Il blog CARAVAGGIO400, fondato nel 2009 da Massimo D'Alessandro e Nicoletta Retico in occasione del quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ha l'intenzione di attivare e creare un punto di approfondimento e discussione sull'opera di uno dei più grandi maestri della pittura seicentesca di cui far conoscere principalmente la sua opera e la sua arte ancor più che la sua vita e biografia, su cui troppo spesso si è concentrata l'attenzione dei media trascurando l'innovazione e il genio del grande pittore. Invitiamo tutti gli studiosi, appassionati e chiunque voglia dare un suo contributo ad inserire commenti e inviare segnalazioni a questo blog.

11 ago 2018

"Va in scena a Parigi l’ultima Maddalena di Caravaggio", di Dario Pappalardo su la Repubblica

Il capolavoro del Merisi rivelato da Mina Gregori a "Repubblica" sarà in mostra al Jacquemart-André. Dopo Tokyo e il no a Milano è la prima volta che l’opera lascia il caveau in Svizzera per l’Europa. E c’è chi pensa all’acquisto 




La Maddalena in estasi di Caravaggio torna sulla scena. Il quadro che Mina Gregori, la principale esperta mondiale della materia, attribuì al pittore maledetto in un’intervista a Repubblica dell’ottobre 2014, sarà esposto per la prima volta in Europa. Dopo l’unica apparizione a Tokyo, nel 2016, e dopo il clamoroso no alla mostra di Milano dello scorso anno, l’ultimo capolavoro di Michelangelo Merisi andrà a Parigi. Il dipinto lascerà il caveau svizzero in cui è custodito per occupare l’ultima sala della mostra Caravage à Rome, amis & ennemis, al Museo Jacquemart-André dal 21 settembre al 28 gennaio 2019. Si tratterà di una "prima" a tutti gli effetti. Non solo perché l’opera potrà finalmente essere vista da un ampio pubblico, ma anche perché sarà esposta accanto alla Maddalena Klain, la tela di collezione romana che, prima dell’annuncio di Mina Gregori, era considerata il soggetto più vicino all’originale perduto. Secondo la lettera scritta il 29 luglio 1610 – undici giorni dopo la morte dell’artista – da Diodato Gentile, vescovo di Caserta, al cardinale collezionista Scipione Borghese, nell’ultimo viaggio verso Porto Ercole, Caravaggio portava con sé sulla barca "doi S. Giovanni e la Maddalena". "La Maddalena", in questione, con buona probabilità, era proprio il quadro ritrovato da Mina Gregori di cui si conoscevano già decine di repliche di copisti in tutta Europa. Al Jacquemart-André anche il dipinto Klain riporterà l’attribuzione a Caravaggio: la "sfida" che apre un capitolo nuovo nella storia dell’arte partirà da qui. Ma gli studiosi che hanno avuto modo di analizzare da vicino entrambi i soggetti – con Gregori anche l’olandese Bert Treffers e poi Rossella Vodret – hanno pochi dubbi: la qualità della Maddalena scoperta nel 2014 sarebbe decisamente superiore
Di sicuro, la tela, che misura 108 x 98,5 centimetri, ha bisogno di un restauro che renda più leggibile la parte inferiore particolarmente compromessa. Se l’ultimo Caravaggio approda in Francia, il risultato è frutto di una trattativa tutta italiana. La mostra Caravage à Rome, amis & ennemis, infatti, è curata da Francesca Cappelletti, autrice degli studi più aggiornati sul pittore, con Maria Cristina Terzaghi e Pierre Curie. «La Maddalena Gregori è molto più vicina alla Sant’Orsola – il dipinto estremo di Caravaggio del 1610 – di qualsiasi altro quadro», dice Cappelletti. E se il pittore maledetto avesse dipinto due soggetti identici? «La questione dei doppi di Caravaggio non è banale: si presenta per più opere, a partire dal Ragazzo morso dal ramarro. Ma io credo che replicasse raramente i suoi quadri. Intanto, è importante che i due esemplari si vedano finalmente insieme». 
Il primo confronto tra le Maddalene si consumerà in un’esposizione che conta altri prestiti importanti: primo fra tutti, il Suonatore di liuto dell’Ermitage, che debutta fuori dalla Russia fresco di restauro
Ma, come sintetizza il titolo della mostra, ci saranno anche gli "amici" e i "nemici" di Caravaggio, con le loro opere divise in sale che raccontano i soggetti iconografici della Roma di inizio Seicento: dal "Teatro delle teste tagliate" alla "Musica e le nature morte", passando per le "Meditazioni dei santi". «Perché Caravaggio non può essere conosciuto da solo – spiega Cappelletti –. Se non lo vedi con i contemporanei, non lo capisci. Si tende a isolarlo con i caravaggeschi, ma l’ambiente romano di quel tempo è vivacissimo, fatto di pittori che si guardano, copiano, invidiano. La mostra vuole restituire quel clima storico». 
In questo gran teatro della pittura di primo Seicento, la Maddalena in estasi sarà il colpo di scena finale, al termine del percorso. Ma attorno al quadro restano misteri e domande. Perché, solo lo scorso anno, non ha potuto viaggiare dalla Svizzera alla vicina Milano e ora invece può raggiungere Parigi in tutta tranquillità? Fonti vicine ai proprietari della tela ci hanno fornito qualche risposta. Il prestito fu negato alla mostra di Palazzo Reale Dentro Caravaggio, curata da Rossella Vodret nel settembre 2017, perché, in quel momento, la Maddalena era oggetto di una trattativa di vendita, poi sfumata. Si temeva che, una volta in Italia, l’opera potesse essere sottoposta a vincolo da parte del ministero dei Beni culturali? «Non si corre alcun rischio di questo tipo. Il quadro non è mai entrato o uscito dall’Italia in tempi recenti – sostiene chi si è già occupato del prestito –. Ci sono una serie di documenti che tutelano l’opera e i proprietari». Tra questi, il biglietto con grafia seicentesca che recita: "Madalena reversa di Caravaggio a Chiaia ivi da servare (o portare, ndr) pel beneficio del Cardinale Borghese di Roma". 
Mostrato solo attraverso una riproduzione, non ha mai lasciato l’archivio dei proprietari, che non hanno intenzione di uscire allo scoperto, ma vogliono far sapere: «Non c’è alcun pregiudizio verso l’Italia. Non si vuole che il dipinto sia esposto a tutti i costi, non deve diventare una star. Abbiamo rifiutato alcune proposte perché non c’erano garanzie sufficienti e progetti di qualità. Non ci interessa mandare in tour la Maddalena per incrementarne popolarità e valore economico». 
Che l’opera sia sul mercato, però, non è un segreto. Una "grande istituzione straniera" avrebbe già provato ad acquistarla, ma l’offerta non è stata "ritenuta adeguata". E i musei italiani? «Se un’istituzione italiana dovesse farsi avanti, la proprietà non avrebbe alcuna preclusione. 
Finora non è accaduto. Ma quante sono le risorse disponibili in Italia?». Il vero punto, infatti, è che il prezzo della Maddalena rischia di essere troppo alto. Non ci sono cifre ufficiali, ma, grazie al battage costruito intorno al pittore negli ultimi anni, un dipinto del genere potrebbe raggiungere anche i cento milioni di euro. Un Caravaggio autentico disponibile per essere venduto rappresenta una rarità assoluta. 
«La Maddalena è la Gioconda di Caravaggio: è l’opera che viaggiava con lui. Appartiene al patrimonio mondiale», ricorda chi gioca un ruolo in questa partita. La Gioconda: Leonardo. 
Non si può non pensare alle coincidenze. Nei giorni in cui la Maddalena di Caravaggio arriverà a Parigi, il Louvre di Abu Dhabi – dal 18 settembre – esporrà il discusso Salvator Mundi attribuito al genio di Vinci, diventato l’opera più costosa della storia: 450 milioni di dollari. Se c’è qualcuno al mondo che oggi può permettersi un vero Caravaggio, sicuramente abita negli Emirati (fonte: la Repubblica)

