I pinguini in visita al museo preferiscono Caravaggio. Il video

Il Kansas City Zoo ha portato tre pennuti a fare un giro tra le opere d'arte di un museo


Fra gli animali che ci hanno tenuto compagnia nelle settimane di isolamento, anche solo a distanza, i pinguini si sono dati particolarmente da fare. Li abbiamo visti passeggiare nelle città deserte, oppure visitare i colleghi dell'acquario. Adesso invece sono andati a farsi un po' di cultura: un terzetto di simpatici pennuti del Kansas City Zoo è stato accompagnato in gita al Nelson-Atkins Museum of Art, ancora chiuso per le restrizioni anti Coronavirus.
I tre pinguini di Humboldt hanno avuto a loro completa disposizione la collezione dei capolavori esposti nelle sale vuote. La loro avventura è stata filmata e condivisa con un video su Facebook. A quanto pare hanno mostrato una certa predilezione per la grande pittura italiana a cavallo fra Cinque e Seicento, piuttosto che per le correnti dell'arte moderna. "Sembra che abbiano reagito molto meglio a Caravaggio che a Monet", dice nel video il direttore del museo Julián Zugazagoitia; "Abbiamo parlato loro anche in spagnolo e hanno apprezzato la storia dell'arte.
Il direttore dello zoo Randy Wisthoff racconta che gli animali hanno sofferto la mancanza dei visitatori durante il lockdown. L'idea di portare i pinguini in gita fa parte delle varie attività che il personale dello zoo ha messo in campo per mantenerli impegnati, arricchire la loro vita e fornire stimoli alle loro giornate.

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La "Cena in Emmaus" di Caravaggio ai tempi del Coronavirus: un murale a Londra



Lo street artist Lionel Stanhope ha dipinto un murale a Londra raffigurante la Cena in Emmaus, dove Cristo indossa guanti protettivi blu.

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Lectio magistralis su Caravaggio di Claudio Strinati, online il 9 maggio


Caravaggio, l'incipit della modernità nella Storia dell'Arte universale. Il percorso di vita e la carriera artistica del sommo e tormentato Maestro raccontati da Claudio Strinati, con il suo consueto stile ironico e irriverente.

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Servizio di Tv2000 dedicato a "Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro"




La rubrica Terza Pagina del Tg2000, nell'edizione delle 12 andata in onda oggi su Tv2000, ha consigliato la lettura di Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro di Michele Cuppone (Campisano Editore).
Di seguito una trascrizione dell'intervista di Vincenzo Grienti all'autore del volume, nella sua versione integrale:
[...] parliamo di Caravaggio e della Natività di Palermo. Un capolavoro che ha attraversato i secoli non senza tingersi di giallo, come ci spiega lo studioso Michele Cuppone al microfono di Vincenzo Grienti:
«C’è ancora molto da dire intorno al celebre quadro, trafugato nel '69. A partire dalle scoperte storico-artistiche. Esso fu realizzato non, come pensavamo, in Sicilia nel 1609 ma a Roma, nel 1600, mentre l'artista lavorava alle celebri tele della cappella Contarelli della chiesa di San Luigi dei Francesi: la Vocazione e il Martirio di san Matteo. Dunque nel vero e proprio momento di svolta della sua carriera.
Naturalmente, nel volume ampio spazio è dedicato alla questione del furto. Anzitutto, sono sfatate le tante leggende. Sono rivelati o comunque specificati nomi e dettagli omessi negli atti ufficiali, come i nascondigli della tela. Rendo noti poi i contenuti di una lettera inedita, che fa riferimento a una richiesta di riscatto. Infine, un’ampia rassegna stampa del tempo, e dalle trascrizioni degli articoli apprendiamo particolari anche piuttosto interessanti».

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Slitta in autunno la mostra su Caravaggio alla Galleria Borghese

La Galleria Borghese di Roma conferma la riapertura il 19 maggio (il 18, lunedì, è il giorno di chiusura), mentre slitterà in autunno, probabilmente a ottobre, la mostra dedicata a Caravaggio, essendo l’esposizione legata a due importanti prestiti che arriveranno nella capitale da San Pietroburgo e da Londra.
Il percorso vedrà il confronto tra le due versioni del Suonatore di liuto, quella eseguita per Benedetto e Vincenzo Giustiniani, conservata al Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo e recentemente restaurata; e la versione commissionata da Francesco Maria Del Monte (già in Badminton House, Gloucestershire). I due capolavori verranno esposti, in un unico ambiente, assieme ai sei della collezione Borghese. Tutte insieme le otto opere ripercorreranno l’intera esistenza di Caravaggio, dal Bacchino malato, la prima opera certa presente in Collezione, all’ultima che il pittore aveva con sé prima di morire (fonte: Arte.it).

