Il blog CARAVAGGIO400, fondato nel 2009 da Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico in occasione del quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ha l'intenzione di attivare e creare un punto di approfondimento e discussione sull'opera di uno dei più grandi maestri della pittura seicentesca di cui far conoscere principalmente la sua opera e la sua arte ancor più che la sua vita e biografia, su cui troppo spesso si è concentrata l'attenzione dei media trascurando l'innovazione e il genio del grande pittore. Invitiamo tutti gli studiosi, appassionati e chiunque voglia dare un suo contributo ad inserire commenti e inviare segnalazioni a questo blog.



29 mar 2019

"Così le 'Sette opere' di Caravaggio tornarono al Pio Monte della Misericordia nel 1991", di Antonio Ferrara



Quando Stefano Renna, era il 15 febbraio del 1991, immortalò la scena, difficilmente poteva immaginare che 28 anni dopo attorno alla "movimentazione" del capolavoro di Caravaggio si sarebbe scatenata una disputa accesa. A vedere le belle foto in bianco e nero di Renna, si resta colpiti innanzitutto dalla naturalezza con la quale i portatori in jeans e maglione maneggiano la tela, portandola a spasso nel cuore dei Decumani. E, come tutti i trasporti che si rispettano, ecco la sosta, con il quadro poggiato a terra, e una donna che passa con le borse delle spesa in mano a pochi passi dall'angelo caravaggesco "precipitato al suolo". Il capolavoro di Merisi fece rientro al Pio Monte nel febbraio del 1991. "Dopo il terremoto del 1980 - ha scritto il direttore del Mibac Gino Famiglietti nel negare il prestito al Museo di Capodimonte per la mostra "Caravaggio Napoli" che apre il 12 aprile a cura di Cristina Terzaghi e Sylvain Bellenger - il dipinto venne trasferito per motivi cautelari al Museo di Capodimonte, ove rimase fino al 1991, quando fece ritorno nella chiesa di via dei Tribunali nel frattempo messa in sicurezza", soprintendente ai beni artistici Nicola Spinosa. Immagini oggi impensabili da vedere: il trasporto di opere d'arte (vedesi la mostra su Canova) segue ormai altri standard. "La cosa che mi colpì - racconta Stefano Renna che sta dedicando molto cura alla sistemazione degli archivi fotografici - fu la semplicità con la quale l'opera fu trasportata dagli operai nei vicoli dei Tribunali e poi collocata in chiesa, a differenza di oggi, nonostante le tante innovazioni tecnologiche disponibili". Quei volti del popolo napoletano che Caravaggio colse durante il suo soggiorno nel 1606 a Napoli ritornavano tra le strade del centro storico, in qualche modo restituendo semplicità e naturalezza all'opera del grande pittore, che tornava così tra la gente. Le foto in bianco e nero colgono quel momento incredibile, in una città che 28 anni dopo non ha più (forse) la stessa leggerezza. Il dipinto viene portato lungo via Tribunali e fatto entrare al Pio Monte dal cancello sul loggiato che si apre su piazza Riario Sforza. Da qui, attraverso la porta lignea venne fatto entrare nella chiesa e adagiato sul pavimento. L'edifico sacro era stato restaurato. E il capolavoro poteva tornare al suo posto. Gli addetti con due scale e un ponteggio montato dietro l'altare predisposero il supporto. Altri portarono la tela, la sollevarono e poi, con agilità, la agganciarono alla parete. Dove restò per altri dieci anni, quando fu riportata a Capodimonte per il restauro realizzato da Bruno Arciprete ed esposto nella mostra "Caravaggio. L'ultimo tempo", che si concluse il 23 gennaio 2005. "Le sette opere di misericordia" da allora sono al loro posto nella chiesa della pia organizzazione. Racconta Renna: "Il mio dialogo con Caravaggio avvenne per me e tanta gente comune nei vicoli di Napoli con semplicità. Provo a chiedermi come si sentirono tanti napoletani trovandosi al cospetto del grande Merisi. C'era una semplicità che oggi è così difficile da trovare a causa di beghe politiche, cambi di poltrone e litigi a discapito della nostra città. Rendere fruibile il nostro ricco patrimonio culturale e di arte favorirebbe oltre alla crescita del turismo, che già è in atto, anche un maggiore sviluppo sociale" (fonte: la Repubblica Napoli.it).

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