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4 ago 2018

Il Sacrificio di Isacco di Caravaggio torna agli Uffizi

Il Sacrificio di Isacco di Caravaggio rientra alle Gallerie degli Uffizi dopo le mostre a Milano e Forlì. Il direttore Schmidt: “Opportuno che il prezioso dipinto non si allontani più da Firenze”


Importante novità per l’immenso patrimonio storico e culturale di Firenze. Dopo il prestito per due importanti mostre, a Milano e a Forlì, il Sacrificio di Isacco di Caravaggio torna infatti a casa. Il gesto dell’angelo che ferma all’ultimo, drammatico, momento il braccio di Abramo deciso a ubbidire al volere del Signore ed a uccidere il figlio Isacco, descritto con incalzante realismo da Caravaggio, torna infatti da questa mattina [del 2 agosto, ndC400] nella sua collocazione agli Uffizi. Dalle 9:30 di oggi, per i tanti turisti che popolano il capoluogo toscano in questa calda estate, sarà di nuovo visibile a Firenze questo capolavoro assoluto. 
Il Sacrificio di Isacco del Caravaggio sarà esposto nella sala 91 nella quale, nelle settimane scorse, è stata allestita una nuova cornice/teca capace di garantire un’ottima visibilità oltre al mantenimento costante delle condizioni ambientali, temperatura ed umidità, più adatte alla migliore conservazione dell’opera. Come ha dichiarato il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, “sarà opportuno che il prezioso dipinto non si allontani più da Firenze e dalle Gallerie degli Uffizi”. 
“In questi ultimi decenni il lavoro di Michelangelo Merisi ha assunto un ruolo di primissimo piano. Tanto da divenire una delle opere identitarie del nostro museo. Per questo si sono attivate le procedure che inseriranno presto il Sacrificio di Isacco nella lista delle opere inamovibili” ha concluso (fonte: Corriere Nazionale).

26 lug 2018

"Caravaggio e i suoi". Escono gli atti delle Giornate di Studi



Finalmente disponibili gli atti delle Giornate di Studi "Caravaggio e i suoi", a cura di Pierluigi Carofano (Felici Edizioni, Pisa, 2017). Le Giornate si erano svolte presso il Palazzo Museo Bourbon del Monte di Monte Santa Maria Tiberina, l'8-9 ottobre 2016
Almeno sette i contributi a tema più strettamente merisianoEmilio Negro, rilegge la partitura musicale del Suonatore di liuto; Michele Cuppone, getta nuova luce sulla collezione di Ottavio Costa rivedendo alcune cronologie; Enrico Lucchese, si sofferma sulla figura di Francesco Sessa, padrino di battesimo di Merisi, e sui legami di quest'ultimo con l'area veneta; Francesca Curti, indaga i rapporti del pittore con botteghe d'arte e committenze a Roma e in particolare intorno alla Natività di Palermo; Mario Marubbi, pubblica una copia del San Francesco in preghiera di Cremona; Nicosetta Roio, immagina un arrivo pressoché in contemporanea di Caravaggio e di Mario Minniti a Roma intorno al 1595; Stefania Macioce, presenta un indizio sull'autografia o meno della discussa Giuditta di Tolosa.

Il volume è acquistabile su Libro Co., Art & LibriVita e Pensiero e Artbooks., oppure contattando Merigo Art Books.


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25 lug 2018

"Una storia senza nome": il trailer del film di Roberto Andò sul furto della "Natività" di Palermo

Pubblicato il trailer di Una storia senza nome, il nuovo film di Roberto Andò che sarà presentato nella selezione ufficiale della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2018. Protagonisti del film Micaela Ramazzotti, Renato CarpentieriAlessandro Gassman, Laura Morante.


Roberto Andò presenterà nell’ambito della Selezione Ufficiale – Fuori Concorso della 75esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia il suo nuovo film Una storia senza nome, che prende spunto da uno dei più grandi e misteriosi furti d’arte di sempre: quello della Natività del Caravaggio, scomparsa nel 1969 a Palermo. 
Descritto dallo stesso regista come “un film sul cinema”, Una storia senza nome alterna i toni del thriller a quelli della commedia e indaga il rapporto che il cinema stesso instaura tra finzione e vita vera, nonché le “sue capacità di investigare la realtà e di trascenderla”. 
Valeria (Micaela Ramazzotti), giovane segretaria di un produttore cinematografico, vive sullo stesso pianerottolo della madre, Amalia, donna eccentrica e nevrotica (Laura Morante), e scrive in incognito per uno sceneggiatore di successo, Alessandro (Alessandro Gassmann). 
Un giorno, Valeria riceve in regalo da uno sconosciuto, un poliziotto in pensione (Renato Carpentieri), la trama di un film. Ma quel plot è pericoloso, “la storia senza nome” racconta infatti il misterioso furto, avvenuto a Palermo nel 1969, di un celebre quadro di Caravaggio, la Natività. Da quel momento, la sceneggiatrice si troverà immersa in un meccanismo implacabile e rocambolesco. Una storia senza nome arriverà al cinema dal 20 settembre 2018 (fonte: Cinefilos).


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16 lug 2018

Nuova pubblicazione "Caravaggio. L’uomo, l’artista" di Rossella Vodret. Leggi un'anteprima


UTET Grandi Opere torna a pubblicare un’opera su un grande artista italiano che ha rivoluzionato l’arte europea che è anche diventato un vero e proprio fenomeno culturale contemporaneo. 
Il volume è curato e scritto in gran parte dalla dottoressa Rossella Vodret, già autrice per UTET Grandi Opere di Caravaggio. Genio d’Europa
Gli 11 saggi che compongono il volume sono totalmente nuovi e guidano alla scoperta della relazione profonda fra le vicende umane di Caravaggio e quelle artistiche: 

La vita. Un uomo tormentato, un artista rivoluzionario di Rossella Vodret 
La famiglia di Rossella Vodret 
Gli amori di Rossella Vodret 
La casa-bottega di Rossella Vodret 
Le finanze di Raffaella Morselli 
La “rete” dei committenti di Rossella Vodret 
La tecnica pittorica di Rossella Vodret 
Caravaggio in musica di Stefania Macioce 
Caravaggio negli atti giudiziari e nelle parole dei contemporanei di Rossella Vodret 
Caravaggio e la rappresentazione del trauma di Massimo Ammanniti 
La tecnica. Un geniale modo di dipingere di Rossella Vodret

Non è infatti possibile capire Caravaggio senza considerare l’esperienza della morte prematura del padre, dello zio e del nonno a causa della peste e neppure senza pensare al bagaglio di pensieri e riflessioni che lo accompagnarono per tutta la breve vita (morirà a soli 39 anni) a causa dei due omicidi di cui si era macchiato per il suo carattere impulsivo e ribelle. 
E cosa ne sarebbe della sua grande arte senza quei pochi ma importanti committenti che apprezzarono, sin dai suoi esordi, quel suo stile personalissimo e innovativo e accettarono addirittura ragazzi di vita e prostitute come modelli per soggetti religiosi? 
Qual è il fondamento psicologico e culturale oltre che stilistico dei famosi contrasti luce/ombra delle sue opere? 
Le caratteristiche: la tiratura è limitata a 2.999 esemplari numerati, il formato: 25,5 x 38 cm per 280 pagine, l’apparato illustrativo conta circa 140 immagini 
UTET Grandi Opere per il volume Caravaggio. L’uomo, l’artista non si è servita – se non marginalmente – di immagini normalmente disponibili negli archivi fotografici ma di acquisizioni digitali in altissima definizione
Grazie a questo la resa in stampa è eccezionale e ogni particolare delle opere da riprodurre può essere ingrandito senza perdita di dettaglio (fonte principale: comunicato ufficiale).

