23 apr 2017

Uscito "Caravage", edizione francese di "Caravaggio Vero", a cura di Claudio Strinati e direzione scientifica di Michele Cuppone



È uscito Caravage, edizione francese di Caravaggio Vero, a cura di Claudio Strinati e direzione scientifica di Michele Cuppone.
Il volume, che esplora diversi aspetti della vicenda caravaggesca ed è caratterizzato da un ricco apparato illustrativo, è ora alla portata di un pubblico di lettori più ampio grazie al costo contenuto. È possibile acquistarlo attraverso il sito dell'editore Place des Victoires e a Roma presso la Libreria Stendhal.
Caravage sarà presentato prossimamente nell'ambito di un evento romano.

Eventuali difformità con i testi dell'edizione italiana non sono imputabili alla volontà degli autori.


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"I pittori olandesi a Roma: tra Caravaggismo e mercato", simposio a Roma il 28 aprile



I pittori olandesi vennero a Roma nel XVI secolo per diverse ragioni; cercavano di perfezionare la loro formazione artistica studiando l'antichità classica e i maestri moderni quali Raffaello e MichelangeloDagli inizi del XVII secolo, continuarono a venire nella Città Eterna ma parecchi aspetti erano radicalmente cambiati. Prima di tutto, una minima parte rimase più a lungo del necessario per un semplice viaggio di studio - spesso si stabilivano per alcuni anni. Cominciarono anche a sviluppare uno stile pittorico che non aveva niente a che fare con l'antichità classica - sia optando per Caravaggio, o sviluppando le cosiddette Bambocciate o pittura di genere che furono molto richieste da committenti e acquirenti locali. Gli aspetti sociali  e di mercato rimasero furono all'origine di tale cambiamento. Durante questa tavola rotonda, diversi relatori approcceranno il fenomeno da prospettive storico-artistiche, sociali e storiche.

Il simposio si terrà il 28 aprile a Roma, e comincerà alle 16, presso la sede del Reale Istituto Neerlandese in via Omero 10,  e consisterà dei seguenti interventi (in lingua inglese):

Reflections on recent (mis)attributions to Caravaggio  
Gert Jan van der Sman, Dutch University Institute for Art History in Florence 

Painters from the North and the Art Market in Early Seventeenth-century Rome 
Patrizia Cavazzini, Research Fellow British School at Rome 

Changing tastes. The formal and informal appreciation of the works of 17th century Dutch painters from the 19th to the 21th century 
Paul Schnabel, Utrecht University

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21 apr 2017

Caravaggio e la sua influenza nel Mediterraneo in mostra a Palazzo Barberini fino al 21 maggio

"Mediterraneo in chiaroscuro. Ribera, Stomer e Mattia Preti da Malta a Roma", a cura di Alessandro Cosma e Sandro Debono, fino al 21 maggio a Palazzo Barberini


Per celebrare artisticamente il semestre di presidenza maltese dell’Unione Europea, il MUZA, il Museo Nazionale delle Arti di Valletta, e le Gallerie Nazionali di Arte Antica di Palazzo Barberini hanno organizzato la mostra “Mediterraneo in chiaroscuro, Ribera, Stomer e Mattia Preti da Malta a Roma”, aperta fino al 21 maggio prossimo, al fine di evidenziare il profondo legame culturale tra Italia e Malta nel periodo Barocco, grazie soprattutto all’influenza del grande Michelangelo Merisi detto “Il Caravaggio”. Diciotto opere in esposizione che ripercorrono il rapporto storico e artistico tra il nostro Paese e l’isola mediterranea nel corso del Seicento quando, sia Michelangelo Merisi (1571-1610) che Mattia Preti (1613-1699), trascorsero un lungo periodo di soggiorno a Malta come Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni. 

I quadri esposti a Palazzo Barberini 
Partendo proprio dal Caravaggio e dalla sua eredità artistica, l’esposizione mette in mostra anche diversi pittori attivi nell’Italia del periodo come Jusepe de Ribera (1591-1652), Matthias Stomer (o Stom, 1600-1650 ca.) e David De Haen (1597-1622). Se del primo artista vengono proposte tele come Santo Stefano e S. Gregorio Magno che ne illustrano bene la filosofia pittorica specie nei suoi accenti più marcati e caratteristici, di Matthias Stomer vengono esposte opere come Parabola del Buon samaritano, Adamo ed Eva e Sansone e Dalila dove l’influenza del Caravaggio è particolarmente evidente seppur mitigata dal temperamento tipicamente fiammingo dell’artista. L’Eraclito, custodito a Malta, costituisce invece il picco artistico di David de Haen, attivo soprattutto nella Roma barocca mentre densa di un particolare mistero è, infine, la Vanitas di Trophime Bigot detto anche Candlelight Master (il Maestro del lume di candela) che incarna al meglio il registro pittorico basato sullo studio della luce in tutte le sue sfaccettature. Un capitolo a parte della mostra è dedicato a Mattia Preti, noto anche come il “Cavaliere calabrese”, con opere come La Fuga da Troia e la Resurrezione di Lazzaro che danno testimonianza della notevole attività artistica svolta dall’esponente della pittura napoletana, in particolare dopo il trasferimento a Malta avvenuto nel 1661. La chiusura simbolica della mostra è affidata all’Allegoria della Nobiltà dell’Ordine di Malta del 1747, omaggio all’isola e all’opera dei suoi Cavalieri, realizzato da Francesco de Mura (1696-1782), ritenuto allora “il primo dipintore” della città.
Fonte: Cultora

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18 apr 2017

Gli ultimi due dipinti di Caravaggio in mostra a New York


Il Martirio di sant'Orsola, ultimo dipinto di Caravaggio, è stato prestato eccezionalmente dalla Banca Intesa Sanpaolo di Napoli  assieme alla Negazione di san Pietro, anch'esso dipinto dall'artista negli ultimi mesi della sua vita. Commissionato dal nobile genovese Marcantonio Doria due mesi prima della morte avvenuta nel luglio 1610, Caravaggio dipinse il Martirio di sant'Orsola in uno stile minimalista senza precedenti; la sua interpretazione del tragico evento, combinata con una pittura potremmo dire più essenziale, ha solo un caso simile: la Negazione di Pietro.
Questi due straordinari dipinti non erano stai mai riuniti sin dalla mostra del 2004 a Londra e Napoli, dedicata all'ultimo tempo di Caravaggio. Da allora, si sono susseguite numerose scoperte sugli ultimi anni di Merisi, quali le prime citazioni documentarie della Negazione di Pietro passata in mano a Guido Reni, la genesi romana della Natività un tempo a Palermo, la presenza presso Girolamo Mastrillo di un ignoto San Gerolamo dipinto nel 1607 a Napoli.
Questa mostra offre la rara possibilità di vedere i due dipinti l'uno accanto all'altro e di esaminare la novità del tardo stile merisiano.
Le due opere sono in esposizione al Metropolitan di New York fino al 9 luglio.


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05 apr 2017

"The Works of Caravaggio in Rome", conferenza di Giulia Ghia alla New Jersey City University il 6 aprile



Giovedì 6 aprile, a 16.30 Giulia Silvia Ghia, tra i curatori di Caravaggio. Tecnica e stile. Opere a Roma, presenterà una lecture presso la New Jersey City University. La lecture avrà il suo focus su Caravaggio, i materiali usati, i suoi capolavori e i numerosi lavori di restauro che si sono susseguiti nel corso della storia sulle sue opere.

