Il blog CARAVAGGIO400, fondato nel 2009 da Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico in occasione del quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ha l'intenzione di attivare e creare un punto di approfondimento e discussione sull'opera di uno dei più grandi maestri della pittura seicentesca di cui far conoscere principalmente la sua opera e la sua arte ancor più che la sua vita e biografia, su cui troppo spesso si è concentrata l'attenzione dei media trascurando l'innovazione e il genio del grande pittore. Invitiamo tutti gli studiosi, appassionati e chiunque voglia dare un suo contributo ad inserire commenti e inviare segnalazioni a questo blog.

17 ott 2018

La “Natività” di Palermo del Caravaggio. La testimonianza di Sandro Corradini nella ricorrenza del furto



Negli ultimi tempi, è tornata a far discutere la dispersa Natività di Palermo di Caravaggio.
Sul piano degli studi, acquisizioni di tipo documentario, diagnostico e iconografico in particolare, hanno reso sempre più convincente l’ipotesi che il quadro sia stato dipinto negli anni romani, cui del resto poteva essere accostato per affinità stilistico-compositive.
Ma soprattutto, nuove dichiarazioni di collaboratori di giustizia hanno permesso di ricostruire il contesto in cui maturò il furto della tela, dall’oratorio di San Lorenzo, e le modalità della sua vendita avvenuta nel giro di sei mesi.
Nella triste ricorrenza del furto (17-18 ottobre 1969), About Art online vuole ricordare il capolavoro palermitano con le toccanti parole di monsignor Sandro Corradini, tra i più grandi ricercatori di documenti d’archivio su Caravaggio. Il contesto, è quello del convegno La Natività di Palermo: prima pala d’altare per Caravaggio? tenutosi presso la Galleria Corsini il 9 giugno 2016, con l’intervento di Michele Cuppone (poi pubblicato sul fascicolo 9-2017 di “Valori Tattili”) e di Elisabetta Giani con Claudio Seccaroni (già apparso sul numero 28-2014 del “Bollettino ICR”).
Don Sandro – come è chiamato amichevolmente anche dagli studiosi caravaggisti – concorda anzitutto con il sospetto che il personaggio in piedi a mani giunte, sul lato destro, non sia san Francesco bensì un personaggio umile, forse un pastore. Quindi, riporta alla memoria le ricerche di Gian Lodovico Masetti Zannini, recentemente scomparso (Brescia, 8 febbraio 1929 – Roma, 1 agosto 2015), che nel 1971, due anni dopo che la tela era stata sottratta, pubblicò un documento del 1600. In esso Caravaggio si impegnava (e consegnava poi), con il mercante Fabio Nuti, per dipingere una pala d’altare dal soggetto non specificato. E proprio alla Natività di Palermo è ora più logico associare, per le misure indicatevi ma non solo, quel contratto di commissione.
Infine Corradini racconta di quando, giovane sacerdote, si recò a Palermo sul finire degli anni ’60 (nel mese di luglio-agosto del 1965 o più probabilmente 1966, ricorderà meglio poi). Lì, ebbe l’opportunità di vedere ancora in situ la tela del Caravaggio, artista a lui pressoché ignoto fino a quel momento. E ‘ignorata’ era pure la Natività, senza quel grande pubblico che oggi richiama un quadro di Merisi e, per di più, nell’assenza di adeguati sistemi di sicurezza – circostanza, quest’ultima, che da lì a breve si rivelerà fatale. L’auspicio finale, specie ora che si aprono spiragli nelle indagini investigative sul crimine commesso, è che prima o poi si possa rivedere con i propri occhi la Natività, capolavoro assoluto oggetto di sfortuna critica, prima ancora che dell’avidità dell’uomo.

Di seguito la trascrizione dell’intervento (per vedere il video, clicca CLICCA QUI):

«Rispettando e condividendo questa idea che quello [in piedi a mani giunte] non sia san Francesco ma sia un pastore, penserei che sarebbe opportuno non chiamarla “Natività”, ma “Adorazione dei pastori”. E allora, anche lì, di “pastori” ... ne resta solo uno, ma a parte questo dettaglio, insomma, è veramente interessante … E vorrei oggi – molti di voi l’hanno conosciuto – fare memoria di [Gian Lodovico] Masetti Zannini, che si imbatté per la prima volta in questo documento [di commissione a Caravaggio per Fabio Nuti], e pubblicò, ma rimase sconcertato, perché era Anno Santo, il 1600, ma non sapeva [quale quadro fosse] … si parlò di tutto, come lei ha accennato già e … non gli passò nemmeno per la testa l’idea che potesse essere riferito a quest’opera [la Natività]. Poi, una piccola cosa, se … non significa niente, ma … io ebbi modo, andando a Palermo nel ’68-70, di vederlo, ma ero un ragazzotto e non avevo all’epoca nessun interesse per il Caravaggio. Sapevo che era Caravaggio dalla guida, e mi impressionò. Ma mi impressionò la non custodia! Io sono arrivato lì e non c’era nessuno … che vigilasse … la chiesa piccolissima, lì, proprio … accantonata da una parte, insomma, un’opera così, ma … ero un ragazzotto, ero un giovane sacerdote … Dico, ma come si fa a lasciare un quadro così importante incustodito in questa maniera!? Vedete, l’ho visto, mi fa una certa emozione e l’augurio, lo vogliamo fare, che prima o poi, prima di morire, lo si possa rivedere con i propri occhi» (Sandro Corradini, 9 giugno 2016).

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15 ott 2018

Caravaggio ad Arezzo? Secondo Claudio Strinati il “Ritratto di Marcello Provenzale” della Galleria Borghese potrebbe essere di mano del Caravaggio e raffigurerebbe Bartolomeo Manfredi


Era stata preannunciata una ‘sorpresa’ alla preview per la stampa della davvero interessante mostra Milo Manara biografo di Caravaggio, che si è appena inaugurata ad Arezzo, alla Galleria Comunale d’Arte Contemporanea (piazza san Francesco, 4, fino all’8 gennaio) e la sorpresa c’è stata. Claudio Strinati, chiamato dagli organizzatori ad illustrare l’evento, cioè le quasi 100 tavole con le quali Manara racconta il grande maestro del Seicento e la sua esistenza avventurosa, ha presentato un dipinto – tirato fuori dai depositi della Galleria Borghese – che era conosciuto come “Ritratto di Marcello Provenzale”, assegnato alla mano di un maestro della ritrattistica primo seicentesca, cioè Ottavio Leoni, peraltro amico di Caravaggio. Ma le cose evidentemente stanno in modo diverso. Si sa che Claudio Strinati, oltre ad essere uno dei maggiori esperti internazionali ed inesausto studioso della vita e dell’opera di Michelangelo Merisi da Caravaggio, al quale ha dedicato esposizioni, per il quale ha promosso convegni e favorito ricerche, è solitamente molto cauto nelle attribuzioni, soprattutto quando queste concernono nomi di altissima rilevanza. E tuttavia in questa circostanza, esaminata la straordinaria qualità del dipinto, l’altissimo livello esecutivo, il tipico effetto luministico e il gioco chiaroscurale ha potuto attribuire il Ritratto proprio al grande genio lombardo, il quale, a suo parere, avrebbe effigiato non Marcello Provenzale, bensì un suo sodale ed amico, vale a dire quel Bartolomeo Manfredi che dell’opera del Merisi fu effettivamente tra i più efficaci interpreti e perfino divulgatore, tanto che le fonti antiche individuarono nella sua pratica artistica una vera e propria lezione di metodo, che ebbe l’effetto di richiamare a Roma – allora autentica capitale delle arti – un numero incredibile di artisti da ogni parte d’Europa. 
Cosa accadde in quegli anni e quali furono gli effetti di quegli eccezionali rivolgimenti artistici promossi dalla prorompente maniera di Caravaggio lo raccontano bene le fonti d’epoca, “ … i vecchi pittori – racconta lo storico Giovan Pietro Belloririmanevano sbigottiti per quello novello studio di natura, né cessavano di sgridare il Caravaggio e la sua maniera ...”, mentre al contrario “… presi dalla novità, i giovani concorrevano a lui e celebravano lui solo come unico imitatore della natura”.
Bartolomeo Manfredi (Ostiano -CR- 1582 – Roma, 1622) fu tra questi giovani certamente uno tra i più pronti a penetrare l’essenza della rivoluzione caravaggesca tanto da poter suggerire egli stesso, una volta scomparso il Merisi nel luglio del 1610, una modalità compositiva che venne definita “Manfrediana Methodus” (Il termine in effetti cominciò ad affermarsi in seguito ad un resoconto dello storico e biografo tedesco, oltre che artista, Joachim von Sandrart, dedicato alla vita e alle opere del pittore fiammingo Gerard Seghers (Anversa 1591 -1651) dove si faceva cenno alla “Bartholomeo Manfredi Manier”).
Fu in quell’ambiente, dunque, che sarebbe maturata la realizzazione del ritratto che Caravaggio avrebbe realizzato del suo amico e che Strinati, nella presentazione fatta alla stampa, ha collegato con molto acume agli eccellenti disegni con cui Milo Manara ha ripercorso la vita del pittore lombardo; in effetti lo studioso ha spiegato come l’esposizione debba concentrarsi sul tema dell’amicizia laddove l’incrocio delle due vicende, quella di Manara e quella di Merisi effettivamente presentano delle assonanze perfino conturbanti: l’artista veneto ha raffigurato Caravaggio con i tratti fisionomici di Andrea Pazienza, un disegnatore, fumettista ed artista suo stretto amico purtroppo scomparso divulgandone il ricordo attraverso la raffigurazione, proprio come Caravaggio avrebbe fatto ritraendo il suo giovane amico Manfredi, il quale poi, scomparso il maestro, ne divulgò a sua volta l’alfabeto pittorico.
Se tutto questo può essere accettato e apprezzato come frutto di un’analisi che è apparsa esauriente ed acuta oltre che affascinante e coinvolgente, tuttavia resta ovviamente il problema attributivo e non è un problema da poco dal momento che entra in ballo il nome di Caravaggio. Occorre dire in effetti che non tutto è chiaramente documentato riguardo alla vita di Bartolomeo Manfredi, né è proprio chiaro quando arrivò a Roma, anche perché la prima data certa che prova la sua presenza nella città eterna è quella che compare in una citazione del tribunale criminale risalente al 28 marzo 1607 (anche Manfredi non era certo uno stinco di santo), mentre è a tutti noto che già alla fine del maggio dell’anno prima Michelangelo Merisi era fuggito da Roma in seguito all’omicidio di Ranuccio Tomassoni. Vero è che di un tal “Bartolomeo pittore” parlano altre cronache dell’epoca, sempre in tema di fatti criminosi, ma non c’è certezza alcuna sulla sua identità.
Gli addetti ai lavori dunque conoscono bene i limiti che rendono particolarmente ostica l’indagine sul pittore di Ostiano a causa proprio della reticenza, per dir così, delle fonti e dei documenti; vero è che potrebbe essere lui quel “Bartolomeo” registrato come garzone al servizio del Merisi, ma non esistono prove certe neppure a tal riguardo, né questo sarebbe sufficiente a dimostrare la assoluta pertinenza del ritratto che gli sarebbe stato dedicato. Va aggiunto però che la fama e la considerazione di cui gode Claudio Strinati suggeriscono di avere sempre la massima attenzione intorno a quello che propone. D’altra parte egli è ben consapevole che il percorso attributivo è appena agli inizi, tanto è vero che – d’accordo con gli organizzatori e con il Sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli – demanda ad un convegno in corso di preparazione e in cui saranno coinvolti esperti e studiosi dell’opera del genio milanese, la discussione e l’approfondimento della sua intuizione. La quale, osservando bene il dipinto come non era stato possibile fino ad ora e come abbiamo fatto insieme con gli altri presenti, appare comunque legittima in ragione della notevole resa pittorica, da potersi ritenere degna perfino della mano di un Maestro come Caravaggio. Ma questo è il parere di quanti assistevano all’evento; per tutti l’appuntamento è al prossimo convegno di studi (fonte: About Art online)