“Su Caravaggio ci sono ancora molti misteri da svelare”, intervista a Michele Cuppone su "L'Ortica Social"


Chi segue il nostro giornale on line conosce la passione con cui Ortica Social da tempo diffonde sull’arte ed in particolare su Caravaggio. Questa volta abbiamo l’onore di pubblicare un’intervista a Michele Cuppone, ricercatore e studioso di Caravaggio, che ha appena pubblicato il libro “Caravaggio. La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro” per Campisano Editore. Il dottor Cuppone è un esperto di Caravaggio, il suo libro pone interessanti quesiti su una fase particolare della vita del grande pittore lombardo, lasciando aperta la porta a colpi di scena e nuove rivelazioni. Ovviamente, Ortica Social, che ha organizzato convegni che invitavano a riflettere sugli ultimi giorni di Michelangelo Merisi, non poteva non proporre ai suoi lettori l’incontro con lo scrittore.

Il suo ultimo libro solleva, in modo documentato, molti dubbi sugli ultimi anni di vita e sulle opere finali di Caravaggio. Secondo lei perché c’è tanto mistero attorno alla fase finale dell’esistenza del Merisi?

Nel mio volume rimetto in discussione, in particolare, il percorso e l’operato siciliano di Caravaggio: a mio avviso, l’artista soggiornò essenzialmente a Siracusa e a Messina tra il 1608 e il 1609, non anche a Palermo. La Natività presente nel capoluogo isolano, fu dipinta in realtà a Roma, nel 1600. Lo dimostrano peraltro i documenti: dalla rilettura di quelli già noti, ad altri scoperti di recente. Più in generale, concordo che sull’ultimo Caravaggio persistono diversi interrogativi, anche perché disponiamo di meno fonti e documenti relativi. È pur vero, allo stesso tempo, che questo è stato il periodo meno indagato della sua vita. Per cui, come per l’improbabile soggiorno palermitano, possiamo aspettarci delle novità.

Conosceremo mai, anche in un lontano futuro, la verità sul furto della Natività con i santi Lorenzo e Francesco o rimarrà uno dei tanti misteri italiani?

Vedo piuttosto arduo il percorso per una risoluzione del caso, anche ora che si è scoperta la pista svizzera e, dunque, si sa da dove ricominciare. Ci vuole sicuramente una forte cooperazione internazionale. Ma mi piace pure pensare che tenere alta l’attenzione possa in qualche modo essere utile. Dunque bene che se ne parli, naturalmente prendendo le distanze dalle tante leggende e inesattezze, che hanno il solo risultato di generare confusione.

Quale è stata la scintilla che ha acceso il suo interesse su quest’opera di Caravaggio, che purtroppo non molti conoscono?

Sono partito da un’intuizione. Avevo notato la somiglianza tra una figura della Natività e quella in una pittura conservata a Roma, e lì vista da Caravaggio: si tratta di un affresco di Giuseppe Cesari, con cui Merisi collaborò per alcuni mesi. Da lì, ho individuato altre e più stringenti analogie e, più in generale, ulteriori legami con il contesto romano entro cui, a ben vedere, si inscrive la realizzazione del capolavoro disperso [...]

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Accademia Carrara: termina la mostra “Tiziano e Caravaggio in Peterzano”

Domenica 17 maggio si chiuderà la mostra "Tiziano e Caravaggio in Peterzano", che si era aperta il 6 febbraio all'Accademia Carrara e chiusa temporaneamente il successivo 23.