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03 apr 2017

Novità su due quadri dispersi di Caravaggio, sul fascicolo di aprile 2017 di “The Burlington Magazine”



Nel fascicolo di aprile 2017 (n. 1369) della prestigiosa rivista “The Burlington Magazine”, sono pubblicati due interessanti articoli che riguardano da vicino gli studi caravaggeschi
Riccardo Gandolfi ha ritrovato la menzione, nell’inventario del 1612 del mercante Marcello Lopez, di “un quadro grande scorniciato di cornice negro con taffetà verde di N. Sig.re quando da gli documenti agli Apostoli di mano di Michelangelo di Caravaggio. Tale iconografia è approfondita nel contesto culturale a cavallo tra Cinque e Seicento. Interessante poi è la ricostruzione che fa il giovane studioso dei legami di parentela tra il possessore del dipinto oggi disperso e Girolamo Crocicchia, il quale assieme a Prospero Orsi e altri fu garante di Caravaggio in seguito a un arresto di quest’ultimo nel 1605. Inoltre si scopre che tra i clienti di Lopez figurava proprio Prospero Orsi, su cui si attende la pubblicazione di Gandolfi "Prospero Orsi. Pittore di grottesche e ‘turcimanno’ del Caravaggio"
Nell’articolo seguente, Ursula Fisher Pace attribuisce a Giacinto Gimignani il Sant’Agostino nello studio, che Francesca Cappelletti e Silvia Danesi Squarzina ritenevano essere di Merisi. Viene quindi pubblicata una copia del primo San Matteo e l’angelo di Caravaggio, di cui non ne erano note altre finora, che in qualche modo restituisce le cromie del quadro perduto a Berlino. La ‘nuova’ tela, segnalata da François Bousquet, è ubicata nella chiesa di Saint Martin a Pauillac in Francia, assieme alle altre tre copie della serie di evangelisti, un tempo in collezione Giustiniani, che è ricostruita così per intero anche se indirettamente. 

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01 apr 2017

"Il Caravaggio avrebbe commesso due omicidi", un articolo di Carole Blumenfeld su Le Journal des Arts

Caravaggio aveva dovuto lasciare Roma nel 1606 dopo aver ucciso Ranuccio Tomassoni. Riccardo Gandolfi ha ritrovato la biografia di Gaspare Celio, che attesterebbe che il pittore aveva già ucciso un compagno in Lombardia, forse accidentalmente. Prossimamente per l'editore Leo S. Olshski l'edizione critica della biografia ritrovata.


Le Caravage (1571-1610) fait décidément couler beaucoup d’encre; sa révolution picturale, la modernité de ses scènes, sa vie aventureuse en font un personnage particulièrement romanesque très connu du grand public. Cette nouvelle révélation va ajouter à sa légende, il n’aurait pas un seul meurtre à son actif mais deux. C’est ce que révélerait un manuscrit inédit du peintre Gaspare Celio (1571-1640) découvert par Riccardo Gandolfi, 29 ans, jeune docteur italien en histoire de l’art (La Sapienza, université de Rome).
Cette découverte vient corroborer les annotations figurant en marge de la version du manuscrit conser-vée à Venise par Giulio Mancini, biographe du Caravage. Celles-ci, difficiles à lire et à interpréter, font état d’une plaisanterie avec une prostituée et un gentilhomme qui aurait tourné au drame. Les mots de Mancini, qui ne figurent pas dans la version imprimée, doivent être consi-dérés avec prudence selon l’historien de l’art Giacomo Berra. Mancini évoque une peine d’un an de prison qui ne correspond à aucune dispo-sition juridique milanaise de l’époque. Le manuscrit de Celio parle, lui, du meurtre accidentel d’«un camarade». Autre détail inédit: lorsque le Caravage commit le meurtre très célèbre de Ranuccio Tomassoni en 1606, il l’aurait frappé à la tête avec une raquette, la dispute survenant, le fait est connu, après une querelle au jeu de paume. De fait, comme l’explique Riccardo Gandolfi, «la récidive, synonyme de condamnation certaine, expliquerait sans doute sa fuite précipitée de Rome»
On le sait depuis 2011 (exposition «Caravaggio a Roma. Una vita dal vero»), la présence du Caravage en Lombardie est attestée jusqu’en juillet 1592, date à laquelle le peintre reçoit une importante somme d’argent à la suite de la dispersion des biens familiaux; il serait arrivé à Rome à la fin de 1595. Tous les textes anciens mentionnent son extrême pauvreté lors de son installation à Rome, ce qui indique, selon Orietta Verdi, vicedirectrice des Archives de l’État de Rome, qu’il dépensa toute sa fortune entre 1592 et 1595. Son contemporain Gaspare Celio décrit aussi ces difficultés: «Il réalisait pour un boutiquier dit “Lorenzo le Sicilien” [identifié comme Lorenzo Carlo par Marco Pupillo] des têtes de saints, payées chacune cinq baiocchi. Dès qu’il en avait peint deux, il partait manger» [...]


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Quella collera di Caravaggio nascosta nella sua scrittura

Dalla grafia attribuita a Michelangelo Merisi si evince un temperamento innato di tipo collerico. Un articolo della grafologa Evi Crotti

La ricevuta di acconto incassato da Caravaggio per un quadro in corso di realizzazione nel maggio 1602, probabilmente la Giuditta e Oloferne di Palazzo Barberini


Dalla grafia attribuita a Michelangelo Merisi si evince un temperamento innato di tipo collerico che, per sua natura, lo fa essere “come un fiammifero facile ad incendiarsi per un nonnulla” poiché l’esperienza durante l’infanzia non lo ha educato al controllo delle proprie emozioni ed il suo percorso evolutivo non ha trovato appagamenti giusti e correttivi incentivanti.
Osservando la grafia in mio possesso, si può senz’altro parlare di una personalità assai emotiva (vedi macchie di inchiostro molto marcate e sbavature). Naturalmente va tenuto presente lo strumento usato in quel tempo e cioè la penna d’oca. Nella scrittura di Caravaggio ci sono gesti particolari, come ad esempio il legamento “ch” e l’originale conformazione della “M” maiuscola, che, unitamente alla presenza di lettere spigolose, denotano ostinazione, ma anche lotta produttiva e creatività. Si può pertanto comprendere appieno la passione che egli metteva in ogni cosa. La fluidità del gesto, nonostante le forti macchie d’inchiostro, mette in luce un animo che vuole “bruciare le tappe”. L’ansia preme sull’acceleratore e, come un fiume in piena, porta Michelangelo Merisi ad assumere atteggiamenti e comportamenti non del tutto compresi: crea, ama, aggredisce, reagisce e finisce per scontrarsi con tutti, senza però mai demordere dalla sua forza creativa e dai suoi obiettivi. Così, a chi lo ha denigrato e ostacolato, egli ha risposto con la più bella sfida: una vita spesa per l’arte.

Fonte: Il Giornale

"Caravaggio. La mostra impossibile", a Fossano fino al 2 luglio



Il Comune di Fossano, la Rai, in collaborazione con la Diocesi di Fossano e ProgettoMondo Mlal, presentano Caravaggio, La Mostra Impossibile: quaranta capolavori di Michelangelo Merisi, riprodotti con tecnologie d’avanguardia ad altissima definizione, nel rigoroso rispetto delle dimensioni, dei colori e della luce originali. La mostra, allestita nel Castello degli Acaja e nel Museo Diocesano, sarà aperta al pubblico fino al 2 luglio. 
I visitatori potranno ammirare i capolavori, i cui originali sono esposti nelle chiese e nelle collezioni private di tutto il mondo - dagli Uffizi al Prado, dalla National Gallery all’Ermitage, dal Metropolitan Museum di New York al Kunsthistorisches Museum di Vienna -, raccolti all’interno dei monumenti simbolo della Città di Fossano. 
Il progetto delle "mostre impossibili", ideato da Renato Parascandolo con la direzione scientifica del prof. Ferdinando Bologna - autorevole collaboratore di Roberto Longhi -, nasce dalla considerazione che nell’epoca della riproducibilità digitale dell’opera d’arte l’utilizzo rigoroso e filologico delle riproduzioni rappresenta un’istanza di democrazia culturale che ha in Paul Valery, Walter Benjamin e André Malraux i suoi precursori: la realizzazione di un sogno a lungo coltivato da studiosi, critici e appassionati di storia dell’arte. 
La mostra, inaugurata il 9 marzo scorso a aperta fino al 2 luglio 2017, è allestita al Castello degli Acaja e al Museo Diocesano di Fossano ed è arricchita da un cartellone di eventi correlati, tra cui la particolare esplorazione tattile di un'opera del Caravaggio, conferenze, incontri sull'arte e cene "caravaggesche".

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24 mar 2017

"Natività" di Gianfranco Antacido: proiezione e dibattito con il regista il 26 marzo a Marchianise











Presso l'associazione culturale Eclettica 2.0 di Marcianise in via Nicola Gaglione 66, domenica 26 marzo alle 18:30, ci sarà la proiezione del cortometraggio "Natività" di Gianfranco Antacido con annesso dibattito. Il cortometraggio si ispira liberamente al furto dell'importante capolavoro di Caravaggio, una delle prime pale d'altare dell'artista, un tempo nell'oratorio di San Lorenzo a Palermo
Girato nel 2016 a Giugliano in Campania, vi hanno recitato Luca De Rosa, Antonio Letizia, Cornelio Piscitelli, Angelo Anemola, Vincenzo Iaccarino, Anna D'Agostino
Il film è stato premiato come "Miglior Cortometraggio Italiano" al “Roma Cinema Doc” ed è stato semifinalista al “Calcutta International Film Festival Cult”. Inoltre è stato selezionato per altre rassegne cinematografiche come il “Napoli Film Festival” e il "Lecce Film Fest”. 