12 ott 2018

Il Caravaggio rubato a Palermo, scende in campo il Vaticano: "Ricerche internazionali"

La "Natività di San Lorenzo" è scomparsa nel 1969. Lunedì incontro fra esperti per "ribadire l'opposizione alle mafie da parte della Chiesa"


Il Vaticano scende in campo per cercare di ritrovare, dopo quasi 50 anni dal suo furto, la "Natività di San Lorenzo" di Caravaggio rubata a Palermo nel 1969 e considerato il "quadro più ricercato al mondo". Per questo lunedì 15 un dicastero Oltretevere ha convocato a Roma un incontro di esperti per "ribadire l'opposizione alle mafie da parte della Chiesa, secondo l'esempio del Beato Giuseppe Puglisi" e per porre la "Natività al centro del dibattito internazionale affinché il quadro si possa finalmente ritrovare". L'appuntamento è al Palazzo della Cancelleria. 
Lunedì nella "Sala Vasari" della Cancelleria (palazzo extraterritoriale) il dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale presenta le novità raccolte dalla Commissione parlamentare antimafia nella relazione sul furto della "Natività" di Caravaggio, avvenuto nell'Oratorio di San Lorenzo, a Palermo, nel 1969.
L'incontro, spiega una nota del dicastero e diffusa dalla sala stampa della Santa Sede, si svolge a un mese dalla visita di Papa Francesco a Palermo per onorare il Beato Giuseppe Puglisi e nell'anniversario del furto, e rientra "nelle attività per la giustizia, contro la corruzione e le mafie, della task force internazionale del dicastero denominata Michelangelo For Justice, che ha avviato i suoi lavori il 15 giugno 2017, in Vaticano, con il Dibattito internazionale sulla corruzione e la pubblicazione dei libri 'Corrosione - combattere la corruzione nella chiesa e nella società' e 'Pane sporco. Combattere la corruzione e la mafia con la cultura'". Inoltre, questo incontro cade al centro del mese dedicato al Sinodo dei Giovani. Il pubblico, infatti, sarà costituito da 150 studenti di Roma e Ostia, che parteciperanno attivamente alla formazione di idee e azioni, secondo gli obiettivi della task force. All'incontro interverranno l'arcivescovo Silvano Tomasi (Dssui), la già presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, lo storico dell'arte Claudio Strinati, il filosofo Vittorio Alberti (Dssui), il Generale di brigata Fabrizio Parrulli, comandante del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dell'Arma dei Carabinieri. 
La "Natività" di Caravaggio è il quadro più ricercato al mondo: per questo è nella Fbi Top Ten Art Crimes, ed è "un formidabile simbolo e patrimonio dell'umanità, che supera la distinzione tra credenti e non credenti e va oltre la sola Palermo e la sola Italia. Di qui, l'attenzione rivolta dal Dicastero, nella sua competenza internazionale". 
Tra gli obiettivi dell'iniziativa, il sostegno "alle istituzioni che, a livello nazionale e internazionale, sono impegnate nella ricerca del quadro; interpellare i media, le persone di cultura e le formazioni sociali affinché essi stessi di facciano carico di questa responsabilità sociale che riguarda tutti, cattolici e non cattolici; promuovere piani sistematici di sensibilizzazione e educazione alla giustizia, per lo sviluppo umano integrale, secondo gli obiettivi della task force" (fonte: La Repubblica).

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"Quel ritratto è di Caravaggio": clamorosa sorpresa al vernissage della mostra di Manara

L'ipotesi di attribuzione al grande artista è di Claudio Strinati, curatore dell'iniziativa alla Galleria d'arte contemporanea. Il quadro finora era ritenuto di un minore seicentesco


Arezzo, 12 ottobre 2018 - Quel ritratto è di Caravaggio: si inaugura con il colpo di scena che qualcuno aveva preannunciato la mostra Manara, biografo di Caravaggio che da domani 13 ottobre 2018 fino all’8 gennaio 2019, presenta, per la prima volta al pubblico, la parte inedita della graphic novel di Milo Manara, dedicata alla vita di Michelangelo Merisi. E mentre gli spazi della Galleria Comunale d'Arte Contemporanea (Piazza San Francesco, 4) propongono, in anteprima assoluta, le quasi 100 tavole dove l’artista veronese racconta il grande maestro del Seicento e la sua esistenza avventurosa, la mostra è destinata a far scrivere una nuova pagina su quello che è il corpus delle opere caravaggesche. 
Nell’intento di raccontare come i contemporanei videro e spiegarono il Caravaggio e come lo vedono gli uomini e le donne del nostro tempo, attraverso gli occhi di Milo Manara nell’esposizione aretina entrano in scena anche gli antichi autori che per primi hanno affiancato il Caravaggio. Tra questi Bartolomeo Manfredi il pittore che, unico tra tutti, viene considerato dagli antichi come il primo seguace per eccellenza del maestro che in mostra è presente con il suo capolavoro la Disputa di Cristo tra i dottori del tempio, opera concessa dalla Galleria degli Uffizi.
Arriva invece dalla Galleria Borghese di Roma, il Ritratto di Marcello Provenzale finora attribuito ad Ottavio Leoni, autore tra l’altro di un ritratto celeberrimo di Caravaggio. Su quest’opera Claudio Strinati, che con la collaborazione di Claudio Curcio cura la mostra, ha avanzato un’interessante, nuova ipotesi di attribuzione che potrebbe ricondurla alla mano stessa di Caravaggio. 
Tra antichità e attualità la mostra Manara, biografo di Caravaggio, indaga così il talento, la passione e gli eccessi di quel genio artistico e offre un nuovo, sostanziale contributo alla storiografia artistica. Caravaggio, fonte inesauribile di riflessione e approfondimento offre poi l’occasione per il ritorno di Manara al fumetto. La bellezza, nonché il profondo significato espresso da questa sorta di moderna epopea figurativa, viene idealmente paragonata alle più antiche biografie del Caravaggio, quelle che vennero scritte e pubblicate al suo tempo. 
Nascono così due volumi (prodotti per l'editore francese Glénat e pubblicati in Italia da Panini), frutto di un'interessante e ricca sceneggiatura. Il primo intitolato La tavolozza e la spada è del 2015 mentre il secondo, La grazia è in uscita per il 2019 ed è anticipato dalla mostra di Arezzo. La mostra Manara, biografo di Caravaggio, è un progetto della Fondazione Guido d’Arezzo ed è realizzata in collaborazione con il Comune di Arezzo, DIALOGUES Srls, COMICON con il contributo di Conad del Tirreno, Estra e Coingas. La mostra è aperta dalle ore 10.00 alle ore 18.00. Chiusa il lunedì.Il biglietto è acquistabile nella sede della mostra. Ingresso 5 euro, gratuito per i minori di 12 anni (fonte: La Nazione).