Dall’Accademia Carrara spiegano: “Avremmo voluto annunciarvi una proroga per la mostra Tiziano e Caravaggio in Peterzano, ma abbiamo a che fare con una realtà, diversa da tutte le altre vissute a oggi, che ci impedisce di esaudire questo vostro e nostro desiderio. Prima di altro, vogliamo ringraziare le tante persone, dall’Italia e dal mondo, che in queste settimane ci hanno scritto per sapere di noi, della mostra e dell’Accademia Carrara. Siamo riconoscenti al nostro pubblico, agli appassionati, a chi ci segue sui social, ai molti studiosi e ai tanti musei internazionali che ci hanno fatto sentire parte di una grande e generosa comunità internazionale. Tiziano e Caravaggio in Peterzano termina il 17 maggio, come da programma, davvero impossibile pensare a una proroga, per varie ragioni: l’incertezza delle prossime settimane e l’insostenibilità economica. Le mancate entrate, dovute alla chiusura della mostra in questo periodo tanto difficile per tutti e, in particolare, per Bergamo, insieme a un extra budget da stanziare in caso di prolungamento (si pensi alla normale amministrazione della gestione di un’esposizione – tra assicurazioni, guardiania, etc – così come alle misure straordinarie da adottare, causa emergenza sanitaria), ci impediscono di avere margine di movimento”.
La mostra è stata oggetto di un’ampia documentazione fotografica e video. Gli organizzatori specificano: “La condivideremo presto con voi. Il puntuale rilevamento dell’esposizione, insieme al catalogo edito da Skira, saranno strumenti fondamentali per far conoscere il progetto espositivo a coloro che non ne hanno potuto godere e per non perdere la memoria di questa aggiornata e approfondita indagine dedicata per la prima volta all’artista e alla sua opera. Nel frattempo non possiamo fare altro che salutare la mostra, ringraziando nuovamente il pubblico che, nei pochi giorni di apertura e dalle prenotazioni, è stato – sarebbe stato – davvero straordinario, la critica che ha molto apprezzato un progetto definito da molti “coraggioso”, i curatori, il nostro staff e, con particolare gratitudine, gli sponsor e i partner di Fondazione Accademia Carrara. A tutti l’appuntamento in museo, in compagnia dei capolavori e dei maestri della nostra collezione, convinti, come siamo, che la bellezza migliori la vita” (fonte: Bergamo News).

"L’irresistibile ascesa del Cardinale del Monte e altre idee per le iconografie e le committenze caravaggesche", di Clovis Whitfield


Del Monte è giustamente considerato un importante, forse il più importante mecenate della carriera di Caravaggio, ma sfortunatamente nulla è sopravvissuto di tutti i documenti, sia dei suoi conti che dei 108 libri dei suoi manoscritti, che riunì nella sua residenza finale, Palazzo Avogadro, e dobbiamo considerare il suo contributo in relazione all’importanza della sua carriera. 
Poco dopo essere stato nominato cardinale, Palazzo Madama venne appositamente adattato per lui, con strutture per ospitare un certo numero di artisti, in cui avrebbe chiamato i suoi allievi tanto la collezione che realizzò venne intesa come museo e scuola per le giovani generazioni di artisti, con molti esempi di opere di pittori precedenti, in particolare quelli di Venezia che aveva incontrato (era appena tornato da un’escursione nel nord Italia).
Ovviamente il suo rapporto con il suo protetto più famoso, cioè Caravaggio, fu più stretto nei primi tre o quattro anni dopo l’arrivo a Roma dell’artista, il quale continuò a considerare Palazzo Madama come un luogo di rifugio anche nel 1605 (ad es., 25 luglio). Poiché Caravaggio era in effetti sensibile all’ingresso di protettori che aveva intorno, Del Monte, della cui intuizione essi volevano approfittare, ebbe una grande importanza riguardo agli sviluppi culturali a Roma all’inizio del Seicento.
La sua formazione a Padova ebbe un ampio tono umanistico con il beneficio dello stretto sostegno di tutta la famiglia Del Monte, che si era trasferita lì da Venezia. Suo fratello maggiore, Guidobaldo, lo introdusse nella ricerca scientifica, mentre all’università l’umanista Marco Mantova Benavides fu suo insegnante ispiratore, amante di tutti i settori della cultura e della musica, e protettore di molti giovani artisti e lui stesso collezionista. Fondò un museo a Padova durante i trent’anni della sua carriera lì, e Del Monte fu un allievo entusiasta di tutti i corsi disponibili fino alla sua laurea nel 1570.
Del Monte andò a Roma nel 1572, dopo l’elezione di Gregorio XV, e la sua carriera continuò bene ad Urbino dove la sua abilità fu riconosciuta dal duca di Urbino (e lì fu coinvolto nella formazione di giovani artisti nello studio di Federico Barocci).
Nel 1576 a Firenze incontrò il cardinale Ferdinando de’ Medici con cui strinse amicizia per tutta la vita. Nel 1586, quando gli fu offerta una promozione dal duca di Urbino al vescovato di Pesaro, fece la scelta di rimanere a Roma per Ferdinando, e questo sarebbe stato il punto di svolta nella sua carriera [...]

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