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22 giu 2018

Così i Messina Denaro rubarono il Caravaggio, parla il collaboratore Vincenzo Calcara

Dopo le puntuali ricostruzioni rese note dalla Commissione parlamentare antimafia sul furto della Natività di Palermo, tornano a farsi sentire ipotesi alternative. Quella che segue si aggiunge a quanto dichiarato da Franco Di Carlo (link). A ogni modo, dopo la relazione conclusiva della Commissione antimafia, il 18 giugno 2018 la Procura di Palermo ha riaperto un fascicolo sul caso, seppur contro ignoti, con l'indagine assegnata al procuratore aggiunto Marzia Sabella e al pm Roberto Tartaglia (link)



«Il quadro del Caravaggio? Chiedetelo a Giovanni Franco Becchina dove è»: Vincenzo Calcara, pentito di mafia ed ex braccio destro di Francesco Messina Denaro (padre del latitante Matteo) non ha alcun dubbio riguardo alle sorti della «Natività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi», la pala trafugata dall'oratorio di San Lorenzo, a Palermo, il 18 ottobre 1969.
Un giallo lungo cinquant'anni, che ha tenuto banco sulle cronache di mezzo mondo e la cui vera storia, al momento, nessuno conosce. Un nodo che neanche gli investigatori sono riusciti a districare. 
Il furto, che figura nella lista dei primi dieci crimini d'arte della storia stilata dall'Fbi, fu attribuito dal pentito Brusca ai Corleonesi, ma ora questa nuova versione raccontata al Giornale dal collaboratore di giustizia apre piste diverse. Calcara divenne uomo d'onore riservato del boss siciliano Messina Denaro il 4 ottobre 1979. «Francesco racconta - mi prese in simpatia dopo che evitai che il figlio Matteo, (tuttora primo ricercato d'Italia, e considerato l'erede di Riina ndr) fosse picchiato da alcuni giovani. Mi riteneva persona di fiducia, tanto da chiedermi, più avanti negli anni, di uccidere il giudice Paolo Borsellino. Non lo feci, ma ho il peso sul cuore di non essere riuscito a salvarlo». 
All'epoca, ma già da anni prima, la casa di Messina Denaro era frequentata «da tombaroli e mercanti d'arte». E anche intorno a Riina, di cui il boss di Castelvetrano era il braccio destro, ruotavano strani personaggi. «Tra questi prosegue c'era Becchina. Sono stato il primo a fare quel nome ai magistrati. Lui era il referente di Cosa Nostra per l'arte. Sapeva come commerciare con l'estero. Per questo in molti gli commissionavano i furti. E non si sono impossessati solo del Caravaggio, ma anche di moltissime altre opere d'arte trafugate dalla Mafia». Come fecero? «Semplice - prosegue -, in Sicilia si trovava sempre qualcuno all'interno che facesse da complice». Ecco perché anche nel furto del Caravaggio dipinto nel 1609 [1600, ndC400] fu fondamentale «la base». «Sono certo lo abbia preso lui prosegue Calcara e ricordo benissimo come a Cosa Nostra non mancassero le possibilità di entrare dappertutto. Come lo fecero sparire? Dentro le case della Mafia si poteva far sparire tutto. Alcune opere rimanevano nelle abitazioni degli esponenti di Cosa Nostra, altre erano destinate all'estero per poi essere vendute. Sono sicuro Becchina sappia perfettamente dove è finito il Caravaggio». 
«Lo stesso Messina Denaro -rievoca il pentito- amava l'arte e l'archeologia, tanto da bramare opere e oggetti antichi. Cosa certa è che so che Becchina (di recente finito sulle cronache per il sequestro dei suoi beni, ndr) era perfettamente in grado di fare quel lavoro e l'ho detto anche ai giudici». Oggi Calcara dice di ignorare «dove sia finito il quadro. Potrebbe essere ovunque, ma quasi certamente all'estero» [...]

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18 giu 2018

"Caravaggio a Siracusa 1608", recensione di Michele Cuppone


Esce per i tipi di Tyche Caravaggio a Siracusa 1608 di Paolo Giansiracusa che – nomen omen, verrebbe da dire – più di ogni altro fra gli studiosi locali ha rivolto la sua attenzione alla monumentale pala che l'artista lascio nella città aretusea. L'opera si presenta come un agile librino, dal formato e volume contenuti (96 pp.), scorrevole nella lettura e vivacizzato da un calzante apparato iconografico. 
L'autore ha così l’opportunità di portare a un pubblico più ampio quanto in sostanza edito in precedenti occasioni e raccolto ultimamente in versione ampliata negli atti, altrimenti non facilmente reperibili, delle giornate di studio del 2010 tenutesi alla chiesa della Badia, nel IV centenario della morte dell’artista. 
Il testo, al di là di ciò che può lasciare immaginare il titolo, è incentrato in una lettura critico-iconografica del Seppellimento di santa Lucia, più che in una narrazione intorno al soggiorno aretuseo di Merisi, su cui del resto non c’è molto da raccontare, stante le rare fonti disponibili. Eppure qualcosa di nuovo si era provato a dire, in una recente uscita (2013); Caravaggio siracusano di Katia Savarino, questo il titolo, era in sostanza la riedizione un po’ più aggiornata di una tesi di laurea del 2001, integrata in particolare dalla pubblicazione – a dire il vero poco chiara nella sua illustrazione – di un documento attestante rapporti fra Vincenzo Mirabella (l'intellettuale che accompagnò Caravaggio alla scoperta dei dintorni di Ortigia) e il senato cittadino, che secondo il biografo Susinno commissionò la pala su intercessione di Mario Minniti (per quest’ultimo, giusto un accenno nel libro). Questo nuovo elemento sembra andare in direzione della tesi, in controtendenza, lanciata da Ferdinando Bologna e sviluppata con nuove argomentazioni da Enzo Papa, secondo cui committente dell'opera sarebbe stato proprio Mirabella. 
Ma tornando al volume di Giansiracusa, la bibliografia pure qui si arresta ad anni non recenti: il 2010, coincidente con le giornate di studio di cui sopra. Non si tiene pertanto conto ad esempio – e forse non era intenzione approfondire il tema? – dello studio della fortuna copistica del Seppellimento, su cui vi ha scritto nel 2015 Salvina Buccheri consegnandoci anche una scoperta d’archivio. Più in generale, non si può fare a meno di notare un minore interesse al dato strettamente storico, ovvero è in modo ‘originale’ che talvolta si parte da esso. Ne è esempio la collocazione senza esitazioni nel novembre 1608, non supportata da documenti ancorché possibile, della fine del soggiorno siracusano per Caravaggio. O l'idea di collocare entro il 1599 il completamento della Vocazione di San Matteo – peraltro ritenendo che la scena si svolga "nella notte" e che il giovane a capotavola sia una "guardia svizzera" (per tutto questo, vedi il fresco Caravaggio. Il vero Matteo di Sara Magister). Oppure si veda l'avallo del mai attestato – e anzi ora (dal 2011) fortemente messo in dubbio – operato palermitano; tale aspetto andrà tuttavia giustificato se è l'autore stesso a comunicare a chi scrive (16 aprile 2018) di essere a conoscenza della questione e del parere che la stessa Natività di Palermo “non è siciliana” ma, "trattandosi di una breve citazione", si è "attenuto alla letteratura corrente". Altro si potrebbe commentare ma va sempre tenuto a mente che il testo, di fatto, è da considerarsi “chiuso” al 2010
Un punto su cui si pone un particolare accento, presentandola come una “straordinaria scoperta” e di conseguenza come la principale acquisizione, è la presunta derivazione della figura del chierico dall'immagine di Lucia nel polittico quattrocentesco della concittadina chiesa di San Martino. Questo offre a Giansiracusa una sponda a sostegno di una sua suggestiva ipotesi, secondo la quale l’ecclesiastico altri non sarebbe che Lucia rediviva, nel giorno del martirio coincidente appunto con il suo dies natalis. Che si possa o meno concordarvi, piace ricordare a tal proposito la proposta di Howard Hibbard, che vedeva nel gruppo dei dolenti un richiamo alle figure di Giovanni e Maria nelle Crocifissioni rinascimentali. A confortare quest’ultima considerazione, chi scrive coglie l’occasione per aggiungere che gli stessi colori dell’abbigliamento del cosiddetto diacono – manto (e non esattamente una meno ampia “stola”) rosso e veste, a ben guardare, verde – sono proprio quelli caratterizzanti la tradizionale iconografia di san Giovanni [...]

