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08 ago 2016

"Caravaggio e i pittori del Nord" in mostra a Madrid, di Michele Cuppone



Caravaggio, Santa Caterina d’Alessandria, Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza, 1598-1599 ca. 
Caravaggio, San Giovanni Battista, Kansas City, The Nelson-Atkins Museum, 1604 ca.


È visitabile fino al 18 settembre Caravaggio and the Painters of the North, al Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid. La mostra non ricalca il collaudato e verrebbe da dire spesso ripetitivo – e però sempre vincente a livello commerciale – format che prevede quadri di Caravaggio e caravaggeschi, ma ha il merito appunto di spostare l’attenzione dal maestro ai suoi seguaci e ammiratori nell’Europa del Nord, soprattutto olandesi, fiamminghi e francesi (e non da tutti considerati caravaggeschi in senso stretto); artisti che, in parte, prima di conoscere più direttamente in Italia la pittura tutta nuova del milanese vennero raggiunti dalla sua fama, presto propagata in quella parte del Vecchio Continente grazie al vivido profilo biografico tracciato da Karel van Mander nel suo Schilder-Boeck del 1604 (“c’è anche un Michelangelo da Caravaggio che fa a Roma cose meravigliose”, ne è l‘appassionante incipit). Tali artisti, sempre attenti alle novità, furono letteralmente scossi da quella caravaggesca, che apprezzavano per la tecnica di esecuzione dal vero e per l’anticlassicismo, tutti valori ai quali, per tradizione, si sentivano vicini. 
La curatela della mostra è di Gert Jan van der Sman, che si presenta direttamente ai più alti livelli negli studi caravaggeschi con grande professionalità e rigore filologico, oltre che dando un bell’esempio di umiltà e operosità: è raro che un curatore firmi come in questo caso gran parte delle pagine del catalogo, tra saggi d’apertura e introduttivi alle singole sezioni, e quasi la metà delle schede. 
53 i pezzi esposti, tutti pitture eccetto un sarcofago romano (la cui presenza inconsueta trova una giustificazione, a mio avviso non pienamente convincente, per la provenienza già dalla collezione Giustiniani e ora madrilena), tralasciando un bronzetto di Duquesnoy in realtà fuori catalogo. L’esposizione è scandita da sei sezioni, con la prima, Caravaggio a Roma, che sostanzialmente isola la produzione strettamente merisiana (o a lui attribuita): dieci capolavori che includono i Musici del Metropolitan, scelto come logo della manifestazione, la ‘residente’ e inamovibile Santa Caterina, il cui prestito ancorché previsto non fu poi concesso né alla mostra del Quarto Centenario alle Scuderie del Quirinale né alla successiva presso Sant’Ivo alla Sapienza, il San Francesco di Cremona, ora molto più leggibile grazie al fresco e felice restauro di Mariarita Signorini che ne ha restituito particolari quasi dimenticati (nodo del saio, chiodi del Crocifisso, foglie e tronco dell’albero, meglio riconoscibile come ulivo). Assente giustificata la concittadina Salomè, anch’essa appena restaurata, nella concomitante Da Caravaggio a Bernini presso Palacio Real (un’occasione in più per fare un salto a Madrid), mentre può far discutere l’inclusione nel corpus caravaggesco del Ragazzo che monda un frutto (recentemente identificato come limoncello), noto in molte versioni di cui qui si propone quella delle collezioni reali inglesi e che comunque è anche quella con più interessanti pentimenti. Il prestito più eccezionale, non fosse altro per la maggiore distanza della trasferta, deve forse considerarsi il San Giovanni Battista di Kansas City, qui ancora inevitabilmente collegato alla ricevuta di pagamento Costa del 1602, documento che però già in un articolo (link: http://news-art.it/news/caravaggio-quando-dipinse-la-giuditta-e-oloforne-.htm) apparso su questa rivista alla vigilia dell’inaugurazione della mostra, ponevo in relazione alla Giuditta e Oloferne (si veda pure cosa a tal proposito ha scritto ora Gianni Papi) ...