Caravaggio, il ‘vero’ Matteo e i Beatles


Un poster dei Beatles del 1969 e una cartolina della moderna serie "If Art Could Talk"




Nel dipinto, seguendo la linea che separa la luce dall’oscurità, chiunque sappia “vedere” sa dove punta. Non è un caso che Cristo converta, istantaneamente, il tipico esattore delle tasse ebreo dalla barba rossa con una spilla elegante nel cappello, indicando con l’indice piegato a metà ombreggiato verso l’interno di sé: il suo gesto non chiede “chi io ?, indica semplicemente che “Io” sono un uomo nuovo. Infatti, è l’unica figura che affronta lo spettatore direttamente con entrambe le gambe esposte per iniziare la sua risposta alla chiamata. Cristo qui, appropriatamente, inevitabilmente, usa lo stesso gesto che Dio Padre ha usato per creare Adamo nel soffitto della Sistina, come fa Pietro il suo seguace e successore. Nella cappella Contarelli la linea separa la luce dalle tenebre (anche le finestre sono scure), come fece Dio in Genesi, e illumina Matteo alla sua bocca, da dove scriverà, nella sua lingua ebraica nativa, il primo vangelo, che mette in relazione la genealogia della Salvezza da Abramo a Gesù. Il gesto di Cristo è quindi in entrambi i casi un gesto di creazione, la creazione di un uomo nuovo, il cui linguaggio in questo caso serve a recuperare ebrei recidivi che hanno errato dalla vera fede, e quindi adempiere finalmente, necessariamente, alla promessa della Antica Legge nella salvezza della Nuova. 
In un famoso poster dei Beatles realizzato nel 1969, Paul McCartney è ritratto come Levi-diventato-Matteo di Caravaggio al centro della composizione (con la Apple aggiunta per pubblicità commerciale). Per non sbagliare, la creazione del poster coincise in quello stesso anno con la registrazione della famosa canzone di Paul Maxwell’s Silver Hammer. McCartney, che era nato a Liverpool, battezzato cattolico, educato dai gesuiti, sicuramente sapeva che, seguendo una lunga tradizione, quando un papa muore il Camerlengo, in presenza degli altri cardinali, lo colpisce sulla testa con un martello d’argento, tre volte per dimostrare che è morto. Nel poster, anche l’artista del XX secolo, Fabio Traverso, sa chi viene chiamato. La scelta della scena, senza dubbio, ha avuto a che fare con la concomitanza della canzone, e il nome di Paolo con quello del papa di allora Paolo VI (1963-1978).

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8 ott 2018

Due Caravaggio in mostra a "Sanguine – Luc Tuymans on Baroque"

Il Ragazzo morso da un ramarro della Fondazione Longhi e il Davide con la testa di Golia della Galleria Borghese, in mostra a Milano presso la Fondazione Prada,  dal 18 ottobre 2018 al 25 febbraio 2019

Fondazione Prada presenta la mostra “Sanguine – Luc Tuymans on Baroque”, a cura di Luc Tuymans, nella sede di Milano dal 18 ottobre 2018 al 25 febbraio 2019. Organizzato in collaborazione con M HKA (Museo d’arte contemporanea di Anversa), KMSKA (Museo reale di belle arti di Anversa) e la città di Anversa, il progetto è proposto in una nuova e più ampia versione a Milano, dopo una prima presentazione nella città belga da giugno e settembre 2018. Tuymans ha concepito un’intensa esperienza visiva composta da più di 80 opere realizzate da 63 artisti internazionali, di cui oltre 25 sono presentate esclusivamente alla Fondazione Prada. 
“Sanguine” è una lettura personale del Barocco, costituita da accostamenti inediti e associazioni inaspettate tra lavori di artisti contemporanei e opere di maestri del passato. Senza seguire un rigido ordine cronologico o un criterio strettamente storiografico, Tuymans elude la nozione tradizionale di Barocco e invita a rileggere l’arte seicentesca, ma anche quella contemporanea, mettendone al centro la figura dell’artista e il suo ruolo nella società. 
Seguendo la lezione di Walter Benjamin, secondo il quale il Barocco segna l’inizio della modernità, Tuymans indaga in questa mostra la ricerca di autenticità, il valore politico della rappresentazione artistica, il turbamento indotto dall’arte, l’esaltazione della personalità dell’autore e la dimensione internazionale della produzione artistica, riconoscendo nel Barocco l’interlocutore privilegiato dell’arte di oggi. “Sanguine” non solo forza i confini abituali della nozione stessa di Barocco, estendendone la durata fino al nostro presente, ma dimostra anche come gli artisti abbiano contribuito, nel corso degli ultimi due secoli, a ridefinirla, dall’accezione negativa attribuita dalla critica d’arte del tardo Settecento, fino alla rivalutazione attuata dal pensiero post-moderno e alla riaffermazione di un’espressività barocca e figurativa nell’arte degli ultimi anni. 
Il titolo della mostra – una parola che identifica il colore del sangue, il temperamento violento e ricco di vitalità di una persona, ma anche una tecnica pittorica – suggerisce una molteplicità di prospettive attraverso le quali si possono interpretare le opere esposte in cui convivono violenza e simulazione, crudeltà e teatralizzazione, realismo ed esagerazione, disgusto e meraviglia, terrore ed estasi. 
Nella visione di Luc Tuymans, Caravaggio – presente in mostra con Fanciullo morso da un ramarro (1595-96) e Davide con la testa di Golia (post 1606) – grazie al realismo psicologico espresso dal suo innovativo linguaggio pittorico, supera per primo la tradizione classica e manierista, incarnando lo spirito dell’artista barocco e la volontà di comunicare con il pubblico attraverso la forza della rappresentazione. 
Il confronto con Peter Paul Rubens, il pittore di Anversa ritrattista dei potenti e uomo politico, rivela l’ambiguità formale caratteristica della pittura barocca e la complessità delle relazioni che gli artisti hanno sviluppato nell’Europa della Controriforma e dell’insorgere della borghesia mercantile. 
L’arte barocca del Sei e Settecento è la prima corrente artistica ad assumere una dimensione mondiale, pur mantenendo specificità e caratteri legati alle diverse culture locali e alle sensibilità personali testimoniate in mostra, tra gli altri, da Guido Cagnacci e Andrea Vaccaro, Anthony van Dyck e Jacob Jordaens, Francisco de Zurbarán e Johann Georg Pinsel. All’interno del nostro mondo ancora più globalizzato e connesso, suggestioni, dinamiche e temi tipici dell’arte barocca si possono individuare nei lavori di autori contemporanei lontani tra loro e riuniti da Luc Tuymans in “Sanguine”. 
Il percorso espositivo di “Sanguine”, che si sviluppa negli spazi della galleria Nord, del Podium e del Cinema della Fondazione Prada, è completato dai lavori di Nick Andrews, John Armleder, Carla Arocha e Stéphane Schraenen, Fred Bervoets, Jacques-André Boiffard, Michaël Borremans, Adriaen Brouwer, Pavel Büchler, Jake e Dinos Chapman, Vaast Colson, Njideka Akunyili Crosby, Roberto Cuoghi, Berlinde De Bruyckere, Thierry De Cordier, Willem de Rooij, Cornelis de Vos, Lili Dujourie, Marlene Dumas, Zhang Enli, Luciano Fabro, Giuseppe Gabellone, Marcel Gautherot, Isa Genzken, Joris Ghekiere, David Gheron Tretiakoff, Franciscus Gijsbrechts, Pierre Huyghe, Jonathan Johnson, On Kawara, Zlatko Kopljar, Dominik Lejman, Ives Maes, Maestro dell’Annuncio ai Pastori, Mark Manders, Diego Marcon, Kerry James Marshall, Takashi Murakami, Bruce Nauman, Nadia Naveau, Paul Thek, Vanja Radauš, Tobias Rehberger, Alex Salinas, Yutaka Sone, Henri Storck, Pascale Marthine Tayou, Javier Téllez, Piotr Tolmachov, Luc Tuymans, Dennis Tyfus, Jan Van Imschoot, Jan Vercruysse, Michaelina Wautier e Jack Whitten (fonte: Fondazione Prada).

3 ott 2018

"L'arte di vivere l'Arte. Scritti in onore di Claudio Strinati": online il video della presentazione


Disponibile on line il video della presentazione del volume L'arte di vivere l'Arte. Scritti in onore di Claudio Strinati (a cura di Pietro di Loreto), avvenuta il 27 settembre presso l'Accademia di San Luca. L'evento, coordinato da Francesco Moschini, ha visto gli interventi di Francesca CappellettiFrancesco Buranelli Riccardo Lattuada, con contributi di Mina Gregori e Paolo Nucci Pagliaro, del curatore Pietro di Loreto e dello stesso Claudio Strinati.

La pubblicazione contiene diversi saggi su temi caravaggeschi, a firma di Maria Grazia Bernardini (L'iconografia rivoluzionaria delle Sette Opere di Misericordia), Giacomo Berra (E il Caravaggio disse che «tanta manifattura gl'era à fare un quadro buono di fiori, come di figure»), Anna Coliva (Ottavio Leoni? Giuditta con la testa di Oloferne - Roma, Collezione Lemme), Alberto Cottino (Un caso interessante: il cosiddetto "Maestro delle mele rosa" tra caravaggismo e vasi a grottesche), Michele Cuppone («tre salti» sulle orme di Caravaggio intorno a Palazzo Madama), Dinko Fabris (Il liutista di Ribera: un caso precoce di caravaggismo), Helen Langdon (Caravaggio's Cardsharps and Gypsies Travel to Britain), Riccardo Lattuada (Un Archimede inedito del giovane Mattia Preti), Emilio Negro (Caravaggio e il giovane, che sonava il Lauto Wildenstein: un un rivoluzionario "manifesto" pittorico per il partito musicale petrarchesco?), Gianni Papi (Due dipinti di Juan Batuista Maino), Nicosetta Roio (Caravaggio, il problema del "Maestro della natura morta di Hartford" e il possibile ruolo dei siciliani Mario Minniti e Pietro d'Asaro), Keith Sciberras (Caravaggio ispirato. Il ruolo dei Lorena e l'Annunciazione di Nancy nella Malta del 1608: un capolavoro tra politica e religione).

L'Arte di vivere l'Arte si può ordinare contattando lo stesso editore EtgraphiaePer ulteriori informazioni clicca qui.