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15 giu 2018

La "Natività" del Caravaggio si troverebbe nei Paesi dell'Est Asiatico. Lo afferma il comandante del reparto "Tutela Patrimonio Culturale"




















Il tenente colonnello Nicola Candido, Comandante del reparto operativo Carabinieri "Tutela Patrimonio Culturale" è stato intervistato da Rai News 24 sul furto della Natività di Palermo. Simulando un'ipotesi di suddivisione del quadro in più pezzi - così come avvenuto, stando alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaetano Grado - Candido ha dichiarato in particolare, confermando quanto solo accennato in una precedente intervista rilasciata a TVSvizzera.it, che
È venuta fuori una nuova pista. Una delle indicazioni che è stata fornita è stata quella della possibile rivendita dell'opera su mercati dell'Est asiatico, ed è una delle piste che in qualche modo stiamo cercando di verificare.
Nelle precedenti dichiarazioni, il comandante aveva affermato che l'opera sarebbe stata "commercializzata forse anche in Giappone ... Paesi dell'Est asiatico".


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Copia d'epoca del "San Francesco in meditazione" di Caravaggio in asta



Una copia di collezione privata romana del San Francesco in meditazione di Caravaggio, è sul sito d’asta Bonhams e sarà battuta il 4 luglio a Londra. Il dipinto sarà visibile fino a quella data presso la sede capitolina della casa d'aste (via Sicilia, 50).
La Soprintendenza alle Belle Arti italiana considera il quadro di importanza nazionale e richiede che resti in Italia; pertanto non potrà essere esportata fuori dall'Italai.
Alle copie del San Francesco in meditazione – oltre a quella in oggetto, vi è un'altra conservata presso Castell'Arquato – è dedicato un articolo di Mario Marubbi negli atti delle giornate di studio "Caravaggio e i suoi" (a cura di Pierluigi Carofano).


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14 giu 2018

"Caravaggio. Il vero Matteo": la presentazione con Paolucci e Strinati e la rassegna stampa sul volume di Sara Magister



In questi ultimi tempi si è riaperto il dibattito sull'individuazione del san Matteo dipinto da Caravaggio nella Vocazione di san Matteo in San Luigi dei francesi, in concomitanza con l'uscita del libro di Sara Magister "Caravaggio. Il vero Matteo" – peraltro, di recente una copia del dipinto è stata dotata al Papa.
Si riporta di seguito una rassegna stampa (in costante aggiornamento), di articoli e recensioni che stanno accompagnando l'uscita editoriale e il dibattito scientifico – assieme alla registrazione della presentazione del volume, che si è tenuta il 31 maggio 2018 a Roma e che ha visto la partecipazione di Antonio Paolucci, Claudio Strinati e Fabio Isman.


Rassegna stampa:


Intervista radiofonica [nella trasmissione "Tredici e tredici" su Radio Vaticana, 30/5/2018]

Qui était le vrai Matthieu? Une nouvelle lecture du chef d’œuvre de Caravage [di Antonio Paolucci su L'Osservatore Romano - Édition hebdomadaire en langue française, 31/5/2018]

Chiesa e arte. Il "vero" Matteo svela anche chi fu il vero Caravaggio [di Sandro Magister su L'Espresso, 31/5/2018]

Il "Vero Matteo" secondo Caravaggio non è quello che immaginiamo [di Caterina Maniaci su ACI Stampa, 3/6/2018]

Il vero Matteo [di Caterina Dall'Olio su TG2000, 5/6/2018]

Una nuova tesi sul Matteo di Caravaggio [di Caterina Maniaci su Libero, 5/6/2018]

Who is Saint Matthew for Caravaggio? [di Cornelius Sullivan su The Italian Insider, 5/6/2018]

Il vero Matteo [di Sara Pietrantoni su 365 giorni a  Roma, 6/6/2018]

Sara Magister a caccia del vero Matteo di Caravaggio [di Giulia Tanel su Il Timone, 7/6/2018]

Chi è San Matteo? Il mistero del quadro [di Gilberto Scuderi su Gazzetta di Mantova, 8/6/2018]

Il vero Matteo [di Sara Pietrantoni su Arte e Arti, 14/6/2018]

Vi svelo il vero Matteo [di Annalisa Stancanelli su La Sicilia, 9/7/2018]

Caravaggio. Il vero Matteo [di Matteo Matzuzzi su Il Foglio, 26/7/2018]

11 giu 2018

Conversazione "L'affaire Caravaggio. La Natività trafugata, la memoria da custodire", il 13 giugno a Palermo



Mercoledì 
13 Giugno 2018 ore 21:00
Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis
Sala del Trionfo della Morte

Conversazione
Sebastiano Tusa, Assessore Regionale dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana
Sergio Alessandro, Dirigente Generale del Dipartimento Regionale dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana
Evelina De Castro, Direttore del Polo Regionale di Palermo per i siti culturali 
Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis
Aurelio Angelini, Direttore Fondazione Unesco Sicilia
Bernardo Tortorici di Raffadali, Presidente Amici dei Musei Siciliani
Marzia Sabella, aggiunto Procura della Repubblica di Palermo
Nino Caleca, avvocato
Riccardo Lo Verso, giornalista
Roberto Puglisi, giornalista

interviene Vittorio Sgarbi

L’iniziativa trae spunto dalla rinnovata attualità dei temi legati al dipinto, critici e storico artistici in relazione alla lettura dell'opera all'interno del percorso di Caravaggio fra Roma, Napoli e la Sicilia, ma - parimenti e forse ancor più articolati e in continua evoluzione - argomenti di cronaca giudiziaria per il trafugamento della tela dalla sua sede originaria, l'altare dell'Oratorio di San Lorenzo, nella notte del 17 ottobre 1969. 
Da quella notte la vicenda del trafugamento del Caravaggio di Palermo ha assunto varie dimensioni: letteraria, cinematografica, propriamente storica o di taglio sociologico, investendo inevitabilmente il problema della salvaguardia e tutela dei nostri beni culturali, senza mai perdere comunque i connotati specifici di caso giudiziario con “indagini ancora in corso”, come giustamente sottolineato in ogni sede dagli operatori. 
Quest'ultimo aspetto, che annovera ad oggi alcune sedute dedicate dalla Commissione Nazionale Antimafia e la recente pubblicazione di Riccardo Lo Verso dal titolo La tela dei boss, offre lo spunto di attualità per l'iniziativa che si terrà a Palazzo Abatellis in collaborazione con l'Associazione Amici dei Musei Siciliani, che cura l'Oratorio di San Lorenzo e che già in passato ha puntato i riflettori sul furto del Caravaggio. A partire dalle ore 21 la serata si articolerà in una conversazione - tavola rotonda seguita dall’intervento di Vittorio Sgarbi
Nell'occasione nella sala del Sottocoro sarà allestita l’esposizione del telaio ligneo da cui fu staccata l’opera, concesso in prestito dall'Associazione Amici dei Musei Siciliani e di periodici dell'epoca dalle collezioni della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana di Palermo.