La trama: 
Un estimabile dipinto del Caravaggio, La Natività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi, scomparso dagli anni sessanta oggi riempie la parete di casa del boss napoletano Angelo Russo. Nicola e Mattia due ragazzi sfaticati senza un mestiere e senza soldi trascorrono le loro intere giornate al solito bar. Nicola stufo della sua monotona vita, vuole dare un colpo secco al passato, trafugare il dipinto assieme a Mattia e farsi una vita nuova all'estero. I due sono decisi nel colpo ma non vogliono lasciar alcuna traccia del furto per paura di ritorsioni, pertanto si affidano ad un vecchio professore d'arte, un personaggio ambiguo e solitario. I ladruncoli riusciranno nell'impresa?!?


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Philippe Daverio racconta Caravaggio, in edicola con il Corriere della Sera



Un viaggio a colori nel tempo attraverso la storia dell’arte, raccontato dalla voce di Philippe Daverio, tra i più stimati e popolari critici d’arte contemporanei. È in edicola da domani con il «Corriere della Sera» il primo volume della collana I grandi maestri dell’arte, una raccolta di 30 monografie illustrate. Il primo volume della collana, Caravaggio, è in edicola per due settimane al prezzo speciale di € 2,90; a seguire, da venerdì 31 marzo, gli altri volumi della serie a € 6,90, sempre in aggiunta al costo del quotidiano. 
Attraverso la narrazione di importanti storici dell’arte, ogni monografia ripercorre la vita dell’artista, analizzando le opere più significative e descrivendo al contempo il contesto storico. La voce di Philippe Daverio accompagnerà il lettore lungo questa raccolta, introducendolo alla scoperta di capolavori straordinari. A Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (1571-1610), è dedicato il primo volume, con un testo di Gianni Papi, storico dell’arte esperto di Seicento e di pittori caravaggeschi, che ripercorre vicende personali e scenografie pittoriche di un’artista che cambiò interamente il modo di concepire la luce su tela. 
Talentuoso, ma con un pessimo carattere, Caravaggio trascorse la sua breve esistenza, chiusa da una morte violenta, tra risse e problemi con la legge, lasciando nel mondo della pittura italiana ed europea un segno indelebile e realistico grazie ai suoi giochi di luci e ombre. Tra le altre uscite della collana: Michelangelo, (31 marzo); Van Gogh (7 aprile), Leonardo (14 aprile), Monet (21 aprile), Raffaello (28 aprile).

Fonte: Corriere della Sera


"Brera tra Arte e Cinema. Caravaggio", con Nicola Spinosa e Pierluigi Panza, il 20 aprile a Milano

Un viaggio attraverso i film che hanno saputo raccontare il mondo dell’arte e dei musei. In questo incontro, Nicola Spinosa e Pierluigi Panza presentano Caravaggio di Mario Martone.


Orario: 17.30 
Dove: Pinacoteca di Brera, Sala della Passione 
Ingresso: ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti. 

Aldo Bassetti e James Bradburne sono lieti di invitarla al ciclo di incontri in occasione dell’apertura serale della Pinacoteca di Brera. 

In Caravaggio (2004) di Mario Martone il regista napoletano, in occasione della mostra omonima allestita al Museo di Capodimonte nella città partenopea, gira un film breve, originale, di grande suggestione. Non è una biografia nel senso consueto, piuttosto una rivisitazione dell’anima del pittore nell’ultimo anno di vita, tramite la sua opera, facendo incontrare la Napoli di ieri con quella di oggi. 
Mario Dal Bello, [Caravaggio. Percorsi di arte & cinema, Effatà Editore]


19 mar 2017

Giornata di studio "Intorno ai Santi Quattro Coronati: ipotesi a confronto", 21 marzo alla Galleria Spada



Il Polo Museale del Lazio, diretto da Edith Gabrielli, in collaborazione con la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali diretta da Claudio Parisi Presicce e con l'ausilio di Arthemisia Group, presenta presso la Galleria Spada, diretta da Adriana Capriotti, una giornata di studio dedicata al dibattuto dipinto caravaggesco raffigurante i Santi Quattro Coronati del Museo di Roma, presente in Galleria per la durata della mostra su Artemisia Gentileschi in corso a Palazzo Braschi. 
L'opera, protagonista di una delle iniziative del ciclo Ospiti della Spada, fu all'inizio del secolo scorso attribuita allo stesso Caravaggio ed è ormai da un secolo oggetto di un articolato dibattito critico che l'esposizione in corso presso la Galleria ha mirato a recuperare e riprendere. La giornata di studio di martedì 21 marzo 2017 intende, quindi, porsi come luogo di approfondimento e argomentazione delle varie tesi specialistiche che si sono, nel tempo, concentrate sul quadro. Conseguentemente, saranno coinvolti nel dibattito, che si articolerà attraverso interventi nel corso della mattinata, gli studiosi provenienti da diverse università e istituzioni che hanno maggiormente contribuito sia al recupero della storia dell'opera, originariamente appartenente alla distrutta chiesa romana di Sant'Andrea in Vincis, sia alla sua ipotetica e ramificata collocazione nei diversi ambiti del caravaggismo. 
La giornata di studio di martedì 21 marzo si svolgerà a Palazzo Spada, nell’imponente Salone di Pompeo - per l'occasione concesso dal Consiglio di Stato - dove si potranno ammirare le decorazioni illusionistiche realizzate nel 1635 da Agostino Mitelli e Michelangelo Colonna: sarà, in tal modo, possibile anche recuperare la visione di uno dei principali interventi decorativi della fase seicentesca del Palazzo, intervento dovuto alla committenza del cardinal Bernardino Spada, per il quale fu, tra l'altro, realizzata la celeberrima Colonnata prospettica di Francesco Borromini
L'opera in esame permette anche l'approccio ad un'iconografia centrata sul tema raro e complesso del martirio dei Santi Quattro Coronati, nonché l'apertura alla più generale problematica della committenza artistica delle Confraternite romane, essendo il dipinto stato eseguito nei primi anni del Seicento per la Compagnia dei Marmorai, un importante sodalizio che riuniva scultori, scalpellini e tagliapietre. 
Presiede Alessandro Zuccari, interventi di Adriana Capriotti, Isabella Colucci, Pierluigi Carofano, Massimo Moretti e Gianni Papi.
La Giornata seguirà il programma indicato nella locandina e si svolgerà dalle ore 10.00 alle ore 13.00. Entrata libera sino ad esaurimento posti.

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14 mar 2017

Da Caravaggio a Bernini. Capolavori del Seicento italiano nelle collezioni reali di Spagna

"Da Caravaggio a Bernini. Capolavori del Seicento italiano nelle collezioni reali di Spagna", a cura di Gonzalo Redín Michaus. Dal 14 aprile al 30 luglio 2017 alle Scuderie del Quirinale