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2 ott 2018

Ad Arezzo "Manara, biografo di Caravaggio"

Dal 13 ottobre, la mostra a cura di Claudio Strinati in collaborazione con Claudio Curcio, presenta la fine della graphic novel di Milo Manara dedicata alla vita di Michelangelo Merisi





Gli spazi della Galleria Comunale d'Arte Contemporanea di Arezzo ospitano, in anteprima assoluta, la seconda parte della graphic novel di Milo Manara, dedicata alla vita di Michelangelo Merisi
Quasi 100 tavole in cui l’artista veronese racconta il grande maestro del Seicento e la sua esistenza avventurosa. Il talento, la passione e gli eccessi di quel genio artistico, diventano occasione per il ritorno di Manara al fumetto. Nascono così due volumi (prodotti per l'editore francese Glénat e pubblicati in Italia da Panini), frutto di un'interessante e ricca sceneggiatura. Il primo intitolato La tavolozza e la spada è del 2015 mentre il secondo, La grazia è in uscita per il 2019 ed è anticipato dalla mostra di Arezzo
Spiega Claudio Strinati che, insieme a Claudio Curcio, ha curato la mostra: “Si cerca di raccontare come i contemporanei videro e spiegarono il Caravaggio e come lo vedono gli uomini e le donne del nostro tempo, attraverso gli occhi di Milo Manara che rappresenta al meglio l’amore e le conoscenze attuali su quel grande pittore”
In mostra anche alcuni antichi autori che per primi hanno affiancato il Caravaggio, tra cui Bartolomeo Manfredi. In occasione dell’esposizione aretina, la Galleria degli Uffizi ha concesso il prestito di uno dei più grandi capolavori di Manfredi. Si tratta della disputa di Cristo tra i dottori del tempio dove rifulge chiaramente il significato profondo dell’arte caravaggesca nel Seicento (fonte: Artemagazine).

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24 set 2018

Caravaggio ucciso da uno stafilococco aureo? “No, è impossibile identificare i resti ossei”

Su The Lancet l'ipotesi di un ricercatore italiano sull'ipotesi della causa della morte del pittore bergamasco utilizzando tre differenti metodi di rilevamento del Dna: "Ucciso da uno stafilococco aureo"


Con sorprendente ciclicità si torna a parlare di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio. Non tanto delle sue opere, ma delle cause della sua morte e, ovviamente, del luogo della sua sepoltura, che restano avvolti nel mistero. 
Riprendendo un testo dell’Ihu Méditerranée Infection di Marsiglia (che fa riferimento a un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Lancet Infectious Diseases) il sito web “Qaeditoria” ha titolato di recente “Caravaggio: morto per uno stafilococco aureo”. Un po’ come accade per la Mona Lisa – il famoso dipinto di Leonardo da Vinci perennemente al centro di eclatanti scoperte – anche per Caravaggio pareva che l’ennesima notizia riguardante lo sfortunato pittore lombardo fosse difficilmente sostenibile senza dei fatti concreti. Invece pare che dei passi avanti si siano realmente fatti e che quest’ultimo tassello di verità sia compatibile proprio con i risultati di una lunga e circostanziata analisi scientifica. Anche se mettere d’accordo tutta la comunità scientifica è un’altra cosa…
Ma andiamo per gradi. 
Caravaggio morì a Porto Ercole, in Maremma. Il dato è un po’ più certo dopo che, nel 2001 nei registri della parrocchia di Sant’Erasmo a Porto Ercole, in un libro dei conti del 1656, è stato rinvenuto l’atto di morte dell’artista che riporta testualmente “A dì. 18 luglio 1609 nel ospitale di S. Maria Ausiliatrice morse Michel Angelo Merisi da Caravaggio dipintore per malattia”. A prima vista salta agli occhi che l’anno citato è 1609 e non 1610, però l’errore è plausibile poiché nell’area di Porto Ercole al tempo non fosse ancora stato introdotto il calendario gregoriano, oppure potrebbe trattarsi di una svista di trascrizione. Tuttavia l’atto ha spinto a ricercare con maggiore accuratezza la sepoltura di Caravaggio. 
Intorno al 1610 gli stranieri di misere condizioni venivano sepolti nel cimitero di San Sebastiano di Porto Ercole e sicuramente lì venne sepolto il Caravaggio. Tuttavia nel 1956, a causa dei interventi per l’ampliamento della strada di accesso al paese, i resti funebri dell’antico cimitero furono traslati in una cripta dell’attuale cimitero, e qui si sono concentrate le ricerche del gruppo di scienziati che, dopo aver sondato anche le cripte del forte spagnolo e la cripta della chiesa di Sant’Erasmo, hanno selezionato alcuni scheletri rinvenuti ed effettuato numerosi test scientifici ritenuti attendibili. Arriviamo infine al 16 giugno 2010 quando l’equipe di ricercatori ha ufficialmente sostenuto che le ossa ritrovate, con un’accettabile percentuale di sicurezza sono quelle di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.
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Però c’è chi avanza delle perplessità. Dario Piombino Mascali, antropologo siciliano che da anni lavora all’Università di Vilnius, in Lituania: “Da antropologo posso confermarti che è impossibile identificare i resti di Caravaggio. Prima di tutto le ossa: osteologicamente è difficile stabilire l’età precisa dei reperti poiché i metodi utilizzati fanno riferimento in larga parte a ricerche svoltesi negli Stati Uniti e in epoche recenti. Cioè di stato socioeconomico diverso rispetto alle persone che devono essere verificate dall’antropologo o dall’archeologo. Quindi la stima dell’età alla morte nell’adulto si rivela troppo approssimata; inoltre il metodo del radiocarbonio (C14) presenta un range di vari decenni, per cui stabilire una data certa diventa estremamente difficile. Infine il piombo, cui si fa riferimento nell’articolo di Lancet e che lo si ritrova a livelli alti ne resti dei pittori: in realtà è diagenetico – prosegue Piombino Mascali – e può essere acquisito dall’osso durante la giacitura. Per esempio c’è un caso, quello della cripta di Spitalfields, a Londra, dove negli anni Ottanta emersero numerose incongruenze tra l’età biologica e quella cronologica di alcuni resti. Ciò indicò il bisogno di una profonda revisione dei metodi usati per stimare l’età alla morte. In poche parole, con riferimento alla ricerca su Caravaggio, ritengo sia impossibile stabilire con certezza a chi appartengano quei resti

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"Se Caravaggio si fosse educato a Roma la sua pittura non avrebbe fatto notizia": intervista a Mario Marubbi

D: Dott. Marubbi, quali sono ancora i nodi da districare nell’autografia del dipinto [il San Francesco in meditazione, ndC400]
R.: Mi sembra che ormai nessuno più pensi che possa non essere un autografo. Comprendo che la difficoltà maggiore ad accettarlo tra i dipinti autografi fosse non tanto la qualità dell’opera, piuttosto evidente, quanto l’esigenza di poter giustificare una collocazione così eccentrica per un dipinto di Caravaggio. Le vicende ormai acclarate che ne legano la committenza, o almeno il suo precoce possesso, da parte del Governatore di Roma, mons. Benedetto Ala, cremonese, credo abbiano ormai sciolto i dubbi residuali. La cosa più curiosa è però che, a parte Mina Gregori cui va riconosciuto –insieme a Maurizio Marini- di avere da sempre compreso l’importanza dell’opera, le contrarietà maggiori siano venute non solo, come è legittimo, dagli specialisti, ma in particolare dall’ambiente degli storici dell’arte cremonesi e in particolare da quelli più vicini all’istituzione museale cittadina. 
D: Secondo Lei cosa cambia in Caravaggio dopo la fuga da Roma sotto il profilo dell’ars pingendi
R: Dopo la fuga precipitosa da Roma, a seguito dell’omicidio Tomassoni alla fine del maggio del 1606, Caravaggio si trova in una situazione completamente nuova. Nonostante la protezione offertagli da Costanza Colonna nei suoi feudi, egli si sente braccato e in pericolo continuo. Cambia la sua vita, ma muta anche il suo modo di dipingere, che si fa ora più veloce, immediato, quasi che la precarietà di ogni giorno imponesse un ritmo accelerato anche al suo lavoro. Di contro alle opere concluse nell’Urbe poco prima, si pensi al San Giovanni di Kansas City o anche al San Giovannino Corsini, condotte in punta di pennello, raffinatissime nelle stesure cromatiche e dense di preziosità materiche, Caravaggio utilizza ora una scrittura più veloce, allusiva, quasi gestuale, senza preoccuparsi di tornare a rifinire, abbandonando ormai gli sfondi a una indistinta penombra. Si tratta probabilmente di un cambio di stile non dettato da una mutazione poetica, ma che deve piuttosto rispondere all’esigenza di produrre dipinti in tempi brevi, probabilmente destinati ad influenti personaggi della corte pontificia, quali appunto mons. Ala, in grado di intercedere per lui presso il papa. 
D: Ci perdoni per la domanda un po’ suggestiva, ma il tema del pentimento che accomuna questo dipinto con la Maddalena o le Maddalene, visto che nella mostra francese del prossimo settembre a cura di Francesca Cappelletti e Cristina Terzaghi ne compariranno due: la Klein già nota e quella recentemente in collezione europea scoperta dalla Mina Gregori, è casuale o indotto nel Caravaggio dai fatti delittuosi che il pittore si lascia alle spalle fuggendo da Roma? 
R: Tutta la pittura di Caravaggio ha una forte componente autobiografica, fin a partire dalle opere giovanili. Non vi è dipinto che egli realizzi senza che non vi si possa riconoscere il suo coinvolgimento emotivo, la sua partecipazione affettiva al fatto narrato, quasi ri-vissuto in prima persona secondo la prassi carolina di immedesimazione che l’arcivescovo di Milano seguiva nelle sue visite ai Sacri Monti. Impensabile che le opere realizzate in sì difficile frangente della sua vita non tradiscano in qualche modo lo stato di prostrazione psicologica che lo affiggeva per il dramma di un omicidio preterintenzionale. E’ come se il pittore volesse e cercasse un modo per espiare la colpa pur non intenzionalmente commessa. E l’effigiarla nell’atteggiamento di contrizione di santi penitenti, Maddalena o Francesco che fossero, significava probabilmente manifestare apertamente il suo desiderio di espiazione e redenzione. 
D: Quindi anche lei è d’accordo nel fatto che in molti ritengono che il san Francesco sia un autoritratto. E’ così? 
R: L’idea che il volto del santo altro non sia che l’autoritratto del pittore è un pensiero longhiano non da tutti condiviso, ma che la lettura in chiave autobiografica del dipinto ha riportato sicuramente in auge. Personalmente avrei pochi dubbi ad immaginare che in quell’espressione di pacifica rassegnazione e di abbandono totale nel mistero della Provvidenza vada colto lo stato d’animo di Caravaggio in quei mesi dell’estate del 1606, e che dunque quel volto raffiguri proprio il suo autoritratto [...]