Quella "Giuditta" arcaica e macabra di Caravaggio. Vittorio Sgarbi torna sulla Giuditta 'Lemme'


Con nessuna: a partire dalla Susanna e i vecchioni a Pommersfelden, del 1610, all'Autoritratto come santa Caterina degli Uffizi, e, nella versione or ora apparsa da Druot a Parigi, alla Giuditta e Oloferne, la prima in Palazzo Pitti, molto nel gusto di Orazio, le successive a Capodimonte e agli Uffizi, alla Conversione della Maddalena in Palazzo Pitti. Temperamento, classicismo, aggressività, determinazione sono i caratteri con cui si manifesta la prima, fredda e più crudele Artemisia. 
Si può veramente immaginare che sia lo stesso l'autore della composta, controllata, irenica Giuditta di Lemme e di quella, eponima, di Capodimonte, distanti per la critica uno o due anni? A ben vedere la Giuditta Lemme ha già sollevato in passato sospetti di aura caravaggesca giovanile in Claudio Strinati (a memoria dello stesso Lemme), e, oggi, in Marco Fabio Apolloni. Per una ragione, soprattutto: che nel dipinto, indubbiamente caravaggesco, si respira aria di anni '90 del Cinquecento, e non di secondo decennio del Seicento (pur agli esordi, intorno al 1611-12, come comunemente si ritiene). Di Artemisia è lo stesso padre, Orazio, a dire «questa femina, come è piaciuto a Dio, havendola drizzata nelle professione della pittura in tre anni si è talmente appraticata che posso adir de dire che hoggi non ci sia pare a lei, havendo per sin adesso fatte opere che forse i prencipali maestri di questa professione non arrivano al suo sapere». 
Sarà pure, ma per quanto «appraticata», Artemisia non poteva, ai suoi esordi, avere registri tanto lontani e, tanto meno, risalire al Caravaggio esordiente e poco influente del Ragazzo del cesto di frutta Borghese, del Suonatore di liuto dell'Ermitage, delle due Buona ventura dei Capitolini e del Louvre, dei Bari di Fort Worth, della Maddalena Doria Pamphilj, della Conversione della Maddalena di Detroit. Con tutte queste, e in particolare con la Buona ventura, ha affinità la Giuditta Lemme, così statica e posata, senza dramma, nel clima del primo Caravaggio, tra 1596 e 1599, quando uscirà allo scoperto il pittore cinematografico della Vocazione di Matteo
Vero è che essa indica un rapporto stretto anche con opere del padre, come la ben più evoluta Giovane donna con il violino di Detroit. Ma essa cade, per la critica, verso il 1612, ed è elaborata con una naturalezza, una scioltezza e un'eleganza assai lontane dalla rigidezza compositiva propria della Giuditta Lemme, e condivisa dalle prime composizioni caravaggesche, un po' ingessate nei costumi e negli abiti d'epoca, come le Buona ventura. Nella Giuditta c'è alcunché di sorgivo, di imbarazzato, di legato, che ha un sapore arcaico, iniziale, che non c'è mai nel sempre sofisticato Orazio giovane. È questa rigidezza della Giuditta Lemme, mai dinamica, mai inquieta, pur nella brutalità del tema, che non si registra, né sul piano formale, né su quello psicologico, nella temperamentosa Artemisia la cui drammaticità, potenziando la Giuditta Coppi di Caravaggio (ora alla Galleria nazionale di Palazzo Barberini), si esprime nelle violente e tempestose versioni di Capodimonte e degli Uffizi. Due Artemisia, dunque? No, due pittori, in tempi diversi. Le mani e l'espressione imbambolata della Giuditta Lemme sono le stesse della zingara (e anche del ragazzo) della Buona ventura; e gli abiti hanno la stessa consistenza, di cotone e di seta, nuovi e croccanti. Ma soprattutto la staticità, l'ostensione dei personaggi come merci in vetrina, fino a un particolare di impressionante e macabra evidenza: il sacco per accogliere la testa di Oloferne, con le macchie di sangue di uno straccio già usato. Un'idea sgraziata e vera che solo Caravaggio poteva concepire. E intanto iniziamo con il dire che non è di Artemisia (fonte: Il Giornale).

6 giu 2018

Narrazione scenica "Cavaliere di Grazia: Caravaggio tra Roma e Malta", il 7 giugno a Roma all'Istituto dell'Enciclopedia Italiana




Giovedì 7 giugno, nell'ambito dell'VIII edizione di Cerealia, avrà luogo, presso l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, la narrazione scenica Cavaliere di Grazia: Caravaggio tra Roma e Malta, con Fabio Pappacena (voce recitante) e l’ensemble barocco La Selva (flauti e liuto).
L'attività è gratuita su prenotazione (chiamando il 338-1515381 o scrivendo a eventi@mthi.it - per altri riferimenti clicca qui).

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5 giu 2018

La Natività del Caravaggio. Franco Di Carlo: “Io la tela l’ho vista e a parer mio è ancora in Sicilia”

Dopo le puntuali ricostruzioni rese note dalla Commissione parlamentare antimafia sul furto della Natività di Palermo, tornano a farsi sentire ipotesi alternative


Torna attuale la vicenda del furto della Natività, capolavoro dipinto dal Caravaggio. Il dipinto venne trafugato nel 1969 nell’oratorio di San Lorenzo a Palermo. Poi se ne persero le tracce, chi pensava fosse stato distrutto, chi invece fosse finito in Svizzera per essere venduto sul mercato clandestino dell’arte
Ma c’è chi confuta questa tesi
Si tratta di Franco Di Carlo, l’ex boss di Altofonte, il quale contattato telefonicamente da Articolotre dichiara: 
Alla fine del 1980, quella tela l’ho vista con i miei occhi. A casa di un esponente del mandamento Partanna Mondello. San Lorenzo. L’esponente di quel mandamento mi mostrò quel dipinto di inestimabile valore, ma non ci feci caso più di tanto. Ero stato contattato per via delle mie conoscenze all’estero e dei miei interessi in Inghilterra. Mi venne chiesto se avessi potuto adoperarmi per piazzare la tela del Caravaggio presso qualche magnate amante dell’arte o attraverso aste. Ma dopo il 1981, anche a causa della guerra di mafia, non ne seppi più nulla, soprattutto perché tanti esponenti esponenti e vertici di Cosa Nostra caddero vittime di quella guerra di mafia. Ma posso confermare che la tela l’ho vista, era integra e a parer mio si trova ancora in Sicilia”. 
Ma le dichiarazioni di Gaetano Grado? 
Grado era un soldato, un uomo di Stefano Bontate. Probabilmente fa confusione con un’altra vicenda legata ad un’opera d’arte. Una statua che, quella sì, venne portata in Svizzera, a Ginevra, dopo essere stata periziata da un’esperta”. 
Diversa è la conclusione cui è pervenuta la Commissione parlamentare antimafia presieduta da Rosy Bindi, a seguito delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaetano Grado. I risultati cui è giunta la Commissione sono stati trasmessi alla Procura della Repubblica di Palermo. 
Il furto sarebbe stato opera di due balordi, delinquenti comuni, una volta trafugato il quadro finì nelle mani di Cosa Nostra, prima in quelle di Stefano Bontate, infine a Gaetano Badalamenti. 
Fu proprio don Tano ad intuire l’immenso valore dell’opera “anche se non ne capiva il valore artistico” sottolinea Rosy Bindi. 
E fu proprio con il Caravaggio che la mafia comprese l’importanza dell’arte come strumento di pressione e di ricatto nei confronti dello Stato. 
Il furto della Natività resta una ferita aperta per la Chiesa e per la cultura in generale. 
Chiosa il sindaco Leoluca Orlando “Se anche un frammento di quel quadro rubato potrà essere restituito a Palermo sarà un successo” (fonte: ArticoloTre)

"Riemerge una 'Vocazione di San Matteo' ispirata a Caravaggio. Ma su personaggi e ruoli non ci sono dubbi", di Emilio Negro