Attraverso una straordinaria selezione di dipinti e sculture, la mostra Da Caravaggio a Bernini. Capolavori del Seicento italiano nelle Collezioni Reali di Spagna riflette gli strettissimi legami politici e le strategie culturali stabilite tra la corte spagnola e gli stati italiani nel corso del XVII secolo.
Ad arricchire le raccolte d’arte della dinastia asburgica contribuirono i frequenti doni diplomatici da parte dei governanti italiani, determinati a guadagnarsi il favore dei sovrani di Spagna che con i loro possedimenti – il Viceregno di Napoli e lo Stato di Milano – condizionarono dalla metà del Cinquecento l’evoluzione della complessa situazione politica italiana. È questo il caso di due tra i dipinti più spettacolari in mostra, Lot e le figlie di Guercino e La conversione di Saulo di Guido Reni, donati a Filippo IV dal principe Ludovisi allo scopo di garantire la protezione spagnola sul minuscolo Stato di Piombino.
Moltissime altre opere d’arte, tra le quali il magnifico Crocifisso del Bernini proveniente dal Monastero di San Lorenzo del Escorial, opera raramente accessibile al grande pubblico, vennero commissionate o acquistate da mandatari del re; altre ancora vennero ordinate o comprate, come nel caso della Salomè di Caravaggio, dai rappresentanti della monarchia spagnola in Italia (ambasciatori e viceré) inviati presso la corte pontificia o a Napoli, alla morte dei quali le opere andarono ad accrescere le collezioni reali.
L’interesse per la cultura italiana da parte dei sovrani spagnoli si riflette inoltre negli inviti a lavorare a corte rivolti a maestri quali il napoletano Luca Giordano, attivo in Spagna per un decennio. Ed è testimoniato infine dai viaggi in Italia di alcuni artisti spagnoli, come José de Ribera, che giunse a Roma nel 1606 e trascorse la maggior parte della sua vita a Napoli. Di questo artista la mostra espone cinque capolavori tra cui il celebre Giacobbe e il gregge di Labano.
Il primo soggiorno di Velázquez in Italia, tra il 1629 e il 1630, si rivelò fondamentale per la sua pittura, come dimostra l’eccezionale Tunica di Giuseppe, tra i maggiori raggiungimenti della sua intera opera, mentre il suo trionfo come ritrattista presso la corte pontificia avvenne in occasione del suo secondo viaggio italiano tra il 1649-1650.
Nel 1819, per volere del re Ferdinando VII, venne creato il Museo Real – in seguito Museo del Prado – in cui furono raccolte opere provenienti per la maggior parte dalle Collezioni Reali. Quelle che non vennero trasferite nel museo rimasero presso le residenze a disposizione dei monarchi, i cosiddetti Reales Sitios. Nel 1865 la regina Isabella II rinunciò alla proprietà personale dei beni ereditati dai propri antenati e ne cedette la gestione allo Stato, ponendo le basi di quello che oggi è Patrimonio Nacional. E’ da questo straordinario fondo collezionistico, a tutt’oggi sottoposto alla tutela di Patrimonio Nacional, che i capolavori oggi presentati a Roma sono stati selezionati sulla base del loro eccezionale valore artistico e storico.

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08 mar 2017

"Caravaggio superstar", una recensione di Emilio Negro e Nicosetta Roio alla giornata di studi del primo marzo




In rete si sa, gira di tutto. E proprio in rete ci è stato segnalato da Gian Carlo Pellacani - già Magnifico Rettore dell’Università di Modena e Reggio Emila, e grande appassionato di pittura - un breve e sconsolante filmato in cui alcuni ragazzi, dall’apparente età di studenti universitari, intervistati su cosa sia il suffragio universale rispondono candidamente confondendolo con l’assonante Diluvio Universale. 
Lunedì scorso, primo marzo 2017, invece abbiamo provato una grande soddisfazione, vedendo tutti i posti dell’Aula Magna e dell’aula 1 del Dipartimento di Storia dell’Arte e Spettacolo (Facoltà di Lettere e Filosofia, Sapienza Università di Roma) occupati da tantissimi studenti e appassionati d’arte che, come noi e l’amico Michele Maccherini (studioso di lungo corso del concittadino senese Giulio Mancini) hanno voluto seguire l’impegnativo dibattito: Sine ira et studio. Per la cronologia del giovane Caravaggio: estate 1592 - estate 1600. Opinioni a confronto. L’appuntamento imperdibile dal titolo di tacitiana memoria quanto mai azzeccato, è nato dalla felice collaborazione tra importanti istituzioni romane, assai care agli storici dell’arte di tutto il mondo: il Dottorato di ricerca in Storia dell’arte della la citata Sapienza, il Dipartimento di studi Umanistici dell’Università di Roma Tre e la gloriosa Bibliotheca Hertziana - Max Planck Institut für Kunstgeschichte. 
L’artefice di questa “grande magia” che è lontana anni luce dalle evasive risposte imbarazzanti sul suffragio/Diluvio Universale, è stato innanzitutto, ça va sans dire, Michelangelo Merisi da Caravaggio, l’eternamente giovane maestro che, per quanto si è potuto vedere, riesce ancora a magnetizzare l’attenzione di tantissimi giovani e meno giovani come quelli che occupavano tutti i banchi, o erano in piedi, oppure seduti per terra, neanche fossero lì per assistere al concerto della rock star di turno. 
Alessandro Zuccari e Maria Cristina Terzaghi, solerti e ospitali “padroni di casa”, hanno organizzato e diretto con gentile fermezza tutta la serie degli incontri; i due studiosi, entrambi colonne portanti della ricerca caravaggesca, sono stati poi apprezzati in veste di relatori, rispettivamente per le due versioni del Ragazzo morso da un ramarro e la Canestra dell’Ambrosiana e il tema della natura morta; nella prima Zuccari ha affrontato lo spinoso problema di Caravaggio autore di opere irripetibili copiate da altri, o replicate da egli stesso? Nella seconda la Terzaghi ha dibattuto di un tema che per molti aspetti va di pari passo con l’importante esposizione della Galleria Borghese dedicata a L’origine della natura morta in Italia. Caravaggio e il Maestro di Hartford (opportunamente prorogata fino al 12 marzo 2017), mostrando anche un interessante inventario seicentesco che descrive nei dettagli due nature morte del tutto simili a quelle del Maestro di Hartford, di fianco alle quali fu scritto in un secondo momento il nome “Gerardo” che, a nostro giudizio, potrebbe sì essere associato ad un pittore fiammingo (secondo una delle ipotesi della Terzaghi), ma anche a quello del marchigiano Giovanni Mario Gherardi, che bazzicava l’ambiente tra il Cavalier d’Arpino e Caravaggio (anche il Gherardi faceva il copista, le teste e pare anche le nature morte: L. Calenne, Prime ricerche su Orazio Zecca da Montefortino (oggi Artena). Dalla bottega del Cavalier d’Arpino a quella di Francesco Nappi, Roma, 2010) [...]

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07 mar 2017

"Iconografia di un santo. Il San Girolamo di Caravaggio a Milano", di Michele Cuppone


Ancora pochi giorni per visitare la mostra presso la Pinacoteca Ambrosiana, Milano – prorogata fino al 12 marzo. Un capolavoro dell’ultimo Caravaggio romano, il San Girolamo scrivente, sostituisce temporaneamente la Canestra di frutta in prestito alla Galleria Borghese. Intorno a esso una serie di disegni testimoniano la fortuna iconografica del santo nell’arco di tre secoli. 


Un simbolico quanto singolare scambio temporaneo di capolavori caravaggeschi, a distanza di spazio e di tempo (Roma e Milano dopo quattro secoli), fra due cardinali che pure diversissimi furono tra loro come personalità – diversità sulla quale trionfa, nella sua unità, la grandezza spirituale dell’arte di Caravaggio, come scrive per l’occasione Anna Coliva. Mentre infatti la Canestra di frutta un tempo appartenuta a Federico Borromeo, dalla Pinacoteca Ambrosiana è andata alla Galleria Borghese per una mostra sulla natura morta, da qui ha fatto il percorso inverso il San Girolamo scrivente già di Scipione Borghese, per divenire perno di un’esposizione sull’iconografia del santo dottore della Chiesa. Sobria – in sintonia con la vita di asceta e studioso di Girolamo, probabilmente meno conosciuta di appuntamenti caravaggeschi recenti o concomitanti (tra i quali Attorno a Caravaggio a Brera e Artemisia Gentileschi e il suo tempo a Roma), eppure di un certo interesse e non solo più banalmente per l’arrivo di un Merisi in città. 

Il San Girolamo scrivente di Caravaggio 
Il San Girolamo scrivente di Caravaggio è ancora un’altra delle sue potenti invenzioni, capace egli com’era sempre di rinnovare, semplificando al tempo stesso, iconografie consolidate. Originale qui il formato e la concezione spaziale tutte in orizzontale, con i due fulcri della composizione costituiti dalla testa del santo e dal teschio, in un dialogo muto tra gli stessi. Il quadro, basato su una tavolozza essenziale dove predomina il rosso della veste sugli altri toni più neutri o spenti, è ancor meno convenzionale della già mirabile versione di Montserrat e per molti versi considerata suo “clone”. Entrambe sono datate tra maggio 1605 e maggio 1606, vale a dire all’ultimo anno del glorioso soggiorno romano del pittore, finito rovinosamente con il ferimento mortale di un suo rivale, che gli costò la fuga dall’Urbe e l’inizio di una fase artistica comunque feconda e stilisticamente differente. Peraltro, egli dipingerà ancora un altro e ben diverso San Girolamo a Malta, mentre almeno un altro paio di versioni, a Napoli e a Messina, sono ricordate dalle fonti ma ancora da rintracciare [...]