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04 ago 2016

Mostra "Beyond Caravaggio", prossimamente a Londra, Dublino ed Edimburgo



Prossimamente, il 12 ottobre 2016 alla National Gallery di Londra, aprirà Beyond Caravaggio, a cura di Letizia Treves, la prima grande mostra in Gran Bretagna che esplora l'influenza di Caravaggio nell'arte dei suoi contemporanei e seguaci.
Dopo il debutto pubblico romano di Caravaggio nel 1600, artisti provenienti da tutta Europa accorrevano a Roma per vedere il suo lavoro. Sedotti dalla forza pittorica e narrativa dei suoi dipinti, molti hanno continuato a imitarne il naturalismo e i drammatici effetti di luce. 
Dipinti del Caravaggio e dei suoi seguaci erano molto ricercati nei decenni seguenti la sua morte prematura all'età di appena 39 anni. Entro la metà del XVII secolo, tuttavia, lo stile caravaggesco era caduto in disgrazia e ci sarebbero voluti quasi tre secoli perché la reputazione di Caravaggio si risollevasse e le sue realizzazioni artistiche venissero unanimemente apprezzate. 
Riunendo opere eccezionali di Caravaggio e degli artisti italiani, francesi, fiamminghi e olandesi che egli ha ispirato, Beyond Caravaggio esamina il fenomeno artistico internazionale noto come Caravaggismo.
La mostra è una collaborazione tra la National Gallery di Londra, la National Gallery of Ireland di Dublino (dove l'esposizione si sposterà tra 11 febbraio e 14 maggio 2017), e le National Galleries of Scotland di Edimburgo (tappa finale, dal 17 giugno al 24 settembre 2017, tutte le date potranno essere soggette a variazioni).

Del ricco calendario di eventi associati, si segnalano in particolare due interessanti giornate di studi che si terranno il 17 e 18 novembre 2016, cui parteciperanno Letizia Treves, Richard Spear, John Gash, Maria Cristina Terzaghi, Laura Teza, Helen Langdon, Antonio Ernesto Denunzio, Simone Mancini, Dean Yoder, Adam Lowe, Keith Christiansen, Francesca Cappelletti, Patrizia Cavazzini, Arnauld Brejon de Lavergnée, Annick Lemoine, Wayne Franits, Leticia Ruiz Gómez, Keith Sciberras.




02 ago 2016

"Non fu omicidio: Caravaggio venne provocato". La risposta ad un articolo del Burlington Magazine, di Clovis Whitfield


Precisazioni documentarie sulla vicenda che vide il tragico duello tra Caravaggio e Ranuccio Tomassoni, non correttamente ripresa in un saggio di Keith Sciberras (di Clovis Whitfield)


Sebbene Caravaggio fosse coinvolto in più di un evento fatale, non è comunque corretto definirlo assassino, e quindi colpevole di omicidio colposo, come lo descrive Keith Sciberras nel suo articolo “ Caravaggio obbediente” nel numero di giugno del “Burlington Magazine”. La rissa che avvenne il 28 Maggio del 1606 fu evidentemente uno scontro che coinvolse più persone (almeno otto) nella quale Caravaggio ed il suo amico Petronio Troppa (già Capitano di Castello) furono entrambi colpiti [quasi, ndC400] a morte. Uno dei testimoni disse che iniziò con uno schiaffo in faccia, un altro invece disse che Tomassoni provocò il pittore “a far seco questione”, in seguito a un incidente occorso qualche giorno prima in una partita a pallacorda. La presenza dei due cognati di Ranuccio (in seguito banditi anche loro) introduce un elemento di onore nell’intendere la motivazione di questa rissa. Van Mander ha riferito (già prima del famoso incontro del Vicolo di Pallacorda) che Caravaggio "gira da un gioco di palla all’altro, molto incline a duellare e a far baruffe" e sappiamo da altre fonti che era un uomo molto difficile da avvicinare, un cervello stravagantissimo che non andava d’accordo con gli altri, e cercava la compagnia di persone che erano per natura “brigosi” come ci narra Baglione. Mario Minniti lo trovava troppo "torbido e contentioso" a stargli vicino, e secondo il suo biografo Susinno egli si sposò proprio per allontanarsene. Siccome dobbiamo riconoscere che un elemento fondamentale della sua fama sia che Caravaggio abbia percepito il mondo in un modo diverso dagli altri, non dobbiamo stupirci che lui trovasse difficile andare d’accordo con loro e che aveva bisogno della “protezione” di persone come Prospero Orsi, Onorio Longhi e poi di mecenati potenti come Del Monte e i Mattei. In ogni caso nella rissa con i Tomassoni c’era più di uno di questi uomini brigosi, con una fama tutt'altro che linda in quel rione. Una tale fatalità non sarebbe stata considerata omicidio colposo o assassinio, ma invece come omicidio casuale, senza sanzione obbligatoria, e anche quando il pittore era colpito - a distanza di un mese - da un bando capitale, la revoca ne era un'eventualità del tutto possibile. Un altro racconto dettagliato della rissa, che non è riportato nell’eccellente volume curato dalla Macioce con tutti i documenti che riguardano Caravaggio, ma citato da Francesco Tresoldi online nel 2009 su gialli.it/lomicidio-di-Ranuccio-Tommasoni) è quello di Francesco Maria Vialardi, in una lettera scritta a Maffeo Barberini il 3 Giugno del 1606