Reinterpretando le due celebri strofe dell’Amleto di Shakespeare (“There are more things in heaven and earth, Horatio/ Than are dreamt of in your philosophy”, 1600 ca.), si potrebbe dire che i dipinti eseguiti dagli anonimi seguaci di Michelangelo Merisi da Caravaggio siano più numerosi di quanti ne possano immaginare gli estimatori di quella affascinante corrente artistica. Tanto è vero che capita spesso di vederne riprodotti diversi di cui si ignorava l’esistenza. Accade altre volte di ammirarli de visu sulle pareti delle case-museo di collezionisti che hanno scelto di dedicare parte delle loro risorse e del tempo libero all’acquisizione, alla salvaguardia e allo studio di tale coinvolgente genere di pittura. Alla geniale inventiva di questi maestri quasi del tutto dimenticati o totalmente sconosciuti, Gianni Papi ha dedicato opportunamente una pubblicazione dal titolo azzeccato quanto accattivante: Il genio degli anonimi
Succede di rado di riuscire a collegare un’opera caravaggesca al nome di un pittore citato dalle fonti storiche o dai documenti e, ancora più raramente, accade di imbattersi in uno di quei dipinti siglati e datati; ma raramente non significa mai, e perciò può capitare di scoprire un’inedita Vocazione di San Matteo, che rielabora con innegabile originalità la più celebre versione eseguita da Michelangelo Merisi nella chiesa romana di San Luigi dei Francesi (1600 ca.): si tratta di un olio su tavola di castagno di cm 90 x 67, in buono stato di leggibilità nonostante la vecchia rottura in due parti del supporto ligneo e qualche abrasione della superficie pittorica dovuta ad antiche puliture.
“HARRODS DEPOS./ BARNES S W 13/ LADY NINA KNOWLES/ Depos. N. 719/ Recieved 10 10 36”, è l’iscrizione leggibile sull’etichetta incollata nel verso della tavola, grazie alla quale si può risalire almeno fino all’ultima parte della sua complessa vicenda collezionistica. La targhetta testimonia infatti che nell’autunno del 1936 la nostra Vocazione di San Matteo si trovava presso la sede londinese di un noto edificio per lo stoccaggio delle merci: l’Harrods Furniture Depository, ancora esistente tuttora sulla riva sud del Tamigi, sebbene trasformato in un centro residenziale. A lasciarla in consegna al capiente magazzino era stata la legittima proprietaria, Lady Nina Geraldine Knowles (1884-1951), nata Ogilvy Grant e vedova di Sir Lees Knowles, i cui ritratti fotografici scattati da Alexander Bassano, sia in divisa da crocerossina, sia in abiti borghesi, fanno parte della collezione della National Portrait Gallery di Londra. 
Lady Nina fu una generosa nobildonna inglese che donò la Turton Tower alla comunità di Chapeltown (North Turton, Lancashire) ed un dipinto attribuito a Jan Brueghel il Vecchio al Salford Museum and Art Gallery. La sua ragguardevole biografia sembra uscita da una sceneggiatura scritta da Julian Fellowes, l’autore della fortunata serie televisiva Dowton Abbey: sposò Sir James Lee Knowles, eccellente atleta ed esponente di spicco del partito conservatore, si interessò di politica e assistenzialismo, mentre altre opere d’arte di sua proprietà furono vendute in asta nel corso degli anni. 
Anche questa Vocazione di San Matteo è stata ambientata presso il banco della gabella della città di Cafarnao, in Galilea, poiché secondo la tradizione evangelica Matteo vi lavorava come esattore. Il futuro santo è da riconoscere nell’uomo maturo con la bilancia che, all’oscuro di quanto sta accadendo, valuta le monete imitando in siffatto modo l’invenzione del Caravaggio nella grande tela di San Luigi dei Francesi. Tra i personaggi riconoscibili intorno a lui, si nota innanzitutto San Pietro che sta alle spalle di Matteo e lo indica con la destra, vediamo poi il suo giovane aiutante col registro dei pagamenti, intento ad osservare perplesso la scena; non manca infine una donna anziana dal volto rugoso, del tutto somigliante alle vecchie ritratte dal grande maestro lombardo, impegnata a guardare di sottecchi il Salvatore che con un lieve cenno della mano chiama a sé il discepolo: secondo il Vangelo, Gesù si limitò a pronunciare la sola parola “seguimi!”, in risposta alla quale Matteo si alzò e ubbidì. Sono rimarchevoli anche gli oggetti sparsi sul panno verde steso sopra al tavolo, che costituiscono una natura morta composta dal sacchetto contenente i denari delle riscossioni, dalla cassettina col necessaire da cambiavalute, un calamaio, rotuli di carta, un registro e alcune monete [...]

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1 giu 2018

Il video integrale del convegno "Il Caravaggio rubato dalla mafia: una storia semplice. Le scoperte della Commissione Antimafia"



Pubblicato da Radio Radicale il filmato integrale (1h 32') del convegno "Il Caravaggio rubato dalla mafia: una storia semplice. Le scoperte della Commissione Antimafia", registrato a Palermo mercoledì 30 maggio 2018 alle 16:20. 
L'evento è stato organizzato da Comune di Palermo. Sono intervenuti: Leoluca Orlando (sindaco del Comune di Palermo), Attilio Bolzoni (giornalista del quotidiano "La Repubblica"), Rosy Bindi (già presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie), Corrado Lorefice (arcivescovo metropolita di Palermo), Claudio Fava (presidente della Commissione Antimafia dell'Assemblea Regionale Siciliana), Bernardo Tortorici (presidente dell'associazione Amici dei Musei Siciliani), Giuseppe Bucaro (direttore dell’Ufficio Beni culturali dell’Arcidiocesi di Palermo).

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30 mag 2018

Regalata al Papa una copia della "Vocazione di san Matteo"


Un dipinto molto amato da Papa Francesco è la “Vocazione di San Matteo” del Caravaggio che si trova nella chiesa di san Luigi dei Francesi, tappa preferita dell’allora cardinale Bergoglio nelle sue visite romane. Stamani, a Casa Santa Marta, prima dell’udienza generale, Francesco ha ricevuto in regalo una copia del capolavoro di Merisi realizzato per l’occasione dalla Bottega Tifernate di Città di Castello, in provincia di Perugia, e donata dal suo fondatore Stefano Lazzari, ricevuto insieme ad una delegazione di vertici di Sky e di Vatican Media che insieme hanno lavorato nel film: “Caravaggio, l'anima e il sangue”. La copia è stata realizzata con una speciale tecnica detta "pictografia" (link) e sarà esposta al Collegio Santa Marta (link).
Al pontefice era stata di recente regalata dalla Commissione parlamentare antimafia, nella persona del suo presidente Rosy Bindi, una copia della "Natività" di Palermo, realizzata dall'artista di Sciacca Calogero Termine (link).

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"I bari" e la "Conversione di Saulo": i due nuovi murales di Ravo, a Londra e a Covo (BG)



Nell'ambito del suo progetto “Recupero del Classicismo del contemporaneo”, con cui si propone di trasformare il mondo in un’immensa galleria d’arte a cielo aperto riproponendo i grandi capolavori del passato e rendendoli accessibili a quante più persone possibile, l'artista Andrea 'Ravo' Mattoni ha realizzato due nuovi murales di dipinti di Caravaggio.
Si tratta de I bari, nei pressi della stazione londinese della overground di Haggerston e della Conversione di Saulo Odescalchi, a Covo in provincia di Bergamo.

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29 mag 2018

"Il Caravaggio scomparso riemerge in un’antica litografia di Philippe Benoist", di Michele Cuppone

Scoperta la più antica riproduzione dell'oratorio di San Lorenzo a Palermo, noto perché custodì la Natività di Caravaggio fino al 1969, anno in cui fu rubata. Si tratta di una litografia ottocentesca di Philippe Benoist

La litografia Eglise de la Compagnie de St. Laurent/Chiesa della Compagnia di San Lorenzo, di Philippe Benoist (part.)