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06 mar 2017

Presentazione di “Caravaggio, Genio d’Europa” di Rossella Vodret, il 9 marzo a Brera



CARAVAGGIO ARTE MUSICA E SCENA - Serata di parole e musica dedicato al grande artista e presentazione del volume edito da UTET Grandi Opere “Caravaggio, Genio d’Europa” di Rossella Vodret 
Sala Maria Teresa- Biblioteca Braidense, Via Brera 28- Milano 
Giovedì 9 marzo ore 18.15 
Prenotazione obbligatoria a: d.gimigliano@bixpromotion.it
Ufficio Stampa: Donatella Gimigliano tel.+39 328 7310171 – email: d.gimigliano@bixpromotion.it 

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05 mar 2017

Le ultime scoperte di Riccardo Gandolfi sulla biografia di Caravaggio secondo Gaspare Celio. Oggi su "Il Messaggero"



Oggi, domenica 5 marzo 2017, su Il Messaggero (sezione Cultura, a p. 20), Fabio Isman intervista il giovane ricercatore Riccardo Galdolfi, già noto negli studi caravaggeschi per aver pubblicato insieme a Michele Nicolaci i primi documenti della Negazione di Pietro del Metropolitan. Più recentemente, Gandolfi ha ritrovato il manoscritto inedito delle “Vite dei pittori” di Gaspare Celio, databile al 1614, contenente in tre pagine la biografia di Caravaggio, dunque la più antica fra quelle italiane (del 1603 è quella, più strigata, redatta da Karel van Mander), antecedente alla stessa biografia di Giulio Mancini. Molte le notizie di interesse e che non sempre corrispondono a quanto noto – lo studioso ne aveva già dato un’anticipazione durante la giornata di studio Sine ira et studio. Per la cronologia del giovane Caravaggio: estate 1592 - estate 1600. Opinioni a confronto, svoltasi l’1 marzo presso l’università Sapienza di Roma. Sembra ad esempio che fu Prospero Orsi, rotta la sua amicizia con il cavalier d’Arpino che aveva affrescato la volta della cappella Contarelli, a favorire l’ingresso di Caravaggio a Palazzo Madama presso il cardinal Del Monte, e a consigliare lo stesso porporato affinché favorisse l’affidamento della decorazione delle pareti della cappella a Caravaggio.

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"Chiusa la giornata di studi alla Sapienza sui primi anni di Caravaggio a Roma, si apre il dibattito", di Clovis Whitfiled



La giornata di studi svoltasi alla Sapienza il 1 marzo (cfr. intervista di News-Art all'ideatore http://news-art.it/news/a-lezione-con-caravaggio--alessandro-zuccari-parla-del-conv.htm) ha indagato sui primi anni della carriera di Caravaggio: un’occasione per mostrare nuovi documenti e giungere a nuovi chiarimenti, visto che la scarsa informazione sulla sua carriera iniziale e sulle prime commissioni ha spesso aperto la strada a interpretazioni e miti che hanno più a che fare con chi li ha inventati che con il pittore stesso. Non esiste un monopolio della verità e, quando le fantasie vengono ripetute all’infinito, non sono più valide. Il mito della sua omosessualità, ad esempio, è diventato come una specie di distrazione nata dai soggetti che ha dipinto, mentre al contrario il periodo fino al processo intentato da Baglione nel 1603 sembra essere stato il più produttivo, forse perché in quel momento Caravaggio non era molto noto. L’influenza dei suoi protettori, a partire da Onorio Longhi, dei suoi dealer, come Costantino Spada e Prospero Orsi, dei suoi mecenati come Gerolamo Vittrice, di coloro che si esercitavano nella filosofia naturale attorno a Del Monte e lo stesso cardinale, come pure dei Mattei e dei Costa, è invece di grande interesse per capire cosa l’artista fosse portato a dipingere. C’è anche da sottolineare la grande importanza di Benedetto Giustiniani, il vero mecenate del pittore, in confronto a quella del fratello minore, il marchese Vincenzo. Insomma, sarebbe veramente un bene se Caravaggio potesse essere seguito senza i preconcetti di cui lo ha caricato e, invero, anche tormentato, la comunità scientifica. 

La vita e le opere di Caravaggio sono ancora oggetto di dibattito: il catalogo - a dispetto dei titoli di vari libri - non è completo, anche perché molti quadri, noti nelle fonti, sono ancora da rintracciare; anche la sua biografia è incompleta. Dov’era l’artista tra il 1592 a 1596? E’ una domanda a cui ha cercato di rispondere il convegno romano. Si è scoperto in un prezioso documento d’archivio che si parla di una presenza a Roma risalente alla Quaresima del 1596, quando Pietropaolo Pellegrini lo incontrò nella bottega di Lorenzo Carli, e questa individuazione è rafforzata dall’associazione dell’immagine della Madonna sotto la Buona ventura capitolina con la tipologia di immagini religiose che commerciava lo stesso Carli, così come sapientemente analizzato dal compianto Giorgio Leone.Se si vuole continuare ad argomentare l’esistenza di una carriera romana prima di quella data, allora c’è bisogno di trovare qualche segno sicuro della sua presenza in città; allo stesso modo la rapida ascesa alla fama sembra che confermi come Caravaggio esprimesse un talento irreprensibile, che non si bruciò presto. Sarà affascinante scoprire dove si sia rintanato prima di arrivare, quell’inverno, nell’ Urbe ‘bisognoso et ignudo’
In diversi casi vale la pena di tornare ai documenti già pubblicati, perché ogni pagamento, resoconto della sua presenza ed ogni pur piccola citazione può dimostrarsi un prezioso suggerimento per la nostra conoscenza, e queste informazioni debbono essere seguite esattamente nelle direzioni che ci vogliono condurre [...]

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28 feb 2017

Giornata di studi "Nuova luce sulla natura morta caravaggesca" alla Galleria Borghese




GIORNATA DI STUDI 
Roma, Galleria Borghese, 6 marzo 2017 
ore 15.30 · 19.00 

La Galleria Borghese, nell'ambito della mostra “L'origine della natura morta in Italia. Caravaggio e il Maestro di Hartford” in corso fino al 12 marzo 2017, ha organizzato per lunedì 6 marzo una giornata di studi al fine di approfondire aspetti e problematiche legati al tema della natura morta caravaggesca, dalle sue origini nel contesto romano della fine del Cinquecento fino ai successivi sviluppi nei primi tre decenni del Seicento. 
Il catalogo dell'esposizione, ricco di contributi scientifici dei maggiori esperti sull'argomento, non ha potuto ospitare tutte le novità storico-critiche emerse con la preparazione della mostra. La giornata di studi, coordinata dai curatori di mostra e catalogo Anna Coliva e Davide Dotti, si annuncia pertanto come l'occasione per presentare in anteprima scoperte e novità
Saranno proposte nuove attribuzioni, resi noti i risultati di indagini condotte sui vetri e sulle ceramiche presenti nelle tele del Maestro di Hartford, ipotizzate nuove identificazioni di opere citate nel “sequestro Borghese”. Sarà inoltre l’occasione per avanzare considerazioni inedite sul rapporto tra il Maestro di Hartford e altri pittori di natura morta attivi a Roma tra il primo e il secondo decennio del Seicento, nonché per discutere i risultati delle indagini diagnostiche condotte per la prima volta su varie opere esposte in mostra. 