“… ho inteso dire che il detto Michaelangelo in sulle 16 hore se ne passò quel giorno da casa del medesimo Ranutio, con comitiva, et il detto Ranutio, vedutolo si armò di dosso, et lo andò affrontare cacciando mano da solo, a solo. Restando ferito il pittore, in suo aiuto uscì un tal Petronio Troppa gia Capitano di Castello, et dall’altra il Capitan Gio Francesco fratello di esso Ranutio. Finalmente il Ranutio inciampò dov’hebbe a cadere, nel qual tempo, colto di stoccata da Michelangelo, cascò in terra morto, sendo il Petronio restato malamente ferito dal Capitan Gio Francesco …” 

Sebbene non sia stato possibile identificare l’origine di questa lettera, tuttavia essa è coerente con gli altri rapporti che confermano che Caravaggio non era l’aggressore, che Tomassoni sfidò il pittore e lo ferì in un incontro che era iniziato "a solo a solo” ...


01 ago 2016

"Caravaggio Innamorato? Nuove ipotesi sul 'Ragazzo morso dal ramarro' in uno studio di Giacomo Berra", di Pietro Di Loreto


Uno dei capolavori giovanili di Caravaggio riletto alla luce delle coeve fonti poetiche e letterarie, nell'accurata indagine filologica e iconografica di uno studioso 'caravaggista' tra i più preparati (di Pietro di Loreto)


Non è certo l’ennesima scontata pubblicazione su un argomento riguardante un dipinto di Caravaggio, di facile attrazione e di sicuro successo quanto meno per gli appassionati delle belle arti, questo che Giacomo Berra ha dato alle stampe per i tipi di Libroco, in vendita già da qualche settimana. E forse non avrebbe fatto male l’autore, che di altri dipinti del Merisi ha in varie circostanze proposto letture tanto dotte quanto innovative, a specificarlo ai lettori. Anche in questo caso, in effetti, siamo di fronte ad un lavoro insieme stimolante ed impegnativo, ma del tutto originale, riguardante il Ragazzo morso dal ramarro, un capolavoro giovanile di Caravaggio da sempre oggetto (come tutte le opere del genio lombardo d'altronde) di letture differenti e perfino contrastanti, e che però l’autore presenta ora riformulandone il senso, sulla base di un’analisi serrata del contesto culturale del tempo in cui vide la luce, condotta in maniera tale che davvero meriterebbe di essere inserita nei manuali dei licei se consideriamo l’impegno intellettuale da cui è scaturita. Le relazioni con la cultura letteraria, l’analisi approfondita dei testi, i confronti stretti con tematiche ed eventi collegati ai temi presi in esame: tutto ciò viene a comporre a nostro parere un percorso preciso che si situa ad un livello ragguardevole di critica d'arte secondo una metodologia che non potrà che attirare ulteriormente l'attenzione degli addetti ai lavori e non solo. 
Per entrare meglio nel discorso, occorre dire subito che l’autore ha focalizzato la sua ricerca sul significato simbolico–allegorico–letterario che si cela dietro il dipinto sub judice, sottolineando come esso “rifletta proprio un topos amoroso diffusissimo nella cultura emblematica e poetica del cinquecento”
Per poter dimostrare il suo assunto, Berra ha esplorato con vera acribia quanto la cultura letteraria e in particolare la poesia antica avevano prodotto in precedenza o a ridosso dell’opera e anche i molti e differenti punti di osservazione emersi nel corso del tempo, a cominciare proprio dai giudizi relativi alle versioni che sono conosciute. Tutti sanno in effetti che le versioni accreditate di autografia caravaggesca sono due, una in collezione Longhi, l’altra oggi alla National Gallery di Londra, pochi sanno però che probabilmente è esistita anche un’altra redazione dell’opera: una tesi che Berra, sulla base di quanto lasciato scritto da Giulio Mancini, non si sente di “scartare del tutto”, secondo la quale di questo tema sarebbero stati in effetti realizzati due soggetti, differenti anche se simili: da un lato ci sarebbe “un putto che piange” e dall’altro “un ‘fanciullo’ che fa una smorfia di dolore, entrambi morsi da una lucertola”. E sulla scorta di questi diversi rimandi, lo studioso opta per l’idea che le versioni prodotte siano due ed una sia “abbastanza diversa dalle versioni di Londra e Firenze” ...


