entrambi i dipinti sono di proprietà del Fondo edifici di culto del Viminale e l' iniziativa è stata presentata dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni. La mostra ha un taglio didattico e illustrerà con materiali multimediali, filmati di restauri, foto e videointerviste le differenze stilistiche tra i dipinti, la biografia delle tele, le tecniche di indagine di restauro e le modalità e gli strumenti che gli esperti utilizzano per l' attribuzione dell' autenticità delle opere. Si tratta, ha spiegato Maroni, di "una iniziativa importante per valorizzare il patrimonio artistico del Fondo edifici di culto". Dopo la tappa di Varese l'obiettivo è portare in altre città l'enigma dei due San Francesco. (Fonte "La Repubblica")

2 commenti:

  1. Uno dei problemi caravaggeschi più scottanti, anche per le implicazioni economiche e di prestigio che ne derivano, è quello dei “doppi”, cioè quadri tra loro pressoché identici di cui però uno è l’originale e l’altro (o gli altri) è replica (se di mano dell’autore stesso) o copia (se prodotto da altri: seguaci, imitatori, ecc.). Oltre ai dilemmi del "Ragazzo morso da un ramarro" (1594), risolto con l’autografia sia dell’esemplare della National Gallery di Londra che di quello della Fondazione Longhi di Firenze (allo stato unico caso conclamato di duplice autenticità), e del "San Giovannino" (1602), chiarito con l’attribuzione al grande artista della tela della Pinacoteca Capitolina, di cui quella della Galleria Doria Pamphilj è prevalentemente reputata copia, il caso di “doppio” da più lungo tempo dibattuto negli studi su Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (Milano 1571 – Porto Ercole 1610) è forse quello del "San Francesco in meditazione sulla morte" (1606, ma sulla datazione non c’è accordo), tanto che tuttora la critica è divisa tra i due esemplari della chiesa di San Pietro a Carpineto Romano, in provincia di Roma (oggi in deposito alla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma – olio su tela, cm 128,2 x 97,4), e di Santa Maria della Concezione, chiesa dei Cappuccini situata nel cuore dell’Urbe, in via Veneto (olio su tela, cm 130 x 98). Sostengono la prima, tra gli altri, M. Marini, M. Calvesi e R. Vodret, mentre tra i fans della seconda vi sono M. Gregori, C. Puglisi e K. Christiansen. Lo stesso scrivente, che pure propende per l’autografia del quadro di Carpineto Romano (cfr. F. Scaletti, “Caravaggio”, Milano, 2008, scheda n. 54), già durante una piccola esposizione tenutasi nella primavera del 2006 al Museo dei Beni Culturali Cappuccini di Milano aveva potuto “lustrarsi gli occhi” con la bellezza del dipinto della Concezione, arrivando a dire che esso “ha una qualità elevatissima di esecuzione, tanto che non sarebbe così assurdo riferirvisi come a una replica parzialmente autografa”. Ebbene, una mostra al varesino castello di Masnago (novembre 2009 – gennaio 2010) ha fornito la ghiotta occasione per ammirare l’uno di fronte all’altro i due contendenti (entrambi di proprietà dello Stato Italiano – Fondo Edifici di Culto), comparando le reciproche sembianze in un solo sguardo.
    La visita ci ha confermato nel giudizio riportato più sopra. L’esemplare di Carpineto Romano è l’originale, come attestato, prove scientifiche a parte (materiali e modalità esecutive), dalla sua superiore intensità emotiva (che ha la sua sorgente di irraggiamento nel travagliato sguardo del santo), eppure la tela dei Padri Cappuccini sfoggia delle doti formali di tutto rispetto, che non solo d’impatto la potrebbero per certi versi perfino far preferire rispetto all’altra, più “impressionistica” se ci si passa il termine, ma che la fanno stare scomoda nelle strette vesti della mera copia (va tenuto presente che i rispettivi lucidi non si sovrappongono totalmente). Si potrebbe allora immaginare che il prototipo ora a Palazzo Barberini sia stato creato dal Merisi nel 1606 per i Colonna, che gli davano asilo (e da lì pervenuto, via Aldobrandini, alla chiesa di Carpineto Romano), mentre l’esemplare della Concezione, fatto redigere per fare cassa dallo stesso artista, che ne avrebbe sorvegliato la stesura (impostandola, intervenendo nei passaggi più ardui o limitandosi a discuterne?), sia stato mandato direttamente a Roma oppure portato nel Mezzogiorno, territorio del ramo collaterale dei Carafa-Colonna ed epicentro di ulteriori copie, prima di prendere posto nel convento dei Cappuccini (quello marchigiano di Monte Cavallo e poi in quello di Roma?), su dono vincolato all’inalienabilità di Francesco Rustici (ante 1617), come recita il cartellino attaccato sul rovescio della tela. Insomma, un originale (Carpineto) e una replica modicamente autografa (Cappuccini).
    Fabio Scaletti

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  2. «Fuggì dalla Lombardia per diventare un genio» - Intervista a Vittorio Sgarbi

    http://webstorage.mediaon.it/media/attach/2010/08/INTERVISTA_A_SGARBI.pdf

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