Gli interventi, della durata di circa trenta minuti ciascuno, saranno tenuti da: 

Giulia Palloni 
Dallo studio anatomico alla vanitas. Dal sequestro della raccolta del Cavalier d’Arpino: due ipotesi identificative 

Alberto Cottino 
Un caso interessante. Il Maestro delle mele rosa tra caravaggismo e vasi a grottesche 

Franco Paliaga 
Considerazioni sul Maestro di Hartford e sul Pensionante del Saraceni 

Silvia Ciappi 
Immagini di vetri nella natura morta del primo Seicento a Roma. Tradizione e novità 

Laura Laureati 
Michelangelo Cerquozzi 

Davide Bussolari 
Risultati delle indagini diagnostiche sulle nature morte caravaggesche Al termine degli interventi è previsto un dibattito aperto al pubblico

Al termine degli interventi è previsto un dibattito aperto al pubblico.
Ingresso libero

27 feb 2017

A lezione con Caravaggio: Alessandro Zuccari parla del Convegno del Primo Marzo all'Università di Roma

"Era tempo di riportare la discussione su Caravaggio a livelli scientifici": le anticipazioni dell'ideatore del Convegno che impegnerà studiosi italiani e internazionali il 1° marzo all'Università di Roma sulla cronologia del primo periodo romano di Caravaggio (di Pietro di Loreto) 




Alessandro Zuccari (Roma, 1956) è Professore Ordinario di Storia dell'Arte Moderna alla Sapienza Università di Roma. Numerose sono le sue pubblicazioni su artisti e movimenti di varie epoche storiche, dal Quattrocento al Settecento. Risale al 2011 il suo ultimo volume su Caravaggio ("Caravaggio controluce" ed Skira) che raccoglie molti degli interventi svolti nel corso del tempo sulla vicenda umana ed artistica del genio lombardo. E' l'ideatore della Giornata di Studio intitolata Sine ira et studio. Per la Cronologia del giovane Caravaggio (estate 1592 - estate 1600) promossa dal Dottorato di Ricerca in Storia dell'arte della Sapienza Università di Roma, con la collaborazione scientifica del Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Roma Tre e della Bibliotheca Hertziana – Max Planck Institut für Kunstgeschichte.

Ha rilasciato per News-Art alcune importanti dichiarazioni in anteprima 

-La prima domanda riguarda le motivazioni del convegno che peraltro appare tutto interno alla dibattutissima questione relativa all'anno in cui Caravaggio approdò a Roma, e la cosa non è di poco conto dal momento che una data piuttosto che un'altra farebbe rivedere anche la cronologia delle opere; tu pensi che il convegno riuscirà a sciogliere questa “vexata quaestio”? 
-R: Innanzitutto va detto che il Convegno nasce come una provocazione che il titolo stesso indica, cioè riportare in sede scientifica la discussione sulla vicenda umana e artistica di Caravaggio che troppo spesso invece ha preso e prende ancora strade poco idonee che non consentono un approccio obiettivo; naturalmente discutere di Caravaggio vuol dire anche affrontare temi di tipo trasversale e la scelta di concentrarci sugli aspetti cronologici risponde alla necessità di dare un taglio unitario alla discussione; questo per un motivo di carattere contingente, vale a dire la constatazione che nelle recenti esposizioni tutta la produzione del primo Caravaggio a Roma si sposta e potremmo dire galleggia tra date le più diverse, con l'ovvio disorientamento dei non addetti ai lavori; inoltre, affrontare questo tema della prima fase romana dell'artista vuol dire necessariamente entrare anche nel merito di un determinato ambiente, dei vari contatti e delle proposte culturali che Caravaggio recepisce e riformula in una maniera del tutto originale. 

-Da questo punto di vista che importanza può assumere, nel tentativo appunto di delineare le tappe della sua prima produzione e della sua affermazione, il rilievo – già noto, ma da ultimo ripreso e approfondito dal compianto Giorgio Leone in una recente pubblicazione – relativo alla immagine della Vergine che – secondo le indagini diagnostiche – compare sotto la Buona Ventura dei Musei Capitolini? Questo non porterebbe a confortare la tesi dell'arrivo a Roma del Merisi a ridosso del 1596 e non prima? 
-R: E' vero che le indagini diagnostiche svolte recentemente hanno consentito di individuare il soggetto che era stato dipinto sotto la Buona Ventura e che certamente raffigura una Madonna col Bambino dormiente davanti, rappresentata probabilmente come la ‘sposa' del “Cantico dei cantici” come alcune stampe, che io stesso avevo individuato tempo fa, documentano con tanto di citazione dal “Cantico” stesso e che in ogni caso corrispondono al tipo di produzione iconografica possiamo dire seriale tipica della bottega di Lorenzo Carli, il modesto pittore noto come “Il siciliano” presso il quale Caravaggio inizialmente lavorò. Tuttavia questo non vuol dire necessariamente che la stesura di questa immagine sottostante la Buona Ventura sia stata opera di Caravaggio; certamente è un'ipotesi molto interessante ma sulla quale è necessario discutere ed approfondire e mettere a confronto le varie opinioni. L'idea della presenza dell'artista a Roma a ridosso del 1596 è legata come si sa al rinvenimento di documenti di grande importanza che testimoniano il rapporto del Caravaggio con Lorenzo Siciliano al tempo della Quaresima del '96, che evidentemente era iniziato in precedenza. Questo però non implica che quel dipinto sottostante sia stato realizzato in quell'anno; si tratta di dati interessanti che certo aiutano a ricomporre una successione cronologica e, per ritornare al significato del Convegno, inevitabilmente, come dicevo, intrecciano vari livelli di lettura. In particolare, quello biografico, quello dei rapporti con la bottega e i committenti, quello iconografico e, perché no?, quelli stilistici, ed è questo a mio parere il punto fondamentale della discussione attraverso cui si dovrebbe riuscire a creare una sorta di consenso o quanto meno dei punti fermi dai quali partire per cercare di ricostruire una base comune. Non si riuscirà a creare una unanimità? E' probabile, ma non è questo lo scopo e però quanto meno credo di potrà realizzare un vero momento di chiarificazione, interrompendo in modo chiaro una deriva di letture caravaggesche fuori da ogni traccia di scientificità. 

-Puoi anticipare qualcosa a questo riguardo? In particolare sulle novità, che si annunciano piuttosto importanti e di notevole rilievo, riguardanti la biografia di Gaspare Celio finora inedita? 
-R: Posso solo dire che Riccardo Gandolfi ha recuperato il manoscritto autografo delle Vite dei Pittori scritte da Gaspare Celio: un documento importante, che ci mette di fronte ad una datazione precisa e che presenta alcuni elementi biografici inerenti Caravaggio che definirei asciutti ma di estrema chiarezza e non pienamente in accordo con le altre fonti, e che dunque certamente meritano un attento esame. 

-Non puoi anticipare altro per il lettori di News-Art? 
-R: Cosa posso anticipare che però non danneggi l'intervento del relatore? Posso solo rilevare che Gaspare Celio è la fonte di Bellori e che le novità riguardano Caravaggio molto giovane, nel periodo lombardo, milanese, diciamo così, ed investono la delicata e mai completamente chiarita fino ad oggi questione del primo omicidio; insomma, diciamo che Celio è la prima fonte inedita al riguardo e possiamo riassumere che siamo di fronte ad una sorta di nuovo testimone oculare.

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18 feb 2017

Recensione di "Da Caravaggio. Il San Giovanni Battista Costa e le sue copie. Atti della giornata di studio", di Michele Cuppone