È la più antica riproduzione dell’oratorio di San Lorenzo a Palermo. Una bella riscoperta se, risalente a metà Ottocento, se n’era persa memoria. E a ragione, tenendo conto che fu pubblicata in un’opera bibliografica di fatto oggi irreperibile: si tratta della serie L’Italie Monumentale & Artistique. Vues et Monuments Dessinés d’après nature par Ph. Benoist et lithographiés aux deux crayons par Bachelier, Ph. Benoist, et Jacottet. Essa uscì a dispense tra 1845 e 1852, per gli editori parigini Bulla e Delarue, e volumi come questi prima o poi venivano smembrati per venderne le singole immagini impresse su ogni pagina. Ecco dunque che la Chiesa della Compagnia di San Lorenzo, così denominata nell’imprecisa didascalia bilingue, è stata appena acquisita sul mercato antiquario messinese per poi ora tornare felicemente in esposizione nel luogo dove fu concepita
Dell’autore Philippe Benoist, che si dedicò con esiti brillanti alla tecnica litografica illustrando “dal vero” monumenti e vedute nei suoi numerosi viaggi, è significativo sapere che fu allievo del padre della fotografia Daguerre. E meticolose appaiono appunto le sue riproduzioni, come si vede bene dall’interno dell’oratorio palermitano. Una scena, questa, che permette di tornare indietro nel tempo, nell’ambiente rimasto sì pressoché immutato da allora, ma vivacizzato dalla presenza in abiti dell’epoca di popolani e degli stessi artisti intenti a copiare. Per quanto inconcepibile oggi, fa persino sorridere sul lato destro il cagnolino in riposo sulle preziose panche intarsiate con avorio e madreperla. Dalla parte opposta, addossato alla base dell’arco trionfale, un vecchio modello di confessionale.
Estratta dalla sezione “Royaume de Naples” de L’Italie Monumentale, la litografia fu esposta nel 1848 allo storico Salon de Paris e risulta registrata al deposito legale nel maggio 1847. Già assente pertanto l’affresco della volta dei fratelli Giacinto e Domenico Calandrucci (1706-1707), crollato nel 1823 per un terremoto. Sono invece documentate alcune delle statuine, vandalicamente asportate anni fa, dei “teatrini” in stucco di Giacomo Serpotta con le storie dei santi Lorenzo e Francesco (1700-1705).
Per di più, cronologicamente successiva alle sue due copie antiche note (una a Catania e l’altra già in collezione Federzoni), Benoist ci restituisce una sorprendente riproduzione della Natività che Caravaggio dipinse nel 1600. Benché, nelle sue dimensioni ridotte e nella penombra del presbiterio, essa sia necessariamente stilizzata e con qualche ‘licenza’: forse mal interpretando lo sfondo scuro o comunque per questioni legate alla leggibilità dell’opera, il soffitto della capanna diventa un cielo con nubi. 
Su questa tenue immaginetta, tutto converge prospetticamente e si concentra l’attenzione dei tanti cultori del grande lombardo. Con l’auspicio che, ora che si è tornati a investigare sul furto avvenuto nel 1969, come questa litografia anche la Natività un giorno possa fare rientro a casa [...]

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28 mag 2018

"Caravaggio. Il vero Matteo". La prefazione di Antonio Paolucci e l'intervista a Sara Magister






Pubblicata ieri su L'Osservatore Romano la prefazione di Antonio Paolucci al volume di Sara Magister "Caravaggio. Il vero Matteo" (Campisano).

Nella stessa giornata è apparsa su About Art online un'intervista all'autrice, a cura di Pietro di Loreto.

Il volume sarà presentato giovedì 31 maggio presso l'Institut français da Antonio Paolucci. Partecipano Claudio Strinati e Fabio Isman.


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24 mag 2018

"La tela dei boss": la verità sul furto del Caravaggio. Un articolo di Michele Cuppone su ilsussidiario.net

Svelati nomi e circostanze secretate dalle fonti ufficiali intorno al furto del Caravaggio. E nella storia entra un giocattolaio di Massafra


La tela dei boss. Pentiti e segreti: la verità sul Caravaggio rubato. Con questo illustre richiamo si presenta il libro di Riccardo Lo Verso edito da Novantacento, dove il riferimento è naturalmente alla Natività trafugata nella notte fra 17 e 18 ottobre 1969 dall’oratorio di San Lorenzo a Palermo. Da allora, mezzo secolo di indagini, testimonianze, speranze e delusioni, senza giungere alla soluzione del caso. Con il dipinto finito chissà dove e in quali mani, forse pure smembrato in pezzi da rivendere singolarmente con più facilità. Ma ciò che finalmente emerge ora è la ricostruzione pressoché puntuale del contesto in cui maturò il furto, dei suoi autori materiali (ladruncoli incoscienti del reale valore del capolavoro), del ruolo giocato in un secondo momento da Cosa Nostra che nella persona di Gaetano Badalamenti avocò a sé il quadro, fino alla sua vendita e spedizione alla volta della Svizzera. La storia è stata riportata più volte di recente, tra le pagine di cultura e di cronaca internazionali, a partire dalle relazioni prodotte dalla Commissione parlamentare antimafia; la stessa, al cui impulso si deve la riapertura del cold case per eccellenza dei furti d’arte. 
Lo Verso, professionista della cronaca giudiziaria, scovati i documenti originali, riesce a raccontare di più, rivelando persino dettagli e nomi secretati dalle fonti ufficiali. Il suo volume si presenta senza fronzoli in forma di un nutrito e dettagliato dossier: privo di illustrazioni, ma contenente gran parte delle riproduzioni dei verbali relativi agli interrogatori della seconda metà degli anni 90 e che costituiscono valore aggiunto per la pubblicazione. È inclusa pure la dattiloscritta nota informativa dell’ottobre 1969, punto di partenza delle successive ricerche, che oltretutto costituisce a suo modo un documento toccante. 
Ecco così che, una pennellata dopo l’altra, il quadro d’insieme si rende più chiaro, a partire da colloqui conclusi con un deludente “nulla da dichiarare” dei detenuti in ossequio al codice d’onore salvo, nei casi più fortunati, rilasciare poco dopo, a verbale chiuso, spontanee e preziose dichiarazioni riportate in successive relazioni di servizio. Le piste così aperte non risultano tutte o completamente affidabili e il lettore, acquisite più informazioni che poi comprende di doversi lasciare alle spalle, è come reso partecipe dell’affannoso iter investigativo. Con la ricostruzione dei fatti che passa inaspettatamente per un giocattolaio di Massafra (nel Tarantino), nel cui retrobottega cominciano a delinearsi alcuni punti fermi della vicenda. La storia del giocattolaio in particolare, sembra quasi scritta da un giallista, tanto da diventare il fulcro della narrazione. 
Frequenti sono le digressioni storiografiche su Cosa Nostra e le sue guerre interne che ben conosciamo. Esse spezzano talvolta il ritmo narrativo, nella messe di crimini e nomi. Ma è pur vero che sono necessarie a contestualizzare gli eventi, senza dimenticare che il volume nasce come allegato a un mensile di inchiesta (S, n. 109 di maggio) e alle aspettative di quei lettori viene incontro, pur approdando contestualmente in libreria come pubblicazione autonoma
L’autore sgombra il campo da vecchie ipotesi e versioni, risparmiandoci le più inverosimili. Come quella di un giovane Maurizio Marini che si intestava, unico fra gli storici dell'arte, il privilegio di aver visto il dipinto su invito dei mafiosi – in un momento in cui questo, sappiamo ora, aveva già lasciato l'isola. O ancora il giornalista Peter Watson che, come scrisse in ciò che era da considerarsi un semplice romanzo, si sarebbe trovato a trattarne la restituzione in Irpinia, giusto alla vigilia del terremoto, che avrebbe letteralmente inghiottito la tela. Per contro, per quanto rivelatesi tutte inconsistenti, si affacciano almeno una dozzina di piste, mai trapelate finora. Tra queste, alcune con finali a tinte fosche che vedrebbero il dipinto, ormai invendibile, "finito in un pozzo o in un cimitero"
Conclude il volume un saggio del professor Maurizio Vitella, che rende conto peraltro di scoperte fatte di recente su altro fronte, quello storico-artistico; "notazioni e deduzioni" che, egli scrive, "ci convincono sempre più della esecuzione della Natività con i Santi Lorenzo e Francesco a Roma". È così messo in discussione lo stesso presunto soggiorno palermitano in cui, a lungo, si era pensato che l’artista avesse realizzato il dipinto. 
Curiosità: per un qualche motivo in copertina non appare il Caravaggio ma la sua riproduzione hi-tech (eppure non priva di alcune 'pecche' evidenziate dagli studiosi), ultimamente installata in oratorio e che all’occhio meno attento comincia a essere confusa con l’originale. Accolta con toni entusiastici dai media, non poteva indurre alla rassegnazione di aver perso per sempre la Natività, quasi in una sorta di riconciliazione sociale. Le indagini dell’Antimafia, e il libro di Lo Verso rivolgendosi a un ampio pubblico, ridestano l’attenzione generale e degli specialisti sul tema. In attesa se possibile di aggiungervi un capitolo a lieto fine.