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17 set 2018

Presentazione di "L’arte di vivere l’Arte. Scritti in onore di Claudio Strinati", a Roma il 27 settembre



Giovedì 27 settembre 2018 alle ore 17:00 presso Palazzo Carpegna, sede dell’Accademia Nazionale di San Luca, in occasione del 70esimo compleanno del prof. Claudio Strinati, sarà presentato il volume L’arte di vivere l’Arte. Scritti in onore di Claudio Strinati, a cura di Pietro Di Loreto (Etgraphiae editore). Dopo i saluti istituzionali di Gianni Dessì, Presidente dell’Accademia Nazionale di San Luca, introdotti e coordinati da Francesco Moschini, Segretario Generale della stessa, interverranno Francesca Cappelletti, Francesco Buranelli e Riccardo Lattuada. Parteciperà Mina Gregori. Saranno presenti il Curatore e l’Editore. 

Il volume contiene alcuni saggi su temi caravaggeschi, a firma di Maria Grazia Bernardini (L'iconografia rivoluzionaria delle Sette Opere di Misericordia), Giacomo Berra (E il Caravaggio disse che «tanta manifattura gl'era à fare un quadro buono di fiori, come di figure»), Anna Coliva (Ottavio Leoni? Giuditta con la testa di Oloferne - Roma, Collezione Lemme), Alberto Cottino (Un caso interessante: il cosiddetto "Maestro delle mele rosa" tra caravaggismo e vasi a grottesche), Michele Cuppone («tre salti» sulle orme di Caravaggio intorno a Palazzo Madama), Dinko Fabris (Il liutista di Ribera: un caso precoce di caravaggismo), Helen Langdon (Caravaggio's Cardsharps and Gypsies Travel to Britain), Riccardo Lattuada (Un Archimede inedito del giovane Mattia Preti), Emilio Negro (Caravaggio e il giovane, che sonava il Lauto Wildenstein: un un rivoluzionario "manifesto" pittorico per il partito musicale petrarchesco?), Gianni Papi (Due dipinti di Juan Batuista Maino), Nicosetta Roio (Caravaggio, il problema del "Maestro della natura morta di Hartford" e il possibile ruolo dei siciliani Mario Minniti e Pietro d'Asaro), Keith Sciberras (Caravaggio ispirato. Il ruolo dei Lorena e l'Annunciazione di Nancy nella Malta del 1608: un capolavoro tra politica e religione).

Di seguito, l'elenco completo degli autori:
Cristina Acidini, Stefan Albl, Maria Giulia Aurigemma, Francesca Baldassari, Costanza Barbieri, Maria Grazia Bernardini, Giacomo Berra, Giuseppe Bertini, Arnauld Brejon de Lavergnée, Beatrice Buscaroli, Franco Cardini, Pierluigi Carofano, Sonia Cavicchioli, Maria Cristina Chiusa, Marco Ciampolini, Anna Coliva, Alberto Cottino, Michele Cuppone, Silvia Danesi Squarzina, Michele Di Sivo, Andrea Emiliani, Dinko Fabris, Marcello Fagiolo, Antonio Forcellino, Maria Barbara Guerrieri Borsoi, Helen Langdon, Riccardo Lattuada, Fabrizio Lemme, Anna Lo Bianco, Stéphane Loire, Stefania Macioce, Paola Mainetti, Valter Mainetti, Valerio Massimo Manfredi, Paola Mangia, Mario Marubbi, Giovanni Morello, Antonio Natali, Emilio Negro, Paolo Nucci Pagliaro, Franco Paliaga, Gianni Papi, Stefania Pasti, Alberto Mario Pavone, Francesco Petrucci, Massimo Pirondini, Rita Randolfi, Nicosetta Roio, Giancarlo Rostirolla, Keith Sciberras, Emanuela Settimi, Gianni Venturi, Rossella Vodret, Alessandro Zuccari.
«Un volume di studi honoris causa è sempre un doveroso omaggio a chi con la sua attività e con la sua personalità ha lasciato un segno profondo nel campo delle culture e della scienza. A maggior ragione quando la persona è tuttora in grado di recitare un ruolo di protagonista primario nei settori di sua pertinenza. Ecco perché dedicare un volume di studi a Claudio Strinati, ricorrendo il suo settantesimo compleanno, ci è sembrato un passo obbligato, considerando quanto questo studioso/amico ha dato e continua a dare alla cultura italiana, sia avendo ricoperto cariche istituzionali di assoluto rilievo, sia attraverso i suoi studi che continuano a svilupparsi in modo sempre originale ed approfondito. Il lungo e qualificatissimo elenco dei partecipanti, italiani e non (e non soltanto storici dell’arte), ma soprattutto il favore e l’entusiasmo espresso da tutti loro nell’aderire a questa impresa, è sicura testimonianza dell’ampiezza dei gradimenti ottenuti da Claudio in anni ed anni di impegno, oltre che della varietà e qualità di quanto ha praticato. Siamo convinti che grazie a questo ampio e straordinario ventaglio di partecipanti è stato realizzato un lavoro che si attesterà tra quelli di maggior rilievo nel campo degli studi honoris causa»

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Un potenziale inedito “San Giovannino” di Caravaggio in mostra a Monte Santa Maria Tiberina, il 6 e 7 ottobre


C’è anche la discussione e l’esposizione di un “San Giovannino”, quale potenziale autografo inedito del Caravaggio, tra le novità che segnano l’edizione di quest’anno di “Evidenza Caravaggio”, le due giornate di studio sulle opere dell’artista in programma il 6 e 7 ottobre prossimi a Monte Santa Maria Tiberina.
L’iniziativa, a cui fanno da corollario mostre e laboratori, è stata presentata oggi (giovedì 13 settembre), a Palazzo Donini, dall’assessore regionale alla Cultura Fernanda Cecchini, dal sindaco di Monte Santa Maria Tiberina Letizia Michelini, da Roberta Lapucci, responsabile del dipartimento Conservazione opere d’arte e di archeologia della “Saci” ed esperta del Caravaggio, dal presidente della scuola Studio Arts College International (SACI) Steven Brittan e dal critico d’arte Antonio Vignali. Presente anche Massimo Gazzarri, presidente onorario della libera Accademia di studi caravaggeschi. 
Il sindaco Michelini ha evidenziato come “le giornate di studio legate al mondo caravaggesco sono andate crescendo negli anni in termini di successo, trasformandosi in un vero e proprio evento che richiama a Monte Santa Maria Tiberina importanti studiosi ed appassionati. Contribuisce alla riuscita della manifestazione anche la formula di una iniziativa che unisce al convegno di studio e di approfondimento delle opere del Caravaggio laboratori e mostre. Quest’anno mettiamo inoltre a disposizione inediti ed opere altrimenti non visibili al grande pubblico”. Nel ringraziare istituzioni, enti e sponsor che hanno reso possibile la manifestazione, tra cui slow food che omaggerà con prodotti tipici locali, e la pro loco montesca, il sindaco ha annunciato che “le economie derivanti dall’iniziativa verranno assegnate al canile comprensoriale dell’Alta valla del Tevere”
Il critico Antonio Vignali, nell’illustrare il programma del convegno, ha evidenziato che “il simposio è diviso in due sezioni. La prima, sabato 6 ottobre, è dedicata alla parte documentaria e la seconda, domenica 7 ottobre, alla diagnostica, nel corso della quale saranno approfonditi gli aspetti tecnico esecutivi delle opere. Il programma si concentra in due giornate particolarmente interessanti, sia per il calibro dei relatori in programma che per le argomentazioni che verranno esposte”.
“Monte Santa Maria Tiberina – ha detto l’assessore Fernanda Cecchini è un Comune piccolo ma ha una storia importante che continua a mantenere con iniziative di grande qualità, come questo Simposio. Qui troviamo due giornate di grande significato sia per gli studiosi che per quanti intendono avvicinarsi ad un artista straordinario come Caravaggio. Un artista capace di esprimere nelle sue opere la potenza dei sentimenti. Il programma del Simposio, che vede la presenza di studiosi di chiara fama internazionale, testimonia il rigore scientifico di una iniziativa che ha la capacità di unire arte e scienza. In questa proposta si inseriscono anche le nuove tecnologie come strumenti capaci di fare ordine e di consentirci di distinguere il vero dal falso. Insieme a persone autorevoli potremmo così conoscere, in uno dei borghi più belli dell’Umbria, uno dei più grandi artisti italiani di tutti i tempi”. L’assessore ha infine ringraziato Massimo Gazzarri per il personale contributo dato alla manifestazione iniziata nel 2009 (fonte: Tuttoggi.info).