Escono nel giro di un anno, grazie anche a una veste editoriale snella in forma di fascicolo, gli atti della giornata di studio tenutasi a Empoli l’11 aprile 2015, i cui lavori furono aperti da Mina Gregori e presieduti da Bruno Santi e che vide la partecipazione di specialisti e studiosi di respiro internazionale. Da Caravaggio. Il San Giovanni Battista Costa e le sue copie prendeva le mosse dal restauro della copia, custodita presso la chiesa di S. Stefano degli Agostiniani, dell’omonimo quadro caravaggesco del Nelson-Atkins Museum di Kansas City. Ma appunto, illustrate le novità storico-documentarie e tecnico-diagnostiche sulla versione concittadina, si ricollegava all’originale e alle altre copie note, purtroppo non tutte di facile fruizione e studiate come ora quella in oggetto, per estendere lo sguardo su altri aspetti di particolari interesse e fascino. Gli atti, vedremo meglio, si sono arricchiti di un ulteriore contributo rispetto ai già molteplici contenuti del simposio: se molto sapevamo o pensavamo di sapere del prototipo merisiano, questa pubblicazione riserva sorprese anche su di esso
Non possiamo non condividere l’opinione diffusa, con cui apre Nicole R. Myers, secondo cui il Battista Costa è il Caravaggio di qualità più elevata, per non dire il più bello, tra quelli conservati in America. In una lussureggiante vegetazione che è una convenzionale trasfigurazione del deserto in cui predicò il santo, non priva di valenze simboliche anche per la presenza del verbasco, fa bella mostra di sé, riparato sotto una quercia, un prestante e scapigliato ragazzotto dallo sguardo più torvo che meditativo, che Merisi ha ammantato di porpora e pelle animale aggiungendovi poi una croce di canne, il tutto bastevole a dare la parvenza di un giovane Battista a quello che altrimenti potrebbe apparire il vivace e originale ritratto di un suo conoscente. Quanto ci tenesse Ottavio Costa ai tre quadri del milanese in suo possesso, lo sappiamo bene dalle disposizioni testamentarie in cui raccomandava agli eredi di non alienarne nessuno, specie la Giuditta (il terzo è il San Francesco di Hartford). Eppure fu lo stesso, geloso banchiere a permettere che ne venissero tratte precocemente delle copie; per lo meno ciò accadde con il San Francesco da cui si ricavò la copia ora ai Musei Civici di Udine, e con il San Giovanni destinato all’omonimo oratorio della natia Conscente ma che, proprio per il suo valore tanto estetico quanto certamente affettivo, Ottavio decise di tenere per sé e sostituire con una copia, attualmente al Museo Diocesano di Albenga. 
Non è dato sapere in quali occasioni furono realizzate le altre versioni che, ricordiamo, sono quella di Capodimonte in cui Roberto Longhi inizialmente ravvisò l’originale, prima che questo fosse individuato in Inghilterra, e, molto meno note (così anche per alcuni relatori del convegno), una in collezione Kenmore a San Francisco e da ultimo una passata in asta presso Sotheby’s a Londra nel 2010. E poi naturalmente questa di Empoli su cui ci si sofferma negli atti [...]

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15 feb 2017

Giornata di studio sulla "Giuditta" di Tolosa: comunicato stampa e relazione di Keith Christiansen



Si è tenuta alla Pinacoteca di Brera lunedì 6 febbraio una giornata di studi dedicata a Caravaggio, autore al centro del Terzo Dialogo “Attorno a Caravaggio” svoltosi nel museo dal 10 novembre 2016 al 5 febbraio 2017. Un dialogo che ha visto “La Cena in Emmaus” del maestro Michelangelo Merisi a confronto con altri cinque dipinti con attribuzioni a Caravaggio variamente accolte, contestate o assegnate ad altri pittori suoi contemporanei: tra questi tre opere di Louis Finson e il dipinto Giuditta e Oloferne recentemente individuato a Tolosa, attribuito a Caravaggio e molto discusso dalla critica
All’incontro hanno partecipato un gruppo di specialisti e di conservatori nazionali e internazionali riunitosi in mattinata per la presentazione di alcune relazioni e nel pomeriggio, davanti alle opere, per uno scambio di idee e opinioni basate sulla comparazione tra la tela di Tolosa e la copia già nota che si conserva a Napoli nella raccolta Intesa Sanpaolo esposta a Palazzo Zevallos. 
Come ha ribadito il direttore James Bradburne, il dialogo e la giornata di studi – quest’ultima annunciata alla stampa sin da novembre – portano avanti l’idea di un museo vivo: “un museo che sia anche un laboratorio per fare nuove scoperte, a prescindere il risultato raggiunto. Un museo che crei le condizioni e le opportunità per la conoscenza, con gli esperti che poi fanno le scoperte scientifiche”. 
I risultati del dibattito e dell’esame delle opere, contenuti nella relazione di Keith Christiansen, hanno potuto tracciare nuove ipotesi sul quadro di Tolosa, possibili proprio mettendo a confronto idee e opinioni diverse e grazie a una conoscenza diretta e approfondita del dipinto, decisiva anche per l’identificazione del suo ‘vero’ autore.
(Fonte: comunicato stampa)

link e rassegna stampa:

(di Carole Blumenfeld, Le Journal des Arts, 15/2/2017)

(di Pierluigi Panza, Il Corriere della Sera, 16/2/2017)


09 feb 2017

Giornata di studi "Sine ira et studio. Per la cronologia del giovane Caravaggio: estate 1592-estate 1600", l'1 marzo a Roma



Sine ira et studioPer la cronologia del giovane Caravaggio: estate 1592 - estate 1600. Opinioni a confronto 

Roma, 1 marzo 2017 ore 9
Città Universitaria, Piazzale Aldo Moro, 5 
Aula magna del Rettorato e Aula I della Facoltà di Lettere e Filosofia




La giornata di studi mette a centro le più recenti acquisizioni sulla cronologia del giovane Caravaggio, dal Mondafrutto degli esordi romani ricondotto all’ambito dell’Accademia degli Insensati, alla Natività di Palermo riposizionata nel 1600, dando comunque spazio a più voci. 
Su tutto, forse merita maggiore attenzione la ritrovata biografia di Gaspare Celio, autore attendibilissimo per le opere a lui contemporanee, delle quali però sono taciute quelle che gli erano meno congeniali: non è ricordato quasi nessuno dei caravaggeschi e lo stesso Caravaggio; o perlomeno così si credeva finora.
Non meno importanti sono poi gli interventi di carattere metodologico su documenti e fonti, affidati a professionisti di tale ambito specifico.
Infine, sempre sul fronte cronologico, si segnalano le ricerche che portano a slegare il primo San Matteo e l'angelo dal documento di commissione del 1602 (da riferire piuttosto alla seconda versione) e, per contro, a legare a un documento Costa di quello stesso anno la Giuditta e Oloferne, come avvalorato da recenti e indipendenti studi.
L'evento è promosso dal Dottorato di ricerca in Storia dell’arte della Sapienza Università di Roma con la collaborazione del Dipartimento di Studi umanistici dell’Università di Roma Tre e della Bibliotheca Hertziana – Max Planck Institut für Kunstgeschichte. Moderano Sybille Ebert-SchiffererSebastian Schütze, Claudio Strinati e Alessandro Zuccari.
Relatori: Michele Di Sivo, Riccardo Gandolfi, Giacomo Berra, Lothar Sickel, Orietta Verdi, Laura Teza, Rossella Vodret, Alessandro Zuccari, Massimo Moretti, Stefania Macioce, Francesca Cappelletti, Maria Cristina Terzaghi, Gianni PapiSybille Ebert-Schifferer, Francesca Curti.


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07 feb 2017

"Il barocco napoletano conquista la Germania", recensione di Riccardo Lattuada della mostra al Museo di Wiesbaden


Ci vorrà un po' di tempo per metabolizzare i contenuti specifici delle 576 pagine di catalogo della mostra Caravaggios Herben, Barock in Neapel, aperta fino al 12 febbraio nel Museo di Wiesbaden, curata da Peter Forster, Elisabeth Oy-Marra, Heiko Damm, e corredata da un gran numero di sezioni e saggi specifici. Un fatto, però, non è in discussione: si tratta del più vasto e articolato sforzo negli ultimi quindici anni di restituire la civiltà artistica napoletana in quelli che furono due dei suoi tre secoli di maggior splendore, e cioè il Sei e il Settecento. Ed è uno sforzo interamente concepito e progettato fuori di Napoli, e - con poche eccezioni - da un'équipe non italiana, ma prevalentemente tedesca. La mostra di Wiesbaden ripete in buona parte e attualizza con buon equilibrio l'impianto del progetto sulla mostra del Seicento napoletano a Capodimonte (1984-85), e cioè di quello che - a prescindere dall'avanzamento successivo degli studi specifici - è stato il vero lascito di Raffaello Causa alla attuale visione storiografica sul Barocco del Meridione continentale d'Italia. 
Ben 14 saggi in catalogo vanno dallo sviluppo urbano della città alla rivolta di Masaniello del 1647, al passaggio di Caravaggio; e si prosegue con la transizione dalla tarda Maniera al Caravaggismo per poi andare ai due grandi protagonisti/rivali emiliani della decorazione barocca, Domenichino e Lanfranco, andando avanti con Jusepe de Ribera, Salvator Rosa e Francesco Solimena; e con i disegni e le nature morte. Molto ci sarebbe da discutere su questa struttura, che poggia su un perno robusto nella parte dedicata alla prima metà del Seicento per indebolirsi sempre più, e addirittura quasi scomparire in quelle successive, scontando in ciò il gap di studi che ancora caratterizza la conoscenza dei percorsi dei molti artisti anche gli stessi scultori e architetti - che si posizionarono a Napoli al di fuori della triade aurea di Mattia Preti, Luca Giordano e Francesco Solimena. Dunque si ricade in una visione per la quale sotto le insegne della koinè di Caravaggio sempre buona a fini di marketing - ricadono anche personalità artistiche come Francesco Solimena, Paolo de Matteis e persino Gennaro Greco e Francesco de Mura (morto nel 1782!). Artisti che con Caravaggio, con la sua tradizione e il suo seguito non ebbero mai alcun rapporto
Si sa che le categorie storiografiche sono come grandi scatole in cui si tende a mettere molte cose accomunate da caratteri che in una certa fase appaiono unificanti; e si sa che non di rado accade che qualche decennio dopo sia necessario tirare di nuovo tutto fuori e rassettare non solo i caratteri, ma anche la periodizzazione, etc.; tutte cose che, per la verità, in Italia sono anche state pensate e scritte negli ultimi vent'anni anche in grandi mostre in cui non c'era solo il puro accumulo di materiali, per pregevoli che fossero (per la verità a Napoli non è mancato neanche questo tipo di esposizioni). In ciò il telaio della mostra di Wiesbaden non appare esattamente roccioso, a prescindere dalla qualità dei singoli apporti. 
La forza della rassegna è invece nelle 212 opere in esposizione, perlopiù dipinti e disegni provenienti da collezioni principalmente mitteleuropee e tedesche, ma anche da non pochi musei e collezioni internazionali. Qui e là ci si imbatte in attribuzioni discutibili ma resta una magnifica parata, che un pubblico non specializzato non ha mai visto in Italia, specie i disegni. Una bella mano l'ha data Capodimonte con ben 20 dipinti, altri 2 provengono dal Museo di San Martino, ma a Wiesbaden non hanno allestito una mostra di giro, e chi può faccia un salto in Germania; ne vale ampiamente la pena.