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24 lug 2016

Siracusa: il "Seppellimento" tornerà alla Borgata e alla Badia apre la mostra “Mattia Preti. Con lo sguardo verso Caravaggio”


Siracusa. Un viaggio nella luce e nella maestria di chi l’ha amata e reinventata: è anche questo l’evento “Mattia Preti. Con lo sguardo verso Caravaggio” allestito nella Chiesa di Santa Lucia alla Badia a Piazza Duomo. La mostra si potrà visitare dal martedì al venerdì, dalle 11.00 alle 17.00, a ingresso gratuito. L’evento, presentato nella sala San Zosimo dell’Arcivescovado di piazza Duomo davanti a una platea gremita, è dedicato a Mattia Preti, “il cavalier calabrese”, l’ultimo artista caravaggesco e tra i più grandi pittori del Seicento. 
Del valore dell’evento ha parlato l’arcivescovo metropolita di Siracusa, mons. Salvatore Pappalardo, il quale si è soffermato sulla valenza culturale della manifestazione e sul luogo scelto per il suo allestimento. Gli ha fatto eco il deputato Vincenzo Vinciullo, presidente della commissione Bilancio all’Ars, in rappresentanza dell’assessorato regionale ai Beni culturali che ha sposato con entusiasmo questa iniziativa artistica. Si è soffermato sul momento culturale rappresentato dalla mostra anche mons. Giovanni Accolla, responsabile dei beni culturali dell’Arcidiocesi. 
I dettagli dell’esposizione sono stati illustrati dalla curatrice della mostra, Rosalba Panvini, soprintendente ai Beni culturali e ambientali di Siracusa: “L’evento allestito a Siracusa rende omaggio a un grande artista qual è il cavaliere Mattia Preti e celebra le sue opere, per la prima volta, assieme con un capolavoro del suo maestro Caravaggio. Mattia Preti fu un artista prolifico e dalla vita intensa che ha tratteggiato anche la sua vita professionale connotata da viaggi e luoghi di arricchimento. Preti ha vissuto una lunga vita che lo ha portato da Taverna, nel sud della Calabria, fino a Roma, Napoli e poi ancora Malta dove venne insignito del titolo di cavaliere che, a differenza di Caravaggio, non gli fu mai tolto sino alla morte”. 
Sui dipinti si è soffermato Franco La Fico Guzzo. Sono dieci i musei e collezionisti che hanno prestato alcune loro opere per l’allestimento della mostra siracusana. “Una curiosità – ha detto La Fico Guzzo – è il quadro “Jaele uccide Sisara” prestato dal Museo civico di Taverna che apparteneva alla collezione privata del grande Totò poi donato all’istituzione museale”. 
Del rapporto tra Caravaggio e Mattia Preti ha invece parlato Barbara Mancuso, docente dell’Università degli studi di Catania, la quale si è soffermata sull’ispirazione tratta da Preti dinanzi alle opere di Caravaggio che l’artista calabrese ebbe modo di conoscere a Roma ma anche gli influssi della pittura del Cinquecento e degli artisti veneziani. La docente ha anche svelato alcune missive di Preti al grande collezionista e mercante d’arte siciliano Ruffo che hanno tratteggiato la vita culturale e artistica del Seicento. 
Rosalba Panvini, soprintendente ai Beni culturali e ambientali di Siracusa, ha anche annunciato che a conclusione dell’esposizione, la tela “Il seppellimento di Santa Lucia” tornerà nella Basilica di Santa Lucia al sepolcro, dove era stata concepita proprio da Caravaggio. Infine la soprintendente ha annunciato l’inaugurazione del Museo archeologico di Lentini e l’allestimento di una mostra dedicata ad Antonello da Messina e Francesco Laurana che sarà allestita al museo archeologico Cappellani di Palazzolo Acreide dove sarà esposto anche “L’annunciazione” di Antonello da Messina grazie alla sinergia tra Soprintendenza, assessorato regionale ai Beni culturali, museo regionale di Palazzo Bellomo, diretto da Lorenzo Guzzardi, e Polo archeologico di Siracusa affidato a Mariella Musumeci. 
“Cristo e il Centurione” dalla Galleria regionale di palazzo Abatellis a Palermo; “San Girolamo” dall’Oratorio dei padri Filippini di Acireale; “Diogene” dalla Pinacoteca Zelantea di Acireale; “San Girolamo” dalla Fondazione Puglisi Cosentino di Acireale; “Il ritorno del figliol prodigo” dalla Pinacoteca civica di Reggio Calabria; “San Luca” dal Castello Ursino di Catania; “Madonna della Lettera” dal Museo interdisciplinare di Messina; “Battesimo di Cristo” dalla chiesa di S. Barbara a Taverna (Catanzaro); “Jaele uccide Sisara” dal Museo civico di Taverna; “San Girolamo Penitente” dal Museo civico di Taverna; “San Bartolomeo” dal National museum Heritage art de La Valletta a Malta; “San Paolo eremita” dal National museum Heritage art de La Valletta a Malta; “Cristo deriso” dal Cathedral museum Mdina di Malta; “San Cipriano” dall’Archbishop Curia di Floriana a Malta; “San Pietro orante” dal Wignacourt museum di Rabat a Malta. Un disegno di Cavaliere e un disegno della Decollazione di San Giovanni dal National museum di La Valletta a Malta.

Fonte: ViviEnna