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“Caravage à Rome …”. Parla Cristina Terzaghi: "A confronto le due Maddalene, ma non formuliamo giudizi"



– Tra pochi giorni si aprirà a Parigi una importante mostra che vedrà a confronto due versioni di un capolavoro di Caravaggio, su cui i pareri degli addetti ai lavori si dividono, perché entrambe appaiono fortemente indiziate di autografia caravaggesca: la cosiddetta Maddalena Klein, già piuttosto conosciuta, studiata ed esposta varie volte e un’altra Maddalena in estasi che venne presentata quattro anni fa da Mina Gregori su “la Repubblica” ed esposta fino ad oggi solo a Tokyo. Tu, insieme a Francesca Cappelletti, siete le storiche dell’arte responsabili della mostra insieme a Pierre Curie (è il curatore del Museo Jacquemart-André, dove verranno esposte le opere, ndA), che però non mi pare sia noto come esperto ‘caravaggista’, ti chiedo quindi innanzitutto cosa vi ripromettete con questo evento; si tratta cioè di sciogliere, o comunque tentare di sciogliere, lo ‘storico’ enigma se Caravaggio abbia dipinto due testi dello stesso soggetto? E, a questo riguardo, ci sono novità che possano far pendere la bilancia a favore di una versione piuttosto che all’altra?
R: La mostra non nasce da un intento di connosseurship, ma da un’idea di Francesca Cappelletti e di Pierre Curie, che non è noto come specialista di Caravaggio, ma in occasione della mostra ha lavorato sulla giovinezza dell’artista, scrivendo un saggio nel catalogo, e si è cimentato su queste tematiche. L’idea risponde ad un’esigenza specifica, cioè quella di presentare anche a Parigi i lavori, almeno alcuni dei lavori, del genio lombardo, dal momento che stranamente nella capitale transalpina un evento del genere non si era ancora mai realizzato. Abbiamo quindi voluto che le due Maddalene in estasi fossero accostate per offrire agli studiosi ed al pubblico la possibilità di un confronto. In questo senso noi non siamo entrati nel merito dell’attribuzione, ma abbiamo messo a disposizione le opinioni già note sui dipinti, tenendo ovviamente presente che l’attribuzione al Merisi della Maddalena Klein risale al compianto Maurizio Marini, ragion per cui nel catalogo abbiamo formulato una scheda redazionale, dando conto delle opinioni degli studiosi, mentre per l’altra Maddalena, già esposta in una mostra a Tokyo nel 2017, la scheda è curata da Mina Gregori che la presenta come l’originale. Su questo aspetto non siamo intervenuti perché speriamo che si apra un dibattito tra gli studiosi, senza prevaricazioni o suggerimenti. 
– State pensando di realizzare un convegno a questo proposito? 
R: Si, a chiusura della mostra è previsto un convegno con l’obiettivo di discutere e raccogliere le impressioni e le idee degli specialisti, ribadendo che l’intento principale è proprio questo: offrire un’occasione di studio. 
– Dal punto di vista stilistico ritieni personalmente che la Maddalena in estasi sia pertinente all’ultima fase della produzione di Caravaggio (1610) o non invece al tempo della fuga nei feudi Colonna presso Roma (1606)? E’ possibile, come sostiene qualche noto ‘caravaggista’ che Caravaggio abbia dipinto due versioni di questo soggetto, una a Paliano (appunto nei feudi di Costanza Colonna, dopo la fuga da Roma) ed una a Napoli? 
R: Personalmente, dando credito agli antichi biografi, fino a qualche tempo fa pensavo che la Maddalena risalisse al 1606, quindi al tempo del soggiorno di Caravaggio, dopo la fuga da Roma, a Paliano, nei feudi Colonna. E tuttavia avendo ora potuto vedere direttamente una accanto all’altra le due versioni penso che abbia ragione chi – come Gianni Papi – sostiene da tempo una datazione al 1610, perché mi pare ci siano punti di contatto tra la Maddalena già esposta a Tokyo e la Sant’Orsola ora a Palazzo Zevallos a Napoli [...]

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10 set 2018

"Una storia senza nome". Dal 20 settembre al cinema il film di Roberto Andò intorno al furto della "Natività" di Caravaggio

Un film sul fare cinema, tra colpi di scena e ironia. E «geniale», parafrasando una battuta della sceneggiatura. Nelle sale dal 20 settembre


Dalle note di regia di Roberto Andò
“Una storia senza nome” è un film sul cinema, un atto di fede, ironico e paradossale, sulle sue capacità di investigare la realtà e di trascenderla. Si è sempre sostenuto che l’immaginazione, anche la più potente e visionaria, paghi il prezzo di una impotenza a priori: l’impossibilità di provocare effetti reali. Il mio film, in modo giocoso, e mi auguro divertente, mostra il contrario. 
Mi faceva piacere, in un momento in cui il cinema appare più fragile e marginale, raccontare una storia al cui centro ci fosse un film e il suo misterioso, imprescindibile, legame con la realtà
Con Angelo Pasquini e Giacomo Bendotti abbiamo scelto una vicenda leggendaria degli annali criminali italiani, il furto della Natività di Caravaggio, avvenuto a Palermo nel 1969, un tempo in cui la città era preda del crimine organizzato, cioè della mafia, e anche della più completa indifferenza civile. Quell’anno i ladri prelevarono il quadro dallo splendido Oratorio di San Lorenzo, scolpito dal grande scultore Giacomo Serpotta, e in una notte di pioggia lo portarono via con un’Ape. 
Molti anni dopo, il pentito Francesco Marino Mannoia rivelò che si era trattato del primo furto su commissione eseguito dalla mafia. Raccontò anche di come la tela, al momento d’essere srotolata davanti al misterioso committente, si fosse sbriciolata in mille, minuscoli, frammenti. In seguito, altre deposizioni di pentiti contraddissero o amplificarono questa versione, sino a quando i mafiosi, poco prima degli attentati che colpirono Firenze, offrirono allo Stato la restituzione del quadro in cambio di un ritocco sostanziale del 41 bis. La strage dei Gergofili spazzò via, in modo definitivo, quell’assurda trattativa. 
Se custodire e tramandare la bellezza è la forma più elementare di civiltà, questo grado minimo in Italia è sempre stato a rischio. La nostra storia civile, densa di crimini e oscurità, offre infatti una cronaca mutilata di cui solo un atto fantastico può restituirci il senso. Ecco, il mio film è un atto fantastico. 
Un capolavoro rubato e dato in pasto ai porci, come riferirono altri pentiti, è infatti un racconto perfettamente aderente ai nostri trascorsi, un ottimo pretesto per un narratore che voglia creare una miscela tra fatti reali e fatti immaginati
Ora che il film è sul punto di uscire, si annunziano nuovi sviluppi delle indagini, e si ipotizza che il quadro, dopo essere stato rubato da ladri comuni, fosse stato consegnato alla mafia, che, dopo averlo tagliato a pezzi, lo avrebbe venduto a un mercante svizzero. 
Sin qui la cronaca, vera o falsa che sia. Veniamo alla finzione. 
Al centro del plot del film c’è una giovane donna, Valeria (Micaela Ramazzotti), che vive sullo stesso pianerottolo della madre, Amalia, donna affascinante e nevrotica, (Laura Morante). Valeria lavora come segretaria di un produttore cinematografico, ma nessuno sa che è lei a scrivere le storie firmate da uno sceneggiatore di successo, Alessandro Pes (Alessandro Gassmann). 
Tutto inizia quando Valeria incontra un uomo misterioso, un poliziotto in pensione (Renato Carpentieri), che le regala una storia. Da quel momento, la sceneggiatrice si troverà immersa in un meccanismo implacabile e rocambolesco. 
Con questo film avevo voglia di ritornare a un tono leggero, e di ritrovare temi che mi accompagnano da sempre: il fascino dell’impostura, i sentimenti nascosti che aspettano il momento propizio per uscire allo scoperto, gli equivoci che fanno d’improvviso deragliare la vita lasciandone esplodere il lato comico e imprevisto. 
A chi mi chiede se il mio film è una commedia rispondo con una frase di Billy Wilder: “Quando sto per fare un film non lo classifico mai, non dico che è una commedia, aspetto l’anteprima, se il pubblico ride molto dico che è una commedia, altrimenti dico che è un film serio o un noir”.


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5 set 2018

Riapre (per tre giorni) la galleria di palazzo degli Alberti

Dal 7 al 9 settembre, in occasione della festa cittadina, una mostra temporanea per ammirare il meglio della collezione nella sede che oggi appartiene a Intesa San Paolo


PRATO. Tornano finalmente a casa i gioielli di Bellini, Caravaggio e Filippo Lippi che mancano a Prato dal 2011. Erano le opere della Cassa di risparmio di Prato, oggi proprietà della banca popolare di Vicenza in liquidazione coatta amministrativa, che ritornano al palazzo degli Alberti di Intesa San Paolo e possono essere nuovamente ammirate dal pubblico. 
In attesa che la galleria di palazzo degli Alberti riapra al pubblico, quello che Intesa Sanpaolo definisce “un gesto concreto per restituire alla città un patrimonio comune”, dal 7 al 9 settembre sarà possibile visitare gratuitamente in galleria una selezione di 11 opere, tra cui i capolavori di Caravaggio, Giovanni Bellini, Filippo Lippi, Puccio di Simone, alcune opere del Cinque-Seicento di area fiorentina e due sculture di Lorenzo Bartolini, artista di Prato attivo nella prima metà dell’Ottocento. Una piccola mostra temporanea con il meglio della collezione di palazzo degli Alberti visitabile a partire dalle 15.30 del 7 settembre, con gruppi di 25 persone ogni mezz’ora. Ecco il programma delle visite: venerdì 7 settembre dalle 15.30 alle 19.00 (ultimo ingresso alle 18.30), sabato 8 e domenica 9 settembre dalle 10 alle 13 (ultimo ingresso alle 12.30) e dalle 14.30 alle 19 (ultimo ingresso alle 18.30). 
Tutti i dettagli dell'iniziativa saranno spiegati venerdì 7 settembre durante una conferenza stampa nella sede di via Rinaldesca (fonte: Il Tirreno)

2 set 2018

Due Caravaggio in mostra ad Anversa: la conferenza di Francesca Cappelletti

Anversa, L'opera di Caravaggio. Il 4 settembre dialogo tra Luc Tuymans e Francesca Cappelletti in occasione di Antwerp Baroque City 2018