Fonte: Il Mattino


03 feb 2017

"La conversione di un cavallo": 23 Tableaux Vivants dalle opere di Michelangelo Merisi detto Caravaggio - Museo Diocesano di Napoli

Torna in un nuovo allestimento al Museo Diocesano di Napoli il suggestivo spettacolo di Ludovica Rambelli composto da "tableaux vivants" dei quadri di Caravaggio.

Lo spettacolo si terrà due domeniche al mese, alle ore 10:30, 11:30 e 12:30 nelle seguenti date:  8 e 22 Gennaio / 5 e 19 Febbraio / 5 e 19 Marzo / 2 e 23 Aprile / 7 e 21 Maggio / 4 e 18 Giugno / 2 e 16 Luglio - A questo link è possibile acquistare i biglietti

Regia: Ludovica Rambelli, aiuto regia: Dora De Maio, in scena: Serena Ferone, Andrea Fersula, Ivano Ilardi, Chiara Kija, Laura Lisanti, Antonella Mauro, Paolo Salvatore, Claudio Pisani

"La conversione di un cavallo" è un lavoro di estrema semplicità e insieme di grande impatto emotivo costruito con la tecnica dei tableaux vivants: sotto gli occhi degli spettatori si compongono 21 tele di Caravaggio realizzate con i corpi degli attori e l’ausilio di oggetti di uso comune e stoffe drappeggiate. Un solo taglio di luce illumina la scena come riquadrata in una immaginaria cornice, i cambi sono tutti a vista, ritmicamente scanditi dalle musiche di Mozart, Bach, Vivaldi, Sibelius.

Questo lavoro nasce nel 2006, per un progetto didattico della Facoltà di Architettura Luigi Vanvitelli: dopo il primo esito fu chiara la sua forza scenica, e da allora ha visto molte e diverse forme. È stato ospite del Museo di Capodimonte in più di un occasione, del Maggio dei Monumenti per le edizioni del 2008, 2009, 2010, 2011 e in giro per l’Italia in musei, gallerie, piazze, sacrati conservando sempre la sua suggestione, e la sua magia per un pubblico tanto più attento e complice, quando non avvertito della epifania di un lavoro semplice, rigoroso, artigianale.

Nel 2008 è stato anche realizzato un video dello spettacolo a cura di Massimo D'Alessandro che ha partecipato a numerose manifestazioni culturali e festival di video arte ottenendo ottimi risultati di critica e pubblico. E' possibile visualizzare un trailer del video del 2008 cliccando qui


Thyssen-Bornemisza, futuro incerto per la collezione della baronessa Cervera



Forse la ricchezza è fonte di infelicità, come sosteneva Seneca. La preoccupazione maggiore del barone Hans Heindrich von Thyssen-Bornemisza (1921-2002), poco prima della sua scomparsa, era quella di evitare che i conflitti tra gli eredi portassero alla dispersione della sua formidabile collezione d'arte. Per questo, l'accordo trovato con il governo spagnolo nel 1993 per l'acquisizione di 800 opere per la “cifra di favore” di 350 milioni di dollari da destinare a Palacio Villahermosa, sede del nascente omonimo Museo Thyssen-Bornemisza, nel centro di Madrid, a due passi dal Museo del Prado, sembrava aver messo al sicuro da inevitabili smembramenti una collezione stimata all'epoca da Sotheby's 2 miliardi di dollari. Oggi, solamente il ritratto di Caravaggio della cortigiana Fillide Melandroni nelle vesti di Santa Caterina d'Alessandria, dono del pittore alla bella prostituta, varrebbe oltre 100 milioni di euro.
Nel 2004, altre 200 opere d'arte, ereditate dalla quinta moglie del barone, Carmen Cervera Thyssen-Bornemisza, entrarono a Palacio Villahermosa a seguito di un loan agreement firmato con il Ministero spagnolo della Educazione, della Cultura e dello Sport, ad integrazione della già stupefacente raccolta permanente.
La baronessa iniziò a concedere in prestito parte della sua collezione al Museo Thyssen-Bornemisza a partire dal 1999, con un contratto di prestito a lungo termine della durata di 11 anni, alla scadenza del quale propose allo Stato di acquistare la raccolta, ma non se ne fece nulla. Da allora il prestito si è rinnovato di anno in anno sino ad oggi, o meglio sino al 30 gennaio scorso, data esatta della scadenza dei termini di rinnovo. L'intesa tra la collezionista, che ora richiede clausole contrattuali più flessibili in caso prestito o di vendita delle opere, e il Ministero, non è stata ancora raggiunta [...]

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L'"incoronazione di spine" ora a Vicenza torna a Prato?

Dopo aver acquisito la Cassa di risparmio di Prato, la Banca Popolare di Vicenza si “dimenticò” di restituire tre capolavori portati in Veneto per una mostra. Ora la firma dell’accordo per la restituzione


Ultimamente quando si parla di banche i termini che corrono sono sempre più cose come bail-in, crediti deteriorati o fondi di risoluzione? Beh, in qualche caso capita che si dibatta di Tonalismo veneto, Rinascimento, Barocco. Succede sull’asse Vicenza-Prato, e ad essere coinvolte sono per l’appunto due banche, la Banca Popolare di Vicenza e la Cassa di risparmio di Prato: quest’ultima acquisita nei primi Anni Zero dall’istituto vicentino, che ne aveva rilevato sportelli, passività, attività e beni. E qui nasce la diatriba artistica: perché fra questi beni c’erano anche capolavori assoluti come il Crocifisso con cimitero ebraico di Giovanni Bellini, la Coronazione di Cristo di Caravaggio e la Madonna con Bambino di Filippo Lippi. 

UN BRACCIO DI FERRO DURATO SEI ANNI 
Nel 2011, ai tempi della presidenza di Gianni Zonin, i tre dipinti erano stati trasferiti a Vicenza in occasione della mostra Capolavori sacri e profani: ma poi la nuova proprietà si era “dimenticata” di rispedirli a Prato, nella prestigiosa sede di Palazzo degli Alberti già sede della banca di Prato, dove normalmente erano esposti assieme ad altri grandi dipinti su tavola del ‘400 e ‘500, oltre a opere di scuola toscana del ‘600. Da lì ha avuto inizio un braccio di ferro durato sei anni alimentato anche da amministratori e politici, con interpellanze ed appelli pubblici, come quello all’allora ministro Massimo Bray. Ora giunge la firma dell’accordo: con l’impegno a "riportare le opere a Prato, non appena ciò dovesse diventare possibile in considerazione dei vincoli normativi”. I pratesi si quieteranno? 

Fonte: Artribune