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23 mag 2018

Mostra "Caravage à Rome, amis & ennemis", in autunno a Parigi al Musée Jacquemart-André


Nell'autunno 2018, Culturespaces e il Musée Jacquemart-André organizzano una mostra dedicata a Caravaggio, figura emblematica della pittura italiana del XVII secolo. Per questo evento unico, circa 10 capolavori dell'artista saranno riuniti in via del tutto eccezionale in Francia.

Una mostra evento
Provenienti dai più grandi musei italiani, come Palazzo Barberini, la Galleria Borghese e i Musei Capitolini a Roma, la Pinacoteca di Brera a Milano, i Musei di Strada Nuova a Genova o il Museo Civico Ala Ponzone a Cremona, queste tele straordinarie permetteranno di ripercorrere la carriera romana di Caravaggio fino all'esilio. Esse dialogheranno con le opere di illustri contemporanei, come il Cavalier d'Arpino, Annibale Carracci, Orazio Gentileschi, Giovanni Baglione o Ribera, al fine di svelare tutta la portata del genio innovatore di Caravaggio e di rendere conto dell'effervescenza artistica che regnava allora  nella Città eterna.

Un artista fuori dal comune nel cuore della scena romana
Nato nel 1571, Michelangelo Merisi, detto Caravaggio,  rivoluzionò la pittura italiana del XVII secolo attraverso il realismo delle sue tele e l'utilizzo innovativo del chiaroscuro, e divenne il più grande pittore naturalista del suo tempo.
L'esposizione sarà consacrata alla carriera romana di Caravaggio e all'ambiente artistico nel quale si è evoluta: come dimostrato dai più recenti studi, il pittore intrattenne relazioni strette con la cerchia intellettuale romana dell'epoca. La mostra si interesserà anche ai rapporti di Caravaggio con i collezionisti e gli artisti, ma anche con i poeti e gli eruditi del suo tempo, legami che non sono stati mai oggetto di un'esposizione.
Si tratterà anzitutto di evocare la vita a Roma all'inizio del XVII secolo, mostrando l'attività degli atelier dei grandi pittori, nei quali Caravaggio fa la gavetta. È anche in questo periodo che egli fa degli incontri che diventeranno determinanti per la sua carriera, quelli del marchese Giustiniani e del cardinale Francesco Maria del Monte: essi diventano i due più grandi mecenati di Caravaggio e gli affidano numerose e prestigiose committenze. Evocare questi collezionisti e il loro palazzi, frequentati dagli appassionati e dagli artisti, permetterà anche di mostrare l'influenza di Caravaggio e dei suoi temi sui pittori europei.
Dopo gli amici e i sostenitori di Caravaggio, la mostra proseguirà nel presentare i suoi nemici e rivali presenti sulla scena artistica romana di quel tempo. Caravaggio, che non voleva essere imitato e che lo fu suo malgrado, si è talvolta opposto ai suoi contemporanei, in occasione di discussioni, risse, e anche di processi.
La mostra si chiuderà sull'episodio della rissa del 1606, nel corso della quale Caravaggio uccide Ranuccio Tomassoni, e sugli ultimi giorni dell'artista a Roma. Condannato a morte in seguito a questa rissa fatale, Caravaggio è costretto all'esilio e muore nel 1610, senza essere potuto tornare a Roma.
Curatori della mostra sono Francesca Cappelletti e Pierre Curie.

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22 mag 2018

Il 30 maggio convegno a Palermo "Il Caravaggio rubato dalla mafia: una storia semplice. Le scoperte della commissione parlamentare antimafia"







I risultati dell'inchiesta sul Caravaggio sparito nel 1969 saranno illustrati il prossimo 30 maggio (ore 16) a Palermo in un convegno dal titolo Il Caravaggio rubato dalla mafia: una storia semplice. Le scoperte della commissione parlamentare antimafia, organizzato dal Comune presso l'Oratorio di San Lorenzo, dov'era collocato il capolavoro del Caravaggio.
Intervengono la presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il professor Claudio Strinati, l'arcivescovo di Palermo monsignor Corrado Lorefice e il Procuratore della Repubblica Franco Lo Voi. Coordina Attilio Bolzoni.

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18 mag 2018

"Eco e Narciso". La mostra del rilancio delle Gallerie Nazionali Barberini-Corsini



Uno scrigno di tesori straordinari ma troppo a lungo trascurato, anche dal pubblico: la Galleria Nazionale Barberini – Corsini, nonostante i Raffaello, i Caravaggio, i Bernini, gli Holbein solo nel 2015, grazie alla riforma Franceschini, ha ottenuto la dignità giuridica di museo. Ed è stato il primo passo di un rilancio che, con l’inaugurazione di undici sale nuove, si avvia a compiere un nuovo salto verso la fruibilità che merita, che i cittadini meritano. «Il 18 maggio 2018 si conclude una storia cominciata nel 1949, quando lo Stato italiano acquistò Palazzo Barberini per farne la sede della Galleria Nazionale di Arte Antica. Il palazzo era a quel tempo in parte occupato dal Circolo Ufficiali delle Forze Armate e oggi, dopo circa settant’anni, giunge al termine la tortuosa vicenda che ha condizionato lo sviluppo del museo fondato nel 1895 come pinacoteca nazionale», così l’annuncio seguito alla presentazione del nuovo itinerario espositivo e della mostra che inaugura questo nuovo corso.
Una mostra dedicata all’infinita ricerca degli artisti di un’immagine, di un’illusione, di un riflesso da cogliere e congelare nel tempo; una ricerca senza fine come quella Narciso (e la Galleria ospita proprio uno dei Narciso più celebri della storia dell’arte, quello attribuito a Caravaggio) innamorato della propria immagine riflessa nello stagno sino a morirne, incurante dell’amore che consumava la ninfa Eco. Ieri come oggi, questa ricerca non muta, sembrano volerci dire i curatori di “Eco e Narciso“: Flaminia Gennari Santori, direttrice della galleria nazionale d’arte antica e Bartolomeo Pietromarchi, direttore del Museo statale delle Arti del XXI secolo (MAXXI) per un percorso che si snoda fra arte antica e arte contemporanea con opere provenienti dalle collezioni dei due musei nazionali.
Le nuove sale 
Nel Palazzo Barberini al quale lavorarono maestri del calibro di Bernini e Borromini, le undici nuove sale affacciate sui giardini, sono state restaurate tra il 2015 e il 2017, costituendo oltre 750 metri quadri di percorso espositivo nell’ala dell’”Appartamento nuovo”. Un’alternanza di monumentali sale di rappresentanza, spazi più intimi e capolavori architettonici recuperati alla fruibilità, come la Sala Ovale, voluta da Bernini a forma di ellisse; la Sala dei Paesaggi e la scala elicoidale di Francesco Borromini.
La mostra 
E’ in questi spazi ritrovati che si dipana la mostra “Eco e Narciso“: un confronto tra opere antiche (17) e contemporanee (21) che sonda la metafora di Narciso attraverso il ritratto e l’autoritratto, declinati in una molteplicità di sfumature. Il potere, l’erotismo, l’intimità, l’esotismo, la mondanità, la spiritualità, il concettuale, il grottesco [...]

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