Dove: Auditorium M HKA, Leuvenstraat 32 - 2000 Antwerpe. 
Evento coorganizzato con il M HKA, in collaborazione con la società Dante Alighieri di Anversa, nell'ambito della mostra Sanguine/Bloedrood. Luc Tuymans on Baroque, ideata e curata dall’artista per il M HKA (il Museo di Arte Contemporanea di Anversa) e per la Fondazione Prada in occasione della manifestazione Antwerp Baroque City 2018
Con l’esposizione Sanguine/Bloedrood Luc Tuymans vuole mettere a confronto opere chiave del barocco di Francisco de Zurbarán, Caravaggio e Anthony van Dyck tra gli altri, con opere di maestri classici contemporanei quali On Kawara e Edward Kienholz, integrate da opere di stelle contemporanee come Zhang Enli, Takashi Murakami, Michaël Borremans e Tobias Rehberger
È merito di Luc Tuymans e la sua squadra se il M HKA ha ottenuto in prestito e può esporre due capolavori del Caravaggio: Flagellazione (1607-1608) e Fanciullo morso da un ramarro (ca.1596-1597), che hanno potuto lasciare l’Italia in via del tutto eccezionale. 
Martedì 4 settembre alle ore 15, Luc Tuymans dialogherà con Francesca Cappelletti sull'opera di Caravaggio. Cappelletti prenderà spunto dalle due opere della mostra, mentre Tuymans commenterà partendo da una visione artistica contemporanea e ‘curatoriale’. 
Francesca Cappelletti insegna storia dell’arte all’università di Ferrara, Italia. Ha studiato a Roma, Londra e Parigi. Cappelletti che è specialista dell’opera del Caravaggio ha pubblicato nel 2009 Caravaggio. Un ritratto somigliante, una monografia edita da Electa. 
Dopo la presentazione il pubblico potrà visitare le due opere del Caravaggio e la mostra Sanguine/Bloedrood. Luc Tuymans on Baroque
L'evento è gratuito per chi è in possesso di un biglietto d’ingresso al museo 

Informazioni 
Data: Mar 4 Set 2018 
Orario: Dalle 15:00 alle 16:00 
Organizzato da : M HKA e Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles 
In collaborazione con: Società Dante Alighieri di Anversa 
Ingresso: A pagamento

30 ago 2018

L’arte della censura idiota: oscurati i genitali del "San Giovanni" di Caravaggio

Apre il 6 ottobre a Milano la mostra virtuale "Caravaggio. Oltre la tela"


Quando il perbenismo bigotto si unisce alla censura i risultati sono sempre osceni. Più di qualunque altra trovata idiota e quasi sempre fuori luogo. Ecco allora che purtroppo non stupisce ma fa rizzare i capelli la provocazione dei curatori della pagina Facebook ufficiale della “mostra immersiva” su Caravaggio, che si terrà al Museo della Permanente di Milano dal 6 ottobre 2018 al 27 gennaio 2019.
In una delle immagini pubblicate per promuovere l’evento, i genitali del San Giovanni Battista (dipinto conosciuto anche come Giovane con un montone) del grande pittore italiano, sono stati infatti pixellati, ovvero appositamente oscurati. Qualcuno dirà che si tratta di una quisquilia pubblicitaria, altri penseranno a una mossa preventiva per evitare la mannaia del social network sui nudi. Ritenere però che serva promuovere così una mostra su Caravaggio, di per sé per ovvi motivi straordinaria e partecipata, è tanto ingenuo quanto pretestuoso.
Era quindi prevedibile che gli utenti si scatenassero in una serie di critiche, quando non di insulti veri e propri, rivolti agli autori del post. La scusa della censura di Facebook è poi alquanto peregrina, visto e considerato che di casi simili se ne potrebbero citare a bizzeffe. Proprio riguardo all’oscuramento di opere di Michelangelo Merisi, il social più utilizzato al mondo, ha già dovuto scusarsi dopo aver bloccato la pagina di Hamilton Moura Filho Desivel, art promoter di stanza a Milano.
Quest’ultimo si era visto bloccare la pagina per aver pubblicato il Cupido del dipinto di Caravaggio Amor vincit omnia. “Un affronto alla storia e alla cultura”, replicò prontamente l’art promoter. Questa volta, più semplicemente, siamo di fronte all’idiozia ignorante di qualche promotore. E viene in mente il Corto di Pratt: “Non sono nessuno per giudicare, so solamente che ho un’antipatia innata per i censori e i probiviri. Ma soprattutto sono i redentori coloro che mi disturbano di più” (fonte: Il Primato Nazionale)

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29 ago 2018

"I misteri del Caravaggio", di Annalisa Stancanelli su "La Sicilia"

Alcune tappe del soggiorno siciliano di Merisi messe in discussione. il suo percorso ancora oggetto di studio e di ricostruzione: un'infinita spy story



[...] Della "Natività" si è sempre pensato che fu dipinta da Caravaggio al termine del suo soggiorno siciliano, nel 1609 a Palermo, dov'era conservata nell’oratorio di S. Lorenzo. Questo per lo meno facevano credere alcuni biografi, rivelatisi però non sempre attendibili. Ma di recente studiosi come Maurizio Calvesi, Michele Cuppone, Giovanni Mendola e Francesca Curti hanno ripreso con nuove prove un’ipotesi formulata negli anni ‘80, secondo cui il dipinto sarebbe da ricondurre alla produzione romana di Merisi e alla commissione diretta, nell'anno 1600, del mercante Fabio Nuti; questi richiese al pittore un dipinto specificandone solo le misure, nelle quali la Natività vi rientra. L'ipotesi di cronologia romana è confermata anzitutto dallo stile (pennellata accurata, colori accesi), dalla composizione (con una sorta di horror vacui), dai confronti iconografici (stringenti con le pitture della cappella Contarelli) e dalle caratteristiche tecniche del telo (un unico, grande brano di tessuto) – tutti elementi che avvicinano la "Natività" più ai dipinti di Roma che non a quelli di Siracusa e Messina. Inoltre importanti ritrovamenti documentari hanno fatto luce sulla rete di relazioni che legava Caravaggio, Nuti e soci, Palermo e nello specifico l’oratorio. Senza contare che la modella che vestì i panni della Vergine è la stessa che posò nel 1602 nella "Giuditta e Oloferne". La nuova cronologia della "Natività" è ora un dato acquisito ed è stata accolta subito dai più autorevoli caravaggisti, come Claudio Strinati, Vittorio Sgarbi, Alessandro Zuccari, Keith Christiansen. È possibile pure che Merisi non sia mai passato da Palermo, tanto più se da Messina intendeva tornare a Roma passando per Napoli. Fra le altre novità che, poco alla volta, sono state pubblicate in particolare da Cuppone, vi è una copia antica finora sconosciuta del quadro, nota solo attraverso una foto in bianco e nero poiché appartenuta al gerarca fascista Federzoni e andata dispersa durante la guerra.

Il giornalista palermitano Riccardo Lo Verso ha recentemente pubblicato il libro “La tela dei boss. La verità sul Caravaggio rubato” in cui ha raccontato la storia del furto dell’opera e gli sviluppi della vicenda fino ai giorni nostri. Negli anni Lo Verso aveva conservato documenti riferiti al furto del dipinto, trafugato nell’ottobre del 1969, ma negli ultimi diciotto mesi ha potuto consultare alcuni atti giudiziari che gli hanno ispirato una nuova prospettiva per affrontare la ricostruzione dei fatti e dei collegamenti che portarono il dipinto da Palermo fino in Svizzera. Nel libro, come sottolinea Lo Verso, la vicenda si spoglia di sovrastrutture e dell’aura mitica. Si fanno nomi e cognomi delle persone coinvolte; alcuni dei protagonisti del furto del dipinto e della sua compravendita sono ancora vivi. «La sparizione del quadro – sottolinea Lo Verso – è un furto commesso da gente in carne ossa». Il giornalista, che apprese del furto in maniera diretta leggendo un articolo di Mauro De Mauro, è possibilista sull’esistenza del dipinto. «Secondo me ci sono davvero speranze di rientrarne in possesso. Poi le speranze, magari, non si concretizzano, ma è un punto di partenza su cui lavorare. Da cronista giudiziario ritengo che si potranno rintracciare responsabilità precise. Per trovare il quadro, come sempre, ci vuole un pizzico di buona sorte». Dopo che la vicenda del destino della “Natività” è stata diffusa tutti si augurano che sia possibile ritrovare il meraviglioso dipinto … Chissà che “la buona ventura” stavolta aiuti il Caravaggio!

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24 ago 2018

Ancora sul progetto Caravaggio di Porto Ercole. L'opinione di Tomaso Montanari

Il caso Porto Ercole-Caravaggio è esemplare. E non per la farsa delle ossa (un falso sconcertante), o per il costosissimo, orribile ossario: una vicenda che non rientra nelle materie culturali, ma semmai tra quelle che competono alla magistratura, ordinaria e contabile. 
Esemplare è invece l’idea di promozione turistica che questa storia porta a galla. Per otto anni l’amministrazione di Monte Argentario ha investito energie e denaro pubblico per costruire intorno all’improbabile “parco funerario” un non meno risibile “brand Caravaggio”. Il sindaco appena decaduto rivendica con orgoglio di aver speso mezzo milione di euro (!) per portare a Porto Ercole un’opera dell’artista che è sempre esposta alla Galleria Borghese di Roma (a un’ora e mezzo di auto o treno). 
Si è progettata una mostra virtuale di Caravaggio: un imbarazzante super album fotografico che si limiterebbe ad allineare permanentemente le riproduzioni in scala reale di tutti i quadri del Merisi. 
E se i cartelli stradali definiscono oggi Porto Ercole «borgo del Caravaggio», un «itinerario caravaggesco» monopolizza la segnaletica nel Paese Vecchio
Ebbene, si tratta di un caso clamoroso di “pubblicità ingannevole”: il povero Caravaggio è, sì, morto proprio a Porto Ercole il 18 luglio 1610, ma le nostre certezze si fermano qua. Con ogni probabilità egli non si è nemmeno reso conto del luogo in cui trascorrevano le sue ultime, terribili ore, nelle quali moriva di febbre malarica: e oggi non possiamo indicare né luoghi né oggetti né documenti collegati, anche solo indirettamente, alla sua persona e tantomeno alla sua arte
Il paradosso è che Porto Ercole non avrebbe alcun bisogno di questo imbarazzante marketing del nulla. Se quei soldi e quelle energie fosse state spese per tutelare e promuovere la bellezza che c’è, il ritorno sarebbe stato incomparabilmente più alto. 
C’è solo l’imbarazzo della scelta: tenere più pulite le spiagge, svuotare più spesso i cassonetti, migliorare i trasporti pubblici e la inesistente copertura wifi (magari con la fibra ottica), portare il metano, mettere in sicurezza la rete idrica (un vero colabrodo), creare spazi per il coworking per chi decide di trascorrere periodi più lunghi in questo luogo incantevole. 
E ancora: incentivare la nascita di esercizi pubblici sostenibili nell’ormai deserto Paese Vecchio (collegandolo con un marciapiede sicuro), favorire un recupero dei capannoni abbandonati della Cirio, non all’insegna dell’ultralusso per pochi ma pensando a un luogo accessibile a tutti. 
E poi la politica per la cultura: creare nell’abbandonato Asilo Ricasoli un museo che racconti in modo coinvolgente ai cittadini e ai turisti la lunghissima, mirabile storia di Porto Ercole. Un museo che prenda a modello la didattica sperimentata nei Parchi della Val di Cornia, o nell’eccellente e recente Magma di Follonica: per restare in Toscana. 
Un museo che insegni non solo la storia politica e militare dell’età classica, del medioevo romano, dell’epoca senese o della dominazione spagnola, ma che permetta di conoscere la vita quotidiana dei pescatori, facendola narrare all’ultima generazione in grado di farlo. 
Insomma, non si può creare turismo culturale senza un rispetto, seppur minimo, per la cultura: ed è anche inutile, perché chi ama Caravaggio lo cerca dov’è davvero, e cioè nelle chiese di Roma e nei musei di tutto il mondo. 
E soprattutto non ce n’è alcun bisogno, perché non serve truccare le carte per portare turisti a Porto Ercole. Basterebbe governare in modo onesto e lungimirante la struggente bellezza che la natura e la storia hanno donato a questo piccolo, e straordinario, angolo di Italia (fonte: Il Tirreno).

11 ago 2018

"Va in scena a Parigi l’ultima Maddalena di Caravaggio", di Dario Pappalardo su la Repubblica

Il capolavoro del Merisi rivelato da Mina Gregori a "Repubblica" sarà in mostra al Jacquemart-André. Dopo Tokyo e il no a Milano è la prima volta che l’opera lascia il caveau in Svizzera per l’Europa. E c’è chi pensa all’acquisto 




La Maddalena in estasi di Caravaggio torna sulla scena. Il quadro che Mina Gregori, la principale esperta mondiale della materia, attribuì al pittore maledetto in un’intervista a Repubblica dell’ottobre 2014, sarà esposto per la prima volta in Europa. Dopo l’unica apparizione a Tokyo, nel 2016, e dopo il clamoroso no alla mostra di Milano dello scorso anno, l’ultimo capolavoro di Michelangelo Merisi andrà a Parigi. Il dipinto lascerà il caveau svizzero in cui è custodito per occupare l’ultima sala della mostra Caravage à Rome, amis & ennemis, al Museo Jacquemart-André dal 21 settembre al 28 gennaio 2019. Si tratterà di una "prima" a tutti gli effetti. Non solo perché l’opera potrà finalmente essere vista da un ampio pubblico, ma anche perché sarà esposta accanto alla Maddalena Klain, la tela di collezione romana che, prima dell’annuncio di Mina Gregori, era considerata il soggetto più vicino all’originale perduto. Secondo la lettera scritta il 29 luglio 1610 – undici giorni dopo la morte dell’artista – da Diodato Gentile, vescovo di Caserta, al cardinale collezionista Scipione Borghese, nell’ultimo viaggio verso Porto Ercole, Caravaggio portava con sé sulla barca "doi S. Giovanni e la Maddalena". "La Maddalena", in questione, con buona probabilità, era proprio il quadro ritrovato da Mina Gregori di cui si conoscevano già decine di repliche di copisti in tutta Europa. Al Jacquemart-André anche il dipinto Klain riporterà l’attribuzione a Caravaggio: la "sfida" che apre un capitolo nuovo nella storia dell’arte partirà da qui. Ma gli studiosi che hanno avuto modo di analizzare da vicino entrambi i soggetti – con Gregori anche l’olandese Bert Treffers e poi Rossella Vodret – hanno pochi dubbi: la qualità della Maddalena scoperta nel 2014 sarebbe decisamente superiore
Di sicuro, la tela, che misura 108 x 98,5 centimetri, ha bisogno di un restauro che renda più leggibile la parte inferiore particolarmente compromessa. Se l’ultimo Caravaggio approda in Francia, il risultato è frutto di una trattativa tutta italiana. La mostra Caravage à Rome, amis & ennemis, infatti, è curata da Francesca Cappelletti, autrice degli studi più aggiornati sul pittore, con Maria Cristina Terzaghi e Pierre Curie. «La Maddalena Gregori è molto più vicina alla Sant’Orsola – il dipinto estremo di Caravaggio del 1610 – di qualsiasi altro quadro», dice Cappelletti. E se il pittore maledetto avesse dipinto due soggetti identici? «La questione dei doppi di Caravaggio non è banale: si presenta per più opere, a partire dal Ragazzo morso dal ramarro. Ma io credo che replicasse raramente i suoi quadri. Intanto, è importante che i due esemplari si vedano finalmente insieme». 
Il primo confronto tra le Maddalene si consumerà in un’esposizione che conta altri prestiti importanti: primo fra tutti, il Suonatore di liuto dell’Ermitage, che debutta fuori dalla Russia fresco di restauro
Ma, come sintetizza il titolo della mostra, ci saranno anche gli "amici" e i "nemici" di Caravaggio, con le loro opere divise in sale che raccontano i soggetti iconografici della Roma di inizio Seicento: dal "Teatro delle teste tagliate" alla "Musica e le nature morte", passando per le "Meditazioni dei santi". «Perché Caravaggio non può essere conosciuto da solo – spiega Cappelletti –. Se non lo vedi con i contemporanei, non lo capisci. Si tende a isolarlo con i caravaggeschi, ma l’ambiente romano di quel tempo è vivacissimo, fatto di pittori che si guardano, copiano, invidiano. La mostra vuole restituire quel clima storico». 
In questo gran teatro della pittura di primo Seicento, la Maddalena in estasi sarà il colpo di scena finale, al termine del percorso. Ma attorno al quadro restano misteri e domande. Perché, solo lo scorso anno, non ha potuto viaggiare dalla Svizzera alla vicina Milano e ora invece può raggiungere Parigi in tutta tranquillità? Fonti vicine ai proprietari della tela ci hanno fornito qualche risposta. Il prestito fu negato alla mostra di Palazzo Reale Dentro Caravaggio, curata da Rossella Vodret nel settembre 2017, perché, in quel momento, la Maddalena era oggetto di una trattativa di vendita, poi sfumata. Si temeva che, una volta in Italia, l’opera potesse essere sottoposta a vincolo da parte del ministero dei Beni culturali? «Non si corre alcun rischio di questo tipo. Il quadro non è mai entrato o uscito dall’Italia in tempi recenti – sostiene chi si è già occupato del prestito –. Ci sono una serie di documenti che tutelano l’opera e i proprietari». Tra questi, il biglietto con grafia seicentesca che recita: "Madalena reversa di Caravaggio a Chiaia ivi da servare (o portare, ndr) pel beneficio del Cardinale Borghese di Roma". 
Mostrato solo attraverso una riproduzione, non ha mai lasciato l’archivio dei proprietari, che non hanno intenzione di uscire allo scoperto, ma vogliono far sapere: «Non c’è alcun pregiudizio verso l’Italia. Non si vuole che il dipinto sia esposto a tutti i costi, non deve diventare una star. Abbiamo rifiutato alcune proposte perché non c’erano garanzie sufficienti e progetti di qualità. Non ci interessa mandare in tour la Maddalena per incrementarne popolarità e valore economico». 
Che l’opera sia sul mercato, però, non è un segreto. Una "grande istituzione straniera" avrebbe già provato ad acquistarla, ma l’offerta non è stata "ritenuta adeguata". E i musei italiani? «Se un’istituzione italiana dovesse farsi avanti, la proprietà non avrebbe alcuna preclusione. 
Finora non è accaduto. Ma quante sono le risorse disponibili in Italia?». Il vero punto, infatti, è che il prezzo della Maddalena rischia di essere troppo alto. Non ci sono cifre ufficiali, ma, grazie al battage costruito intorno al pittore negli ultimi anni, un dipinto del genere potrebbe raggiungere anche i cento milioni di euro. Un Caravaggio autentico disponibile per essere venduto rappresenta una rarità assoluta. 
«La Maddalena è la Gioconda di Caravaggio: è l’opera che viaggiava con lui. Appartiene al patrimonio mondiale», ricorda chi gioca un ruolo in questa partita. La Gioconda: Leonardo. 
Non si può non pensare alle coincidenze. Nei giorni in cui la Maddalena di Caravaggio arriverà a Parigi, il Louvre di Abu Dhabi – dal 18 settembre – esporrà il discusso Salvator Mundi attribuito al genio di Vinci, diventato l’opera più costosa della storia: 450 milioni di dollari. Se c’è qualcuno al mondo che oggi può permettersi un vero Caravaggio, sicuramente abita negli Emirati (fonte: la Repubblica)

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